IX
"Passato"
Carol lo aveva atteso nervosamente per tutta la mattinata, senza vederlo.
Era ritornata nel pomeriggio inutilmente alla sua tenda, ma quando poi a serata inoltrata, di Daryl non c'era traccia, iniziò a preoccuparsi seriamente.
Lui e la sua motocicletta mancavano all'appello da troppe ore ormai, quindi la donna pensò di lanciare l'allarme.
Subito Rick, T-Dog e Glenn si misero all'opera, mentre Jessie non batté ciglio.
Dopo qualche ora di vane ricerche, intorno al perimetro della fattoria, il capo decretò lo stop: il buio aveva avvolto ogni cosa e seppur a malincuore dovette sospendere le ricerche e rimandarle all'indomani
-"Non farai nulla?"- Carol si scagliò improvvisamente su Jessie -"sei sua amica per Dio e non stai muovendo un muscolo per lui!"-
Andrea la invitò alla calma, mentre il soldato la guardò sprezzante, poi fu lo stesso Rick a mettere fine a quella strana diatriba fra donne
-"Daryl sa badare a se stesso, non possiamo vagare al buio per i boschi col rischio di essere attaccati e non sappiamo nemmeno se sia realmente scomparso. Probabilmente è solo andato a caccia...non sarebbe la prima volta che si allontana dal gruppo...ad ogni modo riprenderemo a cercarlo domani mattina"-
Carol rientrò in casa, sbattendosi la porta alle spalle.
-"Io vado a dormire"- aggiunse Jessie, incamminandosi.
In realtà voleva rimanere sola e non avere intralci.
Si diresse verso la tenda di Daryl con la sua pila, seguì le tracce della moto sul terreno e scoprì che portavano fino all'imbocco della statale. Dovette però tornare indietro.
Dove si era diretto così di fretta, lasciando addirittura al campo la sua inseparabile balestra? Si sedette fra le sue cose, ormai tanto familiari, alla ricerca di una risposta diversa da quella che le attanagliava il cuore.
La bottiglia di whisky vuota, abbandonata per terra, dette però definitivamente ragione ai suoi timori.
Lo aveva ferito profondamente e per un attimo temette che lui se ne fosse andato via per sempre. Quell'eventualità la colpì stupidamente, peggio di una fucilata.
Afferrò il suo poncho e lo strinse a sé, nella ricerca di un contatto che le fosse familiare
-"Dovunque tu sia… Qualsiasi cosa ti sia successa, ti prego resisti…"-
L'alba era appena spuntata fra la rugiada mattutina, quando Rick si recò alla tenda di Daryl. Trovò Jessie, armata di tutto punto e già pronta a partire
-"Ero certo che stavi per uscire a cercarlo"-
-"Non provare a fermarmi"-
-"Non lo farò"-
-"Ieri sera ho seguito per un po' le sue tracce, ha raggiunto l'imbocco della statale in moto. Voglio tagliare per i boschi e poi verificare se per caso è tornato in paese"-
-"Che motivo aveva… La città è invasa ormai…"-
-"Non lo so, ma per qualche oscura ragione potrebbe essersi diretto proprio lì"-
-"Vuoi che faccia venire qualcuno con te?"-
-"E' troppo rischioso...hai pochi buoni tiratori, non posso privarti di nessuno di loro... Glenn e Andrea sono gli unici a sparare bene, gli altri se la cavano a malapena con le armi"-
Aveva volontariamente omesso Shane, data la minaccia che rappresentava ormai e a Rick non era sfuggito.
Il capo si avvicinò stringendole la mano
-"Fai attenzione, conosco Daryl e so che è ancora vivo"-
-"Se dovesse tornare, impediscigli di muoversi… Io farò ritorno prima di sera… ah Rick vigilate sui confini e... guardati da Shane!"-azzardò la donna.
L'ex poliziotto spalancò gli occhi.
Non credeva fosse così evidente.
Fece un cenno di assenso con la testa, poi finalmente la lasciò andare.
Aprì gli occhi e la stanza prese a girargli tutto intorno.
Una tenue luce filtrava attraverso le assi di legno, rendendo l'ambiente meno buio.
Delle voci umane all'esterno, appena percettibili, attirarono la sua attenzione.
Provò a muoversi, ma il corpo gli doleva tanto che non appena decise di mettersi in piedi, un conato di vomito gli arrivò come un pugno alla bocca dello stomaco.
Si ridistese, chiudendo gli occhi e provando a fare mente locale di come fosse arrivato in quel posto, dovunque fosse.
Ricordava a sprazzi di essersi scioccamente messo in moto per una corsa notturna ma, ubriaco com'era, aveva finito per prendere in pieno una buca nel terreno e perdere il controllo del mezzo, finendo a gambe all'aria.
Sentì improvviso il rumore di una chiave e finse di dormire.
Alcuni uomini entrarono, confabulando fra loro.
-"Ti avevamo detto di legarlo, idiota!"-
-"Non va da nessuna parte"-
-"Ehi, ammasso di lardo puzzolente, non discutere… Legalo!"-
Daryl tentò il tutto per tutto, cercando di coglierli di sorpresa prima che gli impedissero definitivamente di muoversi, ma stordito com'era ancora dall'alcol, la sua reazione fu lenta e prevedibile, così uno degli uomini lo centrò in pieno con un bel pugno.
E tutto divenne di nuovo buio.
-"Daryl...Daryl... Riesci a sentirmi?"-
Il suono di quella voce che pronunciava il suo nome lo ridestò e lentamente tornò in sé.
Non sapeva quanto tempo avesse trascorso privo di sensi, ma adesso sì che la testa gli faceva male sul serio!
-"Tieni bevi questo, ti farà bene"-
Sorseggiò una bevanda forte e amara
-"Che cazzo è?"- disse sputandola
-"E' una tisana… Ti aiuterà con la sbronza, certo sarebbe stato più adatto del caffè o del tè ristretto, ma di questi tempi non se ne trova… Quando ti hanno portato qui puzzavi di whisky e blateravi un nome…"-
Ecco, si era messo nei guai per una donna! Chissà cosa avrebbe pensato di lui il vecchio Merle...
-"Come conosci il mio nome?"-
Fu la prima cosa sensata che riuscì finalmente a dire
-"Non ti ricordi proprio di me vero? Certo eri molto piccolo, dovevi aver anni l'ultima volta che ci siamo visti… Ma io ti ho riconosciuto subito… Beh Daryl, io sono tuo fratello maggiore Deacon!"-
L'arciere pensò di star delirando.
In mezzo a quel fottuto inferno aveva ritrovato proprio quel fratello che nella vita normale se n'era andato senza mai preoccuparsi più di loro.
Certo è, che Dio doveva avere proprio un gran senso dell'umorismo, pensò.
Lo fissò costernato
-"Non mi credi vero? Hai ragione... Ecco guarda..."-
L'uomo iniziò a frugare in uno zaino e poco dopo gli mostrò delle rare foto di famiglia ed una in particolare, l'ultima, che lo ritraeva con il giaccone da guardacaccia. Risaliva a più di 10 anni prima, ma comunque la somiglianza c'era tutta.
Dunque non era scomparso, sua madre sapeva perfettamente dove fosse e chissà per quale assurda ragione, si era portato il segreto nella tomba. Si meravigliò anche del fatto che lei avesse la costanza mandargli le foto, visto che era quasi sempre ubriaca o strafatta.
-"Mamma disse che te ne eri andato via...perché non ti sei mai fatto più vivo e dove sei finito?"-
-"Fui costretto a svignarmela… Non andavo d'accordo con Merle… Minacciava continuamente di uccidermi, ero arrivato al punto da dover dormire con un occhio aperto e fui io a dirle di mentire perché lui non mi trovasse... ma ho sempre chiesto di te, ogni volta che la chiamavo e ogni tanto mi facevo mandare qualche foto! Io vivevo ad Atlantic City, sono diventato uno chef, lavoravo nella cucina di un casinò, prima di tutto questo inferno."-
Improvvisamente da fuori si udirono delle voci, seguite da urla strazianti
-"Mettiti giù adesso..."-
-"Ma che succede là fuori?"-
-"E' un brutto affare ragazzo mio… Qui i vivi fanno più paura dei morti"-
-"Slegami Deacon"-
-"Oh no, se per caso se ne accorgono mi scuoiano vivo"-
-"Slegami ti ho detto!"-
Daryl impose la sua volontà come sempre con grande forza d'animo. Suo fratello eseguì.
Si risollevò ancora claudicante e di soppiatto raggiunse la finestra. Lanciò una rapida occhiata e l'orrore che vide lo disgustò, peggio di tutto il whisky tracannato.
Due ragazzine venivano violentate ripetutamente davanti agli occhi di quello che doveva essere il loro padre.
Inorridito, pensò di trovarsi al cospetto di quel famigerato gruppo di criminali già incontrati in città.
-"Maledizione devo fare qualcosa"-
-"Sei pazzo... ti faresti solo ammazzare"-
-"E tu stai con questa gente?"-
-"Non l'ho scelto io, scappavo in mezzo agli zombie, loro mi hanno portato qui e lasciato in vita solo perché cucino io per tutto il gruppo. D'altronde la fuori da solo non avrei certo fatto una fine migliore. Ho dovuto scegliere il minore dei mali!"-
Su questo non poteva dargli torto.
Sopravvivere soli era un'impresa titanica.
Jessica c' era riuscita per un po' , ma se lui non l'avesse convinta a rimanere con loro, di certo non ce l'avrebbe fatta ancora per molto.
Di nuovo il pensiero di lei fra le sue braccia lo sfiorò e subito tentò di scacciarlo. Non era quello il momento adatto di pensarci. Doveva trovare il modo di scappare, possibilmente con Deacon e mettere in guardia Rick e gli altri.
-"Ce ne dobbiamo andare, devi farmi uscire di qui"-
-"Scherzi Daryl? Il campo è sorvegliato, ci ucciderebbero come cani… E poi io… Io non sono come te e Merle… Io ho paura, ecco!"-
Effettivamente a guardarlo bene, Deacon non assomigliava per nulla agli altri due fratelli Dixon.
Non era molto alto, tarchiato, grassoccio, i capelli radi sulla fronte, gli occhialetti da ragioniere: insomma il tipico nerd americano.
Ecco spiegato il motivo per cui Merle volesse ucciderlo... era un debole e se l'avesse visto così adesso, tremante di paura, gli avrebbe cambiato i connotati seduta stante, a suon di pugni.
-"Beh per quanto mi riguarda, qualcosa mi dice che se resto sono un uomo morto comunque, tanto vale provare a fuggire… Vieni con me, sto in un gruppo di brave persone accampate non molto lontano da qui. Se mi aiuti possiamo farcela…-
Un cielo rosso sangue, annunciava a Jessie l'arrivo del tramonto. Aveva seguito le tracce di Daryl, costeggiando il bosco, fino a rendersi conto che esse proseguivano invece, nella direzione opposta alla città. Continuando, era giunta in uno spiazzale, dove aveva riconosciuto la moto dell'uomo.
Si era precipitata subito, presa dalla frenesia e dalla preoccupazione, chiamandolo e perlustrando la zona tutto intorno, ma inutilmente.
Poi finalmente si era calmata.
Il soldato che era in lei aveva preso a ragionare ed era tornata indietro per esaminare la scena: la moto doveva essersi rovesciata, presumibilmente per una caduta. Segni di scarpe portavano a quelle di gomme bagnate sul terreno. Una lunga scia, rivelava di un corpo trascinato.
Qualcuno aveva trovato l'uomo, forse svenuto o ferito e l'aveva portato via con sé.
Non sapeva se essere felice o meno di quelle sue conclusioni.
Da un lato era consolante sapere che Daryl fosse probabilmente ancora in vita e che a trovarlo fossero stati dei vivi e non i morti. Dall'altro, chiunque l'avesse preso, probabilmente non aveva buone intenzioni.
Era stanca ed affranta.
Se voleva rientrare prima del calar della notte alla fattoria, doveva muoversi adesso, ma il suo istinto le diceva che l'uomo era in pericolo e dunque decise di proseguire.
Seguì le tracce dei pneumatici per una lunga salita che portava ad una collinetta. Da qui notò un sentiero scendere giù dall'altro lato fino ad un bassopiano, dove poté scorgere in lontananza dei fuochi accesi.
Si distese nell'erba, era in un'ottima posizione per studiare al meglio la situazione.
Prese il binocolo dalla sacca che aveva con sé.
Riusciva a distinguere quattro costruzioni in legno e un recinto con alcuni uomini di guardia, più diverse persone che si muovevano frenetiche.
Se avesse atteso, coperta dal buio, non sarebbe stato troppo difficile entrare.
Il problema semmai si presentava dopo.
Avrebbe dovuto necessariamente perlustrare tutti gli edifici per scoprire dove lo tenevano prigioniero.
Dava per scontato infatti, che se Daryl fosse ancora in vita o era ferito o trattenuto contro la sua volontà, altrimenti sarebbe tornato a riprendere la sua amata moto prima di rientrare alla fattoria.
Persa nei suoi piani di salvataggio, purtroppo non si accorse dell'arrivo di due uomini alle sue spalle.
Avvertì troppo tardi il rumore di una sicura che scattava e la fredda canna di un fucile puntato alla sua testa…
