ATTENZIONE, VI AVVISO CHE QUESTO CAPITOLO E' PARTICOLARMENTE FORTE ED E' IL MOTIVO DEL RAITING COSI' ALTO DELLA STORIA
XIV
"INFERNO"
Il sole picchiava forte quella mattina sulle loro teste.
Gocce di sudore colavano dagli abiti consunti, mentre con grande sforzo, Jessie e Daryl, sistemavano l'ultima asse di legno inchiodandola alla finestra sul retro.
Era passata quasi una settimana da quando avevano lasciato il gruppo e si erano stabiliti in quel casolare ai piedi del lago: giorni duri, dove la ricerca del cibo, si alternava a lavori di fortificazione dell'abitazione.
Era stato necessario sgomberarla da inutili suppellettili, ripulirla da cima a fondo e riutilizzare il legno dei mobili per rinforzare le difese da un'eventuale attacco zombie.
A tutto questo, si aggiungevano i turni di guardia notturni, che si sarebbero protratti almeno fin quando non fossero stati completamente al sicuro.
Per tutto il tempo, i due ragazzi avevano lavorato silenziosi, scambiandosi sì e no qualche opinione sul mondo di recintare la proprietà e sulla necessità di creare una via di fuga, se malauguratamente si fossero trovati nei guai.
Qualche mattina prima, l'uomo l'aveva individuata in una botola di legno che si apriva sul fianco della casa. Uno scivolo al suo interno portava ad un piccolo corridoio che finiva direttamente nello scantinato. Probabilmente veniva utilizzata dal proprietario per ammassare la legna in inverno, senza trasportarla attraverso la casa, o solo Dio sa per cosa, ma comunque agli occhi dell' arciere, sembrò subito la soluzione ottimale.
-"Più tardi puntellerò il resto dei pali. Poi sposterò il pick-up e la moto alla fine della recinzione ed il gioco è fatto! Se veniamo attaccati basterà uscire dalla botola, correre velocemente per il breve tratto del vialetto che abbiamo creato, infilarsi sui mezzi e fuggire a tutta birra verso la strada!"-
Jessie volse il suo sguardo a 360°.
Effettivamente avevano fatto un ottimo lavoro, rendendo quasi sicuro quel pezzo di terra.
Certo mai abbassare la guardia, però i suoi rudimentali sistemi di allarme, imparati durante il corso di sopravvivenza fatto alla scuola ufficiali, avrebbero permesso loro,almeno di notte, di riposare un po' più tranquilli.
Fece un cenno di assenso con la testa e poi risistemò i capelli, raccogliendoli in un elastico. Si sentiva inquieta e questo non era sfuggito a Daryl, che le si avvicinò cingendole la vita e avvolgendola in un abbraccio improvviso.
-"Sono tutta sporca e sudata"-tentò di protestare
-"Sei bellissima"-obiettò lui
Prese a baciarle piano il collo, risalendo, insieme ad un brivido di piacere, fino al suo orecchio, per poi sussurrare:
-"Mi dispiace"-
-"No, sono io che ti devo delle scuse… Avrei dovuto essere sincera"-
Ma lui non la stava nemmeno più ascoltando.
La sua lingua giocherellava con la sua pelle, assaggiandone il sapore agrodolce, mentre il suo abbraccio era divenuto più possessivo.
Il muro di silenzio eretto fra loro, aveva contribuito a mettere anche una distanza fisica notevole.
Si erano infatti sistemati in due stanze diverse della casa, ed avevano popolato le loro notti di solitudine ed interrogativi.
Ma l'orgoglio stavolta non aveva avuto la meglio sul forte sentimento che li legava e sulla passione esplosiva che faceva da battistrada, demolendo di volta in volta, i dubbi e la ragione.
Sotto la cenere covava sempre ed ancora il fuoco!
Jessie si aggrappò a quelle braccia forti e lui insinuò le sue mani sotto la canottiera, arrivando a pizzicarle i capezzoli con i polpastrelli, senza mai smettere di baciarla e mordicchiarle il collo.
I loro corpi bruciavano di ritrovato desiderio e urlavano a viva voce la necessità di un contatto più intimo.
-"Ragazzi… Guardate cosa vi ho portato?"-
Deacon interruppe quell'idillio, facendoli sobbalzare e contribuendo a raffreddare gli animi.
Non era la prima volta, in quei giorni, ad essere stato inopportuno. Jessica se lo ritrovava costantemente fra i piedi, persino mentre si lavava o si cambiava: i suoi occhi invadenti le generavano ancora fastidio ed imbarazzo, ed ora, dopo aver appena interrotto la loro riappacificazione, avrebbe voluto strangolarlo!
-"Ho trovato del the, l'ho preparato e messo a raffreddare in cantina… Certo non è ghiacciato a dovere, ma comunque vi darà un po' di sollievo"-
La donna lo ringraziò con un sorriso forzato: aveva appena fatto pace con Daryl e non voleva ritrovarsi di nuovo in contrasto con lui, così, nonostante non ne avesse alcuna voglia, lo bevette mostrandosi assetata.
-"Vedo che avete quasi finito… Oh che bello, una casa e una famiglia tutta mia! Chi lo avrebbe mai detto che in mezzo ad un tale inferno sarei stato tanto felice!"-Aggiunse Deacon, trotterellando intorno a suo fratello
-Se avessi mosso un po' il culo anche tu ci saremmo sbrigati prima- penso Jessie, tenendo ovviamente per sé le sue proteste.
L'azzurro degli occhi di Daryl si era illuminato alla parola 'famiglia'.
Come sarebbe stata la sua vita se Deacon fosse rimasto con loro?Ricordi sbiaditi gli attraversarono la mente, ma una stretta allo stomaco lo fece impallidire.
La donna se ne accorse e subito gli chiese cosa avesse.
-"Deve essere stato questo maledetto the"-e non appena Deacon si voltò, innaffiò il terreno con il contenuto del bicchiere
-"Rientriamo, per il momento può bastare, finirò io più tardi"-
Una lieve brezza, proveniente da nord, annunciava l'imminente arrivo dell'autunno.
Altri giorni erano passati e ormai tutto sembrava a posto.
Jessie lasciò la finestra aperta, per permettere al vento di carezzarle il corpo accalorato dalla fatica di una giornata passata sotto un sole ancora cocente.
La sera si faceva strada e l'ombra avanzava, ingoiando centimetri nella stanza.
Pensava alla fattoria, ad Andrea, a Rick e tutti gli altri.
Non credeva che gli sarebbero mancati tanto. Che fossero entrati a fondo nel suo cuore in così poco tempo.
Sarebbe mai riuscita a chiamare casa questo posto?
Due colpi leggeri e la porta si aprì alle sue spalle.
Non aveva bisogno di domandare chi fosse, conosceva a memoria il suo passo deciso e lo scricchiolìo delle assi di legno.
-"Perché resti al buio, ci sono parecchie di queste in cantina"-
Daryl entrò rischiarando la stanza con la luce di una candela, che posò su di un tavolino ai piedi del letto.
Lei non rispose, fissandolo con occhi tristi.
Non sopportava di vederla così.
-"Ehi… Vieni qua…"-
Le sfiorò il viso con una carezza e poi l'abbracciò delicatamente
-"Non devi temere più nulla, siamo al sicuro adesso"-
Senza darle il tempo di obiettare, zittì ogni sua protesta con un bacio dolce e sensuale che, come soleva fare, divenne via via più vorace ed appassionato.
Voleva cibarsi di tutto il suo amore, sentirlo su di sè mentre la possedeva.
Desiderava disperatamente sentirglielo urlare in faccia mentre entrava vigoroso in lei.
Iniziò a spogliarla, senza darle un attimo di tregua, mentre Jessie, stranamente docile, si offriva a lui annegando in quell'amore tutti i suoi dubbi e le sue paure.
Daryl riusciva sempre a farle perdere il controllo di se stessa.
Fu tutto così rapido, così intenso.
Due parole, uno scambio di pensieri e rimasero travolti da un desiderio provocante e tenace.
Avrebbero dovuto abbandonarsi a quel legame troppo forte, troppo vero, già da tempo: quelle loro anime, nutrivano lo stesso sogno.
Era un desiderio infernale, ciò che lei lesse nei suoi occhi, sulla pelle, nel ritmo irregolare del suo respiro.
Desiderio che gli aveva urlato un attimo prima, esplicito.
Jessie si abbandonò al suo volere, quella notte, alle sue fantasie, a quel suo corpo di uomo che sentiva già pazzo di lei.
Daryl la fece distendere e la guardò godere di quelle carezze, di quei baci che penetravano nei punti segreti del suo piacere, fino a farla gemere impazzita e farle implorare di sentirlo dentro.
L'uomo le sollevò i glutei e con un movimento deciso la portò sopra di lui. Arricciò ciocche di capelli ribelli fra le dita e dolcemente l'attirò a se per baciarla, lasciandole la scelta del momento esatto in cui l'avrebbe fatta sua.
E lei iniziò quella danza, sentendo il suo odore di uomo inebriarla, muovendosi quasi con sacra adorazione, sul suo sesso rigido e pulsante. Ma fu lui ad aumentare il ritmo di quel dolce balletto d'amore, afferrandole i fianchi con forza e diventando padrone del suo piacere.
Dopo rimasero in silenzio, abbracciati nella notte, per un tempo indefinito, fin quando, appagati, il sonno s'impadronì di entrambi.
Le prime luci del mattino filtrarono attraverso la tenda.
Daryl si rivestì piano, chiudendo la finestra.
Accarezzò la donna un'ultima volta e poi tiro su la coperta, per evitare che si raffreddasse.
Non c'era quasi più cibo, a parte qualche scatoletta, ma decise di lasciarla dormire. Ci avrebbe pensato da solo a portare un po' di cacciagione a casa, quel giorno.
Uscì richiudendosi silenzioso la porta alle spalle.
Incrociò Deacon in corridoio
-"Già sveglio?"-
-"Si, voglio preparare la colazione"-
-"Bene io vado a caccia, vuoi farmi un favore?"-
-"Tutto ciò che vuoi"-
-"Jessie è stremata e finalmente riposa un po', puoi tenere tu gli occhi aperti? Svegliala solo in caso di emergenza!"-
-"Certo fratellino"-
-"Bene a stasera allora"-
Il cuoco lo seguì con lo sguardo, allontanarsi, per poi aggiungere piano:
-"Non preoccuparti, non la perderò di vista un attimo!"-
Sentì una mano accarezzarle i capelli per poi proseguire giù lungo la schiena.
Sorrise nel dormiveglia, lasciandolo fare.
Lui era insaziabile, ma perché lamentarsi di qualcosa che la faceva a sua volta impazzire di piacere?
Poi però, avvertì un movimento brusco, sconosciuto, risalirle fra le gambe.
Si ridestò improvvisa per ritrovarsi nella stanza vuota.
Doveva essere stato il residuo di uno dei suoi incubi ad averla scossa in quel modo.
Le coperte ai piedi del letto e la sua assenza, le indicarono che Daryl era uscito presto, probabilmente per la caccia.
La porta semiaperta non lasciava dubbi a proposito.
Dopo un po' scorse dalla finestra Deacon in giardino, impegnato a cavar qualcosa, da una specie di orticello sul retro.
Indossò solo una camicia e si fiondò in cucina per cercare dell'acqua. Ne trovò un po' travasata in una bottiglia, ma un rumore alle sue spalle la fece trasalire.
Afferrò il coltello dimenticato sul lavandino e si voltò minacciosa
-Oh ferma!"-
-"Deacon perché continui ad arrivarmi così di soppiatto?"-
-"Volevo darti il buongiorno con del… Caffè…"-
-"Cosa? Hai trovato del caffè?"-
-"Fra le provviste nella dispensa, era una sorpresa... ecco"-e le porse una tazza, squadrandola da capo a piedi.
Jessie si ricordò di essere un po' troppo succinta ed indietreggiò cercando di allungare la camicia.
-"Oh non sentirti in imbarazzo ti prego, bevi il tuo caffè, rilassati pure, io torno fuori"-e le sorrise andandosene.
Il capitano lo sorseggiò lentamente.
Più di tutto, ecco cosa gli mancava al suo risveglio: il suo adorato caffè mattutino!
Provò a gustarlo ad occhi chiusi… Ma aveva un retrogusto insolito.
-"bhe Jessie"-disse a se stessa ad alta voce-"Meglio di niente..."-
Scosse la testa e fece una grande fatica nel non rompere la tazza. Non le ci volle molto a capire che qualcosa non andasse.
La stanza prese a girare tutt'intorno e, con passo incerto, provò a portarsi verso il divano.
Due braccia la afferrarono, prima che cadesse
-"Non ti senti bene?"- la voce di Deacon rimbombò nelle sue orecchie risultando più estranea del solito
-"Io… Io…"-
Si piegò in due al dolore di una fitta al ventre
-"Vieni a distenderti"-
Le mani di quell'uomo si insinuarono su di lei, in posti dove non avrebbero dovuto essere
-"No, sto bene"-tentò una tenue difesa
Ma le orecchie presero a fischiare ed il mondo si trasformò in un enorme trottola, pronto a sballottarla ovunque.
-"Non mi sembra… Ci penso io..."-si sentì trascinata con forza
-"Lasciami!"-e lo spinse via, ma perse l'equilibrio, ritrovandosi a terra.
Fissò la tazza divelta sul pavimento e capì.
Deacon aveva drogato il caffè!
Si ficcò due dita in gola, per vomitare.
Ne ricacciò un po', prima che l'uomo la trascinasse per i capelli.
Riuscì ancora una volta a raccogliere le forze, afferrando la tazza e rompendogliela sul naso.
Lui lasciò la presa e lei si portò barcollante in cucina, verso la porta che dava sul retro.
Ma ormai quella sostanza, qualunque cosa fosse, stava annullando ogni sua resistenza.
-"Maledetta puttana!"-
L'uomo le tirò un calcio alla schiena per poi risollevarla bruscamente. Jessie tentò di divincolarsi, mordendogli ferocemente una mano, fin quasi a staccargli un dito.
Lui urlò dal dolore e per un attimo un barlume di speranza si accese: la porta era lì a qualche metro, il pick-up fermato fuori, al termine della via di fuga.
Si risollevò con l'aiuto della volontà, poiché le forze venivano meno ad ogni passo.
Se fosse stata in un lei, sarebbe bastato assestare i colpi nei punti giusti per avere la meglio.
Se Daryl non si fosse allontanato, una flebile richiesta d'aiuto sarebbe stata sufficiente a porre fine a quella violenza.
Ma Deacon aveva progettato tutto nei minimi particolari probabilmente da tempo: allontanarli dal gruppo, aspettare l'assenza di suo fratello, drogarla per annullare le sue difese.
Un piano messo in pratica minuziosamente e pazientemente giorno dopo giorno.
Afferrò la maniglia della porta prima di essere stanata da un cappio al collo che le spezzò il respiro.
L'uomo si era tolto la cintura ed ora la stava usando per soffocarla. Provò disperatamente ad allontanarla per incamerare aria nei polmoni, ma inutilmente.
Si ritrovò prona sul pavimento, semisvenuta.
Il cuoco le stava legando le mani dietro la schiena, usando brandelli di camicia e tenendola ferma col peso del suo corpo
-"Così non potrai più scappare, lurida cagna,"-le alitò in faccia il suo aguzzino
-"Daryl ti ucciderà per questo..."-
-"Oh no… Il mio fratellino sarà profondamente addolorato nell'apprendere che il suo bel soldatino è stata sbranata da un azzannatore entrato in casa all'improvviso…e che ho nascosto da qualche giorno personalmente in cantina... Mi toccherà consolarlo… Come facevo da piccolo, sai era un così bel bambino, un bambolotto biondo ed indifeso… Di notte mi infilavano nel suo letto e lo accarezzavo per calmarlo… Sgranava i suoi occhietti azzurri e io gli asciugavo le lacrime di tutte le botte prese da suo padre… Ho dovuto sistemare anche lui, farlo sparire... ricordo la sua pelle morbida al mio tocco… Adoravo strofinare il suo corpicino sul mio… Scommetto che piace anche a te adesso… Poi quel bastardo di Merle, una sera entrò in camera e mi trascinò per le scale, quasi ammazzandomi di botte… e cacciandomi via… Ma adesso noi siamo di nuovo insieme e dopo che avrò finito con te, mi dedicherò finalmente a lui…"-
Jessie sgranò gli occhi a quella confessione, ed il disgusto per ciò che aveva dovuto subire l'uomo che amava più di ogni altra cosa al mondo, s'impadronì di lei.
Ecco spiegati i suoi atteggiamenti riottosi, la sua rabbia, i gelidi silenzi. Veniva da lontano la sua fame d'amore, il desiderio di una famiglia normale di cui fare parte, plagiato come era, da anni di soprusi e violenze domestiche, che la sua mente aveva dimenticato, probabilmente per non impazzire.
Ma purtroppo non ebbe il tempo di rammaricarsi di più per lui.
Avvertì la sua carne nuda scorticarsi contro il pavimento, sotto il tocco di mani maldestre che le strapparono la biancheria intima.
Non riusciva a muoversi, legata e sempre più stordita dalla droga e dalle botte prese.
Il nauseabondo contatto con la pelle di quell'uomo sopra di lei, le chiarì in un baleno le sue intenzioni.
-"Non ti muovere… Prima di toglierti di mezzo, voglio godermela anch'io, sgualdrina!… Il segreto rimarrà tutto in famiglia come è sempre stato… Se non ti piace puoi anche gridare… sarà più eccitante...Tanto nessuno ti sentirà… Lui non c'è… Non tornerà a salvarti…"-
Jessie pensò che era finita: le forze, i sensi, tutto si oscurava, tutto diveniva nero, risucchiandola lentamente in un baratro oscuro.
Ma forse era meglio così.
La mente appannata attutiva l'orrore di quell'inferno.
La sua femminilità oppose l'ultima estrema resistenza, barricandosi contro quel corpo estraneo che tentava di farsi strada dentro di lei. Ma cedette dopo un po', sotto i colpi insistenti di una violenza inaudita, con cui lui la prese, contro ogni sua volontà.
Chiuse gli occhi e una lacrima le solcò il volto, bruciando insieme al dolore profondo che le lacerò la carne e l'anima, al ritmo dei grugniti di quella bestia, che la violava senza pietà.
Pregò solo che tutto finisse presto, che l'ombra della morte calasse la sua scure il prima possibile, su quella sofferenza.
Lei se ne sarebbe andata così, invocando il suo nome...
-"… Daryl… Daryl…"-
