XV
"DISPERAZIONE"
Il sibilo di una freccia, fendette fra gli alberi e un secondo dopo uno scoiattolo venne giù, stecchito.
Daryl lo raccolse, recuperò la freccia e meticoloso, lo agganciò al lato della borsa che aveva con sé.
Poi ricaricò la balestra e proseguì la caccia.
Quella mattina si sentiva inquieto, rise di se, paragonandosi ad uno di quei noiosi mariti che non riescono a stare lontani dalla propria donna, senza entrare in panico.
Eppure non ne aveva motivo.
Lei era a casa, con un suo fratello, nessun altro uomo nelle vicinanze: certo, nella vita reale sarebbe sicuramente stato geloso di tutti i soldati che le giravano intorno, degli sguardi che avrebbe attirato su di sé, bella come era, per strada, persino dei suoi amici, ma così non correva alcun rischio.
In realtà, si disse, senza questa apocalisse, forse non l'avrebbe mai incontrata e sicuramente lei non si sarebbe mai interessata ad uno come lui.
Il vecchio John aveva proprio ragione: nell'esistenza di ogni essere umano, nulla accade per caso, basta seguire i segni del destino e loro ci condurranno lungo il sentiero della nostra vita.
Spesso soleva aggiungere, magari dopo averlo visto triste, che a tutti è concesso uno scampolo di felicità.
La vicenda di Sophia, gli aveva fatto ricordare di avere un cuore in petto capace di provare amore, Jessie aveva fatto il resto.
Un grosso lupo sbucò fuori all'improvviso e Daryl puntò la balestra verso l'alto cespuglio, sentendosi catapultato nell'incubo fatto molte sere prima, quando dormivano ancora alla fattoria.
Ma non c'era nulla di diabolico in questo animale.
Né occhi rossi, né zanne mostruose.
Anzi, gli sembrò quasi che scodinsolasse, assomigliando ad un qualunque cane a spasso.
Il lupo avanzò di qualche passo, per poi indietreggiare come se volesse essere seguito.
Un'idea pazza se fosse stato soltanto Daryl Dixon, ma lui era anche 'lupo solitario', nome Cherokee affibbiatogli da 'volpe che corre'.
La belva dal folto pelo grigio, insolita presenza per quei luoghi, sparì nella vegetazione, per riemergere ogni tanto da dietro qualche albero, in modo da tracciare la via.
Andarono avanti così per circa un miglio, l'uomo calcolò che lo stesse riportando indietro, ed infatti dopo un po', scorse la sua moto nascosta ai confini del bosco.
Il lupo si avvicinò annusando insistentemente un panno posto ai piedi della ruota posteriore: c'erano delle rose Cherokee poggiate, Daryl le aveva colte lungo il cammino, per regalarle a Jessie e per raccontarle, come aveva fatto mesi prima con Carol, la leggenda delle madri indiane, insieme al racconto del suo incontro con il Chupacabra.
Dopo un attimo di esitazione, così come era venuto, la strana bestia con un salto sparì, correndo di nuovo in direzione del bosco.
L'arciere non aveva mai temuto nemmeno per un attimo, che potesse attaccarlo.
Avanzò verso la sua moto, chiedendosi ancora, il perché di quell'inconsueto incontro col suo animale totem, ma solo quando abbassò gli occhi al terreno trovò una risposta: i fiori erano improvvisamente appassiti, come se fossero stati abbandonati lì da giorni e non appena colti.
I petali anneriti, emanavano un fetore di morte.
Un misto di paura e pericolo s'impadronì di lui.
E nel suo cuore, l'eco di un richiamo lontano, lo scosse.
-"...Jessica..."-
-"Dobbiamo farlo fuori è l'unica soluzione!"- Urlava Shane
-"Ma è solo un ragazzo!"-
Dale, provava a farlo ragionare
-"Beh, non ha esitato a fare del male a Beth e Patricia"-
-"Non è stato lui, eseguiva solo ordini di altri"-
-"Già gli altri… E chi ci dice che non stiano già venendo qui, con l'intento di farci fuori tutti e prendersi le armi e la fattoria?"-
-"Sono passati diversi giorni, li avremmo già affrontati..."-
-"Non possiamo fidarci di lui!"-
Rick seguiva silenzioso, il battibecco fra i due.
Nonostante tutti i loro contrasti, in questo caso, sentiva di dargli ragione.
Erano da poco scampati ad un nuovo pericolo ed avevano già avuto dei problemi con quei sopravvissuti.
Eppure Dale, rappresentava la voce della sua coscienza, quell'intimo sentire che da sempre gli aveva fatto scegliere la via dell'onestà.
E anche adesso, gli sussurrava di non poter uccidere così a sangue freddo, quel ragazzo.
Sarebbero diventati bestie come loro.
Lui sarebbe diventato come Shane.
Ma tutti fissavano il capo e si aspettavano una sentenza: era troppo dura non poter più contare né sul suo vecchio amico né su sua moglie.
Rick sapeva.
Da tempo ormai lo aveva capito.
Conosceva troppo bene Lori, da leggere fra i suoi silenzi.
Dal poco amore che dimostrava verso quel figlio, non ancora nato. Dall'indecisione che gli era parsa di scorgere in quegli occhi, durante la sua muta ricerca della verità.
Sua moglie e il suo miglior amico.
Se avesse seguito l'istinto, gli avrebbe già piantato una pallottola in testa. Ma grazie a Dio, era dai tempi del liceo che la ragione era la sua unica guida.
-"Rimarrà dov'è... legato e rinchiuso nel casotto degli attrezzi, voglio riflettere ancora un po' "-
Tergiversò, ma troppi giorni erano passati dalla cattura di Randall e sapeva di non poter tirare di più la corda.
Una decisione a proposito, era imminente.
La risata di scherno del giustiziere e il gesto di stizza di Andrea, lo punsero sul vivo, più del dovuto.
Si voltò e con passo veloce si portò il più lontano possibile da quello che stava divenendo un peso sempre maggiore: la leadership del gruppo.
Aveva bisogno di stare da solo. Di ritrovare se stesso.
Di cancellare cattivi pensieri e reazioni spropositate dalla sua mente e, fin quando si fosse trovato in presenza di Shane, non sarebbe stato possibile
-"Non farai nulla… Ancora una volta rimarrai a guardare... Ad aspettare gli eventi"-
Il capo si voltò contrariato, al suono della voce del giustiziere.
Si chiese, quanto avrebbe resistito ancora alle provocazioni.
-"In nome di cosa Rick? Di una legge che non esiste più? In questo mondo è il più forte che sopravvive"-
-"Credi che io non sia in grado di difendere questo gruppo o la mia famiglia? Parla apertamente"-
-"Quegli uomini sono pericolosi, lascia che ti dica una cosa, magari questo Randall continua ancora un po' a fare la vittima… Noi ci commuoviamo, lo lasciamo libero di muoversi, lui ci dà una mano, si finge amico, gioca con tuo figlio. Poi una bella notte, ci ritroviamo tutti con la gola tagliata da qualcuno dei suoi amichetti, che avrà fatto avvicinare alla fattoria! Sveglia! E' già successo con Deacon e succederà ancora. Se diamo la nostra fiducia a qualunque essere umano che piagnucola un po', presto saremo tutti morti!"-
-"Cosa centra Deacon, lui è innocente, ci siamo sbagliati e guarda dove hanno portato le nostre conclusioni affrettate. Abbiamo perso Jessie e Daryl, due persone fondamentali per questo gruppo"-
-"Mi dispiace per Jessie, lei era a posto, ma mettersi con un Dixon… Quelli sono tutti matti! Non saremo mai stati al sicuro con un pazzo omicida fra noi…"-
Rick rimase shoccato dall'affermazione di Shane.
Lo fissò ammutolito cercando di capire dove volesse arrivare.
-"Ma davvero non ti sei accorto di nulla, eppure ti avevano assegnato lì al tuo primo incarico..."-
-"Di cosa avrei dovuto accorgermi, che intendi"- e un fremito lo percorse
-"Quell'uomo… Sul bicipite aveva il tatuaggio di una croce avvolta dalle fiamme con l'iscrizione di una data. E' tipico dei detenuti del carcere di sicurezza di Angola (1) Se lo fanno fra loro, incidendo l'anno in cui vengono rinchiusi. E tu lavoravi da poco in quella contea... È possibile che non te ne ricordi?"-
Il capo impallidì.
Come le tessere di un puzzle, centinaia di immagini riemersero dal suo passato, formando la visione di un ragazzotto di provincia, biondino, tarchiato e con gli occhiali, proveniente da una famiglia disastrata, che avevano arrestato per molestie sessuali alla figlia del vicino. All'udienza preliminare pianse come un agnellino sacrificale, commuovendo i giudici che, da incensurato, lo rilasciarono su cauzione. Ritornato a casa, prese un grosso coltello da cucina, sì appostò, attese il ritorno della ragazza, la violentò e poi la uccise recidendole la gola.
Ecco da dove veniva quella sensazione di familiarità, di già visto, di fastidio.
Jessie aveva ragione...
Quell'uomo non era il cuoco di un casinò, era il cuoco della prigione! Mansione alla quale fu assegnato, prima che i giudici emettessero la sua condanna.
Un brivido gli corse lungo la schiena, gelandogli il sangue: i due ragazzi erano in pericolo!
Senza profferire parola si allontanò correndo, caricò un paio di fucili, si fiondò in macchina e partì velocemente alla volta del casolare. Pigiò forte sull'acceleratore, chiedendosi come potesse essergli sfuggito un particolare tanto grave.
Ma il suo rancore verso Shane, i problemi con Lori, lo avevano reso cieco ad ogni altra questione. Quelle debolezze, minavano la sua posizione di capo agli occhi degli altri e, le sue distrazioni, rischiavano di ledere alla sicurezza del gruppo.
Perso in questi pensieri, si accorse tardi di essere quasi arrivato.
La strada diveniva più stretta e tutt'intorno la vegetazione iniziava ad infittirsi.
Fra poco, stando alla mappa, una discesa lo avrebbe condotto verso il bassopiano, dove avrebbe avvistato il casolare ai piedi di un laghetto artificiale.
La presenza inquietante di uno zombie claudicante, lungo la strada, lo ridestò definitivamente.
Si sfilò la pistola dalla fondina, avrebbe rischiato il rumore del colpo, piuttosto che perdere tempo ad investirlo per poi finirlo col coltello. Puntò l'arma, ma un masso di grosse dimensioni, agganciò la ruota e gli fece perdere il controllo del mezzo.
-"Dannazione"-imprecò.
L' errante si avvicinava, farlo fuori divenne una priorità.
Recuperò la pistola e attese di averlo sotto tiro.
Mirò
-"… Ma cosa?…"-
Scese dall'auto e sgranò gli occhi.
Davanti a sé non aveva un walker solitario.
C'era Jessie!
Il volto tumefatto, le mani ancora legate dietro la schiena, una seria ferita alla gola.
Lei lo fissò sconvolta e terrorizzata
-"Mio Dio che ti è successo?"-
La donna non rispose.
Se avesse avuto ancora la forza di parlare, forse gli avrebbe raccontato che Deacon, dopo averla violentata, si era divertito a torturarla con i suoi stramaledetti coltelli, fino a quando, afferratone uno più grosso, intendesse ucciderla tagliandole la gola.
Se ci fosse stato ancora fiato nei suoi polmoni, avrebbe saputo come avesse raccolto gli ultimi scampoli di forza, per assestargli una testata dritta sul naso già ferito, in modo da romperglielo e concedersi minuti preziosi per rimettersi in piedi, fuggire via da quell'incubo, obbligando il suo corpo a camminare in direzione della fattoria, dei suoi amici, della salvezza.
E solo il caso, aveva voluto che Rick non finisse ciò che Deacon aveva cominciato.
Ma non uno di questi pensieri, si trasformò in voce.
Non un sibilo, uscì dalla sua bocca.
Dai suoi occhi disperati, calò una lacrima come unica invocazione d'aiuto e l'ex poliziotto capì.
Aveva troppa esperienza per non sapere cosa significassero quei lividi, quelle ferite, quella camicia strappata, quel rivolo di sangue che gli veniva giù per le cosce.
Scosse la testa e tutto ciò che poté fare fu di stringerla fra le braccia, un attimo prima che lei vi si abbandonasse, priva di sensi.
Era corso, veloce come il vento.
Se avesse potuto, sarebbe volato con le ali d'aquila del suo giubbotto, verso casa, da lei.
Spaventato com'era, saltò giù dalla moto sul retro dell'abitazione, che adesso aveva un'aria troppo sinistra.
-"Jessie… Deacon"- urlò
Orme di piedi nudi attraversavano la via di fuga nella sua direzione, eppure il Pick up era fermo al solito posto.
Imbracciò la balestra e scivolò silenzioso verso la porta.
Macchie di sangue, sulle assi di legno, lo terrorizzarono.
Le seguì a ritroso, in casa.
La cucina sembrava un capo di battaglia: qualcuno aveva lottato ed era fuggito.
Un rumore proveniente dal salotto, attirò la sua attenzione.
Vi si diresse ed entrò nella stanza, tenendo l'arma in posizione d'attacco.
Suo fratello rise.
Ma non era allegria la sua.
Quella era una risata di scherno, il ghigno malefico di un essere infernale
-"Cos'è accaduto qui?"-
L'uomo non rispose.
Aveva la camicia strappata in più punti, le braccia piene di graffi, una mano ferita e perdeva copiosamente sangue dal naso, ridotto ad una poltiglia di carne
-"Quella maledetta puttana... me la pagherà"-
-"Jessie?… Dov'è?"-chiese deglutendo
-"All'inferno spero, magari mangiucchiata da uno di quegli esseri lungo la strada"-
-"Vuoi dirmi si o no cosa vi è capitato?"-
L'uomo rise di nuovo
-"Non ti facevo così stupido...ci siamo divertiti un po'… Beh forse lei non tanto… Devo dartene atto fratellino, un'ottima scelta… Proprio un bel bocconcino… Un po' ostinata forse, ma l'ho sistemata per le feste…"-
A Daryl mancò il respiro.
Chi era il mostro che gli stava parlando?
Si guardò intorno, chiamandola a gran voce.
Il cuoco ricominciò con la sua lucubre risata
-"Cosa c'è da ridere?"-
-"Urli quasi come lei… Sembri una femminuccia… Sai, invocava proprio il tuo nome mentre me la scopavo a sangue..."-
-"Nooooo"-
Con un balzo gli fu addosso e prese a colpirlo.
Ma quel diavolo d'uomo, sembrava insensibile al dolore e sferrò una coltellata che ferì l'arciere ad un fianco,cogliendolo di sorpresa.
Deacon ne approfittò per liberarsi dalla sua morsa e fracassargli una sedia in testa, stordendolo
-"Mi divertirò anche con te"-sussurrò infilando il coltello ancora più in profondità, fra le costole-"come facevo quando eri bambino"-
Daryl venne sballottato da un tornado di ricordi, le cui immagini adesso non più dolci, gli attorcigliarono lo stomaco.
No... Non era possibile...Anche questo... Anche lui.
Non erano sufficienti tutte le botte e le frustate inflittegli da suo padre e di cui portava ancora i segni sul corpo?
Ora venivano a galla persino tutte le cicatrici della sua anima.
Provò a muoversi, ma suo fratello, chino su di lui, con entrambe le mani al collo, aveva tutta l'intenzione di chiudere la questione
-"E va bene, avevo previsto un finale diverso. Ma visto che sei così testardo, come da piccolo, mi costringi a sistemare tutto in un altro modo"-
Daryl tentò di far prevalere la sua forza fisica, ma Deacon, con un colpo al diaframma, lo indebolì, spezzandogli il fiato
-"Non ti agitare… Sentirai più dolore… E Merle non entrerà da quella porta per sbattermi fuori…-
La vittima allungò la mano, cercando alla cieca, la sua balestra sul pavimento.
L'assassino, continuava a premere sul suo collo per strangolarlo. Finalmente riuscì ad afferrare l'arma e ad assestargli un preciso colpo alla nuca.
Si divincolò, minacciando di scoccare la freccia mortale
-"Fermo fratellino, se mi uccidi, non saprai mai dov'è finita la tua sgualdrina"- disse bleffando.
Ma sembrava sordo a ogni supplica
-"Non lo farai… Sei sempre stato il più sentimentale di noi tre, lo diceva anche Merle… Non sparerai al sangue del tuo sangue!"-
Quel bastardo aveva ragione!
Nonostante tutto, lui non riusciva ad ucciderlo.
La balestra tremava fra le sue mani, mentre, come l'orco cattivo dei suoi incubi di bambino, Deacon continuava ad avvicinarsi.
Chiuse gli occhi, doveva trovare la forza, seppur dopo, il senso di colpa si sarebbe abbattuto su di lui come un macigno.
Ma adesso era questione di vita o di morte, uno dei due non sarebbe sopravvissuto.
O Deacon o Daryl: un fottuto Dixon era di troppo in questo schifo di mondo!
Poi, un urlo agghiacciante lo riportò in sè.
Riaprì gli occhi giusto in tempo, per vedere suo fratello morso alle braccia da due erranti, entrati, attratti dalle grida e dall'odore del sangue.
Fine della storia, la vita metteva il punto da sola a quella drammatica vicenda
-"Aiutami Daryl"-
Nel frattempo altri zombie, si facevano largo dalla cucina, per banchettare.
L'arciere rimase immobile a guardarlo, mentre soccombeva alla sua stessa follia.
Due, tre,quattro… I non-morti gli azzannavano la pelle, frantumando le ossa e spappolandogli le viscere. Poteva distinguerne i muscoli, l'intestino squarciato, lo stomaco masticato.
Fu una mano a distrarlo.
Una scheletrica mano che gli aveva afferrato l'orlo del giubbotto, attraverso il vetro della finestra.
Daryl sobbalzò, scostandosi.
Altri sinistri rumori, erano l'inequivocabile sintomo di un attacco in massa.
Si precipitò di sopra per accertarsi che Jessie non fosse prigioniera in una delle stanze.
Dalla vetrata della finestra della camera da letto, teatro della loro ultima dolcissima notte d'amore, poté vedere la casa ormai circondata.
Non sarebbe stato in grado di affrontarli tutti e probabilmente lei camminava indifesa, Dio solo sa dove. Doveva trovarla e metterla in salvo.
Ridiscese le scale, ma il corridoio era già stato invaso.
Non aveva altra scelta: bisognava fuggire in cantina e attraversare la botola che dava all'esterno, da loro approntata proprio per un'emergenza simile.
Sparò le sue ultime tre frecce e si fece largo fra i cadaveri.
Si fiondò giù, nel sottoscala, chiudendosi la porta alle spalle.
Riprese fiato un momento e il lacinante dolore al fianco destro, gli ricordò di avere ancora il coltello di Deacon conficcato.
Se lo tirò fuori, mordendosi il labbro inferiore dal dolore.
La ferita era profonda, eppure non sembrava grave.
La porta della cantina stava cedendo, sotto il peso degli zombie, che premevano per entrare.
Continuò attraverso lo stretto corridoio che dava alla botola, ma l' azzannatore nascosto da Deacon, lo aggredì e cadde all'indietro. Fortunatamente, quel mostro era legato ad una parete e questo impedì alle sue fauci di arrivare alla gamba dell'arciere, che risollevatosi, iniziò a prenderlo a calci con tutta la rabbia e la disperazione che aveva in corpo, fracassandogli il cranio e schiacciando parte del suo cervello, sotto la gomma degli anfibi.
Poi risalì lo scivolo e fuggì fuori.
Corse velocemente lungo il vialetto, delimitato dalla staccionata di protezione, e arrivò alla sua moto.
Il rumore del motore attirò gli altri walkers sparsi nel giardino, ma lui, esperto driver, li evitò con faciltà.
Pregò Dio, come non aveva mai fatto in vita sua, che lei fosse ancora viva e si fosse portata verso la strada.
Vi arrivò poco dopo, poi finalmente scampato il pericolo, poté fermarsi, per ritrovare la lucidità.
Orme di piedi sul terreno si trascinavano ai bordi del sentiero. Finivano accanto alle tracce di pneumatici.
Qualcuno era arrivato e l'aveva portata via con sé.
Una flebile speranza si riaccese nel suo cuore: gli unici a sapere dove si fossero stabiliti, erano i suoi compagni.
Si rimise in sella e ripartì, avrebbe scoperto la verità, solo tornando alla fattoria.
Il sole stava già tramontando, quando l'arrivo di Daryl provocò un vero terremoto nel gruppo.
La prima ad essere travolta dalla sua furia, fu Maggie
-"Aspetta, non puoi entrare adesso"-
Ma lui non la sentì nemmeno.
Poi toccò a Glenn provare a sbarrargli il passo
-"Hershel la sta curando, fermati!"-
Ma il coreano si beccò una bella gomitata nel tentativo di placare la sua ira.
Solo Shane, sulla porta di casa, riuscì a bloccarlo, spingendolo via. L'arciere estrasse il suo grosso coltello da caccia, pronto a farsi strada ad ogni costo pur di vederla, ma dovette gettarlo via, sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia da Andrea
-"Fermo"-
L'uomo la fissò e lei iniziò a tremare
-"Come hai potuto farle questo"- e scoppiò in lacrime per la sua amica.
Daryl si guardò intorno, trovando solo occhi sconvolti, che lo fissavano come giudici imperterriti
-"Credete che sia stato io? Che sarei capace di farle del male?"
-"Chi altri avrebbe potuto?"- intervenne Lori, attratta dal trambusto.
Allora indietreggiò... avrebbe voluto urlare loro, tutto l'amore che provava per lei, ma come sempre, seppellì dentro il suo cuore ogni umano sentimento
-"Abbassate le armi"-
La voce di Rick, risuonò imperiosa alle loro spalle
-"Andrea, mettila via..."-il capo si avvicinò prendendole la pistola per far scattare la sicura-"non è stato Daryl"-
-"E chi allora?"-
Scese il silenzio.
L' ex-poliziotto e l'arciere si fissarono, occhi negli occhi, ma fu il capo a scoprire le carte in tavola
-"Deacon"-
La sorpresa fu generale
-"Sì, non era l'uomo che voleva farci credere e Jessie lo aveva intuito. Per questo ha deciso di lasciare il gruppo e unirsi a loro..."-Rick si rivolse direttamente al minore dei Dixon-"temeva per la tua vita e voleva guardarti le spalle"-
A quella verità, Daryl non resistette, si voltò per incamminarsi il più lontano possibile.
Voleva rimanere solo, col suo senso di colpa.
-"Rientrate tutti, adesso"-
L'amico lo raggiunse, con passo svelto, consapevole di cosa stesse passando
-"Ehi, ma tu sei ferito"-gli disse, notando la mano sanguinante premuta sul fianco -"Devi farti medicare"-
-"E' solo un graffio- minimizzò -" L'hai trovata tu?"-
-"Si… Stamattina Shane mi ha fatto notare un particolare che mi ha riportato alla mente un caso che seguii all'inizio della mia carriera da poliziotto: un processo per l'omicidio di una studentessa da parte del suo vicino di casa, accusato di averla violentata e poi uccisa con un coltello da cucina… Beh quell'uomo era tuo fratello! Adesso ricordo tutto chiaramente…"-
Dopo un attimo di silenzio, fu Daryl a parlare
-"Deacon se ne andò di casa, quando avevo 7-8 anni. Ho sempre dato la colpa a Merle. Pensavo che fosse lui, il peggiore di noi ed invece, lo aveva fatto solo per difendermi. Mia madre sapeva tutto, ma mi ha nascosto la verità. Gli scriveva, mandandogli persino delle foto, quando non era ubriaca o strafatta. E da quelle che mi ha riconosciuto, quando sono stato fatto prigioniero. Nessuno mi ha mai detto che mio fratello maggiore era in galera per un folle omicidio. D'altronde non credo che siano esattamente le cose da raccontare ad un bambino prima di metterlo a letto... E Merle… Bhe lo hai conosciuto, non devo aggiungere nulla… Bella famiglia del cazzo, la mia!"-
-"Dov'è adesso? L'hai ucciso?"-
-"Ci hanno pensato gli zombie a quel pezzo di merda… Ha fatto la fine che meritava"- rispose con voce triste, prima di aggiungere -"...Jessie come sta?"-
-"Hershel le sta medicando le ferite. È una donna forte, si riprenderà"-
Ci fu un secondo di silenzio, un attimo in cui l'arciere sperò vivamente che Rick non avesse altro da aggiungere.
Ma il capo prese il coraggio a due mani:
-"Daryl, tuo fratello l'ha… Lei è stata…"-
Alzò la mano per fermarlo.
Prima che completasse la che lui pronunciasse quella parola.
Sapeva cosa le aveva fatto quel bastardo, in sua assenza, ma in cuor suo, aveva sperato che fosse stata solo una provocazione, che Deacon avesse avuto pietà, non compiendo quell'atto infame che marchiava entrambi con il segno di un altro dolore indelebile.
Pianse silenzioso, Daryl.
Col viso fra le mani.
Disperato.
Rick gli diede una pacca sulla spalla, conscio che nessuna frase fatta sarebbe servita a farlo sentire meglio.
Riuscì solo a sussurragli:
-"Non sei solo…adesso siamo noi la tua famiglia!"-
