XVII
"Orrore"
-"Allora chi è a favore?"-
Rick richiamò l'attenzione di tutti.
Il gruppo aveva passato un intero pomeriggio a discutere della sorte di Randall.
Il ragazzo, appartenente al gruppo avversario, che tanti problemi aveva creato nelle settimane precedenti, si trovava ancora prigioniero nel casotto degli attrezzi.
Ma la situazione era precipitata negli ultimi giorni.
Shane tuonava, predicendo la minaccia di una nuova spedizione punitiva, sempre più incombente, che unita alle poche informazioni in loro possesso, teneva alta la tensione, rendendo la paura più tangibile.
Ci aveva provato Daryl, a suon di pugni e minacce, a far parlare il ragazzo e, da quel poco che ne aveva cavato, sembrava che il rapimento di Patricia e Beth, fosse frutto di un'azione isolata.
Michael,il loro capo, non aveva mai visto di buon occhio Deacon.
Al campo succedevano cose strane da quando era arrivato il cuoco e l'uomo aveva ordinato di lasciarli liberi di scappare con l'intento di seguirli, proprio per scoprire se vi fosse un altro accampamento nelle vicinanze con armi e cibo e, nello stesso tempo, sbarazzarsi della minaccia di quel pazzo.
Inizialmente dovevano fare solo da vedetta, ma poi, Marcos, il suo compare, si era deciso a passare all'azione disobbedendo agli ordini, ed il resto era storia nota.
Sembrava quindi, che nessun altro sapesse dell'esatta ubicazione della fattoria, ma ci si poteva fidare di un ragazzo che aveva preso parte a tutta la faccenda e che qualche giorno prima aveva tentato la fuga provando ad irretire Carl?
Il giudizio unanime fu "no".
Solo grazie alla testardaggine di Dale, si era istituito questa sorta di processo, ma il verdetto non era mutato: condanna a morte!
La sicurezza del gruppo veniva prima di tutto.
-"Undici contro uno"- contò i voti Hershel
-"Fa pure dodici"-
La voce di Jessie risuonò forte e chiara dalle scale e tutti si voltarono, vedendola scendere a testa alta e con passo sicuro.
Daryl sussultò, provando ad avvicinarsi, ma Shane gli sbarrò il passo, mentre Andrea corse ad abbracciarla e Rick le sorrise.
Il soldato si avvicinò al capogruppo, stringendogli la mano, gli sussurrò:
-"Grazie"-
-"Non dirlo neanche. È bello riaverti fra noi"-
-"Bene, vedo che siete tutti d'accordo nel rendervi complici di un omicidio"- disse Dale, poi avvicinandosi a Daryl continuò -"avevi ragione, questo gruppo non esiste più"- riferendosi ad una loro discussione avuta qualche giorno prima.
Il capo, seppur a malincuore, iniziò da assegnare i compiti di quella giornata e la casa prese a svuotarsi.
-"Ehi Shane, hai bisogno d'aiuto?"-
-"Vieni pure Jessie"-
Il soldato passò accanto all'arciere, senza mai alzare gli occhi .
L'uomo la vide seguire il giustiziere e si rabbuiò, a quanto pare, lei preferiva addirittura lui alla sua presenza e questa cosa lo mandò in bestia.
Sospettava da tempo che l'ex poliziotto avesse raccontato un sacco di menzogne riguardo la morte di Otis e su una marea di altre questioni, eppure nonostante questo, il gruppo pareva dargli più ascolto che a Rick.
-"Vado a fare un giro"-
-"Daryl"-lo fermò il capo-"sarà stasera..."-
-"Bene"-aggiunse, prima di uscire
La notte si annunciava piuttosto fresca, tanto da costringere l'arciere ad infilare il suo giubotto di pelle.
Ottobre doveva essere nel pieno, anche se il calcolo preciso dei giorni era andato perduto, come tante altre cose, in quella nuova vita.
Daryl si aggirava intorno alla casa pensieroso,soffermandosi, come d'abitudine, sotto la finestra della camera assegnata a Jessie.
Gli piaceva andarsene in giro di notte per la proprietà, ed il fatto che fosse sicura, lo aiutava a distendere i nervi.
Qualche ora prima, insieme ai due poliziotti, avevano condotto Randall nel granaio, per rendere effettiva la condanna voluta dal gruppo, ma la presenza inaspettata di Carl e il ripensamento di Rick, erano bastati a rimandare ancora una volta l'esecuzione.
Benché quel lavoro sporco proprio non gli piacesse, detestava ammetterlo, ma per una volta si trovava d'accordo con Shane: uccidere quel ragazzo diveniva un male necessario a garantire la sopravvivenza di tutti.
Fosse stato tanto lungimirante anche su Deacon, probabilmente Jessie non avrebbe pagato un prezzo così alto per i suoi errori.
Il profondo senso di colpa verso la sua donna, lo divorava ancora.
-"Maledizione"-imprecò ad alta voce, scalciando un sasso.
Se solo avesse avuto una sigaretta…
Un lamento lontano attirò improvvisa la sua attenzione, prestò orecchio e riconobbe la voce di Dale.
Corse, avventurandosi nel buio, seguendo il suo udito e più si avvicinava, più avvertiva in quelle grida una richiesta d'aiuto.
Sfilò il coltello, quando in penombra si accorse della minaccia di un walker.
L'afferrò per il collo, terminandolo poco dopo, con un colpo secco al centro della testa.
Ma la soddisfazione di aver salvato l'anziano del gruppo, gli morì sulle labbra, quando lo vide poco dopo in terra, col ventre squarciato. Urlò con quanto fiato avesse in gola: una rapida occhiata era bastata per capire la gravità della situazione.
Dalla casa accorsero gli altri, mentre Rick, fra i primi ad arrivare,incredulo sperava ancora di poterlo salvare.
Le lacrime di Andrea, la disperazione di Carl, l'orrore di Lori facevano da contorno a quella drammatica scena
-"Fate qualcosa, sta soffrendo"- supplicava l'ex avvocato inginocchiata accanto all'uomo.
Dale li fissava, con occhi terrorizzati.
La fine era vicina, lo sentiva
-"Non posso aiutarlo...-sentenziò Hershel.
La dura verità arrivò come una mazzata sull' animo dei presenti. Jessie si inginocchiò accanto ad Andrea e, in quell'istante, Daryl si accorse della sua presenza.
La donna abbracciò la sua amica, portandola via.
Il capo puntò la pistola, ma la sua mano stavolta esitò, tremando.
Fu allora che il soldato posò il suo sguardo sull'arciere.
La penombra non mitigava l'intensità di quella sua muta richiesta. Daryl la colse al volo attraverso quegli occhi: lei gli stava dicendo di comportarsi da uomo, di assumersi per una volta le sue responsabilità, di prendere in mano le redini della situazione.
Fece un cenno di assenso col capo e si mosse verso Rick, sfilandogli l'arma
-"Mi dispiace fratello"-sussurrò all'amico agonizzante.
Poi premette il grilletto, straziando la sua anima, con l'orrore di un gesto che gli procurava un nuovo, sconosciuto, dolore.
-"Se non ci pensassi io, rimarresti a digiuno"-
La voce di Carol, gli dava un certo fastidio, violando il silenzio in cui si era rifugiato.
La donna gli porse il piatto, insistendo affinché mangiasse qualcosa. Certe volte si comportava più come una madre che come un'amica e questo lo irritava.
Tuttavia oggi, non riusciva nemmeno a scacciarla.
Aveva passato tutta la mattinata a raccogliere la sua roba, ripensando all'encomio solenne di Rick, durante la cerimonia funebre di Dale.
Belle parole, che avevano toccato il cuore di tutti, con l'intento di ricostituire quel gruppo che si stava sgretolando.
Eppure adesso, nella sua testa, rivedeva gli occhi di Dale fissi nei suoi, fra l'impaurito e il supplichevole: quello sguardo difficilmente lo avrebbe dimenticato!
Riviveva la loro ultima conversazione, quando tentò di farlo ragionare su Randall, ed era stato proprio lui a fargli notare quanto a nessuno interessasse la sua opinione e quanto quel gruppo, non esistesse più.
Troppo dolore aveva preso il sopravvento.
Troppi rancori personali minavano i vari legami d'affetto sorti in quei mesi.
Eppure il vecchio era il saggio, che nonostante tutto li teneva uniti, la voce delle loro coscienze, la parte migliore che albergava ancora in quegli animi che di umano avevano conservato molto poco e, solo adesso, Daryl capiva quanto fosse importante tutto questo.
Quanto profonde fossero le sue ragioni.
Dale mancava già a tutti: ogni volta che uno di loro se ne andava, perdevano un pezzo di speranza .
Stavolta era toccato proprio a lui, scardinare un po' di quelle povere certezze.
Si chiese quanto il finale sarebbe stato diverso, se avesse avuto con se la sua balestra.
Forse avrebbe potuto centrare il colpo molto prima, seppur il buio della notte impediva una mira perfetta, ed evitare che lo zombie lo aggredisse con tanta violenza.
La sua mente negli ultimi tempi, partoriva realtà alternative, fatte di 'se' e 'ma'.
Se l'avesse appoggiato durante la riunione.
Se non avesse perso tempo nel fienile con Rick e Shane.
Se avesse corso più velocemente.
Se si fosse trovato più vicino...
Se avesse dato ascolto a Jessie.
Se non avessero abbandonato il gruppo.
Se non l'avesse lasciata sola quel giorno...
Gira e rigira, purtroppo, tornava sempre su di lei e il punto cruciale rimaneva quello: la verità era, che non se lo sarebbe perdonato mai!
-"Ti chiuderai sempre di più in te stesso…e ti allontanerai... "-
-"Allontanarmi? E dove dovrei andare… Hershel ci ha dato il permesso di stare in casa, quindi più vicini di così…"-
-"Sai benissimo a cosa mi riferisco… Non puoi sentirti in colpa, hai fatto ciò che andava fatto…"-
-"Già"-
Ma questo non lo faceva di certo sentire meglio.
Obbediva ai doveri... Torturare un ragazzo… Aiutare ad ucciderlo… Sparare in testa ad un amico.
Il lavoro sporco toccava a lui, tanto, tutti pensavano al ragazzaccio senza coscienza, capace di togliere la vita ad un uomo e dormirci su!Chissà quante volte avranno rimproverato a Jessie il fatto di stare con uno come lui…
Sangue marcio. Genesi maledetta quella dei Dixon!
Ovviamente non era così, ma l'arciere ormai sragionava.
Carol era sempre lì e non desisteva
-"Devi mangiare qualcosa"-
L'uomo le lanciò un'occhiataccia, ma alla fine, pur di togliersela dalle palle, decise di accettare.
Prese il piatto dalle sue mani e la donna con un impercettibile movimento lo sfiorò.
Quel gesto, molto simile ad una carezza, non sfuggì a due occhi severi che si posarono su di loro in quello stesso istante.
Daryl sussultò guardando un punto indefinito alle spalle della casalinga.
C'era Jessie contrariata, a fissarli chissà da quanto.
La casalinga sentì su di sé un'ondata d'odio e a testa bassa li salutò andandosene
-"Credevo avessi bisogno d'aiuto qui, ma a quanto pare c'è già chi si occupa di te"- gli disse con una lampante nota di gelosia tra le sue parole
-"Mi serve una mano con la tenda"-aggiunse prontamente l'arciere, fermandola.
In realtà poteva benissimo farcela da solo, ma mentì pur di tenerla li. Aveva bisogno di lei. Un disperato bisogno.
Delle sue braccia. Delle sue labbra. Della sua pelle.
Avrebbe dato qualsiasi cosa adesso, pur di stringerla a se.
Iniziarono a togliere i picchetti e recuperare le funi.
Poi insieme piegarono la tenda.
Lavoravano vicini, lanciandosi sguardi fugaci
-"Ieri sera … Hai avuto un gran coraggio… È stato apprezzato da tutti…"-
Jessie conosceva il dolore del suo cuore dilaniato, ma purtroppo in quel momento risultava la persona meno adatta ad aiutarlo, impegnata com'era a ricostruire se stessa.
Lui fissò l'azzurro dei suoi occhi teneramente su di lei, poi con un movimento improvviso, si spinse sulle sue labbra, assaggiandone quel sapore, mai abbastanza familiare.
Lei rimase impietrita, congelata da quel gesto.
L'uomo scambiò il suo atteggiamento per un incoraggiamento e la spinse sotto di sé con un inopportuno slancio di passione.
La donna rabbrividì, il suo corpo rifiutava quel contatto, e più le mani dell'uomo si spingevano vogliose, più provava repulsione.
Un senso di soffocamento s'impadronì di lei, gettandola in un infernale buco nero, dove si rivide inerme, alla mercè di quella bestia che violava il suo corpo, ancora ed ancora.
Reagì febbrilmente, come già una volta aveva fatto: il suo istinto di sopravvivenza, accecato com'era dal suo dolore inespresso, sfogò la sua furia purtroppo sull'uomo sbagliato.
Quando finalmente l'incubo finì e tornò ad essere se stessa, nella realtà di quell'istante, tutto ciò che vide fu il suo coltello fra le mani, sporco di sangue.
Alzò lo sguardo atterrita ed i suoi occhi si velarono di pianto.
Di fronte a lei c'era Daryl, a capo chino, col volto pallido, mentre con la mano si teneva il braccio sinistro, ferito da un taglio all'altezza del bicipite.
Lasciò scivolare il coltello sul terreno disperata, quando la dimensione di ciò che aveva fatto investì la sua coscienza,con la forza di un autotreno in corsa.
-" Mio Dio...come ho potuto..."- gli disse in un sussurro.
L'uomo non proferì parola.
Non un lamento né un rimproverò varcò la soglia della sua bocca.
Si risollevò, distrutto da quel rifiuto, da tutto il suo odio, palesato in un azione che valeva più di mille parole.
Le passò accanto senza paura, lasciandola sola fra le lacrime che venivano giù, adesso copiose.
Per tornare a vivere aveva dovuto seppellire la donna che era in lei, divenire per sempre il soldato che aveva giurato di essere, ma Daryl oggi le aveva mostrato che non ci si può sottrarre alle leggi della natura.
Una rosa, resta pur sempre una rosa.
Anche se appassita. Anche se calpestata.
Sia essa bianca di purezza o rossa di sangue, non diverrà mai una radice o un sasso!
E di fronte a quella verità, che lui gli aveva urlato in faccia con la forza della sua passione, spazzando via come vento il suo castello di scuse, lei aveva reagito nel modo più assurdo: ferendolo, rischiando addirittura di colpirlo a morte!
Era tanto piena di odio da voler uccidere addirittura l'amore? Lui?
La cosa più bella che c'era su quella terra, in mezzo all'apocalisse...?
Deacon l'aveva forse infettata, trasmettendo nel suo corpo, il seme della follia?
Domande.
Interrogativi a cui non sapeva dare risposta, piegata in due com'era, in un dolore che aveva attecchito nei più oscuri recessi della sua anima.
Inconsolabile, distesa a terra, assaggiava ancora l'acre sapore della terra, che stavolta somigliava tanto all'orrore della morte.
