HARRY POTTER SEXY VERSION

Ecco a voi l'undicesimo capitolo. Scusate il ritardo. ^_^

CHAPTER 11: LE AVVISAGLIE DELLA TEMPESTA

Harry stava correndo nel fitto di una foresta. I rami gli sferzavano il viso e le braccia, ma lui sapeva bene che non poteva fermarsi, e nemmeno rallentare. Un attimo dopo gli arbusti smisero di colpirlo: stava volando sulla sua Firebolt, sopra quella che sembrava la Foresta Proibita. Doveva arrivare al più presto...doveva...altrimenti...

?: Harry, svegliati! Siamo in ritardo!

Il ragazzo corvino si svegliò di soprassalto, alzando di scatto la testa. Gli ci volle qualche secondo per capire che si trovava nel suo letto, ad Hogwarts. Harry inforcò gli occhiali e scostò le tende che coprivano il suo giaciglio: Ron stava saltellando su di un piede solo, mentre si infilava il calzino sinistro alla massima velocità possibile.

Harry: Che succede?

Ron: E' tardissimo! Se non ci sbrighiamo rischiamo di far tardi alla prima ora di lezione!

A quelle parole la sonnolenza residua del giovane mago sparì di colpo. Dopo circa dieci minuti entrambi i ragazzi uscirono del buco nascosto dal ritratto della Signora Grassa, sfrecciando a rotta di collo verso la Sala Grande, dove avrebbero ricevuto gli orari delle lezioni del sesto anno. Una volta entrati, i due giovani videro che molte persone avevano già cominciato ad alzarsi dai tavoli dopo aver consumato la colazione. Una ragazza però, nonostante avesse già finito di mangiare, era ancora seduta al tavolo di Grifondoro, con il viso nascosto da un libro voluminoso. I giovani le si avvicinarono. Una volta che si furono seduti di fronte a lei, Hermione abbassò di poco il volume, osservandoli con uno sguardo non molto cordiale.

Hermione: Era ora.

Ron: Scusa...noi...

La ragazza chiuse il libro di scatto.

Hermione: (sbuffando) Lascia perdere, Ron.

Detto questo, la giovane castana appoggiò il libro sul tavolo, portando poi la mano destra all'interno della veste, da cui estrasse due fogli di pergamena.

Hermione: Questi sono i vostri orari.

Harry: (afferrando il suo e srotolandolo) Si comincia bene. (si volta verso Ron) Due ore di Divinazione di prima mattina.

Ron: Va beh, un po' di moto appena svegli non fa male...

Harry sapeva che l'amico si riferiva al percorso che i due avrebbero dovuto fare per raggiungere l'aula della professoressa Cooman, l'insegnante di Divinazione. Questa si trovava in cima alla Torre Nord, forse il luogo più isolato di tutto il castello. Doverci andare significava un fiatone assicurato.

Harry: (Guardando l'orario) Ron, aspetta...guarda qui.

Il ragazzo corvino puntò l'indice sulla casella riportante la materia della prima ora di lezione del mattino: accanto alla stessa, in basso a sinistra, era visibile una lettera scritta con eleganti miniature. Una F.

Ron: Che significa?

Harry: (pensieroso) Che non dovremo andare fino alla Torre Nord, suppongo.

Ron: Ma che dici? La Cooman è sempre lass...oh! Ma Certo! Fiorenzo!

L'individuo menzionato dal giovane dai capelli rossi era il secondo insegnante di Divinazione della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Se la Cooman, con i suoi occhiali smisurati, la dozzina di scialli che portava sempre addosso e la mezza tonnellata di gioielli che non si toglieva praticamente mai poteva essere considerata stravagante, Fiorenzo non era da meno, ma per una ragione diversa. Era un Centauro. Silente lo aveva assunto l'anno precedente, per sostituire temporaneamente Sibilla Cooman, licenziata dall'Inquisitore Supremo di Hogwarts, Dolores Umbridge. Purtroppo, a causa dell'aiuto dato a Silente in quell'occasione, il Centauro era stato additato come un traditore della sua razza, notoriamente orgogliosa e indipendente, ed era stato cacciato dal suo branco. Evidentemente, per non abbandonarlo a se stesso, Silente aveva modificato gli orari delle lezioni di Divinazione in modo che fossero suddivise tra due professori. I due ragazzi ne ebbero la conferma quando, controllando le caselle delle altre lezioni di Divinazione della settimana trovarono, sempre in basso a sinistra, sia delle F che delle C.

Ron: (stiracciandosi) Beh, almeno non dovremo rischiare l'infarto ogni volta che ci sarà Divinazione: l'aula in cui insegna Fiorenzo è al pianterreno.

Hermione: (riaprendo il suo libro) Questo è vero...ma non credo che questo vi aiuterà a non arrivare in ritardo alla lezione, o sbaglio?

Harry posò lo sguardo sul suo orologio da polso, spalancando gli occhi immediatamente dopo. Mancavano cinque minuti all'inizio delle lezioni. Un istante dopo Ron decise di battere il suo record di abbuffata ingurgitando tutto ciò che gli capitava a tiro. Qualche minuto più tardi, i due ragazzi schizzarono fuori dalla Sala Grande e si diressero a tutta velocità (e con la bocca ancora piena. nda ^_^) verso l'aula undici, dove Fiorenzo teneva le sue lezioni. Una volta oltrepassata la porta del locale, i due giovani maghi si ritrovarono nel bel mezzo di una foresta. L'aula era stata modificata magicamente per far sentire Fiorenzo a proprio agio. A Harry balenò improvvisamente il pensiero che il Centauro doveva utilizzare quell'ambiente anche per dormire.

?: Harry Potter. Ti aspettavo.

Una voce lenta, calma e pacata, proveniente da dietro un tronco di almeno tre metri di diametro, accolse i due ragazzi al loro ingresso. Una volta giunti al centro dell'aula, occupata da una vasta radura fornita di tronchi e massi, Harry e Ron si sedettero sull'erba, accanto agli altri studenti della casa di Grifondoro. Fiorenzo si trovava vicino a uno strano disegno tracciato sul terreno, in una parte della radura priva di vegetazione, composto da forme geometriche e strani simboli. Al centro di quel complicato arabesco si trovavano alcuni legnetti, disposti come per accendere un falò. Il Centauro teneva ancora in mano il bastone con cui aveva inciso i segni a terra.

Fiorenzo: Come stavo dicendo, i movimenti delle stelle e dei pianeti, che abbiamo visto insieme lo scorso anno, non sono l'unico metodo per conoscere il futuro. Per apprendere gli eventi a venire si può anche ricorrere anche all'Evocazione, cioè al richiamo delle ombre dell'Oltremondo. Il futuro, difatti, può essere rivelato anche da coloro che ci hanno ormai lasciato. Questo, però è sconsigliabile ai più, poichè non sempre gli spiriti evocati sono disposti ad aiutarvi. Ve ne sono anche di malvagi, che aspettano solo di essere richiamati per cercare di fuggire della dimensione in cui sono esiliati, quindi, nel caso doveste mai ricorrere a quest'arte, fareste meglio a concentrarvi su di una persona cara o comunque che conoscevate bene, e non semplicemente...

Harry smise di ascoltare. Forse l'arte dell'Evocazione che Fiorenzo stava spiegando gli avrebbe permesso di rivedere Sirius...

Fiorenzo: Quello che farò ora è solo a scopo dimostrativo, quindi vi pregherei di non tentare neanche di imitarmi, sempre che vi importi della vostra salute mentale...osservate.

Il Centauro si pose davanti allo strano disegno che aveva tracciato e piegò le sue zampe, accovacciandosi a terra. Subito dopo prese alcune erbe da un mucchietto li vicino e le sparpagliò sopra i legnetti al centro della composizione di linee e simboli, per poi accendere il fuoco con un paio di pietre focaie. Non appena le erbe cominciarono a bruciare, un forte odore di incenso aromatizzato si spanse tra gli alberi, costringendo molti dei presenti a tapparsi il naso con la veste.

Fiorenzo: Inalare queste polveri è indispensabile affinchè voi possiate vedere. Dovrete sopportare l'odore, altrimenti l'unica cosa che ne ricaverete sarà un brutto mal di testa. Ora vi pregherei di fare assoluto silenzio.

Nessuno fiatò. Quasi tutti i presenti liberarono le vie aeree superiori dalle vesti, respirando così, non senza smorfie di disgusto, l'odore acre delle erbe. Poco dopo il Centauro cominciò a cantilenare una strana litania in una lingua incomprensibile. Probabilmente, pensò Harry, il linguaggio dei Centauri.

Dopo un paio di minuti, il ragazzo, intontito dal forte odore e dalla cadenza ritmica della canzone di Fiorenzo, cominciò a sentire la testa e le palpebre pesanti. Improvvisamente, al giovane mago parve che il fumo del fuoco stesse assumendo una forma più definita. Cercando di concentrarsi, Harry si rese conto che quella che ora si stagliava davanti ai suoi occhi non era la figura di un uomo, ma di un Centauro. Sembrava molto vecchio: la criniera e i capelli non erano lucidi e brillanti come quelli dei Centauri che il ragazzo aveva visto finora, e il volto dello spirito (ma c'era davvero o era solo un illusione?) era ricoperto di rughe. I suoi occhi esprimevano una profonda tristezza. Improvvisamente il fumo che formava la bocca del Centauro cominciò a muoversi, come se parlasse. Nello stesso momento una voce piatta, fredda e rimbombante riempì la stanza. Harry ebbe una strana impressione, come se avesse gia vissuto un'esperienza simile.

?: Paura e morte stanno per scendere sul mondo...il demone assopito e ritornato scuoterà le razze con la sua ira...colui che odia e colui che è odiato si uniranno...ma ciò che teme il prescelto avverrà prima del tempo...

Così come era comparsa, la figura svanì. Harry sentì improvvisamente la testa dolergli. Per un attimo pensò che si trattasse della cicatrice, ma il gemito che Ron emise subito dopo gli fece comprendere che si trattava dell'effetto collaterale delle erbe di Fiorenzo. Qualche minuto più tardi il fumo si dissolse completamente, restituendo lucidità a tutti i presenti. Il Centauro si alzò nuovamente sulle sue quattro zampe.

Ron: Ahio...che mal di testa!

Fiorenzo: E' ciò che capita a coloro che non hanno esperienza con queste erbe. A lungo andare il corpo si abitua e il dolore non è più percettibile. Avete domande?

Lavanda: (con la mano alzata) Ehm...scusi...professore?

Fiorenzo: Si?

Lavanda: Ehm...ecco...chi era quel Centauro?

Per tutta risposta, il secondo insegnante di Divinazione del castello si voltò lentamente verso il fuoco, ormai ridotto a braci.

Fiorenzo: L'ombra che avete visto apparteneva a colui che in vita aveva nome Parsifal. Era mio padre.

Dean: Ma...allora in questo modo si può parlare con i morti!

Fiorenzo: (voltandosi) Non esattamente. Ciò che si evoca non è altro che un pallido riflesso della persona defunta. Questo non ha ne la coscienza ne i ricordi di quando era in vita. Lo spirito evocato può solo comunicare parte di ciò che avverrà. Non riconosce il suo evocatore.

Harry si voltò verso Neville senza pensarci. Questi aveva lo sguardo fisso a terra. Il giovane dai capelli corvini aveva abbinato immediatamente le parole di Fiorenzo con il compagno di Casa: entrambi i genitori di Neville, infatti, si trovavano al San Mungo, l'ospedale dei maghi. Anni prima erano stati torturati fino alla follia da alcuni Mangiamorte, tra cui Bellatrix Lestrange. Nonostante Neville li andasse a trovare ogni tanto, loro non lo riconoscevano. Il dispiacere che Harry provava per l'amico si mescolò con la delusione: ancora una volta aveva visto svanire la possibilità di parlare con il suo padrino. Anche se fosse riuscito ad evocare il suo spirito, infatti, non gli sarebbe apparso nient'altro che una sua immagine.

Fiorenzo: Come avete potuto sentire, neanche le profezie delle ombre trasmettono informazioni chiare e comprensibili. I morti parlano sempre per enigmi, e non è detto che alcuni tra essi, se evocati, non raccontino menzogne per il puro gusto di illudere i propri evocatori...

Seamus: Ma allora ciò che ha detto suo padre...che cosa vuol dire?

Fiorenzo: Non posso dirlo con esattezza...nessuno può.

Nonostante quello che Fiorenzo aveva appena detto Harry capì che molti (Ron compreso, a giudicare dal suo sguardo) avevano interpretato la profezia di Parsifal come riferimento a Voldemort e alla Seconda Guerra. Il brutto era che Harry la pensava allo stesso modo. Egli stesso aveva ascoltato ben due profezie che lo riguardavano, entrambe formulate dalla Cooman. Improvvisamente, come se non avesse avuto altro in mente per tutta la lezione, alzò la mano.

Fiorenzo: Si?

Harry: Ehm...ecco...mi chiedevo se...c'era un collegamento tra queste Evocazioni...e le profezie dei Maghi.

Fiorenzo alzò leggermente le sopraciglia.

Fiorenzo: C'è, effettivamente. Alcuni umani sono più ricettivi ai messaggi che i defunti tentano continuamente di inviarci. A volte capita che queste persone siano talmente in sintonia con uno spirito da riuscire a parlare con la sua voce, anche se per poco tempo. Questo però non resta nella loro memoria, poichè in quel momento è come se non esistessero.

Un brusio si levò nella radura. Dopo qualche secondo Fiorenzo parlò di nuovo.

Fiorenzo: Prendete nota dei passaggi del rituale a cui avete appena assistito, probabilmente avremo ancora modo di parlarne...

Dopo pochi minuti, durante i quali l'unico rumore udibile nella stanza-foresta fu solo il grattare delle piume sui pezzi di pergamena, il suono della campanella annunciò agli studenti la fine dell'ora di lezione. Un minuto dopo Harry e Ron uscirono dall'aula insieme al resto della classe.

Ron: Sai, penso che avrei preferito salire in cima alla torre nord: almeno le lezioni della Cooman non ci procurano emicranie.

Harry: Beh, hai ragione, ma devo dire che sono contento di poter assistere a lezioni di Divinazione senza che qualcuno predica ogni volta la mia morte imminente...

Detta quella frase, il ragazzo corvino si immerse nei suoi pensieri. Forse il fatto che dovesse morire non era un'idea tanto stupida, a pensarci bene. Harry non aveva confidato a nessuno, neanche a Ron o a Hermione, il contenuto della profezia che tutti ritenevano perduta per sempre. Nonostante la registrazione del messaggio fosse andata distrutta durante lo scontro tra i Mangiamorte e gli affiliati dell'Ordine Della Fenice nell'Ufficio Misteri, il giovane mago aveva potuto ascoltarlo comunque, grazie al Pensatoio di Silente, che aveva udito la profezia originale anni prima. Essa diceva, senza ombra di dubbio, che Harry e Voldemort avrebbero dovuto affrontarsi, e che uno dei due sarebbe morto.

Ron: Harry? Harry!

Il ragazzo corvino si ridestò dallo stato di trance in cui era caduto e si voltò verso l'amico.

Harry: Si?

Ron: Allora, che lezione abbiamo adesso?

Harry: Ehm...(estrae l'orario da una tasca della veste)...ora dovremmo avere...

Gli occhi verdi del giovane mago si posarono sulla casella indicante la seconda lezione del giorno, la quale conteneva le parole...

Harry: …Difesa Contro le Arti Oscure?

Entrambi i ragazzi si fermarono in mezzo al corridoio.

Ron: Lo abbiamo adesso?

Harry: Non lo avevo notato...

Ron: Stamattina dovevamo essere ancora mezzi addormentati…

I due sedicenni restarono fermi dove si trovarono per alcuni secondi, ancora stupiti ed emozionati (più Ron che Harry in realtà) all'idea di poter assistere ad una lezione di colui che veniva considerato il più famoso Auror esistente. Poco dopo, i loro pensieri vennero interrotti bruscamente da una voce femminile alle loro spalle.

?: Che succede? Vi siete imbambolati?

Il ragazzo dai capelli neri e il giovane lentigginoso si voltarono nell'udire quella voce nota, potendo così osservare la ragazza dai capelli fulvi che l'aveva pronunciata. Hermione portava a tracolla la sua solita borsa piena di libri, elemento ormai immancabile del suo vestiario scolastico. Fu proprio l'abbigliamento dell'amica ad attirare l'attenzione di Harry: il leggero pullover indossato dalla giovane, tirato dalla cinghia della sua sacca dei libri, metteva in relativa evidenza il seno della sedicenne, mentre la gonna dell'uniforme lasciava vedere le gambe della strega fino al ginocchio. Harry si stupì di avere addocchiato quei dettagli: la ragazza indossava quella divisa fin dal primo anno, eppure il giovane dai capelli corvini non si era mai soffermato a considerare tali particolari, e non si era mai sentito attratto da Hermione come in quel momento. Forse la causa di tali attenzioni erano le esperienze che il giovane mago aveva vissuto con l'amica durante l'estate. Oppure, indipendentemente da ciò, era il fatto che Hermione era cresciuta, sbocciando in una ragazza davvero graziosa. Ad Harry tornò in mente la conversazione che l'amica e Ginny avevano avuto il giorno dell'arrivo della giovane castana alla Tana, basata sulle modifiche che i corpi delle due streghette avevano subito negli ultimi tempi, e questo portò il ragazzo a ricordare i fatti che erano avvenuti da li in poi. Harry si sarebbe perso in tali pensieri se non avesse incrociato lo sguardo dell'amica, che lo fece ritornare alla realtà. Subito dopo, il giovane mago distolse lo sguardo da quello della coetanea.

Hermione: Si può sapere cosa state facendo? Arriveremo in ritardo.

Ron: Uh... si, si hai ragione. Meglio sbrigarci.

Il ragazzo dai capelli rossi si voltò di scatto e si mise a camminare a passo spedito verso l'aula dedicata all'insegnamento di Difesa Contro le Arti Oscure. Per Harry il comportamento dell'amico fu la conferma di non essere stato il solo ad avere quel genere di pensieri, guardando la ragazza castana. Subito dopo, il giovane mago si incamminò a sua volta verso l'aula di Difesa, portandosi in poco tempo al fianco di Ron.

Hermione seguiva i due ragazzi a pochi passi di distanza, ma i suoi pensieri erano focalizzati su altro. La giovane strega era sempre stata attenta ai particolari, cosa che l'aveva aiutata spesso nello studio, ma ora tale capacità aveva permesso alla ragazza di notare lo sguardo dei due amici, e su cosa esso si era posato in quei pochi istanti. Hermione si sentiva lusingata da tali attenzioni, e l'idea che i due ragazzi la desiderassero la eccitava non poco. Ma la cosa che aveva colpito la giovane più di ogni altra era stato il repentino cambio di direzione dello sguardo di Harry, quando aveva incrociato il suo. In quel gesto, la strega aveva visto sia desiderio che timidezza, un mix che la giovane considerava irresistibile. Ripensando a quegli occhi e ai sentimenti che esprimevano, la ragazza decise che avrebbe ringraziato Harry per come l'aveva fatta sentire. E sarebbe stato un ringraziamento molto generoso.

Il trio di amici arrivò all'aula dove erano previste le lezioni per quell'ora: l'interno era già quasi completamente pieno di studenti, appartenenti alle case di Grifondoro e Corvonero, ma l'atmosfera era diversa dal solito. Normalmente, prima delle lezioni, le classi rimbombavano delle voci dei presenti, e tale vociare cessava solo all'ingresso del professore, a volte neanche in quel caso. In quel momento, invece, la sala era quasi completamente silenziosa, percorsa solo da bisbigli eccitati e ridolini di ragazze. Il senso di attesa che percorreva la stanza era quasi palpabile.

Harry, Ron ed Hermione si diressero verso i loro soliti posti e, nel preciso istante in cui Harry si sedette, la porta che dava sull'ufficio del professore di Difesa Contro le Arti Oscure si aprì. Il silenzio nella stanza divenne totale. Sefer Jesirah uscì dal suo ufficio e lanciò un rapido sguardo ai presenti, per poi cominciare a scendere le scale. Indossava la stessa veste della sera precedente, e sotto al braccio destro portava un libro che Harry riconobbe come il testo scolastico della materia da lui insegnata.

Sefer: Ho due cose da dirvi.

La voce del ragazzo era seria, calma e baritonale; trasmetteva un forte un senso di sicurezza, ulteriormente amplificato dal senso di mistero che circondava il giovane Auror. Tutti i presenti pendevano dalle sue labbra.

Sefer: Per prima cosa… sappiate che non firmo autografi.

Harry sentì il rumore di alcune sedie strisciare brevemente contro il pavimento, insieme ad alcuni gemiti di sorpresa trattenuti a stento. Quando si accorse che uno di tali gemiti proveniva dalla sua bocca, strinse immediatamente le labbra per fermarlo. La seconda metà della frase del nuovo professore di Difesa era stata pronunciata con un tono ironico, scherzoso, completamente in contrasto con l'immagine sfoggiata fino a poco prima dal ragazzo, così come il mezzo sorrisetto che ora compariva sul suo viso faceva a pugni con la serietà fino a li espressa.

Sefer: …e secondariamente… ciò che viene detto in quest'aula potrebbe salvarvi la vita, quindi vedete di prestare attenzione.

Il volto del ragazzo, così come la sua voce, erano ritornati al loro stato iniziale, e la frase che aveva appena pronunciato aveva colpito i presenti, sia per il suo contenuto sia per essere stata detta immediatamente dopo una battuta. Harry era confuso, così come probabilmente molti suoi compagni: che tipo di persona era realmente il nuovo professore?

Sefer: (tirando fuori il libro di testo da sotto il braccio) Avete tutti il vostro libro?

Molti ragazzi annuirono. Pochi altri, tra cui Hermione, alzarono il testo in questione dal banco, dove era stato diligentemente appoggiato, come un gesto di conferma. Il libro mostrato dalla giovane castana, così come quelli in possesso degli altri studenti, era ancora quello risalente al quarto anno di Harry ad Hogwarts. Non essendo stato richiesto agli alunni del sesto anno di acquistare nuovi tomi riguardanti la materia in questione, questi erano andati a recuperare i testi degli anni precedenti (ignorando volutamente quello proposto dalla Umbridge), alcuni capitoli dei quali non erano ancora stati trattati (anche se - pensò Harry - Hermione li aveva sicuramente già letti tutti.)

Sefer: Gettatelo.

E così dicendo lanciò la propria copia del volume alle sue spalle, con noncuranza. Harry era quasi in grado di sentire lo stupore dell'intera aula, così come non faticava ad immaginarsi tutti i presenti con la bocca aperta dallo stupore. Il giovane mago udì un paio di tonfi alle sue spalle, riprova che alcuni studenti avevano seguito alla lettera il consiglio dell'Auror.

Sefer: Questi libri di testo sono stati composti da scribacchini che non sono mai usciti dal loro ufficio, che non hanno mai visto nessuna delle creature o delle maledizioni di cui hanno scritto. Non c'è libro che vi possa preparare ad una vera battaglia, o ad affrontare un pericolo inatteso… RESPINGO!

Sefer Jesirah estrasse istantaneamente la propria bacchetta dalla veste e la puntò verso gli studenti, il tutto mentre recitava la formula. Qualcuno gridò, Harry si abbassò istintivamente, sentendo l'incantesimo passare a pochi centimetri dalla propria testa, ma anche così riuscì a sentire qualcuno urlare "PROTEGO!" alle proprie spalle, seguito immediatamente da un suono come quello di una campana. Rialzatosi, il giovane mago si voltò verso la direzione da cui era venuta la voce di poco prima, e vide Hermione con la bacchetta alzata ed un'aria sconvolta. Una risata divertita fece voltare di nuovo tutti verso il professore, ancora in piedi davanti alla cattedra con la bacchetta alzata. Aveva una faccia entusiasta e rideva calorosamente.

Sefer: Hahaha… bene! Molto bene! QUESTO si che è saper affrontare l'imprevisto. Come si chiama, signorina?

Hermione: (ancora ansimante) Her… Hermione Granger.

Sefer: Uhm…Granger, eh? Mezzosangue?

Al suono di quella parola la stanza fu attraversata per pochi istanti da un brusio di protesta: quella accezione era nota per i suoi connotati razzisti, ed era usata solamente da persone poco rispettose del prossimo. La ragazza a cui era stata rivolta la domanda, dopo qualche istante di esitazione, annuì con il capo. A quel gesto Sefer Jesirah scoppiò nuovamente a ridere.

Sefer: Hahahaha… ecco, ecco! Tu sei la prova vivente che quei puritani del sangue sono solo una massa di idioti. Compreso Voldemort ovviamente.

La stanza si riempì nuovamente di un brusio, questa volta spaventato, accompagnato da un nuovo strisciare di sedie: Harry immaginò fosse dovuto a chi aveva cercato di allontanarsi istintivamente al suono di quel nome. Il terrore che tale parola provocava nella comunità magica era sempre evidente, e chi, come Harry, non ne aveva timore, era una rarità. Quasi indifferente alla reazione suscitata dalle sue ultime parole, il nuovo professore di Difesa cominciò a spostarsi verso il retro della cattedra.

Sefer: Le capacità con cui si nasce, la famiglia in cui si nasce, sono cose irrilevanti: conta solo l'impegno nell'allenare i propri poteri e lo scopo per cui vengono usati, tutto il resto è fuffa. Ah, a proposito…

Il ragazzo appoggiò le mani sul ripiano di legno, guardando gli studenti seduti ai banchi con aria minacciosa e tornando al suo atteggiamento serio.

Sefer: …Chiunque in quest'aula provi ad usare i termini Voi-Sapete-Chi, Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato o simili cretinaggini farà perdere automaticamente cinque punti alla propria casa. Sono stato chiaro?

La classe restò in silenzio. Nessun professore prima di allora aveva posto una simile regola, e Harry si chiese se non fosse eccessiva: c'era voluto molto tempo perché Hermione cominciasse ad usare quella parola, e se era stato difficile per un nato babbano liberarsi da quella fobia sociale, la maggior parte dei presenti non era affatto pronta a superarla. Pochi secondi più tardi, il ragazzo dai capelli neri si alzò nuovamente, avvicinandosi alla lavagna.

Sefer: Bene, direi di cominciare.

E, nel dire questo, appoggiò la sua bacchetta alla superficie nera del mobile scolastico, sul quale cominciò a disegnarsi una figura abbastanza complessa, che il giovane mago non riuscì a riconoscere fino a che non fu completamente tracciata: sembrava una sorta di gargoyle con ali da pipistrello sulla schiena, artigli e un grugno ben poco attraente. Una volta completato il disegno, Sefer Jesirah cominciò a tracciare nell'aria, in direzione della lavagna, alcune lettere che comparvero progressivamente sulla superficie della stessa.

Sefer: (tracciando le lettere) Oggi parleremo… (finisce di scrivere) …dei Demoni.

La classe fu nuovamente percorsa da un brusio, cosa che stava avvenendo, in piccolo, anche nella testa di Harry: il giovane corvino aveva già avuto dei brevi incontri con tali creature, sia alla Tana (anche se del demone di famiglia dei Weasley aveva solo sentito parlare), sia in Grimmauld Place, durante le pulizie della casa, ma in entrambi i casi si era fatto l'idea che i demoni fossero esseri dispettosi ma praticamente innocui (se Molly Weasley permetteva a uno di essi di vivere sotto lo stesso tetto dei suoi figli non potevano certo essere pericolosi). Harry non aveva mai sentito parlare dei demoni come di creature infernali e malvagie, come invece erano raffigurati in certe storie Babbane, ma ora, osservando il disegno appena tracciato sulla lavagna, il ragazzo corvino cominciò a chiedersi se non vi fossero anche quei tipi di demone. Fino a quel momento, Harry non aveva mai creduto che tali versioni di quelle creature esistessero sul serio. Ma, pensò il giovane mago un istante dopo, la stessa cosa poteva dirsi per Elfi, Centauri e molte altre creature ancora. Oltre che alla magia stessa, ovviamente.

Sefer: I Demoni sono i più malvagi e potenti tra gli avversari che potrete mai incontrare. Possono essere Evocati tramite riti in cui si stipula un patto di sangue, anche se non sempre queste creature tengono fede alla parola data. La cosa principale da considerare di un Demone è…

Il ragazzo dai capelli neri continuò a snocciolare informazioni sui Demoni, sulle loro caratteristiche e punti deboli, che si rivelarono essere più psicologici che fisici. L'aula dove si svolgeva la lezione, per un certo tempo, fu riempita solo dal suono della voce dell'insegnante di Difesa contro le Arti Oscure e dal rumore di una ventina di penne che sfrecciavano sui fogli di pergamena. Voltandosi distrattamente a guardare il resto della classe, Harry notò che quasi tutti i suoi compagni, compresa Hermione, erano intenti a vergare le parole sulla carta alla massima velocità di cui le loro mani erano capaci, come se fossero intenzionati a trascrivere ogni sillaba pronunciata dal misterioso (in molti sensi) ragazzo di fronte a loro.

Tale situazione si protrasse fino al suono della campanella, cosa che non tutti apprezzarono: Harry udì distintamente un paio di studenti di Corvonero emettere gemiti di protesta, probabilmente seccati dal vedersi interrompere un tale flusso di dati tecnici, per di più relativi ad un argomento così interessante. Sefer Jesirah, voltatosi verso la classe, unì le mani di fronte a lui e si stiracchiò, confermando così la fine della lezione.

Sefer: Bene. Visto che il libro, in fondo, lo avete ancora, voglio che confrontiate le informazioni che vi troverete con quello che vi ho detto io in classe… una relazione di mezzo foglio di pergamena, non di più… potere andare.

Detto questo, il ragazzo si voltò e risalì le scale che portavano alla porta del suo ufficio, dove entrò poco dopo. Quasi nessuno si era ancora alzato dal proprio posto: alcuni stavano ancora scrivendo, altri erano semplicemente intenti ad osservare la figura del loro nuovo professore uscire dall'aula. Azione che, poco dopo, fu imitata da quasi tutti gli studenti, improvvisamente più attivi e più chiacchieroni che mai, intenti ora a scambiarsi impressioni sulla lezione appena seguita e su colui che l'aveva svolta. Solo Hermione era rimasta seduta al suo posto, ancora intenta a scrivere qualcosa su di un foglietto di pergamena. Harry la superò, ora concentrato più sulla lezione appena conclusasi, come molti altri della classe, che non su di lei.

Uscito dall'aula, Harry rimase per un po' assorto nei suoi pensieri: le informazioni che il nuovo insegnante di Difesa Contro Le arti Oscure aveva fornito loro erano sicuramente attinenti alla materia, ma al contempo diverse da quelle a cui il ragazzo era abituato. Le lezioni di Difesa Contro le Arti Oscure erano finalizzate principalmente, come faceva intuire il nome del corso, alla difesa personale, e quindi le nozioni più rilevanti erano, di solito, quelle che si rischiava di dover mettere in pratica più spesso. Quel ragazzo invece sembrava considerare ogni creatura magica o maledizione un pericolo pari agli altri… come se fosse sempre in guardia. A Harry ricordò un po' Malocchio.

Hermione: Harry?

Il giovane mago si voltò, nuovamente riportato alla realtà dalla voce dell'amica, voce che sembrava stranamente titubante.

Harry: Si?

Hermione: (con lo sguardo basso) Ecco, io…

Ron: (passando loro accanto) Aah, ho una fame... questa lezione mi ha messo appetito… sbrighiamoci ad andare in sala grande… però, che tipo, quel Jesirah, eh?

Il sopraggiungere dell'amico fece spostare l'attenzione di Harry da Hermione verso Ron, ma il ragazzo riuscì comunque a notare, con la coda dell'occhio, il leggero trasalimento della strega. Una volta che il giovane dai capelli rossi si fu allontanato, il ragazzo corvino spostò nuovamente lo sguardo sul volto dell'amica.

Harry: Scusa, stavi dicendo?

Hermione: (ancora titubante) No… niente.

Il giovane, colpito dallo strano comportamento di Hermione, decise comunque di non insistere per non aumentare il suo disagio e, dopo pochi secondi, si voltò anche lui verso le scale che conducevano al pianterreno.

Harry: Non importa, me lo dirai do…

Il ragazzo non finì la frase. Hermione l'aveva appena superato, senza voltarsi, e contemporaneamente Harry aveva percepito una pressione sulla sua mano sinistra dove, dalla sensazione che aveva provato, era appena stato appoggiato un foglio di carta ripiegato. Harry restò immobile, osservando la folta chioma della sua amica e amante sparire giù per le scale e, una volta che il corridoio si fu semisvuotato, il giovane mago si sbrigò a dispiegare il pezzo di pergamena, leggendovi il messaggio che vi era riportato. Erano poche parole.

Stasera, mezzanotte, bagno dei prefetti. "Purificatio". Ti aspetto.

Harry ripiegò in fretta il foglio e se lo mise in tasca. Un secondo più tardi sorrise, pensando alla notte imminente e a ciò che avrebbe portato, e si incamminò verso la sala da pranzo.

FINE UNDICESIMO CAPITOLO

Come forse alcuni di voi avranno già capito, dal prossimo capitolo la storia tornerà ad essere un po' più piccante. Ho un bel po' di idee in testa, spero solo di riuscire a metterle su carta (metaforicamente) appena possibile.

So che al sesto anno Harry non avrebbe dovuto più avere Divinazione... ma mi serviva per la trama. ^_^

Continuate a seguirmi.