HARRY POTTER SEXY VERSION
CHAPTER 13: FAMILY AFFAIRS
La mattina seguente Harry si era svegliato rilassato, compiaciuto, ma terribilmente assonnato. Gli ci era voluta tutta la sua forza di volontà per alzarsi dal letto, vestirsi e scendere fino in Sala Grande per fare colazione. Anche Hermione, apparentemente, aveva gli stessi problemi del ragazzo, poiché Harry la vide sforzarsi di tenere sollevata la testa per tutta la mattinata.
A pranzo, la sonnolenza dei due ragazzi, notata anche da Ron e Ginny, era ormai svanita, e i due amici non ebbero problemi ad inventare scuse (singolarmente) per spiegare quel loro strano comportamento.
Una volta terminato di pranzare, Harry e Ron si alzarono da tavola quasi subito, entrambi per motivi fisiologici, e il ragazzo dinoccolato utilizzò l'occasione per domandare all'amico quale bagnoschiuma avesse usato durante l'ultima doccia, per via del profumo che emanava.
Harry avrebbe voluto confidare al compagno di Casa quanto era successo la notte precedente tra lui e la ragazza castana, ma decise che per il momento era meglio soprassedere: Ron si era già dimostrato molto geloso di Hermione, tanto da arrivare a colpirlo con un pugno quando aveva scoperto che era stato lui, il suo migliore amico, a rubarle la verginità. Certo, il ragazzo dai capelli rossi, in seguito, non aveva avuto problemi a partecipare ad una cosa a quattro con lei, Harry e Ginny, l'ultima sera alla Tana, ma in quell'occasione la cosa era stata decisa e organizzata insieme, mentre nel caso in questione l'incontro era avvenuto a sua insaputa, e per di più in circostanze non imputabili ad un improvviso impeto di passione.
Harry decise di rivelare all'amico cosa era successo quella notte solo quando le acque si fossero calmate, e stava ancora cercando di convincersi che quella fosse la cosa giusta da fare quando, di ritorno dal bagno, aveva trovato le due ragazze con le quali, in precedenza, era stato in dolce compagnia, intente in una conversazione bisbigliata e, a giudicare dalle espressioni di entrambe, molto coinvolgente. I sussurri si erano però bruscamente interrotti quando Hermione e Ginny avevano notato il ragazzo corvino, confermandogli così di essere il soggetto della loro chiacchierata sottovoce.
Harry sapeva bene di cosa stessero parlando la sua amica e la sorella del suo migliore amico, e decise quindi di lasciare terminare a Hermione il resoconto della serata appena trascorsa senza interferire, limitandosi a passare loro davanti con un mezzo sorrisetto stampato in faccia. Ron parve non notare le risatine acute che le due giovani streghe cercavano di soffocare mentre lui e Harry le superavano, diretti verso l'aula di Trasfigurazione.
Passarono alcuni giorni senza che nulla di particolare accadesse: tra gli orari delle lezioni, i compiti e gli allenamenti di Quiddich, Harry, Ron, Hermione e Ginny non ebbero più molte occasioni per stare da soli tutti insieme, e il giovane dai capelli corvini cominciò a domandarsi quando lui e i suoi amici si sarebbero potuti ritrovare nuovamente per continuare le piacevoli attività a cui avevano dato inizio quell'estate. E soprattutto dove ciò sarebbe successo. Non era pensabile di utilizzare continuamente il bagno dei Prefetti per quegli incontri piccanti, sia per le difficoltà a raggiungerlo, sia per il rischio di essere scoperti (Harry non poteva permettersi di ripetere l'esperienza con Gazza, per quanto eccitante, che lui e Hermione avevano vissuto), e soprattutto per l'impossibilità materiale di arrivarci: il Mantello dell'Invisibilità di Harry non poteva nasconderli tutti e quattro, e continuare con gli incantesimi di Disillusione sarebbe stato pericoloso.
Una sera, in sala comune, il giovane mago era chino su uno dei tavoli, apparentemente concentrato sull'analisi di una mappa stellare di Astronomia, sulla quale avrebbe dovuto individuare le congiunzioni planetarie ivi descritte. Ron era la sua immagine speculare, chino sul foglio di pergamena senza vederlo realmente, mentre Hermione e Ginny erano sedute su un paio di poltrone poco distanti, nascoste l'una alla vista dell'altra dalla pila di libri appartenenti alla ragazza fulva, intenta a compilare (seriamente) una trascrizione di Antiche Rune. Era un momento come tanti, uno degli svariati istanti di cui era composta la normale vita scolastica di uno studente della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, ma fu proprio allora che il giovane dai capelli corvini ebbe l'illuminazione: come aveva fatto a non pensarci prima? - pensò, stupito da tale rivelazione.
Nei pochi secondi - o minuti. Harry aveva perso la cognizione del tempo - in cui il Ragazzo-Che-E'-Sopravvissuto restò a contemplare l'idea che gli era esplosa del cervello, quasi fosse una rivelazione divina, il suo improvviso mutamento di espressione attirò l'attenzione del giovane dinoccolato di fronte a lui, che si chinò verso l'amico.
Ron: (sottovoce) Harry.
Harry: (riscuotendosi dal torpore) Eh? Si? Cosa?
Ron: Allora l'hai capito?
Harry: (ancora confuso) Capito cosa?
Ron: (indicando la mappa) Se questo qui è Marte o Saturno.
Harry: (facendo un mezzo sorriso nervoso) Ah… no, mi dispiace.
Ron: Mi era sembrato che…
Harry: Si, è vero, mi era venuta un idea, ma era sbagliata… cerchiamo di concentrarci, ok?
E così dicendo il giovane dagli occhi verdi si rituffò sul foglio di pergamena di fronte a lui, spostando la penna d'oca su di esso in maniera solo apparentemente sensata mentre Ron, subito dopo, distolse lo sguardo dall'amico e si affrettò ad imitarlo.
Chi non distoglieva lo sguardo dalla coppia di ragazzi era Ginny, evidentemente intenta a fissare loro e non il voluminoso libro che teneva tra le mani. Anche la ragazza dai lunghi capelli rossi aveva avuto un illuminazione, ma non in quell'istante: erano giorni che la più piccola dei Weasley rimuginava sull'idea che aveva in mente, idea sovvenutale quasi immediatamente dopo aver ascoltato il racconto di Hermione sul suo incontro con Harry nel bagno dei Prefetti, e su ciò che era avvenuto durante il loro rientro alla torre di Grifondoro.
Harry: (pensando) Domani è sabato…
Ginny: (pensando) …e avrò modo di agire.
La mattinata successiva trascorse normalmente: dopo aver fatto colazione (più tardi del solito, per via della mancanza di lezioni), quasi tutti gli studenti di Hogwarts si sparpagliarono per il castello, decisi a godersi le prime ore libere del tanto agognato Week-End, unico periodo nel quale, compiti a parte, ci si poteva permettere di oziare. Solo alcuni, tra cui la ragazza dai capelli castani, decisero di rimanere nelle proprie sale comuni per cominciare a svolgere i compiti loro assegnati per la settimana successiva.
Dopo aver pranzato, buona parte degli studenti si riversavano nel vasto cortile erboso del castello, chi per leggere, chi per rilassarsi e chi, come nel caso di alcune coppiette, per fare una romantica passeggiata lungo il lago. Ma non tutti pensavano all'ozio: Harry e Ron, muniti delle loro scope e accompagnati da Ginny (Hermione era rimasta nella sala comune, sepolta nei libri) si erano incamminati verso il campo di Quidditch della scuola, dove erano previsti gli allenamenti della squadra di Grifondoro. O di ciò che ne rimaneva.
Il ruolo di Cercatore di Harry era una delle poche cose rimaste invariate nella formazione della squadra della sua Casa: essendo stato ammesso eccezionalmente come giocatore già al primo anno, il ragazzo corvino era ormai entrato nella Hall of Fame della scuola come il giocatore più giovane rimasto in squadra più a lungo di chiunque altro, oltre ad essere stato, a undici anni, il più giovane Cercatore da un secolo a quella parte.
Ma ora le cose erano cambiate: il passare degli anni, e la conseguente uscita da Hogwarts dei compagni che avevano ottenuto il diploma, senza contare lo spettacolare abbandono degli studi da parte di Fred e George l'anno precedente, avevano ridotto all'osso il numero dei membri originari della squadra. Al suo sesto anno, Harry era il solo rimasto insieme a Katie Bell, di un anno più grande di lui, e che per motivi di età era stata nominata automaticamente Capitano.
Ora restavano vacanti ben quattro posti: due Battitori e due Cacciatori. Un quadruplo problema che bisognava risolvere, se si voleva che il campionato di Quiddich della scuola avesse luogo regolarmente. Durante gli ultimi allenamenti si erano presentati diversi potenziali sostituti, e quel giorno il nuovo Capitano avrebbe dovuto decidere quali tra loro inserire ufficialmente in squadra.
Una volta giunti al centro del campo di gioco, Harry e Ron furono salutati calorosamente da Katie, impegnata fino a quel momento in un discorso motivazionale agli aspiranti nuovi membri della squadra, tutti ragazzi, già presenti sul posto e allineati uno accanto all'altro. Ginny seguì in campo i due giovani, rimanendo dietro di loro, anche se di poco.
Katie: (A Harry e Ron) Benarrivati ragazzi, benarrivati. (poggia una mano sulla spalla di ciascuno dei due) Il miglior cercatore che Hogwarts abbia mai avuto e lo straordinario portiere a cui dobbiamo la vittoria della Coppa lo scorso anno. Vediamo di impegnarci seriamente anche stavolta, ok?
La voce della giovane era alta e squillante anche se, apparentemente, si stava rivolgendo solo ai due ragazzi che aveva di fronte. Il suo tono di voce e magniloquenza avevano già da tempo fatto comprendere a Harry quanto Katie avesse preso sul serio il suo ruolo di Capitano.
Katie: (rivolta agli altri giocatori) Ok, dieci giri del campo, facendo slalom tra le tribune. Su, forza, scattanti!
All'ordine della diciassettenne, i restanti presenti in campo inforcarono le scope e si alzarono in volo, cominciando a muoversi a zig-zag intorno agli spalti. La momentanea assenza di persone a cui dover urlare ordini sembrò far mutare radicalmente il carattere di Katie, che si chinò verso Harry (Ron la superava di uno o due centimetri) e gli chiese in un sussurro: "Come pensi che stia andando?"
Harry: (sorridendo) Benissimo, sei un leader nato.
Katie: (leggermente arrossita) Oh, non dire così… non mi sento a mio agio nei panni di Capitano… vorrei che ci fosse ancora qui Baston…
Ron: Non ti preoccupare, non sempre si è in grado di ricoprire il proprio ruolo al meglio fin dall'inizio… ricordi me l'anno scorso?
Harry ricordava eccome: Ron, propostosi come Portiere per colmare il posto lasciato dall'indimenticabile Oliver Baston due anni prima (al quarto anno di Harry a Hogwarts la Coppa del Quidditch era stata annullata per via del Torneo Tremaghi), inizialmente era poco più di una schiappa. Solo con il tempo e con l'aumento di fiducia in se stesso il ragazzo aveva raggiunto un livello di gioco più che soddisfacente.
Katie: (sorridendo nervosamente) Si, mi ricordo… (si rivolge a Harry) e ricordo anche che Angelina ha dovuto fare una scelta difficile nel designare il nuovo componente della squadra…
Ron inarcò le sopraciglia, ma Katie non ci fece caso.
Katie: Ora tocca a me quel compito, e non so che dire… selezionare nuovi giocatori è un impresa ardua, bisogna capire non solo se sono bravi, ma anche se sanno fare il lavoro di squadra e…
Harry: (interrompendola) Ti sei già fatta un idea sui nuovi candidati? Che cosa ne pensi?
Katie: Oh, solo una mezza dozzina di loro ha deciso di presentarsi ai provini ufficiali…
E così dicendo indicò con noncuranza il gruppo di giovani studenti che volteggiavano sopra le tribune del campo di gioco, intenti a schivarle ogni volta che passavano dall'interno all'esterno degli spalti, concentrandosi sui loro riflessi e sulla loro velocità. Harry notò che alcuni prendevano le curve ancora un po' troppo larghe.
Katie: …ma da quello che ho potuto vedere finora, la maggioranza di essi non mi sembra molto brava… ma non abbiamo molta scelta, no? Forse alcuni potrebbero andare bene come Battitori, e mi sembra che quello del quarto anno – quello lassù (indica un ragazzo dai capelli castani e corti) – possa andare bene come Cacciatore, ma per l'altro…
Ginny: Lo faccio io.
I tre giocatori della squadra di Quidditch di Grifondoro si voltarono verso la sorella minore del più alto del gruppo, guardandola con un'espressione sorpresa e (nel caso di Ron) allibita. I due sedicenni sembravano essersi dimenticati della sua presenza.
Katie: Tu?
Harry: Tu?
Ron: Tu?
Ginny: Io. (rivolta a Ron) Non vedo perché la cosa ti turbi tanto, fratellino. Dopotutto ho già giocato in squadra l'anno scorso, come sostituta di Harry…
E così dicendo sorrise al ragazzo corvino, che le fece un sorrisetto di rimando. Ron invece mantenne la sua espressione confusa, convinto com'era che la sorella li avesse seguiti solo per assistere agli allenamenti.
Ron: Si… ma in quel caso era provvisorio… ed eri un Cercatore, mentre ora… è che…
Ginny: (battendogli una mano sulla spalla, sorridendo) Fratellino, fratellino… non vorrai dirmi che hai paura che sappia maneggiare la tua Pluffa meglio di te.
La velata allusione della giovane Weasley agli incontri che lei e i due ragazzi avevano condiviso in precedenza fu compresa solo dai due diretti interessati, che assunsero all'istante un espressione imbarazzata e leggermente tesa, mentre il neo-nominato Capitano della squadra di Grifondoro non parve cogliere nessun doppio senso nelle parole della quindicenne. Dopo alcuni secondi, infatti, durante i quali Katie Bell assunse un'aria pensierosa, l'ultima Cacciatrice rimasta in squadra si rivolse con aria seria a tutti i presenti.
Katie: Lungi da me il voler creare rivalità tra membri della stessa famiglia… (si volta verso Ginny)… ma abbiamo bisogno di più candidati possibili… specialmente di qualcuno come te. (sorride) Se da Cacciatore giochi bene come da Cercatore, direi che hai il posto in squadra assicurato.
Ginny sorrise compiaciuta, mentre Harry e Ron si scambiavano un'occhiata furtiva. La proposta della sorellina di Ron di entrare a far parte ufficialmente della squadra era una sorpresa per entrambi: nonostante la ragazza avesse giocato con loro a Quidditch diverse volte durante l'estate, dimostrandosi anche piuttosto brava, nessuno dei due aveva mai notato in lei un qualche desiderio di partecipare seriamente a quel gioco. Probabilmente - pensavano - l'anno precedente la giovane Weasley non si sarebbe neanche proposta di entrare in squadra, se la Umbridge non avesse espulso proprio Harry e i gemelli, suoi fratelli maggiori, dopo un incontro poco sportivo avuto dai tre con Draco Malfoy. Invece ora era li, offrendosi di unirsi ufficialmente a loro, e sembrava anche piuttosto determinata.
Katie: Bene, se vuoi partecipare ai provini ti conviene andare a cambiarti… sai già dove sono gli spogliatoi, vero?
Ginny: (arrossendo lievemente) Si, certo... vado subito.
La giovane dai capelli rossi si voltò e cominciò a correre verso una delle entrate del campo, da dove si poteva accedere alla struttura interna degli spalti. Harry e Ron la videro allontanarsi lasciando dietro di lei la scia rosso fuoco dei suoi capelli. Una volta voltatisi di nuovo, i due ragazzi notarono che il loro Capitano li stava guardando con un sopraciglio inarcato.
Katie: (ironica) La stessa cosa vale anche per voi, sapete?
Harry e Ron si riscossero in quel momento dai loro pensieri, rendendosi conto di doversi preparare a propria volta per l'allenamento, e schizzarono contemporaneamente nella stessa direzione presa poco prima da Ginny, lasciandosi alle spalle una Katie Bell dall'espressione nuovamente seria e risoluta.
Harry, mentre si dirigeva verso l'entrata degli spalti, guardò verso l'alto per dare un'occhiata a coloro che, probabilmente, sarebbero diventati i suoi nuovi compagni di squadra, ancora intenti ad allenarsi a virare velocemente. Non tutti ce la facevano, però: alcuni prendevano curve troppo larghe, e un altro cercava proprio in quel momento di evitare le tribune, contro le quali si stava andando a schiantare. Il ragazzo evitò l'impatto, ma il suo passaggio radente accanto ad una delle panche delle tribune costrinse una figura seduta proprio in quel punto a piegarsi di scatto, facendo agitare i suoi lunghi capelli biondi.
Harry: (a Ron) Scusa, tu precedimi, ti raggiungo subito.
Subito dopo, inforcata la sua Firebolt, il giovane dai capelli corvini si librò in aria, portandosi velocemente all'altezza della ragazza che aveva appena rischiato di essere investita da un manico di scopa.
Harry: Luna, stai bene?
Luna Lovegood, coetanea di Ginny e appartenente alla Casa di Corvonero, alzò lo sguardo dal pavimento di legno della tribuna e posò i suoi enormi occhi grigi sul volto del sedicenne.
Luna: Si… sto bene, Harry. Grazie.
Harry: Ma che ci fai qui? Gli allenamenti di Corvonero sono previsti solo tra tre ore. Sicura di non aver confuso gli orari?
Luna: (sorridendo) Oh, no, nessun errore. E' da tempo che tifo per la squadra di Grifondoro, anche se questo non mi rende simpatica alle mie compagne… (il suo viso si rabbuia leggermente, poi ritorna a sorridere)… ma è in questa squadra che giocano i miei amici.
Harry, alle parole della ragazza bionda, sentì un certo calore al petto. Ciò che il giovane mago provava in quel momento per Luna era un misto di compassione e gratitudine, dovuto non soltanto a ciò che aveva appena detto, ma anche a qualcos'altro, di molto più personale: Harry non aveva dimenticato che era stata proprio la giovane, l'anno precedente, l'unica a riuscire, in piccola parte, a far diminuire il suo dolore per la perdita di Sirius… e per questo il ragazzo le era molto riconoscente. Anche lui la considerava un'amica.
Harry: Va bene, non c'è problema se resti… stai solo attenta a possibili… ehm… incidenti.
Lo disse spostando gli occhi in direzione del ragazzo che l'aveva quasi colpita. Luna si limitò ad annuire e a sorridergli. Così, dopo un ultimo cenno di saluto, Harry si congedò dalla giovane Corvonero e, posatosi nuovamente a terra, tornò a dirigersi verso gli spogliatoi.
L'ora successiva fu riempita dal rumore di Puffe che venivano afferrate (e spesso lasciate cadere), bolidi che venivano schivati e battuti, giocatori che si incrociavano e, in un paio di occasioni, scontravano, il tutto con la voce tonante di Katie Bell in sottofondo. Alla fine, dopo una trentina di tiri negli anelli (più della metà dei quali venne parata da Ron), una quindicina di battute di Bolidi ben fatte e svariati passaggi di Pluffa, il Capitano della squadra ordinò a tutti di scendere a terra per poter annunciare le sue decisioni: Joseph Willis e Duncan Jones, due studenti del quinto anno, si erano guadagnati meritatamente il ruolo di battitori, mentre Malcolm Skinner – il ragazzo indicato poco prima da Katie – e Ginny si erano aggiudicati il ruolo di Cacciatori. Ora la squadra era di nuovo al completo.
Katie: Bene, molto bene. Direi che adesso abbiamo una squadra davvero promettente: vinceremo la Coppa!
La ragazza disse l'ultima parte della frase con ancora più enfasi di prima, alzando il braccio destro in segno di vittoria. Harry e Ron, nonostante cominciassero a considerare imbarazzante l'atteggiamento del loro Capitano, alzarono il braccio anch'essi per non deludere la ragazza, gesto che fu imitato subito dopo anche da Ginny e Jones, mentre i restanti presenti risposero con un "Si" poco convinto, specie gli esclusi dalla selezione. In pochi minuti, tutti i giocatori (selezionati o meno) presenti in campo ritornarono agli spogliatoi per cambiarsi e rinfrescarsi. Una volta entrato, Harry si andò a sedere su di una delle panche presenti nell'ambiente a lui ormai familiare.
I locali adibiti a spogliatoio delle squadre di Quidditch erano costruiti in legno, come il resto dello stadio, e si trovavano all'altezza della zona rettilinea dell'ovale che formava le tribune, in posizioni diametralmente opposte, nascosti alla vista degli spettatori dalle pareti interne dello stadio stesso. Ognuno dei due ambienti, identici tra loro, era diviso in tre locali: una stanza centrale provvista di panche e appendiabiti, usati principalmente d'inverno per appendervi i cappotti, e due salette laterali alle quali si accedeva tramite delle porte anch'esse di legno, comprendenti gli spogliatoi veri e propri e i bagni, una destinata alle ragazze e l'altra ai ragazzi. A queste andava aggiunto anche l'ufficio del Capitano, la cui porta di accesso era situata sul fondo della stanza centrale.
La porta che conduceva alla prima delle due salette laterali venne attraversata senza esitazione da Katie e Ginny, le uniche femmine rimaste in squadra, mentre la seconda stanza venne usata a turno, per via delle dimensioni ridotte, dai rimanenti membri (e non-membri) maschili del team. Harry e Ron decisero di cambiarsi per ultimi, così da poter restare soli e commentare l'operato dei nuovi giocatori senza avere intorno orecchie indiscrete. Mentre aspettavano che Jones e Skinner terminassero di cambiarsi, i due ragazzi videro uscire dallo spogliatoio femminile Katie Bell, ora vestita nuovamente con la sua divisa scolastica, ma senza che vi fosse traccia di Ginny.
Ron: Scusa, Katie…
Karie: (fermandosi a metà strada dalla porta che dava sull'esterno) Uhm? Si?
Ron: Mia sorella non è ancora pronta?
Katie: Ah, guarda, ha deciso di farsi una doccia… non so perché, non ci siamo allenati così tanto… ma se lo ritiene opportuno…
Ron: Ah, capisco... grazie.
Subito dopo, la ragazza diciassettenne oltrepassò la porta d'ingresso del locale adibito a spogliatoio e la richiuse dietro di se. Harry e Ron si guardarono, scambiandosi un'occhiata d'intesa: essendo rimasti soli nella saletta centrale nessuno poteva sospettare, guardandoli, che cosa stessero pensando in quel momento. Cosa che invece era più che evidente per entrambi i ragazzi, complici nei pensieri come lo erano stati per altro, in precedenza: il fatto che la quindicenne neo-confermata Cacciatrice di Grifondoro, in quel momento, fosse quasi sicuramente sotto il getto d'acqua delle docce degli spogliatoi femminili, nuda, intenta a massaggiarsi sensualmente - nella mente dei due giovani - ogni centimetro di pelle del corpo, aveva risvegliato gli istinti dei due amici, ora focalizzati sulla ragazzina dai capelli rossi. Rossi come quelli di Ron.
In quell'istante Harry Potter comprese l'inusualità della situazione che si era creata: che le sue fantasie erotiche indugiassero sulla persona di Ginny Weasley non era poi una cosa tanto strana, vista la bellezza della ragazza e i suoi trascorsi con la stessa, ma non era altrettanto normale che lo facessero quelle di Ron. Suo fratello. Harry non aveva compreso del tutto, fino a quel momento, che ciò che era avvenuto nella camera dei genitori del suo migliore amico, quella sera prima della partenza per Hogwarts, era stato - tra le altre cose - un incesto. Il ragazzo corvino aveva come congelato quella consapevolezza in un angolo della sua mente, cosa che probabilmente era avvenuta per via della passione del momento, all'inizio, e successivamente per la mancanza di atteggiamenti del ragazzo lentigginoso volti a manifestare un qualunque suo disagio o rimorso. Sembrava che quell'amplesso proibito tra fratello e sorella non fosse mai avvenuto.
Harry stava per chiedere delucidazioni a Ron riguardo al suo punto di vista della questione, quando la porta degli spogliatoi maschili si aprì improvvisamente, lasciando uscire i due ultimi neo-confermati membri della squadra, che li salutarono educatamente prima di uscire dal locale. Adesso, rimasto solo con l'amico, Harry avrebbe potuto chiedergli quali erano le sue impressioni in merito all'esperienza che avevano entrambi condiviso con sua sorella, in particolar modo i sentimenti del ragazzo dai capelli rossi riguardo alla cosa, ma fu proprio questo pensiero a fermare il giovane mago dal formulare tale domanda. Harry aveva deciso, solo pochi giorni prima, di tacere il suo rapporto sessuale con Hermione proprio per non mettere l'amico a disagio (nonché per evitare di mettere se stesso a rischio pugni), cosa che tale argomento avrebbe certamente provocato. Alla fine, il ragazzo corvino giunse alla conclusione che se Ron non aveva più parlato della questione aveva certamente avuto i suoi buoni motivi, così decise di rimandare il discorso ed entrò velocemente nello spogliatoio maschile, lasciando per un attimo l'amico a fissare il vuoto, disorientato.
I due ragazzi si cambiarono d'abito e si rimisero le uniformi, Harry più velocemente di Ron, a causa del leggero nervosismo che lo aveva permeato in seguito alle sue riflessioni. Il giovane dagli occhi verdi stava allacciandosi le stringhe della scarpa da tennis, appoggiata sopra la piccola panca presente nella stanza, quando udì nuovamente la voce dell'amico.
Ron: Harry…
Harry: (senza voltarsi a guardarlo) Si?
Ron: Guarda, per me non è un problema…
Harry: (ancora concentrato sui lacci) Che cosa non è un problema?
Ron: Ginny.
Il ragazzo corvino si voltò verso l'amico, restando comunque chinato sulla sua scarpa.
Ron: So che tu e mia sorella siete stati insieme, e l'ho accettato. So anche che tu e Hermione siete stati insieme…
E qui fece una pausa.
Ron: …e l'ho accettato. Mi sembrava che si fosse capito quando… (arrossisce di colpo) cioè… quella sera. Non c'è bisogno che tu faccia finta di nulla, Harry. So che la desideri.
Harry Potter rimase immobile a fissare l'amico, intento a dargli quella che, seppur in modo insolito, era la sua benedizione ad avere altri incontri con sua sorella… e implicitamente anche con la ragazza che amava. Il ragazzo corvino avrebbe potuto prendere la palla al balzo, confessargli quello che era successo con Hermione qualche sera prima e poi fiondarsi nello spogliatoio femminile… ma ancora non si sentiva pronto. C'era ancora una cosa che doveva capire.
Harry: (rialzandosi) Ti ringrazio… ma per adesso non voglio disturbare Ginny. Sarà stanca dopo gli allenamenti. (si avvicina alla porta, ancora rivolto verso Ron.) Ma se vuoi puoi farti avanti tu.
L'aveva detto in modo piatto, inespressivo, solo per valutare la reazione dell'amico a quella proposta. E si era avvicinato all'unica via di fuga della stanza proprio nel caso che tale reazione fosse stata poco gradevole. Ma Ronald Weasley non si adirò, ne lo minacciò, ne tantomeno si lanciò verso l'amico con l'intento di picchiarlo. Rimase li, in mezzo allo spogliatoio, ancora privo del maglione, abbassando progressivamente lo sguardo verso terra.
Ron: Ti sembra strano, vero? (alza lo sguardo) Che io voglia fare l'amore con Ginny?
Harry era immobile, in silenzio, concentrato sull'amico.
Ron: Neanche io so che cosa mi sia preso… (comincia a passeggiare su e giù per la stanza) Quando ho saputo di te e mia sorella, mi sono detto che era normale, che anche lei aveva la sua vita e poteva viverla come meglio credeva… e per quanto riguarda Hermione…
Harry inspirò involontariamente.
Ron: …ho avuto più difficoltà ad accettarlo ma, visto che a lei andava bene la cosa, ho deciso di rispettare i suoi desideri, di lasciarla libera di fare le sue scelte… anche se a malincuore.
A tale affermazione, il ragazzo corvino capì di avere fatto bene a non rivelare all'amico ciò che era successo quella notte, nel bagno dei Prefetti, proprio con la ragazza di cui Ron stava parlando. Harry si appuntò mentalmente di aspettare di essere in compagnia di Hermione, e forse anche di Ginny, prima di confessarglielo. Avrebbe ridotto di molto le possibilità di uno scontro fisico.
Ron: Ma con Ginny… io non so che cosa mi è preso quella sera… insomma, è mia sorella!
Lo disse fissando Harry negli occhi, come se volesse essere assolto da quello che considerava essere, evidentemente, un errore. Subito dopo, però, riprese a passeggiare per la stanza.
Ron: Eppure… quando mi ha detto di… volermi… io non ci ho visto più. E' stato più forte di me. Che cos'ho fatto, Harry?
Ron disse l'ultima frase con una nota di disperazione nella voce, cosa che fece abbassare la guardia al ragazzo corvino, completamente concentrato sulla confessione dell'amico, nonché stupito di come la situazione venutasi a creare fosse l'esatto opposto di quella che Harry temeva.
Ron: Che cosa penserà Ginny di me? Che cosa penserà di me Hermione? So che non ne abbiamo più parlato da quando siamo a Hogwarts ma… vorrei tanto sapere se… se ora le disgusto.
Ronald Weasley concluse la sua confessione rimanendo immobile, fissando il pavimento, apparentemente in attesa di un perdono o di una condanna, ed era chiaro che il ragazzo dai capelli rossi aveva scelto il suo migliore amico, proprio colui che aveva, in fondo, perdonato per le scappatelle con le due ragazze più importanti della sua vita, perché decidesse quale delle due cose meritasse. Ma Harry non aveva dubbi. Si avvicinò all'amico, andando ad appoggiargli una mano sulla spalla, sorridendo.
Harry: Non ti devi preoccupare Ron.
Il ragazzo dinoccolato alzò gli occhi, restando comunque con lo sguardo leggermente rivolto verso il basso, per via della minore altezza dell'amico.
Harry: L'hai visto tu stresso: Ginny e Hermione hanno accettato di partecipare a quella serata di loro volontà, senza ritrarsi o mostrare dubbi al riguardo. Quelle due non sono il tipo di ragazze che si lasciano trasportare da colpi di testa, specialmente Hermione.
E qui Harry strinse più forte la spalla dell'amico.
Harry: Se fossero state pentite di quello che è successo, se avessero voluto farci sapere che era stato un errore, l'avrebbero fatto. Conosci Ginny, non è il tipo di persona che tiene per se i segreti…
Ron: Lo ha fatto, con Riddle.
Il ragazzo si riferiva a ciò che era avvenuto durante il secondo anno suo e di Harry a Hogwarts, quando l'allora undicenne Ginny era stata suo malgrado controllata dal ricordo del giovane Voldemort e costretta ad aiutarlo ad aggredire i figli di Babbani. Nonostante non fosse consapevole di ciò che stava facendo, la giovane Weasley aveva avuto dei sospetti, ma aveva comunque deciso di non confidarsi con nessuno, rischiando quasi di farsi uccidere.
Harry: Quella è un'altra questione. Si trattativa del suo diario segreto. Era una cosa personale…
Ron: (ironico) Fare sesso con il proprio fratello non è una cosa personale?
Harry: (leggermente alterato) Si, ma suo fratello sei tu! Non è una cosa che ti deve nascondere, o da cui ti vuole proteggere: se volesse parlartene lo farebbe!
Ron: Non ne sono certo…
Harry: Ok, allora parlagliene tu!
Ronald Weasley spalancò gli occhi, fissando il volto del suo migliore amico, sorpreso da quell'idea che, evidentemente, non aveva nemmeno considerato.
Harry: Comincia tu il discorso. Prendila in disparte ed esponile i tuoi dubbi. Ma vedrai che la cosa finirà in una bolla di sapone. Ha scelto lei di farlo. Non ti devi incolpare di nulla.
Ron restò in silenzio, fissando ora il vuoto attraverso la fronte di Harry, palesemente concentrato a soppesare la proposta dell'amico.
Harry: (dirigendosi verso la porta) Io torno al castello, ci vediamo più tardi.
E così dicendo uscì della sala, lasciando il suo migliore amico e complice ancora intento a fissare la parete di legno dello spogliatoio.
Harry afferrò la sua Firebolt e la sua veste da mago, appoggiate precedentemente nella sala centrale dello spogliatoio, per poi indossare l'indumento, inserire la scopa sotto al braccio e cominciare a dirigersi a passo spedito verso la porta d'ingresso dell'ambiente. Poco prima di uscire il ragazzo corvino si girò, rimanendo a fissare per alcuni secondi la soglia dello spogliatoio maschile, come a controllare qualcosa, per poi voltarsi nuovamente chiudendo la porta dietro di sé, lasciando la sala comune dello spogliatoio vuota e silenziosa. Dopo alcuni secondi, però, un nuovo suono tornò a farsi sentire in quel locale: quello di una porta che cigolava, aprendosi lentamente. Una volta che l'ingresso dello spogliatoio femminile si fu spalancato, nella sala centrale entrò, a passi lenti e cauti, una ragazza dai lunghi capelli rossi, vestita con l'uniforme scolastica di Hogwarts. Il suo sorriso era malizioso ed eccitato.
Ronald Weasley rimase per un tempo indeterminato a rimuginare sulla situazione in cui si trovava: aveva fatto sesso con sua sorella minore, per di più in compagnia del suo migliore amico e - cosa ancora peggiore - della ragazza di cui era innamorato. Non che l'avesse mai confessato a Hermione, certo, ma lui ne era consapevole, e da molto tempo, fin da quando l'aveva vista al Ballo del Ceppo insieme a Krum. E ora il pensiero che quella persona potesse considerarlo negativamente, o che addirittura provasse disgusto per lui, per via di quel rapporto sessuale con Ginny, lo faceva sentire male, ben più di quanto non fosse stato disposto ad ammettere ad Harry, poco prima.
Ma forse il suo amico aveva ragione - cominciò a sussurrargli una vocina in un angolo della sua mente - forse Hermione era davvero d'accordo con quanto era successo, forse non dava così tanta importanza alla cosa.
Ron si ritrovò a rievocare il ricordo della fatidica serata, la causa di tante preoccupazioni e disagi, e nel ripercorrere quei momenti intimi ed eccitanti non riuscì proprio a notare alcuna traccia di disprezzo o disgusto negli occhi di Hermione. Anzi, quando la ragazza aveva deciso di intervenire, durante il rapporto incestuoso tanto vituperato dal giovane mago, si era mostrata ben più che comprensiva nel vedere lui e sua sorella in quella situazione. Aveva persino deciso di abbandonare le attenzioni dedicatele da Harry (Ron non provò un disagio particolare, a tale pensiero) e di partecipare attivamente ai loro giochi, sedendosi sul suo volto e cominciando a baciare Ginny, mentre lasciava che il ragazzo dai capelli rossi le stimolasse il fiore con la lingua.
Tali ricordi avevano avuto l'effetto indesiderato di far risvegliare la virilità del ragazzo, che ora si trovava nella situazione di dover decidere se cedere a quel particolare impulso o se resistere e ritornare al castello insieme agli altri.
Decise di cedere.
Ronald Weasley si avvicinò ad uno dei cubicoli dove si trovavano i bagni degli spogliatoi e, restando in piedi, si slacciò la lampo e si abbassò leggermente le mutande, lasciando che il suo membro ormai completamente eretto saltasse fuori dai pantaloni. Un istante dopo, il giovane mago chiuse gli occhi e incominciò a stimolare il proprio organo genitale, concentrandosi sulle immagini rimastegli impresse nella mente durante quell'incontro di sesso di gruppo, nonché su quelle riguardanti il suo primo vero rapporto sessuale, con Hermione, sul pavimento del bagno di casa sua. I ricordi su cui il ragazzo si trovò a soffermarsi più spesso, però, non furono quelli nei quali possedeva la giovane dai capelli castani, ma quelli dove la sua sorellina, con cui era cresciuto e sulla quale aveva vegliato da quando aveva memoria, si muoveva ritmicamente sopra di lui e sospirava di piacere, con il membro del ragazzo immerso nel suo corpo.
Ormai indifferente ai suoi problemi morali, Ronald continuò a muovere la mano lungo la propria asta, esattamente come aveva fatto molte altre volte durante le sue docce pomeridiane, ma pronunciando, stavolta, un nome diverso.
Ron: Ginny… oh, Ginny…
Un leggero scricchiolio percorse lo spogliatoio maschile. Il ragazzo lo ignorò.
Ron: Ginny… Ginny…
Ginny: Si, fratellino?
Ronald Weasley sbiancò di botto, voltandosi di scatto verso il punto da cui proveniva quella voce, trovando gli occhi castani della persona a cui stava pensando in quel momento intenti a fissarlo. Il ragazzo ebbe una strana sensazione di Deja-Vu. Non si accorse neanche di avere il membro completamente eretto ancora in bella vista.
Ron: Ginny!
Il giovane dai capelli rossi esalò il nome della sorella in un fiato, rendendosi conto subito dopo della sua situazione e cercando quindi di reinserire il proprio sesso all'interno della sua biancheria, causando a se stesso non pochi disagi.
Ron: Ginny... ti posso spiegare… io…
Ginny: Mi puoi spiegare perche stavi mormorando il mio nome mentre ti masturbavi?
Ron si sentì sprofondare. Attese l'esplosione.
Ginny: (sorridendo) Non c'è bisogno che tu lo faccia. Ne sono onorata.
L'esplosione arrivò. Ma non fu quella di ira della sorella, che il ragazzo si era aspettato, ma quella del suo cuore. Gli occhi azzurri di Ron si spalancarono di scatto, mentre il cervello del giovane mago elaborava a tutta velocità le ultime parole pronunciate dalla ragazza di fronte a lui. Allora era vero che Ginny non era pentita di ciò che era successo? Che non nutriva segretamente del risentimento verso di lui…?
Ginny: (avvicinandosi al fratello) Sono lieta che tu mi consideri una degna fantasia erotica, e non solo una ragazzina con cui ti sei trovato per caso a condividere una notte di piacere…
Ron: (improvvisamente serio) Io non potrei mai vederti così. (avanza anche lui di un passo) Io ti desidero, Ginny.
Il ragazzo aveva parlato senza pensare, guidato unicamente dagli ormoni che gli nuotavano nelle vene e che ottundevano la sua razionalità. In un piccolo angolo del suo cervello una vocina gli urlò che era Ginny, sua sorella, la persona a cui aveva appena rivolto quelle parole cariche di lussuria. Ma subito dopo anche quella voce svanì.
Ginny: (stupita e arrossita, ma poi di nuovo sorridente) Uau. Vedo proprio che ho fatto colpo. (si inginocchia) Voglio ringraziarti…
E così dicendo, la sorellina di Ron estrasse nuovamente il membro del ragazzo dai suoi pantaloni, dove era stato inserito malamente e ancora parzialmente visibile. Un secondo più tardi la mano della giovane dai capelli rossi si muoveva lungo il sesso del fratello, continuando il lavoro interrotto dallo stesso ragazzo meno di un minuto prima. Il membro di Ron tornò velocemente al massimo splendore, venendo accolto subito dopo nella bocca di Ginny, che cominciò a muoversi regolarmente avanti e indietro. Il giovane mago sentiva le labbra e la lingua della sorella accarezzare ogni centimetro della pelle del suo organo genitale, procurandogli sensazioni fantastiche. Oramai il ragazzo era completamente in preda al piacere: si muoveva nella bocca di Ginny come se fosse intento a penetrarla, e i suoi gemiti erano perfettamente udibili.
Ron: Ginny, oh si Ginny… io… io… Arghhhh!
E con un ultimo ringhio di puro piacere, Ronald Weasley scaricò diversi fiotti del suo seme nella bocca della sorella, che ricevette ogni goccia di liquido con evidente gioia, ingoiando poi il tutto. Una volta che l'orgasmo del giovane dai capelli rossi si fu concluso, la quindicenne liberò il membro del fratello dalla sua gradevole prigione, rialzandosi in piedi subito dopo.
Ron: (ansimando) Ginny… anf… io…
La frase balbettata dal giovane mago fu interrotta dalla ragazza dai lunghi capelli rossi, che gli scoccò un veloce bacio sulle labbra, ricominciando poi a sorridere con ancora più malizia di prima. Un secondo più tardi, la giovane Grifondoro afferrò l'orlo della sua gonna, cominciando a sollevarlo lentamente, mentre il suo sguardo era puntato sul volto sbalordito del fratello. Questi, dal canto suo, era imbambolato a guardare la scena che gli si presentava di fronte, concentrandosi unicamente nel seguire la risalita dell'indumento scolastico della giovane strega, che rivelava ai suoi occhi una sempre maggiore quantità di pelle nuda delle gambe di Ginny. Ron era sicuro che non avrebbe più guardato una divisa femminile allo stesso modo.
Proprio quando il ragazzo pensava di non poter desiderare altro, lo sguardo di Ron cadde sulla leggera peluria rossa che si incominciava a intravedere da sotto le pieghe della parte inferiore della divisa della streghetta. Al giovane mago non ci volle molto per capire che quello spettacolo era dovuto al fatto che la sua sorellina, in quel momento, non indossava la sua biancheria intima. Tale visione, accompagnata da quella consapevolezza, fecero nuovamente ridestare il membro del ragazzo, afflosciatosi in seguito all'orgasmo di poco prima.
Senza dire una parola, sollevandosi del tutto la gonna, Ginny si voltò di spalle e si chinò in avanti, appoggiandosi alla parete e mostrando al fratello il proprio fondoschiena bianco e liscio, immagine che fece aumentare ancora di più la libido di Ron.
Ginny: Vieni…
Il sedicenne non aveva alcun bisogno di sentirselo dire: si posizionò immediatamente dietro alla ragazza e le fece divaricare con poca delicatezza le gambe, poi afferrò il suo membro e lo indirizzò senza esitazioni all'altezza del fiore della giovane strega, facendovelo penetrare con un colpo secco. Ginny non riuscì a trattenere un grido, mentre sentiva il sesso del fratello farsi strada rudemente dentro di lei, ma non si mosse da dove si trovava e cercò di trattenere la voce, mentre percepiva i movimenti sempre più veloci di Ron, che aumentavano progressivamente anche in intensità.
Ora, nel locale adibito a spogliatoio maschile delle squadre di Quidditch di Hogwarts, due figure, entrambe munite di capelli rosso fiamma e quasi completamente vestite, si muovevano l'una contro l'altra in un tripudio di gemiti soffocati.
Ad un tratto, dopo un tempo indefinibile, le spinte di Ron nel corpo della sorella cessarono di colpo, lasciando la giovane, ancora ansimante, confusa e disorientata.
Ron: Vieni qui…
Ginny guardò il fratello, che si era seduto sulla panca di legno, accanto al punto del muro a cui lei era rimasta appoggiata fino a qual momento. Nel vedere il membro ancora turgido di Ron svettare verso l'alto, la giovane strega non ci pensò due volte: tenendo sollevata la gonna, si posizionò in ginocchio tra le gambe del ragazzo e, abbassandosi lentamente, si lasciò impalare nuovamente dal suo sesso.
Era così che Ronald Weasley voleva vedere la sorella: di fronte a lui, lo sguardo di lei fisso nel suo, la sua bocca semiaperta ed ansimante, il tutto mentre si muoveva ritmicamente sopra di lui emettendo gemiti di piacere. Il quel momento al giovane Portiere di Grifondoro non importava più nulla delle questioni morali legate a ciò che lui e Ginny stavano facendo: voleva solo sentire di possedere totalmente la sorella, di avere il totale controllo su di lei, quasi come se le avesse lanciato la Maledizione Imperius. Quel pensiero, unito alla consapevolezza dell'identità della giovane che stava ora possedendo, ai suoi ansimi e al piacere che tale amplesso gli stava procurando, spinse il ragazzo dai capelli rossi al limite del piacere. Improvvisamente Ronald Weasley si alzò in piedi, sorreggendo con le braccia la giovane strega, la quale, dopo un attimo di spavento, si aggrappò forte al collo del ragazzo. Ron continuò a spingere la sua virilità dentro Ginny ancora per pochi secondi, prima di esplodere in un grido di puro godimento, depositando il proprio seme nel corpo della sorella. Pochi istanti dopo, il sedicenne si risedette di colpo sulla panca, facendo sbattere le gambe della ragazza che ancora sorreggeva contro il legno del mobile, provocandole un gemito di dolore. Nonostante la botta, comunque, Ginny continuò a sorridere, tornando a guardare il volto del fratello e chinandosi a baciarlo, cosa che fu accolta con gioia da Ron.
I due compagni di casa, di squadra, nonché consanguinei, continuarono a baciarsi per un tempo indefinito, finché uno scricchiolio non li riscosse e li fece voltare in direzione della porta, dove due occhi grigi spalancati, ancor più di quanto non fossero di solito, li stavano fissando.
Ginny & Ron: (in un soffio) Luna…
La bionda quindicenne, evidentemente shoccata dalla scena che aveva di fronte, si era immobilizzata sull'ingresso dello spogliatoio maschile, stringendo nella mano destra quella che sembrava essere una grossa cipolla verdognola. I due fratelli Weasley erano anch'essi immobili, ancora uniti e abbracciati, con lo sguardo fisso sulla giovane Corvonero. Dopo quella che sembrò essere un'eternità, Ginny si alzò dal corpo del fratello, facendo uscire il membro del ragazzo, nel frattempo ridottosi notevolmente, da dentro di lei. A tale vista, Luna Lovegood inspirò profondamente dal naso, indietreggiando di un passo.
Ginny: (avvicinandosi lentamente alla ragazza) Luna… Luna, calmati… è tutto a posto.
Luna: (parlando in fretta) Certo che è tutto a posto. Perché non dovrebbe essere tutto a posto?
La voce della ragazza bionda, solitamente dal tono velato e sognante, era ora invece più acuta e comprendente una leggera punta di panico. Lo guardo di Luna si muoveva frenetico: dal volto di Ron al sesso (ancora esposto) del ragazzo, dal viso della giovane Grifondoro alle sue parti intime. Ginny si rese conto di avere ancora la gonna arruffata e sollevata all'altezza della vita, lasciando in bella mostra il suo pube privo di mutandine, e si sbrigò a lisciarla nuovamente sulle gambe.
Luna: In fondo non c'è nulla di strano no? Lo sanno tutti del Piano per il Ripopolamento Purosangue della Gran Bretagna, solo che pensavo che avvenisse tra cugini e non… cioè…
Ginny: (arrossita) Luna, aspetta, ti stai sbagliando! Non sto cercando di avere un figlio da Ron.
E nel dire la frase divenne rossa quasi quanto i suoi capelli, cosa che venne imitata parzialmente anche dal ragazzo sedicenne, che non si era ancora premurato di nascondere il proprio organo genitale. La ragazza bionda bloccò il suo sguardo sul volto della coetanea.
Luna: No?
Ginny: No.
Seguì una nuova fase di immobilismo e silenzio, che fu interrotta solo quando Ron si decise finalmente a ricacciare il suo membro ormai privo di baldanza all'interno dei pantaloni.
Luna: (calmatasi leggermente) Ah, ok… (sposta lo sguardo da Ron a Ginny) Allora… se non è per il Piano di Ripopolamento, perché voi…
E qui si bloccò. I due giovani dai capelli rossi si scambiarono uno sguardo veloce, permeato di panico. Se Luna avesse riferito ad altri quello che aveva visto…
Ginny: Ecco… vedi…
Ron: E' una lunga storia…
Ginny: E' un po'… (indica la panca con un braccio) …perché non ti siedi?
La proposta di sedersi sullo stesso ripiano sul quale poco prima i due fratelli avevano eseguito un amplesso incestuoso sembrò spaventare nuovamente la giovane Corvonero, che comunque accettò l'invito e si sedette, non troppo vicino al ragazzo, stringendo con forza lo strano ortaggio verde che teneva tra le mani.
Ginny si accovacciò sul pavimento, tenendo le braccia incrociate e appoggiate alle gambe, nel tentativo di non apparire minacciosa, così da non far sentire la sua coetanea ancor più sotto pressione. Ron, dal canto suo, spostava lo sguardo da Luna alla sorella, cercando di capire se era meglio alzarsi in piedi o no. Ginny lo ignorò, concentrandosi invece sulla confusa ragazza bionda di fronte a lei.
Ginny: Luna… penso che ti dobbiamo una spiegazione…
E cominciò a raccontare: le raccontò di come quell'estate aveva perso la verginità con Harry, di come Hermione si fosse unita a loro in un secondo momento, della decisione della ragazza castana di coinvolgere Ron (e qui il ragazzo in questione spostò lo sguardo sul cubicolo del water) e di come tutti e quattro avevano deciso di passare una 'piacevole' serata insieme, durante la quale lei e il fratello si erano uniti per la prima volta. La bocca della ragazza bionda rimase aperta per la maggior parte del tempo, dilatandosi leggermente ad ogni particolare piccante di cui veniva a conoscenza.
Ronald Weasley rimase seduto e immobile, ascoltando la sorella rivelare alla coetanea tutte le situazioni intime in cui lei (e lui) si era venuta a trovare nel corso dell'estate, sentendo l'imbarazzo crescere minuto per minuto, e quando Ginny arrivò a parlare dell'episodio di sesso di gruppo a cui anche lui aveva partecipato, dovette trattenersi per non alzarsi e andarsene di corsa. Il ragazzo cominciò a chiedersi perché la sorella non avesse semplicemente Obliviato Luna, facendole dimenticare ciò che aveva visto qualche minuto prima, così da poter evitare di doverla informare su certi dettagli imbarazzanti della loro vita privata. Ma poi, guardando la ragazza bionda, ancora rapita dal racconto della giovane dai capelli rossi, Ron comprese. Luna era qualcosa di più di una studentessa di un anno più giovane di lui: era un'amica di Ginny, un membro dell'ES, e l'anno precedente aveva persino combattuto contro i mangiamorte insieme a loro, nell'Ufficio Misteri. Il legame che si era creato tra loro, e in particolar modo tra le due ragazze, era qualcosa più della semplice amicizia, e di certo la giovane Grifondoro non avrebbe mai potuto tradire la fiducia della coetanea modificando arbitrariamente la sua memoria, anche se il ricordo in questione era di natura assai personale. Sarebbe stato come uno dei vari atti di bullismo che la ragazza era spesso costretta a subire, e quest'idea fece svanire dalla mente del giovane sia il pensiero sull'Obliviazione sia l'imbarazzo che provava. O almeno parte di esso.
Ginny: …Ecco, credo di aver detto tutto.
Luna: (ancora con la bocca aperta) Ah… capisco… (si volta verso Ron e poi ritorna a guardare Ginny) Niente a che vedere con il Piano di Ripopolamento allora… in effetti era strano che coinvolgessero minorenni…
Il sorriso di Ginny divenne leggermente più tirato.
Ginny: Luna… sei d'accordo nel non parlare a nessuno di questa faccenda?
Luna: (improvvisamente più seria) Beh, l'anno scorso non dovevo dire a nessuno dell'ES, no? Non mi sembra diverso… (annuisce) …potete contare su di me.
Il ragazzo dai capelli rossi emise un lieve sospiro di sollievo. Sapeva già che Luna non era il tipo di persona che andava a spifferare i segreti altrui, ma conosceva anche la stravaganza della giovane e la sua abitudine ad essere eccessivamente sincera, fino a risultare imbarazzante. Adesso che aveva dato la sua parola di non aprire bocca sulla vicenda, invece, Ron si sentiva molto più sollevato. Tale sollievo, però, cominciò a calare non appena notò lo sguardo di Ginny, che si spostava velocemente da lui alla ragazza bionda e viceversa, mentre il sorriso della giovane Grifondoro era lentamente mutato in un ghigno.
Ginny: (appoggiando una mano sulla gamba dell'amica) Senti, Luna… (si alza e si avvicina al volto della giovane)… ti andrebbe di provare?
La temperatura nella stanza calò di alcuni gradi, o almeno così sembrò al ragazzo sedicenne. La domanda della giovane strega dai capelli rossi aveva ripristinato in Ron la sensazione di disagio, vergogna e paura che aveva provato poco prima, quando Luna lo aveva sorpreso in atteggiamenti molto intimi con sua sorella. Questa volta però, a differenza di quanto era appena accaduto, la causa di tale stato d'animo non era dovuta ad un'intrusione involontaria in un contesto imbarazzante, ma ad una frase pronunciata palesemente di proposito, e proprio dalla ragazza che era stata appena colta in fallo in una situazione molto particolare. Ron spostò lo sguardo su Luna, aspettandosi di vederla nuovamente con la bocca spalancata e l'espressione shoccata, ma, con sua grande sorpresa, la giovane Corvonero non sembrava essere spaventata dalla proposta dell'amica: era solo immobile, con lo sguardo fisso di fronte a lei, e con ancora quella strana cipolla verde tra le mani. Dopo alcuni secondi, la strega bionda si voltò in direzione del ragazzo, guardandolo dal basso verso l'alto (Ron era ben più alto di lei), per poi spostare nuovamente lo sguardo sulla giovane dai capelli rossi.
Luna: (a Ginny) Davvero posso?
Ron si sentì sprofondare qualcosa dentro, e spalancò gli occhi fino a far loro assumere un'espressione simile a quella abitualmente sfoggiata dalla giovane seduta accanto a lui. Mentre una vocina nella sua mente si lamentava per l'apparente disinteresse delle ragazze per la sua opinione, il giovane mago, ancora immobilizzato dalla sorpresa, non poté fare altro che osservare la propria sorella sorridere maliziosamente, per poi avvicinarsi ancora di più a Luna e cominciare a baciarla. Ronald Weasley non mutò espressione, e neanche distolse lo sguardo: semplicemente il suo cervello stentava ad elaborare la scena che ora gli si parava d'innanzi. Ginny, sua sorella, stava baciando appassionatamente una sua coetanea, una ragazza che fino a poco prima era stata sul punto di scappare dopo averla sorpresa durante un rapporto incestuoso, e che ora invece era intenta a rispondere con sempre maggior trasporto al bacio saffico della quindicenne. Dopo quella che sembrò un'eternità, Luna lasciò rotolare a terra il suo strano ortaggio, andando a portare le mani all'altezza del viso della giovane Weasley, che rispose a tale tocco cominciando ad accarezzare a sua volta il volto della ragazza bionda, spostando poi tali carezze al collo e alle spalle della coetanea.
Le due giovani streghe continuarono a baciarsi, spostandosi nel frattempo dalla panca e andando ad inginocchiarsi sul pavimento, muovendosi come se si fossero lette nel pensiero a vicenda. A poco a poco, le due ragazze cominciarono a spogliarsi reciprocamente, senza smettere di baciarsi, portando ogni tanto le mani ad accarezzare l'una i fianchi e le gambe dell'altra, arrivando ad insinuarle leggermente sotto le vicendevoli gonne. Quando le quindicenni si sbottonarono le camicie, liberando così i rispettivi seni (Luna, come Ginny, non indossava il reggipetto), Ronald Weasley non poté più trattenere la sua erezione all'interno dei pantaloni e sfilò nuovamente il proprio sesso dalla sua prigione di stoffa, cominciando a stimolarlo lentamente. Le due giovani, apparentemente ignare dei movimenti del ragazzo, continuarono la loro opera di vicendevole svestizione, liberandosi con pochi gesti degli indumenti ormai slacciati e gettandoli a terra, lasciando così osservare all'altra (e a Ron) le loro schiene e petti nudi. I seni di Luna erano poco più piccoli di quelli di Ginny, anche se ugualmente attraenti agli occhi del mago, e il contrasto tra la pelle della sorella e quella della ragazza bionda, ben più bianca di quella della giovane Weasley, rendeva la scena ancora più eccitante. A quella visione, due ragazze seminude che si baciavano sul pavimento dello spogliatoio maschile delle squadre di Quiddich, Ron non riuscì a trattenere un sospiro di piacere, aumentando nel contempo la stimolazione del proprio membro. Quel suono, però, parve riscuotere le due giovani dalle sensazioni che si stavano donando, portando entrambe a voltarsi verso il ragazzo dai capelli rossi intento a masturbarsi. Un istante più tardi, Ginny sorrise e si allontanò dall'amica, avvicinandosi a gattoni verso le gambe del fratello, andando poi a inginocchiarsi tra di esse e portando la bocca all'altezza del sesso del giovane mago, cominciando poi a stimolarlo con le labbra e con la lingua.
Ron sospirò di piacere, inclinando la testa all'indietro e chiudendo gli occhi, lasciando che le ondate di piacere provocategli dalla giovane strega si diffondessero nel suo corpo. Dopo un tempo indefinibile, Ronald Weasley sentì un altro tocco, oltre quello della sorella, all'altezza del proprio organo genitale, e aprì gli occhi: Luna Lovegood, studentessa quindicenne di Hogwarts e appartenente alla Casa di Corvonero, era inginocchiata tra le sue gambe al fianco di Ginny, e stava usando la sua mano per stimolare il suo membro con evidente interesse. Poco più tardi, la ragazza bionda si abbassò sul sesso del giovane e lo accolse nella sua bocca, cominciando a muovere la testa ritmicamente, allontanandola però poco dopo per lasciare continuare tale lavoro alla coetanea accanto a lei, che prese il suo posto senza dire una parola.
Ora entrambe le ragazze si stavano impegnando, a turno, per trasmettere più piacere possibile al giovane mago che avevano davanti, il quale non riusciva a fare altro che afferrarsi forte allo schienale della panca dove era seduto e ansimare di piacere. Avere due ragazze, prive della parte superiore della loro uniforme (e una anche delle mutandine) inginocchiate tra le sue gambe e intente a stimolare il suo sesso, entrambe con una certa bravura, eccitò il sedicenne a tal punto da portarlo velocemente al terzo orgasmo di quella giornata, facendolo quasi urlare dal piacere mentre i piccoli fiotti del suo seme residuo schizzavano sulle labbra e sul viso delle due studentesse di Hogwarts, sporcandole di bianco e costringendo le giovani streghe a socchiudere gli occhi. Dopo alcuni secondi di oblio, durante i quali Ron non poté fare altro che fissare insistentemente il soffitto ansimando, lo sguardo del ragazzo si posò nuovamente sul volto delle due quindicenni, trovandoli ormai completamente ripuliti dalla sua essenza.
Ron: (ansimando) Anf… anf… Ginny…Luna… anf… io…
Ma le ragazze non lo stavano ascoltando: erano impegnate a fissarsi intensamente negli occhi, come se nella stanza ci fossero solo loro due e, dopo pochi istanti di quella comunicazione silenziosa, Ginny mosse la testa come per annuire, allargando leggermente il proprio sorriso. Prima che Ronald potesse chiedere delucidazioni alle due amiche, Luna si alzò in piedi, andando subito dopo ad infilare le mani sotto la sua gonna ed afferrando le proprie mutandine, abbassandole lentamente fino a terra, per poi sfilarsele del tutto.
La consapevolezza di ciò che stava per accadere esplose all'istante nella mente del ragazzo, che cominciò a spostare velocemente lo sguardo dal volto della sorella a quello dell'amica bionda, come a cercare, irrazionalmente, la prova che si trattasse di uno scherzo. Ma quando gli occhi di Ron si posarono sul viso della giovane Corvonero, trovandovi un sorriso timido ma eccitato, il ragazzo dai capelli rossi capì che Luna faceva sul serio, così come Ginny, che ricominciò a stimolare lentamente il membro del fratello, facendolo tornare a poco a poco alle sue massime dimensioni. Una volta che il sesso di Ron fu completamente eretto, Luna cominciò a sollevare la sua gonna, unica parte dell'uniforme rimastale a parte calze e scarpe, esattamente come aveva fatto Ginny non più di mezz'ora prima, portandosi l'intero indumento all'altezza della vita, permettendo così al giovane mago di osservare i radi peli pubici della quindicenne, biondi come i suoi capelli. Subito dopo, senza dire una parola, prima che il ragazzo dai capelli rossi potesse domandarle se era sicura di ciò che stava facendo, Luna Lovegood si inginocchiò sulla panca proprio sopra il membro del sedicenne, ancora sorretto in posizione verticale dalla mano di Ginny e, lentamente, si abbassò sopra di esso, accogliendolo a poco a poco all'interno del proprio corpo, fino a che tutta l'asta del giovane mago non fu dentro di lei.
Ron provò una sensazione diversa rispetto a quando aveva fatto l'amore con Hermione o con Ginny: il fiore di Luna era assai più accogliente, più rilassato, e immergersi in esso era stato più facile rispetto alle precedenti esperienze del ragazzo. Nonostante non ne capisse il motivo, Ron era ora sicuro almeno di una cosa: Luna non era vergine. Tale pensiero, comunque, scivolò via dalla mente del sedicenne quando la giovane strega dai lunghi capelli biondi cominciò a muoversi, ricominciando a trasmettere piacere al ragazzo dai capelli rossi, che sospirò e andò ad appoggiare le sue mani ai fianchi della streghetta, all'altezza della gonna. Luna si muoveva con particolare agilità, facendo ondeggiare il bacino avanti e indietro, a destra e a sinistra, regalando al giovane mago sensazioni che non aveva mai provato prima. Tali scariche di piacere furono incrementate ulteriormente dall'eccitazione del ragazzo, quando vide la sorella appoggiare le mani sui seni della coetanea bionda, facendola voltare all'indietro, per poi avvicinarsi al suo viso e ricominciare a baciarla con passione. L'immagine della giovane strega impalata sul suo sesso, praticamente nuda, intenta a baciarsi voluttuosamente con sua sorella minore, fu la scintilla che fece detonare l'ultimo e più travolgente orgasmo del sedicenne Ronald Weasley, che si inarcò all'indietro urlando il suo piacere, depositando al contempo le ultime gocce del suo seme nel corpo dell'amica e amante. Dopo pochi ulteriori movimenti del suo bacino, anche Luna raggiunse il culmine della passione, separandosi da Ginny e reclinando la testa all'indietro, posizione in cui la giovane dai capelli biondi rimase quasi pietrificata, con la bocca e gli occhi spalancati in un silenzioso grido di estasi. Ron avvertì la contrazione dei muscoli vaginali della ragazza, che gli procurarono un'ultima scarica di piacere, facendogli emettere un sospiro di apprezzamento.
Pochi secondi più tardi, la streghetta dai lunghi capelli biondi ritornò a posare lo sguardo sul giovane mago che ancora la possedeva, sorridendogli e chinandosi su di lui per abbracciarlo, donandogli poi un profondo bacio sulle labbra. Una volta che si furono separati, Ronald Weasley ritrovò la parola.
Ron: Luna… tu…
Luna: (sorridendo, parlando con la sua solita voce sognante) E' stato bello. (si alza in piedi, facendo fuoriuscire il sesso del ragazzo da dentro di lei) Spero che potremo rifarlo, un giorno.
Il giovane dai capelli rossi non replicò all'ultima affermazione della stravagante quindicenne, divenuta ora la terza ragazza con cui il ragazzo avesse condiviso momenti particolarmente intimi. Questa, dal canto suo, cominciò a raccogliere i suoi indumenti e a rivestirsi, imitata subito dopo da Ginny. Il giovane Grifondoro, osservando le ragazze seminude intente a riappropriarsi dei propri capi di vestiario, si trovò a pensare nuovamente alle sue remore di tipo etico e sociale, constatando che, se davvero tali sensi di colpa avevano motivo di esistere, si erano appena moltiplicati.
Dopo essersi dati una veloce ripulita, i tre novelli complici e amanti si decisero ad uscire dai locali adibiti a spogliatoi, imboccando poco dopo il sentiero che li avrebbe riportati al castello. Ron notò che molti altri studenti si stavano dirigendo verso la porta d'ingresso dell'antico edificio, probabilmente - pensò - per via delle nuvole che si stavano addensando ad ovest.
Mentre camminavano uno di fianco all'altra, lo sguardo del giovane dai capelli rossi cadde sulla ragazza bionda accanto a lui, andando a ripercorrere le forme del suo corpo, fino a che non si posò sullo strano ortaggio che la quindicenne teneva ancora in mano.
Ron: Scusa, Luna…
Luna: (voltandosi a guardarlo) Si?
Ron: (indicando il vegetale) Si può sapere che cos'è quello?
Luna: Oh! (alza la mano che contiene l'oggetto) E' una Radigorda. Volevo darla ad Harry per aiutarlo nella partita contro i Serpeverde. (nota lo sguardo interrogativo dei due fratelli) E' un portafortuna. Basta spremerla e immergere nel suo succo una ciocca dei propri capelli. Conferisce maggiori possibilità di successo in amore, denaro e…
Ron: Con chi l'hai fatto?
La domanda gli era sovvenuta alle labbra senza che ci avesse pensato, ma nonostante l'inevitabile imbarazzo che tale argomento comportava, Ron si convinse di avere fatto la cosa giusta: per quanto non fossero affari suoi, la curiosità su chi fosse stato a cogliere la verginità della giovane Corvonero, notoriamente single e con poche amicizie di rilievo, tra cui gli stessi Ron e Ginny, rimbombava nella mente del ragazzo dal momento in cui aveva posseduto la streghetta, e se adesso i novelli amanti fossero rientrati nel castello e si fossero separati, viste le loro differenze di orari e di Casa, le possibilità di Ron di poter dare risposta a tale quesito sarebbero calate drasticamente. Inoltre, tornare sull'argomento a distanza di tempo sarebbe sembrato poco cortese, e assai più indiscreto.
Luna continuò a camminare, guardando il ragazzo con sguardo interrogativo, come se volesse contargli le lentiggini che aveva sul viso. Ginny era leggermente accigliata.
Ron: (imbarazzato) Insomma… tu non eri vergine, quindi…
Luna: (alzando le sopraciglia) Oh! (assume un'espressione pensierosa, poi annuisce tra se) Si, è stato mio padre.
Ginny si bloccò. Ron si bloccò. Entrambi guardarono la ragazza bionda con aria allibita, facendola fermare a sua volta e, non appena si fu girata verso di loro, i due fratelli esclamarono all'unisono e con lo stesso tono incredulo: "Tuo padre?"
Luna: Si. E' successo due anni fa. (osserva l'espressione basita dei due amici) Insomma, papà era sempre così triste, (il tono della sua voce cala lievemente) …e dalla morte della mamma si sentiva così solo… ho semplicemente voluto confortarlo…
Ginny: (in un soffio) Sei stata tu? Ti sei offerta a tuo padre?
Ron: E lui ha accettato?
Luna: (riprendendo il suo tono sognante) Beh, perché non avrebbe dovuto? Non mi sono offerta di sostituire la mamma, è stato solo un gesto di affetto. (assume un espressione lievemente accigliata) Non è quello che fate anche voi? Ve l'ho detto per questo motivo...
Ginny: (di colpo forzatamente allegra) Oh si, lo facciamo anche noi. (si afferra al braccio di Ron, sorridendo) E' così che ci dimostriamo il nostro affetto, giusto Ron?
Ron: (guarda velocemente la sorella, poi ritorna a fissare Luna sorridendo a sua volta) Si. (posa la mano libera su quella di Ginny) E' proprio così. Ci vogliamo bene.
I due giovani dai capelli rossi rimasero immobili, con stampato in faccia un sorriso palesemente forzato, particolare di cui però la ragazza bionda parve non accorgersi, poiché sorrise nuovamente e si voltò subito dopo in direzione del castello, riprendendo a camminare. Ron e Ginny rimasero in quella posizione per ancora diversi secondi, senza smettere di sorridere.
Ginny: (muovendo le labbra ancora tirate in un sorriso) Suo padre?
Ron: Già. E dire che ero io quello che si faceva dei problemi…
La ragazza dai capelli rossi lasciò il braccio del fratello e si voltò a guardarlo, assumendo un'espressione incuriosita.
Ron: (imbarazzato) Cioè…insomma… non sapevo come avessi preso il fatto di… cioè…
Ginny: (sorridendo e prendendo per mano il fratello) Non ti preoccupare, non ho nessun problema o rimorso rispetto a quello che abbiamo fatto… (si alza in punta di piedi e avvicina la bocca all'orecchio del ragazzo, sussurrando) …e neanche Hermione ne ha. Quindi puoi dimostrarmi il tuo affetto tutte le volte che vuoi.
E così dicendo, la quindicenne lasciò la mano del fratello e riprese a salire verso il castello quasi correndo, ridacchiando tra se e se. Ronald Weasley, rimasto immobile, arrossito ma sollevato come non gli capitava da diversi giorni, dopo pochi secondi tornò a sorridere e ricominciò a risalire il pendio del prato, diretto verso l'ingresso della scuola di Magia.
Quella sera, a cena, Ginny e Ron non si parlarono molto, lasciando che fossero Harry e Hermione a decidere gli argomenti di conversazione. Il giovane mago corvino attribuì il sorriso e il leggero rossore della quindicenne alla sua soddisfazione per essere stata ammessa in squadra, e il silenzio dell'amico all'imbarazzo di dover nuovamente mettere alla prova le sue capacità ad ogni allenamento sotto lo sguardo della sorella. Harry stava rimuginando su come il nervosismo del ragazzo avrebbe potuto abbassare le sue prestazioni in campo, quando gli sovvenne alla mente il dubbio che lui e Ginny, rientrati insolitamente in ritardo dagli spogliatoi, avessero utilizzato tale lasso di tempo per fare qualcosa di diverso dal lavarsi e rivestirsi. Tale pensiero fu però velocemente messo da parte dal giovane dagli occhi verdi: se Ron avesse avuto un incontro intimo con Ginny, come lui stesso gli aveva suggerito, glielo avrebbe sicuramente detto. Ron non aveva segreti per lui.
Ma lui, si ritrovò a pensare, ne aveva per Ron.
Una volta finito di cenare, Harry si congedò dal resto del gruppo dicendo di dover andare in bagno, e che li avrebbe raggiunti in sala comune più tardi.
La seconda affermazione era vera, la prima no.
Harry aveva aspettato per tutta la giornata che arrivasse la sera, così da potere mettere in atto il suo progetto. Mentre saliva velocemente le diverse scalinate del castello, prendendo una direzione assai diversa da quella in cui si trovava la torre di Grifondoro, il giovane corvino estrasse da sotto la camicia il fagotto di stoffa che aveva preventivamente estratto dal baule e nascosto sotto gli abiti: il Mantello dell'Invisibilità. Una volta assicuratosi che nessuno lo stesse osservando, Harry si gettò addosso l'indumento magico, divenendo invisibile per chiunque. Ora, protetto dal lascito di suo padre, il giovane mago ricominciò a salire le scale, muovendosi senza fretta per evitare di inciampare o fare rumori che rivelassero la sua presenza.
Ad un certo punto del tragitto, subito dopo aver svoltato un angolo, Harry dovette appiattirsi di scatto contro la parete per evitare di scontrarsi con un ragazzo che stava avanzando a passo spedito in direzione opposta alla sua. Il sedicenne corvino ebbe solo una frazione di secondo per osservare il volto dell'odiato Draco Malfoy, prima che il Serpeverde cominciasse a scendere velocemente le scale da cui Harry era appena arrivato, ma sui suoi lineamenti aguzzi e pallidi il ragazzo dagli occhi verdi riconobbe quella che era un'evidente espressione di rabbia e frustrazione. Pur ignorando quale fosse la causa dello stato d'animo del coetaneo, Harry era conscio del fatto che qualunque cosa affliggesse Malfoy era motivo di gioia per lui, e tale pensiero lo fece sorridere. Una volta che i passi del ragazzo biondo furono scomparsi in lontananza, il giovane Grifondoro riprese ad avanzare verso la propria destinazione.
Non appena fu arrivato in un corridoio deserto, all'altezza del settimo piano, Harry Potter si fermò di fronte ad una parete liscia e vuota, osservandola con interesse da sotto il mantello. Subito dopo il ragazzo fece dietrofront e ricominciò a camminare, fermandosi dopo pochi passi e ripetendo tale movimento tre volte. Non appena fu passato per la quarta volta davanti allo stesso punto del muro, il giovane mago si voltò nuovamente a guardare la parete, dove ora una porta di massiccio legno nero luccicava alla luce delle candele del corridoio. Dopo aver controllato per l'ultima volta che non ci fosse nessuno ad osservare la scena, Harry Potter afferrò la grossa maniglia d'argento del portone e lo spinse in avanti, facendolo ruotare sui cardini e rivelando così, al di la di esso, un ambiente molto ampio e illuminato da torce. Era entrato nella Camera delle Necessità.
FINE TREDICESIMO CAPITOLO
So che molti non apprezzeranno le scene e le informazioni comprendenti l'incesto, ma questo è solo ciò che la mia mente bacata ha prodotto. Prendetevela con lei, non con me. ^_^
Continuate a commentare. XD
