HARRY POTTER SEXY VERSION
CHAPTER 14: REVELATIONS, DECISIONS, CONTINGENCIES AND SO ON
Una volta richiusa la porta, Harry si liberò in fretta del mantello e si guardò intorno: la Stanza delle Necessità era assai diversa da come il ragazzo l'aveva vista l'anno precedente, durante le riunioni dell'ES. In quell'occasione, la Stanza aveva generato un ambiente adatto allo scopo per il quale era stata desiderata, ovvero l'allenamento pratico di Difesa Contro le Arti Oscure, e conteneva non pochi libri di testo sull'argomento, diversi detector oscuri e svariati cuscini che sarebbero serviti ad evitare di ferirsi durante le prove sugli Schiantesimi.
Adesso, invece, il desiderio che ragazzo corvino aveva richiesto di esaudire aveva poco a che vedere con la Difesa, e la stanza si era adeguata: alla destra e alla sinistra del giovane mago si stendevano ora dei tappeti multicolore, sui quali erano posati in ordine sparso molti più cuscini di quanti non ve ne fossero nell'altra versione della Stanza, ed in fondo alla sala erano presenti due scaffali simmetrici ripieni di libri, ampolle e oggetti che da quella distanza Harry non riusciva ancora a definire. A metà tra i due tappeti, una striscia di pavimento composto da grandi pietre lisce incastonate tra loro si allungava fino alla fine del locale, proseguendo oltre i due scaffali e terminando di fronte ad uno strano armadio di legno scuro e apparentemente molto antico.
La nuova Stanza delle Necessità somigliava in parte alla sua versione precedente, ma la sua attuale funzione era facilmente intuibile dalla presenza, negli angoli ai lati della porta, di due letti circolari di colore rosso, contornati da tende rosa semitrasparenti che pendevano dal soffitto. Inoltre, a metà della parete sinistra della sala si trovava un camino già acceso, che il ragazzo intuì essere collegato ad una delle sfumature del desiderio espresso poco prima: che il luogo a lui necessario fosse facile da raggiungere.
Harry sapeva che i camini di Hogwarts potevano essere usati come un sistema interno di Metropolvere: l'aveva scoperto al terzo anno, nell'occasione in cui Piton aveva convocato l'allora professor Lupin nel suo ufficio proprio tramite quel metodo. Grazie al camino, Harry e i suoi compagni di 'scappatelle' avrebbero potuto raggiungere la Stanza senza doversi ogni volta avventurare per i corridoi del castello, rischiando di farsi scoprire da Gazza o da Pix.
Il giovane mago continuò a spostare lo sguardo da un punto all'altro dell'ambiente, cercando di notare nuovi particolari dell'arredamento della sala, avanzando nel contempo di alcuni passi, fino a raggiungere il bordo di uno dei due tappeti. Non appena il ragazzo mise piede su di esso, però, perse quasi del tutto l'equilibrio, arretrando di scatto sul pavimento di pietra: l'apparentemente solido strato di tessuto si era piegato leggermente non appena Harry l'aveva calpestato, quasi fosse stato un tappeto elastico. Appoggiando nuovamente il piede nello stesso punto, stavolta con più attenzione, il ragazzo corvino capì che l'intero areale coperto dai tappeti era in realtà un enorme materasso soffice e comodo, o magicamente reso tale, dove gli utilizzatori della Stanza potevano rilassarsi e 'divertirsi' senza doversi preoccupare della mancanza di spazio altrimenti presente su di un letto, anche matrimoniale, e senza doversi accontentare di un duro pavimento di pietra per avere disposizione tale spazio. Compreso ciò, il giovane mago capì che i letti negli angoli della sala erano presenti unicamente per soddisfare il possibile desiderio di intimità di coppiette isolate, come faceva intuire anche la presenza delle tende intorno ad essi, sicuramente provviste - Harry ne era convinto - di un Incantesimo Imperturbabile.
Una volta rimessi entrambi i piedi sul corridoio lastricato di pietre tra i due tappeti-materassi, il ragazzo dai capelli neri riprese ad avanzare lungo di esso, attento a non mettere nuovamente un piede in fallo, dirigendosi verso gli scaffali e l'armadio presenti sul fondo della stanza. Avvicinandosi a tali mobili, Harry notò che altri due corridoi di pavimento solido si stendevano proprio davanti ad essi, separandoli di un paio di metri dai tappeti e permettendo così agli utilizzatori della Stanza di potersi avvicinare ai ripiani senza dover per forza camminare sopra la zona di pavimento alterata magicamente. Inoltre, uno dei due corridoi proseguiva lungo la parete sinistra della sala, interrompendosi proprio davanti al camino: questo rendeva il tappeto sinistro leggermente meno spazioso dell'altro, ma comunque talmente grande da poter ospitare da solo l'intero gruppo dell'ES.
A tale pensiero, il volto di Harry si piegò in un ghigno, che però durò solo un secondo, prima che il ragazzo corvino scuotesse la testa come a scacciare l'idea che gli era balenata nella mente: era ormai impossibile riunire in quel luogo il gruppo di persone che l'anno precedente avevano concordato di partecipare alle lezioni extracurricolari di Difesa Contro le Arti Oscure impartite proprio dal giovane mago, e questo a causa della scoperta della Stanza da parte dell'ormai ex professoressa Umbridge. Per quanto non vi fosse più il pericolo delle sue punizioni corporali, ben pochi avrebbero accettato di tornare in quell'ambiente, ormai non più segreto, e ancora meno l'avrebbero fatto per il motivo per il quale il ragazzo aveva desiderato la nuova Stanza delle Necessità. A ciò bisognava aggiungere il fatto che Harry non poteva tornare dagli ormai ex membri dell'ES e proporre loro, di punto in bianco, di partecipare a degli occasionali incontri di carattere assai intimo: l'avrebbero preso per pazzo o - peggio - avrebbero potuto rivelare a tutti le 'attività' che lui, Hermione, Ron e Ginny avevano effettuato durante l'estate. Per un breve istante, Harry immaginò di chiedere a Cho di unirsi a loro in tali 'riunioni': persino nella mente del giovane la ragazza non esitò a schiaffeggiarlo, e forte.
Una volta giunto vicino agli scaffali ricolmi di ogni sorta di oggetti, Harry poté constatare la presenza, al lati dell'armadio, di altri due stretti corridoi che proseguivano dietro i due mobili simmetrici, ma non ebbe modo di osservarli meglio poiché la sua attenzione fu attirata proprio da ciò che era riposto sui ripiani degli scaffali: Harry notò, tra i vari libri e alambicchi riposti apparentemente in disordine sui vari livelli del mobile alla sua sinistra, alcuni oggetti di legno che inizialmente non riuscì ad identificare. Solo dopo averne preso in mano uno, osservandone l'aspetto, il ragazzo comprese la funzione di tale manufatto, e si affrettò a rimetterlo nel punto da cui l'aveva prelevato, arrossendo lievemente. Una veloce occhiata ad entrambi gli scaffali permise al giovane mago di constatare la presenza, su di essi, di molteplici altri oggetti di piacere come quello che aveva appena esaminato, di ogni forma, dimensione e colore. Inoltre, spostando lo sguardo fino al muro accanto al mobile destro, Harry notò alcuni anelli di metallo incastonati nella parete, e decise all'istante di non volerne conoscere lo scopo.
Riportata la sua attenzione sugli altri oggetti presenti sugli scaffali, Harry allungò la mano verso una fialetta che conteneva un liquido rosato e semitrasparente. Una volta afferrata e avvicinata al viso, il ragazzo ruotò il piccolo contenitore di vetro cilindrico per poter leggere l'etichetta apposta su di esso: Incitamentum Maximum. Quasi automaticamente, pur non avendo compreso del tutto l'effetto di tale pozione, Harry infilò la fialetta all'interno di una tasca della sua veste, andando immediatamente dopo ad afferrare un libro nero il cui titolo aveva attratto l'attenzione del giovane: Incantesimi e Pozioni di Piacere per Principianti. Una volta apertolo, il ragazzo corvino si andò a sedere sopra uno dei cuscini posti al limite del tappeto dietro di lui e cominciò a leggere.
Harry sarebbe rimasto a sfogliare quel libro per giorni, senza mai fermarsi: ad ogni riga di quel tomo erano riportati incantesimi che eccitavano il ragazzo al solo pensiero di utilizzarli, e che - ne era certo - sarebbero interessati molto anche a Ginny e a Hermione. Tra le altre cose, il giovane mago trovò il nome della pozione che aveva osservato poco prima, scoprendo che si trattava del più potente afrodisiaco al mondo, cosa che fece immediatamente partire in quarta l'immaginazione del sedicenne. Inoltre, tra i vari incantesimi riportati sul libro, Harry fu particolarmente attratto dall'Incanto Latens, che, a quanto era scritto, permetteva di nascondere alla vista altrui chiunque si trovasse in un raggio di cinque metri da chi lo eseguiva, oltre all'incantatore stesso. Tale magia, però, non rendeva le persone invisibili, ma più semplicemente faceva si che la loro presenza fosse percepita come irrilevante e indegna di attenzione. Chiunque avesse guardato nella direzione di tali individui, o ascoltato le loro voci, li avrebbe ignorati in tutto e per tutto, quasi come se il punto da loro occupato fosse vuoto: persino il tocco delle persone soggette a tale incantesimo non sarebbe stato percepito.
Leggendo gli effetti di quel sortilegio, dalla mente di Harry riemersero le parole pronunciate tre anni prima dall'allora Ministro della Magia Cornelius Caramell, in occasione di una sua visita ai Tre manici di Scopa: "…avrebbe potuto perquisire il paesino dove si erano nascosti senza trovarli, neanche se fosse andato a sbattere il naso contro la loro finestra."
I pensieri di Harry sulle similitudini tra l'Incanto Latens e l'Incanto Fidelius, usato dai suoi genitori per nascondersi da Voldemort quindici anni prima, passarono però in secondo piano quando il ragazzo cominciò a rimuginare sul fatto che, se fosse venuto prima a conoscenza di tale incantesimo, avrebbe potuto servirsene per creare in ogni momento e luogo le condizioni per avere un po' di privacy con le sue due amanti, senza dover correre via dalla Sala Grande subito dopo cena per verificare il possibile utilizzo a tale scopo della Stanza delle Necessità…
All'improvviso, il giovane mago si rese conto del trascorrere del tempo, e guardò in fretta il suo orologio da polso: erano le nove passate. Mancava meno di mezz'ora al coprifuoco.
Harry appoggiò velocemente il libro sulla mensola più vicina e tornò di corsa alla porta d'ingresso della sala, raccogliendo da terra il Mantello dell'Invisibilità e rimettendoselo addosso, ritornando ad essere invisibile. Una volta uscito dalla Stanza, il ragazzo corvino rimase per alcuni secondi ad osservare la porta che scompariva nuovamente nella parete, per poi cominciare a muoversi velocemente in direzione della torre di Grifondoro.
Harry non aveva alcuna intenzione di arrivare in ritardo al ritratto della Signora Grassa: aveva già sperimentato cosa si provasse ad essere scoperto fuori dal dormitorio in orari in cui questo era vietato, e non aveva alcuna intenzione di ripetere tali esperienze. Anche venire redarguito per il ritardo dalla donna presente nel dipinto che fungeva da porta ai dormitori di Grifondoro, per poi venire comunque ammesso nella Sala Comune, avrebbe fatto risaltare la sua prolungata assenza a chi avesse assistito a tale scena, e ciò avrebbe fatto nascere tra i suoi compagni di Casa una serie di fastidiosi pettegolezzi e illazioni sui motivi del suo ritardo, cosa che avrebbe seccato Harry non poco. C'era anche la possibilità di restare nel corridoio coperto dal Mantello dell'Invisibilità e aspettare che la Signora Grassa si addormentasse, per poi riprovare il trucco usato insieme ad Hermione qualche sera prima, facendole aprire la porta nel sonno, ma - pensò Harry - probabilmente era la peggiore delle opzioni possibili: oltre a dover restare in piedi per ore, il ragazzo avrebbe comunque rischiato di svegliare la Signora Grassa e, anche se ciò non fosse successo, c'erano ben poche scuse che il giovane potesse inventarsi per spiegare la sua momentanea scomparsa a Neville, Dean e Seamus, i suoi compagni di stanza insieme a Ron. L'unica possibilità che il ragazzo aveva di evitare problemi era di giungere all'ingresso della Sala Comune di Grifondoro entro mezz'ora, cosa più facile a dirsi che a farsi, vista la complessità dei meandri del castello.
Ad un tratto, mentre si muoveva velocemente ma silenziosamente lungo i corridoi ormai deserti, Harry sentì delle voci in avvicinamento, cosa che lo fece istintivamente fermare e nascondere dietro un angolo, per un attimo dimentico della sua invisibilità. Ma fece bene a farlo, perché le due persone che stavano discutendo, appena spuntate da un angolo in fondo ad un corto corridoio, erano proprio il nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, Sefer Jesirah, e Albus Silente. Harry non era sicuro che il Preside di Hogwarts fosse in grado di vedere attraverso i mantelli dell'invisibilità, ma se c'era qualcuno in tutta la scuola… anzi, in tutto il mondo magico che poteva riuscirci, questo era lui. Fortunatamente, anche se ci fosse stato quel pericolo, Silente era intento a parlare con il professor Jesirah, con il viso rivolto nella direzione opposta al punto in cui si trovava il giovane corvino, cosa che rendeva assai improbabile la possibilità che quest'ultimo fosse visto - o percepito in qualche modo - dall'uomo dalla lunga barba bianca.
Sefer: ...non sto affatto sottovalutando la sua importanza, professore, ma credevo di potermi dedicare ogni tanto anche ad altre mansioni oltre che a…
Silente: (interrompendolo) Se non sbaglio ti sei preso una pausa dal tuo lavoro di Auror, Sefer. Ora sei il professor Jesirah, non te lo dimenticare. E comunque non mi devi più chiamare professore: è ormai passato il tempo in cui l'etichetta ti costringeva a farlo.
Sefer: (le sue sopraciglia si alzano, esita) Come vuole… Silente… ma penso che potrei trascorrere parte del mio tempo facendo qualcosa di più utile che insegnare a dei ragazzini…
Silente : (interrompendolo di nuovo, con tono serio) La caccia ai maghi oscuri non è l'unico modo di salvare vite. Tu più di tutti dovresti averlo capito. (fa una breve pausa) Credevo fosse per questo che avevi accettato il lavoro…
Sefer: (interrompendolo a sua volta) Il motivo per cui ora sono qui non è ne insegnare ne proteggere nessuno. Credevo che almeno questo fosse chiaro.
I due uomini si fermarono, mettendosi uno di fronte all'altro. Dalla posizione in cui si trovava, Harry riusciva a vederli solo di sfuggita.
Silente: (leggermente amareggiato) Questo tuo modo di vivere prima o poi ti consumerà, Sefer. Nessuno può vivere di solo odio.
Sefer: Beh, finora me la sono cavata, o sbaglio? Quanti utilizzatori delle Arti Oscure ho arrestato? Quanti…
Silente: Quanti amici ti sei fatto quando eri qui a scuola, Sefer?
Per un attimo nel corridoio calò un silenzio teso.
Sefer: (con tono seccato) L'amicizia è irrilevante. (riprende a camminare) C'è solo una cosa che desidero, Silente, e non è quella.
Silente: (riprendendo a camminare a sua volta) Forse dovresti fare più attenzione alle attività degli studenti di questa scuola: ora che sei tornato in veste di professore ti dovrebbe essere facile… dovresti concentrarti su di uno in particolare…
Sefer: Ah, è così? Non solo devo fargli da guardia del corpo? Devo anche fare attenzione alle sue attività?
Silente: Non sono solo gli studenti che possono imparare qualcosa da te…
I due uomini erano ormai troppo lontani, e le loro voci si spensero nella distanza.
Mentre riprendeva ad avanzare verso la torre di Grifondoro, Harry non riusciva a smettere di pensare alla conversazione che aveva appena udito: Silente aveva convocato Sefer Jesirah, il migliore Auror del Regno Unito, per proteggere qualcuno? Non qualcuno, tu! - gli sussurrò una vocina nella sua testa. Si - pensò Harry - non era impossibile che la persona di cui stessero parlando fosse proprio lui, ma, da quanto aveva sentito, il professor Jesirah non era molto contento del suo incarico, anzi, sembrava non gliene importasse molto. Il ragazzo corvino si chiese quale fosse la vera ragione per cui il più giovane e famoso Auror della Gran Bretagna avesse abbandonato il suo lavoro per venire ad insegnare ad Hogwarts…
Immerso nei suoi pensieri, Harry quasi si dimenticò di togliersi il Mantello dell'Invisibilità prima di entrare nel corridoio in fondo al quale si trovava il ritratto della Signora Grassa. Non appena si fu assicurato che non ci fosse nessuno nei paraggi, il giovane dai capelli neri si tolse l'indumento magico e se lo infilò nuovamente sotto gli abiti, per poi tornare a dirigersi verso l'entrata della Sala Comune di Grifondoro. Una volta giunto di fronte alla porta nascosta, però, il ragazzo trovò la custode di tale accesso intenta a fissarlo con un'aria leggermente seccata.
Signora Grassa: Sei in ritardo.
Harry si sentì gelare le viscere: allora una delle possibili conclusioni negative della serata da lui ipotizzate si era effettivamente verificata?
Signora Grassa: Mancavano pochi minuti all'inizio del coprifuoco, ancora un po' e saresti finito nei guai. Avanti, su, dimmi la parola d'ordine.
Harry: (sospirando di sollievo) Animagus.
Il quadro girò su se stesso e il giovane mago, felice di essere scampato per l'ennesima volta ad una punizione, entrò nella Sala Comune. Nonostante fosse sabato sera, l'ambiente in cui gli studenti di tutti gli anni si riunivano per studiare, conversare o semplicemente rilassarsi davanti al fuoco del caminetto era ben poco affollato. Probabilmente - pensò Harry - la maggior parte dei suoi compagni di Casa voleva farsi una sana dormita per poter svolgere, il giorno seguente, le proprie attività sportive o scolastiche al meglio delle proprie forze. Nel caso del ragazzo corvino, comunque, le prime non sussistevano per via dell'assenza, la domenica, di allenamenti di sorta, mentre i compiti assegnatigli per il lunedì successivo erano si abbondanti, ma comunque risolvibili in una giornata.
Facendo vagare lo sguardo, l'attenzione del giovane mago cadde sugli studenti sparpagliati per la Sala Comune, impegnati in attività assai diverse tra loro: sedute accanto al caminetto si trovavano due alunne del terzo anno intente a bisbigliarsi nelle orecchie a vicenda, ridendo sommessamente; sulle poltrone li accanto un trio di ragazzi di poco più grandi parlavano tra di loro allegramente, e uno di essi fissava la vicina coppia di ragazze; qualche poltrona più in la, Seamus e Neville erano immersi nella lettura di alcuni volumi (quello del secondo ragazzo riguardava Erbologia); ai tavoli erano presenti due alunni del primo anno, tre del settimo e due del quinto, tutti intenti a studiare, e a poca distanza da loro c'era - Harry non ne fu affatto sorpreso - Hermione, semisepolta dai libri che stava consultando; infine, in un angolo semiappartato, a poca distanza dalle scalinate che conducevano ai dormitori, c'erano Ginny e Dean che si baciavano.
Quella visione provocò qualcosa nel ragazzo corvino: il suo stomaco sembrò contrarsi, dolorosamente, e il giovane venne lentamente sommerso da una rabbia che non riusciva a spiegarsi. Per liberarsi da tale spiacevole sensazione, Harry spostò ulteriormente lo sguardo, che andò a cadere sulla bacheca delle affissioni, dove era presente un foglio di pergamena riportante la scritta:
ISCRIZIONI AL TORNEO DI DUELLI
Chiunque abbia compiuto i quindici anni di età, può inserire il proprio nome negli spazi sottostanti.
Data ultima per iscriversi: 31 ottobre.
N.B: Gli iscritti sono tenuti a partecipare fino alla conclusione del torneo: non potranno dunque ritirarsi, essere sostituiti o essere dispensati da alcuno dal presentarsi agli incontri.
Saranno vietati gli incantesimi che causino ferite permanenti, nonché qualunque scontro esterno alle sessioni del torneo, pena l'immediata squalifica.
Seguiva una serie di righe vuote, alcune delle quali già riempite con i nomi di una mezza dozzina di studenti, quasi tutti del settimo anno.
Nel leggere quell'annuncio, i pensieri del ragazzo corvino tornarono alla cena di inizio anno scolastico, avvenuta pochi giorni prima, e in particolar modo alle parole del Preside quando aveva annunciato l'esistenza di tale torneo: "Le iscrizioni saranno aperte fino ad Halloween, quindi avrete il tempo di riflettere su questa opportunità, perché chi si iscrive lo fa a proprio rischio e pericolo". Rischio e pericolo. Due cose che Harry conosceva molto bene, e che non aveva la minima intenzione di alimentare iscrivendosi ad una competizione di cui non sentiva la benché minima attrattiva. Il giovane mago aveva già gli allenamenti di Quidditch a cui pensare, che lo impegnavano abbastanza pesantemente, e l'idea di dover mettere tali attività sportive in secondo piano rispetto al torneo fece perdere ad Harry ogni interesse per quell'evento.
Il ragazzo corvino spostò lo sguardo dalla bacheca degli annunci, ma così facendo consentì a Ginny e a Dean di rientrare nel suo campo visivo. Harry sentì nuovamente quella sorta di morsa allo stomaco e, nel tentativo di distogliere l'attenzione da quella scena, decise di unirsi a Hermione nella consultazione della sua pila di libri. Di qualunque argomento potessero trattare.
Una volta sedutosi di fronte alla ragazza castana, questa alzò la testa dal tomo che stava sfogliando, guardandolo con un espressione lievemente arrabbiata.
Hermione: Non c'eri.
Harry: (confuso) Cosa?
Hermione: Non eri in Sala Comune quando siamo tornati, e neanche nella tua stanza. Dov'eri?
Harry: (imbarazzato) Ehm…
Il giovane dagli occhi verdi era ancora restio a dire all'amica per quale motivo fosse rimasto così a lungo fuori dalla torre di Grifondoro: il suo progetto di richiamare la Stanza delle Necessità per farne un'alcova dove poter trascorrere ore assai piacevoli in compagnia dei suoi compagni e complici di 'scappatelle' era ancora in piedi, ma Harry non voleva affrettare i tempi. Informare la ragazza dei suoi piani significava correre il rischio di offenderla, dandole l'impressione di essere considerata solo come uno strumento di piacere, e il giovane corvino voleva evitare qualunque forma di fraintendimento.
Però, nonostante il desiderio del sedicenne di voler sorvolare sulla questione, la domanda di Hermione aveva fatto scattare nella sua mente una inarrestabile concatenazione di pensieri: la Stanza delle Necessità era collegata al sesso, il sesso era collegato a Ginny, e Ginny era a pochi metri dal ragazzo dai capelli neri, intenta a baciare con passione qualcuno che non era lui. Tale flusso di immagini era piuttosto sgradevole (specie l'ultima di esse), e il giovane Grifondoro tornò a concentrarsi sul volto della sua compagna di Casa, nel tentativo di interrompere quelle connessioni mentali. Ma queste, mentre il ragazzo fissava Hermione, cambiarono semplicemente itinerario, andando a focalizzarsi sull'amica castana. Harry era ormai senza vie d'uscita.
Hermione: (notando l'imbarazzo del coetaneo) Stai bene?
In un istante, il giovane mago dai capelli neri prese una decisione: se non poteva smettere di pensare a tali argomenti, era meglio utilizzarli per costruire un discorso sensato. Forse, parlandone con Hermione, Harry si sarebbe sentito un po' meglio… o almeno così sperava.
Harry: (avvicinandosi all'amica) Ehm… senti…
Hermione: (chinandosi a sua volta) Cosa c'è?
Harry: (imbarazzato) Ecco… ehm… (sposta velocemente lo sguardo sulla coppia nell'angolo) …che tu sappia, Ginny e Dean… hanno… ehm… hai capito, no?
A quella domanda, la ragazza castana arrossì vistosamente, ma non distolse lo sguardo da Harry.
Il dubbio che il giovane mago aveva appena espresso all'amica era presente già da tempo nella sua mente, fin da quando aveva incontrato il ragazzo di colore sul treno, subito dopo l'attacco dei Troll. Harry si era chiesto a più riprese, durante i giorni appena trascorsi, se Ginny avrebbe voluto, prima o poi, invitare quello che era, in effetti, il suo ragazzo (e qui la morsa allo stomaco parve intensificarsi) a partecipare ad incontri intimi insieme a loro… o anche privatamente. Il sedicenne corvino sapeva già che la più piccola dei fratelli Weasley non aveva avuto modo, prima di quell'estate, di indulgere in tali pratiche con Dean, visto che era stato proprio lui a cogliere la verginità dalla giovane dai capelli rossi, la sera del suo compleanno. Non era altrettanto certo, però, che un loro rapporto intimo non fosse già avvenuto: i due ragazzi avevano avuto non poco tempo, dall'inizio dell'anno scolastico, per portare a compimento tale atto…
Harry interruppe i suoi ragionamenti, piuttosto spiacevoli, per riportare la sua attenzione sull'amica castana, ancora intenta a fissarlo in silenzio, con un leggero rossore residuo in volto. L'espressione dei due giovani, fortunatamente, era nascosta alla vista degli altri studenti presenti nella Sala Comune dalle pile di libri poste ai lati della sedicenne, permettendo così ai due amici di poter parlare senza destare sospetti. Dopo alcuni secondi, Hermione si decise a riprendere la parola, la voce ridotta quasi ad un sussurro.
Hermione: (sottovoce) Ecco… Ginny non mi ha detto niente al riguardo… quindi credo di no.
A quelle parole, la sensazione di oppressione allo stomaco di Harry parve ridursi, anche se di poco, e, proprio in quel momento, il ragazzo corvino comprese di doversi sbrigare: doveva far si che la 'riunione' nella nuova Stanza delle Necessità avvenisse il prima possibile. Harry non comprendeva il motivo di quell'improvvisa fretta, ma sentiva di doversi fidare del suo istinto. Per poter organizzare tale incontro, però, era necessario chiarire certe questioni con coloro che vi avrebbero partecipato. Con tutti loro.
Harry: (a Hermione) Ho intenzione di dirlo a Ron.
Dallo sguardo dell'amica, il ragazzo corvino capì che la giovane strega aveva compreso a che cosa si riferivano le sue ultime parole, e che approvava la sua scelta. Pochi secondi dopo, con un'espressione preoccupata e insieme determinata sul volto, Harry Potter appoggiò le mani sul tavolo e si alzò in piedi, lo sguardo fisso davanti a lui.
Hermione: Harry…
Il ragazzo abbassò lo sguardo sul volto dell'amica, ora nuovamente in imbarazzo.
Hermione: (arrossita) Non preoccuparti per la faccenda di Ron… ho parlato con Ginny e... beh… non credo che avrai problemi a parlargli…
E così dicendo si rituffò nella lettura, nascondendo il viso dietro un grosso volume dall'aria antica.
Harry, leggermente incuriosito, lasciò Hermione alle sue ricerche e si diresse senza esitazioni verso la scala di accesso al dormitorio dei ragazzi, evitando accuratamente di guardare dalla parte di Ginny e Dean. Poco prima di svoltare dietro l'angolo della scalinata a chiocciola, però, il giovane mago riuscì a notare con la coda dell'occhio lo studente che pochi minuti stava osservando le due ragazze accanto al camino intento a scrivere il suo nome sul foglio affisso in bacheca.
I pochi secondi che ci vollero ad Harry per arrivare alla sua camera gli parvero incredibilmente lunghi e, una volta entrato, dovette utilizzare una buona dose del suo sangue freddo per camminare fino al proprio letto, sul quale si sedette subito dopo, andando immediatamente a guardare il ragazzo dai capelli rossi sdraiato sul giaciglio vicino al suo. Ronald Weasley, impegnato a leggere con poco entusiasmo il libro di testo di Incantesimi, una volta notato lo sguardo dell'amico, appoggiò il tomo che teneva in mano sul materasso accanto a lui, mettendosi seduto a sua volta e portandosi proprio di fronte a Harry, assumendo un'espressione molto simile a quella dell'altro ragazzo. I due giovani continuarono a fissarsi per un tempo indefinibile, fino a che entrambi non ruppero il silenzio nello stesso istante, sovrapponendo le loro voci.
Harry/Ron: Ho fatto l'amore con Hermione/Ginny.
Le rispettive confessioni dei due compagni di Casa rimbombarono nella stanza per meno di un secondo, per poi lasciare nuovamente posto al silenzio. Le espressioni dei due sedicenni erano rimaste immutate.
Harry/Ron: E con Mirtilla/Luna.
Anche la seconda frase pronunciata dai due ragazzi echeggiò per un istante tra i muri di pietra della sala dove si trovavano, suono che si spense subito dopo. L'espressione presente sui volti dei due giovani maghi, seduti faccia a faccia sui rispettivi letti, esprimeva ora una palese incredulità.
Harry: Luna?
Ron: Mirtilla?
I due compagni di stanza si guardarono in faccia a lungo, in silenzio, fino a che tale stato di immobilità non fu interrotto dall'ingresso nel locale di Neville e Seamus, seguiti poco dopo da un sorridente Dean Thomas. Impossibilitati dalla presenza dei loro compagni di stanza a continuare la conversazione, Harry e Ron stabilirono con un'occhiata di rimandare il discorso ad un altro momento e, subito dopo, decisero di cominciare a cambiarsi per la notte, rimanendo in silenzio per tutto il tempo. Qualche minuto dopo, una volta lavatisi e indossati i pigiami, entrambi i giovani si infilarono sotto le coperte, cosa che fu imitata poco più tardi dai restanti studenti del sesto anno. Una volta spenta la luce, nell'oscurità quasi totale della stanza, Harry riuscì a sentire il rumore delle prime gocce di pioggia che cominciavano a cadere, battendo sui vetri della finestra della camera. L'ultima cosa che il ragazzo corvino pensò prima di addormentarsi, rievocando nella mente l'espressione stupita comparsa poco prima sul volto dell'amico, fu che il rischio di essere picchiato da Ron era ormai scemato.
Una volta svegliatisi, gli studenti di Hogwarts scoprirono che le poche gocce della sera precedente si erano trasformate in un acquazzone coi fiocchi, cosa che fu accolta con scarsa allegria da quasi tutte le persone presenti nel castello. Le uniche che parevano indifferenti alla situazione meteorologica erano Hermione - "Così avrete un buon motivo per restare dentro a studiare." - e, con una certa sorpresa di Harry, Luna: i tre inseparabili amici del sesto anno la incontrarono nel tragitto per raggiungere la Sala Grande, dove li attendeva la colazione, mentre leggeva un articolo del Cavillo incentrato - come spiegò la ragazza bionda - sulle proprietà curative delle piogge estive.
Luna: (con tono sognante) Le gocce di pioggia rimaste sulle foglie di Quercia e Frassino dopo un temporale sono un ottimo tonificante, se raccolte e spruzzate sulla pelle… io me ne porto sempre dietro alcune fialette, quando vengo qui a Hogwarts, ma finiscono sempre prima della conclusione dell'anno… (la sua voce cala leggermente) …sembra quasi che spariscano…
Sia Harry che Hermione avrebbero voluto dire qualcosa sull'argomento, ma si trattennero entrambi: il ragazzo corvino vide l'amica stringere con forza le labbra per impedirsi di parlare, e si accorse in quel momento di stare facendo la stessa cosa. Ron, dal canto suo, non pareva intenzionato a commentare l'ultima stravaganza della quindicenne, ma la sua espressione risultava piuttosto tesa, e sembrava che i suoi occhi non riuscissero a decidersi se guardare verso Luna o altrove. Quando, giunti in Sala Grande, la giovane Corvonero si separò da loro, dirigendosi verso il tavolo della sua Casa, Harry cominciò a percepire che, in effetti, il nervosismo dell'amico non era limitato alla sua persona, ma aveva contagiato sia lui che la ragazza castana. E sapeva che la causa di tale stato d'animo non era la pioggia, ma la giovane strega bionda che si era appena allontanata.
Ron aveva veramente fatto sesso con Luna? - si chiese Harry - E se si, dove era successo, e quando? Il ragazzo corvino non riusciva ad immaginare quale situazione o avvenimento avesse spinto quei due l'uno nelle braccia dell'altra: l'anno precedente il giovane dai capelli rossi e la stravagante Corvonero non avevano instaurato legami particolari, e questo rendeva la confessione di Ron della sera prima ancora più incredibile. Se tra i due ci fosse stato del tenero Harry avrebbe potuto comprendere, o, quantomeno, prendere in considerazione la cosa… ma una tale improvvisa e inaspettata rivelazione era difficile da assimilare, e questo rendeva il giovane mago leggermente confuso e molto curioso.
Hermione, probabilmente, stava provando sensazioni molto simili alle sue: Harry lo intuì dopo aver scoperto la ragazza castana, seduta di fronte a lui al tavolo di Grifondoro, mentre spostava più volte lo sguardo, a volte puntandolo su Ron e altre volte sul tavolo di Corvonero, nel punto in cui erano visibili i lunghi capelli biondi della quindicenne. Il ragazzo corvino aveva già sospettato, per via dell'ultima frase rivoltagli dall'amica la sera prima, che la giovane dai capelli crespi fosse già a conoscenza della scappatella del ragazzo lentigginoso con Luna, ed i movimenti dei suoi occhi gliene diedero la conferma. Però, se l'intuizione del sedicenne corvino era giusta, significava che anche Ginny lo sapeva, e che, anzi, era stata proprio lei ad informare Hermione della cosa. Il mistero si infittiva, ed Harry era più ansioso che mai di terminare la colazione e trovare un posto appartato dove poter ascoltare dall'amico ogni dettaglio di quella vicenda.
L'impazienza del giovane dai capelli neri, però, fu calmierata poco più tardi, quando un gruppetto di ragazzi e ragazze che Harry identificò come la squadra di Quidditch di Tassorosso si alzò dal tavolo dell'omonima Casa, cominciando poi a dirigersi verso l'uscita della Sala Grande. Una volta giunto li, il drappello di studenti girò a destra, diretto verso la Sala d'Ingresso. Il giovane dagli occhi verdi scattò in piedi, lasciando ciò che restava della sua colazione e i suoi due amici al tavolo di Grifondoro, portandosi a sua volta all'altezza dell'entrata dell'ambiente adibito a mensa, giusto in tempo per vedere uno dei componenti della squadra di Tassorosso aprire il portone di ingresso del castello e uscire sotto la pioggia battente, subito imitato dai restanti membri del gruppo. Pochi secondi più tardi Ron lo raggiunse di corsa e si fermò accanto a lui, osservando la Sala d'Ingresso ormai vuota.
Ron: Sono usciti? Con questo tempo? (si volta verso Harry) Ma sono pazzi?
Harry: Sembra che quest'anno i Tassorosso vogliano darci dentro… se sono disposti ad allenarsi anche in simili condizioni credo che dovremmo riconsiderare la loro pericolosità in campo…
E cominciarono a parlare delle varie gare del campionato scolastico, delle strategie da adottare contro le singole squadre e di quali margini di punteggio sarebbero serviti a Grifondoro per vincere la Coppa. La discussione dei due membri dell'omonima squadra di Quidditch, però, venne interrotta poco dopo dal sopraggiungere di un'altra persona appartenente a tale gruppo: una ragazza dai lunghi capelli rossi.
Ginny: Ciao Harry. Ciao Ron.
Harry: (voltandosi) Ciao Ginny.
Ron: (girandosi a sua volta, imbarazzato) Ciao…
L'improvviso mutamento nel tono di voce di Ron fece riaffiorare nel ragazzo corvino la consapevolezza degli avvenimenti, a lui ancora poco chiari, incentrati sull'amico dai capelli rossi, rimasta sepolta momentaneamente dalla passione per il Quidditch. Insieme ad essa, però, ricomparve anche la sensazione di tensione provata da Harry fino a poco prima, cosa che gli fece decidere, nonostante la crescente curiosità nei confronti del comportamento dell'amico, di lasciare i due fratelli da soli e di ritornare nella Sala Comune, dove Ron avrebbe potuto raggiungerlo in seguito e, con un po' di fortuna, illuminarlo su ciò che era avvenuto tra lui e Luna.
Nel voltarsi verso la scalinata, però, lo sguardo di Harry cadde su di un foglio affisso nella bacheca della scuola, ora illuminato da una debole striscia di luce proveniente dalla porta del castello, rimasta semiaperta dopo l'uscita dei Tassorosso. Il ragazzo corvino si allontanò da Ron e Ginny e si avvicinò all'annuncio affisso sul muro, dandogli una rapida occhiata: era la comunicazione dell'apertura delle iscrizioni per il Torneo di Duelli, e quella scoperta fece quasi girare il giovane mago sui tacchi, ma, con la coda dell'occhio, Harry notò nel testo presente sul foglio - assai più lungo di quello dell'annuncio che aveva visto nella Sala Comune - una parola che riaccese all'istante il suo interesse per quell'evento. Riavvicinandosi al foglio di pergamena, Harry lesse:
ANNUNCIO APERTURA ISCRIZIONI DEL TORNEO DI DUELLI DI HOGWARTS
A partire dal 1° Novembre avrà inizio il Torneo di Duelli di Hogwarts, che si concluderà alla fine del mese di maggio, così da permettere ai concorrenti di prepararsi agli esami di fine anno.
Le iscrizioni sono aperte a chiunque abbia compiuto i quindici anni di età, e rimarranno tali fino al 31 ottobre.
Le date dei turni del Torneo verranno indicate in seguito.
Tutti gli scontri fino alle semifinali dureranno per un tempo massimo di 15 minuti ciascuno e saranno supervisionati da almeno tre insegnanti, i quali decreteranno eventuali espulsioni (in caso di condotta disdicevole) e potranno stabilire il vincitore in caso di pareggio. Le caratteristiche delle semifinali e della finale saranno comunicati di seguito.
I quattro semifinalisti del Torneo saranno esentati dagli esami di fine anno (G.U.F.O. e M.A.G.O. esclusi), e il vincitore riceverà il titolo di Campione della Scuola e una somma pari a 250 Galeoni, oltre a 500 punti per la propria Casa.
Chi volesse partecipare al Torneo dovrà inserire il proprio nome sugli appositi fogli affissi nei dormitori delle varie Case.
N.B.: Gli iscritti sono tenuti a partecipare fino alla conclusione del torneo: non potranno dunque ritirarsi, essere sostituiti o essere dispensati da alcuno dal presentarsi agli incontri.
Saranno vietati gli incantesimi che causino ferite permanenti, nonché qualunque scontro esterno alle sessioni del torneo, pena l'immediata squalifica.
Cinquecento punti alla Casa del vincitore. Una tale assegnazione, da sola, sarebbe bastata a far aggiudicare la Coppa delle Case a chiunque avesse vinto il Torneo. Harry non riusciva a credere che Silente avesse autorizzato l'istituzione di un Torneo comprendente una simile vincita, senza contare il premio in denaro: fin dal suo primo anno a Hogwarts, il ragazzo corvino non aveva mai incontrato situazioni nelle quali premi o punizioni comprendessero multe o ricompense monetarie, e questo aspetto era ancora più bizzarro dell'enorme quantità di punti messa in palio. Solo durante il Torneo Tremaghi c'era stato un premio comprendente una certa somma di Galeoni, ma quello - pensò Harry - era un evento internazionale, non scolastico, e quindi una ricompensa in denaro per il vincitore era comprensibile. Il giovane mago trovava il tutto molto strano.
Ma tutto questo ragionamento occupava una zona minoritaria della mente di Harry Potter, impegnata ora ad elaborare una scena assai simile a quella che il giovane mago aveva immaginato due anni prima, all'epoca della scoperta della presenza quell'anno, a Hogwarts, del Torneo Tremaghi: il ragazzo corvino si vedeva alzare il braccio in segno di vittoria davanti all'intera scuola esultante, osannato per aver fatto vincere da solo a Grifondoro la Coppa delle Case, il titolo di Campione della Scuola - immaginato come un atto ufficiale su di un foglio di pergamena - ben stretto in pugno… il volto di Ginny, andatosi a sostituire a quello di Cho, raggiante di gioia e ammirazione tra la folla…
Harry fu riscosso dalle sue fantasie da un movimento al suo fianco, causato da un ragazzo lentigginoso e dai capelli rossi.
Ron: (a Harry) Che guardi? (si volta verso l'annuncio) Ah, si, quello strampalato Torneo di Duelli. Ma a chi è saltato in mente di…
E si bloccò, lo sguardo fisso sulla parte inferiore del foglio di pergamena.
Harry lasciò l'amico imbambolato di fronte all'avviso esposto nella Sala d'Ingresso, girandosi subito verso le scale e inforcandole a gran velocità, ignorando lo sguardo incuriosito della giovane dai lunghi capelli rossi ferma in mezzo al corridoio. Il ragazzo corvino salì i gradini delle scalinate che conducevano alla torre di Grifondoro a tre a tre, rischiando più volte di inciampare, e quando giunse nel corridoio in fondo al quale si trovava il ritratto della Signora Grassa gridò "Animagus" ancor prima di raggiungerlo, infilandosi nell'apertura dietro di esso non appena il quadrò ruotò sui cardini. Appena arrivato nella Sala Comune, immemore del Quidditch e dei suoi dubbi riguardo all'evento di cui aveva appena letto l'annuncio completo, Harry afferrò una piuma d'oca appoggiata su di un tavolo li vicino e, senza neanche controllare che fosse sufficientemente inchiostrata, vergò in fretta il suo nome in una delle righe vuote del foglio affisso in bacheca.
Ginny: Secondo voi che cosa gli è preso a Ron e Harry, poco fa?
Luna: Che cosa vuoi dire?
Ginny: Beh, sono rimasti imbambolati per un minuto circa davanti ad un foglio affisso qui fuori, poi hanno inforcato le scale a tutta velocità passandomi accanto senza degnarmi di uno sguardo, e sono spariti. Sapete cosa c'è scritto su quell'annuncio?
Hermione: (abbassando il libro che teneva in mano) Non ho visto nessun foglio, ieri. Comunque perché non sei andata tu stessa a controllare?
Ginny: Ho intenzione di farlo adesso: prima rischiavo di non riuscire a fare colazione… o di essere presa dallo stesso impulso di mio fratello e di Harry…
Luna: Forse quel foglio non ha nulla a che vedere con il loro comportamento.
Ginny ed Hermione si voltarono verso la ragazza bionda, entrambe con un sopraciglio leggermente inarcato.
Luna: Forse dovevano solo andare in bagno.
Quell'idea era sicuramente meglio di una delle solite stranezze che Luna Lovegood era solita affermare in situazioni come quella, e ciò permise alle altre due giovani di evitare commenti sgarbati, girandosi entrambe nuovamente verso il tavolo e pronunciando un "Mh" afonico.
Le tre studentesse della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts si erano trattenute nella Sala Grande anche dopo colazione, quando biscotti, marmellata e toast erano spariti dai tavoli, e, poco più tardi, Luna si era andata a sedere accanto alle due Grifondoro. Proprio in quel momento - notò Ginny - Hermione aveva estratto il libro dalla sua borsa.
Le ragazze erano rimaste sedute a parlare per alcuni minuti, durante i quali la maggior parte degli studenti si era alzata dai tavoli e si era allontanata. Essendo domenica, non era richiesto loro di indossare l'uniforme scolastica, e difatti quasi tutti i presenti erano vestiti con dei semplici abiti babbani. Anche le tre amiche indossavano vestiti casual: Luna aveva addosso un abito rosa a pezzo unico, con maniche corte, comprendente una gonna lunga fino alle ginocchia; anche l'abbigliamento di Ginny comprendeva una gonna, di colore verde scuro, leggermente più corta di quella della ragazza bionda ed abbinata ad una felpa dello stesso colore, sulla quale era presente un piccolo motivo floreale all'altezza del cuore, e sotto di essa era visibile una camicetta dello stesso colore dei capelli della giovane Weasley; Hermione, dal canto suo, indossava dei jeans e una felpa sul rosa scuro, recante tasche sui fianchi, e sotto di essa una polo bianca; tutte e tre le ragazze indossavano corte calze bianche e mocassini.
Una volta che la sala si fu svuotata quasi completamente, la più anziana tra le tre studentesse abbassò il libro che teneva in mano e si chinò leggermente verso le due quindicenni, sedute sul lato opposto del tavolo, guardandole con un'espressione seria.
Hermione: (a voce bassa) Credo che voi due mi dobbiate una spiegazione. Dettagliata.
L'espressione dei volti di Ginny e Luna mutò all'improvviso: la giovane dai lunghi capelli rossi alzò le sopraciglia ed piegò le labbra in un sorrisetto imbarazzato, mentre la bionda Corvonero corrugò la fronte, come a voler dire di non aver compreso l'allusione, ma dopo una veloce occhiata al volto della ragazza seduta accanto a lei (che ricambiò lo sguardo) anche sul viso di Luna comparve un'espressione uguale a quella della coetanea.
Hermione era curiosa di sapere, nei particolari, cosa fosse effettivamente successo tra le due giovani sedute di fronte a lei e Ron: la sera precedente Ginny le aveva fatto intendere solo che lei, suo fratello e Luna si erano intrattenuti in pratiche assai intime durante la giornata, ma non molto di più. La ragazza castana aveva deciso di aspettare un'occasione più appropriata per approfondire la questione, e la presenza di entrambe le giovani interessate rendeva quel momento perfetto per rievocare l'argomento.
Un breve cenno della testa delle due quindicenni fece capire a Hermione che erano pronte a discutere della faccenda. Però, nonostante lo scarso numero di altri possibili ascoltatori, la Sala Grande non era di sicuro il posto migliore per mettersi a parlare di certi temi di carattere assai intimo, e la cosa non sfuggì alle tre ragazze. Un secondo più tardi, come se l'avessero concordato in precedenza, le tre giovani streghe si alzarono in contemporanea dal tavolo, iniziando ad incamminarsi verso l'uscita del locale (Hermione aveva già riposto il libro nuovamente nella sua borsa) e una volta giunte li svoltarono a sinistra, verso l'interno del castello.
Ginny: (leggermente arrossita) Vedi, Hermione… ieri io e Ron…
Hermione: (interrompendola) Non qui.
Subito dopo aver pronunciato quelle due parole, il fantasma di Nick-Quasi-Senza-Testa uscì dal muro alla destra del terzetto, facendo trasalire lievemente le ragazze, più per la tensione dovuta all'argomento di conversazione che per la comparsa dello spettro: le studentesse di Hogwarts erano ormai abituate a simili apparizioni. Dopo aver salutato le tre giovani con un cenno della testa, ricambiato da queste ultime, Nick attraversò il muro di fronte a lui e sparì.
Luna: Credo che ci serva un luogo più tranquillo dove parlare…
Ginny: (pensierosa) Uhmmm… che ne dite delle serre? Anche con questa pioggia dovrebbero essere asciutte, e di sicuro nessuno andrà li oggi e con questo tempo…
Hermione: Direi che può andar bene. Andiamo.
Le tre amiche si incamminarono verso la zona delle serre, posta a poca distanza dalla Sala Grande, ma raggiungibile solo da un corridoio poco battuto nei giorni festivi. Una volta giunte davanti alle porte di accesso alle strutture di vetro esterne, Ginny e Luna furono guidate verso una di esse dalla ragazza dai capelli castani, che la aprì subito dopo. La serra nella quale entrò il terzetto di studentesse era la numero quattro, adibita alla crescita delle piante ad alto fusto, anche se in quel momento i vasi posti sui tavoli rettangolari presenti nell'ambiente, che occupavano buona parte dello spazio, erano poco più che germogli. Il locale si presentava come una tettoia di vetro che partiva dalle mura del castello e si allontanava obliquamente da esse per alcuni metri, per poi trasformarsi in una parete verticale sempre di vetro, comprendente diverse finestre che davano sull'esterno, ora tutte chiuse e rese quasi opache dalla pioggia, ma che lasciavano comunque filtrare abbastanza luce da rendere l'ambiente ben illuminato. Due porte ai lati del locale conducevano alle serre numero tre e cinque, le cui piante erano ben visibili attraverso le pareti laterali (anch'esse di vetro) della struttura.
Alle due quindicenni fu subito chiaro perché l'amica le avesse condotte proprio in quel locale: il soffitto della serra numero quattro era molto più alto rispetto a quello delle altre strutture aventi lo stesso utilizzo, cosa che rendeva il rumore delle gocce di pioggia sul soffitto di vetro più distante e meno fastidioso. Inoltre era molto più vasta delle altre serre, per di più occupate da esemplari di piante magiche ben più invasivi di quelli presenti in quel locale, due cose che avrebbero disturbato ulteriormente la conversazione delle tre giovani streghe.
Una volta giunta di fronte ad un tavolo vuoto, nei pressi della parete destra della serra, ad una certa distanza dalla porta d'ingresso, Hermione estrasse la sua bacchetta da una delle tasche della felpa e mormorò Gratta e Netta in direzione del ripiano di legno, che fu subito liberato dalla terra e dalla polvere presenti su di esso. Immediatamente dopo, la sedicenne castana si tolse la borsa dei libri e la appoggiò sul tavolo appena ripulito, andandosi poi a sedere sulla superficie legnosa ma liscia del mobile. Lo sguardo della giovane strega si posò quasi subito sulle altre due ragazze presenti nella sala, ora leggermente intimidite dall'espressione comparsa sul volto dell'amica.
Hermione: (in tono serio, quasi minaccioso) Allora… (infila la sua bacchetta di nuovo nella tasca) …cominciate a raccontare.
E Ginny e Luna raccontarono, cominciando dalle selezioni per i nuovi membri della squadra di Grifondoro, passando poi alla decisione della giovane dai capelli rossi di fare una sorpresa ai due ragazzi ancora intenti a cambiarsi, progetto che era in parte sfumato quando Harry era uscito dagli spogliatoi prima del previsto, e di come la più giovane dei Weasley avesse comunque voluto appartarsi con Ron, trovandolo per di più in un atteggiamento già di per se imbarazzante (e qui Hermione dovette trattenere una risatina).
A questo punto del racconto, finora monopolizzato dalla ragazza dai capelli rossi, intervenne Luna, spiegando come fosse entrata negli spogliatoi con l'intento di regalare una Radigorda a Harry come portafortuna (Hermione non fece commenti), di come avesse scoperto Ginny e suo fratello in una situazione assai privata, del suo sconcerto quando aveva pensato che tale comportamento fosse attribuibile al Piano per il Ripopolamento Purosangue della Gran Bretagna (e qui la ragazza castana dovette sforzarsi per non sbuffare), equivoco chiarito poco dopo dalla stessa Ginny, che l'aveva poi invitata a partecipare a tali attività (Hermione lanciò un occhiata stupita alla giovane Weasley, che arrossì leggermente). La giovane dai lunghi capelli biondi concluse il resoconto elencando con particolare minuzia le varie fasi del rapporto sessuale che ne era seguito, cominciando dai preliminari saffici con la coetanea dai capelli rossi, il loro 'lavoretto' sul membro del ragazzo lentigginoso e, infine, di come si era unita fisicamente a Ron, arricchendo tale parte con alcune considerazioni piuttosto spinte sulle prestazioni del ragazzo.
Una volta che la quindicenne ebbe finito di parlare, Ginny e Hermione si scambiarono un'occhiata imbarazzata e insieme divertita, e, nel caso della ragazza castana, anche leggermente maliziosa.
Hermione: (sorridendo, con tono leggermente sensuale) Interessante… avrei tanto voluto vedervi in azione…
E qui Luna e Ginny spalancarono gli occhi (la prima delle due ancora più del solito), assumendo entrambe un'espressione stupita ed imbarazzata.
Hermione: (in tono ancora più malizioso) Non vi va?
Ginny, dopo alcuni secondi, si voltò verso la coetanea bionda, come a voler trovare sul suo volto le tracce della sua stessa incredulità, ma non riuscì a cogliere un granché del viso della giovane Corvonero, poiché quest'ultima le si era avvicinata di colpo e aveva cominciato a baciarla con trasporto. La ragazza dai lunghi capelli rossi rimase immobile per un attimo, sopraffatta da quella serie di atteggiamenti disinibiti delle sue amiche, prima di perdere anch'essa il controllo suoi freni inibitori, cominciando a ricambiare con passione il bacio di Luna.
Le due studentesse del quinto anno di Hogwarts cominciarono a accarezzarsi vicendevolmente le schiene e i fianchi, senza smettere di baciarsi, andando poi ad insinuare le mani al di sotto delle rispettive gonne, sollevandole con una lentezza snervante. L'abito rosa della giovane Corvonero, più pesante rispetto alla semplice gonna verde di Ginny, era più difficile da spostare, ma questo non impedì alle due streghette di raggiungere le rispettive zone intime quasi in contemporanea, percependo ciascuna sulle proprie mani la morbidezza delle mutandine indossate dall'altra ragazza.
Ancora prima che avessero concordato cosa fare, senza neanche smettere di baciarsi, Ginny e Luna afferrarono i rispettivi indumenti intimi per i fianchi e se li abbassarono, portandoseli l'un l'altra all'altezza delle ginocchia, da dove caddero lievemente a terra. Immediatamente dopo le mani delle due giovani streghe risalirono fino ai vicendevoli sessi, che cominciarono ad accarezzare sensualmente, trasmettendosi l'un l'altra una scarica di piacere che costrinse entrambe le ragazze ad interrompere il bacio, per poter respirare liberamente, mentre cominciavano ad ansimare a causa delle sensazioni provate.
Ginny si voltò brevemente verso Hermione, per sincerarsi che lo spettacolo fosse di suo gradimento, trovandone la conferma nell'atteggiamento della sedicenne: la ragazza castana si ormai già liberata dei suoi pantaloni, che giacevano a terra scompostamente accanto alle scarpe della giovane, mentre la sua mano destra era appoggiata sul leggero strato di stoffa che nascondeva l'intimità della strega alla vista delle altre due studentesse presenti nel locale. Il suo sguardo era ricolmo di lussuria e sorrideva in direzione delle due giovani amiche: la sua espressione era quasi predatoria.
Ulteriormente eccitata dallo sguardo dell'amica castana, Ginny si rituffò su Luna e riprese a baciarla, allontanando poi le sue mani dal fiore della ragazza bionda e andando ad afferrare i bordi del suo abito, cominciando a sfilarglielo. La giovane Corvonero non reagì a tali movimenti, ma portò le braccia verso l'alto ed afferrò le corte maniche del proprio capo d'abbigliamento, aiutando così l'amica nel suo lavoro. Interrompendo per un istante il bacio, Luna fece scivolare il suo vestito sopra la testa, facendo alzare e ricadere la sua lunga chioma bionda sulla propria schiena ormai nuda. Una volta gettato il suo indumento a terra, Luna Lovegood apparve finalmente alla vista delle sue due migliori amiche in tutta la sua sensuale nudità, resa incompleta solo dalla presenza, ai piedi della giovane, delle sue calze e scarpe. Hermione si ritrovò ad osservare come rapita il corpo snello della quindicenne, la sua pelle bianca e liscia, i suoi seni piccoli ma attraenti, nonché il sorriso divertito e malizioso che la bionda Corvonero in quel momento sfoggiava.
Tale visione durò solo pochi secondi, perché Luna si avventò a sua volta sul viso di Ginny, ricominciando a baciarla con foga, mentre le sue mani andavano a slacciare la zip della gonna della quindicenne dai capelli rossi, che cadde a terra subito dopo. Senza attendere un istante, la ragazza bionda cominciò a sollevare la felpa dell'amica e amante, interrompendo il bacio e sfilando l'indumento dalla testa della giovane Weasley, che aveva già alzato le braccia per agevolare tale azione. Una volta che anche la felpa decorata con un motivo floreale fu un fagotto informe adagiato sul pavimento della serra, Luna tornò ad appoggiare le sue labbra su quelle di Ginny, ora più delicatamente, in una serie di leggeri baci sensuali, mentre le sue mani cominciavano a sbottonare la camicetta rossa della ragazza avente lo stesso colore di capelli, aiutata nel contempo da quest'ultima. Quando l'ultimo bottone fu aperto, Luna Lovegood infilò le mani sotto i lembi dell'ultimo indumento che ancora copriva il corpo di Ginny (calze e scarpe escluse) e, lentamente, li spostò di lato, rivelando il seno dell'amica in tutta la sua nudità, beandosi della visione della sua pelle liscia e vellutata.
Per la seconda volta, Hermione rimase come imbambolata, mentre l'esile corpo della giovane studentessa di Grifondoro veniva esposto alla sua visuale. La sedicenne castana aveva già visto Ginny spogliarsi, e anche completamente nuda, ma in quel momento era come se la vedesse per la prima volta: il fatto che a toglierle i vestiti fosse un'altra ragazza era ancor più eccitante della sua stessa svestizione, e a ciò andava aggiunto l'effetto visivo dovuto al contrasto tra le diverse carnagioni delle due quindicenni, nonché al loro differente colore di occhi e capelli. Hermione non voleva perdersi un secondo di quella scena, ma oramai era fin troppo accaldata per resistere ancora, e cominciò a sfilarsi in fretta e furia la felpa che indossava, facendola cadere a terra insieme alla sua bacchetta, ancora infilata in una delle tasche.
Ginny e Luna parvero non accorgersi dei movimenti frenetici della loro amica, intente com'erano a fissarsi vicendevolmente negli occhi, con un sorriso felice e malizioso stampato in volto. Pochi secondi più tardi, anche la camicetta della giovane Grifondoro si andò ad unire al resto dei vestiti ammucchiati a terra, lasciandola completamente nuda, nascosta all'altrui sguardo solo dalle caviglie in giù. Il bacio che le due quindicenni si scambiarono poco dopo fu più profondo, più sensuale ed intimo, e le due ragazze si persero in esso: ormai erano inconsapevoli del luogo dove si trovavano, della spudoratezza di ciò che stavano facendo, persino della loro stessa nudità. La mente della giovane Weasley, in quel momento, era concentrata solo sulla sensazione che le labbra di Luna le trasmettevano, delle carezze che le due si scambiavano, del contatto dei loro due corpi abbracciati…
Hermione: LINTEOVERTO!
La voce della ragazza castana riscosse le due giovani amanti dal loro beato oblio, facendole voltare verso l'amica: Hermione aveva raccolto la sua bacchetta e la stava puntando contro la felpa della quindicenne rossa… solo che ora non era più una felpa. Al posto dell'indumento di Ginny, ora era comparso un leggero telo di stoffa verde con motivi floreali ricamati sopra, abbastanza grande da poter ospitare due persone. Dopo aver sorriso brevemente in direzione della ragazza castana, la giovane Weasley sciolse l'abbraccio di Luna e si inginocchiò a terra, afferrando il telo appena Trasfigurato dalla sedicenne e stendendolo per bene sul pavimento, spostando nel frattempo gli altri vestiti ammucchiati li vicino. Una volta che l'ebbe liberato dalle pieghe, Ginny si distese sul morbido strato di stoffa, adagiandovisi di schiena: sembrava di stare su di un prato fiorito.
Ginny: (a Luna) Vieni…
La quindicenne studentessa di Grifondoro allungò le braccia in direzione della coetanea bionda ancora in piedi, ammirandola nel frattempo dal basso in tutta la sua nudità. Luna, dopo pochi istanti, allargò ulteriormente il suo sorriso e cominciò ad abbassarsi, andando ad appoggiare le ginocchia sul telo Trasfigurato da Hermione, togliendosi subito dopo le scarpe con due veloci movimenti delle mani. Ignorando le braccia tese dell'amica, la ragazza bionda si mise a gattoni, avvicinandosi lentamente e sensualmente alle gambe di Ginny, che afferrò subito dopo, sollevandole una dopo l'altra e usando la mano rimanente per liberare anche i piedi della Grifondoro dalle sue calzature.
Ora, stese sul pavimento della serra numero quattro, le due studentesse quindicenni di Hogwarts, coperte solo dai loro calzini bianchi, erano intente a fissarsi vicendevolmente negli occhi, sorridendo maliziosamente l'una all'altra. All'improvviso, senza dire una parola, Luna afferrò le ginocchia della coetanea e le allargò, esponendo alla vista di tutte le presenti il suo fiore contornato da una leggera peluria rossa (Ginny si andò a coprire il volto con le mani, imbarazzata) per poi abbassarsi su di esso e cominciare a leccarlo.
Il sospiro di Ginny fu perfettamente udibile in tutto il locale, andando a sovrastare anche il rumore delle gocce di pioggia sul soffitto di vetro, ora guardato con occhi spalancati dalla giovane inondata dal piacere. La ragazza dai lunghi capelli biondi, che ora erano sparpagliati sulla schiena e lungo i fianchi della quindicenne studentessa di Corvonero, stava stimolando il sesso della giovane Weasley con veloci baci e leccate, soffermandosi in particolar modo sul clitoride dell'amica, regalandole sensazioni che la stavano facendo impazzire. Ginny aveva cominciato ad ansimare pesantemente, prorompendo ogni tanto in urletti privi di ogni ritegno, e aveva portato le mani sui propri seni per cominciare a massaggiarseli, aumentando così ancora di più il proprio piacere.
Hermione, a quella scena, aveva perso anch'essa ogni controllo e aveva infilato una mano all'interno delle proprie mutandine, andando a stimolare direttamente il proprio fiore con le dita, mentre con l'altra, che impugnava ancora la sua bacchetta, si sorreggeva sul tavolo di legno.
Quando Luna si andò a posizionare proprio sopra il corpo di Ginny, formando un sessantanove con i loro corpi, la ragazza castana cominciò a sentire sopraggiungere il climax e, non appena le sue quindicenni andarono a stimolare oralmente l'una il sesso dell'altra, Hermione inarcò la testa all'indietro e chiuse gli occhi, pronta a raggiungere il culmine del piacere…
CRASH!
Quel suono improvviso cancellò di colpo l'eccitazione della giovane studentessa di Grifondoro, facendo scemare il suo orgasmo ormai imminente, cosa che la infastidì non poco. Ma tale fastidio fu presto soppiantato dalla paura: c'era qualcun'altro nella serra? - si chiese Hermione. Con la coda dell'occhio, la giovane strega castana vide che anche Ginny e Luna avevano interrotto il loro lavoro sui reciproci sessi, e si guardavano intorno con aria spaventata. Subito dopo, la sedicenne figlia di Babbani cominciò a spostare lo sguardo su ogni punto del locale dove si trovava, parzialmente nascosto alla sua visuale dai vasi riposti sui numerosi tavoli presenti nell'ambiente, fino a che, andando ad osservare il fondo della serra, lungo un corridoio tra due file di banconi davanti a lei, lo vide. Neville Paciock era in piedi sul versante opposto della stanza, a poca distanza dalla porta (ora aperta) che conduceva al locale contiguo, con le braccia piegate davanti a lui, come per sorreggere qualcosa, e con lo sguardo fisso sulla giovane castana. Ai suoi piedi era visibile una pianta dalla strana forma, contornata da piccoli cocci di terracotta. Hermione sfilò immediatamente la mano dalle proprie mutandine, spalancando gli occhi e arrossendo di colpo.
Neville Paciock si trovava nella serra numero tre, impegnato a potare la sua Mimbulus Mimbletonia, quando aveva sentito uno strano suono provenire dal locale adiacente. Incuriosito, il giovane Grifondoro aveva afferrato il vaso contenente lo strano vegetale ed era andato ad aprire la porta di vetro che collegava quell'ambiente alla serra numero quattro, entrandovi subito dopo. Dall'interno del locale quello strano suono irregolare era perfettamente udibile, anche con il rumore delle gocce di pioggia che battevano sull'alto soffitto di vetro. Ad un tratto, però, il suono era sparito, ed il ragazzo aveva cominciato a chiedersi se quel rumore non fosse stato provocato da un cigolio della struttura di vetro, quando aveva visto un movimento in fondo alla sala. Aguzzando la vista, Neville aveva potuto constatare la presenza di un'altra persona nel locale, indubbiamente seduta su di un tavolo e intenta a…
Il giovane Grifondoro sbiancò quando si rese del tutto conto della scena a cui stava assistendo: Hermione Granger, coperta solo da una polo bianca, aveva la testa reclinata all'indietro e una mano all'interno della propria biancheria intima, inequivocabilmente intenta a masturbarsi. Neville sentì la propria presa sul vaso che teneva in mano venire meno, ma lo stupore l'aveva ormai paralizzato, impedendogli qualsiasi movimento del corpo. Gli occhi del ragazzo erano incapaci di spostarsi del corpo seminudo della ragazza castana.
La Mimbulus Mimbletonia cadde a terra con un forte fragore, che comunicò al sedicenne l'avvenuta rottura del piccolo vaso, ma neanche tale frastuono riuscì a liberare il ragazzo dallo stato catatonico nel quale era caduto. Neville vide la coetanea spostare freneticamente lo sguardo per la stanza, fino a che i suoi occhi non incrociarono quelli del giovane imbambolato, il quale aveva ora l'impressione di non essere realmente li, come se si trattasse di un sogno. Il ragazzo grassottello rimase immobile, mentre osservava la giovane dai capelli castani alzarsi dal tavolo e, dopo un attimo di quella che parve esitazione, cominciare ad avvicinarglisi lentamente, i piedi privi di scarpe sul pavimento di pietra, gli occhi fissi in quelli pietrificati del sedicenne. Dopo quella che gli parve un'eternità, Neville si ritrovò faccia a faccia con Hermione Granger, la ragazza più dolce e gentile che conoscesse, ora priva del suo capo di abbigliamento inferiore e con le labbra inarcate in un sorriso compassionevole. La studentessa castana andò ad appoggiare le mani su quelle del ragazzo, ancora piegate in avanti, e quel contatto parve riscuotere il giovane mago dal suo stato di astrazione, facendogli nuovamente provare la sorpresa e l'imbarazzo di poco prima. Neville arrossì furiosamente.
Neville: He…Her…mione… io non… non volevo... io non volevo…
Hermione: Sssst…
La ragazza dai lungi capelli mossi andò ad appoggiare un dito alle labbra del coetaneo, che interruppe la sua declamazione di monosillabi. Il sorriso della giovane Grifondoro si era allargato ed era, in qualche modo, divenuto più sexy. Un istante dopo, Hermione afferrò la mano ancora immobilizzata di Neville, cominciando a tirare il proprio compagno di Casa lungo il corridoio tra le due file di tavoli.
Hermione: (in tono allegro) Su, vieni con me.
Il sedicenne non trovò la forza per opporsi alla ragazza castana e cominciò a camminare quasi come un automa, seguendola attraverso la stanza deserta e silenziosa, a parte il rumore della pioggia sui vetri della serra. Quando arrivò all'altezza del tavolo dove aveva scorto la giovane poco prima, però, Neville si rese conto che quell'ambiente non era affatto deserto: una volta superato l'ultimo tavolo coperto da piante in vaso, alla vista del ragazzo rotondetto apparvero altre due figure femminili, inginocchiate a terra sopra un telo decorato da un motivo floreale. Se l'immagine di Hermione in mutande e polo intenta a masturbarsi aveva paralizzato il giovane Grifondoro, la vista delle due quindicenni completamente nude lo fece quasi svenire. Luna aveva i suoi grandi occhi grigi fissi sul ragazzo, le braccia appoggiate compostamente sulle ginocchia e sorrideva. Ginny, invece, sembrava piuttosto in imbarazzo, con le mani all'altezza del seno, nel tentativo di coprirlo il più possibile, e lo sguardo dardeggiante da Neville alla parete della serra, il volto arrossato.
Luna: (alzando una mano, nel suo solito tono sognante) Ciao, Neville.
Il sedicenne non poté evitare di rispondere con un "Ciao" roco e tremolante, ma qualunque altra sua funzione cognitiva sembrava essere stata spazzata via: lo sguardo di Neville era ancora fisso sulle due giovani streghe inginocchiate davanti a lui, splendenti in tutta la loro nudità e recanti sul viso espressioni opposte l'una all'altra. Ad un tale spettacolo, il ragazzo aveva perso ogni senso della realtà, cosa che non gli aveva fatto accorgere della fine del contatto tra la sua mano e quella della coetanea castana. Poco dopo, come da una distanza infinita, il giovane mago udì nuovamente la voce di Hermione.
Hermione: Sembra che qualcuno ci fosse, nelle serre…
Sul volto di Ginny comparve un sorrisetto imbarazzato, quasi nervoso, ma ciononostante la streghetta non smise di muovere gli occhi, e non si mosse da dove si trovava.
Hermione: …ma in fin dei conti la cosa può tornare a nostro vantaggio. Non credete, ragazze?
Neville, avendo ancora lo sguardo fisso sulle due giovani streghe nude, poté notare che Ginny, alle parole dell'amica, aveva fermato lo sguardo proprio su di lei, assumendo un'espressione stupita. Anche Luna, nonostante la sua espressione perennemente sorpresa, doveva aver ostentato perplessità, - pensò Neville in un angolo della mente - per via delle sue sopraciglia, ora più inarcate. Un secondo più tardi, il ragazzo dal viso rotondeggiante percepì una leggera pressione sui suoi pantaloni, all'altezza delle sue parti basse, sensazione che poco dopo aumentò considerevolmente, trasformandosi poi in un senso di freschezza e liberazione. Abbassando finalmente lo sguardo, il giovane studente di Grifondoro poté rendersi conto della situazione in cui ora si trovava: Hermione si era inginocchiata davanti a lui, gli aveva sbottonato i pantaloni e aveva estratto il sesso del ragazzo dalle sue mutande, cominciando poi a massaggiarlo con cura, spostando la mano avanti e indietro lungo l'asta del giovane mago. Neville cominciò a sentire montare il piacere dovuto a quel tocco, facendogli aumentare la respirazione e provocando il rigonfiamento del suo organo genitale, che in poco tempo raggiunse le sue massime dimensioni nella mano della strega castana.
Hermione: (a voce bassa, in tono malizioso) Uau.
Quell'implicito apprezzamento della giovane Grifondoro sulla "dotazione" del ragazzo trasmise a Neville un'onda di eccitazione, cosa che lo fece sorridere stupidamente. Tale espressione, però, scomparve dal volto del sedicenne quando vide Hermione avvicinare il viso alla sua virilità, aprire la bocca e accogliere l'intero suo membro dentro di lei, cominciando poi a muovere la testa avanti e indietro. Neville stava ora sperimentando una sensazione mai provata prima: vedere i capelli di una ragazza muoversi ritmicamente all'altezza del suo pube, unito alle scariche di piacere che il lavoro della giovane gli stava provocando e alla consapevolezza di ciò che stava succedendo, scatenarono nel giovane mago una tempesta emotiva formata da orgoglio, piacere e felicità, cosa che fece scemare parzialmente l'imbarazzo del sedicenne studente di Hogwarts. Il ragazzo chiuse gli occhi e sollevò la testa verso l'alto, inebriato dal piacere che la coetanea dai capelli castani gli stava trasmettendo, e rimase in quella posizione fino a che non percepì un nuovo tocco all'altezza delle sue parti intime. Neville aprì gli occhi di scatto e abbassò subito lo sguardo, appena in tempo per osservare Luna mentre prendeva il posto di Hermione nella stimolazione del suo sesso. La strega fulva, comunque, rimase inginocchiata tra le gambe del giovane mago, andando a baciare sensualmente il suo membro ogniqualvolta la quindicenne dai lunghi capelli biondi lo faceva fuoriuscire dalla sua bocca. Poco più tardi, Luna liberò nuovamente il sesso del sedicenne dalla sua gradevole prigione, permettendo alla ragazza castana di riprendere il proprio lavoro su di esso, mentre la giovane Corvonero osservava la scena sorridendo, come in attesa del proprio turno.
Neville Paciock scosse la testa, travolto sia dal piacere che le due ragazze gli stavano provocando, sia dalla consapevolezza di avere due giovani streghe intente a stimolare il proprio organo genitale con incredibile lascivia, e, quando tale tumulto interiore passò, il sedicenne poté osservare con la coda dell'occhio un movimento alla sua destra. Ginny si era alzata dal telo dove era rimasta inginocchiata fino a quel momento e, subito dopo, con un veloce movimento, si portò al fianco delle altre due ragazze, tra le gambe del giovane mago, andando poco dopo ad accogliere a sua volta il sesso del proprio compagno di Casa nella sua bocca.
A tale vista, tre ragazze intente a stimolare oralmente la sua virilità, due delle quali completamente nude, Neville perse ogni controllo, cominciando a sospirare pesantemente e muovendo la testa in maniera caotica, aprendo e chiudendo i pugni con movimenti inconsulti. Poco più tardi il giovane mago sentì sopraggiungere il culmine del piacere e, con un sospiro più rumoroso degli altri, scaricò tre o quattro schizzi del proprio seme sui volti delle ragazze inginocchiate di fronte a lui, che chiusero gli occhi, continuando però a sorridere. La sensazione travolgente dell'orgasmo costrinse Neville ad appoggiarsi con le mani al tavolo dietro di lui, chiudendo gli occhi e ansimando pesantemente, mentre le ultime ondate di piacere attraversavano il suo corpo. In quello stato di semi-trance, il giovane Grifondoro quasi non udì le parole pronunciate dalla ragazza castana di fronte a lui, riuscendo a registrare nella sua mente solo gli ultimi due vocaboli: "Gratta e Netta". Riaperti gli occhi, Neville poté osservare la sua coetanea dai capelli mossi (rimessasi nel frattempo in piedi) mentre si puntava la bacchetta al viso, dal quale scomparvero subito dopo le tracce dell'essenza del ragazzo. Un istante più tardi, Hermione aprì gli occhi, andando ad fissare quelli del giovane grassottello, ancora sconvolto e ansimante, e piegò le labbra nello stesso sorriso gentile sfoggiato poco prima. Ginny e Luna, anch'esse già in piedi e ripulite dal seme del ragazzo, sorrisero a loro volta, portandosi ai fianchi di Hermione e andando ad appoggiare le mani sul corpo della sedicenne, ancora coperto dalla sua polo e dalla biancheria intima. Un secondo più tardi, Ginny portò una mano al volto dell'amica castana, costringendola a voltarsi verso di lei e avvicinando le proprie labbra alle sue, regalandole un veloce bacio, gesto che fu imitato subito dopo dalla bionda quindicenne di Corvonero, che baciò a sua volta Hermione, con un trasporto anche maggiore rispetto all'amica dai capelli rossi. Vedere le tre ragazze che si baciavano a vicenda, nonostante l'orgasmo appena raggiunto, risvegliò la lussuria sopita di Neville, il cui organo genitale riprese ad aumentare di dimensioni. Tale processo fu ulteriormente stimolato dal fatto che Hermione stava cominciando a sfilarsi il suo indumento superiore, aiutata nel suo lavoro dalle altre due giovani già completamente nude.
Hermione: (in tono falsamente tranquillo) Dimmi, Neville… (solleva le braccia)… tu sei vergine, non è vero?
Il fatto che la ragazza castana avesse appena fatto scorrere il collo del proprio capo di abbigliamento sopra la sua testa, nascondendo così il viso della giovane alla vista del suo interlocutore, ridusse il senso di imbarazzo e disagio provato da quest'ultimo, permettendogli di rispondere in maniera intellegibile alla domanda.
Neville: Si… io… si, lo sono.
Hermione terminò di sfilarsi la polo, mostrando così al sedicenne studente di Grifondoro il suo seno ancora contenuto nel capo intimo della ragazza, cosa che ripristinò la paralisi psicologica di Neville. Quando lo stesso capo di abbigliamento fu slacciato dall'azione congiunta di Ginny e Luna e il petto della giovane castana apparve in tutto il suo splendore, il ragazzo grassottello spalancò gli occhi e inspirò profondamente, il suo sguardo fisso sulle curve della coetanea. Un secondo più tardi, Hermione si piegò ed afferrò gli orli delle sue mutandine, facendole scorrere fino a terra, dove se le filò completamente.
Ora, di fronte al sedicenne alunno della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, si trovavano tre ragazze completamente nude, affiancate l'una all'altra, le loro braccia intente ad accarezzare voluttuosamente i fianchi delle vicine. Ormai la mente di Neville era completamente vuota.
Hermione: (Sorridendo maliziosamente) Allora… dicci… con chi di noi tre vuoi avere la tua prima volta?
In quel momento qualcosa all'interno del giovane Grifondoro esplose: Neville sentì come una fitta al cuore, accompagnata da una scarica elettrica che lo attraversò dalla testa ai piedi, e continuò ad osservare le tre giovani streghe davanti a lui senza neanche vederle.
Le ragazze nude che il sedicenne aveva di fronte, e che si erano appena offerte a lui, erano senza alcun dubbio le persone, tra tutti quelli che conosceva, per le quali Neville Paciock provava i sentimenti più forti: era noto a tutti che il giovane mago aveva invitato, al suo quarto anno, Hermione Granger come sua partner al Ballo del Ceppo, ma nessuno sapeva (e Neville se lo augurava) che il motivo di tale invito non era basato unicamente sull'attrazione fisica o sulla simpatia, ma su qualcosa di più. Si, l'allora quattordicenne Neville Paciock si era preso una bella cotta per la coetanea dai capelli castani e mossi, e aveva implicitamente esternato quel suo sentimento in uno dei rari atti di coraggio compiuti dal ragazzo, anche se ne la sua (incompresa) confessione ne l'invito stesso avevano avuto l'effetto desiderato. Hermione, all'epoca, era già impegnata con Viktor Krum per quanto riguardava il ballo, e vederla danzare con il diciottenne bulgaro aveva convinto il giovane mago a desistere dai suoi propositi romantici, facendo sparire nel nulla il suo sentimento, anche se Neville ricordava ancora con piacere il rossore apparso sul volto della ragazza castana nel momento in cui l'aveva invitata.
Anche Ginny Weasley era importante per il sedicenne Grifondoro, anche se in maniera diversa da Hermione: la bellezza della giovane dai capelli rossi, la sua freschezza, il suo meraviglioso sorriso e il suo atteggiamento sempre solare avevano colpito diversi ragazzi a Hogwarts, tra i quali lo stesso Neville. Il giovane grassottello era stato più che lieto di avere una tale splendida ragazza come partner per le danze al Ballo del Ceppo, anche se l'aveva invitata solo come rimpiazzo di Hermione. Da quella sera, vedendola vestita con un abito che faceva risaltare ancora più del solito la sua bellezza e femminilità, Neville aveva cominciato a provare sentimenti più profondi verso la ragazzina dai capelli rossi, anche se non erano mai sconfinati nell'amore.
Luna Lovegood era, invece, una sorta di anima gemella per il ragazzo pasciuto: per quanto l'avesse conosciuta solo l'anno precedente, il giovane mago aveva provato fin quasi dal principio una certa simpatia per la strampalata bionda, per via dei continui scherzi che la ragazza subiva, esattamente come era accaduto a lui negli anni precedenti. Da quando poi aveva scoperto, nel corso degli allenamenti dell'ES, che anche la giovane Corvonero riusciva a vedere i Thestral e che, soprattutto, non aveva più la mamma, Neville si era sentito molto più vicino a Luna, e aveva incominciato a vederla non solo come amica, ma anche come qualcosa di più.
E ora tutte e tre queste ragazze erano di fronte a lui, rifulgenti nella loro nudità, ed al sedicenne studente di Hogwarts era stata data la possibilità di giacere (per la prima volta nella sua vita) proprio con una di esse. Ma la mente del giovane mago era incapace di prendere una decisione, anzi, era impossibilitata anche a concepire l'idea…
Neville: Tu.
Il ragazzo paffutello sobbalzò quando udì uscire dalla sua bocca quella parola, visto che non aveva neanche pensato di pronunciarla, e si voltò immediatamente dopo ad osservare il proprio braccio teso, mossosi indipendentemente dalla sua volontà, ora puntato sulla figura centrale tra le tre ragazze in piedi davanti a lui. Hermione allargò ulteriormente il suo sorriso, evidentemente compiaciuta dalla scelta (per quanto inconscia) del coetaneo, e un secondo più tardi si allontanò dalle due quindicenni, cominciando a camminare lentamente verso Neville, ancora appoggiato al tavolo dietro di lui.
Hermione: (leggermente arrossita, in tono malizioso) Ti ringrazio… ti assicuro che non te ne pentirai.
Un secondo più tardi, una volta che fu faccia a faccia con il giovane mago, la sedicenne dai capelli castani posò delicatamente entrambe le mani sulle guance dell'amico, poi chiuse gli occhi e lo baciò.
Il ragazzo rimase immobile, senza neanche più respirare, mentre percepiva il contatto delle labbra di Hermione sulle sue: il primo vero bacio del giovane. Nel cervello di Neville passò per un istante una carrellata dei baci ricevuti durante la sua vita dai suoi familiari, perlopiù anziani, e il ragazzo si sforzò per cancellare quelle immagini dalla sua mente. Quel bacio era diverso. Completamente diverso. Dopo un tempo indefinibile, la giovane strega si allontanò dal coetaneo, lasciando libere le vie aeree del mago grassottello che, improvvisamente di nuovo conscio della sua necessità di ossigeno, inspirò pesantemente dalla bocca, cosa che provocò una risatina divertita a tutte e tre le ragazze presenti. Poco più tardi, Hermione si portò all'altezza del telo verde decorato da fiori, dove si sdraiò subito dopo, allungando le braccia in direzione del giovane mago.
Hermione: (in tono sensuale) Vieni…
Il corpo di Neville Paciock si mosse come in automatico, allontanando le mani dal ripiano di legno al quale il ragazzo ancora si appoggiava e cominciando a dirigersi con passi lenti e regolari verso il punto in cui la giovane castana era sdraiata, nuda, con i capelli sparsi attorno alla testa. Sembrava quasi un'opera d'arte. Mentre percorreva i pochi metri che lo separavano dalla coetanea, Neville percepì sul proprio corpo il tocco di altre mani femminili, sempre nell'area intorno al proprio sesso. Con la coda dell'occhio (lo sguardo di Neville era fisso su Hermione), il giovane mago vide Ginny e Luna armeggiare con la parte superiore della sua divisa e con i suoi pantaloni, ampliando la zona di pelle scoperta e liberando ulteriormente il membro del ragazzo (ormai quasi del tutto eretto) dalla sua prigione di stoffa.
Una volta giunto di fronte alla ragazza castana, il sedicenne studente di Grifondoro cominciò ad inginocchiarsi, barcollando e quasi cadendo a causa dei pantaloni semiabbassati, posizionandosi infine tra le gambe aperte e piegate di Hermione. Solo pochi centimetri separavano il sesso del mago dall'entrata del paradiso.
Dopo un ultimo sguardo al viso della giovane strega, che sorrise e annuì con la testa, Neville Paciock cominciò a sdraiarsi su di lei, percependo le mani della ragazza intente a stimolare e insieme guidare il suo organo genitale, indirizzandolo verso il fiore della sedicenne, al quale andò a aderire subito dopo. Quella sensazione di calore e morbidezza, proveniente dalla punta del membro del ragazzo, scatenò qualcosa dentro Neville che, improvvisamente travolto dalla lussuria, cominciò a muovere freneticamente il bacino avanti e indietro, facendo però così strusciare il proprio sesso sull'inguine e sul pube di Hermione, cosa che le trasmise una sensazione piuttosto piacevole.
Hermione: Ah… calmati, Neville… ah… piano, non così…
A quelle parole, la foga del giovane mago si placò. Il sedicenne, imbarazzato, abbassò lo sguardo e borbottò uno "Scusa" a malapena udibile, e poco più tardi il ragazzo iniziò a piegarsi sulle ginocchia, come per cominciare ad alzarsi.
Hermione: (con tono dolce) Non importa, non importa… non ti preoccupare…
A quelle parole, Neville interruppe il suo movimento, restando immobile per alcuni secondi, per poi ricominciare a sdraiarsi sul corpo di Hermione, sfoggiando ora un'espressione più seria e decisa. L'attenzione del giovane era ora concentrata sul proprio sesso e sul suo avvicinamento al fiore dell'amica, che dal canto suo aveva portato la mano sinistra all'altezza del suo inguine, allargando con le dita le proprie grandi labbra, così da facilitare il coetaneo nel suo proposito. Quando il membro di Neville giunse nuovamente a contatto con il fiore di Hermione, questi si bloccò, respirando pesantemente, resistendo all'impulso di cominciare a muoversi. Un secondo più tardi, il giovane Grifondoro sentì due braccia cingergli delicatamente la schiena, e tale tocco gli fece spostare nuovamente lo sguardo sul volto della ragazza castana sdraiata sotto di lui, trovandola tranquilla e sorridente. A tale visione, rincuorato e incoraggiato dalla fiducia dimostratagli dall'amica, Neville inspirò brevemente ed iniziò ad abbassarsi, percependo il proprio membro venire avvolto lentamente nel caldo nido di piacere della giovane strega. La sensazione che il ragazzo stava provando era indefinibile, uno strano mix di calore, morbidezza e piacere. Quando l'intera asta del sedicenne fu dentro il corpo di Hermione, questa proruppe in un sospiro, cosa che eccitò nuovamente il giovane studente di Hogwarts.
Neville cominciò a muoversi dentro la ragazza dai capelli castani, con più calma rispetto a prima, beandosi della sensazione che le pareti interne del sesso della streghetta gli trasmettevano. Questa, a sua volta, cominciò ad emettere dei leggeri gemiti di piacere, chiaro segno del suo gradimento per le "attenzioni" dell'amico, e contemporaneamente portò le proprie mani al seno, iniziando a massaggiarselo. Poco più tardi, la giovane Grifondoro cominciò a muovere il bacino, intensificando così le spinte di Neville, cosa che causò un aumento di volume nei sospiri della sedicenne.
Nel vedere Hermione Granger sdraiata sotto di lui, intenta a massaggiarsi il seno e a gemere sotto le spinte del proprio sesso dentro di lei, Neville perse nuovamente il controllo, cominciando a muoversi con foga nel corpo della ragazza castana, spingendo la sua virilità in lei con tutte le sue forze. A tale improvviso aumento di velocità e intensità dei movimenti dell'amante, Hermione spalancò gli occhi e iniziò ad emettere degli urletti piuttosto forti ad ogni colpo. Tali grida eccitarono ulteriormente il giovane mago, che sentì approssimarsi il culmine del piacere. Dopo un altro paio di spinte, Neville Paciock raggiunse il climax e depositò il proprio seme nel corpo della ragazza castana, emettendo in contemporanea un ringhio quasi animalesco. Una volta che le pulsazioni del suo sesso furono cessate, interrompendo così le scariche di piacere inviate al cervello del giovane, il sedicenne studente di Grifondoro si adagiò completamente sul corpo dell'amica, che iniziò ad accarezzargli i capelli con dolcezza.
Neville: (ancora ansimante) Hermione… anf… io…
Hermione (in tono gentile) Ssst, va tutto bene. Sei andato benissimo, Neville…
Neville: Anf… io… io volevo solo… anf… dirti grazie.
E così dicendo appoggiò la testa sul petto di Hermione, chiudendo gli occhi, in pace. Poco dopo, il giovane mago sentì che le mani della ragazza castana avevano abbandonato i suoi capelli per andare ad appoggiarsi alle sue guance, e tale movimento lo indusse ad alzare la testa e a riaprire gli occhi. Un istante dopo le labbra di Neville incontrarono nuovamente quelle di Hermione, unendo per la seconda volta i due amici e, ormai, amanti, in un bacio, che questa volta fu però più profondo, passionale, e il ragazzo grassottello si sentì come se nulla potesse più andargli storto, come se quell'atto d'amore avesse fatto nascere in lui un nuovo Neville Paciock, più coraggioso, deciso, sicuro di se. Dopo un tempo che gli parve infinito, il giovane mago si separò dalla coetanea, togliendosi da sopra di lei e andando a sdraiarsi al suo fianco, i suoi occhi fissi al cielo, la sua mano destra nella sinistra di Hermione. Le gocce di pioggia si erano fatte più rade, così come il rumore delle stesse sul soffitto di vetro della serra, e Neville restò a bearsi di quel suono, della morbidezza del telo sotto di lui e del calore della mano della ragazza con cui aveva appena vissuto il momento più felice della sua vita. Chiuse gli occhi, sorridendo.
All'improvviso, il giovane Grifondoro avvertì una nuova sensazione sulle sue parti basse, piuttosto piacevole, ed allargò automaticamente le labbra in un sorriso, convinto che Hermione avesse deciso di regalare al suo "amichetto" un piccolo extra. Supposizione che svanì quasi all'istante, quando il sedicenne si rese conto di stringere ancora la mano della streghetta nella sua, e che quindi la ragazza non poteva essere in una posizione tale da poter eseguire il tipo di lavoro che Neville, avendolo sperimentato poco prima, aveva già riconosciuto. Come a sincerarsi della verità, il ragazzo grassottello si voltò di lato e aprì gli occhi, trovando quelli castani di Hermione ad alcuni centimetri dai suoi. La giovane sorrideva.
Con un veloce spostamento del suo sguardo, la sedicenne castana invitò silenziosamente Neville a guardare nella direzione dalla quale il ragazzo sentiva provenire quelle nuove scariche di piacere e, dopo essersi voltato, il giovane Grifondoro spalancò gli occhi e si congelò per l'ennesima volta. Ginny Weasley era inginocchiata tra le gambe del mago, la testa all'altezza del suo pube, evidentemente intenta a stimolare oralmente il membro di Neville. Tali attenzioni, tra l'altro, stavano avendo effetto: il sesso del ragazzo stava tornando rapidamente alle sue massime dimensioni e la quindicenne, avendolo evidentemente percepito, sorrise maliziosamente. Vedere la giovane strega dai capelli rossi sorridere mentre accoglieva ancora nella sua bocca il proprio membro provocò una nuova scarica elettrica nel corpo di Neville, che aveva lo sguardo incollato al corpo nudo di Ginny. Tale visione non gli fece neanche rendere conto che la mano di Hermione si era allontanata dalla sua, ma il ragazzo se ne accorse comunque quando vide l'amica castana alzarsi in piedi (l'attenzione di Neville si spostò per alcuni secondi sui glutei di Hermione) per poi avvicinarsi all'ultima delle tre ragazze presenti nella sala: Luna si era appoggiata al tavolo sgombro da vasi, i suoi lunghi capelli biondi le ricadevano sulla schiena nuda, e le sue mani erano evidentemente impegnate a stimolare il fiore della quindicenne.
Neville rimase immobile, steso a terra, indeciso su quale delle tre ragazze posare lo sguardo. Poco più tardi però, osservando Luna e Hermione scambiarsi un veloce ma sensuale bacio saffico, il giovane mago percepì una nuova ondata di eccitazione attraversarlo, cosa che, unita al lavoro della quindicenne rossa tra le sue gambe, riportò la virilità del ragazzo al suo massimo splendore. Ginny parve accorgersene, poiché interruppe la stimolazione orale del membro del suo compagno di Casa e si alzò in ginocchio, facendo spostare l'attenzione dell'amico su di lei.
Ginny: (in tono malizioso) Non penserai che sia finita qui, vero? Devi ancora soddisfarci, Neville…
Il giovane studente di Hogwarts registrò con una piccola parte della mente il plurale usato dalla ragazza dai capelli rossi, ma la maggior parte del suo cervello smise quasi di funzionare quando vide la piccola Weasley avanzare a gattoni, movimento reso ancora più eccitante dalla nudità della streghetta, posizionandosi sopra di lui e portando il suo bacino all'altezza del pube del ragazzo. Neville sapeva cosa stava per accadere, lo leggeva negli occhi e nel sorriso malizioso di Ginny. Lo sapeva, eppure non voleva crederci. In pochi secondi, la quindicenne dagli occhi castani si inginocchiò sopra il sesso del giovane mago, lasciandogli così osservare ogni curva del proprio corpo nudo, contornato dalla sua lunga chioma rossa, cosa che lo rendeva ancora più splendido, per poi afferrare il membro del sedicenne studente di Grifondoro e indirizzarlo verso la propria intimità, nella quale lo fece scivolare lentamente, accogliendolo infine tutto dentro di se.
Quella nuova e - per Neville - repentina penetrazione fece sospirare di piacere entrambi i giovani e, poco dopo, Ginny cominciò a muoversi su e giù sull'asta dell'amico paffutello, emettendo nel contempo gemiti estremamente eccitanti. Neville, dal canto suo, quasi ipnotizzato dai movimenti della ragazza e dal piacere che tali gesti gli stavano trasmettendo, andò ad appoggiare come in trance le proprie mani sui fianchi della streghetta, percependo così la morbidezza della pelle della giovane Weasley. Il sedicenne Grifondoro aveva lo sguardo fisso sul volto contratto dal piacere della giovane amica e amante, sui suoi piccoli seni che ondeggiavano lievemente ad ogni movenza della ragazza, sul suo pube che si muoveva sensualmente attorno al membro del giovane mago. Un tale spettacolo sarebbe stato mozzafiato anche senza esserne i protagonisti - difatti Neville sembrava aver dimenticato come si faceva a respirare - e divenne ancora più eccitante quando un'altra ragazza, dai lunghi capelli biondi e dalla pelle ancora più bianca di quella di Ginny, si andò ad inginocchiare alle spalle della giovane dai capelli rossi. La quindicenne, apparentemente del tutto concentrata solo sul proprio amplesso, non aprì neanche gli occhi, evidentemente disinteressata dallo scoprire l'identità della persona che le si era appena avvicinata, e ripiegò la testa all'indietro, permettendo così a Luna di cominciare a baciarle il collo. Poco più tardi, le mani della giovane Corvonero si andavano a posare una sul seno dell'amica, e l'altra tra le sue gambe, all'altezza del fiore della piccola Weasley, cominciando - notò Neville - a stimolarle il clitoride. Quell'ultimo gesto parve essere la goccia che fece traboccare il vaso dell'eccitazione di Ginny, che si irrigidì di colpo ed emise un grido piuttosto forte. Neville percepì una certa umidità intorno al proprio sesso, prova dell'orgasmo appena conseguito dall'amica e amante. Dopo circa un minuto, durante il quale la giovane strega dai capelli rossi rimase immobile, scambiandosi sporadici baci con la coetanea bionda dietro di lei, Ginny si alzò in piedi, subito imitata dalla giovane Corvonero, facendo così fuoriuscire la virilità del sedicenne da dentro di lei.
Neville rimase sdraiato a terra, parzialmente inebetito, ancora incapace di muoversi: il cervello del ragazzo non riusciva ancora ad elaborare l'idea di essersi appena unito con Ginny Weasley, la più bella e chiacchierata studentessa di Hogwarts, nonché sua amica da anni. E per di più subito dopo aver posseduto la dolce, gentile e brillante Hermione Granger, l'unica ragazza di cui il giovane mago si fosse mai invaghito seriamente. Una tale sequenza di esperienze sconcertanti e meravigliose era troppo per la mente di Neville Paciock, ragazzo goffo, imbranato e dalla scarsa - fino a quel momento - fortuna con le donne. Il sedicenne alunno della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts restò immobile, osservando il soffitto della serra venire colpito dalle ormai rade gocce di pioggia, facendosi quasi ipnotizzare dal suono che emettevano nel loro impatto con il vetro…
Luna: (in tono sognante e insieme malizioso) Neville…
Nell'udire quella voce, il giovane Grifondoro si riscosse dai suoi pensieri e voltò la testa verso destra, andando a cercare la ragazza che aveva appena pronunciato il suo nome come se fosse stato il richiamo di una sirena. E la vide. Luna Lovegood era appoggiata con le mani al tavolo vuoto dove, circa mezzora prima, si trovava la giovane strega castana intenta a masturbarsi, e la scena che era ora visibile in quel punto non era certo meno eccitante: la quindicenne studentessa di Corvonero aveva i lunghi capelli biondi sparpagliati sulla schiena nuda, le gambe della ragazza erano divaricate ed il suo fiore, contornato dalla stupenda pelle di Luna, bianca come il corpo celeste da cui la ragazza traeva il nome, era perfettamente visibile.
Luna: (nello stesso tono di voce di poco prima) Non vorrai lasciare che io sia l'unica a non essermi divertita, giusto? Non sarebbe gentile da parte tua…
A quella vista, e soprattutto a quelle parole, qualunque pensiero, dubbio o stordimento del giovane mago sparirono quasi all'istante, venendo sostituiti dal desiderio e dalla lussuria. Il fatto che, nell'appena conclusosi rapporto sessuale con Ginny, Neville non avesse raggiunto il culmine del piacere, aveva lasciato il sedicenne carico di adrenalina, resa finora inattiva dallo sconcerto e dalla confusione del giovane mago. Adesso, però, l'effetto di tali ormoni era tornato a farsi sentire, e il comportamento del ragazzo mutò di conseguenza: Neville si rialzò in fretta dal telo dove era rimasto straiato fino a quel momento, venendo impicciato in tale movimento dai suoi pantaloni ancora abbassati a mezza coscia, che lo fecero quasi cadere. Con un gesto rabbioso, il giovane mago abbassò del tutto il suo capo di abbigliamento, portandolo all'altezza delle caviglie e, ora maggiormente libero di muoversi, si avvicinò a piccoli passi alla schiena della ragazza bionda. Il membro del sedicenne si ergeva spavaldo tra le sue gambe.
Una volta giunto alle spalle di Luna, Neville afferrò la bionda streghetta per i fianchi, tirandola verso di se e costringendola a piegarsi ulteriormente sul tavolo, esponendo così ancor più alla vista del ragazzo i suoi glutei e, soprattutto, il suo sesso. Neville non disse nulla, ne si soffermò in carezze preliminari all'atto che intendeva compiere: afferrò il proprio sesso turgido, lo posizionò all'entrata del nido di piacere della giovane Corvonero e, con una sola forte spinta, entrò in lei.
Luna proruppe in un gridolino di dolore, che fu però sostituito subito dopo da una serie di gemiti di piacere, provocati dai movimenti del membro del giovane mago all'interno del suo corpo. Neville era impegnato a penetrare la quindicenne con forza e decisione, sospinto ora unicamente dalle sue pulsioni, interessato solo a raggiungere l'orgasmo e a venire obnubilato dal piacere che ne sarebbe derivato. I lunghi capelli biondi di Luna ondeggiavano davanti a lui ad ogni spinta del ragazzo nel corpo dell'amica, e tale visione, unita ai gemiti emessi della stravagante streghetta, gli fecero percepire l'approssimarsi del culmine del piacere. In quel momento, con la coda dell'occhio, Neville vide un movimento alla sua destra, e si voltò a guardare: Hermione e Ginny, ancora completamente nude, erano intente a baciarsi sensualmente, accarezzando nel frattempo l'una i seni dell'altra. Con quell'immagine impressa negli occhi, eccitato come non mai, il sedicenne paffutello raggiunse l'apice della lussuria, emettendo un ringhio di puro piacere e scaricando, con un'ultima possente spinta, le ultime gocce della sua essenza nel corpo della giovane dai capelli biondi, il cui corpo cominciò subito a vibrare, comunicando così a Neville che anche Luna aveva raggiunto l'orgasmo.
Trascorsero alcuni piacevoli e interminabili secondi, durante i quali i due amanti restarono immobili, respirando pesantemente, fino a che Neville non fece un passo indietro, estraendo il suo sesso dal corpo dell'amica. Questa, quasi immediatamente, si voltò e andò a posare i suoi enormi occhi grigi su quelli castani del sedicenne pasciuto, che, in seguito all'esplosione di piacere appena provata, sembrava essere ritornato al suo stato di sorpresa incredulità.
Neville: (ancora ansimante) Anf… Luna… anf… scusa, io…
Luna: (appoggiandogli un dito sulle labbra, nel suo solito tono sognante) Ssst, non c'è niente di cui scusarsi. E' stato bellissimo. Grazie.
E, così dicendo, la giovane strega dai lunghi capelli biondi si avvicinò a Neville e lo baciò. Il bacio fu profondo ma piuttosto breve, e in pochi secondi le labbra del ragazzo furono nuovamente libere. Il giovane Grifondoro rimase immobile ad osservare la quindicenne, che gli donò un veloce sorriso, per poi voltarsi e cominciare a dirigersi verso la pila di vestiti ammonticchiati per terra li vicino. Ad un tratto, un nuovo tocco sulla sua spalla destra costrinse Neville a distogliere lo guardo dalla schiena e dalle natiche nude della giovane Corvonero, facendogli posare lo sguardo su di un'altra ragazza, anch'essa nuda, presentante una lunga e folta chioma rossa.
Ginny: (in tono gentile e malizioso) Concordo con Luna: sei stato molto bravo. Ti ringrazio.
Un secondo più tardi, Ginny appoggiò una mano sulla nuca del sedicenne, accarezzandogli i capelli, avvicinando subito dopo il proprio viso a quello del giovane mago e cominciando a baciarlo. Il contatto tra le labbra dei due amici e, ora, amanti, duro poco più di un secondo, ma a Neville sembrò fosse durato un'eternità. Immediatamente dopo, il membro più giovane della famiglia Weasley sorrise maliziosamente in direzione del ragazzo, spostandosi poi alla sua sinistra e incamminandosi verso il punto nel quale si trovava già Luna. Ma Neville non la seguì, ne con il corpo ne con lo sguardo, perché i suoi occhi erano ora rivolti all'ultima delle tre ragazze che, in quella mattinata piovosa, erano divenute le sue amanti. Hermione si avvicinò sorridendo al coetaneo grassottello, e, una volta che si fu portata di fronte a lui, gli cinse il collo con le braccia. Neville rimase a fissarla nei suoi splendidi occhi castani, in silenzio.
Hermione: (a voce bassa, in tono complice) Non hai intenzione di dire a qualcuno quello che è successo qui oggi, vero?
Neville: (sorpreso, aprendo la bocca per lo stupore) Eh? No! Certo che no…!
Hermione: (allargando il proprio sorriso) Bravo, Neville.
E lo baciò a sua volta, stringendolo contemporaneamente in un abbraccio. Un istante più tardi, istintivamente, anche il giovane mago avvolse la ragazza con le braccia, sollevandola per un attimo di peso e poi rimettendola a terra, provocando così la fine del loro bacio. Hermione assunse un'espressione leggermente stupita, ricominciando a sorridere subito dopo, riavvicinandosi all'amico e amante e posandogli un ultimo, dolce bacio sulla guancia.
Hermione: (in tono malizioso) Forse, un giorno, avremo modo di rifarlo…
E, così dicendo, si portò alle spalle del ragazzo, lasciandolo immobile a fissare il vuoto.
Neville non seppe mai per quanto rimase a fissare il muro del castello senza realmente vederlo, nuovamente caduto nel suo torpore a causa dell'ultima frase pronunciata dalla ragazza castana, ma di sicuro fu un lasso di tempo piuttosto lungo poiché, una volta riscossosi e voltatosi, il giovane mago trovò le due quindicenni già quasi completamente rivestite, mentre un raggio di sole stava squarciando le nubi ad ovest.
Hermione: REPARO!
La voce della ragazza castana, proveniente da un punto distante della serra, fece voltare Neville in quella direzione, da dove, dopo alcuni secondi, tra i tavoli ricoperti di vasi, vide avvicinarsi la stessa giovane strega. Anch'essa era quasi del tutto vestita, e tra le mani reggeva il vaso contenente l'inusuale pianta del sedicenne studente di Grifondoro.
Hermione: (avvicinandosi a Neville e mettendogli il vasetto in mano) Ecco qua. Ho pensato fosse giusto che fossi io a riparare al danno, visto che ero stata io a provocarlo…
Ginny: (chiudendo la zip della sua gonna, in tono malizioso) Se è per questo hai provocato l'intera situazione contingente, con le tue domande…
Hermione: (puntando la bacchetta sul telo decorato steso a terra) GRATTA E NETTA! (a Ginny) Senti chi parla: non avrei avuto nulla da chiedervi se tu e Luna non vi foste appartate con Ron nello spogliatoio dello stadio di Quidditch…
Luna: (infilandosi le mutandine da sotto il suo vestito rosa, in tono sognante) Beh, se ho capito bene sei stata tu a coinvolgere Ron nei vostri "giochi"… quindi dovresti prendetela più con te stessa che con noi…
Hermione: (arrossita) Ma questo cosa c'entra… (punta nuovamente la bacchetta sul telo) VESTISVERTO! (il telo riassume la forma della felpa di Ginny) Quella volta io…
Ginny: (interrompendola, raccogliendo il proprio vestito da terra, in tono malizioso) Già, avere perso la verginità con Harry non ti era bastato, eh?
Hermione: (raccogliendo la propria felpa rosa da terra, arrossita) Ma cosa dici! Io sono andata con Ron perché… (si interrompe, osservando lo sguardo sornione delle due quindicenni)… perché… beh, è nostro amico no? (si infila il proprio indumento, raccogliendo poi la sua borsa dei libri dal tavolo) Non sarebbe stato giusto escluderlo…
Ginny: (sistemandosi i lunghi capelli dopo essersi infilata il suo ultimo abito, in tono sarcastico) Si, si abbiamo capito.
Luna: (incamminandosi con le altre verso l'uscita della serra) Hermione, credo che dovresti dare più "manifestazioni d'affetto" a quel ragazzo, oppure finirà che io e Ginny dovremo anche sopperire alle tue carenze…
Hermione: (arrossita) Guarda che fare sesso non è un obbligo, sai? Se ne si può fare perfettamente a meno…
Luna: (in tono leggermente sarcastico, seppur sempre sognante) Se dici questo non conosci i ragazzi della nostra età. Mio padre me lo dice sempre che…
Hermione: (aprendo la porta della serra, interrompendola, in tono sorpreso) Aspetta, che c'entra tuo padre ora?
Ginny (uscendo dalla stanza, improvvisamente nervosa) Ehm… ecco… vedi…
La porta della serra numero quattro si richiuse alle spalle delle tre giovani studentesse della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Ora, all'interno del locale dall'alto soffitto di vetro, un ragazzo paffutello, recante in mano un vaso contenente una strana pianta bitorzoluta, era voltato in direzione dell'uscita di tale ambiente, con la bocca semiaperta e i pantaloni e le mutande all'altezza delle caviglie, il suo membro ormai afflosciatosi in bella vista, illuminato come il resto della stanza da un raggio di sole.
Harry e Ron avevano dovuto raccontarsi le rispettive avventure con le tre ragazze (quattro, contando Mirtilla) a spizzichi e bocconi, a causa del continuo viavai di persone nella Sala Comune di Grifondoro. Inizialmente i due amici avevano cercato allontanarsi dal resto degli studenti, così da poter dialogare in pace, ed erano quindi saliti nel loro dormitorio, cominciando a descriversi a vicenda le situazioni piccanti in cui si erano venuti (volutamente o meno) a trovare. Purtroppo, poco più tardi, erano sopraggiunti Dean e Seamus, il che aveva costretto i due sedicenni a cambiare luogo di conversazione. Alla fine avevano optato per ritornare nella Sala Comune, dove la confusione li avrebbe agevolati, seppur parzialmente, nel loro proposito di parlare senza essere sentiti. A causa del continuo spostamento di studenti da una poltrona ad un tavolo, dall'ingresso circolare alle scale dei dormitori, però, i due giovani maghi erano stati costretti a sospendere più volte i loro resoconti, approfittando di tali interruzioni per portarsi avanti (maldestramente) con i compiti, nonché per discutere di un'altro argomento di conversazione: la loro iscrizione al Torneo di Duelli.
Entrambi i ragazzi avevano motivato tale decisione con il desiderio di vincere il premio di cinquecento punti - Ron si era soffermato di più sulla somma di denaro posta in palio - e di essere quindi osannati dagli altri Grifondoro per aver fatto loro conseguire, per il sesto anno di fila, la Coppa delle Case. Sia Harry che Ron, però, avevano evitato di rivelare all'altro quali fossero le ragioni più profonde e istintive su cui si era basata la loro scelta, entrambe legate ad un paio di ragazze ben conosciute dai due amici. Comunque, per quanto i due sedicenni non lo avessero dichiarato esplicitamente, Harry aveva compreso la vera causa della decisione del ragazzo dai capelli rossi, ed era certo che anche quest'ultimo avesse intuito la sua.
Alla fine, dopo aver studiato - o fatto finta di studiare - fin quasi all'ora di pranzo, i due giovani maghi avevano approfittato dell'uscita dalla Sala Comune dei loro due compagni di dormitorio - diretti senza alcun dubbio in Sala Grande - per spostarsi nella loro camera, così da poter concludere in pace i loro rispettivi racconti.
Ron: …E questo è tutto.
Harry: (dopo essere rimasto per alcuni secondi con occhi e bocca spalancati) Con suo padre?
Ron: (storcendo le labbra) Già… bizzarro, eh?
Harry: (fissando il vuoto) Di certo le si addice.
Ron: (in tono più serio) Comunque…
Harry alzò lo sguardo sul volto dell'amico, trovandolo intento a fissarlo.
Ron: Sei sicuro che Hermione non si sia accorta di… beh… hai capito, no?
Harry: Si, non ti preoccupare: mi è sembrata sincera quando mi ha detto di non ricordarsi nulla… e forse è meglio così. Non so se le piacerebbe saperlo.
Ron: Credo anch'io… comunque… (risatina)… non credevo che fosse così intraprendente… cioè, anche con me aveva utilizzato il bagno per… (arrossisce)… beh, lo sai. Ma nel passaggio segreto! E con Gazza li accanto! Questo non me lo sarei mai aspettato… insomma, bisogna ammettere che Hermione è proprio…
Harry: (teso) Sttt!
Lo sguardo spaventato del giovane corvino fece interrompere la frase al sedicenne dinoccolato, che si voltò subito dopo nella direzione in cui l'amico stava ora guardando. Sulla porta d'ingresso del locale adibito a dormitorio maschile degli alunni del sesto anno di Grifondoro si trovava un ragazzo, coetaneo dei due studenti presenti nella stanza, sfoggiante sul viso un'espressione tesa e, in qualche modo, spaventata. Neville Paciock avanzò di un passò, camminando rigidamente, quasi come se gli fosse stata fatta una Fattura Petrifucus incompleta.
Neville: (a Harry e Ron) S…salve, ragazzi.
Ron: (con aria incuriosita) …Ciao.
Harry: (leggermente preoccupato) Neville, va tutto bene?
A quella domanda il ragazzo grassottello ebbe uno strano tic al viso, del quale parve non accorgersi.
Neville: Si, certo. Va tutto bene. Va tutto benissimo.
E così dicendo si sciolse in un sorriso, che ad Harry sembrò autentico, pur senza smettere di camminare rigidamente in direzione del suo letto.
Neville: D…devo prendere un libro da riportare in biblioteca… me lo ha consigliato la p-professoressa Sprite, è davvero ottimo… oh, si è stato davvero ottimo…
Il ragazzo corvino pensò che parlare di un libro come se fosse stato una bistecca succulenta era una cosa insolita persino per Neville, che non era certo nuovo a comportamenti goffi e strani, ma decise di non insistere con le domande, per non far innervosire ulteriormente l'amico. A quanto pare anche Ron era dello stesso avviso, poiché tornò ad assumere un espressione seria e si voltò nuovamente verso Harry.
Ron: (in tono colloquiale) Comunque sia, questa sera dovremo ricordarci di andare a letto presto: domattina abbiamo gli allenamenti di Quidditch di primo mattino, subito prima delle lezioni. Katie sa essere abbastanza tirannica quando vuole… costringerci ad alzarci all'alba proprio il giorno in cui abbiamo doppie Pozioni… per Ginny sarà un impresa alzarsi dal letto, è così…
STUMPF!
I due ragazzi che fino a poco prima erano intenti a discutere di argomenti assai personali si voltarono verso la fonte di quel rumore, osservando così il loro coetaneo e compagno di stanza, irrigiditosi più di prima, con una mano ferma a mezz'aria come nell'atto di afferrare qualcosa. Evidentemente Neville aveva trovato il suo libro, ma l'aveva fatto cadere a terra.
Neville: (riscuotendosi) Oh, scusate. (sorride e si china velocemente ad afferrare il volume, rialzandosi subito dopo) Colpa mia, mi è scivolato… che stretta morbida - ehm - molle che ho… (comincia ad incamminarsi verso l'uscita)… sarà meglio che vada, adesso…
Harry stava cominciando a preoccuparsi sul serio. L'unica volta in cui il ragazzo corvino aveva visto Neville comportarsi in una maniera simile era stato quando Malocchio Moody - o meglio, l'impostore che aveva preso le sembianze di Malocchio Moody - aveva eseguito davanti a lui la Maledizione Cruciatus, la stessa che era stata usata per torturare i suoi genitori, conducendoli alla pazzia. In quell'occasione - pensò Harry - l'amico era stato vicinissimo ad avere un collasso nervoso.
Harry: (in tono preoccupato) Neville, sei sicuro di stare bene?
Neville: (Sorridendo) Benissimo, benissimo, non ti preoccupare. (altro tic) Devo solo…
Ron: Non è il caso di andare in infermeria? Oppure potremo chiedere ad Hermione se conosce…
Neville: No!
Il viso rotondo del giovane mago sbiancò di botto, e il suo sorriso scomparve all'istante. Harry e Ron lo guardavano allibiti e preoccupati.
Neville: (teso, parlando in fretta) No, non c'è bisogno di chiamare Hermione… (altro tic)… davvero, non ce n'è motivo…
Un lampo di comprensione attraversò la testa di Harry: l'espressione di Neville era tesa, ma non nello stesso modo di due anni prima, dopo aver visto in azione la Maledizione Senza Perdono. Il sorriso che il ragazzo grassottello sfoggiava adesso era quasi estatico, come se l'amico avesse visto qualcosa di meraviglioso e non fosse ancora riuscito ad elaborarlo… Inoltre era trasalito nell'udire il nome di Hermione, ed era proprio di lei che lui e Ron stavano discutendo quando Neville era entrato…
Harry: (in tono più serio) E' successo qualcosa con Hermione?
Ron si voltò a guardare l'amico corvino, inarcando le sopraciglia, per poi rivolgere la stessa espressione indagatrice al ragazzo dai capelli corti, il cui volto era divenuto ancora più pallido.
Neville: Oh, no, no, no, non è successo niente con Hermione … (ennesimo tic)… e neanche con Ginny e Luna… (trasale) voglio dire…
Harry: (sorpreso) Ginny?
Ron: (sbalordito) Luna?
I tre ragazzi rimasero in silenzio a fissarsi per alcuni secondi: i due giovani ancora seduti sui propri letti avevano la bocca aperta in un'espressione di stupore, mentre Neville aveva il volto tesissimo e quasi privo di colore. Harry temette che l'amico potesse svenire da un momento all'altro.
Neville: (in tono piatto, quasi supplichevole) Io non vi ho detto niente.
E così dicendo schizzo fiori dalla porta, ora apparentemente libero dalla sua rigidità. Harry e Ron rimasero immobili per alcuni secondi fissando ancora il punto dove, fino a poco prima, era visibile il loro amico ed ex-affiliato all'ES, per poi spostare i loro sguardi increduli l'uno sul volto dell'altro.
Harry: Cioè… vuoi dire che…
Ron: (in tono acceso) Beh, mi sembra evidente cos'è successo no?
Il ragazzo dai capelli rossi spostò lo sguardo di lato, verso il pavimento, come se volesse vedervi attraverso.
Ron: A quanto pare mentre noi stavamo giù a sgobbare sui libri…
Harry inarcò un sopraciglio.
Ron: …quelle tre hanno deciso, in nostra assenza, di fare nuove conquiste… oh, è stato molto gentile da parte loro, davvero molto gentile…
L'ultima parte della frase del giovane lentigginoso era stata pronunciata con un tono sarcastico, quasi velenoso. Era evidente che il più giovane dei maschi della famiglia Weasley trovasse il "tradimento" di sua sorella, Hermione e Luna un affronto difficile da mandare giù. Harry comprendeva i sentimenti dell'amico, visto che egli stesso ne stava provando di simili: il ragazzo dai capelli neri non aveva problemi a pensare che la giovane studentessa di Corvonero e Neville avessero avuto un incontro intimo, ma la cosa cominciava ad essere più difficile da accettare se al posto di Luna, in quell'immagine mentale, veniva messa Hermione… ed era quasi doloroso pensare a Ginny in quel contesto. La rabbia dei due amici era quasi palpabile.
Ron: (in tono serio e arrabbiato) Beh, adesso che si fa?
Harry: (corrucciato) Ah, beh, non lo so… insomma, non possiamo certo andare dalle ragazze e inscenare una…
Ron: (interrompendolo) Te lo dico io cosa si fa. (si avvicina all'amico) Vendetta.
Harry: (abbandonando l'espressione arrabbiata, stupito) Cosa?
Ron: Ma certo. Pensaci. (si avvicina ancora di più a Harry, con tono cospiratorio) Loro hanno deciso di andare a "divertirsi" con qualcun altro, ignorandoci bellamente, quindi è giusto che noi facciamo la stessa cosa. Pura legge del taglione, amico.
Harry: (sfoggiando un'espressione incredula) Ma…ma Ron… noi… insomma…
Ron: (interrompendolo, alzandosi nel contempo in piedi) Forza, andiamo a mangiare. Ho bisogno di zuccheri per pensare ad un piano con cui rispondere a tono ad un tale…
E così dicendo, borbottando tra se e se, uscì dalla stanza.
Harry si alzò in piedi a sua volta, ancora intento a rimuginare sulle parole dell'amico. Non che fosse contrario all'idea di Ron, in effetti: visto il comportamento adottato dalle loro amiche, una piccola ripicca se la meritavano di sicuro… ma la domanda principale che ora frullava nella testa del giovane corvino, non era "Se", "Quando " o "Perchè", ma "Chi". Anche volendo ammettere la possibilità di dar pan per focaccia a Ginny e alle altre - ma, dentro di lui, Harry aveva già superato il dubbio dell'agire o meno - quali sarebbero potute essere le "nuove conquiste" da contrapporre a quella effettuata dalle ragazze? I due sedicenni non potevano andare in Sala Grande, prendere due ragazzine a caso e appartarsi con loro: era pericoloso, oltre che poco realistico. E se l'approccio non fosse andato a buon fine? Rischiavano seriamente l'espulsione…
Comunque Harry non dovette scervellarsi a lungo per trovare una soluzione a quel dilemma: mentre scendeva la scale a chiocciola del dormitorio maschile, infatti, tra i pensieri del Ragazzo-Che-E'-Sopravvissuto emerse un'immagine assai nitida di una ragazza addormentata in un letto, bagnata dalla luce della luna, con il seno scoperto e dai lunghi capelli neri, che ben si accostavano alla pelle scura della giovane strega. Con quell'eccitante visione di Calì Patil nella mente, sorridendo, Harry Potter accelerò il passo e raggiunse l'amico dai capelli rossi subito fuori dall'uscita della Sala Comune, avvicinandoglisi e cominciando a sussurrargli nell'orecchio.
FINE QUATTORDICESIMO CAPITOLO
Li faccio sempre più lunghi, eh? Spero che non vengano a noia. ^_^
Credo che sia più che evidente cosa accadrà nel prossimo capitolo… o forse no. ^_^
Commentate, commentate, commentate. ^_^
