Salve a tutti.
In seguito alle molteplici richieste di continuare la mia storia (quello di Alessandra del 13/7 è stata la goccia che ho fatto traboccare il vaso) ho deciso di inserire il capitolo 15, nonostante non sia ancora completo e, probabilmente, non lo sarà mai.
E' più di un anno che non accedevo a questo file, e ciò è stato dovuto a diversi fattori: la fine dell'ispirazione a continuare questa storia, la consapevolezza di avere elaborato una trama azzardata e lacunosa, l'aver utilizzato uno stile eccessivamente dettagliato che, all'epoca, ritenevo necessario per far comprendere al lettore l'ambiente in cui si muovevano i personaggi, ma che in realtà appesantiva la storia (di cui questo capitolo è l'apoteosi), oltre al fatto che il genere sperimentale avventura/erotismo non mi convinceva un granchè (lo stesso motivo per cui l'avevo già interrotta anni prima.)
Alla fine del testo troverete i miei appunti/suggerimenti su come proseguire la storia (ovvero gli spoiler, semmai l'avessi continuata), che ho deciso di pubblicare per consentire ai non pochi [e non posso che esserne lieto ^_^)] lettori che mi hanno fatto i complimenti, di rendersi conto del livello di progettazione a cui era giunto il mio lavoro, nonchè per spiegare come avrei voluto concluderla.
Comunque, nonostante la mia vena artistica ultimamente si sia affievolita, non ho ancora rinunciato all'idea di continuare gli altri miei lavori (o di pubblicarne altri), solo non credo che ciò avverrà nel breve periodo. Invito comunque coloro che hanno dimostrato il loro apprezzamento per Harry Potter Sexy Version di dare un'occhiata anche al resto delle mie opere, sperando che possano essere anch'esse fonti di piacevole intrattenimento.
Vi ringrazio ancora per i vostri commenti e vi saluto fino alla mia prossima pubblicazione, che avverrà forse domani, forse tra un anno, forse mai. Sono felice di avervi appassionato e divertito; come scrittore posso ritenermi soddisfatto.
Ave atque Vale
Sailor-Sun a.k.a. Tayoel
.
HARRY POTTER SEXY VERSION
CHAPTER 15: TIME FOR REVENGE
Il pranzo di quella domenica fu il più teso che Harry ricordasse da quando frequentava la scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Sia lui che Ron - più Ron a dire il vero - continuavano a fissare di sottecchi le due ragazze appartenenti alla loro stessa Casa con le quali avevano condiviso ben altro, oltre al titolo di Studente di Grifondoro. Ginny e Hermione, dal canto loro, non avevano posato molto spesso lo sguardo sui due amici, e le rare volte che l'avevano fatto l'avevano distolto in fretta e furia, arrossendo nel contempo. In questo modo i quattro amici e complici di 'scappatelle' non si erano mai trovati, lungo tutta la durata del pasto, a guardarsi reciprocamente negli occhi, e questo aveva impedito alle due streghe di rendersi conto che i due sedicenni erano venuti a conoscenza della loro "avventura" - o supposta tale dai due giovani - con Neville.
Quest'ultimo, seduto in una posizione leggermente isolata rispetto agli altri, aveva passato, nel frattempo, la maggior parte del pranzo a fissare il cibo senza vederlo, e senza neanche quasi toccarlo. Tale comportamento aveva attirato l'attenzione di Seamus Finnigan, seduto accanto al giovane grassottello, ma, non appena il ragazzo di origini irlandesi aveva chiesto a Neville se si sentisse male, questi aveva semplicemente fatto segno di no con la testa, cominciando poi a mangiare con una certa foga.
Harry era ancora incollerito per il "tradimento" che le sue due amiche - tre contando Luna - avevano compiuto ai danni suoi e di Ron, e tale sentimento fece comprendere con chiarezza al ragazzo corvino, per la prima volta, quello che il suo migliore amico avrebbe provato se gli avesse confessato anzitempo il suo rapporto sessuale segreto con Hermione. Era stata una fortuna che anche Ron, nel frattempo, avesse vissuto a sua volta una situazione piccante con le due quindicenni, una delle quali era sua sorella, all'insaputa dell'amico: in questo modo, nel momento delle rispettive confessioni, i rancori e i sensi di colpa dei due giovani maghi si erano annullati a vicenda (fatto agevolato anche dalla conversazione che i due ragazzi avevano avuto poche ore prima negli spogliatoi), lasciando così intatta la loro amicizia e complicità, oltre che alle loro ossa. Se non vi fosse stato quell'equilibrio di colpe e contro colpe - pensò Harry - anche lui, al posto del ragazzo dai capelli rossi, si sarebbe tirato un pugno sul naso.
Non che l'astio del giovane dagli occhi verdi fosse rivolto in qualche modo verso Neville: il ragazzo pasciuto aveva già dimostrato, con il suo comportamento, di essere stato - qualunque cosa fosse realmente accaduta - una vittima innocente delle circostanze. Se il compagno di Casa di Harry avesse avuto un ruolo più attivo, o comunque una maggiore libertà di azione, in ciò che era successo, difficilmente avrebbe avuto un atteggiamento così strampalato, come se avesse subìto un trauma. Non che la cosa gli fosse dispiaciuta - era più che evidente dal suo sorriso - ma questo non significava nulla: nessuno - pensò Harry - sarebbe stato scontento di vedersi saltare addosso due ragazze come Ginny e Hermione, e per questo non gli serbava rancore.
Il ragazzo corvino continuava a tenere fuori Luna dalle sue personali (e arbitrarie) rielaborazioni degli avvenimenti che avevano avuto come protagonisti le tre streghette e lo stesso Neville. Questo non perché non gli importasse della giovane Corvonero, ma solo per il fatto che Harry non aveva mai avuto modo di trovarsi in situazioni intime, e quindi emotivamente vincolanti, con la bionda quindicenne: questo faceva si che l'impatto psicologico derivante dalla conoscenza delle attività sessuali della stravagante ragazza fosse, per Harry, di molto inferiore rispetto a quello riguardante Hermione e Ginny, con cui il giovane mago aveva avuto ben più di un incontro intimo, oltre al fatto di conoscerle da molto più tempo di Luna.
Questa distinzione, però, valeva solo per il giovane corvino, e non per il suo coetaneo lentigginoso: certo - pensò Harry -, Ginny era sua sorella e Hermione la ragazza che amava, e quindi la reazione emotiva del giovane Weasley nel sapere che entrambe si erano 'intrattenute' con qualcun altro - chiunque esso fosse - doveva essere stata anche maggiore della propria, ma anche il fatto che Luna avesse partecipato a tali 'attività' doveva aver avuto un certo impatto su Ron, per via del legame, seppur blando, ormai instauratosi tra i due. Infatti, in fin dei conti, era stato proprio il giovane dai capelli rossi a proporre l'idea di ripagare le ragazze con la loro stessa moneta: occhio per occhio, sesso per sesso.
Ad Harry non sarebbe mai venuto in mente di fare una cosa simile se non fosse stato l'amico a suggerirlo, ma adesso, dopo averci riflettuto, il ragazzo corvino si trovava perfettamente d'accordo con Ron: non era giusto che Hermione e Ginny si sentissero autorizzate a ricercare nuovi partners con cui intrattenersi in piacevoli attività mentre loro due no. Non sarebbe stato corretto.
Oppure - proruppe una vocina in un angolo della mente di Harry - erano i suoi pensieri a non essere corretti, alterati com'erano dal rancore e dalla lussuria.
In effetti - si trovo a pensare il giovane corvino - la vocina nella sua mente non aveva tutti i torti: la decisione di aderire all'idea di Ron poteva benissimo essere stata causata sia dal proposito di rivalsa nei confronti delle sue amiche e amanti, sia dal desiderio segreto che Harry covava nei recessi della sua psiche già da qualche giorno. L'avere visto, seppur di sfuggita, il seno nudo di Calì Patil aveva avuto sul sedicenne un effetto maggiore di quanto lo stesso Harry non si fosse reso conto, fino a quel momento: ripensandoci, infatti, il giovane mago si era accorto di non aver mai pensato alla ragazza dalla pelle scura in quel modo.
Harry conosceva Calì fin dal primo anno, come Hermione, ma non era mai stato in stretti rapporti con lei. L'unico momento durante il quale lui e la ragazza di origini indiane avevano condiviso qualcosa di più che frequentare gli stessi corsi, oltre alle esercitazioni dell'ES dell'anno precedente, era stato al Ballo del Ceppo, durante il quale Calì era stata la sua dama.
Non che Harry avesse deciso di invitare proprio lei per motivi romantici o per attrazione fisica: Calì era praticamente l'unica ragazza del suo anno - e di molti altri - rimasta libera. Prima di domandarle di accompagnarlo al Ballo, Harry aveva cercato a più riprese di fare la stessa proposta a Cho Chang, posticipando tale atto ogni volta per via della presenza costante, attorno alla ragazza dai tratti orientali, di una nutrita schiera di amiche. Il giovane mago ricordava ancora con una certa amarezza il momento in cui aveva finalmente trovato il coraggio di invitare la giovane, e di come quest'ultima avesse rifiutato il suo invito, essendo lei già impegnata con Cedric Diggory, ma il passare del tempo aveva ormai fatto scemare quella delusione.
Ron, invece - pensò Harry - doveva aver subito una batosta ben peggiore quando aveva scoperto che Hermione aveva accettato l'invito di Viktor Krum di accompagnarlo al Ballo (non che il giovane Weasley si fosse fatto avanti fin dall'inizio per venire poi rifiutato: anzi, sembrava che non avesse neanche preso in considerazione l'idea di farlo fino all'ultimo momento). Comunque, visto che il ragazzo dai capelli rossi non aveva avuto modo di chiedere ad altre ragazze di andare al Ballo con lui - tralasciando il catastrofico invito che aveva urlato a Fleur Delacour - aveva finito con l'accontentarsi di Padma Patil, la gemella di Calì risiedente a Corvonero (ingaggio che era stato, in effetti, mediato dalla stessa Calì).
In quel momento, Harry si chiese come mai la sua coetanea dalla pelle scura, all'epoca, non avesse ancora rimediato, a pochi giorni dal Ballo del Ceppo, uno straccio di accompagnatore: Calì - come il ragazzo corvino aveva realizzato solo recentemente - non era affatto brutta, anzi. La sua pelle color caramello, i suoi lunghi capelli neri da sempre raccolti in una treccia e i suoi lineamenti delicati le conferivano una bellezza esotica, quasi ammaliante, cosa che avrebbe dovuto attirare più di un pretendente alla sua mano per la serata. Era strano che nessuno si fosse fatto avanti prima di lui.
Nel pensare alla ragazza indiana, Harry volse automaticamente lo sguardo verso quest'ultima, seduta sull'altro lato del tavolo a qualche sedia di distanza, immersa in una fitta discussione con Lavanda Brown, l'ultima delle tre ragazze Grifondoro del suo anno. In effetti - pensò Harry - Calì era veramente carina. Era un peccato averlo notato solo durante il Ballo del Ceppo, quando lei e sua sorella Padma avevano indossato i loro abiti da cerimonia…
Ad un tratto, nella mente del ragazzo corvino esplose un'idea che sorprese lo stesso Harry, facendogli interrompere il flusso dei suoi pensieri, nonché il lavoro delle proprie mandibole sul pezzo di cotoletta che si era appena portato alla bocca. Un istante più tardi il sedicenne Grifondoro si voltò verso il tavolo di Corvonero, dove vide la gemella della sua più recente fantasia erotica, seduta a poca distanza da Luna Lovegood. Harry sorrise in maniera quasi predatoria.
Ron: Harry, tutto a posto?
Il giovane corvino spostò nuovamente il suo sguardo in avanti, rivolgendosi all'amico lentigginoso.
Harry: Fi…
E nel dirlo sputacchiò pezzetti di carne dappertutto: si era dimenticato di avere la bocca piena. Pochi secondi dopo, una volta deglutito il boccone, il ragazzo dagli occhi verdi tornò a posare i medesimi su quelli azzurri di Ron.
Harry: Si… stavo solo pensando una cosa…
Ron: Che cosa esattamente?
Harry: Beh…(si avvicina all'amico, parlando sottovoce) …qualcosa che riguarda il tuo piano… anzi, il nostro piano di vendetta.
Ron alzò le sopraciglia e, una frazione di secondo più tardi, cominciò a sorridere. Poco dopo gli occhi del giovane Weasley si andarono a posare - per l'ennesima volta - sulle due ragazze sedute a poca distanza dal ragazzo, il quale mantenne il sorriso sul proprio volto, trasformandolo però in un'espressione di sfida. Il giovane dai capelli neri, dal canto suo, riprese a mangiare con lo sguardo fisso nel vuoto: concretizzare l'illuminazione che aveva appena avuto avrebbe complicato non poco il progetto di sedurre Calì che aveva elaborato fino a quel momento, ma - pensò Harry - ne sarebbe valsa la pena.
Una volta che il pranzo si fu concluso e le vivande furono sparite, lasciando i piatti d'oro puliti e immacolati, quasi tutti gli studenti cominciarono ad alzarsi dai loro posti, dirigendosi poi verso l'uscita della sala. Il ragazzo corvino salutò l'amico, dicendogli di precederlo in Sala Comune, e subito dopo schizzò fuori dalla Sala Grande, cominciando a salire le scale. Lungo il percorso, Harry superò alcuni studenti che, con tutta probabilità, si stavano dirigendo ai rispettivi dormitori per svolgere i compiti loro assegnati per il giorno seguente, ma il giovane mago li ignorò, salendo a passo svelto una rampa di scale dopo l'altra. Una volta giunto al corridoio del settimo piano, sgombro a causa della sua lontananza dai dormitori di tutte le Case, Harry cominciò a camminare avanti e indietro di fronte ad un tratto di muro spoglio, fino a che, al suo posto, non comparve una porta di legno nero. Senza indugiare un secondo il ragazzo corvino la aprì, varcando così la soglia della Stanza delle Necessità.
L'ambiente in cui entrò il giovane mago era lo stesso che aveva lasciato solo poche ore prima: una grande sala con due enormi tappeti stesi a terra, un elevato numero di cuscini sparsi per tutta la sala, due letti a baldacchino negli angoli, alcuni mobili disposti al lato opposto del locale e, sulla parete sinistra, un caminetto acceso e scoppiettante. Harry si incamminò senza indugio verso quest'ultimo, ma dopo pochi passi si fermò di colpo: era arrivato sul bordo del tappeto elastico. Dopo il primo attimo di esitazione, dovuto al ricordo della sensazione di sentirsi mancare il terreno sotto i piedi, il ragazzo sorrise tra se e saltò in avanti, atterrando a piè pari sul tappeto-materasso, che si piegò morbidamente sotto di lui. Una volta riacquistato l'equilibrio, Harry cominciò ad apprezzare l'elasticità dell'oggetto magico, iniziando poi a saltellare sul posto, constatando così che il tappeto si piegava esattamente come avrebbe potuto fare un morbido materasso di piume munito di molle, rendendolo perfetto per le 'attività' che, secondo il progetto del giovane, si sarebbero dovute svolgere in quella stanza.
Un secondo più tardi Harry si lasciò cadere di schiena sul tappeto, desideroso di constatarne la morbidezza anche al tatto, atterrando però con la testa su uno dei morbidi cuscini sparpagliati lungo il pavimento del locale, cosa che gli provocò, nonostante la consistenza spumosa dell'oggetto, un lieve dolore al collo. Ignorando la leggera seccatura dovuta a quell'atterraggio imperfetto, Harry cominciò a far scorrere le braccia lungo i fianchi, percependo così sulle mani la superficie liscia e fresca (più di quanto non apparisse allo sguardo) dello strato di tessuto sotto di lui. Tale sensazione fece riaffiorare nella mente del sedicenne i ricordi legati ad altre situazioni piacevoli che aveva vissuto su dei morbidi materassi, in compagnia di giovani ragazze prive di vestiti, entrambe ben conosciute dal giovane studente di Grifondoro.
Tali ricordi però - complice il leggero dolore al collo - fecero ricordare ad Harry che le sue due amiche e amanti erano venute a trovarsi in un'altra situazione, probabilmente assai simile a quelle vissute dallo stesso ragazzo, ma in compagnia di qualcuno che non era ne lui ne Ron: infatti, se tale circostanza fosse avvenuta in presenza del coetaneo lentigginoso, il giovane mago corvino non avrebbe avuto alcun problema ad accettare la cosa, come infatti aveva già fatto riguardo all'incontro del giovane Weasley con Ginny e Luna. Invece - pensò Harry - la sua migliore amica e la meravigliosa giovane dai capelli rossi si erano concesse a Neville, evento né concordato né tantomeno desiderato dal ragazzo corvino. A tale pensiero il giovane mago avvertì montare nuovamente la propria rabbia, sentendosi di conseguenza ancor più motivato a portare a termine il proprio piano di rivalsa nei confronti delle due ragazze. Nell'alzarsi dal tappeto, però, Harry si chiese, in un angolo della mente, come mai avesse definito Ginny "meravigliosa", poco prima.
Una volta portatosi all'altezza del camino (dopo aver attraversato con una leggera difficoltà il resto del tappeto-materasso), il giovane dagli occhi verdi si inginocchiò a terra, cominciando a cercare quello per cui era entrato nella Stanza delle Necessità. Non dovette indugiare a lungo: a lato del camino scoppiettante, in una giara di bronzo alta poco più di mezzo metro, Harry trovò una grande quantità di quella che sembrava sabbia scintillante di colore grigio scuro e, subito sopra, appeso tramite un chiodo alla trave di legno che delimitava il focolare, un sacchetto di pelle munito di un laccio di cuoio. Tali oggetti erano comparsi come per magia (e - pensò Harry - probabilmente era così), e quell'improvvisa apparizione fece sorridere nuovamente il ragazzo corvino, lieto ora più che mai delle capacità della Stanza di esaudire all'istante i desideri delle persone.
Harry afferrò il sacchetto di pelle e lo aprì, cominciando a farvi cadere all'interno diverse manciate di Polvere Volante, fino a che il contenitore non fu pieno per più della metà. Una volta sbattuta la polvere rimastagli in mano nuovamente nella giara, il giovane mago usò il laccio per chiudere il sacchetto, si rialzò in piedi e, dopo aver infilato l'oggetto all'interno di una tasca della veste, riattraversò con pochi balzi il tappeto elastico, avvicinandosi alla porta di legno nero, aprendola e uscendo velocemente dal locale magico. Una volta che l'entrata della Stanza delle Necessità si fu richiusa, Harry rimase fermo alcuni secondi a guardarla mentre scompariva nella parete, per poi voltarsi e cominciare a dirigersi verso la Sala Comune di Grifondoro.
Questa volta non gli ci volle molto: il fatto di non doversi muovere sotto il Mantello dell'Invisibilità evitando di fare rumori troppo forti permise al sedicenne di arrivare al corridoio di fronte al ritratto della Signora Grassa in pochi minuti e, una volta pronunciata la parola d'ordine, Harry attraversò il varco circolare dietro il dipinto. Ron era seduto ad uno dei tavoli della sala, intento a scrivere il tema di Trasfigurazione che la Professoressa McGranitt aveva loro assegnato per martedì ma, non appena Harry si sedette di fronte a lui, il ragazzo lentigginoso alzò la testa dal foglio e abbandonò la sua espressione concentrata, assumendone una che sarebbe andata bene sul volto di un agente segreto.
Ron: (a voce bassa) Allora? Dove sei stato?
Harry: (sussurrando) A procurarmi il materiale necessario al nostro piano… guarda qua.
E così dicendo, il giovane mago corvino estrasse il sacchetto di cuoio dalla veste, aprendolo e mostrandone il contenuto a Ron. Fortunatamente la Sala Comune, in quel momento, era relativamente sgombra, e nessuno dei pochi presenti sembrò notare il gesto furtivo del ragazzo dagli occhi verdi. Una volta osservata la polvere grigia all'interno del sacchetto, il giovane rosso alzò nuovamente lo sguardo, puntandolo sul volto del coetaneo. Il viso di Ron esprimeva una certa perplessità, ed Harry sorrise involontariamente, pregustando il momento in cui l'amico avrebbe compreso in cosa consisteva il suo progetto.
Ron: (sottovoce) Scusa, ma non capisco…
Harry: (sempre sorridendo) Ora ti spiego…
E così dicendo si chinò ancora di più verso Ron, portando la sua bocca accanto all'orecchio del giovane lentigginoso.
La voce del ragazzo corvino era ormai più bassa del crepitio dei ceppi presenti nel camino della Sala Comune, accanto al quale un paio di studenti del secondo anno stavano chiacchierando animatamente, ignari dei progetti dei loro due compagni di Casa più grandi seduti ad un tavolo li vicino.
Quando il volto di Harry si allontanò dal padiglione auricolare dell'amico dei capelli rossi (che aveva assunto la stessa colorazione di questi ultimi) l'espressione di Ron era ormai mutata in un sorriso mostrante insieme eccitazione e ammirazione.
Ron: (sottovoce, in tono divertito) Idea geniale, amico! E' molto meglio di quella che avevo pensato io…
Harry: (incuriosito) Perché? Tu che cosa avevi in mente?
Ron: (leggermente in imbarazzo) Lascia perdere, è meglio… allora, come intendiamo procedere? Quando…
Harry: Stasera.
Il sorriso del giovane dinoccolato si dissolse quasi subito.
Ron: Come… così presto?
Harry: Perché ti stupisci? Pensavo che anche tu volessi 'vendicarti' il prima possibile…
Ron: (leggermente arrossito) Si, certo, però… Harry, sei sicuro che andrà tutto bene? Non credi sia una cosa un po' affrettata? E se non… insomma… approvassero?
A questa domanda il sorriso presente sul volto del giovane corvino si tramutò in un ghigno quasi predatorio, e la mano destra del ragazzo andò a posarsi su di un leggero rigonfiamento della sua veste, percependo al tatto la consistenza dell'oggetto in essa nascosto.
Harry: Credimi… lo faranno.
Harry e Ron trascorsero la maggior parte del pomeriggio finendo di compilare la carta stellare di Astronomia ed esercitandosi negli incantesimi di Evocazioni affidati loro da Vitious (Harry riuscì a far comparire una penna d'oca dal nulla, mentre a Ron apparve solo un bastoncino stretto e curvo, ben lontano dall'essere identificabile come piuma), entrambe le cose intervallate spesso e volentieri da rapidi sguardi all'ingresso circolare della Sala Comune ogniqualvolta qualcuno attraversava il ritratto della Signora Grassa. Ne Hermione ne Ginny si fecero vedere - probabilmente, pensò Harry, erano a studiare in biblioteca -, cosa che i due giovani accolsero con piacere: sarebbe stato difficile per i due sedicenni mettere in atto i loro propositi, con le ragazze li attorno.
Infine, poco prima dell'ora di cena, il quadro della Signora Grassa si aprì di nuovo, stavolta in risposta ad una voce che Harry, le cui orecchie sembravano avere incrementato magicamente la propria capacità di recepire suoni, riconobbe all'istante. Un secondo più tardi il giovane corvino si voltò verso l'ingresso della torre di Grifondoro, potendo così osservare due ragazze intente ad attraversare la soglia della Sala Comune: una aveva capelli castani lunghi e lisci che le ricadevano sulle spalle, mentre l'altra li portava raccolti in una lunga treccia ondeggiate dietro di lei, nera come la veste indossata dalla giovane, e poco più scura della sua pelle.
Senza attendere un istante, Harry si alzò in piedi e si avvicinò alla coppia di coetanee, immerse in una fitta conversazione e dirette senza dubbio verso le scale del dormitorio femminile. Il giovane mago sapeva che, una volta salite, sarebbe stato molto difficile riuscire a parlare a Calì prima di cena, ed il ragazzo voleva far si che la giovane di origini indiane potesse soppesare la sua proposta senza fretta, per evitare che un approccio improvviso la inducesse a rifiutare… nonché per un altro motivo…
Harry: Scusa, Calì?
A quel richiamo entrambe le giovani streghe si bloccarono, voltandosi poi come una sola persona verso il ragazzo dai capelli neri. Ignorando lo sguardo incuriosito di Lavanda Brown, il sedicenne riprese a parlare alla giovane dalla pelle scura.
Harry: Potrei parlarti un momento, per favore?
La voce del ragazzo corvino era calma e pacata, ma in realtà il giovane mago era piuttosto teso. Ciò che si accingeva a fare avrebbe cambiato, in un modo o nell'altro, il suo rapporto con la coetanea dalla pelle color caramello per sempre… e, se le cose fossero andate storte, anche quello con il castello di Hogwarts.
Dopo che le due ragazze si furono scambiate una veloce occhiata, la giovane castana rivolse un cenno all'amica, ricominciando poi a dirigersi verso le scale a chiocciola del dormitorio femminile, ridacchiando sommessamente per un attimo, prima di girare l'angolo e scomparire alla vista dei presenti. Calì si voltò verso Harry, guardandolo negli occhi. Il giovane mago si preparò ad usare tutta la sua faccia tosta nei minuti che sarebbero seguiti.
Harry: Avrei bisogno di un favore.
Calì: (alzando un sopraciglio, incuriosita) Dimmi pure.
Harry: Avrei bisogno di parlare con tua sorella Padma… stasera.
Il sopraciglio inarcato di Calì si alzò ulteriormente, e nel contempo la ragazza lanciò ad Harry uno sguardo poco lusinghiero.
Calì: Puoi parlarle a cena, non vedo cosa c'entro io…
Harry: (interrompendola) Non posso, è una cosa personale… vedi…
Il giovane corvino si avvicinò leggermente alla coetanea dalla pelle scura, la quale aveva ora assunto nuovamente l'espressione incuriosita di poco prima, con l'aggiunta di quella che sembrava essere una sfumatura spaventata.
Harry: (sottovoce) Si tratta di Ron… mi capisci?
L'ultima frase pronunciata da Harry Potter era solo una mezza verità, per di più interpretabile in una maniera che avrebbe messo assai a disagio il suo migliore amico, e per questo fu assai difficile per il ragazzo rimanere impassibile nell'articolarla. Fortunatamente, non appena ebbe finito di parlare, l'attenzione della giovane indiana fu attratta automaticamente dalla figura dai capelli rossi seduta ad un tavolo poco distante, che stava guardando proprio verso i due giovani intenti a dialogare. Harry notò con la coda dell'occhio che Ron aveva piegato il capo sul suo foglio di pergamena proprio in quell'istante, e tale gesto rallegrò il ragazzo corvino, in quanto avrebbe contribuito a rendere la messinscena più convincente.
Una volta ricompostosi, Harry tornò a spostare la sua attenzione sul volto della giovane dai lunghi capelli neri, che ora presentava un'espressione sbalordita, e i cui occhi si stavano ancora spostando a più riprese da Harry a Ron.
Calì: (a Harry) Ah… insomma… wow.
L'esclamazione di Calì fece quasi scoppiare a ridere il giovane dagli occhi verdi, che dovette sforzarsi di rimanere serio. Fortunatamente la studentessa di Grifondoro non parve accorgersi della smorfia del suo coetaneo.
Calì: Non me lo sarei mai aspettato…
Harry: Si, lo so… è una faccenda delicata. (pensando) "Più di quanto non sembri…"
Calì: Ah… allora… ok. Posso dire a Padma che Ron le deve parlare… ehm… dove le devo dire che…
La ragazza indiana si interruppe, evidentemente in imbarazzo, ma Harry si sentì già più sollevato: la parte più difficile nella realizzazione del suo progetto era ormai superata.
Harry: Veramente sarebbe meglio se venisse lei qui. Sul tardi, quando non è rimasto nessuno in giro.
Lo sguardo di Calì Patil si rabbuiò di nuovo.
Calì: E come credi possa farlo? Vuoi che mia sorella… (e qui lanciò un'occhiata velenosa a Ron)… vada in giro di notte per il castello? Non mi sembra molto…
Harry: (interrompendola nuovamente) No, no, niente del genere. (estrae il sacchetto di cuoio) Può usare questa.
Il giovane corvino mostrò la piccola busta di pelle alla coetanea, la quale assunse un'espressione perplessa, andando a spostare lo sguardo da Harry, al sacchetto e poi di nuovo su Harry. Un secondo più tardi la streghetta indiana andò ad afferrare il contenitore di pelle dalla mano del giovane corvino, sfiorandola involontariamente con le sue lunghe dita affusolate. Harry, a tale tocco, provò un brivido come di freddo, ma cercò di non darlo a vedere.
Nel contempo Calì aveva aperto il sacchetto di cuoio e ne stava osservando il contenuto.
Calì: (alzando so sguardo) Ma questa è…
Harry: …Polvere Volante. (sorride) Si. Tua sorella può usarla nel camino della Sala Comune di Corvonero e chiedere di venire qui. Così non dovrà correre rischi.
Calì: (incuriosita) Sei sicuro che si possa fare?
Harry: Ne sono certo.
Almeno questa - pensò Harry - non era una bugia.
La ragazza di lunghi capelli neri rimase per un attimo a riflettere, con lo sguardo fisso nel vuoto, evidentemente indecisa se accettare di aderire all'idea del giovane corvino oppure no. Harry, comunque, non era preoccupato: anche in caso di un suo rifiuto, la giovane strega aveva già accettato di organizzare un incontro tra sua sorella gemella e Ron, e quindi il ragazzo dagli occhi verdi avrebbe potuto modificare il suo piano a seconda delle necessità.
Harry notò che lo sguardo della giovane dalla pelle scura si era spostato nuovamente in direzione del ragazzo dai capelli rossi e, un secondo più tardi, Calì tornò a guardare il giovane mago direttamente negli occhi.
Calì: D'accordo. Dirò a Padma di venire qui stasera via camino.
Harry si sforzò di non sorridere.
Harry: Bene. Dalle quel sacchetto e spiegale cosa fare.
Calì: D'accordo… (fa per voltarsi).
Harry: Ah, senti…
La giovane indiana si fermò di colpo, tornando a guardare il coetaneo con un'espressione incuriosita.
Harry: (in tono cospiratorio) Credo che la cosa debba restare segreta… sai… le voci girano…
E così dicendo lanciò una rapida occhiata in direzione delle scale a chiocciola che conducevano al dormitorio femminile. Calì voltò la testa nella direzione indicata dal ragazzo, facendo oscillare la sua lunga treccia, per poi tornare a fissare il compagno di Casa con un'espressione convinta stampata in viso.
Calì: Oh, si, certo. Non ti preoccupare, non lo dirò a nessuno…
Harry: (sorridendo) Ti ringrazio.
Calì: Bene… allora a dopo.
E si voltò verso le scale, cominciando a salirle con una certa fretta, il sacchetto di cuoio ancora stretto in mano.
Harry finalmente lasciò che i suoi muscoli facciali si stendessero in un sorriso compiaciuto, continuando ad osservare per alcuni secondi il punto dove era appena scomparsa la giovane strega. Poco più tardi, il Ragazzo-Che-E'-Sopravvissuto girò su se stesso, ritornando poi a lunghi passi fino alla sedia dalla quale si era alzato poco prima, risiedendosi su di essa ed emettendo un sospiro di soddisfazione. Gli occhi azzurri del giovane Weasley erano fissi sul suo viso.
Ron: Allora? E' andata?
Harry non disse nulla: si limitò a mostrare all'amico il pollice alto e a sorridere. Subito dopo anche sul volto di Ron comparve la stessa espressione.
Mancava ormai meno di mezz'ora alla cena, e molti degli studenti di Grifondoro erano già usciti dalla Sala Comune, diretti alla Sala Grande. Anche Calì e Lavanda, scese dalle scale del dormitorio femminile, avevano già lasciato la torre di Grifondoro, superando i due amici ancora seduti al tavolo ed impegnati a concludere i loro compiti. Harry aveva notato che lo sguardo della giovane dalla pelle scura si era soffermato per un attimo su loro due, ma la stessa cosa non era avvenuta per quanto riguardava la ragazza castana. Tale particolare fece comprendere al sedicenne corvino che Calì aveva mantenuto la sua promessa, e non aveva informato l'amica di ciò che si apprestavano a fare durante la serata.
Harry: (a Ron) Allora, hai finito?
Ron: (con lo sguardo fisso sul foglio di pergamena) Solo un attimo… ecco.
E così dicendo il ragazzo lentigginoso sollevò il tema che aveva appena finito di scrivere, osservandolo con una certa soddisfazione.
Harry: Sei sicuro di non volerlo fare correggere ad Hermione?
Ron: Bah, credo che per una volta me la possa anche cavare da solo…
La voce del giovane dai capelli rossi era rimasta allegra e gioviale, ma Harry notò che dal volto dell'amico era scomparsa l'espressione compiaciuta di poco prima.
Ron: Allora, andiamo a cena?
Harry: (alzandosi) Certo.
I due sedicenni raccolsero i loro libri, le penne d'oca e i fogli di pergamena e salirono le scale del dormitorio maschile, al fine di lasciare il materiale di studio nella loro stanza. Sulla porta della stessa, però, incontrarono Neville intento ad uscire. Un rapido sguardo al viso del ragazzo paffutello bastò a tranquillizzare Harry: nonostante l'espressione del coetaneo fosse ancora leggermente stralunata, il suo atteggiamento era tornato alla normalità, tanto che rivolse ai due compagni di Casa un rapido cenno di saluto prima di superarli, dirigendosi giù per le scale. Harry e Ron depositarono le loro carte nei rispettivi bauli ma, quando il giovane Weasley si riavvicinò alla porta d'ingresso del locale, notò che l'amico dei capelli neri era ancora chino sul proprio bagaglio.
Ron: Tutto a posto?
Harry: (alzandosi in piedi) Si, certo. Controllavo solo una cosa.
E così dicendo chiuse il coperchio del baule, incamminandosi poi insieme all'amico fuori dalla loro camera. Poco prima di uscire, però, il giovane mago corvino lanciò un ultima occhiata al contenitore di tutti i suoi beni, sorridendo tra se.
Hermione: Non ti sembra che Calì si stia comportando in modo strano?
Harry: (con finta noncuranza) Che cosa intendi dire?
Hermione: Beh, insomma… continua a lanciare sguardi dalla parte di Ron…
Harry: (voltandosi verso la ragazza indiana, poi di nuovo verso Hermione) Ne sei certa? Io non l'ho notato.
Hermione: Eppure…
I due coetanei e compagni di Casa erano seduti uno a fianco dell'altra al lungo tavolo di Grifondoro, nella Sala Grande, dove era in corso la cena. Harry aveva provato un certo compiacimento quando l'amica dai capelli castani e mossi si era avvicinata a lui, esponendogli le sue impressioni sull'atteggiamento della ragazza dalla pelle scura: in quelle parole il sedicenne aveva notato una punta di gelosia, e questo gli aveva provocato un moto di selvaggia soddisfazione. Ora anche Hermione - pensò Harry - cominciava a sperimentare la sensazione che il ragazzo corvino aveva provato, quando era venuto a conoscenza della 'scappatella' della giovane strega con Neville… ma ancora non gli bastava. Solo quando avesse potuto rendere del tutto pan per focaccia all'amica, Harry avrebbe potuto sentirsi in pari, e dimenticare l'accaduto.
A quel pensiero lo sguardo del ragazzo corvino si spostò per un attimo sul volto di Ginny, in quel momento impegnata a servirsi di Porridge: la giovane strega dai capelli rossi era 'colpevole' tanto quanto la sedicenne castana, ma stranamente Harry, pensando alla più piccola dei Weasley impegnata in attività intime con il giovane paffutello, provava una sensazione più intensa rispetto ad Hermione, una rabbia bruciante che il ragazzo non riusciva a spiegarsi.
Ron, rispetto all'ora di pranzo, sembrava essersi calmato: i suoi occhi non indugiavano più tanto spesso sulle due ragazze divenute, quell'estate, sue amanti, ma al contempo sembrava che non volesse posare lo sguardo su nient'altro che non fosse il cibo. Si era già servito per la terza volta di pollo, le cui ossa spolpate biancheggiavano su di un lato del suo piatto d'oro, e lo stava mangiando con la sua usuale voracità. Anche Neville sembrava aver ritrovato il suo solito appetito.
Dal punto di vista di un osservatore esterno, quella sera non si sarebbe notato nessun cambiamento significativo nel comportamento dei ragazzi seduti al tavolo di Grifondoro, se non, come aveva fatto notare poco prima Hermione, gli sguardi che Calì Patil lanciava ogni tanto in direzione del sedicenne lentigginoso.
Harry cominciava a sentirsi nervoso: quelle occhiate da parte della ragazza indiana, la cui esistenza era stata negata poco prima dal giovane mago, erano la prova che il piano di rivalsa che lui e Ron avevano elaborato (o meglio, che Ron aveva proposto e che Harry aveva elaborato) era ormai in atto, e che, poche ore più tardi, se tutto fosse andato per il verso giusto, il giovane corvino avrebbe potuto realizzare una delle sue più recenti ed invitanti fantasie erotiche. Harry era convinto che, a dispetto dei rischi (seppur minimi) che il piano comportava, il gioco sarebbe valso la candela.
Al pensiero di poter essere scoperti, però, lo sguardo del giovane dagli occhi verdi si andò a posare brevemente sul tavolo degli insegnanti, quasi come se si aspettasse di vedere tutti i professori del castello di Hogwarts intenti a fissarlo con uno sguardo accusatorio. Ma così non fu: il professor Silente, seduto a centrotavola, era impegnato a conversare con la professoressa McGranitt e nel contempo si stava portando alla bocca quello che sembrava essere un dolcetto alla menta; il professor Vitious si stava rivolgendo ad Hagrid, il quale era chinato sull'omino per poterlo meglio sentire, cosa che però sembrava mettere a disagio il minuscolo insegnante di Incantesimi; all'altra estremità del tavolo, Piton era intento a parlare pacatamente con Sefer Jesirah e, quando l'attenzione del sedicenne si soffermò su quest'ultimo, gli occhi neri del misterioso ragazzo incontrarono quelli verdi del Ragazzo-Che-E'-Sopravvissuto.
Harry sentì come se quello sguardo gli trapassasse la testa, leggendogli nel pensiero, e si affretto a spostare nuovamente la sua attenzione sulle patate al forno che stava mangiando. E se anche Sefer, come Piton, fosse stato bravo in Legilimanzia? - si trovò a pensare il ragazzo corvino. E se avesse capito quali erano le sue intenzioni per la serata? Tale pensiero fece aumentare di molto il nervosismo di Harry, il quale, per sincerarsi della reazione dell'insegnante di Difesa contro le Arti Oscure di quell'anno, si voltò nuovamente verso il misterioso ragazzo, trovandolo però immerso nella sua conversazione con Piton, senza traccia di atteggiamenti che suggerissero un suo qualsivoglia cambiamento di umore.
Harry (pensando): "Stai calmo, stai calmo… i vostri sguardi si sono incrociati solo per un attimo, non può aver scoperto niente… e ci saranno un centinaio di studenti presenti nella sala, è improbabile che stesse guardando proprio me…"
Dean: Harry, tutto a posto?
Il giovane corvino alzò lo sguardo sul volto del ragazzo di colore seduto di fronte a lui, presentante un'espressione leggermente incuriosita.
Harry: Oh, si… (deglutisce le patate presenti nella sua bocca) …boccone troppo grande… colpa mia…
E senza dire altro riprese a mangiare.
Poco più tardi, quando anche i dessert furono scomparsi dalle tavolate, quasi tutti gli studenti si alzarono in piedi come un sol uomo, riempiendo la Sala Grande con rumori di sfregamenti di panche e di posate appoggiate sui piatti. Nell'alzarsi a sua volta dal sedile, Harry notò, a due tavolate di distanza, la chioma biondo chiaro di Luna Lovegood che si spostava lungo il corridoio tra il tavolo della sua Casa e quello di Tassorosso, ondeggiante al ritmo della strana andatura della sua proprietaria.
Harry, per un attimo, si trovò a pensare che sarebbe stato interessante, prima o poi, sperimentare di persona le fantastiche sensazioni che - a detta di Ron - la ragazzina sapeva dare in intimità… ma un secondo più tardi l'attenzione del ragazzo fu calamitata da un'altra figura bionda visibile in quella direzione, anche se priva dell'attrattiva della giovane Corvonero. Draco Malfoy stava parlando animatamente a Tiger e Goyle, in un tono che sembrava piuttosto seccato, e, anche se da quella distanza il giovane corvino non poteva sentire quello che si dicevano (non ci sarebbe riuscito neanche se fosse stato al tavolo di Serpeverde, visto il trambusto che c'era), Harry non poté fare a meno di pensare che quell'atteggiamento era sospetto…
Il giovane mago restò concentrato sul coetaneo biondo lungo tutto il tragitto verso l'uscita della Sala Grande: neanche il passaggio accanto a lui di Cho Chang riuscì a distogliere la sua attenzione dal volto dell'odiato ragazzo, concentrato com'era nel tentativo di leggergli le labbra. Ora si - pensò Harry - che sarebbe tornato utile conoscere la Legilimanzia…
Calì: Ehi… Harry?
Il ragazzo si fermò, risvegliato dal suo stato semi-ipnotico dalla voce della ragazza dai lunghi capelli neri. Immediatamente dopo Harry si voltò verso quest'ultima, potendo così osservare il suo volto color caramello, sul quale era presente un'espressione leggermente imbarazzata ma decisa.
Calì: Ho parlato con Padma… ha detto che accetta di venire… anche se la cosa la mette un po' a disagio…
Ad Harry, in quell'istante, tornò alla mente il piano che aveva elaborato per quella notte, e cercò di assumere nuovamente un atteggiamento coerente con la messinscena che aveva organizzato, tornando poi a concentrarsi su ciò che ancora restava da fare per completare il suo progetto.
Harry: Bene. Ehm… ah! (si avvicina alla ragazza, abbassando il tono di voce) Tu e tua sorella avete ancora le monete dell'ES, non è vero?
La ragazza di origini indiane parve sorpresa per un attimo, per poi annuire silenziosamente.
Le monete citate dal giovane corvino erano state consegnate, l'anno precedente, da Hermione ad ogni membro del gruppo extra-scolastico di Difesa contro le Arti Oscure: tali oggetti erano stati incantati dalla stessa ragazza affinché su di esse comparisse la data della riunione successiva dell'ES ogniqualvolta Harry (che aveva la moneta 'madre') l'avesse decretata. Il giovane mago dagli occhi verdi sorrise impercettibilmente tra se: la ragazza sulla quale desiderava rivalersi l'avrebbe aiutato, seppur in modo indiretto, a portare a termine la sua ripicca.
Harry: Ottimo. Dille che le spedirò un messaggio quando la Sala Comune di Grifondoro sarà sgombra… sai, per evitare di dover dare spiegazioni…
Calì: Oh, capisco. (fa l'atto di voltarsi) Vado subito a dirglielo…
Harry: Ehm… Calì?
Calì: (bloccandosi) Si?
Harry: (a voce ancora più bassa) Ecco… credo che dovresti essere presente anche tu al suo arrivo… sai, per tranquillizzarla…
Calì: (sollevando le sopraciglia) Oh.
Per un attimo il volto della giovane strega si fece pensieroso, come se stesse valutando la ragionevolezza di tale suggerimento e, pochi secondi dopo, i suoi occhi tornarono a posarsi sul viso del coetaneo.
Calì: Si, mi sembra una buona idea. (si volta e si incammina verso le scale) Ci vediamo dopo…
Harry: A dopo.
Il ragazzo dai capelli neri restò immobile per un attimo, osservando la lunga treccia della sua compagna di Casa ondeggiare mentre questa saliva i gradini che conducevano ai piani superiori del castello, diretta verso un'altra ragazza dall'acconciatura molto simile alla sua. Calì Patil raggiunse sua sorella Padma proprio nel momento in cui le due sparivano dalla visuale di Harry, venendo nascoste dal soffitto di pietra. Il giovane mago si sentiva molto più tranquillo ora: la maggior parte del suo piano di vendetta era ormai completo. Restava solo una piccola cosa da fare…
Ron: Ehi, Harry? Che ci fai fermo in mezzo al passaggio?
Harry si voltò verso l'amico dai capelli rossi, che in quel momento stava attraversando la soglia della Sala Grande, insieme al resto della fiumana di studenti. Il ragazzo dagli occhi verdi avrebbe voluto confermare al suo coetaneo e complice che il loro progetto stava procedendo regolarmente e che non si sarebbe dovuto preoccupare, ma il sopraggiungere alle spalle del giovane rosso di Hermione e Ginny glielo impedì. Harry trascinò Ron da un lato, improvvisando una conversazione sul Quidditch, così che, quando le due ragazze li superarono, non sembrò troppo strano che si fossero scostati dalla folla per poter parlare meglio. Una volta che le due studentesse di Grifondoro furono solo un altro paio di capigliature colorate intente a salire le scale, Harry riacquistò il suo tono cospiratorio e si avvicinò all'orecchio del coetaneo.
Harry: (sottovoce) E' tutto pronto. Padma arriverà via camino tra qualche ora.
Ron: (sottovoce) Ottimo… (lo sguardo del ragazzo si perde nel vuoto) …e una volta che sarà li…
In quel momento l'espressione di Ron, da estatica che era, divenne leggermente corrucciata, ed il sorriso del sedicenne si spense come una lampadina fulminata.
Ron: E quando sarà li… Harry… (si volta verso l'amico) …so che te l'ho già chiesto, ma sei sicuro che non ci saranno problemi nel… ecco… hai capito, no?
Harry: (sorridendo) Fidati di me, Ron. Manca solo una cosa perché il piano abbia successo, e sto andando a procurarmela.
Ron: (incuriosito) Davvero? Cosa?
Harry: (quasi ridendo) E' un segreto. Ora, tu torna in Sala Comune e di a Hermione e Ginny, se te lo chiedono, che sono andato in bagno… io torno tra poco.
E così dicendo il giovane corvino lasciò l'amico in mezzo al vestibolo che collegava la Sala d'Ingresso alla Sala Grande, dirigendosi verso una porta dalla quale, tramite delle scale, si scendeva al piano inferiore. Harry si voltò per un istante ad osservare il giovane dai capelli rossi, già incamminatosi verso la grande scalinata che conduceva ai piani superiori e, quando questo si unì agli ultimi studenti in uscita dal locale adibito a mensa, riprese a scendere i ripidi gradini di pietra. Una volta giunto alla base della scalinata, il sedicenne Grifondoro si trovò in un corridoio illuminato da torce, lungo il quale erano appesi diversi dipinti raffiguranti nature morte e altre varietà di cibo. Non appena fu giunto a metà del passaggio, l'attenzione del giovane mago si soffermò su di un quadro dove era rappresentata una ciotola d'argento piena di frutta e, a tale vista, il ragazzo corvino sorrise tra se.
Harry era stato solo un'altra volta in quel corridoio, ma si ricordava esattamente qual'era il passaggio segreto in esso nascosto: tramite il dipinto davanti al quale il giovane studente di Grifondoro si era appena fermato, infatti, si poteva accedere alle cucine del castello di Hogwarts, dalle quali il cibo veniva spedito direttamente ai tavoli presenti nella Sala Grande, posta esattamente sopra quel locale. Tale ambiente era il principale luogo di lavoro degli elfi domestici della scuola, un centinaio di instancabili creaturine al cui operato studenti ed insegnanti dovevano lenzuola pulite, camini liberi da fuliggine, corridoi illuminati eccetera. Due anni prima Hermione aveva cercato, senza troppo successo, di fondare un movimento sindacale per i diritti degli elfi domestici, anche se questi non sentivano alcuna necessità di avere salari, ferie e permessi per malattia: a quanto sembrava erano felici così com'erano.
Harry rimase per un attimo a pensare se l'amica castana conservasse ancora, da qualche parte, le spille recanti la scritta C.R.E.P.A. (Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbruttiti), ma tale digressione mentale fu subito troncata dallo stesso ragazzo: pensare ad Hermione - e di rimando, a Ginny - gli causava ancora una certa rabbia.
Il giovane portò la mano destra all'altezza della grossa pera verde presente nel quadro, cominciando poi a farle il solletico. Questa, al tocco del ragazzo, si mise a ridacchiare e, un istante più tardi, si trasformò in una maniglia. Harry la afferrò e la abbasso, aprendo così la porta delle cucine.
Il locale in cui entrò il sedicenne aveva la stessa forma e grandezza del salone dove gli studenti di Hogwarts consumavano i loro pasti, e conteneva quattro grandi tavoli identici a quelli delle Case della scuola, oltre al corrispettivo di quello degli insegnanti, posto sul fondo della sala. Mentre Harry varcava la porta, richiudendola dietro di se, notò che nei corridoi tra le quattro lunghe tavolate una ventina di elfi domestici stavano portando verso di lui (o meglio, verso i lavelli) una pila ciascuno di piatti d'oro sporchi di cibo, evidentemente appena raccolti dai tavoli.
Ad un tratto, una delle cataste di piatti sporchi saltellò per un istante, tintinnando sonoramente, e un attimo più tardi accelerò la propria andatura, emettendo un rumore ritmico di stoviglie fatte cozzare. Un secondo prima che quella pila di piatti semovente andasse a sbattere contro il ragazzo corvino (che si era già ritirato istintivamente), questa si fermò, e da dietro la colonna dorata, che - come ora poté notare Harry - era sorretta da una figurina dalle grandi orecchie, proruppe una voce acuta ed evidentemente deliziata.
Dobby: Harry Potter, signore!
Harry: (sorridendo) Ciao, Dobby.
Dobby era l'ex-elfo domestico della famiglia Malfoy, liberato dallo stesso Harry tre anni prima tramite un artificio comprendente il vecchio diario di Tom Riddle e un suo calzino logoro. Lucius Malfoy, che aveva passato il tutto a Dobby senza pensarci (gli elfi domestici potevano essere liberati solo consegnando loro degli indumenti), non aveva preso bene quell'inganno, ed Harry era sicuro che ce l'avesse ancora con lui per quello scherzetto. Oltre che per il fatto di essere un Mangiamorte al servizio di Voldemort, ovviamente.
Il giovane mago sapeva già che Dobby lavorava delle cucine di Hogwarts: l'aveva scoperto due anni prima, quando Hermione aveva trascinato lui e Ron in quel locale, proprio per avvisarli della presenza dell'elfo.
Dobby: Harry Potter è venuto a trovare Dobby! Dobby è molto, molto felice di vedere Harry Potter!
Harry pensò che, da dietro quella pila di piatti, in realtà Dobby non potesse vedere un granché, ma si astenne dal fare commenti.
Harry: (inginocchiandosi) Anch'io sono felice di rivederti. (abbassa leggermente la voce) Senti Dobby… mi servirebbero alcuni stuzzichini e del succo di zucca… me ne potresti procurare un po'?
Dobby: (in tono ancora più contento) Certamente! Dobby è felicissimo di poter aiutare Harry Potter… Dobby adesso posa questi piatti e poi gli da tutti gli stuzzichini che vuole, signore!
E così dicendo si avviò in tutta fretta verso i lavelli, facendo sbatacchiare sia la catasta di piatti sia le sue grosse orecchie da pipistrello. Harry si rialzò, cominciando a fare vagare lo sguardo per la sala: molti altri elfi domestici, ciascuno vestito con una piccola tunica recante lo stemma di Hogwarts, si prodigarono in inchini e reverenze nella sua direzione, alcuni persino rischiando di far cadere le pile di stoviglie che trasportavano. Solo uno tra essi non sembrava smanioso di prostrarsi al cospetto del giovane mago: Harry lo vide - o meglio, la vide - avanzare lentamente tra i tavoli, reggendo in mano solo tre o quattro piatti. Le sue lunghe orecchie pendevano flosce ai lati della testa, ed i grandi occhi color nocciola fissavano il pavimento con aria triste. Winky sembrava essersi finalmente liberata dal suo completino che, due anni prima, era già tutto rovinato e fuligginoso: indossava la stessa tunica degli altri elfi domestici, anche se, dalle pieghe e dalle macchie di sporco, era evidente che l'elfa non si prendeva cura neanche del suo nuovo 'abito'.
Harry: (forzatamente gioviale) Ciao Winky.
L'elfa gli rivolse uno sguardo che esprimeva il suo scarso interesse per la presenza del giovane nelle cucine, seguito da un leggerissimo inchino, per poi riportare la sua attenzione sul pavimento, continuando a camminare in direzione dei lavelli.
Winky era stata l'elfa domestica della famiglia Crouch, prima che venisse ingiustamente licenziata dal capofamiglia, Bartemius Crouch. Tale casata, comunque, non esisteva più, visto che sia il signor Crouch che suo figlio, Barty Crouch Junior, non erano più in vita. Non che il figlio di Crouch fosse morto, o almeno non lo era nel senso comune del termine: alla fine del Torneo Tremaghi, quando era stato scoperto per la spia che era - si era sostituito per mesi a Malocchio Moody usando la Pozione Polisucco -, aveva subito il Bacio del Dissennatore, ovvero la privazione dell'anima, che lo aveva lasciato come un sacco vuoto. Harry ricordava ancora la furia della professoressa McGranitt quando aveva scoperto l'accaduto, e l'orrore che lui stesso aveva provato nel momento in cui aveva realizzato cosa fosse successo: anche se Barty Crouch aveva contribuito alla rinascita di Volvemort, si era macchiato dell'omicidio del proprio padre e aveva cercato di uccidere lo stesso Harry, il ragazzo corvino non poteva fare a meno di provare pena per lui. Nessuno poteva meritarsi un tale destino, quali che fossero i crimini che aveva commesso…
?: Toh, guarda chi c'è: il marmocchio traditore del suo sangue, amico di mezzosangue e lupi mannari…
Harry, ancora immerso nei suoi pensieri, fece un salto quando udì quella voce a lui sgradevolmente nota. Un istante dopo il giovane corvino abbassò lo sguardo, andando così ad osservare l'elfo domestico che gli si era avvicinato di soppiatto. Era molto vecchio, dalle grandi orecchie spuntavano ciuffi di peli neri ed il suo naso sera particolarmente grosso, ma la cosa principale che lo distingueva dagli altri elfi era l'assenza della tunica di Hogwarts: era praticamente nudo, a parte un leggero gonnellino di stoffa che gli copriva parzialmente le gambe. Gli occhi grigi e intrisi di sangue della creatura erano fissi in quelli verdi del ragazzo, che ricambiò lo sguardo sprezzante dell'elfo con uno carico di odio trattenuto a stento.
Harry: (in tono sorpreso e arrabbiato) Kreacher! Che cosa…?
Dobby: Kreacher, tu non deve infastidire Harry Potter!
Harry distolse lo sguardo dal volto dell'elfo domestico della famiglia Black, andando a posarlo su quello del suo simile. Ora che si era liberato della sua pericolante pila di piatti, il ragazzo corvino poté notare che Dobby indossava ancora i suoi pantaloncini da bambino, che spuntavano da sotto la tunica di servizio di Hogwarts, e recava ancora in testa il suo copriteiera abbellito da diverse spille colorate. Harry riconobbe due dei propri calzini (spaiati) ai piedi dell'elfo.
Harry: Dobby… (sposta il suo sguardo da Dobby a Kreacher) …lui… lui cosa… che ci fa…
Dobby: Kreacher lavora a Hogwarts ora, Harry Potter.
Il tono dell'elfo era forzatamente neutro, ma il giovane mago vi riconobbe una punta di astio malcelata.
Kreacher: (in tono falsamente cordiale) Si, Kreacker lavora qui adesso, padrone… (la sua voce si abbassa e incupisce) …lontano dalla casa della famiglia dei Black, lontano dai beni della padrona che Kreacker dovrebbe custodire… oh, la mia povera padrona, se sapesse…
Harry: (quasi urlando) Sta zitto!
In quel preciso istante le labbra dell'anziano elfo domestico si sigillarono, e il mormorio di Kreacker si interruppe. Harry rimase per un istante ad osservare l'effetto provocato dalle sue parole nella creatura, per poi voltarsi nuovamente verso Dobby.
Harry: Dobby, non capisco… perché Kreacher è qui? Perché si comporta così, e perché…
Gli occhi del ragazzo corvino si allargarono di colpo, come se il giovane si fosse appena reso conto di qualcosa.
Harry: …perché mi ha appena chiamato padrone?
Udendo quell'ultima domanda, l'elfo domestico dai grandi occhi verdi assunse un'espressione leggermente imbarazzata, ma non distolse lo sguardo da Harry.
Dobby: Perché… perché Harry Potter è il padrone di Kreacher ora, signore.
Gli occhi del giovane mago si allargarono ancora di più, ed un istante più tardi si tornarono a posare sulla creatura seminuda, che ora stava battendo un piede sul pavimento di pietra, palesemente seccata, le sue labbra ancora serrate. Harry rimase a fissare Kreacher per un tempo indefinibile, sforzandosi di mettere mentalmente in ordine le ultime rivelazioni riguardanti l'anziano elfo, compito reso non facile dall'odio che il ragazzo corvino provava nei suoi confronti.
Harry non poteva dimenticare che era stato soprattutto a causa di Kreacher se il suo padrino, Sirius Black, era morto: era stato proprio l'elfo a rivelare a Bellatrix Lestrange - cugina di Sirius, quindi membro della famiglia Black - la sua ubicazione, nonché il forte legame che esisteva tra Harry e il vecchio amico di suo padre, dando così modo a Voldemort di architettare l'inganno con il quale aveva potuto attirarlo nell'Ufficio Misteri, alla fine dell'anno precedente. Kreacher aveva persino mentito spudoratamente al giovane mago, quando questi gli aveva chiesto via camino dove si trovasse Sirius, cosi da togliergli ogni dubbio sull'attendibilità della visione inviatagli dallo stesso Voldemort.
Nonostante Silente, alla conclusione di quella notte tragica, avesse preso in parte le difese di Kreacker, affermando che la malignità dell'elfo era stata in fondo causata dall'atteggiamento crudele dei maghi nei suoi confronti, compreso quello dello stesso Sirius, Harry non riusciva ad evitare di provare una rabbia ed un odio viscerali pensando a lui. Non voleva avere niente a che fare con quel viscido traditore…
Dobby: Kreacher è ora di proprietà di Harry Potter, signore, così come la casa e i beni del suo padrino. Kreacher adesso è sotto la custodia del professor Silente, signore, fino a quando Harry Potter non avrà compiuto diciassette anni. Il professor Silente ha preferito portare Kreacher qui piuttosto che lasciarlo da solo della casa della famiglia Black perche pensava… o così ha detto a Dobby… che la presenza di altri elfi domestici poteva aiutarlo…
Harry si voltò nuovamente verso l'ex elfo domestico della famiglia Malfoy, lasciando però inalterata la sua espressione. Il giovane mago vide le grandi orecchie di Dobby afflosciarsi, e immediatamente cancellò dalla sua faccia ogni traccia dell'ira che doveva avere ora dipinta in volto. Una volta calmatosi, anche se solo in parte, il sedicenne studente di Grifondoro tornò a posare lo sguardo sul suo piccolo amico, accorgendosi solo in quell'istante del vassoio che stava reggendo, sul quale erano disposti dolcetti, tramezzini, una ciotola di quelle che sembravano essere gelatine Tuttigusti+1 e una bottiglia dalla strana forma contenente un liquido arancione.
Dobby: (in tono più allegro, notando dove era caduto lo sguardo del ragazzo) Gli stuzzichini che Harry Potter aveva chiesto. Se Harry Potter vuole altro, Dobby glielo procura subito, signore…
Harry: (afferrando le vivande e infilandosele in tasca) Grazie Dobby, credo che questi possano bastare.
E rivolse un sorriso all'elfo, che parve deliziato. Non appena ebbe finito di nascondere la bottiglia ed il resto delle vivande all'interno della veste, Harry si girò ancora una volta in direzione di Kreacher, trovandolo ancora con la bocca chiusa ed intento a squadrarlo con odio. Per un istante il giovane mago fu tentato di ordinargli di fare qualcosa di stupido - saltellare su di un piede solo per tutte le cucine, colpirsi in testa con una padella o cose così - solo per il gusto di ridere di lui… ma subito dopo Harry si rese conto che, se avesse fatto una cosa simile, non sarebbe stato diverso dal prepotente Dudley… o, ancora peggio, dallo stesso Voldemort.
Harry: (in tono pacato, dopo un breve sospiro) Kreacher, hai di nuovo il permesso di parlare…
Kreacher: (schiudendo di colpo le labbra) Lurido piccolo mezzosangue feccia…
Harry: (ignorandolo) …e ora torna a lavorare con gli altri elfi domestici. E' un ordine.
L'anziano elfo lanciò ad Harry un'occhiata di puro veleno, per poi voltarsi e cominciare a dirigersi verso i lavelli della cucina, dove una decina di suoi simili stavano ancora sciacquando i numerosi piatti d'oro, continuando a borbottare da solo. Il giovane mago si voltò nuovamente in direzione di Dobby, trovandolo a fissare la schiena di Kreacher con un espressione poco lusinghiera dipinta in volto.
Harry: Dobby, va tutto bene?
Dobby: (spostando i suoi enormi occhi verdi su quelli di Harry) Dobby non vuole criticare le decisioni di Harry Potter, signore… ma Dobby non crede che Harry Potter ha fatto bene a permettere di nuovo a Kreacher di parlare… Kreacher non sta mai zitto, signore, continua ad insultare chiunque gli capiti davanti… insulta persino nel sonno, signore…
Harry, pensando a Kreacher sdraiato su di un letto improvvisato e intento a sciorinare una della sue solite frasi ingiuriose con gli occhi chiusi, fu colto a un improvvisa ed inspiegabile ilarità, che comunque durò solo un istante.
Harry: Ti chiedo di sopportarlo, Dobby. Come ha detto Silente, Kreacker è qui per stare con i suoi simili… forse con il tempo migliorerà…
Dobby: (in tono poco convinto) Dobby tenterà, signore… ma Kreacher ha fatto piangere Winky molte volte, e questa è una cosa che fa arrabbiare molto Dobby, signore…
Harry: (in tono più conviviale) Ah, giusto, ho visto Winky poco fa… come sta adesso? Beve ancora molto?
Dobby: (leggermente più allegro) Oh no, Harry Potter, Winky ha ormai smesso di bere… Winky ha accettato di essere uno degli elfi domestici di Hogwarts, ma è ancora molto triste… (il suo tono di voce si abbassa, così come le sue orecchie)… e anche Dobby è triste per lei…
Ad Harry, ascoltando quelle parole, venne in mente per un istante la possibilità che tra il suo piccolo amico e l'elfa domestica ci potesse essere del tenero, ma evitò di esprimere tale teoria all'esserino dagli occhi verdi: il ragazzo non sapeva come funzionassero le relazioni sentimentali tra elfi domestici ma, se erano anche solo lontanamente simili a quelle degli esseri umani, era meglio non intromettersi in tali questioni. Certe cose, specialmente gli affari di cuore, dovevano essere affrontate da soli.
Harry: (alzandosi e voltandosi verso la porta) Bene… grazie del tuo aiuto, Dobby. Io ora vado.
A quelle parole l'elfo parve riscuotersi dal torpore in cui era caduto e si voltò verso il sedicenne. I suoi grandi occhi verdi brillavano di aspettativa.
Dobby: Harry Potter tornerà ancora, signore?
Harry: (pensando alla possibilità di organizzare altre serate 'intime' e sorridendo tra se) Certo, Dobby. Appena potrò.
Il tragitto fino alla porta delle cucine, per quanto fosse abbastanza breve, fu reso assai difficoltoso dal gruppetto di elfi domestici che si erano radunati attorno al giovane mago, reggendo sopra le loro teste vassoi carichi di ogni sorta di leccornia: da semplici cioccorane a raffinati Créme Caramel, passando per budini e vari tipi di tiramisù. Harry, nonostante avesse appena finito di cenare, per non sembrare scortese assaggiò un po' dell'uno un po' dell'altro, e quando finalmente arrivò all'apertura segreta che dava sul corridoio era talmente sazio che non sarebbe riuscito ad ingoiare neanche una caramella Mou.
Dobby: (agitando le braccia e facendo tintinnare le spille sul suo copriteiera) Arrivederci Harry Potter! A presto!
Harry rivolse un ultimo cenno di saluto all'elfo, per poi aprire il passaggio segreto e uscire dal locale delle cucine, richiudendo la porta dietro di se. Il ragazzo corvino rimase appoggiato al muro per qualche secondo, massaggiandosi il ventre dolorante per via dell'eccessiva quantità di cibo appena ingerita, incominciando poi a muoversi verso le scale (Harry emise un leggero gemito all'idea di dover salire per ben otto piani con lo stomaco in quelle condizioni), diretto alla Sala Comune di Grifondoro.
I pensieri del giovane mago erano ancora focalizzati sulla presenza, ad Hogwarts, del vecchio elfo domestico dei Black… o meglio, del suo elfo domestico. Harry non provava alcun piacere nel sapere di essere diventato il padrone di Kreacher, e tale sensazione era inasprita dal fatto che nessuno - Silente per primo - si fosse premurato di avvertirlo. In fondo - pensò Harry - Sirius era il suo padrino, l'unico legame famigliare che gli fosse rimasto dopo la morte dei suoi genitori (zia Petunia a parte, ovviamente), e quindi sarebbe stato doveroso informarlo di tale passaggio di proprietà. Ma ciò non era avvenuto: nessuno - ne Silente, ne la McGranitt, ne qualunque altro membro dell'Ordine della Fenice - gli aveva fatto sapere di aver ereditato i beni di Sirius… come nessuno, in tutto il mondo magico, aveva saputo della sua morte. Harry aveva letto, durante l'estate, ogni numero della Gazzetta del Profeta che era riuscito a sottrarre all'intercettazione da parte dei Dursley, ma su nessuno di essi era stato dato spazio al fatto che un uomo innocente, vittima di un disgustoso errore giudiziario (era stato mandato ad Azkaban senza processo) fosse morto da eroe, combattendo contro le forze del Mago Oscuro più terribile di tutti i tempi.
Il ragazzo corvino, oramai, non sentiva più i disagi dovuti allo stomaco troppo pieno, forse perché tale organo era contratto dalla rabbia, così come un'altra parte del corpo del giovane: fu solo al'altezza del quinto piano che Harry si rese conto di aver spappolato uno dei pasticcini che si era infilato in tasca nelle cucine, i cui resti gli stavano ancora inzaccherando la mano.
Tale sensazione, però, ebbe l'effetto di far ricordare al sedicenne Grifondoro il motivo per cui si era recato in quel locale, normalmente frequentato dai soli elfi domestici, e per un istante la rabbia che il ragazzo provava a causa delle ingiustizie che avevano colpito Sirius si andò a sommare a quella, seppur molto più blanda, dovuta al 'tradimento' che le due amiche e amanti del giovane mago avevano compiuto ai suoi danni.
Harry, a tale pensiero, si sentì nuovamente spronato - ben più di quanto non fosse avvenuto qualche ora prima - a portare a termine il suo progetto, così da poter sanare almeno quel torto, percependo nel contempo quella che avrebbe potuto essere una nuova leggera fitta alla cicatrice, ma che il ragazzo ignorò.
Harry finì di salire le ultime due rampe di scale, ormai sgombre, che lo separavano dal ritratto della Signora Grassa, cominciando nel contempo a sorridere: l'attenzione del giovane mago si era ora focalizzata sul peso che sentiva tirargli la veste dal lato sinistro, causato dalla bottiglia di vetro il cui contenuto ondeggiava lievemente ad ogni passo del sedicenne. Ad un tratto Harry, per la seconda volta nell'arco della giornata, andò ad appoggiare la mano sul leggero rigonfiamento della sua veste, ora reso ancora più evidente dalla presenza, nella relativa tasca, di un elevato numero di gelatine Tuttigusti+1, percependo comunque la fiala nascosta tra le stesse, e a tale sensazione il sorriso del ragazzo si allargò ancora di più. Poco più tardi Harry Potter giunse di fronte all'ingresso della Sala Comune di Grifondoro.
Harry: Animagus.
La Signora Grassa gli rivolse un breve cenno di assenso, prima di girare sui cardini e lasciare libero il passaggio circolare nascosto dietro il dipinto. Una volta oltrepassatolo, Harry notò che la Sala Comune era già mezza vuota, e questo risollevò ulteriormente l'umore del ragazzo: prima l'ambiente si fosse svuotato, prima la giovane Corvonero sarebbe potuta arrivare via camino.
Camminando tra i tavoli, Harry vide Ron seduto nello stesso posto dal quale si era alzato prima di cena, ancora chino sulla sua mappa stellare. Poiché tale compito era stato già portato a termine dai due amici alcune ore prima, il giovane mago intuì che tale comportamento era solo una scusa per poter restare in Sala Comune senza dare nell'occhio. La trovata del giovane Weasley - pensò Harry - non era niente male: fingendo di studiare, i due ragazzi avrebbero potuto restare in Sala Comune fino a che tutti gli altri studenti non se ne fossero andati, lasciando loro campo libero.
Facendo vagare lo sguardo per la sala, Harry individuò anche Hermione, semisepolta dalla solita pila di libri che aveva sempre con se, intenta a studiare (nel suo caso seriamente) e, poco distante da lei, Calì e Lavanda, sedute su due poltrone vicine al camino e immerse nella lettura.
Il giovane corvino andò a sedersi di fronte al coetaneo dai capelli rossi, che gli rivolse un breve cenno di saluto, per poi tornare a concentrarsi (o meglio, a fingere di concentrarsi) sul suo compito di Astronomia.
Le due ore che seguirono furono tra le più lunghe che Harry avesse mai vissuto, andando a rivaleggiare con quelle che avevano preceduto le prime partite di Quidditch del giovane mago. Per quanto fosse salito in camera a recuperare i suoi libri (e anche qualcos'altro), così da potersi unire a Ron nella sua pretesa sessione di studio, il ragazzo corvino non riusciva a stare tranquillo. Ogni movimento dei suoi compagni di Casa gli faceva automaticamente spostare lo sguardo in quella direzione, anche se nella maggior parte dei casi si trattava solo di uno studente intento ad aprire o chiudere un libro. Tale nervosismo era dovuto sia all'attesa del momento in cui la Sala Comune sarebbe stata sgombra, sia alla preoccupazione che qualcuno notasse i leggeri rigonfiamenti presenti nella veste del giovane mago.
Il caso peggiore sarebbe stato quello in cui, a notare tali particolari, fosse stata Hermione: Harry avrebbe anche potuto dirle la verità (o parte di essa), ovvero che si era recato nelle cucine dove aveva sgraffignato qualche dolcetto, ma il ragazzo sapeva bene che la sua amica e amante non avrebbe approvato, convinta com'era che la condizione degli elfi domestici fosse paragonabile alla schiavitù. Harry non aveva intenzione di generare altri contrasti con la coetanea castana, specie ora che stava per 'sanare' quello già esistente, e si trovò a sperare che la tremolate luce proveniente dal camino rendesse difficile notare la strana forma dei suoi abiti.
Fortunatamente, nessuno parve prestare troppa attenzione ai due ragazzi, che poterono osservare la Sala Comune svuotarsi progressivamente: a poco a poco, individualmente o a gruppi, tutti gli studenti di Grifondoro salirono le scale che portavano ai dormitori, alcuni sbadigliando, altri continuando a chiacchierare con i loro compagni di stanza, altri ancora semplicemente in silenzio. Harry vide Calì fare un segno a Lavanda, che si era appena alzata dalla poltrona accanto al fuoco, dicendole - o così intuì il ragazzo - che preferiva restare a leggere ancora un altro po'. La giovane strega castana fece un breve cenno di intesa all'amica, prima di raccogliere il suo libro e sparire su per gli scalini di pietra che conducevano ai dormitori femminili.
Pochi minuti più tardi fu il turno di Hermione di andarsene: la ragazza dai capelli castani e mossi si alzò dal tavolo dove era rimasta seduta fino a quel momento, ripose i suoi libri all'interno della sua borsa - Harry per un attimo si chiese come facessero a starci - per poi cominciare a dirigersi verso la scalinata del dormitorio femminile. Ad un tratto, però, la giovane studentessa di Grifondoro si fermò, rimanendo per un attimo immobile a metà strada tra i tavoli e le scale, per poi voltarsi verso i suoi due amici e amanti. Harry, ancora fintamente concentrato sul proprio foglio di pergamena, vide con la coda dell'occhio che la giovane strega aveva aperto la bocca, come a voler dire qualcosa, ma un secondo più tardi la richiuse di scatto, voltandosi e cominciando a salire gli scalini di pietra, finché non scomparve alla vista del ragazzo corvino.
In capo a un quarto d'ora, anche gli ultimi studenti presenti nella Sala Comune (un paio di chiassosi ragazzini del terzo anno) sparirono su per le scale, lasciando così Ron, Harry e Calì da soli. Era giunto il momento tanto aspettato, ed il giovane dagli occhi verdi annuì tra se, pronto ad interpretare l'ultima parte della commedia.
Harry e Ron, una volta controllato che non vi fosse movimento su per le scalinate, si alzarono quasi contemporaneamente alla giovane strega indiana, sulla quale cadde lo sguardo di entrambi, trovandola intenta a soffocare un sorrisetto. I tre sedicenni studenti di Grifondoro si portarono davanti al camino, a poca distanza l'una dagli altri, rimanendo in silenzio ancora per alcuni secondi. Il primo a rompere la quiete della stanza, disturbata solamente dallo scoppiettare del fuoco del camino, ormai ridottosi a poche fiammelle, fu proprio il giovane dai capelli neri.
Harry: (a Calì) Bene… è tutto a posto?
Calì: Si. Mia sorella aspetta il tuo segnale…
A quelle parole la fronte di Ron si corrugò lievemente, per poi spianarsi di nuovo quando vide l'amico corvino estrarre da una delle tasche della sua veste una moneta d'oro, simile in tutto e per tutto ad un galeone. Harry rivolse un'occhiata di avvertimento al coetaneo, che ritornò all'istante ad un atteggiamento calmo e rilassato, come se fosse stato a conoscenza di quel particolare fin dall'inizio.
Il giovane mago non era riuscito a spiegare a Ron ogni dettaglio del progetto che aveva elaborato dall'ora di pranzo: gli aveva solo fatto un rapido riassunto, comprendente le parti più importanti del piano, ma senza scendere nei particolari. Questo a causa sia della mancanza di occasioni nelle quali poter parlare in tutta tranquillità, sia per l'effetto sorpresa che Harry voleva lasciare all'amico. Oltre a questo, però, c'era un altro motivo per cui il giovane corvino aveva deciso di non mettere Ron al corrente di tutto: non sapeva se il ragazzo lentigginoso avrebbe apprezzato il suo "asso nella manica", ritenendolo scorretto o, peggio, immorale.
Tali pensieri scorsero via dalla mente del sedicenne, mentre questi cominciava a chiudere la mano destra attorno al piccolo oggetto dorato, assumendo subito dopo un'espressione concentrata. Harry sentì la moneta stregata da Hermione diventare più calda e, pochi secondi più tardi, riaprì la mano. Il numero inciso sul bordo del falso galeone (che rappresentava l'orario dell'ultima riunione dell' ES svoltasi l'anno precedente) era scomparso: al suo posto erano ora visibili delle piccole lettere che formavano la parola "Ora". Non appena ebbe verificato il buon esito della magia, Harry sorrise brevemente in direzione della sua compagna di Casa, che gli rivolse la stessa espressione, andando poi ad osservare il camino.
Il ragazzo corvino sapeva di non correre rischi usando le monete dell'ES: anche se qualcun altro degli ormai ex-membri del gruppo, in quel momento, avesse avuto sottomano la propria (cosa già di per se improbabile, specie a quell'ora), nel vedere una scritta tanto diversa da quelle a cui era abituato, avrebbe pensato che si trattasse di un errore involontario dello stesso Harry, o che l'incantesimo della moneta stesse cominciando a perdere d'efficacia. Cosa che - pensò il giovane mago - in realtà era difficile che accadesse con le magie di Hermione.
Il ragazzo corvino soffocò quell'istintivo moto di orgoglio per le abilità di strega dell'amica castana, ricordando a se stesso qual'era il motivo per cui aveva architettato quel piano. Entro breve - pensò Harry - lui e Ron avrebbero avuto la loro rivalsa sulle due giovani streghe loro amanti, ree di aver giaciuto con qualcuno diverso dai due sedicenni… senza averli prima avvertiti, almeno.
Il giovane dagli occhi verdi non aveva mai pensato alla relazione esistente tra lui, Ron, Ginny ed Hermione come un rapporto chiuso ed esclusivo (il fatto stesso che fosse una cosa a quattro lo escludeva a priori), e non era mai stato contrario all'idea che le ragazze, o lui stesso, potessero avere altri amanti occasionali, se se ne fosse presentata l'occasione… ma, in tale ipotetico contesto, Harry immaginava che la cosa sarebbe stata comunicata preventivamente agli altri membri del gruppetto, così da avere la loro approvazione. In fondo - pensò il giovane corvino - era proprio questo che aveva fatto la ragazza castana, quell'estate, quando aveva voluto appartarsi con il giovane lentigginoso. Harry avrebbe persino acconsentito a Ginny di unirsi con Dean - seppur con rammarico - se lei glielo avesse chiesto in quel modo…
Il ragazzo corvino interruppe anche quel nuovo flusso di pensieri, infastidito dalla sensazione che aveva cominciato a percepire all'altezza dello stomaco. Perché - si chiese Harry - provava sempre un tale disagio quando pensava alla giovane Weasley insieme al ragazzo di colore… o a Neville?
Ron: Che strano… come mai non arriva?
La voce dell'amico rosso risvegliò il giovane mago dal suo stato di trance, permettendogli di constatare che il fuoco presente nel caminetto, ormai ridotto a poco più che delle braci, era ancora di colore rosso, e non alto e verde come avrebbe dovuto essere se qualcuno avesse voluto utilizzarlo per viaggiare fin li tramite la Metropolvere. Harry andò a guardare il suo orologio: erano passati già alcuni minuti da quando aveva dato a Padma il segnale di via libera, ma ancora la ragazza non si vedeva.
Harry: (a Calì) Sei sicura che tua sorella avesse accettato di venire, stasera?
Calì: Si, certo, ne abbiamo parlato prima di andare a cena… non so perché non è ancora arrivata…
Il giovane mago dai capelli neri cominciò nuovamente a preoccuparsi: e se effettivamente la magia delle monete di Hermione si fosse dissipata? O - ancora peggio - i viaggi tra i camini delle sale comuni fossero in qualche modo impediti? Harry non ci aveva mai pensato: vista l'assenza di Polvere Volante nei dormitori delle diverse Case, il giovane mago non credeva che fosse stata posta una simile regola magica sul sistema di Metropolvere interno del castello… in fondo Sirius, due anni prima, era riuscito a contattarlo proprio nella Sala Comune, 'chiamando' da un camino addirittura esterno a Hogwarts. Ma, in effetti, Harry non aveva mai appurato se il viaggio che avrebbe dovuto compiere la studentessa di Corvonero fosse effettivamente fattibile…
Il ragazzo prese a maledirsi per la fretta con la quale aveva organizzato quello stupido piano di rivalsa, ma, proprio in quel momento, una fiammata verde smeraldo eruttò dallo strato di braci sul quale erano fissi gli occhi di tutti e tre i giovani Grifondoro, facendo fare loro un balzo all'indietro. Un secondo più tardi, dalle alte fiamme smeraldine uscì vorticando una ragazza dalla pelle scura, con i capelli neri legati in una lunga treccia e vestita con l'uniforme scolastica di Hogwarts. Harry, a tale visione, emise un lieve sospiro di sollievo.
Chi non avesse mai visto insieme le gemelle Patil avrebbe pensato di aver appena assistito ad un incantesimo di Geminazione o simili, data la somiglianza tra le due giovani streghe: i pochi indizi che permettevano di identificarle come due persone effettivamente distinte stavano nell'abbigliamento delle due ragazze (sulla veste di Padma era presente lo stemma di Corvonero, oltre al suo distintivo da Prefetto) e nella, seppur minima, differenza nella lunghezza delle loro trecce (quella di Calì superava di alcuni centimetri quella della sorella).
Una volta rimessasi in piedi, la gemella di Calì Patil cominciò a spazzolarsi via i residui di fuliggine dagli abiti, andando poi ad osservare i volti dei presenti.
Padma: Scusate se non sono arrivata subito. (posa lo sguardo su Harry) Ho visto il tuo segnale, ma c'era una ragazzina del terzo anno che non se ne voleva andare… così ho dovuto aspettar…
La voce della ragazza, che si era appena voltata in direzione del giovane dai capelli rossi, si affievolì e si spense. In quel momento, nonostante la carnagione scura della studentessa di Corvonero, Harry avrebbe giurato che Padma fosse arrossita.
Padma: (a Ron, titubante) Ciao…
Ron: (leggermente nervoso) Ciao…
I due sedicenni di Case diverse rimasero per un attimo a fissarsi l'una negli occhi dell'altro, indubbiamente - intuì Harry - assorti in pensieri profondamente diversi tra loro. Un secondo dopo Padma si mosse velocemente verso la sorella, andando ad afferrarle le mani e avvicinando il proprio viso a quello, identico, di Calì. Entrambe le giovani cominciarono a ridacchiare, anche se in tono volutamente sommesso.
Harry, all'improvviso, comprese che quella era l'occasione che aspettava: sfilò velocemente la sua bacchetta dalla tasca dei pantaloni, la sollevò in alto e pronunciò sommessamente l'incantesimo che gli risuonava nel cervello da più di ventiquattr'ore.
Harry: (bisbigliando) LATEO!
Immediatamente, dalla punta della bacchetta di Harry fuoriuscì quella che sarebbe potuta sembrare una piccola onda circolare e trasparente, che si levò in alto allargandosi e, in capo a pochi secondi, ridiscese sul pavimento della Sala Comune, creando per un istante un cerchio intorno al giovane corvino e agli altri presenti, prima di scomparire. Le due ragazze dalla pelle color caramello, ancora intente a parlottare tra loro, sembravano non essersi accorte di nulla, mentre Ron, che aveva visto ogni gesto compiuto dall'amico, lo stava guardando con un'espressione incuriosita sul volto. Harry si limitò a sorridergli brevemente, andando poi a puntare la bacchetta verso il fuoco del camino, ritornato nuovamente alle dimensioni ridotte di poco prima.
Harry: (in tono più alto) INCENDIO!
L'incantesimo del ragazzo, effettuato per nascondere il vero motivo dell'estrazione della bacchetta, funzionò perfettamente: le fiamme del falò guizzarono nuovamente in alto, cosa che fece voltare le due giovani streghe nuovamente verso i loro coetanei. Calì e Padma avevano ancora le mani giunte, e in quella posizione sembravano una la copia speculare dell'altra. Harry, a quella vista, sentì una leggera scarica di eccitazione salire lungo la spina dorsale, ma si sforzò comunque di non sorridere.
Harry: Bene… ehm… ora che siamo tutti qui… credo che sia il caso di rendere il posto un po' più confortevole…
E così dicendo cominciò ad estrarre i vari dolci, tramezzini e gelatine Tuttigusti+1 che aveva in tasca, facendo attenzione a non fare lo stesso con l'oggetto di vetro nascosto tra queste ultime, e appoggiò il tutto su di una poltrona li vicino. Il giovane mago notò che sia l'amico che le due giovani streghe lo stavano guardando con una strana espressione sul volto, ma tanto - pensò il ragazzo - a breve nulla di tutto ciò avrebbe più avuto importanza.
Harry: (estraendo dalla tasca la bottiglia di succo di zucca) Ho pensato di portare qualche stuzzichino, giusto per rendere la serata più piacevole… (osserva il contenitore di vetro con sguardo apparentemente sorpreso)… oh, già, sarà meglio che prenda dei bicchieri. Credo che un brindisi sia d'obbligo…
E così dicendo, il giovane mago si avvicinò ad un piccolo armadietto posto vicino alla finestra della Sala Comune, portando la mano libera dalla bottiglia all'altezza della maniglia dello stesso, tirandola subito dopo.
Il piccolo mobile, alto poco meno dello stesso Harry, era un distributore di bevande che gli studenti utilizzavano per appagare la loro sete durante le ore trascorse nella Sala Comune, e conteneva, ogni volta che veniva aperto, un vassoio con una brocca piena di acqua (o altro, se richiesto) e alcuni bicchieri a calice di vetro, tutti perennemente puliti e scintillanti. In quel momento, però, la brocca era vuota. Harry aveva notato che, da una certa ora in avanti, il mobiletto magico smetteva di erogare liquidi, probabilmente per evitare che l'acqua di notte ristagnasse o, d'inverno, gelasse. Così si era premunito. La visita alle cucine che il giovane mago aveva effettuato poco prima aveva avuto fin dall'inizio quello scopo: sopperire alla mancanza di beveraggi. Infatti, senza di essi - pensò Harry -, la serata non avrebbe potuto andare nel verso desiderato. I dolci e i tramezzini erano solo un diversivo, per evitare che la presenza del succo di zucca facesse insospettire le due giovani streghe.
Harry stappò la bottiglia di vetro e, mentre ne versava il contenuto nella brocca vuota, andò ad estrarre dalla veste la fialetta che la sera precedente aveva trafugato dalla nuova Stanza delle Necessità. Il liquido rosa in essa contenuto luccicò alla luce del fuoco, luce che permise al giovane mago di leggere nuovamente l'etichetta apposta sul piccolo contenitore: Incitamentum Maximum.
Con un gesto fluido, il ragazzo corvino aprì anche la fiala e, verificando di non essere visto dalle ragazze o da Ron, lasciò cadere nel succo di zucca tre gocce della pozione, richiudendo poi in fretta l'ampolla e rimettendosela in tasca. Secondo quanto Harry aveva capito leggendo il libro Incantesimi e Pozioni di Piacere per Principianti, un tale quantitativo di quel siero sarebbe stato più che sufficiente.
Una volta afferrato il vassoio su cui erano appoggiati gli oggetti di vetro, Harry Potter si voltò verso gli altri studenti presenti nella sala, che trovò ancora intenti a guardarsi in silenzio. Ron, a dire il vero, spostava lo sguardo dalle ragazze al giovane corvino, evidentemente indeciso su cosa fare o dire.
Harry: (avvicinandosi agli altri) Ecco, un po' di succo di zucca non fa mai male. (appoggia il vassoio su di una poltrona ed inizia a versare il liquido nei bicchieri) Allora… (porge il primo bicchiere riempito a Calì) …un piccolo brindisi, prima di cominciare?
La giovane Grifondoro afferrò il calice quasi meccanicamente, guardando Harry con un'espressione che esprimeva incomprensione e disagio. Il ragazzo corvino, dal canto suo, continuò a sorridere garbatamente.
In pochi secondi il giovane mago riempì altri due bicchieri, porgendo il primo a Padma (che lo guardò con un cipiglio quasi uguale a quello della sorella) ed il secondo a Ron. Nel passare la coppa all'amico lentigginoso, però, il ragazzo mosse quasi impercettibilmente la testa in un cenno di diniego. Un istante più tardi, osservando il leggero movimento delle sopraciglia del'amico, capì che il giovane Weasley aveva colto il suo messaggio. Non appena ebbe riempito anche il quarto bicchiere, Harry lo afferrò e lo sollevò in aria.
Harry: Bene… dunque… all'amicizia.
Il sedicenne rosso e le due ragazze dalla pelle color caramello ripeterono, con vari livelli di scetticismo: "All'amicizia"
Harry: (abbassando il bicchiere) …E alla speranza che diventi qualcosa di più.
Le ultime parole del giovane dagli occhi verdi fecero tornare il sorriso sul volto delle due sorelle che, dopo essersi lanciate un'occhiata carica di eccitazione, portarono i calici alle labbra in contemporanea, vuotandoli con un solo sorso. Anche Harry e Ron avvicinarono le loro coppe alla bocca, appoggiandovele appena e fingendo di bere, scambiandosi nel frattempo un altro segno d'intesa. Un secondo più tardi tutti e quattro i presenti abbassarono i bicchieri, tornando a guardarsi a vicenda.
Harry, fissando il volto di Calì Patil, sul quale era ancora presente un lieve sorriso, vide l'espressione della ragazza di origini indiane mutare gradatamente, perdendo a poco a poco l'aria allegra che aveva assunto poco prima. In capo a pochi secondi, sul viso della sedicenne Grifondoro apparve una sequela di emozioni in rapida successione: dapprima sorpresa, poi imbarazzo e, infine, leggera paura. La giovane strega si affettò a posare il bicchiere sulla mensola presente sopra il camino, cosa che fu imitata quasi subito dalla studentessa di Corvonero, anche lei ora evidentemente a disagio. Nonostante le espressioni preoccupate delle due ragazze, comunque, Harry non poté evitare di cominciare a sorridere: un sorriso malizioso e trionfale.
Calì: (sventolandosi con la mano) Uff… però, il fuoco del camino è piuttosto forte… senti che caldo…
Padma: (allargandosi il colletto della camicia) Già… che caldo…
Pochi istanti più tardi, lo sguardo delle due ragazze fu nuovamente catalizzato dai volti dei due giovani studenti di Grifondoro e, nello stesso momento, i movimenti delle streghette rallentarono, per poi accelerare nuovamente, in concomitanza con la comparsa, sul viso delle gemelle, di un sorriso assai più sensuale di quello che avevano sfoggiato poco prima.
Se Harry aveva bisogno di ulteriori conferme sull'efficacia della pozione afrodisiaca, quel sorriso lo soddisfò pienamente: Calì lo stava ora guardando come se avesse voluto mangiarlo con gli occhi, e - notò il giovane mago - lo stesso valeva per Padma, i cui occhi non riuscivano ad allontanarsi dalla figura dinoccolata di Ron.
Harry: (all'amico, sorridendo) Allora Ron, non dovevi dire qualcosa a Padma?
Ron: (leggermente in imbarazzo) Ecco…io…
Padma: (avanzando di un passo verso il giovane lentigginoso) Si Ron, che cosa dovevi dirmi?
Il tono di voce di Padma Patil, in quel momento, era palesemente deformato dall'eccitazione, cosa resa ancora più evidente dal fatto che la sedicenne studentessa di Corvonero stava aprendo il primo bottone della sua camicetta, aumentando così la quantità di pelle color caramello visibile dai due ragazzi. Anche Calì, nel contempo, aveva cominciato ad avvicinarsi al coetaneo corvino, lisciandosi allo stesso tempo la divisa scolastica: Harry poté vedere, come al rallentatore, le mani della giovane strega scorrere lungo tutto il suo corpo, partendo dalle spalle, passando accanto ai prosperosi seni della streghetta, accarezzando i suoi esili fianchi e, infine, spianando le pieghe della gonna dell'uniforme della ragazza. Abbassando ulteriormente lo sguardo, l'attenzione del giovane mago cadde sulle lunghe gambe della sedicenne, scure quasi quanto la brace che bruciacchiava nel caminetto e illuminate dalla tremolante luce del fuoco, provando, a tale vista, un leggero tuffo al cuore.
Anche Harry stava cominciando a sentirsi in fiamme, ma non per colpa della pozione: era l'atteggiamento di Calì a farlo accaldare, le sue movenze, il suo sguardo, il modo in cui si mordicchiava le labbra… era magnifico.
Il sedicenne Grifondoro non pensava che il filtro magico avrebbe avuto un effetto così dirompente ed immediato, per quanto nel libro trovato nella Stanza delle Necessità fosse spiegato quanto fosse potente la mistura usata dal giovane sul drink delle ragazze. Per un istante Harry temette di aver sbagliato dosaggio ma, quando le mani di Calì andarono ad appoggiarsi delicatamente e sensualmente sulle spalle del giovane mago, questo non poté fare altro che sorridere, ormai indifferente alla quantità di pozione che avrebbe dovuto usare: l'importante era che stesse funzionando.
Ron: (balbettando) P-Padma…ecco, io volevo…
Padma: (in tono sensuale) Avanti, dimmelo Ron. E' da tanto che desidero sentirtelo dire…
Le voci dei due sedicenni riuscirono a far distogliere (anche se a fatica) l'attenzione di Harry dagli occhi neri della sua compagna di Casa, ora distanti pochi centimetri da quelli verdi del giovane mago, facendolo così voltare verso l'amico dai capelli rossi: Ron era praticamente pietrificato sul posto, mentre Padma gli stava accarezzando il petto con lunghi e lenti movimenti delle mani.
Ron: Ah, s…si?
Padma: (allargando il suo sorriso) Già. E' dal quarto anno che ti ho adocchiato, caro il mio Prefetto… era ora che ti facessi avanti…
Un secondo più tardi la giovane strega si alzò in punta di piedi e baciò Ron. Il ragazzo rimase immobile, i suoi occhi azzurri sbarrati, le sue orecchie divenute di un bel color carne. Dopo un momento di apparente immobilità, però, il giovane Grifondoro lasciò cadere a terra il bicchiere che reggeva ancora in mano, spargendone il contenuto sul tappeto, per poi avvolgere le sue braccia attorno al corpo della coetanea, iniziando nel contempo a rispondere al bacio.
In un angolo della sua mente non travolto dallo stupore per la scena che stava osservando, nonché dalla sensazione datagli dalle carezze di Calì Patil, Harry si trovò a chiedersi di cosa stesse parlando la giovane Corvonero: il Ballo del Ceppo, durante il quale Padma era stata la dama del giovane mago dai capelli rossi, era stata un fiasco colossale, sia per lei che per Calì. Ne Harry ne Ron avevano prestato particolare attenzione alle loro compagne per la serata, che alla fine si erano allontanate, cercando - e, come il giovane ricordava bene, trovando - una compagnia migliore. Il ragazzo dagli occhi verdi non credeva che, dopo quell'esperienza, la studentessa di Corvonero potesse essere ancora attratta da Ron (anche perché già al Ballo non aveva manifestato un grande interesse per lui)… per quanto - a pensarci bene - l'atteggiamento della ragazza nei confronti dell'amico lentigginoso era leggermente cambiato dopo la seconda prova del Torneo Tremaghi, divenendo più affabile…
Calì: Padma ha ragione, sai Harry?
I pensieri del ragazzo corvino furono interrotti dalla voce della sua compagna di Casa e, subito dopo, Harry si voltò nuovamente verso quest'ultima, trovandola ancora intenta a fissarlo negli occhi. Il suo sguardo, come la sua voce, erano lussuria pura per il sedicenne.
Harry: Che… (si schiarisce la voce)… ehm… che vuoi dire?
Calì: (sorridendo) Che era ora che voi due vi decideste a farci delle avances… ci hai messo anche troppo per i miei gusti…
Ad Harry non sembrava di aver fatto nulla, quel giorno, che potesse essere interpretato come un'avance dalla ragazza indiana, ma probabilmente - pensò il giovane - anche le parole della giovane, come quelle pronunciate poco prima dalla sua gemella, erano dovute all'effetto della pozione afrodisiaca. Un secondo più tardi, la ragazza dai lunghi capelli neri avvicinò il proprio volto all'orecchio del coetaneo, cominciando a sussurrargli nello stesso tono malizioso usato fino a quel momento.
Calì: (sottovoce) Sai… se quella sera, al Ballo del Ceppo, ti fossi comportato meglio… avresti potuto avermi già allora…
A quelle parole il cervello di Harry smise improvvisamente di funzionare, e lo sguardo del ragazzo si perse nel vuoto. Quella frase non sembrava affatto essere stata dettata dalla pozione: era troppo specifica, troppo precisa perché fosse dovuta all'eccitazione o al desiderio di Calì di stimolare il giovane mago - cosa che tra l'altro stava avendo successo. Nel frattempo la giovane strega indiana stava muovendo il proprio indice all'altezza del petto di Harry, disegnando dei piccoli cerchi sullo stesso.
Calì: Io e Padma avevamo già deciso che quella sera avremmo perduto la nostra verginità… ed io volevo tanto che fossi tu a coglierla, Harry… per questo ho aspettato che tu mi invitassi… ci speravo davvero… e sono stata molto felice quando finalmente me l'hai chiesto… (il suo tono di voce cala leggermente) …mi dispiace solo di non avere potuto realizzare quel mio desiderio… anche se i ragazzi di Beauxbatons sono stati più che lieti di 'intrattenere' me e Padma, quella sera…
Harry era shoccato. Il fatto che Calì avesse già progettato di unirsi fisicamente a lui, e già da tempo, era una rivelazione del tutto imprevista ed insieme sconvolgente. Come se questo non bastasse, la giovane strega dalla pelle scura, divenuta negli ultimi tempi la principale fantasia erotica del ragazzo corvino, gli aveva appena rivelato di aver perduto la propria verginità proprio la sera del Ballo del Ceppo, insieme alla sorella, e per di più ad opera di un ragazzo (o più di uno, come lasciava intendere il plurale usato dalla streghetta) praticamente sconosciuto.
La fantasia di Harry, a quel pensiero, non poté evitare di generare nella mente del giovane mago un'immagine nella quale Calì e Padma, ancora parzialmente vestite nei loro abiti da cerimonia, venivano accarezzate e possedute da un gruppo di ragazzi alti e biondi. Persino in quella fugace visione il contrasto tra la pelle scura delle due gemelle e quella - immaginata - chiara dei maghi francesi era estremamente eccitante, cosa che provocò il risveglio dell''amichetto' di Harry ancor più di quanto non avesse fatto, fino a quel momento, la voce di Calì.
Il giovane mago, perso nelle sue fantasie, non si rese conto dei movimenti della ragazza dai lunghi capelli neri fino a che non si ritrovò il viso sorridente della suddetta di nuovo davanti. Un istante dopo Calì lo baciò.
Quel bacio era molto diverso da quelli che il ragazzo aveva scambiato con Ginny ed Hermione: tali contatti fisici, con le sue due amiche e amanti, erano sempre stati accompagnati da una dose di gentilezza e, a vari livelli, affetto, elementi che erano ora assenti nel tocco di Calì. Il bacio della ragazza era più intenso, passionale, quasi vorace. Harry, per un istante, si sentì quasi schiacciato dall'impeto della coetanea ma, non appena il cervello del giovane corvino si fu ripreso dallo stato di stupito torpore in cui era caduto poco prima, anche questi cominciò ad intensificare la pressione delle sue labbra su quelle della giovane indiana, cingendola nel contempo alla vita e andando ad appoggiare una mano sulla sua nuca.
Ora, nel bel mezzo della Sala Comune, due coppie di giovani studenti si stavano baciando appassionatamente, illuminate dalla luce del fuoco e, apparentemente, esposte alla vista di qualunque possibile osservatore. La cosa, però, sembrava non preoccuparli: Harry sapeva bene che l'Incanto Latens, da lui lanciato poco prima, aveva reso se stesso e i suoi coetanei praticamente invisibili agli occhi di chiunque si fosse trovato a passare nella Sala Comune, e tale consapevolezza lo tranquillizzava; invece, per quanto riguardava le due sorelle e - pensò Harry - probabilmente anche Ron, la cosa sembrava semplicemente non interessarli.
Harry, spostando per un attimo l'attenzione dai baci di Calì alla dinoccolata figura dell'amico, vide che il giovane dai capelli rossi aveva cominciato ad infilare le braccia sotto il maglione di Padma che, senza smettere di baciarlo, lo stava aiutando nel suo intento di sfilarle tale indumento. Nel vedere quella sciena, il ragazzo corvino decise di imitare il coetaneo, ed iniziò a sua volta ad armeggiare con l'orlo del pesante capo di vestiario della streghetta. A quel tocco Calì si irrigidì per un istante, prima di ricominciare a baciare Harry e, contemporaneamente, afferrando il proprio pullover ed iniziando a sollevarlo. Il giovane dagli occhi verdi fu costretto ad interrompere il contatto tra le sue labbra e quelle della ragazza dalla pelle scura, mentre quest'ultima sfaceva scorrere il suo capo d'abbigliamento sopra la testa, facendovi passare attraverso anche la sua lunga treccia nera, per poi lasciarlo cadere a terra.
Senza il maglione, il seno di Calì Patil era assai più evidente, esaltato com'era dalle pieghe della camicetta della ragazza. Tale visione, comunque, - pensò Harry - non era lontanamente paragonabile a quella a cui il giovane mago aveva assistito, quella sera nel dormitorio delle ragazze… non ancora.
La giovane strega dalla pelle color caramello, evidentemente accortasi di dove era caduto lo sguardo del coetaneo, allargò ancora di più il suo sorriso, posando subito dopo le sue labbra su quelle del ragazzo, in un fugace bacio, per poi avvicinarle nuovamente all'orecchio dello stesso.
Calì: (sussurrando, in tono malizioso) Aspetta qui.
Un istante più tardi, la giovane strega si allontanò da Harry, rivolgendogli un'ultima occhiata sensuale prima di girarsi e dirigersi verso la sorella e Ron, ancora impegnatati a mangiarsi vicendevolmente la faccia. Non appena fu giunta alle spalle della sua gemella, Calì appoggiò delicatamente una mano sul braccio di Padma, facendole così interrompere il suo lavoro sulle labbra del giovane rosso. Non appena la giovane Corvonero si voltò, però, tale lavoro fu ripreso dalla stessa Calì, che appoggiò le sue labbra su quelle della sorella, iniziando a baciarla con passione. Dopo un attimo di quella che sembrò esitazione, anche Padma cominciò a ricambiare le attenzioni della sua gemella, allontanando le braccia dal corpo di Ron e voltandosi, andando poi ad abbracciare e accarezzare i fianchi e la schiena di Calì.
Harry rimase immobile dove si trovava, osservando le due streghette unitesi in un bacio saffico ed incestuoso. Concentrato com'era su quella scena, il ragazzo corvino quasi non notò l'espressione comparsa sul volto dell'amico dai capelli rossi: sembrava insieme deluso e affascinato e, nel vederlo, ci mancò poco che il giovane mago scoppiasse a ridere.
Nel frattempo, le due giovani streghe stavano andando più in la dei baci: sia Calì che Padma avevano cominciato a sbottonarsi le camicette a vicenda, lentamente, senza smettere di baciarsi. Non appena le due sorelle ebbero finito di aprire i loro rispettivi indumenti, infilarono in contemporanea le mani l'una sotto la camicetta dell'altra, aprendole subito dopo, facendo così apparire alla vista dei due sedicenni i loro reggiseni, entrambi neri e di pizzo. Harry, a tale vista, deglutì sonoramente, e sentì il proprio membro gonfiarsi ancora più di quanto già non fosse.
Tale sensazione indusse il giovane corvino ad imitare le due giovani streghe, cominciando così a spogliarsi: non appena si fu tolto la sua veste da mago, che cadde silenziosamente a terra, il ragazzo si voltò verso Ron, trovandolo impegnato a sfilarsi in tutta fretta il maglione da sopra la testa. Evidentemente anche il giovane dai capelli rossi aveva provato lo stesso impulso di Harry di liberarsi dagli abiti, anche se la sua foga nel levarseli era evidentemente maggiore rispetto a quella del coetaneo.
Le due ragazze indiane, intanto, avevano lasciato scivolare le loro camicette sul pavimento, e si stavano ora concentrando sui fermagli dei rispettivi reggiseni. Sotto lo sguardo ipnotizzato dei due giovani maghi (Ron si era sfilato il maglione e si era bloccato ad osservare la scena) le chiusure degli ultimi capi che ancora nascondevano le forme delle due streghette saltarono quasi in contemporanea, permettendo così a Calì e Padma di sfilarsi anche tali indumenti intimi, che caddero silenziosamente a terra.
Di fronte ai sedicenni studenti di Grifondoro, adesso, si trovavano due ragazze dalla pelle scura, nude dalla vita in su, ancora intente a baciarsi ed accarezzarsi vicendevolmente. I seni delle due giovani, ora completamente visibili, erano premuti gli uni contro gli altri, le loro forme esaltate dalla luce del fuoco presente alle spalle delle due streghette.
Ad una tale visione i residui dei freni inibitori del giovane mago svanirono come fumo: Harry portò la mano destra all'altezza della patta dei pantaloni, si abbassò la zip e, poco dopo, estrasse il proprio sesso già completamente eretto, cominciando immediatamente a stimolarlo. Un leggero rumore proveniente dalla sua sinistra, unito al suono regolare che iniziò subito dopo, fecero capire al Ragazzo-Che-E'-Sopravvissuto che anche Ron aveva fatto la stessa cosa.
I movimenti dei due ragazzi parvero riscuotere Calì e Padma dal loro oblio, facendole voltare verso di lui. Gli occhi neri delle due sorelle, ancora ricolmi di eccitazione, si posarono sulle virilità dei loro coetanei e, immediatamente dopo, le due giovani streghe scoppiarono entrambe a ridere: una risatina divertita ed eccitata.
Dopo essersi scambiate un veloce sguardo di intesa, senza smettere di sorridere, Calì e Padma si separarono e si voltarono verso Harry e Ron, incominciando poi ad avvicinarsi ai due ragazzi. Non appena ognuna delle due si fu portata di fronte ad uno dei giovani maghi (Harry riconobbe Calì dalla lunghezza della treccia), le due sorelle sorrisero maliziosamente nella loro direzione, inginocchiandosi subito dopo sul tappeto che copriva il pavimento della Sala Comune e, senza preavviso, afferrarono i membri eretti dei due ragazzi, avvicinandoli alla bocca ed accogliendoli dentro di loro.
Harry rimase immobile dove si trovava, bloccato sia dalla sorpresa, dovuta al comportamento più che diretto della ragazza indiana, sia dal piacere che la streghetta gli stava ora procurando. Il giovane mago poteva vedere i capelli neri della sua compagna di Casa muoversi regolarmente all'altezza del suo pube, percependo la morbidezza delle labbra di Calì attorno al proprio membro, insieme ai movimenti della lingua della giovane, indubbiamente intenta a stimolare ancora di più il sesso del sedicenne.
Quelle sensazioni, oltre a far sospirare il giovane mago di piacere, gli fecero comprendere quanto Calì fosse brava nell'arte della fellatio: Harry aveva già ricevuto 'servizi' simili da Hermione e Ginny, ma i movimenti delle sue due amiche e amanti non erano paragonabili a quelli della giovane indiana, che sembrava assai più esperta di loro. Per un istante nella mente del ragazzo corvino sorse l'interrogativo di dove (o quando) la ragazza dalla pelle scura avesse affinato quell'arte, ma tale pensiero scomparve subito dopo, cancellato dalla piacevole sensazione che Harry aveva cominciato a percepire, e che preannunciava l'arrivo dell'orgasmo. Pochi secondi più tardi, con un sospiro più forte degli altri, il giovane mago dai capelli neri depositò diversi fiotti del proprio seme nella bocca della coetanea, la quale, subito dopo, ingoiò il tutto.
Harry era sconvolto, travolto dalla serie di emozioni provate nel corso della serata, nonché dall'orgasmo appena avvenuto. Il giovane mago non avrebbe mai creduto che quella serata dedicata alla vendetta sarebbe potuta essere così piacevole ed eccitante, e il motivo principale di tale incredulità era il fatto che Calì, pozione o non pozione, si era rivelata essere assai più intraprendente di quanto il giovane mago non avesse immaginato. Lo stesso, ovviamente, poteva dirsi di Padma.
Il ragazzo corvino, ricordatosi in quel momento della presenza, nel locale, della gemella di Calì, nonché di quella del suo migliore amico, si voltò verso il punto in cui, poco prima, Harry aveva visto Padma inginocchiata di fronte a Ron, intenta ad effettuare lo stesso 'lavoretto' che sua sorella aveva appena fatto a lui. Ma i due giovani erano scomparsi.
In quel momento, un gemito proveniente da dietro le spalle del ragazzo corvino - un sospiro di evidente piacere - attirò l'attenzione dello stesso, facendolo voltare in quella direzione. Lo spettacolo che si presentò agli occhi del giovane mago gli fece spalancare gli occhi dalla sorpresa e, contemporaneamente, il sesso del ragazzo, ridottosi di dimensione a causa del recente orgasmo, riprese ad aumentare di volume. La scena che si presentava ora di fronte ad Harry Potter, infatti, era assai eccitante: Padma Patil, completamente nuda, era inginocchiata sul pavimento della Sala Comune di Grifondoro, la sua pelle color caramello illuminata dalla luce irregolare del fuoco, la lunga treccia nera della ragazza ondeggiante sulla sua schiena. Di fronte alla stessa, seduto su di una delle poltrone che circondavano il camino, Ronald Weasley teneva la testa reclinata all'indietro, il suo torso glabro visibile al di sotto della camicia sbottonata, indubbiamente pervaso dal piacere che la giovane Corvonero gli stava procurando: il viso della streghetta, infatti, era situato proprio all'altezza della zona inguinale del coetaneo dai capelli rossi, e dai movimenti di Padma non era difficile intuire quale fosse lo scopo della sua postura.
Calì: (in tono sensuale) Harry…
Il mago corvino, una volta riscossosi dal torpore in cui era caduto, si voltò nuovamente verso la sua compagna di Casa e, nel momento in cui i suoi occhi si posarono su di lei, il cuore del giovane saltò un battito: Calì doveva aver utilizzato i pochi secondi in cui l'attenzione del ragazzo corvino era rivolta alla sorella e al coetaneo rosso per levarsi la gonna e le calze, rimanendo completamente nuda. I seni della giovane Grifondoro, già ammirati poco prima dal sedicenne, erano persino più attraenti, così come lo erano stati la prima volta che Harry aveva avuto modo di vederli, quella notte nel dormitorio delle ragazze. Se però, quella volta, tale visione era avvenuta all'insaputa di Calì, e senza neanche che il giovane mago l'avesse progettato, adesso quello spettacolo era offerto al ragazzo spontaneamente e, come faceva intuire il sorrisetto comparso sul volto della streghetta, con evidente piacere.
Harry Rimase a fissare la pelle color caramello della coetanea per un tempo indefinito, ammirando ogni curva del corpo della giovane, fino a quando, con un movimento fluido, la giovane strega avvicinò le proprie labbra a quelle del coetaneo e, dopo aver chiuso gli occhi, lo baciò.
Harry …
-o-o-o-
-o-o-o-
-o-o-o-
(fanno una cosa a quattro:
[Harry e Ron guardano la scena rapiti (far posare il bicchiere a Harry), Harry pensa commenti sui seni delle due, Ron si comincia a masturbare ed Harry lo imita e quando le ragazze restano con solo le gonne e le calze, si inginocchiano e cominciano a stimolare oralmente i membri dei due. Poco dopo fanno un'allusione piccante (definire quale), si tolgono le gonne, si sdraiano e si fanno penetrare dai due ragazzi. Harry e Ron cambiano un po' di posizioni, Harry viene dentro Calì e Ron dentro Padma, poi le due si alzano, cominciano a leccarsi a vicenda e i due giovani decidono di cambiarsi di posto, penetrando ed eiaculando nuovamente nella partner dell'altro. Magari qualcuno passa e pur non vedendoli si ha un episodio voyeuristico. Alla fine si alzano, si baciano, si rivestono e, dopo aver fatto scomparire l'incanto latens (pensare a formula) Padma usa nuovamente la polvere volante e Calì sale del dormitorio femminile].
La sera stessa ritorna Edvige [immaginare motivo di prolungata assenza]. Harry, lasciando ripartire la sua civetta, diretta alla guferia, vede dalla finestra Sefer andare da Hagrid e parlargli. Hagrid sembra contento.
IDEE PER I CAPITOLI SUCCESSIVI:
PRE-HALLOWEEN:
La notte Harry ha un altro incubo con Voldemort (dovuto all'irritazione che ha provato per Kreacher [immaginare una battuta di Ron che glielo faccia di nuovo venire in mente prima di addormentarsi]), che parla con qualcuno e lancia allusioni misteriose su di un piano.
Il lunedì mattina, mentre Harry e Ron vanno agli allenamenti di Quidditch, vedono Hagrid uscire per dirigersi verso il castello, non capendone il motivo.
A colazione c'è un piccolo scambio di sguardi tra Calì, Harry e Ron, anche la ragazza sembra essere in imbarazzo.
Piton accetta (sotto consiglio di Silente, e un po' di Sefer Jesirah [anche la McGranitt?]) di accettare anche gli studenti con il GUFO non da Eccezionale nel suo corso. Piccola riflessione di Harry sul motivo di tale variazione, sul fatto di come un MAGO in pozioni sia necessario per diventare un Auror e sulle altre materie che ha scelto di seguire e quali no. Cura delle creature Magiche era stata una scelta obbligata per non dare un dispiacere ad Hagrid, ma Harry aveva deciso di continuare a seguire Divinazione solo per via della storia della Profezia, e Ron l'aveva imitato per puro senso di amicizia, senza capire il reale motivo della scelta.
Durante la lezione di Pozioni Piton mette come compito di fare l'Incitamentum Maximum e Harry, che ne aveva già letto la formula sul libro della Stanza delle Necessità, riesce ad ottenere un buon risultato (ingredienti, tra gli altri: Coclearia e Levistico [sono piante]).
A pranzo Calì prende da parte Harry e i due hanno una chiacchierata su ciò che era avvenuto la sera prima: Calì gli dice che non sa che cosa le sia preso, e di lasciare, per il momento, le cose come stanno.
Quello stesso pomeriggio scoprono che Hagrid ha cominciato a fare cura delle creature magiche mostrando creature abbastanza pericolose (la prima lezione è con una Viverna. Durante la spiegazione si cita la Manticora [inserire che Harry ne aveva già sentito parlare al terzo anno durante la ricerca per aiutare la causa di Fierobecco]) per un sistema interdisciplinare con Sefer. A Hagrid l'idea piace, agli altri studenti no. Hagrid si lascia sfuggire che Sefer era un Serpeverde. Gli studenti (principalmente le ragazze) gli fanno domande su come era Sefer a scuola, ma Hagrid sbotta e riprende la lezione.
Sefer Jesirah insegna in classe gli Delayed Spell (o incantesimi ritardati) che permettono di avere scudi o attacchi automatici se precedentemente eseguiti su se stessi.
(Citare Grattastinchi o lasciarlo perdere del tutto? Sarebbe possibile una sua "love story" con Mrs. Purr…)
Harry viene invitato nello studio di Sefer Jesirah, e quando entra lo trova largo il triplo di quanto non fosse stato gli anni precedenti e ripieno di libri. Sefer gli spiega che è li per tenerlo d'occhio e che non ha problemi con le sue "attività", e rivela di essere stato lui a salvarlo da Gazza quella notte, con Hermione (citare la faccenda degli occhi o no?). Sefer gli rivela che anche lui è orfano, e che suo padre è stato ucciso dallo stesso Voldemort, e parla del suo desiderio di vendicarsi. In seguito Harry comincia a pensare alla vendetta, di come non ci avesse mai pensato anche se la sua vita sarebbe stata ben diversa se Voldemort non avesse ucciso i suoi genitori.
Ricordarsi di inserire le uscite a Hogsmeade (sesso in una stanza della testa di porco?) (Harry e gli altri incontrano Tonks, incaricata di sorvegliarli mentre sono in paese [forse sesso forse no]) (durante una delle uscite Harry nota che Draco porta nel castello un oggettino strano.)
Sesso di gruppo nella stanza delle necessità (con pozione che fa spuntare un pene alle ragazze [solo citazione - future applicazioni?]): pairing vari. (Harry fa sesso con luna e la bacia - piccola digressione su come l'anno prima si fosse ritratto da lei sotto il vischio? - piccolo dialogo semi-surreale tra una Luna "in azione" e Ginny sui sentimenti che prova per Harry.) Nell'angolo in fondo a sinistra della nuova stanza delle necessità c'è un pensatoio e l'armadio sul fondo della stanza contiene i ricordi di tutti coloro che hanno usato quell'ambiente dalla fondazione di Hogwarts a oggi. (secoli intercambiabili tramite un segnalino di bronzo da infilare in un buco sul lato sinistro dell'armadio). Harry pensa di chiedere a Calì il ricordo di quando aveva perso la verginità, ma non riesce a farlo durante la serata. Durante la sera Ron e Hermione si appartano in uno dei letti Imperturbati e alla fine del sesso di gruppo Harry li vede camminare lungo il corridoio di pietra mano nella mano, e si sente all'improvviso molto solo.
POST-HALLOWEEN
I partecipanti al torneo sono una quarantina, tra cui Harry, Ron, Ginny, Neville, Hermione (?), Dean Thomas (?), Colin Canon (eliminato da Piton) Luna, Draco, Blaise Zabini, Tiger, Goyle, (questi vengono eliminati quasi subito) Pansy Parkinson, Theodore Nott (sconfigge in due occasioni due studenti del settimo anno, tra cui Cormac McLaggen), Calì e Padma Patil, Ernie Macmillian e Justin Flich-Flechley. Si scopre che al torneo parteciperanno anche Piton e Sefer Jesirah. (dividere scontri iniziali per anno o no?) (ad uno dei turni Neville pareggia con (boh) e viene proclamato vincitore dalla giuria).
Hermione e Calì (su proposta di quest'ultima) decidono di coinvolgere Lavanda nei loro giochi. Una volta nel loro dormitorio, Hermione propone di dormire per una volta tutte nude come Calì, seguono effusioni saffiche seguite dalla prima volta di Lavanda con Futa-Hermione.
Harry, guardando sulla mappa del malandino, vede che Sefer Jesirah e Silente si trovano nell'ufficio di quest'ultimo, e ad un tratto scompaiono. Harry capisce che sono appena entrati nel pensatoio. (è vero o no?)
Ginny lascia Dean (per via del torneo, specificare causa)
(Scena di sesso: Gangbang inversa su Hagrid?)
Si scopre che, alla prima partita di Quiddich contro serpeverde, che Draco non è più il Cercatore della squadra, scoprendo in seguito che è stato cacciato per mancanza di serietà e lavoro di squadra durante gli allenamenti. (primi segnali, oltre all'umore sempre guasto del ragazzo, della sua progressiva "deviazione").
Scena con sfida si scacchi tra Harry e Ron, in cui Ron parla dell'importanza del sacrificio per proteggere il re. (possibile morte di un personaggio - Silente?)
NATALE:
A natale i ragazzi tornano a casa tramite passaporta. Harry fa una piccola riflessione sulle esperienze sessuali che aveva vissuto dalla prima sera con Ginny fino a quel momento. Idee di sesso: Ginny con Fred e George, Luna in visita alla tana con le ragazze e Harry con Fleur (con possibili conseguenze Fleur-Ron e FutaHermione-Fleur). Anche Ginny-polisuccata-in-Fleur e Bill, con la vera Fleur che arriva dopo.
(Appena Luna vede Fleur capisce che è in parte Veela, magari dicendo a voce alta che le Veela hanno un grande appetito sessuale?)
Durante le vacanze di natale possibile visita di Sefer alla tana, dove reincontra il suo vecchio amico Bill. (Sefer chiama la madre di Ron Signora Weasley, cosa che stupisce Harry in quanto ogni mago adulto che si era rivolto a lei la chiamava Molly)
SECONDO TRIMESTRE:
Eliminatorie del torneo in Sala Grande (di domenica?).
(Harry viene convocato al ministero della magia, dove il pesa bacchette all'ingresso fa cominciare ad alzare dubbi sulla natura della bacchetta di Sefer. Ci sono anche rilevatori di Pozione Polisucco e sistemi AntiSmaterializzazione.)
[(Neville chiama le ragazze nella stanza delle necessità, ma quando entrano una strana pianta le afferra, le denuda, le penetra con i suoi tralci e poi le ingoia, dove vengono ulteriormente costrette ad avere rapporti con le escrescenze falliche al suo interno. Luna non trova nulla da ridire. Tentacle Rape Swallowing. Poi vengono espulse e si trovano davanti Neville, che ammette di aver organizzato tutto lui. Le ragazze prima sembrano incavolate, poi gli saltano addosso.)]
Harry una mattina vede che Draco ha ricevuto un altro strano oggetto via gufo.
Harry trova Piton intento a parlare a Narcissa Malfoy via testa-nel-camino: lui le dice che e rischioso parlare così, ma lei gli dice che è preoccupata, che Voldemort è ossessionato dal ragazzo e gli consiglia, in quanto uno dei suoi uomini più fidati, di intervenire per dissuaderlo dai suoi piani.
Harry ottiene il ricordo di Calì, che era stata gangbangata insieme a Padma nel giardino di Hogwarts, dietro alcuni cespugli, protetta dall'incanto Latens, e durante lo spettacolo Harry sente Piton e Karkaroff che parlano di Voldemort, e Karkaroff chiede se Tu-Sai-Chi non stia cercando di utilizzare "quella cosa" (si scopre in seguito che si riferisce al contratto stipulato con il demone).
A Hogwarts arriva una Manticora, Harry si nasconde con l'incanto Latens e Sefer la affronta ma viene ferito. La battaglia si sposta in Sala Grande, dove la Manticora scaglia i suoi aculei e ferisce Ginny. Harry, per proteggerla, si frappone tra il mostro e lei e una strana luce spedisce la Manticora all'altro capo della sala, dove centra il muro e cade a terra, dove viene finita da una gigantesca ascia decorata che le taglia la testa (lanciata da Sefer, trasfigurata da un'armatura [la faccio lamentarsi?]).
VACANZE DI PASQUA:
Draco cerca di violentare Hermione, ma Ron la salva. La McGranitt espelle lui, Tiger e Goyle. In seguito Harry percepisce la rabbia di Voldemort per l'imbecillità di Draco, ma dice che può essere ancora utile per qualcosa.
Harry capisce che percepisce le emozioni e i pensieri di Voldemort quando sono molto simili alle sue.
TERZO TRIMESTRE:
Si scopre che Serpeverde, dopo che Malfoy è andato via, ha sostituito il suo Cercatore con un tipo piuttosto bravo (Nott?) e che il loro vantaggio, nell'ultima partita contro i Tassorosso è cresciuto tanto da superare Grifondoro nella classifica dei punti. Solo la vittoria del torneo può far vincere a Grifondoro la coppa delle case.
Semifinali e finali del torneo nel campo da Quidditch modificato e il pubblico è protetto da una barriera, magie spettacolari. Harry contro Ron (?), Ginny contro Sefer. (la sconfigge, anche in malo modo, e Harry si incavola non poco. Utilizza frasi tratte dalla conversazione che aveva sentito tra Sefer e Silente per farlo innervosire.) La finale è tra Sefer e Harry, il campo da quidditch viene devastato, specie da incantesimi trasfiguranti di Sefer. L'insegnante gli chiede perché combatte e Harry risponde per proteggere chi ama, colpisce Sefer che, anche se ancora in piedi, riconosce le sue motivazioni e si arrende.
Codaliscia (?) si introduce nel castello sottoforma di topo portando il terzo oggetto e lo riunisce agli altri due ancora nascosti nel castello, prima o dopo affronta Harry con la mano d'argento, ma ad un tratto (succede qualcosa?).
Si scopre che i vari oggetti che Draco portava nel castello facevano parte di un piano: singolarmente gli oggetti sono innocui, ma se riuniti hanno il potere di distruggere la barriera di Hogwarts dall'interno, lasciando così libero accesso all'esercito di Voldemort [piccola scena con gli Eliopodi]).
Attacco dei dissennatori, Sefer usa il suo patronus, un Couatl, enorme, ma Harry incontra Draco e combatte contro di lui, ma durante ciò un'esplosione di rabbia lo pervade e lo uccide. La cosa lo fa quasi impazzire.
Harry cerca di evocare tramite il rito di Fiorenzo l'ombra di Sirius per avere un briciolo di consiglio, ma improvvisamente si sente un esplosione e Sirius ricompare. (questa è difficile da fare, ma come idea non è male)]
Si scopre che Voldemort aveva fatto un patto con un demone (nome?) per non morire mai, e che il contratto che permette tale magia è nascosto dietro una parete di Fuoco Eterno. Inoltre il legame che unisce Harry a Voldemort è dovuto al fatto che l'Avada Kedavra usa lo stesso potere magico del mago per uccidere gli altri, e il potere magico sta nel sangue: perciò, con quell'attacco fallito, Voldemort aveva già condiviso, metaforicamente, il suo sangue con quello di Harry, anche prima che tale legame fosse reinsaldato dal rito che aveva resuscitato Voldemort. Questo fa si che il contratto del demone (fatto col sangue) valga per entrambi, e che nessuno dei due può morire. La profezia si riferiva alla condizione psicologica dei due, perché finché uno dei due è vivo nessuno potrà vivere davvero, ovvero avere una vita felice.
Si scopre che Draco non era morto per via dell'incantesimo di Harry, ma a causa di un Avada Kedavra Delayed Spell posto da Voldemort su Draco, appositamente per far credere a Harry di essere un assassino e distruggerlo psicologicamente.
Si scopre che la profezia di Parsifal si riferiva ad un demone vero e proprio, ovvero quello con cui Voldemort aveva fatto un patto di sangue, e che era stato usato dallo stesso Voldemort per seminare panico e morte tra i Goblin (folletti?) della Gringott (specificare il motivo per cui era li). Colui che odia e colui che è odiato non sono Harry e Voldemort (si odiano a vicenda) ma sono Voldemort e Sefer.
Durante la battaglia finale Harry distrugge il contratto usando l'incanto respingi-incentesimi (Respingo Incantatem?) che rimbalza su Voldemort e distrugge il contratto (un medaglione?) che portava addosso. Voldemort sta per ucciderlo ma arriva il demone che lo afferra per un braccio, dice che senza il contratto la magia che lo ha protetto dalla morte quando aveva cercato di uccidere Harry da neonato non vale più, ed è tempo di onorare il suo debito. Il demone dice ad Harry che anche il suo contratto è scaduto ma che era solo l'anima di Voldemort che gli spettava, il fuoco avvolge entrambi, Voldemort urla di dolore e scompare in una nuvola di fumo. (con discorso sull'amicizia? Voldemort ripete le parole di Sefer, che l'amicizia è irrilevante e questo gli dice che si sbaglia?)
Scena finale di sesso tra Harry e Ginny, coronata da un bacio e da una dichiarazione d'amore.
-o-o-o-
[Appunti su Sefer:
Sefer Jesirah nasce il 20 marzo 1970, dal padre Keter Jesirah (origini ebraiche) e madre (boh). Passa la sua infanzia nella dimora di famiglia, situata nelle campagne intorno a Birmingham, segnata solo dalla morte della madre, quando Sefer aveva solo un anno. A cinque anni Voldemort uccide suo padre, un purosangue abbastanza benestante ma dalle idee non-antibabbane. Sefer giura vendetta e comincia fin dalla giovane età a studiare, aiutato ed accudito dall'elfa domestica della famiglia (nome?) e dall'amico di famiglia nonché auror (nome? Quello che era comparso brevemente all'attacco dei Troll. Ha un Lammasu per Patronus). A 11 anni si reca da Olivander e gli commissiona una bacchetta, consegnandogli una piuma di Couatl (il simbolo della famiglia Jesirah, che Sefer associa al padre. Anche il suo Patronus ha questa forma). La bacchetta risulta essere di legno di Frassino, quattordici pollici, piuttosto rigida. A scuola viene assegnato a Serpeverde, per via della sua ambizione - la vendetta - e passa la maggior parte della sua vita scolastica a studiare. Risulta il primo della classe, e la sua metodicità gli attira le simpatie di Piton, che vede in lui la persona che non è mai riuscito ad essere. Il 1° novembre del suo primo anno viene a sapere dell'apparente scomparsa di Voldemort, e si sente come se quel bambino, Harry Potter, gli avesse rubato la vendetta. Ma si convince che la morte del suo nemico sia solo un trucco, e continua a studiare alacremente, senza farsi amicizie, ignorando il quidditch e passando la maggior parte del tempo in biblioteca. Rifiuta il ruolo di prefetto (forse unico caso nella storia di Hogwarts) e stringe una leggera amicizia con Bill Weasley (di pochi mesi più giovane ma un anno dopo di lui), e fa una breve conoscenza di suo fratello Charlie. Sente solo parlare di Percy, al primo anno quando lui era al settimo. Prende una D nel suo G.U.F.O. di Divinazione, perché non si è mai applicato nella materia, ed esce da Hogwarts con nove M.A.G.O. . A 19 anni diventa auror e diventa famoso in poco tempo per il numero di criminali catturati. In questo periodo si auto incanta gli occhi in gran segreto, rendendoli simili all'occhio magico di Moody per quanto riguarda a capacità di vedere attraverso gli oggetti, anche se non con lo stesso campo visivo. Nel maggio dal 1995 (fine quarto anno di Harry) gli viene assegnata una missione segreta in asia centrale, cosa che lo isola dal resto del mondo, isolamento incrementato dal fatto che il ministero, suo unico contatto con il Regno Unito, nega il ritorno di Voldemort e, conseguentemente, non lo informa delle "voci" sul suo ritorno. Una volta tornato in patria, nell'estate 1996, viene a sapere tutto e fa una scenata nell'ufficio Auror, durante la quale incontra Silente, che era venuto a proporgli di assumere il ruolo di insegnante di Difesa, ma lui lo precede e si offre volontario. Questo perché vuole restare a Hogwarts, dove si trova Harry, bersaglio numero uno delle mire di Voldemort. Sefer pensa che se Voldemort ha passato un anno intero nel cercare di comprendere meglio la profezia significa che quel ragazzo è un ossessione per lui, e accetta di insegnare e di proteggere Harry, ma solo per usarlo come esca: vuole attirare Voldemort e sconfiggerlo con le sue stesse mani. In seguito stringerà un rapporto di amicizia con il ragazzo… ma questa è un'altra storia. Anzi, La Storia.]
