PdV di Raffaello. Terza persona.

Per un po' aveva aspettato i soccorsi guardando dalla finestra, così da poter vedere l'avvicinarsi di un eventuale pericolo.

Ma la stanchezza e la debolezza adesso non gli permettono più di stare in piedi. I muscoli non rispondono più ai suoi comandi, le braccia e le gambe sono intorpidite. Prova un forte senso di nausea, la bocca e la gola sono secche, la lingua gonfia: non c'è niente da bere nella stanza, e non vuole avventurarsi nuovamente fuori.

Inoltre, non ne avrebbe la forza.

La disidratazione sta facendo pagare il suo conto. Si accascia a terra, gemendo per il dolore alle costole; qualcuno dei tagli più profondi causati dai guanti di Shredder pulsa dolorosamente; uno particolarmente profondo nel braccio gli fa male solo a sfiorarlo.

"No, Raph, no…"

Nelle orecchie le ultime parole di Michelangelo. L'aveva abbandonato; l'aveva lasciato solo e disperato.

Adesso come una volta, l'aveva lasciato solo…

"Che succede, figlio mio? Cosa ci fai qui da solo? E perché piangi?"

"Papà, Raph… Raph non vuole giocare con me."

Nella semicoscienza del momento tra il sonno e la veglia, ricordi vecchi di dieci anni lo aggrediscono come bestie feroci.

"E' vero, Raffaello? Perché non vuoi giocare con tuo fratello?"

"Ma papà, lui è piccolo! E mi rompe tutte le macchinine"

"Raffaello, lo sai che avete circa la stessa età, anche se Michelangelo sembra più piccolo di te. Ti ho già fatto questo discorso. In ogni caso, non voglio più che tu escludi tuo fratello dai tuoi giochi. Guardalo, non vedi che l'hai fatto piangere? Come ti sentiresti tu se venissi lasciato da parte dai tuoi fratelli? Voi fratelli dovete sempre esserci l'uno per l'altro. Non voglio più che tu ti comporti così, Raffaello. Mi hai sentito, Raffaello?"

"Raffaello? Raph?"

Sobbalza. Era scivolato nel sonno senza accorgersene. Le forze lo hanno alla fine abbandonato. Adesso c'è qualcuno accanto a lui, che lo chiama.

Spalanca gli occhi. "Donnie!"

"Oh, Raph!" suo fratello è inginocchiato accanto a lui. Si sporge in avanti e lo abbraccia. Le costole rotte di Raffaello protestano: "Ah…"

Donatello si stacca veloce, lo guarda perplesso. "Stai bene, Raph? Puoi muoverti?"

"Sì, Donnie. Hai dell'acqua?"

"Dov'è Mikey?"

"E' ancora prigioniero di Shredder - vede Donatello irrigidirsi leggermente – Non ho idea di dove eravamo; io sono… scappato. Ma è stato troppo facile, forse è una trappola. Hai un po' d'acqua, dannazione?"

Donatello prende una bottiglietta dalla sacca marrone che porta in spalla. Fa per porgerla, ma si trattiene a metà strada. "Da quanto non bevi, Raph?"; il fratello solitamente nerd e svampito è entrato in modalità medico.

"Da quando abbiamo lasciato la tana."

"Cosa? Non bevi da tre giorni? Non ti hanno dato da bere?" La voce di Donatello si abbassa fino a diventare un ringhio furioso.

Non ricorda di aver mai visto il fratello così.

Donatello inizia a versarsi un po' d'acqua in mano, e gli bagna le labbra, facendone scivolare in bocca solo un po'. Raffaello fa per afferrare la bottiglia, ma Donatello l'allontana. "Bevine solo un sorso, Raph. Resisti alla tentazione di berla tutta. Solo un piccolo sorso per adesso, mi hai capito, Raph?" la sua voce ha l'autorità di chi non ammette contraddizioni.

Raffaello sa che in questi casi bisogna obbedire ciecamente al fratello minore.

Nel frattempo Donatello tira fuori dalla sacca un dispositivo delle dimensioni di un palmare, e inizia a passarlo sul corpo del fratello, a pochi millimetri dalla sua pelle. La macchinetta produce un suono sottile e continuo.

"Sei conciato male. Anche Mikey…"

"Sì."

Donatello deglutisce. Continua a passare il dispositivo; arrivato alla ferita sul braccio, il suono diventa intermittente.

"Avevi ragione, Raph. Hai addosso un segnalatore."

"Puoi rimuoverlo?"

"Certamente. E dobbiamo fare in fretta – inizia ad armeggiare nella borsa – Non abbiamo visto nessuno, e Casey è fuori di guardia, ma qui non è sicuro."

Vede suo fratello srotolare una striscia di tessuto contenente pinze, bisturi ed altri strumenti chirurgici; emette solo un grugnito strozzato quando lo spruzzo di soluzione disinfettante brucia sulla sua ferita. Donatello sta adesso risucchiando con una siringa il liquido da una fialetta di vetro.

"Raph, nelle tue condizioni ti posso iniettare solo un poco di analgesico locale."

Mentre l'ago buca la pelle verde ad un centimetro dalla ferita, guardandolo negli occhi Donatello aggiunge: "Farà un po' male, fratello."

"Basta che ti muovi. Non voglio stare qui tutto il giorno."

Digrigna i denti, mentre il fratello rovista nella sua carne. All'improvviso, un pensiero.

"Leo? Perché non è qui? Casey mi ha dett… Ah, maledizione Donnie! Casey mi ha detto al telefono che sta bene."

"Sì, adesso sta meglio." Donatello ora ha inserito nella ferita un paio di pinze chirurgiche. "Ma è un po' malconcio. E' caduto dal quarto piano."

Crede di non aver capito bene. Suo fratello è caduto dal quarto piano, ed è solo "un po' malconcio"?

"Cos…ahh!"

Donatello tiene tra le pinze qualcosa di rosso e grumoso della misura di pochi millimetri. "Ti darò qualche punto a casa." La sua voce è stanca, fredda. Lo benda velocemente. "Adesso andiamo."

Mentre Donatello ripone tutto in borsa, lui prova ad alzarsi. Il suo corpo si rifiuta. Viene allora afferrato dal fratello. Dolorosamente appoggiato a lui, si trascina fuori.

"Raph!" Il suo amico umano gli corre incontro. Casey scruta tutt'intorno, il suo viso sottile da adolescente si gira in continuazione da destra a sinistra; "Arriviamo alla macchina, ragazzi" dice con concitazione.

Si sdraia sul sedile posteriore insieme al fratello, che prima di entrare in auto aveva gettato per terra il microchip sporco di sangue. Casey li copre con un telo grigio e sempre guardandosi intorno si siede al volante , si mette la cintura e parte sgommando sul terreno in terra battuta della segheria.

Adesso può finalmente cedere. Stretto al fratello, chiude gli occhi ed entra in un regno nero.