PdV di Donatello. Prima persona.
E' quasi l'alba. Il buio inizia ad essere un po' sbiadito in lontananza. Non che questa sporca e caotica città sia mai veramente buia.
Questa volta sono stato fuori tutta la notte. Forse sarei dovuto tornare prima. Forse il maestro Splinter si è accorto del mio ritardo.
Ma non credo. Mio padre da quando gli ho portato la maschera di Michelangelo non fa che rigirarsela tra le mani. Non si accorge neanche di noi. Non avevo mai visto mio padre in queste condizioni.
Non è più il mio forte maestro. E' un povero vecchio che ha perso un figlio.
Per non parlare di Leo. Lui, il forte leader. Non alza il culo dalla brandina. Sì, gli ho detto che non può ancora fare sforzi, sia per il braccio che ancora non si è completamente saldato, ma soprattutto per il suo guscio. Ma le gambe funzionano, gli ho detto. Alzati in piedi!
Raph almeno si allena. Gli ho vietato, con l'aiuto di Splinter, di salire in superficie ad aiutarmi nelle ricerche, gli ho detto che ancora è troppo presto, meglio se aspetta almeno un'altra settimana. Però anche lui, potrebbe smetterla di piangere nella notte. Lo sentiamo, cosa crede?
Comunque qua su non c'è niente da cercare. Non faccio altro che girare inutilmente la città in lungo e largo. Inizio ad averla a nausea, questa città. Ho riportato qualche contenitore di mutageno, ma per adesso mi interessa altro. Per adesso, la ricerca di mio fratello è il mio unico pensiero, l'unica cosa per cui continuo a respirare. Non ho toccato più neanche una volta il mio computer, dopo aver hackerato la compagnia telefonica per eliminare la telefonata che Raph ha fatto a Casey dalla segheria. Prima i miei fratelli mi dicevano che ci vado anche al cesso, col computer. Adesso mi interessa solo continuare a cercare. Cercare un segno del Piede. In queste notti ho visto solo una paio di volte da lontano qualche bot ninja, ma non sono riuscito a seguirli. Troppo veloci. Le basi del Piede che conoscevo qui a New York sono deserte, compreso il loro quartier generale nella chiesa abbandonata. Sembrano spariti come se fossero stati inghiottiti tutti dall'inferno.
In cambio ho incontrato a volte qualche spacciatore e qualche ladruncolo di strada. Ed è stata una vera sfortuna. Per loro.
Come sta per esserla per i sei criminali con un drago viola tatuato sulle braccia che si trovano nel vicolo qui sotto la scala antincendio dove sono seduto. Dragoni Purpurei. Feccia. Mi sono completamente inutili, loro non conoscono i covi di Shredder. Ma loro sono il male, come lui. Questi stanno rubando qualcosa da un magazzino. Non lo faranno mai più.
Non il minimo rumore quando scendo dal tetto e mi nascondo nell'ombra del vicolo. La mia mano si alza per afferrare il bo dietro la schiena. Posso sentire il mio cuore che batte. Ma non di paura, no. E' quasi… eccitazione?
Uno contro sei. Sono solo Dragoni Purpurei. Ma una volta non avrei rischiato, avrei chiamato i miei fratelli. No, una volta i miei fratelli sarebbero già stati con me. Almeno Mikey, che con me faceva quadra quando Leo ci divideva in due gruppi. Loro squadra A, noi squadra B, diceva Raph per prenderci in giro.
Ma Mikey non c'è. Preso da una persona che ha il male nel cuore. Proprio come queste qui davanti a me…
Il primo colpo li coglie di sorpresa, e butta a terra i tre che avevano delle scatole in mano.
"Avete sbagliato nottata, vermi" sputo contro gli altri tre in piedi che, armi alle mani, mi si avventano contro. Uno mi tira una catena, che io blocco facilmente intorno al mio bo. Uno strattone, e la catena è mia. No, anzi, è in faccia al suo compagno che brandiva il coltello. L'altro ha un bastone inutile che schivo senza problemi mentre faccio un giro su me stesso per fracassargli la mascella col mio legno. Un colpo a quello che aveva la catena, dritto sul suo fianco. Una costola rotta o due? I miei colpi sono volutamente forti. So quando fermarmi prima di rompere. Ma stasera voglio rompere. Questa gente fa parte di una banda senza scrupoli. E' gente malvagia. Come quella che mi ha tolto il mio fratellino.
Dritto alle gambe a uno di quelli che si sta rialzando, sulla spalla all'altro. Il bo tra le mie mani è velocissimo, non lo vedi arrivare che ha già riscosso il suo pegno di dolore. I miei piedi volano sull'asfalto del vicolo. Il terzo che avevo scaraventato giù al primo assalto, mentre si rialza dà un veloce sguardo alle mie spalle. Mi basta. Mentre mi butto a terra si ode un esplosione. Un colpo di pistola da un altro Dragone che era dietro di me. Il settimo, che non avevo visto. La pallottola sibila dove una frazione di secondo prima c'era la mia testa.
Prima di toccare terra ho già lanciato tre shuriken. Una si conficca nella mano che molla la pistola, una nella spalla, una nella caviglia. Cade a terra anche lui.
Quasi mi dispiace che ne sia rimasto in piedi solo uno. L'adrenalina è una calda droga. Il mio respiro ansimante è il fiato del demonio. Sento il rosso piacere della rabbia. Non ho paura, non ho pietà. Ho solo rabbia. E' una sensazione nuova, inebriante. E' una sensazione diversa dalla disperazione e dal dolore che ho provato negli ultimi diciotto giorni.
Niente logica, niente cervello. Niente causa ed effetto, niente successione degli eventi. Rabbia. Deliziosa, consolante rabbia.
Butto a terra il mio bo. Voglio usare le mie mani. Il primo pugno lo prende al volto, il secondo nello stomaco. Si piega in due, un pugno sulla nuca ed è già terra. A questo punto uso i piedi. Uno, due calci. Potrei fermarmi, il mio avversario è ormai inoffensivo. Ho ancora la lucidità clinica per sapere esattamente i danni che infliggo al suo corpo. Ma non mi fermo. Un altro calcio, e un altro. Non riesco a fermarmi. Ansimo, i miei occhi sono fessure d'odio, il cuore mi martella nelle orecchie. Un altro calcio, e un altro. E' un delinquente. E' una persona malvagia. Nella mia mente ottenebrata è Shredder, che ha torturato ed ucciso mio fratello.
"Basta, figlio mio", qualcuno mi tira indietro con forza. Non capisco niente. Mi giro e sferro un pugno.
Una mano forte e rapida lo devia. Ma io sono così veloce, questa sera. L'altro mio pugno arriva a segno.
Colpisce il petto di mio padre.
Mio padre. Ho colpito mio padre.
Cosa ci fa qua? Ho colpito mio padre, il mio maestro.
Resto congelato nell'orrore. La furia scema. I miei sensi tornano a posto. Rientro pian piano in me.
Ho colpito mio padre.
Lui si piega in avanti, mi guarda per un secondo con stupore. Poi si ricompone. Si dirizza e mi guarda negli occhi. Dove mi aspettavo rabbia leggo solo tristezza.
Mi inginocchio a terra, mi prendo la testa tra le mani. L'angoscia scoppia nel mio cuore.
Cosa ho fatto. Cosa stavo facendo.
Non riesco a trattenere un urlo disperato. Inizio a tremare, e i singhiozzi mi rompono il respiro.
Mi accorgo che due braccia mi stanno stringendo. Mio padre si è inginocchiato davanti a me, e mi sta abbracciando. Allora affondo il viso nella sua spalla, e lascio che il dolore si sciolga in disperate lacrime.
