PdV di Michelangelo. Prima persona.

E' bello qui. C'è un giardino con un laghetto, tanti alberi, un ponticello di legno. Nel laghetto, alcuni uccelli si arruffano le penne. Un albero piega i suoi rami fino a terra, qua vicino alla panchina dove sono seduto. Salice, si chiama salice? Come lo so?

E' proprio bello. E queste persone sono così gentili. Mi portano del buon cibo, mi sorridono cordiali. Anche se inizio ad essere un po' annoiato. Triste ed annoiato.

Mi sono risvegliato da una settimana, ormai. Le mie ferite sono quasi rimarginate, mi fanno solo male il petto e la mascella; mi hanno detto che ho qualcosa di rotto, ma sto guarendo…

Gli uccellini davanti a me si alzano in volo quando si avvicina qualcuno. Non è un infermiera, no, questa volta è quella ragazza con quegli strani capelli. Neri davanti, con lunghe ciocche ai lati del viso, e biondi e rasati dietro. Si avvicina a me e si siede sulla panchina.

"Come ti senti?"

Bella domanda. Come mi sento? Bene credo. Ma non ricordo esattamente come dovrei sentirmi. Mi sento un'amarezza ed un senso di inquietudine nel cuore, ma forse è questo che vuol dire stare bene.

"Bene grazie, Karai. Ma inizio ad annoiarmi a non fare niente."

"Ti è tornato in mente qualcosa?"

"No. O meglio sì, ricordo il nome di altre cose. Questo è un salice" dico mentre sfioro con le tre dita della mia mano destra i rami accanto a me. Perché lei, le guardie e le infermiere hanno cinque dita e non tre?

Lei mi sorride. E' molto bella, e gentile. Quando mi sono svegliato mi ha spiegato quello che mi era successo. Mi ha spiegato che sono una tartaruga mutante, che mi hanno trovato su un tetto dove ero stato abbandonato dopo essere stato picchiato quasi a morte da altre tartarughe come me. Mi ha raccontato che lei e suo padre mi hanno accolto nella loro casa, e che mi avrebbero aiutato a recuperare la memoria, che ho perso dopo un forte colpo alla testa.

Suo padre è una persona molto ricca ed importante, ed ha un suo esercito di ninja, che sarebbero guerrieri ben addestrati; è nemico delle tartarughe crudeli che hanno cercato di uccidermi, anch'esse ninja, ma senza onore: il loro maestro ha ucciso la madre di Karai.

Karai mi ha detto inoltre che quando starò meglio suo padre potrebbe accogliermi nel suo esercito, perché a loro non interessa che io sia un mutante, cioè una persona molto diversa dalle altre. Hanno altri due mutanti, qui, e mi ha detto che per loro l'aspetto fisico non è importante. Per loro conta solo il coraggio, la disciplina e l'onore. Questo mi sembra molto giusto.

"Non riesci ancora a ricordare il tuo nome?"

"No."

"Beh, però in qualche modo ti dovrò chiamare, no? Va bene se ti chiamo Yami? Significa…"

"Buio, significa buio."

Mi guarda piegando il viso di lato "Vedo che conosci il giapponese."

"Non lo so… Sì, forse sì."

"Ho pensato che fosse un nome appropriato. Ma se non ti piace…"

"No no, va bene, mi piace. Grazie, Karai."

Lei si alza dalla panchina, e mi porge la mano. "Te la senti di iniziare un po' di allenamento?"

Mi alzo in piedi così velocemente che mi fa male il mio torace fasciato "Sì, sì! Non vedo l'ora!"

"Se sarai in grado tra non molto potremmo andare a cercare chi ti ha fatto questo – il suo dito bianco ha sfiorato una cicatrice sul mio viso, poi le bende sul mio piastrone - e punirli per averti trattato così."

Non so se voglio punire le altre tartarughe che mi hanno quasi ucciso. Non sento altro in me che una profonda tristezza. Ed un grande senso di mancanza. Ma forse è questo ciò che si chiama odio.