PdV di Raffaello. Prima Persona.

Mi sveglio tutto sudato, il cuore mi martella nel petto, le lenzuola sono aggrovigliate nelle mie gambe.

Un incubo. Un altro incubo.

Mi metto a sedere sul letto, stringendo le ginocchia al petto, e cercando di calmare il mio respiro affannato. Inspirare, espirare. Dentro fuori, dentro fuori.

Calmati Raph è solo un altro incubo.

Guardo la sveglia sul mio comodino. Non ho dormito neppure due ore da quando mi sono buttato sul letto dopo aver pattugliato con Donnie e Leo.

Tutte le notti così. Non posso chiudere gli occhi senza che qualche immagine terribile si presenti alla mia mente. Immagini confuse, buie. Catene. Mikey. Sangue.

Non cerco neanche di tornare a dormire. Mi alzo, infilo i miei sai nella cintura. Non che mi aspetti di trovare qualche nemico da qui al bagno, ma non si sa mai.

La luce del bagno sfarfalla un attimo prima di accendersi. Inutile sperare che Donatello la cambi.

Non ha importanza, per adesso.

Giro il rubinetto dell'acqua fredda, mi lavo il viso. Appoggiato al lavandino, guardo la tartaruga mutante che mi fissa dallo specchio. L'aria è tirata, la pelle un verde pallido, spento. Senza maschera, sono visibili le occhiaie scure, l'espressione stanca.

Mi passo un dito sulla piccola cicatrice sopra la mia bocca. Un flash, e vedo il volto di Mikey tumefatto dai pugni.

Trentatré giorni. Non vedo mio fratello da trentatré giorni. Lui manca da casa da trentasei.

Apro l'armadietto sopra il lavandino. Solo un barattolo bianco con qualche aspirina. Forse nel laboratorio di Donnie troverò qualcosa per aiutarmi a dormire.

Dischiudo in silenzio la porta del laboratorio. Una debole luminescenza fredda proviene dalla scrivania. E' la luce dello schermo del portatile di mio fratello. E sulla scrivania, davanti al computer, trovo Donnie che dorme con la testa appoggiata sulle braccia, la maschera allentata messa intorno al collo, il respiro leggero, la bocca socchiusa a svelare il divario tra i denti.

Sorrido. Donnie che dorme davanti al computer. Quante volte avrò visto questa scena? Come se fosse una notte normale, come se tutto fosse come prima.

Decido di svegliarlo per accompagnarlo a letto. Se dorme tutta la notte così, domani sarà tutto indolenzito. Mi avvicino e gli metto delicatamente una mano sulla spalla, mentre lo chiamo piano. Voglio svegliarlo dolcemente, ma lui fa un salto come se fosse toccato da un ferro rovente.

"Eh, scusa Donnie… Non ti volevo spaventare."

"R… Raph? Eh…"

"Non puoi dormire così. Vai a letto."

"Uh… Sì, hai ragione." Si alza, si stropiccia gli occhi nocciola. "Perché sei in piedi, Raph?"

"Beh… io…"

"Incubi?"

"Sì."

Mio fratello sa che non riesco a dormire bene. Mi ha detto l'altro giorno che mi sente piangere e lamentarmi la notte. Me ne vergogno moltissimo. Credo che mi sentano anche Leo e Sensei.

"Hai qualcosa che mi possa aiutare a dormire?" a questo punto metto completamente da parte il mio orgoglio. Il Raffaello di trentasei giorni fa non avrebbe mai mostrato questa debolezza. Ma quel Raffaello forse è morto per sempre.

"Uh, sì." Si avvicina ad un armadietto, prende un barattolo e mi porge due compresse. Ma sono scure, irregolari, quasi palline schiacciate… Deve aver notato il mio sguardo perplesso perché aggiunge "Benzodiazepine. L'ho sintetizzato io." Ti pareva. Se mio fratello fosse umano avrebbe già un paio di Nobel.

Usciamo insieme dal laboratorio, saliamo nelle camere. Quando entro in camera mia non mi aspetto che entri anche lui. Mi siedo sul letto, poso le compresse sul comodino, accanto alla bottiglietta d'acqua. Lui si siede nello sgabello della mia batteria. E' raro che i miei fratelli siano in camera mia. Sono un po' geloso dei miei spazi. O meglio lo ero.

"Va meglio, Raph?"

Sta parlando dell'incubo, delle costole rotte, o di… di tutto il resto?

"Sì, grazie. Va meglio." Anche se l'unica cosa che va meglio sono le costole. Ormai ho solo un leggero fastidio durante l'allenamento.

Sento quanto è raro questo prezioso momento di dialogo tra noi due. Sento che adesso posso pure chiedergli: "E tu, stai meglio?"

Lo vedo irrigidirsi sullo sgabello, mi impappino a disagio: "Beh no sai perché tu… Insomma sembra che adesso è… Meglio, ma quando… in superficie…"

Prendo fiato, ormai la frittata è fatta. "Cosa è successo quella sera in superficie con Splinter, Donnie?"

Lui mi guarda un attimo, quasi stupito della domanda. Ci riflette un po' su, si passa una mano sulla bocca. Poi parla.

"Ho colpito Sensei."

"TU COSA?"

Spero di non aver svegliato nessuno. La mia bocca si è spalancata. Ho capito bene? Donatello ha colpito Splinter? Donnie ha colpito nostro padre? Donnie il nerd, il pacifico, quello che non farebbe del male ad una mosca e che è il più debole nella pratica, ha colpito il nostro maestro? Il pensiero è inconcepibile.

Anche se ormai, niente è più com'era prima

Lui risponde tranquillo, ma triste. Ha lo sguardo di chi è andato e tornato dall'inferno ed ha dimenticato lì le sue cose ma ormai non gliene frega più niente. Lo sguardo di un angelo che soffre per le schifezze che vede sulla terra.

"Ho avuto un problema di… di rabbia."

Annuisco. Conosco bene l'argomento.

Anche se accostare i concetti di Donatello e rabbia mi suona alquanto strano.

"Adesso va meglio – prosegue roteando avanti e indietro sullo sgabello – parlare con Splinter mi ha aiutato, un po'… Ma per qualche tempo… diciamo che non sono stato in me."

Poi abbassa lo sguardo colpevole, mentre le sue nocche imbiancano da quanto stringe le mani "Non mi ero neanche accorto dei problemi di Leo."

Leo? Che problemi ha Leo?

"Ero arrabbiato con lui per il suo comportamento… menefreghista. Stava tutto il tempo lì sdraiato, non ci degnava di uno sguardo, di una parola." I pugni si aprono, si guarda le mani e poi guarda me. "Non avevo capito, anzi non avevo saputo vedere, eppure i segni c'erano tutti… Quanto gli è successo, la caduta dall'alto, dopo quello che ha passato da bambino per la sua fobia delle altezze, sommata alla sua ossessione di proteggerci sempre… - sospira - Leonardo ha la PTSD, il Disturbo Post-Traumatico da Stress."

Altra botta. Ci mancava solo questo. Senzapaura ha la sindrome del soldato.

Donnie continua: "Dovrò… dovremo risolvere anche questo, dopo…"

Dopo. Nella stanza cade il silenzio.

Stiamo così per un minuto o due, ognuno perso nei pensieri di quel sottinteso, ognuno a fare a pugni con i suoi demoni.

"Donnie, pensi che sia ancora vivo?"

Anche nella luce fioca della mia stanza posso vedere i suoi occhi farsi un po' lucidi.

"Non lo so, Raph, non lo so. Ultimamente non voglio pensarci. Fa troppo male. Non so neanche se a questo punto voglio che sia ancora vivo…"

Le parole possono fare male, lo sapevo, ma queste mi hanno dilaniato. Capisco quello che intende Donnie. Rivedo il mio fratellino picchiato a sangue.

Adesso vorrei che Donnie si fermasse, ma lui continua a parlare, ed io non lo interrompo: se a lui fa bene parlarne, posso sopportare. "Da una parte penso che nessuno può resistere tanto a… alla tortura, quindi se non hanno ancora trovato questo covo, vuol dire che è morto, magari a causa del siero che mi dicevi; dall'altra credo che se fosse morto, quel bastardo sadico ci avrebbe fatto trovare il cadavere… quindi davvero non so cosa pensare."Si alza dallo sgabello. "Ma per quanto mi riguarda non smetterò un attimo di cercare, per riportare nostro fratello a casa oppure…"

"Oppure per vendicarlo." Dice Leo facendo un passo avanti dall'oscurità fuori dalla camera.

Io e Donnie sobbalziamo leggermente. "Leo, da quanto…" chiedo.

"Abbastanza."

Leo ci guarda, ha l'espressione dura del leader di un tempo. Gli occhi sono di ghiaccio. Per un attimo, è tornato il nostro Leonardo, risoluto, deciso. Senzapaura.

"Troveremo Mikey e lo porteremo a casa – dice – oppure faremo rimpiangere a Shredder di essere nato."