PdV di Donatello. Prima Persona.

"Mikey, non so perche ti comporti così, ma ti prego di fermarti; siamo i tuoi fratelli, non ci riconosci?" avevo implorato, ma sapevo che non sarei stato ascoltato. Mikey non ci riconosceva. Mikey non aveva idea di chi fossimo. Glielo leggevo negli occhi. Per noi lui era il nostro fratellino, per lui noi eravamo dei perfetti sconosciuti. Dei nemici.

Non avevo idea di cosa avessero fatto a mio fratello. Nella mia testa vorticavano ipotesi scientifiche più o meno attendibili. Lavaggio del cervello. Droghe. Immagini di molecole alcaloidi…

Sono arrivato a pensare che non fosse veramente lui, che fosse solamente un clone o qualcosa del genere. Ma nel profondo del cuore, sapevo che era Michelangelo. Lo vedevo nei suoi gesti, nel suo modo di respirare, in ogni lentiggine del suo corpo, in ogni filamento delle sue pupille.

Era Mikey, ma non era lui. Il mio unico fratello minore non avrebbe risposto con quella voce, con quel rancore. "Ho detto che IL MIO NOME E' YAMI!"

Quando ha iniziato a vorticare la lama del suo kusarigama sapevo con esattezza due cose.

Prima: il momento preciso in cui avrebbe tirato e la direzione del suo colpo. Anni davanti a lui sul tatami del dojo non potevano lasciarmi alcun dubbio in proposito.

Seconda: ero troppo vicino per schivare il colpo.

Così, quando ho fatto per spostarmi a sinistra, non mi sono per nulla stupido della lama che affondava nella mia carne.

Ero già stato leggermente ferito, in battaglia. La vita che facevamo non ci permetteva di riportare sempre a casa la pelle perfettamente intatta. Ma questa volta era diversa. Ho immediatamente capito la gravità del danno.

Uno spruzzo di sangue ha seguito la lama durante la sua traiettoria dopo che essa ha lasciato il mio collo.

Mikey, il mio fratellino, mi aveva tagliato la gola.

Mikey mi aveva probabilmente ucciso.

Il brutto di avere una mente come la mia, è che hai sempre una sete insaziabile di conoscenza. Che ti porta a leggere di tutto, a studiare di tutto. Ingegneria, meccanica, fisica. Medicina. Anatomia umana e animale.

Ho messo istintivamente una mano sul collo, il sangue fluiva copiosamente.

Sono morto. Mi ha reciso la giugulare. Sono morto.

A sedici anni, ucciso da mio fratello.

Le espressioni sui volti di Raph e Leo erano di terrore assoluto.

Forse anche loro hanno capito la gravità. Non mi guardate così fratelli, vi prego.

Quindi ho fissato gli occhi di Mikey. E per un secondo, per una frazione di secondo, ho rivisto il mio Mikey. Era… inorridito? Pentito? Confuso? Forse solo spaventato dal sangue. Lui è emofobico.

Il sangue mi scorreva sul piastrone. Mi sono piegato sulle ginocchia. Come in un sogno, ho sentito qualcuno gridare il mio nome. Leo? Raph?

Altri rumori, in lontananza. Una musica? No. Sirene. Sirene della polizia. NYPD.

Ho percepito confusamente del movimento. Mikey è indietreggiato lentamente. Raph e Leo erano ora al mio fianco. Quando erano arrivati?

Facevo confusione, non riuscivo a restare lucido. Per un attimo mi è sembrato di vedere April sul tetto di fronte. Probabilmente un'allucinazione.

Karai ha gridato qualcosa. Movimenti di ninja neri. Si stavano ritirando? Mikey ha seguitato a guardarmi per un po', fermo sulla terrazza, poi si è voltato a seguire Karai.

Le mia mano ha continuato a premere sulla ferita. Sangue, tanto sangue.

Forse non è la giugulare. Forse è solo una tributaria anteriore, forse è la sovrascapolare. Ti prego, non può essere la giugulare. Non voglio avere solo pochi minuti di vita.

Non voglio morire.

Non quando ho ancora tante cose da fare. Devo riportare Mikey a casa. Devo trovare il retromutageno. Devo dire ad April quello che provo per lei.

Non voglio morire.

Non così, ucciso da Mikey. Non davanti a Leo e Raph, che invocavano il mio nome.

Adesso eravamo nelle fogne. Eravamo già scesi dal tetto? Non me n'ero accorto…

"Coraggio Donnie, ce la farai. Mi senti Donnie? Donnie resisti. Donnie!" la voce di Leo tremava. Piangeva? Dov'era la sua maschera? Ah sì, legata intorno al mio collo.

Non stavo camminando, no, ero trasportato. Ero in braccio a Raph, che correva come il vento. Mi parlava anche lui, ma non capivo bene. Qualcosa a che fare col fatto che mi avrebbe ucciso se fossi morto…

Non riuscivo a restare sveglio. Ero in shock ipovolemico.

Stavo morendo.

Non piangete fratelli, vi voglio bene.

Leo ti voglio bene. Raph, ti voglio bene. Padre, ti voglio bene.

Mikey, ti voglio bene.