PdV di Donatello. Prima Persona.

Un angelo.

Accanto a me c'è un angelo. Ha gli occhi come il cielo, i capelli sono il sole al tramonto.

Allora esistono veramente gli angeli? Allora aveva ragione Raph? O era Leo? No no Leo è scintoista…

Ma io non credo agli angeli. Non credo nell'aldilà. Sono un razionalista, io. Quindi, quest'angelo? E questa luce?

Sono immerso nella luce. Ho aperto solo un poco gli occhi, non posso fare di più, c'è troppa luce e le mie palpebre sono troppo pesanti…

Io sono troppo pesante. Io? Ci sono? Esisto?

Tutto è morbido, è ovattato…

L'angelo mi guarda, sorride, poi piange, muove la bocca: sta parlando ma io non sento alcun suono.

Come sei bella, April. Sei la ragazza più bella che abbia mai visto. Certo, sei anche l'unica ragazza che abbia mai visto, come mi dice Raph…

Sei l'alfa e l'omega, sei la perfezione assoluta, sei la sezione aurea. Sei la dolcezza e la forza, la giovinezza e la saggezza, la purezza e la passione.

Starei per tutta la vita qui a guardarti, April. Vorrei non ascoltare altro che il suono della tua voce, non toccare altro che i tuoi capelli di seta. Vorrei contare le tue lentiggini ad una ad una, e poi ricontarle di nuovo, per sempre. Vorrei tracciare con le mie dita le linee della tua mano.

Ma purtroppo non posso. Non riesco a stare più qui con te, scusami April, devo andare, sono troppo stanco, ho troppo sonno…

Cos'è questo suono? Viene da dentro la mia testa o dal di fuori?

Non c'è più April accanto a me. No, adesso c'è una figura più scura, più grande, più forte. Una figura che mi fa sentire al sicuro. Mi tiene la mano.

Otōsan. Papà.

Sono un bambino, papà, ho bisogno del tuo aiuto. Prendimi in braccio e difendimi. Mi fa male la gola. E' successo qualcosa di orribile. Non ricordo cosa, ma so che è qualcosa di profondamente sbagliato.

Ma lui è girato verso l'altra parte, non mi guarda. Le sue orecchie si muovono, per sentire il suono. Il suono è un urlo. Sono una serie di urla, isteriche. Conosco la voce, ma non riesco ad associarla ad un nome.

Tutto è confuso. Sono stanco, ho sonno…

La luce, di nuovo. Mi sveglio pian piano. Resto a lungo sospeso in quel momento assurdo che si trova tra il sogno e la veglia. Mi sembra di aver dormito un anno, ma sono ancora molto stanco.

Ho la gola secca all'interno, dolorante all'esterno. Apro gli occhi, sono anch'essi secchi, cisposi. Mi sento qualcosa sul petto, un piccolo peso. Qualcuno ha il suo braccio sul mio piastrone, la sua testa sulla mia spalla. Senso il suo respiro caldo nel mio collo. Sta dormendo su di me. Giro un poco la testa, con fatica.

"R…Raph…"

La mia voce è appena un sussurro. Ma basta a svegliarlo di botto. Spalanca gli occhi, mi regala un sorriso. Ma non uno dei suoi soliti sorrisi ironici, è un sorriso vero, di gioia.

"Donnie! Donnie, sei sveglio!"

Mi abbraccia forte, troppo forte. Poi mi guarda serio. "Mi hai spaventato a morte, secchione. Non farlo mai più, hai capito?"

Sorrido. Ti voglio bene anch'io, testa calda.

Devo sapere. Subito. "M…i..key?"

"L'abbiamo trovato, Donnie. L'abbiamo portato a casa."

Chiudo gli occhi. Non ricordo nella mia vita una notizia più bella di questa. Mikey è qui, è a casa. Il mio fratellino combina guai è tornato. E' finito, l'incubo è finito. Una lacrima mi scivola lungo la guancia, fino al cuscino. Spero che Raph non ci faccia caso.

Riapro gli occhi. Se Mikey è a casa, perché Raph ha quella faccia triste? Che cosa è successo? Dove sono gli altri? La preoccupazione dilaga nel mio cervello. Deve essere leggibile anche sul mio volto, perché Raph aggiunge "Stanno tutti bene. Sensei era qui fino a qualche ora fa, adesso è andato a riposare; Leo… Leo sta facendo la guardia a Mikey."

La guardia a Mikey. Certo, Mikey mi ha ferito, mi ha quasi ucciso. Qualcosa non va.

Mi sforzo di alzarmi un po', ma ancora i miei muscoli non rispondono ai miei comandi.

"Io c…come…sto?"

"Eri messo male. Non avevamo abbastanza sangue… ma c'è l'hai fatta, no? Sensei ti ha ricucito la gola. Avrai una bella cicatrice da macho". Ecco, questo è l'adorabile strafottente di mio fratello.

Se ricordo bene avevamo solo due sacche di sangue a testa. E' un evento probabilistico raro che io sia qui. Ecco spiegata la mia debolezza. Speriamo che i miei organi non se la siano presa troppo a male. Ci vorrà un po' per recuperare, ma adesso che sono sveglio mi farò aiutare a preparare il necessario per riprendermi.

Ma c'è qualcosa più urgente, adesso.

"P…portami da Mikey."

"Cosa? Ma sei pazzo? Non riesci nemmeno a stare seduto!"

"Portami tu."

Mi squadra come se avessi due teste. Alla fine sbuffa.

"E va bene, dannazione. Sensei mi ucciderà."

Raph è il più forte tra di noi. Io sono il più alto, ma il più leggero. Mi prende in braccio come una sposa.

"Uhm, come se non mi fosse bastato trasportare il tuo guscio per tutta la fogna due giorni fa. Ma che non diventi un'abitudine, nerd."

Quasi quasi non ci credo che Raph si stia comportando così gentilmente. Deve essere ancora scombussolato dalla paura che ha avuto che io morissi, eh. So che la pacchia finirà presto, e tornerà lo stesso scorbutico di prima.

Davanti alla porta della stanza di Mikey, insisto che mi metta giù. Faccio qualche passo aggrappato a lui, non ce la farei a reggermi da solo.

Nella stanza, il solito casino. Un'accozzaglia di fumetti, action figures, scatoli di pizza. Tra le cianfrusaglie c'è perfino uno slip, non mi sono mai spiegato il perché, visto che non li usiamo…

Per terra, a gambe incrociate, Leo legge l'Hagakure. O meglio, lo rilegge per l'ennesima volta, dato che ormai potrebbe riscriverlo lui un codice sul Bushidō.

Sdraiato sul letto, con gli occhi chiusi, c'è il mio fratellino.

L'immensa gioia che sento mi provoca quasi un infarto. Eccolo, è lì. Non è un sogno, è tutto vero. Mikey è a casa. Tutto è tornato alla normalità.

O quasi.

Mikey è incatenato al letto.