Joffrey Chaucyr amava definirsi un poeta, ma purtroppo la poesia non porta alla ricchezza (semmai, se sei fortunato, alla fama); così aveva dovuto trovarsi un 'lavoro vero' (come diceva suo padre) ed era finito a fare il vice-cancelliere per il Tribunale del mare. Da quando era scoppiata la rivolta e la Fortezza rossa s'era arresa, non si faceva che parlare di politica. Per ora la situazione ad Approdo del re era sotto il controllo del Tribuno del popolo, ma le forze dei Baratheon e di Robb Stark in mattinata sarebbero arrivate e le previsioni piú verosimili erano che i tre si sarebbero scannati per la corona, con l'ovvio corollario di un assedio e di un saccheggio. Il Tribuno del popolo aveva concepito un audace piano per dirimere la controversia sul trono di spade senza che i due Baratheon si scannassero a vicenda: si sarebbe riunito un Gran Consiglio, con tutti i lords di Westeros, per acclamare il loro nuovo re. La parte piú difficile del piano sarebbe stata quella di convincere Stannis a parteciparvi, ma il Tribuno del popolo sperava che il poco sèguito di cui disponeva l'avrebbe ridotto a piú miti consigli. In realtà anche Renly poteva sperare di prendere il trono di spade colla forza, visti i suoi 100.000 uomini, ma questo avrebbe spinto Winterfell e Dragonstone a collaborare; l'idea era di creare uno stallo in cui qualsiasi pretendente si fosse schierato contro una soluzione di compromesso, avrebbe dovuto vedersela con tutti gli altri. Il problema era che un equilibrio di questo tipo, per sua intrinseca natura, è delicato ed instabile.

Quel giorno si sarebbe provata la tenuta dell'equilibrio. Joffrey ed i suoi colleghi avevano stabilito di indossare i loro vestiti migliori, ritrovarsi la mattina presto sotto il portico all'Arengo e quindi uscire dalla città per andare ad incontrare i finora pacifici invasori. Innanzitutto c'era il Tribuno del popolo, con un camauro rosso nel quale erano cucite perle e pietre preziose, bavero di pizzo, toga di seta arancione trapunta di rombi neri, fronde d'albero ed api ricamate d'oro; montava il suo palafreno bianco con una gualdrappa che lo copriva quasi interamente e che riprendeva i colori ed i disegni della toga*; lo seguivano, a cavallo di muli, l'Arciprevosto, capo dei pompieri cittadini, con un vestito molto simile al Tribuno del popolo, ma meno ornato; gli veniva dietro il Massario, amministratore delle finanze cittadine, con toga, manto e cappello di broccato verdi, risvolti d'ermellino ed un piccolo diadema di fili d'oro cucito al cappello floscio; quindi c'erano i Priori del Grano, coi loro manti di broccato arancione trapunti di spighe dorate tenuti da spille a forma di mezzaluna tempestate da piccoli brillanti; dunque venivano i Consoli delle Arti con toghe scarlatte ed alti cappelli neri con fiocchi dorati, gli alti ufficiali del porto con copricapi piumati e manti purpurei intessuti d'argento; seguivano, a piedi, i loro sottoposti con una piuma sola, del colore della loro competenza, i magistrati delle acque, incaricati della manutenzione dei pozzi, con cappe d'ermellino e spille a forma d'ape, gli edili, cioè i soprintendenti ai cantieri pubblici, con cappe di vaio e spille a forma di lontra, poi metà dei giurisperiti, dei magistri, dei piromanti, dei prestatori di moneta e dei septon della città ed infine c'era lui, Joffrey Chaucyr, cogli altri cancellieri, tutti vestiti di toghe azzurre bordate d'argento, baveri di pizzo bordato d'oro e berretto floscio color pagonazzo. C'erano anche Varys e Tyrion e Lancel Lannister, presi prigionieri durante la rivolta, guardati a vista da Cappe dorate in alta uniforme ed armate fino ai denti. La loro presenza avrebbe dimostrato che le autorità cittadine disponevano anch'esse di ostaggi d'alto livello.

Mentre percorrevano le stradine della capitale, Chaucyr e gli altri del lunghissimo corteo si sentivano come un condannato che sale al patibolo; anche i tre prigionieri di spicco che li seguivano erano del medesimo umore. Non si sapeva che cosa sarebbe uscito dall'incontro e molti di loro dovevano avere nascosto un pugnale sotto le ricche vesti, nel caso la situazione precipitasse. Quelli che avevano maniche larghe avevano appeso agl'avambraccî degli elmi e coloro il cui abito contemplava drappi particolarmente elaborati ci avevano infrattato perfino un piccolo scudo da duello. Joffrey era pronto a scommettere che il giorno prima molti magistrati dovevano avere fatto il filo per la prima volta alle spade cerimoniali che portavano con sé… come lui aveva fatto per la sua.

Gli uomini dei tre re si disposero davanti alle mura in assetto da combattimento, come per una rivista militare, occupando colla loro massa tutto il campo dei tornei, mentre i magistrati uscivano dalla Porta del Re, prima il Tribuno del popolo e poi tutti gli altri secondo il loro rango. I due Lannister e Varys vennero fatti salire sugli spalti della Porta e lì rimasero, bene in vista ma al sicuro.

Accompagnati ciascuno da altri tre cavalieri, i tre re cavalcarono fino ad una distanza di dieci passi dal Tribuno del popolo, che fece la riverenza in direzione di ciascuno di loro. Robb era nelle sue vesti da battaglia, come per sottolineare le sue qualità marziali, mentre gli altri due avevano evidentemente tirato fuori il meglio dei rispettivi guardaroba: ambedue avevano manti gialli lucenti trapunti di cervi, così lunghi che coprivano quasi tutta la parte posteriore del cavallo; tuniche, il cui colore era difficile distinguere in mezzo agl'esuberanti ricami d'oro, argento, zibellino e pietre preziose; pantaloni rigonfi, di tessuto simile a quello dei manti ma piú opaco; speroni d'oro a forma di corna cervine; spade dalle else e dalle guaine fantasiosamente lavorate, sempre a motivi che ricordavano i cervi. Solo negli stivali differivano: Renly li aveva lucidissimi (doveva esserseli fatti spazzolare quando già era montato sul suo destriero) mentre quelli di Stannis erano sporchi di fango. Nessuno dei tre portava la corona, anzi erano a capo scoperto, probabilmente per farsi riconoscere meglio dai propri partigiani. Joffrey, fra caldo e paura, era così bagnato di sudore che sembrava fosse rimasto a prendersi la pioggia. Adesso svengo, pensò. Era troppo lontano per capire bene cosa si dicessero i quattro ma la cosa non durò molto. Evidentemente un'intesa di massima era già stata raggiunta il giorno prima, quando i corvi avevano volato praticamente senza interruzioni dall'Arengo al campo dei vincitori. Senz'altro dire, il Tribuno del popolo fece cenno di rientrare e non parlò con nessuno finché non furono ritornati all'Arengo, dove si era radunata una folla immensa, quasi tutta la città. Varys seguì il corteo mentre i due Lannister rimasero sulle mura. Dall'espressione rilassata del viso del capo magistrato, comunque, a Joffrey sembrò che un accordo fosse stato raggiunto. Arrivati all'Arengo, i funzionarî minori, fra cui Joffrey, rimasero sotto il colonnato, mentre il Tribuno del popolo ed i suoi collaboratori piú stretti entrarono per poi affacciarsi al balcone. Dalle finestre del primo piano spuntarono gradualmente fuori a guardar la folla e seguir il discorso i funzionarî di rango intermedio.

"Popolo di Approdo del re,

Sarìa troppo, dato il momento, accennare lunga e prolissa concione."

Allora ci metterà tre quarti d'ora, pensò Chaucyr. Il Tribuno era noto per il suo stile ampolloso ed i discorsi prolissi che la gente si ascoltava per metà e poi si stufava e se ne andava.

"Lo stato delle cose ben lo conoscete e non v'è necessità d'insistervi artatamente; sappiate che le eccellentissime maestà pretendenti all'inclita Corona hanno testè accettato l'atto di sottomissione nostra ed anche le proposte nostre; orbene, i Signori di tutto il continente saran convocati a riunirsi allo scopo designare un nuovo monarca pei Sette regni; nel frattempo, essi s'accamperanno fuor delle nostre solide mura e permetteranno a nostro rifocillamento l'accesso di rifornimenti alimentari provenienti dall'Altipiano; un nuovo Consiglio Ristretto verrà nomato, dalle maestà loro congiunte. L'amministrazione cittadina rimarrà nelle mani degli attuali onorevoli magistrati eletti e ciascun potrà sbrigare i proprî affari usufruendo della dolce tregua della pace. Vista tal mostra generosità e umanità e cortesia dagl'incliti candidati all'augusto serto, ci compiaciamo di proclamare una giornata di festa cittadina."

La folla lanciò – o sarebbe meglio dire emise- un grido di esultanza e di sollievo. Anziché decidere le loro contese cola guerra, i potenti lords si sarebbero seduti a discutere. Approdo del re aveva evitato un nuovo saccheggio.

*=per la descrizione del vestito del Tribuno mi sono ispirato al dipinto di Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini, nel Palazzo pubblico di Siena.