Quando Ser Kevan Lannister entrò nei Giardini d'acqua gli parve di entrare coi suoi piedi in un sogno. Nessun palazzo del Continente occidentale era in grado di competere con quel posto. Non certo quanto a magnificenza o dimensioni, bensì per bellezza ed incanto. Si passava da un cortile ad un altro, in un'infinità di stanze e giardini, di colonnati e fontanelle e tappeti e fiori; le fontane di marmo, nelle quali erano stati incastonati festoni di pasta di vetro, alimentavano canali che si spingevano fin dentro le sale, attraversavano i pavimenti di piastrelle o granito, portando frescura e dolci gorgoglii attraverso il palazzo; le stanze piú piccole erano ricoperte da mosaici mentre le piú grandi avevano delle stupende volte costituite da vere e proprie stalattiti di nicchie dorate; onnipresenti erano elaborate iscrizioni che magnificavano la bellezza delle stanze e bassi tavolini sui quali erano poggiati elaborati vassoi pieni di frutta profumata. I marmi traforati, gli stucchi intagliati, i vetri colorati, le sottili colonne tortili, i legni pregiati, le lussureggianti piante –da frutta e decorative- e soprattutto le canaline davano l'impressione di perdersi in padiglioni sotto cui scorreva l'acqua, creando un incanto reale. Quando questa guerra sarà finita, pensò il fratello minore di Tywin, manderò qui Tyrion e farò progettare dei padiglioni simili per me. Sempre che sia ancora vivo.

Alla fine Ser Kevan venne asperso di acqua di rose dal servo che l'accompagnava e quindi introdotto in un cortile decisamente sobrio e di lì ad una grande sala che definire meravigliosa era poco. Il pavimento era di marmo lucidissimo; nel mezzo vi era una colonna, che sorreggeva un gran numero di mensole curvilinee che formavano un elaborato capitello grande quanto la colonna, di larghezza crescente verso l'alto, di forma bombata, che a sua volta sorreggeva una pedana, collegata da quattro ponticelli ad un ballatoio che correva lungo tutto il primo piano interno della sala e sorretto anch'esso da mensole curvilinee; le balaustre dei ponticelli e del ballatoio erano di marmo finemente lavorato; la sala era coperta da una calotta costituita da delle nervature marmoree interconnesse da delle fitte decorazioni in stucco bianco inframmezzate da vetri colorati; avendo visto la sala dall'esterno, dal cortile attraverso il quale era passato, ser Kevan giudicò che la calotta traforata era coperta da un tetto di legno con ampi finestroni. Sulla pedana al centro della sala era appena visibile madonna Arianne che leggeva inginocchiata, vestita di un leggero abito di mussolina color crema. Loro due erano le uniche persone nella sala perché il servo, dopo averlo accompagnato fin lì, se ne andò silenziosamente con un inchino.

Arianne Martell era assorta nella sua lettura e passarono parecchi minuti prima che si accorgesse del suo ospite, che era rimasto a lungo rapito dalla visione della sala, dal suo candore e dalla sua architettura ingegnosa e fantastica al contempo.

"Ser Kevan Lannister, qual buon vento. Cosa si trama a Castel granito?" Lo zio di Tyrion fu come risvegliato da Arianne. Chissà se studia questa presentazione apposta per incantare i suoi visitatori, pensò ser Kevan.

"Mi… mi manda, giustappunto, mio fratello, per parlarvi di importanti e gravi faccende di Stato."

"Ahimè, mio signore, questo palazzo è come una rosa: bellissimo ma punge. Temo che si aggirino in questi labirinti spioni di un po' tutte le case del Continente occidentale; in piú penso siate stanco per il viaggio. Andiamo in un posto dove sarete rifocillato e dove nessuno potrà ascoltare i nostri discorsi."

Dopo alcune frasi di convenienza, l'erede del Principato guidò il suo ospite attraverso una serie di corti fino ad arrivare su di una piattaforma quadrata, di pietra, posta a filo dell'acqua in mezzo ad una grande vasca anch'essa quadrata e collegata a terra da quattro ponticelli simili a quelli della sala del loro incontro, ma piú lunghi; anch'essi erano a filo dell'acqua. La vasca era posta in un grande cortile lastricato, il quale a sua volta era circondato da una lussureggiante vegetazione dalla quale spuntarono fuori dei servitori che apparecchiarono una tavola sulla piattaforma. Kevan ed Arianne cenarono lì, rimirando il tramonto di Dorne mentre due servitori agitavano delle ventole di piume di pavone. Ad un certo punto fu sufficientemente fresco e l'erede del Principato congedò i due servitori, che fecero la riverenza, portarono via gli avanzi e, percorsi i ponticelli in direzioni diverse, sparirono dietro la vegetazione lasciando i due soli.

Arianne Martell si avvicinò a Kevan: era molto piú vicina di quanto l'etichetta prevedeva, ma l'occidentale pensò che a Dorne si usasse così. "Dunque, vostro fratello si risparmierà di presenziare a questa buffonata dell'acclamazione di re?"

Ser Kevan si sentiva un po' imbarazzato a risponderle quasi soffiandole in faccia. "Non ha altra scelta", disse, cercando di farsi il piú indietro possibile senz'apparir scortese.

"Comunque, potrete contare sulla rappresentanza dei vostri vassalli." Disse lei, riavvicinandosi.

"Per un totale di ventisette voti, madonna."

"E costoro chi penserebbero di appoggiare?"

"Beh, ovviamente Tommen. È per suo fratello Goffredo che hanno combattuto."

"A Dorne l'erede è il piú anziano ad ereditare le terre, quindi per noi il trono toccherebbe a Myrcella."

"Nel resto del Continente occidentale non valgono le regole di Dorne." Lord Tywin sapeva che i Martell avrebbero sfruttato al massimo la loro posizione ed aveva finito per concludere che un suo nipote, non importa se maschio o femmina, fosse meglio che niente: e dopotutto aveva disperatamente bisogno dei voti di Dorne. Le sue istruzioni al fratello erano state quelle di tirare un po' sul prezzo e poi cedere.

"Dovreste considerare, mio signore" proseguì la principessa, "che noi non abbiamo alcun interesse a sostenere Tommen Lann… perdonatemi, Baratheon. Ne avremmo, invece, nel caso di Myrcella. E badate, si tratterebbe di un interesse decisamente limitato." Arianne Martell fece una pausa; cambiò la posizione sul cuscino sulla quale era seduta e così il vestito le scivolò dalle spalle, che rimasero scoperte, per rimanere sorretto dal prosperoso seno della donna. "Al di là del precedente storico d'imporre una ragazza sul trono, al modo di Dorne, noi non otterremmo alcun vantaggio." Arianne si fermò, aspettando una controfferta da ser Kevan.

"Mio fratello stima che messer Oberyn sarebbe un eccellente maestro delle leggi."

"Vostro fratello stimerebbe meglio a farlo Primo cavaliere. Lui potrebbe fare il maestro delle leggi." Il tono di Arianne era cordiale ma deciso: volete tutta la torta per voi? Sembrò voler dire.

"Penso che sarebbe piú opportuno che mio fratello vada ad occuparsi delle disastrate finanze della corona."

"Ah, ser Kevan. Chi controlla l'oro controlla i regni. Sarà meglio affidare quella carica ad un personaggio, diciamo così, equidistante sia dalla nostra che dalla vostra casa. Gli altri seggi del Consiglio ristretto vedremo poi come sarà meglio disporne, visto che dovremo fare parecchi baratti." Ripeto, volete tutta la torta per voi?

"Avete già in mente qualcuno per il Maestro dei conî?"

"Ditocorto ha fatto un ottimo lavoro e se ci porterà i voti della Valle di Arryn penso che sarà una gradita ricompensa reinsediarlo." Il vestito le scese ancora. Ora era visibile una generosa porzione del bellissimo seno olivastro della Martell, che non accennava a coprirsi o dar peso alla cosa. Ser Kevan cominciava a trovare duro concentrarsi. Come se non bastasse, qualcos'altro cominciava ad esser duro.

"Ci sarà posto per qualche Lannister?"

"Oltre a quello sul trono?"

No.

Ser Kevan prese un momento per pensare e cercare di riassopire appetiti che cominciavano ad affiorare ed anche abbastanza evidentemente. Intanto, la scollatura s'era fatta così ampia che ogni movimento non faceva che scoprire un po' più di pelle.

I Lannister erano militarmente sconfitti e finanziariamente provati. Non avesse Lord Tywin chiesto tregua, adesso l'esercito congiunto dei Baratheon e degli Stark sarebbe sotto le mura di Castel granito; i dornesi si sarebbero imbarcati in un'impresa del genere solo se il gioco fosse valso la candela ed era quindi necessario offrir loro parecchio. Ditocorto godeva di qualche sèguito nella Valle, ma la speranza di spuntarla, in quell'elezione, era minima. Tutto quel che i Lannister potevano sperare di ottenere dall'Acclamazione di re era un monarca che non li privasse della signoria dell'Ovest.

"Accetto." La risposta era scontata.

"Abbiamo quindi un accordo."

"In linea di massima, sì."

Avvicinandosi ancora, il vestito di mussolina di Arianne calò fino ai fianchi, mostrando trionfalmente le due tonde collinette della bella principessa ed il suo pancino, un vortice attorno all'ovale del suo ombelico, non teso né gonfio, allettante come l'acqua fresca d'estate. Prima che ser Kevan potesse riprendersi e dire qualcosa, sentì la mano della Martell cingergli il membro virile che, per conto suo, aveva accettato l'invito. "Credo che sia ora di suggellare la cosa alla maniera dornese."

Quando oramai il cielo era tinto di viola, dopo aver suggellato una seconda volta l'accordo con Arianne Martell, l'esausto occidentale venne accompagnato in una stanza con un letto a baldacchino. Spostando le cortine, vi trovò distese due avvenenti damigelle. Erano vestite con dei veli così leggeri che le loro forme trasparivano perfettamente, lasciando però un malizioso effetto vedo-non vedo. "Ser Kevan," disse una delle due, "la notte a Dorne può esser sorprendentemente fredda", quindi baciò appassionatamente la sua compagna. Dèi, qui dovevano mandare Tyrion, pensò il Lannister.