Oberyn Martell le dava una sensazione sgradevole. Lady Stark non sapeva esattamente per qual motivo, ma comunque si trovava a disagio quando le parlava; tantopiù se sproloquiava per mezz'ora sui motivi per i quali Dorne avrebbe dovuto avere gli stessi voti dei vincitori.

Quando il figlio del Principe finì di esporre le proprie argomentazioni, fu Renly a prendere la parola.

"Mio signore, sapete bene che in questa guerra Dorne non ha mosso un dito."

"Né voi avete incrociato una spada, vostra grazia." Fu la laconica risposta della Vipera.

"Sarà ma ho vinto lo stesso." Renly dev'esser stufo di sentirselo rinfacciare.

"Un esercito di centomila uomini difficilmente trova nemici che vogliano affrontarlo."

"Appunto. Avete altrettanti armati? Nemmeno se vi uniste agli Arryn ed ai Lannister. Quindi accontentatevi che vi lasciamo i tre quinti del vostro voto; nella storia poche volte i vincitori sono stati generosi coi vinti."

"Vostra grazia ha ragione, ma noi non siamo stati vinti. Né ora né mai."

A quel punto s'intromise Varys, al quale era stato per la prima volta concesso di partecipare alle sedute del Consiglio di Reggenza. "Mi spiace interrompere quest'arguta tenzone dei vostri ingegni*, però credo che lord Martell non sia qui soltanto per chiedere privilegî che il Consiglio non può né vuole concedere."

Oberyn Martell incassò il colpo sorridendo beffardo. "Pare che i sussurri di Lancia del Sole si sentano fino a qui. Vista la lunga distanza che ho percorso, voi, Varys, dovete avere delle orecchie davvero molto sensibili."

Mentre l'eunuco annuiva, lady Catelyn si chiese cos'avesse in mente il Principe.

"Dorne e l'Ovest intendono presentare un loro candidato. La principessa Myrcella Baratheon."

Renly ridacchiò. "Non è uso in Westeros che le donne ereditino il trono."

"Vostra grazia, a Dorne tale uso invece esiste e Dorne è in Westeros, a quanto mi risulta. In secondo luogo, qui si parla di acclamazione di re, non di successione ereditaria. Negli articoli della convenzione dell'acclamazione di re, approvato da tutte le parti presenti in questo Consiglio, non si poneva limitazione alcuna alle candidature. Siccome si tratta di un unicum per tutta Westeros, non ci sono precedenti cui fare riferimento. Ho consultato una dozzina di magistri e tutti concordano. Esibisco i loro pareri scritti, di modo che possiate esaminarli. Potrete notare che sia nelle Decretali di Aegon I che nelle Costituzioni di Aegon II che nelle Pandette di Jaeheris I…" Ed Oberyn continuò così per dieci minuti, coi servi suoi che ad ogni citazione aprivano un libro ed indicavano il passo in questione ai Consiglieri.

"Infine, vorrei far notare opportunità di ordine politico: Stannis Baratheon ha solo una figlia; Renly è sposato ma non ha ancora nessuna prole; idem dicasi per Robb Stark, ma suo padre ha lasciato oltre a lui due figlie, Sansa ed Arya, una moglie ed una cognata con un bambino, Robert Arryn. Se uno qualunque degli attuali pretendenti alla corona perdesse la vita e la sua causa non potesse venir continuata da delle donne, ci sarebbe un forte incentivo per ognuna delle parti ad assoldare sicarî per levare di mezzo tutto un partito con un solo pugnale. Così l'equilibrio verrebbe a mancare e la guerra riprenderebbe, con tutte le sue incertezze."

Il discorso della Vipera era lucido al limite del cinismo, ma aveva ragione. Negli ultimi tempi si moriva un po' troppo facilmente, anche ai piani alti. Prima Catelyn, poi Davos, poi Renly accettarono che anche le donne potessero candidarsi.

*= fa il verso a Shakespeare, Riccardo III, atto I, scena seconda.