La sala del trono accolse i varî lords colla propria magnificenza; alcuni vi mettevano piede per la prima volta, con riverenza, altri la frequentavano abitualmente ed entravano piú spavaldi. Il Consiglio di reggenza aveva pianificato un minuzioso ordine di entrata per evitare discussioni sulle precedenze. Prima di entrare ciascun signore avrebbe consegnato la propria spada ad un paggio di sua scelta, che sarebbe rimasto fuori; mentre l'operazione procedeva, sarebbero entrati prima i grandi signori come Robb Stark, Edmure Tully, ecc., poi i membri della real casa, cioè Myrcella ed i suoi zii Renly e Stannis, quindi tutti gli altri valvassori, in ordine alfabetico; ciascuno prima di sedersi doveva prestare giuramento; i posti erano stati stabiliti in un ordine particolare per evitare contatti fra gruppi ostili: da destra a sinistra rispetto al trono di spade, occidentali, dornesi, lords delle Terre della Corona, dell'Altipiano, delle Isole d'acciaio, delle Terre delle Tempeste, delle Terre dei Fiumi, Settentrionali.

Sul trono di spade sedeva il Tribuno del popolo (ci furono vive proteste poiché v'era un plebeo) ed a fianco a lui i membri del consiglio di reggenza; dietro costoro, col còmpito di registrare i dibattiti, le presenze e gl'esiti delle votazioni, c'erano dei segretarî fra cui Joffrey.

Chaucyr non era in grado di riconoscere le insegne araldiche dei varî lords, se non dei maggiori; per quel che riguardava gli altri, era un variegato insieme di piante, strumenti agricoli, fiere, uccelli, pesci, disegni geometrici, parti del corpo, spade, frecce, lance, martelli e decine di altre figure ancòra, dorate, argentate, rosse, bianche, azzurre, verdi; un'assemblea variopinta, un caleidoscopio di uomini, forme e colori, che quasi lo ipnotizzava nel suo brusio che poi diventò chiacchericcio che poi diventò caciara, quando furono entrati tutti. Chaucyr osservò che la maggior parte dei signori del Nord e dei Fiumi calzavano stivali e avevano vestiti sobrî, quasi delle divise, mentre tutti gli altri lords avevano sfarzose vesti trapunte d'ermellino, ampie maniche, mantelli che toccavano il pavimento, berretti delle fogge piú varie ed ai piedi avevano scarpe appuntite. Chaucyr notò anche che alcuni dei convenuti portavano le stimmate della recente guerra: un settentrionale grande e grosso, con un'aquila ricamata sul petto, aveva una spaventosa ferita che gli deturpava il volto; due occidentali erano senza gambe e dei paggi avevano dovuto trasportarli in lettiga fin lì; poi c'era un vasto campionario di mani mozze ed altri moncherini, stampelle, bende sugli occhi, fasciature, cicatrici, personaggî zoppicanti, insomma, tanto varî erano i colori quanto le ferite. I signori piú vecchî avevano, oltre che alle ferite delle guerre precedenti, perlopiù gli acciacchi dell'età: questo tremava, quello tossiva, quell'altro rantolava, un altro ancora si grattava da tutte le parti, quarto non ci vedeva ed era entrato praticamente appoggiandosi ad un paggio.

Per fortuna, nessun ubriaco, pensò Joffrey. Se ci fosse stato qualcuno fuori di sé, sarebbe bastato un niente a scatenare la rissa. Settentrionali ed occidentali si guardavano in cagnesco. Chissà quanti di loro si sono scontrati fisicamente, in battaglia. Chi le avrà date e chi le avrà prese? A quanti dei presenti un altro invitato aveva ucciso qualcuno di caro? Magari un padre od un fratello…

Joffrey si ricordò di parecchie riunioni a cui aveva assistito all'Arengo, dove i convenuti avevano conti da regolare; quasi sempre i mantelli dorati erano bastati per dissuadere o sedare le risse, ma parecchie volte aveva visto volare coltellate e sassate, di solito durante le discussioni piú accese, ma in alcuni casi, proprio quando apparentemente regnava la calma, uno sguardo storto od un sorriso maligno scatenavano persone che un momento prima sembravano perfettamente tranquille. Chaucyr sperò che niente del genere capitasse, almeno mentre era presente lui.

Quando furono entrati tutti, il Tribuno del Popolo si alzò e prese la parola. Il giorno precedente era stato minacciato di fustigazione da parte dei tre consiglieri nel caso il suo discorso inaugurale fosse durato piú di due minuti.

"Illustrissime signorie vostre, degnatevi di prestarmi orecchio! È nota la causa della vostra inclita riunione: acclamar un nuovo monarca per il nostro famoso Continente. Ordunque, dai tempi di Aegon il Conquistatore al primo Gran Consiglio intercorsero invero molteplici…" improvvisamente il Tribuno si voltò verso i Consiglieri, che torvi lo guatavano, come egli stesso avrebbe detto. Capita l'antifona (sbrigarsi), trangugiò e riprese: "Ma non è il caso di riandare alla storia passata. Invero, stamattina è stato sorteggiato l'ordine col quale gli augusti Candidati al trono discorreranno, quindi cedo a loro la parola."