Re Stannis fu il primo a farsi avanti:

"Io sono Stannis Baratheon. Io sono il vero re. L'unico re di queste terre. Non intendo fare un lungo e circonvoluto discorso. Non chiedo a quest'assemblea nient'altro che riconoscere il mio diritto al trono di spade, secondo la legge. Riconoscere quello che tutti sanno, riconoscere lo stato delle cose: che io sono il maggiore dei fratelli di re Roberto, che Myrcella e Tommen Hill sono due bastardi figli dell'incesto e che Robb Stark non ha alcun diritto né per conquista né per nascita sopra la corona. Una volta che prenderete atto di questi fatti, nonostante tutte le orazioni, le trattative e le voci, potrete fare finalmente quello per cui siete qui: acclamarmi vostro re."

Detto ciò Stannis si sedette al suo posto e prese la parola Renly.

"Molto onorevoli Signori spirituali e temporali dei Sette Regni qui in assemblea radunati,

in circostanze normali non mi passerebbe nemmeno per la testa di sopravanzare mio fratello maggiore e di sperare di esser preferito a lui: ben so che l'usanza qui nel Continente Occidentale è quella di trasmettere il potere secondo l'ordine di nascita… e che tutti i presenti devono a quest'uso le loro signorie. Non è mia intenzione infangare con false accuse la legittimità di mio fratello Stannis. Tuttavia egli non può essere re di queste terre. Non può perché egli adora un rosso demone del Continente Orientale anziché i nostri dèi. Non può perché la sua corte è in preda al terrore religioso ed egli stesso è caduto vittima degli incantamenti di una strega di Asshai che lo controlla come una cortigiana abbindola il riccone che la mantiene; votare per lui sarebbe far sedere una fattucchiera sopra il trono di spade; immaginate quali saranno gli atti del suo regno? Persecuzioni dei septon, sacrilegi contro Nuovi e Vecchi Dèi, alberi e templi bruciati, un fuoco, Signori miei, un fuoco peggiore di quelli accesi da Aerys il Folle, divorerà il nostro regno, la nostra religione ed infine voi stessi. La casa Baratheon è la legittima dinastia; ma il suo primo pretendente è un fanatico ed un senza-dèi che imporrà un giogo rovente; sceglierlo sarebbe rinnegare la nostra religione ed attirarci l'ira degl'Immortali; d'altronde come potrebbero i sacerdoti, come potrebbero i Sette benedire un re che li aborre? Squalificato quindi lord Stannis, l'investitura ricade sul suo parente più prossimo, cioè me. Come re, prima di tutto penserei a ripianare l'enorme debito lasciato alle regie di casse dagli sperperi dei miei tre predecessori e di due guerre civili fondando un Banco simile a quello di Braavos, evitando di tartassare lorSignori con nuove esazioni; lascerò che ciascuno creda agli dèi che vuole; il mio regno sarà tranquillo, il mio giogo leggero; porrò fine al regime di terrore e di guerre ed ognuno sarà signore nei propri domini."

Il discorso di Renly suscitò vivo entusiasmo nell'assemblea e molti Signori si misero ad acclamarlo re. Catelyn notò anzitutto che parlava già come se fosse re, quando accennò ai suoi 'tre predecessori'; quindi pensò che giocare la carta della religione era stata una mossa astuta poichè così colpiva sia Stannis che Robb (senza tirar direttamente in ballo quest'ultimo); nel contempo prometteva di non andare a toccare i Vecchi Dèi, per non inimicarsi il Nord del tutto. La Signora Stark tuttavia sospettava che il motivo per il quale Renly fosse diventato tutt'a un tratto così popolare era la promessa di non alzare le tasse. Sicuramente Stannis sarebbe stato un monarca autoritario: nei discorsi, nel portamento, nel carattere, traspariva chiaramente l'aria di un vero despota, mentre Renly si presentava come un uomo di pace che non avrebbe modificato gli assetti esistenti. Catelyn pensò che se non fosse stato per i Signori del Nord e delle Terre dei Fiumi, Renly avrebbe facilmente raggiunto i 2/3: aveva fatto bene a convincere suo figlio a candidarsi.