Tyrion era rimasto nelle prigioni della Fortezza Rossa dall'epoca della resa. Era sicuro che suo padre non avrebbe mosso un dito per tirarlo fuori e che anzi probabilmente sperava che l'ammazzassero. Aveva disperatamente cercato di comprarsi i carcerieri, spiegando loro che nulla aveva a che fare con la strage dei bastardi di Re Roberto, ma quei maledetti non si sarebbero sbottonati senza prima vedere dell'oro –sostanza questa che lui al momento non aveva. Si può pertanto comprendere il suo sgomento, quando la porta si aprì e nell'infernale penombra della cella poté vedere suo Kevan Lannister.
"Buongiorno, nipote."
"Zio?"
"Come stai?"
"Non credo mio padre ti mandi qui per sincerarsi delle mie condizioni."
"Ma certo che lo fa."
Tyrion ignorò la protesta dello zio. "Forse vuole che lo rappresenti all'Acclamazione. Ma perché? Tu dove vai?"
"Capirai che le motivazioni della mia partenza sono affari assai gravi e che questo non è il posto piú adatto per discuterne."
"Comprendo."
"Tyrion, io –ed anche tuo padre- abbiamo sempre avuto una certa ammirazione per il tuo ingegno."
Ah sì? "Non me ne sono mai accorto. Almeno per la parte in cui compare il lord mio padre."
"Tyrion, non è il caso di recriminare. Se sei qui anziché sul patibolo è anche grazie a lui."
"Se sono qui anziché libero è anche grazie a lui."
"Tyrion, tuo padre ti ha affidato il Primo Cavalierato. È stato un atto di fiducia e stima. Adesso ti vuole affidare un altro compito, altrettanto delicato. Se tu pensi che lui ti disprezzi, non c'è miglior modo di sovvertir questo suo giudizio che rappresentare i suoi interessi all'Acclamazione."
E fu così che Tyrion accettò, piú che altro perché come rappresentante del Signore dell'Occidente l'avrebbero fatto uscire di gattabuia durante le sessioni dell'Acclamazione. Riuscì anche a convincere il Consiglio di Reggenza a non fargli mettere i ceppi, insistendo sul fatto che sarebbe stato poco dignitoso per la sua carica e che con quelle gambette non sarebbe riuscito a scappare lontano. Tyrion decise anche che avrebbe approfittato delle ore d'aria per prendere contatto con Bronn e mandarlo alla ricerca di Arya Stark.
Dopo un paio di giorni, il Mulino Rosso fu pronto per ospitare i lords. Dai loro campi fuori le mura, sfilarono i varî assembramenti. Anche stavolta si erano sorteggiati gli ordini di entrata: per primi i Settentrionali, seguiti dai dornesi, i Signori dei Fiumi, quelli dell'Altopiano, quelli delle Terre della Corona ed infine gli occidentali.
Quando passarono i signori dell'Occidente, il popolaccio di Approdo del Re, ancora memore del saccheggio di 16 anni prima, iniziò a rumoreggiare, per poi farsi sempre piú minaccioso. La maggior parte degl'improperî erano rivolti al 'Mezzuomo' ed alla 'Montagna di Merda', ma anche gli altri lords venivano vituperati con sottili metafore quali 'figli di troia' e 'assassini'. Ben presto iniziarono a volare sputi, poi verdure marce, di lì si passò agli escrementi ed infine ai sassi. Lord Darnell Falwell e lord Tyrese Kenning, che chiudevano il corteo dei lannisteriani, finirono praticamente ricoperti di lordura d'ogni tipo, mentre lord Trayvon Peckledon, poco piú avanti, fu quasi ammazzato da un pietrone scagliato da qualche forzuto camallo; ferito, fu portato dentro a braccia dai paggi. Perfino la Montagna che Cavalca ebbe paura, perché quando stava per lanciarsi sulla folla in preda all'ira, gli si pararono davanti quattro energumeni dall'aria patibolare grandi quasi quanto lui, armati di quei tipici coltellacci dei quali i delinquenti ed i marinai amano dotarsi e che nella mischia sono molto piú maneggevoli e letali dell'ingombrante spadone a due mani di ser Clegane.
