PdV di Leonardo. Prima persona.
"Non pensarci nemmeno o prendo il tuo guscio a calci da New York alla California, Leo."
"Prendere il tuo ultimo pezzo di pancake Raph? Per chi mi hai preso!"
"Dann… Mollalo, Senzapaura, o sei una tartaruga morta!"
"Uh uhm… l'ultimo pezzo è sempre il più buono, fratellino…"
"Ahhrg… sei un -"
"Dai fratelli, so che i miei pancakes sono qualcosa di impagabile, infatti non mi pagate, perche cucinati dall'unico inimitabile e bellissimo Michelangelo, ma se non vi ammazzate tra di voi, e mi lasciate scegliere il film stasera, magari domani mattina ve li rifaccio" Mikey guarda me e Raph che eravamo finiti per terra a fianco del tavolo della cucina, e ci prende soavemente per i fondelli sbattendo i suoi luminosi occhi azzurri.
"Ah! E se evitate di farmi cadere addosso il caffè, io magari non mi ustiono" borbotta Donnie alzando per un secondo lo sguardo dal suo portatile.
Per terra, cercando di trattenere le risate, e di trattenere le mani di Raph, aggiungo "Inoltre, caro fratello, sai che io, in quanto leader, devo controllare che non facciate qualcosa di sbagliato, e tu ultimamente stai mangiando troppo, ah ah!"
"Te la faccio vedere io la leadership, Senzapaura! Ahhh! Inoltre la tua è tutta invidia dei miei muscoli."
Mhmm, i ricordi della colazione di questa mattina mi tornano in mente mentre passo dolorosamente dal sonno alla veglia. Era questa mattina? Perché ho dormito? Dove sono? Apro gli occhi a fatica. Non sono nel mio letto. Vedo il soffitto dell'infermeria. Sono malato? Sento un forte dolore al braccio destro, al fianco, e soprattutto alla testa. Oddio, la testa mi scoppia. Cos'è successo?
Mi guardo intorno. Mio padre siede accanto al lettino sulla sedia girevole del laboratorio di Donnie, ha gli occhi chiusi.
"S-sensei…" la mia voce mi suona estranea, è un sussurro roco.
Splinter apre gli occhi, mi sorride. "Ben svegliato, figlio mio". Ha un'aria mesta e stanca, gli occhi non riescono a celare la sua preoccupazione.
"Cos'è successo Sensei? Dove sono i miei fratelli?"
"Qual è l'ultima cosa che ricordi?"
Mi sforzo di ricostruire quello che è accaduto: "Io… l'allenamento, poi siamo usciti di pattuglia…" Sì, ricordo che stavamo cercando i contenitori di mutageno, ma questa sera il tracker di Donnie non segnalava niente, non ne avevamo trovati. Poi ricordo la pausa sul tetto, i soliti Mikey e Raph che facevano casino… Un attacco!
"Il Piede, siamo stati attaccati!" improvvisamente tutto mi torna in mente: Mikey e Raph a terra, io che combatto di fianco a Donnie, la caduta, il buio. Cerco di alzarmi a sedere, ma fitte dolorose al fianco ed al braccio mi trattengono.
"Calma figliolo, stai giù" la voce di Splinter è un tenero ordine mentre posa la sua mano sulla mia spalla. "Sei ferito abbastanza seriamente. Hai un trama cranico, un braccio rotto e qualche crepa sul guscio" i suoi occhi mi danno un sorriso triste "Sei molto fortunato ad essere ancora vivo, Leonardo".
La preoccupazione si fa strada nella mia mente come una nera macchia di petrolio. "Dove sono i miei fratelli, Sensei?"
Chiude le palpebre un attimo, sospira. La sua mano sale a stringere lo spazio tra gli occhi, so che sta valutando quanto e cosa dirmi, inizio ad essere veramente preoccupato. Non mi accorgo di star trattenendo il respiro.
"Leonardo, purtroppo Michelangelo e Raffaello sono spariti. Quasi sicuramente sono stati fatti prigionieri da Shredder. Donatello è fuori a cercare qualche traccia. Ma non abbiamo ancora nessuna notizia, dopo tre giorni."
"Tre… tre giorni?" i miei occhi si spalancano. "Padre, ho dormito tre giorni? Io devo andare…" il mio tentativo di alzarmi è subito bloccato fermamente.
"Non c'è niente che tu possa fare in queste condizioni, Leonardo. Quando l'altra sera Donatello ti ha trascinato a casa, tu rischiavi di non farcela. Sei caduto dal quarto piano perché sei stato stordito da una freccetta narcotizzante. Tuo fratello ha curato le tue ferite e monitorato le tue condizioni accanto al tuo letto per quasi due giorni, senza dormire. Poi ieri notte, quando la tua situazione era ormai fuori pericolo, è tornato fuori nella speranza di trovare qualcosa. Oggi l'ho obbligato a dormire qualche ora, ed adesso è uscito di nuovo. Abbi fiducia in lui, se c'è qualche traccia, lui la troverà. Ma devo essere sincero con te. Attualmente non abbiamo molte speranze, non abbiamo nessuna pista da seguire."
Queste sue ultime parole escono fuori come un mormorio triste. Non ho mai visto mio padre in queste condizioni, sembra quasi invecchiato di parecchi anni in pochi giorni. I suoi occhi rossi mi rivelano che non deve aver dormito molto neanche lui.
Io sono sopraffatto dalle emozioni. Paura, rabbia, dolore, ma soprattutto impotenza. Un forte, atroce senso di impotenza che mi attanaglia. Io sono il fratello maggiore, sono il leader della squadra, ed ho portato i miei fratelli in una trappola. E poi non ho saputo proteggerli. Lacrime di rabbia contro me stesso mi salgono agli occhi. Adesso per colpa mia due miei fratelli sono nelle mani del nostro nemico, e non voglio neanche pensare a quello che lui potrebbe fargli. L'altro mio fratello è fuori a cercarli da solo, perché io sono bloccato su un letto. Ho fallito. Ho deluso mio padre, ho tradito la fiducia che la mia famiglia aveva riposto in me.
"Non è colpa tua, Leonardo". Mio padre sembra leggere i miei pensieri, come sempre. Mi guarda con affetto, e questo mi fa ancora più male. Perche non mi odia e mi disprezza? Me lo meriterei.
"Riesci a mangiare qualcosa? Donatello ti ha fatto un paio di flebo, ma se riesci a mettere qualcosa nello stomaco sarebbe meglio. Posso portarti un po' di zuppa di verdure" aggiunge mettendo nuovamente la sua mano calda sul mio braccio. Io ho ancora la sgradevole sensazione di non meritarmi tutte queste premure.
Il mio stomaco è chiuso in una morsa, ma non voglio dare ulteriori preoccupazione a mio padre. "Sì grazie Sensei, un po' di zuppa va benissimo."
Un altro sorriso triste, e si alza per andare in cucina. Come lascia il laboratorio, posso finalmente fare scivolare giù le mie lacrime.
