PdV di Donatello. Prima persona.
Sono seduto sul bordo del tetto. Una pioggerellina lieve mi batte sulla testa, sulle spalle. Si infila tra la pelle ed il mio guscio per poi scivolare giù in gelidi rivoli. Fa freddo, ma non importa, ancora più freddo è il ghiaccio che mi porto nel cuore.
Neppure stanotte ho trovato niente. Non so esattamente neanche cosa cercare. La speranza di trovare un segno, qualcosa… Cosa? Se un rapitore non si vuole fare scoprire, non lo scopri, soprattutto se è un feroce capo ninja. Non posso nemmeno affidarmi alla speranza di trovare qualche ninja del Piede. Adesso che Shredder ha sostituito i suoi ninja con dei sofisticati robot, anche se ne trovassi uno non potrei costringerlo a parlare, a dirmi dove sono i miei fratelli.
Ma perché, se fosse un uomo potrei farlo? Potrei mai torturare qualcuno? Fino a qualche giorno fa avrei risposto di no, senza esitazione. Ma adesso… adesso non lo so. Non lo so più, non so più niente. Questo pensiero terribile mi fa rabbrividire ancora di più. Questi tre giorni sono stati i peggiori della mia vita. La paura, lo sconforto, l'ansia costante stanno mettendo a dura prova tutto me stesso. Non mi sento più io. Non so chi sono, non so che fare. A volte mi sembra di non capire più niente. Il mio tanto decantato cervello geniale si è rivelato essere un grande bluff. Altro che genio, sono un cretino. Sono solo buono ad aggiustare tostapane e cellulari. Alla prima vera difficoltà della mia vita, sono distrutto.
La pioggia continua, si è intensificata. Il cielo nero è squarciato ogni tanto dai lampi; le macchine giù sulla strada sono piccoli puntini luminosi. Questo palazzo è altissimo, saranno almeno trenta piani. Fosse caduto da qui Leo, altro che braccio rotto. Mio fratello ha avuto una fortuna spacciata. Però che scherzo del destino, lui ha sempre avuto paura delle altezze, e si ferisce cadendo.
Per fortuna adesso sembra stare meglio; quando sono uscito stasera si stava svegliando. Almeno una buona notizia, dopo questi giorni disperati. Per un po' ho temuto di averlo perso, ho pensato che la macchia nell'ecografo fosse un'emorragia cranica. Ho passato momenti terribili.
Ho preso atto che potevo perdere tutti i miei fratelli. Mi sono visto da solo, senza di loro, in un futuro orribile ed angosciante. Sono arrivato a considerare che se avessi perso tutti i miei fratelli la mia vita non sarebbe più stata degna di essere vissuta.
Adesso Leo è fuori pericolo. Ma ho ancora perso due fratelli. E' la prima volta in vita mia che sono stato lontano per tre giorni da Raph e Mikey. Non riesco a pensare un solo giorno della mia infanzia che non ci vedesse insieme. La mia vita è stata tutta con loro. Le risate di Mikey, l'ironia di Raph. Frammenti di ricordi danzano nella mia testa. Raph che mi benda la spalla ferita da Slash e mi aiuta a camminare mentre Mikey premuroso va in avanscoperta. Pop corn davanti alla TV. Mikey che sputacchia a Raph e lui che lo insegue col mio bo in mano per darglielo in testa. Sai vorticosi di Raph che mi disarmano facilmente durante l'allenamento, il suo calcio che mi butta al tappeto ma la sua mano che mi aiuta ad alzarmi. Mikey che mi riempie la scrivania di post-it a cuoricini gialli e viola, ma poi mi aiuta a toglierli e mi abbraccia stretto perché mi arrabbio.
Non posso resistere ancora senza i miei fratelli. Adesso le mie lacrime si mischiano alla pioggia. I brividi non so più se sono solo per il freddo. Devo alzarmi, mi devo riprendere. Devo tornare a casa, perché ormai è quasi giorno.
