PdV di Leonardo. Prima persona.

E' strana la tana. Non sembra più la nostra casa. E' strana la cucina.

Anche se ho tolto il gesso, non riesco ancora a muovere perfettamente il braccio, con questa spessa fasciatura. Preparare la colazione poi, non è mai stato il mio forte. Sono sempre stato un disastro in cucina. Questo era il regno di Mikey, che riusciva a tirare fuori sempre colazioni fantasiose, strampalate, ma gustose. Io invece non so neppure tostare il pane senza bruciarlo.

Uno sguardo al calendario. Esattamente un mese senza Mikey. Un mese da quando mio fratello è stato preso dal Piede.

Un mese e qualche giorno fa, mi trovavo come adesso in cucina, a preparare il tè, quando Michelangelo è entrato tutto affannato.

"Difendimi, fratello, difendimi!"

Era corso da me, e mi aveva abbracciato. Mikey aveva gli abbracci facili.

"Mikeyyy!" Avevo sentito la voce arrabbiata di Raph dal piano di sopra.

"Difendimi, Leo! Raph vuole tirarmi fuori dal mio guscio!" Mikey mi guardava con un sorriso furfante sulle labbra.

Non avevo potuto fare a meno di ridere. Solita storia. Mikey che fa scherzi a Raph, Raph che insegue Mikey per tutta la tana.

"Ah ah! Cosa gli hai combinato stavolta?"

Mikey si era staccato dall'abbraccio, aveva assunto una posa fiera, e alzando la testa con orgoglio aveva risposto "Il solito."

"Maschera o insetto?"

"La seconda."

Un classico. I due scherzi preferiti del mio fratellino mascherato arancione nei confronti di Raph erano quelli di sostituire la sua maschera rossa con una rosa confetto, oppure fargli trovare tra le lenzuola o in qualche cassetto un insetto finto, sfruttando la fobia di Raph nei confronti di questi animaletti.

"Ah ah, no Mikey. Scherzo tuo, problema tuo" avevo detto agitando le mani.

"Va bene, ma ricordati che mi avrai sempre sulla coscienza, fratellone." Linguaccia, ed era corso fuori dalla cucina.

Un minuto dopo, era arrivato Raph, con i suoi sai in mano, guardando da tutte le parti, sotto il tavolo, dietro il frigorifero. "Dov'è? Dov'è quella testa di legno? Giuro che questa volta se lo prendo rimpiangerà di essere uscito dall'uovo!"

"Qui non c'è" ho detto con un alzata di spalle cercando di non ridere, girandomi a prendere una tazza dalla dispensa.

"Ma cos… ah ah ah!" questa volta era Raph a ridere.

Mi sono girato confuso, lui mi stava indicando con un dito, continuando a ridere. Sempre più confuso, mi sono guardato il piastrone, le braccia, le gambe… niente. Perché ride? Poi ho realizzato. Ho piegato le braccia dietro al mio guscio. C'era un pezzo di carta attaccato con del nastro adesivo. Sopra c'era scritto "Sono il leader ma sono scemo".

"Mikeyyy!" Piccola peste! Me lo doveva aver appiccicato durante il suo tenero abbraccio da traditore.

Raph era piegato in due dalle risate; io ho sbuffato e facendo la faccia truce gli ho detto: "Acchiappiamolo."

Siamo corsi nella zona giorno, dove abbiamo sentito un terzo "Mikeyyy!" proveniente dal bagno. E' spuntato fuori un Donatello molto bagnato e molto arrabbiato. "Dov'è? L'avete visto?"

"Che ti ha combinato?" ho chiesto.

"Credimi, non vuoi saperlo."

Ci siamo guardati tutti e tre per un attimo l'un l'altro, con le facce serie, per poi scoppiare a ridere insieme.

Quindi è iniziata la caccia alla tartaruga. Con un gesto della mano in codice ninjutsu, ho segnalato a Donnie e Raph le posizioni da prendere. Abbiamo pattugliamo tutta la tana rapidi e silenziosi, poi ci siamo avventurati nella vecchia galleria della metropolitana, infine nelle fogne. La ricerca è stata lunga e siamo stati più volti colpiti da rapidi palloncini pieni d'acqua provenienti dalle ombre, ma alla fine, proprio mentre il dottor Scherzetto si sporgeva da una tubatura sul soffitto per lanciare un palloncino al malcapitato Donnie, Raph con un balzo l'ha agguantato e tirato giù.

"No no fratelli! Che volete farmi? Perdono perdono non lo faccio più! Sono il vostro piccolo fratellino! Perdonooo!" Mikey ha tentato la sua tattica degli occhioni dolci, che solitamente con me e Donnie risultava quasi sempre vincente ma che raramente faceva presa su Raph, però quella volta eravamo stati tutti inflessibili: due lo tenevamo fermo ed uno gli faceva il solletico, anche se poi alla fine ridevamo più noi di lui…

Un sorriso mi increspa il viso al ricordo, ma poi muore piano piano.

Mikey rendeva le nostre giornate piene di vita. Forse era solamente grazie a lui che siamo riusciti a superare tutte le assurdità che ci sono capitate da quando siamo saliti in superficie per la prima volta, tutte le avventure incredibili che sono partire da quando abbiamo incontrato April. Lui ci tirava sempre su. Sempre ottimista, sempre sorridente. Lui era il collante della nostra squadra…

Perché sto pensando a lui al passato? Stringo gli occhi con rabbia.

Devo finirla. Troveremo Mikey. Lo riporteremo a casa. Mi scrollerò di dosso questa ignobile apatia e ritroverò mio fratello.

Ma chi cerco di prendere in giro. Non ci credo veramente. Mikey è morto. Ed io sono un inutile miserabile che ha disonorato la sua famiglia…

Sento che Sensei è molto deluso da me, anche se non me lo dice. Quando siamo tornati alla tana, una dozzina di giorni fa, ci ha fatto un lungo discorso.

Ricordo bene quella mattina. Lui era tornato nel nostro rifugio temporaneo temendo un braccio sulle spalle di Donnie. Mio fratello tremava fortemente. Non ho mai saputo cosa gli fosse successo, so solo che appena tornati qui a casa Sensei gli ha parlato in privato per più di un'ora. Poi ha fatto entrare anche me e Raph. Sebbene ancora doloranti, ci eravamo inginocchiati davanti a lui, sotto il grande albero al centro del dojo.

Splinter aveva cominciato scusandosi per il suo comportamento nei nostri confronti, dicendo che il suo dolore lo aveva allontanato dai suoi doveri di maestro e di padre. A me suonava ingiusto che lui dicesse così, in fondo non era colpa sua, ma solo mia.

Poi ha iniziato a darci coraggio, pianificando i controlli per la sicurezza della tana ed i turni di ricerca in superficie da parte sua e di Donnie. Ha ordinato a me e Raph di riprendere gradualmente l'allenamento con esercizi di riabilitazione. Ha pianificato anche i turni per la cucina.

Ha imposto a Donnie di trascorrere almeno un paio d'ore al giorno alle sue faccende dentro il laboratorio; non ho capito bene il perché di questo, ma penso fosse legato a quello che era successo in superficie.

Quindi ha parlato con Raph. Gli ha detto che lui con la sua fuga aveva fatto l'unica cosa possibile date le circostanze, che si era comportato nel migliore dei modi e che tra le caratteristiche di un ninja deve esserci quella di saper approfittare di tutte le occasioni. Gli ha inoltre ricordato che la sua fuga ha consolato noi tutti da avere un altro membro della famiglia disperso e che avere una persona in più avrebbe aiutato nelle ricerche.

Quello che ha detto a me, stranamente, nei miei ricordi è un po' più confuso. Non so perché, ma mentre lui mi parlava avevo la testa ovattata. Io mi sono sempre fidato ciecamente del giudizio del mio Sensei, ma questa volta avevo la spiacevole sensazione che in lui il padre avesse vinto sul maestro. Un padre perdona dove un maestro non ammette fallimenti. Ed io avevo fallito. Rendere orgoglioso il mio maestro e guidare un giorno il clan degli Hamato era diventato per me la mia principale ragione di vita.

Adesso, non ne ho più alcuna. Il dolore del fallimento si somma a quello, straziante, per la sorte del mio fratellino.

Da quel giorno la mia vita è solo apparentemente divenuta più attiva. Mi alzo presto, mi alleno a destreggiare la mia Katana su un braccio solo e faccio esercizi di riabilitazione con l'altro. Controllo regolarmente i sistemi di sicurezza. Mantengo il covo pulitissimo.

Apparentemente, tutti noi stiamo cercando di tornare ad una sorta di forzata normalità. Nessuno ha più parlato, però, di ciò che tutti teniamo nel cuore come un fascio di spine.

Vale a dire il pensiero che Michelangelo non tornerà mai più.