PdV di Raffaello. Prima persona.

Sto sorreggendo il mio fratello genio. Diavolo, è leggero come una foglia. Da domani cura proteica, gli faccio mangiare una bistecca da due libbre, altro che le sue verdurine, a costo di prenderlo a calci.

"Perché Mikey è incatenato?" la sua espressione è di puro sgomento.

"Donnie!" Senzapaura ci vede sulla porta, e corre ad abbracciare il nostro fratello appena scampato all'appuntamento con lo scheletro in tunica. Devo essermi proprio rammollito, perché la scena mi piace parecchio. Leo quasi lo stritola da quanto lo stringe forte.

"Piano, piano" si lamenta Donnie, sorridendo.

Torna subito serio aspettando la risposta, che probabilmente conosce già. Infatti io e Leo ci guardiamo con tristezza e restiamo zitti.

Chi parla, invece, è Mikey. Almeno un milione di volte avrò detto "Stai zitto" a Michelangelo, nel corso della nostra vita. Perché blatera sempre a vanvera. Perché mi distrae quando sto facendo qualcosa. O semplicemente perché a volte sono io col mio caratteraccio ad avere un livello di sopportazione davvero molto basso. Ma mai come adesso avrei veramente voluto che non avesse aperto bocca. Perché quello che dice non può pensarlo veramente. A meno che il nostro Mikey non sia davvero scomparso per sempre.

"Uh, sei ancora vivo? Mi dispiace."

Giuro, avrei preferito una bastonata. Magari sui gomiti. Mi avrebbe fatto molto meno male.

Vedo gli occhi di Leonardo spalancarsi con tanto turbamento, con tanto dolore che temo che la sua maledetta sindrome progredisca di botto.

Ma quello che leggo sul viso di Donnie mi fa veramente salire il sangue alla testa. Donnie è completamente rotto. La rabbia invade ogni mio muscolo, ogni mio nervo, che inizia a tremare. Stringo forte gli occhi.

"Tu…" ho ringhiato.

Lo odio, lo voglio uccidere lentamente.

Non Mikey, ovvio. Ma il bastardo maledetto che gli aveva fatto questo.

Dovessi campare cent'anni, Shredder, un giorno ti ucciderò con le mie mani. Affonderò il mio sai nel tuo cuore. Che vadano al diavolo tutte le idee contro la vendetta che il mio Sensei ha sempre cercato di trasmettermi. Se hai rovinato l'anima pura e gioiosa di mio fratello, ti troverò e ti ucciderò.

"Andiamo, Donnie". Faccio un profondo respiro e riprendo mio fratello in braccio.

Quando lo rimetto sul lettino dell'infermeria, ha ancora lo sguardo perso nel vuoto.

"Donnie…"

Mi guarda, increspa la bocca in una specie di sorriso, che non mi convince neanche un po'"Va tutto bene, Raph. Probabilmente ci vorrà del tempo…"

Lo aiuto a sdraiarsi.

"Puoi portarmi qualcosa di zuccherino e liquido, Raph? Un succo d'arancia sarebbe perfetto, se ce n'è. Poi ho bisogno che tu mi aiuti a preparare una soluzione per la flebo."

"Vada per il succo, ma per il resto preferisco chiamare Sensei. Inoltre devo ancora avvisarlo che stai meglio. Anche se ci eravamo un po' tranquillizzati quando April ha detto che avevi aperto gli occhi ieri…"

"April dov'è?"

"E' stata al tuo capezzale per molte ore. Adesso la tua ragazza sarà a scuola…"

"Lei non è la mia ragazza!"

Ah, questo scherzo con lui funziona sempre. Tanto non è un segreto per nessuno che si scioglie come formaggio sulla pizza quando lei gli rivolge la parola, il Romeo.

"Vado a prenderti il succo, non ti muovere."

"No? Perché stavo pensando di andare a fare due passi sulla Fifth Avenue."

Busso sul pannello di legno e carta della camera da letto di mio padre.

"Uh… Sensei?"

"Entra, Raffaello."

La camera di Splinter è uno dei posti della casa che conosco di meno. E' raro che io ci metta piede. Ci entra spesso Leo, che con Sensei è sempre appiccicato, per giocare a scacchi o meditare insieme. O Mikey, che era rimasto il coccolone della famiglia ed era l'unico che ancora si concedeva la prerogativa di addormentarsi tra le sue braccia quando Sensei gli spiegava qualcosa. Non che sia effettivamente molto più piccolo di noi, anzi in teoria abbiamo la stessa età. Roba da sviluppo premutazione che non ho mai capito bene. Ma lui per noi è sempre stato il piccolo. O meglio lo era.

"Maestro, Donnie si è svegliato. Ha bisogno di alcune medicine."

Al "Donnie si è svegliato" mio padre si è già alzato dal tuo futon. "Grazie, Raffaello."

In cucina, prendo un vassoio. Verso il succo d'arancia in un bicchiere. Poi aggiungo sul vassoio anche una bottiglia d'acqua ed una mela.

Vado prima in infermeria. Poso il bicchiere di succo sul tavolino accanto al letto. Sensei sta parlando con Donatello, che gli risponde ad occhi chiusi.

Quindi torno in camera di Mikey.

"Vai, ti do il cambio."

Leo annuisce e si alza, stiracchiandosi un po'. Dà un ultimo sguardo a Mikey ed esce dalla stanza, mentre io poggio il vassoio sul comodino. C'è ancora il sandwich di ieri. Da buttare anche questo. Da quando è qui Mikey non ha toccato cibo. Ha solo bevuto l'acqua, dopo che io ne ho assaggiata un po' per provargli che non contiene droghe o chissà quali schifezze gli suggerisce la sua mente confusa.

"Devi mangiare, Mikey. Altrimenti saremo costretti a nutrirti a forza."

Michelangelo che non mangia. Anche questo dovevo vedere.

"Mi hai capito? Se non mangi almeno questa mela ti ficco un imbuto giù per la gola!"

Non mi guarda nemmeno. Sto perdendo la pazienza.

"Hai detto veramente una grande vigliaccata prima, Mikey." Come se avessi parlato al muro.

"Ma lo capisci che tutto quello che ti hanno raccontato erano solo cazzate? - adesso comincio a gridare - Lo capisci che ti hanno ingannato? Shredder è malvagio, subdolo…"

Stavolta si gira di scatto a guardarmi. I suoi occhi lanciano fulmini e sembrano immensi senza la maschera. Gli abbiamo tolto quell'abominio nero che indossava, ma non ha voluto la sua arancione.

"Mi hanno detto la stessa cosa di voi - la sua voce è stridula e isterica - ed almeno loro non mi tenevano incatenato come un animale!"

Touchè. Mikey mi sventola il braccio incatenato con stizza. Ha ragione. Ci crede dei barbari. Ma non abbiamo avuto altra scelta. Quando si è svegliato la prima volta, a casa, ha iniziato a gridare terrorizzato. Pensava che volessimo ucciderlo. Poi ha tentato in ogni modo di scappare. Non potevamo permetterci di perderlo un'altra volta. Anche perché sarebbe corso sicuramente a cercare Shredder…

Mi sono calmato. Non posso avercela con lui. L'hanno catturato, picchiato, e fatto Dio-solo-sa-cosa alla testa. Io ero con lui e l'ho lasciato solo. Se c'è una persona al mondo che odio subito dopo Shredder quella sono io.

Per colpa mia mio fratello ci teme, ed io non posso farci niente. Sia io che Leo e Sensei abbiamo parlato con lui per ore. Abbiamo cercato di convincerlo. Abbiamo cercato di fargli ricordare qualcosa. Ma niente, nella sua mente solo buio e rancore.

"Mi dispiace, Mikey." Mi siedo per terra, stringendo le braccia intorno alle ginocchia. "Mi dispiace tanto, fratellino, è tutta colpa mia."