EARTHQUACKE

In quello che sembrava un incubo senza fine era stato lo spirito pratico di Harold Abbott a prevalere e a dipanare la matassa di pensieri altalenanti che si affollavano in quella sala d'aspetto.

Si era messo, subito, in contatto con un'agenzia di viaggi cercando di organizzare un volo immediato che consentisse a uno dei due genitori di raggiungere la figlia dispersa.

"Come faremo. Non posso scegliere tra uno dei due. Non posso perdere uno dei miei figli"

Sharon perpetuava quella litania incessante, ondeggiando come una bambina mentre James alternava uno sguardo alla moglie scioccata ed uno al blocco operatorio inaccessibile.

Alla fine crollò a sedere anche lui.

Il Dottor Abbott era riuscito a trovare due posti su un volo che sarebbe decollato da Denver tra quattro ore.

"Non mi muovo da quest'ospedale finché non mi dicono che mio figlio starà bene!"

Aveva deciso quel padre angosciato. Il Dottor Brown, messo al corrente da un'infermiera dell'immane tragedia che si stava vivendo in un'altra parte d'America e, contemporaneamente, nella sala d'aspetto attigua, aveva preso immediatamente la sua decisione.

Era uscito lui stesso a parlare con gli Hart.

"L'intervento è riuscito. Ci vorrà diverso tempo, però, prima che il ragazzo riacquisti conoscenza. Farò uno strappo alla regola e vi consentirò di andare da lui per pochi secondi!"

Ai due genitori terremotati erano bastati quegli attimi per decidere: uno di loro sarebbe partito per Tappahannock, l'altro sarebbe rimasto con Colin.

IL Dottor Abbott si era avvicinato con discrezione. Irv si era offerto di accompagnare il genitore partente fino all'aeroporto di Denver ma Harold sapeva che, semmai Laynie non fosse sopravvissuta, sarebbe stato inumano per i suoi genitori essere così lontani.

"Jim, Sharon perché non andate insieme a riprendere Laynie. No, non mi guardate così sconvolti: lo so che lasciare vostro figlio in coma farmacologico è l'ultima cosa che vorreste fare in questo momento, così come sono certo che la vostra bellissima ragazza è viva. E sola. Ha bisogno di voi. Colin è circondato da così tanto affetto: ci prenderemo noi cura di lui finché uno di voi due non ritornerà!"

"Io resto qui stanotte!"

"Anche io!"

Amy e Bright si erano coalizzati come mai prima in vita loro certi che il loro posto fosse vicino a Colin.

Era toccato al Dottor Brown cercare di farli ragionare.

"È stata una giornata tremenda per tutti. Sarete distrutti e nelle prossime ore non potrete fare niente per Colin. Avrà molto bisogno di voi, però, nei prossimi giorni. Andate a casa ragazzi. Stanotte resto io in ospedale."

Andy aveva cercato l'approvazione di Ephram e aveva avuto per risposta un cenno concordante da parte del ragazzo, sconvolto al pari di tutti.

Rose aveva abbracciato i loro figli mentre Harold aveva aggiunto qualcosa per tranquillizzarli.

"Resto anche io insieme al Dottor Brown. Quattro occhi vigileranno meglio di due."

Nessuno si era opposto e Bright era stato incaricato di riportare a casa la sorella, la madre ed Ephram.

I due dottori erano tornati nel box di Terapia Intensiva e mentre Andy rilassava la schiena a pezzi su una sedia a sdraio, Harold aveva sfiorato la gota avorio del ragazzo sedato e aveva preso tra le sue la mano su cui era fissata l'ago-cannula.

"Ricordo la prima volta che l'ho visto così. Quel quattro luglio di nove mesi fa. In un primo momento provai sollievo perché sapevo che sarebbe potuto esserci Bright in quel letto, al posto suo. In quei quattro mesi in cui niente cambiava e anche adesso penso che sia solo ingiusto. A diciassette anni nessuno dovrebbe passare quello che sta vivendo questo ragazzo."

Il Dottor Brown si era passato una mano sugli occhi stanchi.

"Purtroppo nel nostro lavoro vediamo tante situazioni disperatamente fuori età. Spero soltanto che sia per lui che per sua sorella ci sia una seconda occasione."

Harold aveva guardato il collega in modo greve.

"Non è ancora fuori pericolo, vero Dottor Brown?"

"No. Ci sono state diverse complicazioni durante l'intervento e questo renderà ancora più incerta la fase post-operatoria."

Aveva appena finito di parlare quando il monitor dei parametri vitali iniziò ad emettere un suono acustico lungo e sinistro.