«Almeno posso sapere che hai in mente?»
«Il volo di Mycroft dovrebbe atterrare tra qualche minuto» replicò il detective, ignorandola e studiando l'ora sul suo orologio.
«Ti rendi conto di essere insopportabile, a volte?» disse lei secca, voltandosi e andandosi a sedere.
La scena non sfuggì a un uomo, seduto poco lontano.
Questi, dopo aver gettato un'occhiata all'investigatore - voltato di spalle - prese posto accanto a Irene.
«Bonjour Mademoiselle. J'ai vu que vous se disputé avec votre ami.».
Irene sorrise, fissando la schiena di Sherlock.
«Il n'est pas mon ami».
La donna trattenne un ghigno, vedendo quel buffo omuncolo rallegrarsi della notizia.
Improvvisamente il dubbio attraversò gli occhi dello sconosciuto.
«Il est votre mari ou votre fiancé?» chiese, cauto.
Irene soppesò la risposta, giungendo alla conclusione che nessuno dei due termini poteva dirsi esatto.
«Oh, non. Il n'est pas mon fiancè. Et il n'est pas mon mari».
Irene poté vederlo chiaramente fregarsi le mani di nascosto, compiaciuto.
Si voltò verso il suo interlocutore, già pronto a irretirla con frasi d'effetto degne del miglior libro d'amore, quando si udì qualcuno schiarirsi nervosamente la voce.
Gli occhi di Irene brillarono di pure divertimento quando Sherlock si rivolse alla sua nuova conquista.
«Excusez-moi, monsieur. J'ai trouvé votre bague de mariage sous le chaise là-bas. Vous ne devriez pas le perdre, ou votre charmante épouse alsacienne pourrait décider de demander le divorce».
L'uomo sbiancò, e dopo aver ripreso la sua fede nuziale ed aver ringraziato Sherlock, si allontanò in tutta fretta.
Non appena fu lontano, Sherlock prese il suo posto.
«Non puoi farne a meno, non è vero?»
«Stavolta non sono stata io a cominciare».
Il detective prese il cellulare, digitando rapidamente le lettere sulla tastiera.
«Era sposato» borbottò dopo un po'.
«Fa differenza?» domandò Irene, ben sapendo quanto una risposta di quel genere gli avrebbe dato fastidio.
Infatti Sherlock non rispose, ma la fissò con sguardo critico.
«Lo sai? Mi ha chiesto se fossi il mio fidanzato o mio marito» disse lei, accavallando le gambe in modo sinuoso.
«E allora?»
«E' una domanda interessante»
«Tu credi?» domandò lui, annoiato.
«Che cosa siamo esattamente noi due?».
Un ghigno divertito attraversò le labbra di Sherlock.
«Tu sei una donna, io un uomo...» cominciò.
Irene lo fissò furente.
«Meriteresti di essere schiaffeggiato fino allo sfinimento» sibilò.
«Sbaglio o hai già espresso questo pensiero, in passato?» replicò lui, divertito.
«Sì, ma non l'ho mai messo in pratica»
«E non lo farai mai».
La donna lo fissò corrucciata.
«Me lo negheresti?»
«L'ho già fatto».
Una voce femminile annunciò l'atterraggio del volo da Londra.
«Andiamo. E' l'aereo di Mycroft».
I due si incamminarono insieme.
«Sei sicuro che sia su quell'aereo? Potrebbe aver preso quello successivo»
«E perdersi l'occasione di rinfacciarmi quanto io sia infantile? No. Mycroft è su quell'aereo».
[*]
Come al solito, Sherlock aveva ragione.
Il maggiore dei fratelli Holmes era in prima fila, una volta sceso dall'aereo.
Sherlock gli andò incontro affabile, seguito a ruota da una decisamente meno allegra Irene Adler.
«Vorrei sapere per quale motivo io ti debba inseguire per tutta l'Europa, Sherlock» sbottò infastidito Mycroft al fratello.
«Muoverti non può che farti bene, fratello caro» replicò il più giovane, con il solito tono tagliente.
«Almeno potrà colmare alcune evidenti pecche nella tua così miracolosa dieta» continuò.
Mycroft fece per ribattere, quando i suoi occhi si posarono su Irene Adler.
La studiò, prima di tenderle la mano, che la donna strinse con scarso entusiasmo.
Mycroft non distolse gli occhi dalla donna.
«Devo congratularmi con te, Sherlock?»
«Congratularti? E per cosa?» chiese il detective.
«Per essere riuscito a portarmi "La Donna". Devo forse credere che tu sia finalmente cresciuto?»
«Allora risparmia le tue congratulazioni. E' venuta di sua spontanea volontà»
«Più o meno» aggiunse Irene, guadagnandosi un'occhiata critica da parte di Sherlock.
«Dice così solo perché non le ho rivelato che cos'ho in mente».
Mycroft allargò le braccia in un gesto di sconforto.
«Almeno a me vuoi dire di cosa si tratta?»
«Tutto a suo tempo, Mycroft. Prima ci sono alcune cose di cui dobbiamo discutere».
Mycroft annuì ed allungò la mano, pronto ad afferrare il polso di Irene.
Ma non vi riuscì perché, senza neppure guardarlo, Sherlock gli fermò la mano con decisione.
«Prima cosa. Lei rimane con me» sibilò Sherlock imperturbabile squadrando il fratello, che ritrasse la mano.
«Solo se mi assicuri che verrà arrestata quanto prima».
Il detective piegò il capo da un lato, sorridendo ironico.
«Allora la nostra discussione si conclude qui».
Mycroft Holmes strinse gli occhi circospetto.
«Sentiamo, allora. Quali sono le tue proposte?»
«Non parliamone qui. La cosa potrebbe richiedere parecchio tempo».
