«Questo ristorante ha un'ottima nomea in fatto di discrezione» disse Sherlock, sedendosi allegramente al tavolo.

Mycroft prese posto di fronte al fratello, gli occhi ancora fissi su Irene.

«Non le hanno mai detto che è maleducazione fissare tanto ostinatamente le persone?» disse la donna con un sorrisetto sardonico.

«Certo. Ma mi perdonerà se preferisco evitare brutte sorprese. Potrebbe sparire»

«Ne dubito».

Mycroft si rivolse al fratello.

«Ebbene?»

«Credo che ordinerò del consommé. Dicono che sia favoloso, da queste parti» disse l'altro, senza dar segno di averlo minimamente sentito.

«Sherlock… Il mio tempo, a differenza del tuo, non è libero e illimitato al punto da potermi godere un viaggetto di piacere nel Continente».

«Allora perchè sei venuto? Se avevi così tanti impegni, perchè rimandarli a causa mia? Non è da te».

Irene represse una risata all'espressione indecifrabile che Mycroft fece nel sentirsi dare quella risposta.

«Mi sembrava doveroso evitarti di compiere gesti sciocchi»

«Oh, mille grazie per la tua infinita bontà d'animo» replicò tagliente il detective.

«Ma ora basta scherzare, parliamo di cose serie. Dopo la nostra ultima discussione, Mycroft, ho avuto modo di pensare. E un fatto quanto meno spiacevole accaduto la scorsa notte mi ha fatto decidere di mettere in atto un'idea che sono certo metterà d'accordo tutti quanti».

«Sarebbe?» chiese Mycroft.

Sherlock si accese con calma una sigaretta.

«Credevo non avessi più l'opportunità di fumare, Sherlock».

«Non c'è John qui ad impedirmelo, né ho pagato le persone per non farmele vendere. L'unico che potrebbe avanzare qualche protesta potresti essere tu. Ma è anche grazie a te se ho ricominciato, quindi...».

L'uomo fece spallucce.

Irene si mise comoda.

Era sempre rimasta affascinata dalla calma imperturbabile del minore dei fratelli Holmes; dal suo modo di essere costantemente in precario equilibrio tra genio e follia.

Ma soprattutto adorava vederlo prendersi gioco degli altri.

Era una cosa che li rendeva tremendamente simili.

Lei usava il suo fascino, lui la sua intelligenza.

Brillante alchimia.

«Che hai in mente?» ripeté Mycroft.

«E' innegabile che se la signorina Adler continuasse a rimanere senza protezione; in balia degli eventi, rischierebbe moltissimo».

Mycroft appoggiò la schiena alla sedia.

«Mi dai quindi ragione. E' molto meglio arrestarla. All'interno delle nostre carceri avrà tutta la protezione di cui necessita».

Irene ghignò, voltandosi verso Mycroft.

«Se lo scordi. Fuggirei nel giro di ventiquattro ore».

Sherlock sorrise.

«No, Mycroft. Non credo che arrestarla sarebbe la mossa migliore. Penso invece di assecondare un'altra tua idea».

«Quale?» chiesero all'unisono Irene e Mycroft.

«Con le sue... capacità, la signorina Adler sarebbe un ottimo elemento al servizio del governo britannico. Integrala sotto quelli che tu e i tuoi amici definite "servizi segreti". Lei potrà continuare a fare ciò che più le piace; in tutta sicurezza, e l'Inghilterra avrà - come l'avevi definita? - "Un'arma micidiale" nelle sue mani».

Mycroft soppesò bene la proposta prima di rispondere.

«E chi ci dice che possiamo fidarci di lei? Chi ci assicura che non farà il doppio gioco?».

Irene aprì la bocca, pronta a ribattere.

«Me ne assumo la completa responsabilità, Mycroft».

La donna fissò Sherlock con gli occhi sgranati.

Non solo si stava mettendo tremendamente in gioco, ma le stava anche dando la fiducia più cieca e completa.

Mycroft guardò il viso del fratello, studiandone i tratti diafani in cerca di qualche segno di follia.

«Ti rendi conto che se la signorina Adler dovesse tradirci, io avrei le mani legate e non potrei fare nulla per toglierti dal pasticcio immenso in cui tu stesso ti sei infilato?».

Gli occhi chiari di Sherlock brillarono.

«C'è differenza da quello che fai ora?».

Mycroft serrò le labbra, livido.

«Molto bene. Se è davvero questo che vuoi, sarà fatto».

Si alzò.

«Ovviamente la signorina Adler ci seguirà in Inghilterra».

«No» replicò tranquillamente Sherlock.

«No?» ripeterono Mycroft e Irene, stupiti.

«Seconda cosa. Lei continuerà a vivere nel suo appartamento finchè non deciderà che sarà giunto il momento di lasciarlo. Ovviamente il suo alloggio ora è completamente sicuro. Suppongo tu abbia ricevuto il mio messaggio con le foto segnaletiche degli ultimi due esponenti della banda di James Moriarty, e che abbia agito di conseguenza».

Mycroft avrebbe benissimo potuto far concorrenza con un pomodoro, tanto era rubicondo il suo viso.

«Mi stai dicendo che non solo dovrei permetterle di entrare a far parte dei servizi segreti britannici; ma che dovrei anche permetterle di rimanere qui, dove nessuno potrà sorvegliarla e assicurarci che non riveli a nessuno quanto sa?!».

«Ti ho dato la mia parola, Mycroft»

«E se non dovesse bastarmi?».

Anche Sherlock si alzò, guardando il fratello dritto negli occhi.

«E' l'unica proposta che offro. Prendere o lasciare».

Mycroft Holmes afferrò il suo soprabito.

«Spero tu sappia a cosa vai incontro con questa tua folle decisone, Sherlock. Lo spero davvero».

«Amo non annoiarmi mai» replicò l'altro sorridendo, tornando a sedersi.

«Qui non si tratta di noia, ma del rischio di un'accusa per alto tradimento!»

«Non dovrai in alcun modo preoccuparti di difendermi da una simile accusa. La signorina Adler qui presente sa benissimo che, nell'ipotesi di un suo doppio gioco, non sarei io a finire davanti al Grand Jury».

Il fratello annuì, poco convinto.

«Spero che nella malaugurata ipotesi che ciò avvenga, tu sappia tenere fede a queste tue parole, Sherlock».

[*]

La torre Eiffel, con le sue luci scintillanti, illuminava la romantica città di Parigi.

«Perchè l'hai fatto?» domandò la donna.

Era da quando Mycroft era ripartito che non si parlavano.

«Cosa?»

«Sai bene a che cosa mi riferisco. Non hai paura che io possa tradire te e tutti gli altri, a Londra?».

Sherlock la fissò.

«Dovrei?».

Irene scosse il capo.

«No. Ma se per qualche ragione non dovessi avere scelta...»

«C'è sempre una scelta».

«Ma se non dovesse esservene una?»

Sherlock sospirò, fissando l'orizzonte.

«Allora neppure io avrò scelta. Sarò costretto a fare tutto ciò che sarà in mio potere per non essere processato al posto tuo».

Esitò.

«Anche se questo dovesse significare passare sopra a tutto questo; anche se dovesse significare cancellare ogni traccia di noi dalla mia mente. E non solo da quella» aggiunse.

Di nuovo il suo tono non lasciava trasparire alcuna emozione, ma Irene sapeva che la sola idea di dover ricominciare a costruirsi una solida barriera tra se stesso e il mondo esterno lo faceva tremare.

Una lieve brezza scompigliò brevemente i loro capelli.

Irene fissò Sherlock, poi si sporse verso di lui e lo baciò.

«Ti prometto che non accadrà, Sherlock».