7– Tempestosamente

Ariel, pulcino mio…
–Chiamami pulcino un'altra volta e ti friggo il cervello fino a convincerti per tutta la vita di essere un gatto con la rogna.
–Stavo soltanto seguendo il copione…
–Questo copione è lesivo per la mia dignità. Perché devo fare il folletto canterino con le alucce di carta velina sulle spalle solo perché sono della TAGLIA giusta?
–Ma dai, se sei così carino…
–Ho un QI di 384 e NON sono CARINO!
–Senti, non puoi fare tutte queste difficoltà ogni volta. Guarda là, Calibano mica si lamenta di dover fare la parte del mostro.
–Ehm. A dire la verità io…
–Certo, certo, perfetto. Ecco, visto? Nessuna lamentela! Del resto chi non ha voglia di recitare per passare il tempo basta solo che lo dica!
–Uh… non abbiamo voglia di…
–Eeeeee… ricominciamo le prove!

–Ripetimelo ancora: CHI ha scelto il soggetto?
–Non possiamo recitare roba da bambini tutte le volte! Ogni tanto un po' di Shakespeare ci vuole…
–Avrei le mie obiezioni a tutti i punti di questa frase.
–E io mi sono già ammorbato abbastanza quando ci hai costretto a mettere in scena Romeo e Giulietta.
–Per questo stavolta ho scelto una commedia! E anche delle più poetiche! Una festa di bellezza per gli occhi e l'intelletto dall'inizio alla fine! Dopo mi ringrazierete, vedrete!
–Uhm.
–Certo che mi ringrazierete e non voglio obiezioni! Adesso, dalla seconda scena… prego, mia cara prima attrice, attacchi…

MIRANDA – Se con le vostre arti, padre mio,
avete scatenato in tal fragore
l'acque selvagge, con le stesse arti
fatele ritornare ora alla calma.
Pare come se il cielo voglia piovere
sol pece infetta, non fosse che il mare
sollevando i suoi flutti tanto in alto
da arrivar fino a lambirgli la guancia,
sembri volerne incenerir l'ardore.
Ah, la pietosa vista
di tutta quella gente che soffriva!
Ho sofferto pur io insieme a loro!
Un così bel naviglio,
che senza dubbio aveva nel suo fianco
chi sa qual nobile creatura umana,
tutto ridotto in pezzi!
Oh, quel grido che m'ha colpito il cuore!
Tutte perite, povere creature!
Avessi avuto il potere d'un dio,
avrei piuttosto fatto sprofondare
il mare nei precordi della terra,
prima ch'esso inghiottisse, come ha fatto,
una sì bella nave,
col suo carico umano.

CLAP CLAP CLAP
–Brava! Bravissima!
–Che interpretazione appassionata!
–Che realismo!
–Fammi l'autografo, baby!
–Fiiiih!
–Ah, vedo che finalmente vi state appassionando…
–Speraci, grullo. L'approvazione era per l'attrice, non per te.
–Insomma… riuscirò mai a farvi capire i classici o resterete tutta la vita una massa di beceri? Invece di essere grati per tutto ciò che faccio per voi… vabbe'… tocca a me…

PROSPERO – E tu asciugati gli occhi, e datti cuore.
Quel naufragio, la cui orrida vista
t'ha toccato così profondamente
tutte le fibre della compassione,
l'ho predisposto io, con la mia arte,
e col preordinato accorgimento
da far che di quelle anime non una,
anzi, che dico, non un sol capello
di quante creature in quel vascello
tu hai sentito urlare
e visto sprofondare, andasse perso.
Ma siedi: devi saperne di più.
MIRANDA – Più d'una volta avete cominciato
a dirmi chi son io,
ogni volta fermandovi a metà;
e lasciandomi a vane congetture,
concludevate: "Aspetta, non ancora".

–Ricapitolando: Prospero, duca di Milano, viene tradito da suo fratello Antonio in combutta col re di Napoli e abbandonato in mare insieme alla sua bambina di tre anni, Miranda. Per fortuna i due approdano su un'isola deserta, dove vivono solo Calibano, mostro figlio di una strega, e lo spiritello Ariel, che quest'ultima aveva imprigionato. Diventato un potente mago grazie ai suoi studi, Prospero riduce entrambi al suo servizio…
–E già qui non ci siamo. Calibano sarà anche un mostro ma è nato così, non è colpa sua. Prospero è arrivato dopo… che diritto aveva di farne il suo schiavo e prendersi l'isola?
–Ehmmm…
–Già. Non ti pare una difesa del colonialismo europeo nei confronti dei nativi? Non era un evento recente la scoperta dell'America all'epoca?
–La cultura originale dell'autore è…
–Uno nato su un'isola, senza istruzione, deve essere per forza un mostro o un selvaggio da civilizzare?
–Poi, in questo caso mi pare priva di tatto anche la scelta dell'attore. Non lo biasimerei se si offendesse.
–Ma io… cioè… volevo… ecco…
–No, lasciatelo stare. Non me la prendo. Altrimenti dovrebbe prendersela anche il professore quando facciamo il Mercante di Venezia. In realtà il monologo di Calibano contiene una velata critica alla pretesa superiorità dell'uomo bianco, da leggere in filigrana come la critica all'antisemitismo. Non è che allora Shakespeare potesse permettersi di dire certe cose apertamente. Non mi dispiace interpretarlo. E poi è comunque solo una commedia.

–…
–…Certo che hai studiato tu, eh?
–Baaah… così però ci hai rovinato il nostro magnifico piano per metterlo in imbarazzo!
–E va bene, e va bene. Mi dichiaro sconfitto. Andiamo avanti, va'.
–Casomai sarei contrario per un altro motivo…
–Andiamo avanti, abbiamo detto!

ARIEL – Evviva, mio magnifico padrone!
Salute, venerabile signore!
Eccomi pronto ad ogni tuo volere:
si tratti di volare, di nuotare,
di buttarmi nel fuoco, o cavalcare
sulla cresta delle ricciute nuvole,
Ariel è sempre ai tuoi alti comandi,
con ogni magica sua facoltà.

–Ugh… non ce la faccio proprio a fare così il servile
–Un po' di serietà, per favore! Stiamo soltanto fingendo, no? E già che ci sei cerca di svolazzare un po' meglio e se ci riesci fai muovere le alucce…
–Approfittatore. Ci usi per risparmiare sugli effetti speciali.
–E stavolta ti sei riservato pure la parte del protagonista.
–Ti piace pavoneggiarti tanto col mantello a stelline e il bastone da mago, vero?
–Miei cari, a ognuno il suo. Del resto mi metterò anche alla prova in una doppia interpretazione nel ruolo del buffone Stefano… quindi non penso proprio che abbiate di che lamentarvi.
–IO avrei da lamentarmi quasi sempre quando mi assegni una parte. Soprattutto perché l'altro buffone lo devo fare sempre io.
–Ma carissimo, siamo soci nella vita come nell'arte, ti pare? Come farei a suscitare l'allegria del pubblico senza di te? Ormai siamo una coppia collaudata, noi due…
–Uhm… hm… be', se la metti così è anche vero…
–Quale rispettabile pubblico, comunque? Se ce le recitiamo e ce le guardiamo soltanto noi…
–Dovete immaginare, IMMAGINARE! Dov'è finita tutta la fantasia in questa casa di aridi materialisti, ahimé…
–Non so gli altri, ma io me la sento prosciugare tutte le volte che ci recluti a forza per queste pagliacciate…

PROSPERO – Mio fratello, tuo zio, Antonio è il nome…
Ti prego, ascolta a quale mai perfidia
può giungere un fratello…
lui, la persona ch'io, dopo di te,
tenevo cara più di tutto il mondo!
Alle sue mani avevo confidato
la cura degli affari del mio Stato,
ch'era, fra tutte l'altre signorie,
la prima, come primo fra quei duchi
era tenuto Prospero,
per dignità di rango impareggiato
ed amore dell'arti liberali;
a queste avendo posto ogni mio studio,
decisi di affidare a mio fratello
la cura degli affari di governo,
estraniando me stesso dallo Stato,
tutto preso e rapito a penetrare
gli insondati misteri della vita.
E quel tuo zio sleale… Ma mi segui?…
MIRANDA – Attentissimamente, padre mio.

–Brava la piccolina di papà che ascolta sempre…
–Del resto, è la mia specialità. Eh, eh.
–E lo sleale Antonio dovrei farlo io, vero? Sai, ha ragione il cicciobombo. Tu sei prevenuto sull'assegnazione dei ruoli.
–Già. Una volta tanto la parte del cattivo non la potresti dare a qualcuno più carrrrrrino? Anch'io devo interpretare quel bastardo di Sebastiano e poi fare una figuraccia miserrima insieme a questo qui…
–Va bene, va bene. La prossima volta scegliete voi cosa recitare e io non protesto, promesso!
–Uhm. Va bene pure un film di Schwarzenegger?
–Ho detto recitare
–Hai anche detto che non protesti.
–Va bene, va bene… cosa non si fa per amor di pace… sigh, la mia povera musa si sta già rivoltando nella tomba…

ARIEL – Eccolo qua, il mio nobile padrone!
Che c'è da fare? Di', che c'è da fare?
PROSPERO – Prendere le sembianze d'una ninfa,
una ninfa del mare,
invisibile a tutti fuor che a me.
Va', prendi quella forma, e torna subito.
Su, alla svelta, e con molta diligenza!

–Poi dimmi che non ho ragione! Anche la ninfa! Ti avverto, se mi metti una gonnellina con i pizzi non rispondo di me…
–Ma dov'è la tua intelligenza superiore, che ti lasci sviare da simili quisquilie…
–Allora me la volevi mettere, vero?! IO TI…
–Buono, buono… ora facciamo l'incontro con il principe Ferdinando…
–E Calibano?
–Quello dopo tutto di seguito. Quando saprete la parte a memoria rimontiamo le scene in ordine.

MIRANDA – Pietà, padre. Rispondo io per lui.
PROSPERO – Zitta! Se dici ancora una parola,
mi spingi a redarguirti brutalmente,
se non addirittura a detestarti!
Come! Difendi un impostore?… Zitta!
Tu pensi che ci sia soltanto lui
al mondo di così piacente aspetto,
perché non hai veduto ancora altr'uomo
che lui e Calibano… Scioccherella!…
Se confrontato con la maggioranza
del suo sesso, costui è un Calibano,
e al suo confronto gli altri sono angeli.
MIRANDA – Vuol dire allora che i miei desideri
sono molto modesti, se son paghi
di non averne visti altri più belli.

–Eeeeee… vai con la sviolinata!
–Mi si stanno già cariando i denti.
–Raccomandato di ferro.
–E bastardo anche il regista che sceglie sempre lui per questi ruoli.
–Dai, finitela di fare i gelosi. Stavolta non sono neanche io il protagonista.
–Noi non BATTIAMO CHIODO neanche quando facciamo i protagonisti!
–Finitela! State rovinando l'atmosfera! Guardate che vi pianto in asso e non se ne fa più niente!
–Volesse il cielo…

FERDINANDO – Miranda, io sono un principe di sangue,
ed anzi, credo – ma così non fosse! –
un re; né soffrirei di portar legna,
questo servizio degno d'uno schiavo,
più di quanto m'andrebbe di soffrire
un noioso moscone sulle labbra.
Senti quel che ti dice la mia anima:
fin dal primo momento che t'ho vista
il mio cuore è volato al tuo servizio,
e lì resta, per essere tuo schiavo;
ed è per amor tuo, solo per esso,
ch'io son questo paziente portalegna.
MIRANDA – Vuol dire che mi amate?
FERDINANDO – O cieli! O terra!
Siatemi voi benigni testimoni,
e coronate voi le mie parole,
se sincere, d'un esito felice!
E s'io mento, volgete a mia rovina
quanto di meglio abbiate a me serbato!
Sì, Miranda, al di là di tutto al mondo
io amo, e ammiro, e stimo, e onoro te.
MIRANDA – (Asciugandosi una lacrima)
Sciocca che sono! Mi viene da piangere,
per qualcosa che mi fa sì felice!

–Strangers in the niiiiight…
–Bleah.
–Guardate che siamo in un fumetto per RAGAZZI!

CALIBANO – Ma quest'isola è mia,
da parte di mia madre, Sicorace,
e tu me la sottrai, da usurpatore.
I primi tempi della tua venuta
in questi luoghi mi volevi bene,
e mi tenevi grandemente in conto;
m'offrivi a bere spremute di more
e m'insegnavi quali nomi dare
alla luce più grande e alla più piccola
ch'ardono in cielo di giorno e di notte.
Ed io, che pure ti volevo bene,
ti mostrai le bellezze di quest'isola:
le fresche polle, le pozze salmastre,
le plaghe sterili e quelle feconde…
Maledizione a me, perché l'ho fatto!…
Ora vorrei che ti piovano addosso
i malefici tutti di mia madre,
e rospi, e scarafaggi, e pipistrelli!
Perch'io solo son qui tutti i tuoi sudditi,
io, che pur ero qui re di me stesso,
e mi vedo ora da te relegato
in questa ruvida balza rocciosa,
tutta l'isola essendomi interdetta!
PROSPERO – Bugiardissimo schiavo,
sensibile soltanto alle sferzate,
mai alla gentilezza!
Malgrado fossi un mucchio d'immondizia,
io ti trattai con ogni umana cura,
e t'alloggiai nella mia stessa grotta,
finché tu non osasti di attentare
all'onore di questa mia bambina.
CALIBANO – Ohò, così vi fossi riuscito
(ma tu giungesti in tempo ad impedirlo),
perché a quest'ora t'avrei popolato
quest'isola di tanti Calibani!

–Eh, nonnonnò. Questo non si fa.
–Per forza: tirata sulla rivendicazione dei diritti degli indigeni, ok… ma poi bisogna far vedere che è cattivo.
E stupido.
–Mi dispiace per grandone che deve interpretarlo.
–Però è stato bravo, eh? Postura gobba, voce ancor più cavernosa… è davvero un ottimo attore. Resto ammirato.
–Meglio non dedurne che stiamo migliorando a recitare o finiamo a fare queste cose tutti i giorni
–Io mi divertirei.
–Per forza, voi vi sbaciucchiereste tutti i giorni…

TRINCULO – Stefano, allora non sei annegato…
A vederti, davvero mi vien fatto
di sperare che tu non lo sia più.
Ma s'è calmato adesso il temporale?
Perché per ripararmi in qualche modo
dalla sua furia m'ero intrufolato
a terra, qui, sotto questa gabbana
del vitello lunare, che tu dici,
e che m'è parso proprio fosse morto.
E così, Stefano, anche tu sei vivo?
Eccoci, allora: due napoletani,
Stefano, e sani e salvi tutti e due!
STEFANO – Oh, no, ti prego, non farmi girare:
il mio stomaco è ancora un po' incostante.

–Perché si è appena scolato una bottiglia intera e ha pure vomitato.
Questa è una parte molto più adatta a lui di quella del mago. Eh eh…
–Però è vero. Come coppia di buffoni sono collaudati. Basta vederli insieme per ridere. Non poteva farlo nessun altro che loro due.
–Shhhh, non fategli sentire che gli stiamo facendo i complimenti.
–Così i due sprovveduti marinai si uniscono a Calibano in un piano sconclusionato per prendere possesso dell'isola che non dà il benché minimo pensiero a Prospero…
–Insomma, il sollievo comico del fumetto… pardon, della commedia…
–…mentre intanto il principe Ferdinando e suo padre il re di Napoli si credono morti l'un l'altro grazie agli inganni di Prospero e di Ariel.

ARIEL – (Canta)
A cinque tese sotto
dell'acque sta sepolto
tuo padre, e non è morto,
ché la magia del mare
lo seppe trasformare
in cosa ricca e strana:
son l'ossa sue coralli
e perle le pupille;
ed ogni ora le ninfe
fan per lui rintoccare
la funebre campana.

ALONSO – Tu m'inzeppi le orecchie di continuo
di parole che suonano indigeste
allo stomaco dei miei sentimenti.
Mai l'avessi sposata in quel paese
mia figlia Claribella!
Ho perduto mio figlio, nel ritorno,
ed anche lei, da quel che posso intendere,
perché lontana com'è dall'Italia
non spero ormai di rivederla più.
O tu, ch'eri l'erede dei miei regni
di Napoli e Milano, qual mai mostro
ha fatto di te in mare il suo boccone?

–Il re è sicuramente… regale.
–Sì, niente da dire.
–Posato al punto giusto.
–Mi ricorda Denzel Washington in…
–Però perché per esempio questi ruoli non posso mai farli io?
–Perché se tu fossi un re finiresti per spaccare la testa con lo scettro a chiunque ti contraddicesse. Bel modo di governare.
–Be', in effetti non hai torto…
–E mentre il re si strugge, i buffoni buffoneggiano e i piccioncini piccioncinano…
–…i cattivi cospirano! Giusto? Se no che altro dovrebbero fare i cattivi?

ANTONIO – E dove sta di casa la coscienza?
Fosse un gelone a un piede,
avrei messo magari le pantofole;
ma in petto questa dea non me la sento.
Venti coscienze che si frapponessero
tra mezzo a me e il ducato di Milano,
potrebbero ghiacciarsi e poi disciogliersi,
prima d'avere il tempo necessario
a procurarmi il minimo disturbo.
Qui c'è il fratello tuo, addormentato.
Non varrebbe la terra su cui giace,
se fosse quel che appare: un uomo morto.
Con non più di tre pollici di lama
di questo docile mio pugnaletto,
io potrei metterlo a dormir per sempre;
mentre anche voi, con lo stesso sistema,
potreste chiudere in eterno gli occhi
a questo preistorico nonnulla,
questo Messer Prudenza,
che non potrebbe più rimproverarci
per questa azione. Quanto a tutti gli altri,
si prenderanno da noi l'imbeccata,
come il gatto si lappa il suo lattuccio:
regoleranno sempre l'orologio
all'ora che gli fisseremo noi.
SEBASTIANO – D'accordo, caro amico,
il tuo caso sarà il mio precedente:
al modo stesso che tu hai seguito
per avere Milano, io avrò Napoli.
Snuda dunque la spada: un colpo solo
t'affrancherà dal tributo che paghi,
ed io, che sarò re, t'avrò assai caro.

–Oh, come siamo cattiiiivi! Vero, esimio collega?
–Ci puoi giurare, nasello. Cattivissimi.
–Oh, ma tu sei molto più cattivo di me, lo riconosco.
–Ma no, non sia mai, ti lascio volentieri il primo posto. Voglio ammazzare il regista.
–Naturalmente però Prospero con le sue arti magiche è a conoscenza del complotto fin dall'inizio, e quindi nessuno dei cospiratori ha speranza…
–…e dopo aver fatto prendere una gran paura a tutti, il magnanimo mago li perdona e finisce tutto a tarallucci e vino? Che razza di modo di concludere è questo?

PROSPERO – E così a me
sento che accade adesso;
ché, se tu che non sei che un soffio d'aria
sei toccato da tanta commozione,
io, che appartengo alla lor stessa specie,
e che provo le lor stesse passioni,
non mi dovrò sentire più di te
mosso a pietà di questo loro stato?
Anche se m'han ferito nel profondo
coi gravissimi torti che m'han fatto,
faccio che la ragione in me prevalga
a nobilmente contrastar la collera;
ché perdonare è più nobile agire
che vendicarsi. Essi sono pentiti,
ed io non spingerò il mio castigo
più in là d'un semplice aggrottar di ciglia.
Va' dunque a liberarli, Ariele, presto.
Vo' romper gl'incantesimi,
restituire a ciascuno di loro
la perduta ragione, a far che tornino
nuovamente se stessi. […]
Elfi delle colline, dei ruscelli,
dei tersi e placidi laghi, dei boschi;
e voi che lungo le sabbiose rive
su cui non lascia orma il vostro piede
vi divertite ad inseguire il flutto
che si ritrae, e quando rifluisce
a scansarlo, fuggendo via da esso;
voi, gnomi, che al chiarore della luna
tracciate verdi cerchi d'erba amara,
che i greggi si rifiutan di brucare;
e voi, cui solo piace divertirsi
a far spuntare i funghi a mezza notte,
e che gioite quando dalle torri
udite batter l'ora della sera,
io fino ad oggi con il vostro aiuto
(per deboli artigiani che voi siate),
ho potuto abbuiare il gran meriggio,
stanar dagli antri i riottosi venti,
e scatenarli ovunque, in mare e in terra,
destar di colpo strepitosa guerra
tra il verde mare e il ceruleo cielo,
accendere del fragoroso tuono
le paurose fulminee saette,
e con esse spaccar di Giove stesso
la salda quercia, scrollar dalla base
il monte che nel mare si protende,
strappar dalle radici il cedro e il pino.
Le tombe hanno svegliato, al mio comando,
i lor dormienti, aperti i lor coperchi,
e li han lasciati uscire,
sì potente si dimostrò finora
la mia magica arte.
Ma ora all'esercizio di tale arte
io faccio abiura, null'altro chiedendo,
come ultimo servizio, che produrmi
qualche istante di musica celeste
perch'io possa raggiungere il mio scopo
d'agire sovra i sensi di coloro
cui questo aereo incanto è destinato;
poi spezzerò questa mia verga magica,
e la seppellirò ben sottoterra
e in mare scaglierò tutti i miei libri,
che vadano a sommergersi più in fondo
di quanto mai sia sceso uno scandaglio.

–…
–Be'… qualcuno potrebbe definirlo un mollaccione, no?
–O un vigliacco.
–O un ingenuo…

–Un po' come… noi?
–Noto che nessuno sta più ridendo.
–Alla fine si è reso conto… che la vendetta, il risentimento, è inutile. Che anche la magia, per quanto sia straordinaria… lo ha soltanto separato dagli altri, in tutti questi anni. Lo aveva alienato dalla sua famiglia, dal suo popolo… e forse per questo suo fratello ha avuto buon gioco a spodestarlo.
–Alla fine, sembra pensare che forse è lui il responsabile di tutto. Che è lui quello che dovrebbe essere perdonato…
–E comunque è vecchio. Con la magia, forse potrebbe vivere per sempre… ma si stancherebbe…
–Preferisce… tornare ad essere un uomo come tutti gli altri… assicurare il futuro e guardare i giovani che vanno avanti al suo posto… e poi concludere la sua vita serenamente, senza rancori.
–Sapete, tutt'a un tratto penso di sapere come si sente sempre il professore.
–Anch'io.
–Non tanto diversamente… da noi, non è vero? Dopo tutti questi anni…
–Credo che alla prossima rappresentazione dovremmo darla a lui, la parte. Sicuramente gli piacerebbe.
–Non che il nostro regista non sia bravo a interpretarla. Qui lo dico e qui lo nego.

I giochi di magia son terminati.
Come t'avevo detto, quegli attori
erano solo spiriti dell'aria,
ed in aria si son tutti dissolti,
in un'aria sottile ed impalpabile.
E come questa rappresentazione
– un edificio senza fondamenta –
così l'immenso globo della terra,
con le sue torri ammantate di nubi,
le sue ricche magioni, i sacri templi
e tutto quello che vi si contiene
è destinato al suo dissolvimento;
e al pari di quell'incorporea scena
che abbiam visto dissolversi poc'anzi,
non lascerà di sé nessuna traccia.
Siamo fatti anche noi della materia
di cui son fatti i sogni;
e nello spazio e nel tempo d'un sogno
è racchiusa la nostra breve vita.

–Eh, già… se ci pensate…
–Sai, vecchio… forse dovremmo sul serio dirti grazie della tua scelta, dopotutto. È… una bella storia, questa.
–Già.
–Già.
–Davvero? Finalmente apprezzate i miei sforzi? Oh, sono commosso, io…
–Vacci piano. E niente "ve l'avevo detto". Domani non me ne ricorderò già più. Ora coraggio, vediamo di concludere la prova.
–Una favola. Una bella favola.
–Se solo anche per noi potesse esserci la certezza di un lieto fine.
–Io… io penso di sì.
–Sì.
–Sì, in realtà… anch'io.
–Prima o poi, gente. Prima o poi.

I miei incantesimi sono finiti;
sol mi restano ora le mie forze,
piuttosto scarse, per la verità.
Ora sta a voi decidere, signori,
s'io debba rimanere sempre qui,
racchiuso in questo luogo solitario,
o partire per Napoli con loro.
Ma spero che non sia vostra vaghezza
ch'io resti relegato su quest'isola
– e per vostro incantesimo, in tal caso –
avendo riottenuto il mio ducato
e perdonato a tutti i traditori;
che vogliate al contrario
magicamente con le vostre mani
sciogliermi e liberarmi da ogni laccio,
e gonfiare col vostro fiato amico
le mie vele, altrimenti è il fallimento
di tutto il mio progetto
ch'era quello di farvi divertire.
Non ho più spiritelli al mio comando
né magico potere d'incantesimi;
e la mia fine sarà disperata
se non venga da voi
una tal penetrante intercessione
in mio favore presso la pietà,
da assolvermi da tutte le mie colpe.
E se a voi piace d'esser perdonati
dei peccati, dall'indulgenza vostra
fate ch'io venga assolto anch'io dei miei.

–Amen, amico.
–Già.
–Già.
–Amen.
–Qualcuno sta per caso piangendo?…
–Naaa. È solo un gioco di luci. E se per caso provi a contraddirmi ti attacco al muro. Venite. Ci meritiamo tutti un panino dopo questa sfacchinata.
–E domani di nuovo qui per una nuova storia?
–Non tirare troppo la corda. Ma… magari anche sì.