Capitolo 7
"Chiamata da Calder Michaels sulla linea privata, signora"
"Bene, grazie Cynthia" rispose Joan. Come la sua segretaria uscì dall'ufficio, la donna alzò il ricevitore, fece un profondo respiro e prese la chiamata
"Calder" salutò Joan
"Joan"
"Novità?"
"Non molto. In questi due giorni abbiamo seguito le tracce di Annie e dei suoi uomini. Hanno lavorato sotto copertura per circa 10 giorni, reclutando mercenari. Sembravano un gruppo di amici in viaggio turistico. I nostri informatori sono riusciti a sapere che poi, per vie diverse e in tempi diversi, si sono diretti prima in Marocco e da lì in Mali. Annie è stata l'ultima a lasciare Lagos assieme ad altre due donne. Hanno viaggiato in treno lungo la costa Atlantica. Ora ci divideremo in due squadre e raggiungeremo il Mali separatamente. Se dovesse esserci qualcosa di più serio sotto che non un reclutamento di uomini per scortare dei convogli umanitari, dobbiamo essere cauti"
"Bene Calder. C'è altro?"
"No Joan, non al momento. Ti ho inviato un rapporto completo, dovresti averlo già ricevuto" mentre Calder diceva queste parole, Auggie si affacciò nell'ufficio di Joan col rapporto in questione
"Joan, abbiamo ricevuto cablogramma dalla Nigeria, è di Calder"
"Lo so, Auggie, entra"
"Auggie?" chiese sorpreso Calder. Joan inserì il vivavoce.
"Hey, Auggie"salutò Calder
"Hey, Michaels, felice di sentirti"
"Bentornato, Anderson. Fa piacere anche a me sentirti"
Joan riattaccò il ricevitore "Ebbene?" chiese al suo tecnico. Auggie diede il rapporto alla donna, si sedette di fronte a lei alla scrivania e rimase in silenzio, aspettando che lei potesse leggere l'intero file.
"Calder e la sua squadra stanno per lasciare Lagos. Seguiranno le tracce di Annie e dei suoi uomini"
"Non sarà facile, Joan. Annie è brava nel far perdere le sue tracce" Auggie ripensò a quando Annie scomparve nel tragitto tra Hong Kong e Washington e di lei non si seppe più nulla per quattro lunghi mesi.
"So a cosa stai pensando, Auggie e so anche che Annie è brava. Ma che motivo avrebbe avuto per sparire, questa volta?"
"Joan, stavano reclutando mercenari, se te ne fossi dimenticata"
"È vero ma questo può significare tante cose"
"Ad esempio?"
"Ad esempio che Ryan cercava gente locale come scorta per dar meno nell'occhio, visto che i locali conoscono meglio di noi usi e costumi di quei paesi e anche la logistica, nonché la situazione politica che, come sai, è piuttosto incandescente"
"Nemmeno tu credi a quello che stai dicendo" rispose Auggie. Era tornato alla CIA da qualche giorno, ma era come se non se ne fosse mai andato.
Egli si alzò e si diresse alla finestra, appoggiando una mano sul vetro.
Era una bella giornata di fine settembre. Il sole batteva sui vetri della finestra trasmettendo il suo calore all'interno dell'ufficio. Chiuse gli occhi e cercò di ricordarsi l'autunno, con le sue tinte calde, con l'odore della terra bagnata dalla rugiada del mattino, con le prime nebbie.
Joan lo raggiunse, gli appoggiò una mano sulla spalla e lo rassicurò: "La troveremo, Auggie"
Lui si voltò verso di lei, annuì lentamente ed uscì dal suo ufficio per entrare nel proprio. Si chiuse la porta alle spalle e questo era un chiaro segno che non voleva essere disturbato almeno per un po'.
La parete che separava l'ufficio di Auggie da resto del reparto della Task Force aveva una grande vetrata che ricordava molto il suo ufficio al DPD.
Dalla sua postazione Eric poteva vedere il suo amico, nonché mentore, e gli lesse sul volto tutta la preoccupazione per la sorte di Annie.
Barber non riusciva a capire come avessero potuto separarsi. Cinque anni fianco a fianco, lavorando insieme quasi giorno e notte, non era poca cosa. Osservandoli giorno dopo giorno, aveva visto nascere poco a poco tra loro un sentimento di amicizia così profonda che non poteva fare altro che diventare amore. Avevano un'intesa perfetta, si capivano al volo anche senza parlare, erano quelle che si definiscono anime gemelle.
Certo, la decisione di Annie di andare nell'ombra era stata pesante da accettare per Auggie, ma Eric la capiva. Annie era preoccupata che Henry potesse far del male alle persone che amava ma, se lei moriva, lui non l'avrebbe più cercata e lei avrebbe potuto agire indisturbata e sconfiggerlo. E l'aveva fatto. Annie aveva ucciso Henry, aveva liberato il mondo da un pericoloso e subdolo criminale.
Come se potesse sentire i pensieri di Barber, Auggie alzò la testa dalla scrivania alla quale stava lavorando, uscì dall'ufficio e lo chiamò: "Ehi, amico mio, che ne dici di un caffè?"
"Ci sto. Prendo la giacca e…"
"No Eric, non voglio uscire. Non mi oriento ancora bene in questi uffici" ammise Auggie "me lo porteresti tu per favore?"
"Oh, sì certo" rispose Eric un po' deluso. Avrebbe voluto passare del tempo col suo amico, parlare un po' con lui, cercare di distrarlo un po'. In fondo l'intero DPD e tutta la Task Force di Joan erano sul caso e loro potevano permettersi il tempo di un caffè. Ad Auggie non sfuggì il tono di voce di Eric e ne fu dispiaciuto.
"Magari usciamo per il pranzo, che ne dici?" gli disse.
"Vada per il pranzo" rispose Eric.
Tornò alla scrivania, si infilò le cuffie e si rimise al lavoro. La sua mente però sembrava voler rincorrere i ricordi.
"Come siamo arrivati a questo punto, Annie?" pensò
Annie aveva deciso di lavorare nell'ombra, cosa pesante da gestire. Doveva fingere che fosse morta mentre non desiderava altro che abbracciarla, stringerla, baciarla.
Poi era ricomparsa Helen. Auggie si maledisse per aver passato la notte con lei anche se era stata solo quella notte. Come aveva potuto? Gli mancava il contatto umano tra uomo e donna, sentire il fremito lungo la schiena nel momento in cui due persone condividono l'intimità di un letto. Sapeva di aver fatto l'amore con Helen, ma la sua mente voleva che fosse Annie.
Si chiese se Annie avesse saputo di quello che era successo. Sì, certo che sapeva. Avevano ripulito l'appartamento di Helen, Annie aveva visto.
Quando era tornata dopo Hong Kong, Annie non era più la stessa. Quando uccidi qualcuno non puoi più essere la stessa persona. Qualcosa si rompe dentro. Lei era diventata diffidente, non gli aveva raccontato del suo cuore. Non si fidava più di lui? Eppure egli avrebbe dato la sua vita per lei. Lo aveva ferito.
Si erano feriti a vicenda, in realtà. Andare a letto con Tash a Parigi era stato un altro errore. Certo, la missione… ma sapeva benissimo che erano bugie. Far soffrire Annie, facendola ingelosire, era diventato un suo bisogno. Ma questo era solo servito ad allontanarli ulteriormente aumentando le incomprensioni.
Poi era arrivato McQuaid. Auggie colpì con un pugno la scrivania.
"Non posso dare la colpa a Ryan dei nostri errori" pensò. In fondo Ryan gli piaceva. Era un uomo in gamba e bravo nel suo lavoro, maledettamente bravo. Aveva seguito Annie senza troppe domande quando lei era partita per salvare lui, il suo migliore amico, e si era preso cura di lei.
Essi avevano salvato la sua vita e quella di Tash.
"Hey, Auggie" la voce di Barber lo riportò al presente "il tuo caffè. A ore 10"
"Grazie Barber"
"Tutto bene Auggie?"
"Diciamo di sì. Ho avuto giorni migliori"
"Per qualunque cosa… "
Auggie sorrise nella sua direzione, annuendo in segno di ringraziamento. Si rimise le cuffie e riprese il lavoro, sorseggiando piano il suo caffè.
Annie e Ryan potevano essere in pericolo. O peggio, potevano essere morti. Scacciò quest'ultimo pensiero dalla sua mente.
Aveva un debito enorme con entrambi. Essi avevano salvato la sua vita, quella di Natasha e di James Deckard
"Vi troveremo ragazzi, e vi riporteremo a casa" pensò.
Le sue dita scorrevano veloci sulla tastiera; il software di lettura gli permetteva di seguire l'invio e la ricezione di alcuni file decriptati più rapidamente che non semplicemente digitando.
Auggie continuava a leggere file su file delle trascrizioni delle intercettazioni delle ultime quattro settimane ormai da più di tre ore. Niente. Non trovava niente. Non riusciva a trovare nulla che potesse anche solo dargli il più piccolo indizio per cominciare a stendere un piano d'azione da sottoporre a Joan.
"Auggie, è ora di pranzo" disse Barber entrando nell'ufficio dell'amico, Auggie toccò il suo orologio: 1:50 (p.m.)
"Barber, mi spiace, non mi sono reso conto che fosse così tardi"
"Non c'è problema, amico. Insalata Green Goddess senza noccioline a ore 9. Acqua a ore 12, posate e tovagliolo a destra dell'acqua"
"Eric…" Auggie era sorpreso e commosso allo stesso tempo.
"Sapevo che non sarei riuscito a staccarti da questa scrivania, amico mio. E se non ricordo male, questa era la tua insalata preferita"
"Non mia, di Annie. Ma è bello che tu te lo sia ricordato"
"Oh, ok… scusa…" balbettò Barber.
"No, è tutto ok. Piace anche a me" Auggie gli sorrise riconoscente, di quel suo sorriso gentile che riscaldava il cuore.
Barber uscì. Auggie rimise le cuffie e ricominciò ad ascoltare le intercettazioni mentre consumava il suo pasto. Le ascoltò e riascoltò più volte. Una frase non gli era perfettamente chiara. Doveva capirne prima il senso generale e poi sarebbe andato più a fondo. Doveva riuscirci, proprio come era riuscito a fare quella volta che Annie era stata accusata di tradimento da Lena Smith. Doveva salvarla, la sua Annie.
