Capitolo 9

"Dunque Ryan è vivo" pensò Auggie. Finalmente una buona notizia. Ora bisognava trovare il modo di farlo tornare in America. Barber fu incaricato di contattare la McQuaid Security e di coordinare con loro il rientro di Ryan a Washington.

Il passo successivo era scoprire se vi erano altri sopravvissuti, ma soprattutto ricostruire le dinamiche dell'attentato subìto dal convoglio e perché. Inoltre c'era la questione della scomparsa di Annie.

Auggie non dormiva molto, troppi pensieri gli attraversavano la mente. E, tra tutti le sue preoccupazioni, c'era anche Natasha. Si erano lasciati davvero male e nessuno dei due aveva ancora fatto il primo passo per chiamare l'altro. Ma Auggie sapeva che difficilmente si sarebbero risentiti.

"Buongiorno Joan" Auggie salutò la donna che stava entrando nel suo ufficio.

"Buongiorno Auggie. Avevo quasi dimenticato la tua capacità di sapere sempre che hai attorno"

"Ricordi? Le tue collane…" le sorrise Auggie

"Sì, ma ricordo anche di averti detto di lasciare questi giochetti per qualcun altro" gli rispose. Il suo tono di voce fece capire ad Auggie che stava sorridendo. Ma lo sguardo di Joan era preoccupato. Erano tornati da Bali da una decina di giorni ma non aveva ancora visto Auggie lasciare Langley. Il suo viso era tirato e stanco.

"Auggie da quanto tempo non fai una bella dormita?"

"Sto bene, Joan"

"Vai a casa, dormi, fatti una doccia e raditi la barba"

"Sto bene, Joan, davvero"

"Ti voglio sul caso al 100% da domani. Oggi sei fuori servizio. È un ordine Auggie" il tono di Joan non ammetteva repliche.

A malincuore, Auggie raccolse nervosamente le sue cose e uscì dall'ufficio. Una volta arrivato a casa, appoggiò la sua borsa, le chiavi e il bastone nel mobile di fianco all'ingresso, si chiuse la porta alle spalle e trasse un profondo respiro. Joan aveva ragione. Le preoccupazioni, le poche ore di sonno e la tensione nervosa lo stavano stremando: aveva bisogno di riposo.

Conosceva l'appartamento come le sue tasche, era il suo vecchio appartamento. Non aveva mai disdetto il contratto d'affitto, non ne aveva avuto l'occasione. O meglio, non l'aveva mai cercata. In fondo aveva sempre sperato di poterci tornare un giorno. Si diresse alla camera da letto, si sdraiò senza neanche spogliarsi e nel giro di pochi minuti si addormentò. Il suo sonno però non fu tranquillo. La sua mente era affollata di sogni: rivedeva Tash, poi Annie, poi Helen, poi nuovamente Annie. Dopo circa un'ora si alzò, si fece una doccia e la barba, si preparò un caffè e si sedette sul divano ascoltando un po' di musica. Anche il suo soggiorno, come la sua mente, era affollato di ricordi: la valigia di Parker nella quale aveva inciampato il giorno che lei lo aveva lasciato; il vestito che Annie aveva indossato al Teatro di Vienna e che aveva indossato nuovamente solo per lui; Annie che gli confessava di aver preso la sua maglietta preferita; Barber e Hollman che cercavano di decriptare i file che avrebbero incastrato Henry Wilcox; ogni ricordo ruotava inevitabilmente attorno ad Annie. Nel giro di qualche minuto tornò a letto e questa volta si addormentò profondamente, di un sonno senza sogni.

Il suono del suo telefono lo svegliò. Guardò l'orologio, le 5,45 p.m., poi rispose.

"Hey, Barber"

"Scusa se ti disturbo, capo, ma so che avresti voluto leggere subito la trascrizione dell'intercettazione decifrata poco fa. Hai pranzato?"

"No, veramente no"

"Ok, arrivo tra 15 minuti. Pizza?"

"Pizza" confermò Auggie

Aveva giusto il tempo di farsi una doccia e sistemare quel po' di disordine che aveva lasciato in mattinata. Sistemò l'isola della cucina con tovaglioli di carta e un paio di birre fresche appena in tempo, che Barber bussò.

"Hey, Auggie. Come ti senti?"

"Meglio. Avevo davvero bisogno di dormire"

"Già. Ho la pizza e le intercettazioni di oggi. Da cosa cominciamo?"

"Da tutte e due, direi"

Si accomodarono intorno all'isola della cucina e cominciarono a lavorare coi laptop e i file delle intercettazioni. Mentre mangiavano, Auggie ascoltò più e più volte l'ultima intercettazione decodificata; c'era qualcosa che gli suonava familiare, ma non riusciva a capire cosa fosse. Riprese tutte le trascrizioni dell'ultima settimana, si infilò le cuffie e cominciò a riascoltarle. Ogni intercettazione conteneva notizie riguardanti gli spostamenti di tribù berbere lungo le vie carovaniere verso l'Egitto. Che nesso potevano avere queste notizie col resto del testo? Ascoltò e riascoltò quelle intercettazioni mentre Eric restava collegato con la CIA e scaricava sul suo portatile ogni comunicazione che intercorreva tra Calder Michaels e il DPD, tra il DPD e la Task Force di Joan. In particolare era riuscito ad intercettare alcune comunicazioni tra la McQuaid Security e un indirizzo IP ben mascherato nel web. Eric aveva provato a rintracciarlo ma aveva cominciato a trovare vari segnali che rimbalzavano tra diversi server dislocati tra Europa e Medio Oriente: correva il rischio di essere scoperto e di mettere a repentaglio l'intera operazione.

"Che ne dici di una pausa Barber? Una birra?"

"Sì grazie. Trovato niente in quelle intercettazioni?"

"Forse. In quasi tutte si fa riferimento a delle tribù berbere in viaggio sulle vie carovaniere sahariane e sto cercando di trovare il collegamento con il resto del contenuto: si parla di attacchi di guerriglieri o degli incontri per i trattati di pace, o addirittura delle previsioni del tempo. Devono essere dei diversivi, credo." Auggie fece una pausa, porse la birra all'amico e poi chiese: "E tu, hai trovato niente?"

"Forse sì, Auggie" bevve un sorso di birra e poi riprese: " Ho seguito un indirizzo IP ma il segnale rimbalza tra vari server dislocati tra Europa e Medio Oriente. Inoltre i nostri software hanno rilevato dei codici binari ben criptati che potrebbero funzionare come spyware. Non vorrei che venissero rilevati i nostri sistemi di schermatura, quindi al momento mi sono fermato. Ho però inviato una mail a Hollman per avvisarlo. Forse se lavoriamo da diversi IP queste sorte di Troll potrebbero non accorgersi che li stiamo sorvegliando"

Auggie annuì. "Potrebbe funzionare. Sei in rete con Hollman?"

"Sì. Andrew lavora dalla rete secretata del DPD. Abbiamo creato una rete parallela per proteggere da eventuali intrusioni quella dell'Agenzia. Ci muoviamo lentamente per evitare di essere intercettati"

"Uhm… una sorta di Second Life della CIA, eh?" sorrise Auggie soddisfatto "potremmo aggiungere una nuova postazione fittizia a questa rete, in modo da creare collegamenti virtuali più numerosi e quindi più difficili da rintracciare"

"Si può fare, capo. Vuoi entrare nella rete da casa tua?"

"Sì, qui ho dei software di schermatura piuttosto buoni. Regalo di Ryan, di un paio di anni fa. Li ho sempre tenuti aggiornati"

Mentre parlavano stavano già creando e amplificando le stazioni-fantasma dalle quali trasmettere i segnali che potessero depistare eventuali tentativi di rilevamento. Auggie toccò il suo orologio

"Dannazione Eric. Sono le 3 del mattino"

"Sì, lo so. Ma abbiamo una lavoro da fare e…"

"Basta così, per ora. Tra poche ore dovremo essere in ufficio e tu non hai chiuso occhio. Va' a casa Eric, riposati. Ne hai certamente bisogno. Joan ci vorrà in piena forma domani"

"già" rispose Barber mentre raccoglieva tutte le sue cose. Auggie lo accompagnò alla porta "Grazie della pizza, Eric. E non solo"

"Di nulla amico. È stato un piacere"

Quando fu solo, Auggie si diresse alla sua camera, si spogliò e si mise a letto. Si addormentò profondamente, ma di un sonno inquieto. Tutte le intercettazioni ascoltate fino allo sfinimento riecheggiavano nella sua mente. E quella frase, che già una volta lo aveva colpito, tornava prepotente nei suoi pensieri.

Si svegliò alle 7 a.m. quando il suo telefono squillò per un messaggio: era di Barber. La voce metallica dell'applicazione lesse : "Rete da pesca pronta. Ci vediamo in ufficio"

Auggie sorrise, sapeva di avere in Eric un prezioso alleato. Si fece velocemente la doccia, si vestì e uscì di casa diretto a Langley, la mente sempre occupata dallo stesso pensiero: cosa stonava in quelle intercettazioni? Una passaggio, in particolare, aveva colpito la sua attenzione: perché dei berberi, se erano coinvolti nella guerriglia maliana, parlavano di condizioni atmosferiche e della bellezza di certi fiori?