Capitolo 11
Il sole era alto nel cielo e il caldo, nel deserto, poteva essere davvero difficile da sopportare. Jack, Ethan e Mike erano seduti davanti alla loro tenda; mentre parlavano notarono due tuareg avvicinarsi ad una tenda poco lontana, entrarci ed uscirne dopo circa dieci minuti accompagnati da un terzo uomo, un occidentale.
"Non hanno più la sacca che avevano quando sono entrati." notò Ethan. Per delle spie allenate quali loro erano, questo poteva significare tutto e niente, ma l'istinto disse loro di controllare.
"Vado a fare due passi." disse Mike alzandosi "Ho bisogno di sgranchirmi le gambe. Vieni con me Jack?"
"Perché no? Con tutto quello che ho mangiato, un po' di movimento è quello che ci vuole."
"A dopo." disse Ethan "Io andrò sotto quelle palme a leggere un po'." Una volta giunto presso le palme vicino al pozzo, aprì il suo libro, prese dalla tasca il suo iPod, si mise gli auricolari e cominciò a leggere. L'iPod, in realtà, era un sofisticato sistema di microfoni che poteva captare suoni fino ad un centinaio di metri di distanza.
I due berberi e l'occidentale passarono vicino a lui, ma Ethan li ignorò volutamente cercando, però, di prestare la massima attenzione a quello che dicevano. I due Tuareg erano i figli del capo tribù Abu-Mokhammed, col quale Ethan aveva parlato qualche giorno prima a proposito della situazione politica del Mali, facendosi passare per giornalista. Il berbero era una persona ben informata dei fatti ma non interessato ad intervenire nella guerriglia che da anni si protraeva nel paese. Era un uomo pacifico e sperava che con l'incontro di Pace che si stava tenendo ad Algeri in quei giorni la situazione si potesse risolvere.
"Hai avuto il denaro, ora vogliamo la merce." disse Mebruk.
Ethan non voleva dare nell'occhio, doveva poter ascoltare senza farsi scoprire. Finse di essersi addormentato.
"Sta arrivando. Il furgone ci aspetta pochi chilometri fuori dall'oasi, verso Nord." disse l'occidentale.
"Bene, monsieur Garrett." rispose Yebraim "Andiamo a vedere." I tre si allontanarono velocemente e Ethan, velocemente, mandò un messaggio ai suoi colleghi. Non era sicuro di cosa potesse essere la merce di cui si parlava, ma riuscire a fare un controllo non sarebbe stato male. Nello stesso momento il telefono di Mike squillò: era un numero secretato del DPD.
"Mike Donovan. Chi parla?"
"Salve Mike. Sono Andrew Hollman. Siete ancora a Taoudenni?"
"Sì. Dovremmo partire in un paio di giorni."
"Domani dovrebbe arrivare il convoglio di Calder Michaels. Vi riunirete lì a Taoudenni."
"Bene, il loro arrivo è provvidenziale."
"Ci sono novità?" chiese Andrew incuriosito.
"Forse. Stiamo verificando alcune voci che abbiamo sentito. Comunque non appena avremo notizie certe, ti faccio sapere."
"Avete con voi l'attrezzatura informatica?"
"Non tutto in realtà. Molte cose le abbiamo lasciate a Michaels prima di dividerci in due squadre."
"Ok, allora ci aggiorniamo domani. Abbiamo creato una rete mascherata di controllo per alcune intercettazioni e abbiamo bisogno di una stazione mobile che nasconda ulteriormente il segnale o che funzioni da civetta in caso venissero rilevate le nostre comunicazioni." Mentre Mike parlava Jack gli mostrò una foto che aveva appena scattato: era riuscito a cogliere Jedjiga senza il velo anche se l'inquadratura era piuttosto lontana.
"Andrew." disse Mike "Abbiamo bisogno di mandarti una foto per un riconoscimento facciale. Dovrai lavorarci un po' non abbiamo potuto avvicinarci troppo, per cui potrebbe risultare un po' sfocata."
"Ok, Mike. Vedrò cosa posso fare. Io e Barber ci lavoreremo nella pausa pranzo poi passeremo l'immagine ad Anderson per…"
"Anderson?" lo interruppe Mike "Auggie Anderson?"
"Sì, proprio lui."
"Dunque è tornato. Bene." affermò Mike soddisfatto.
"Bene Mike, è tutto per ora. Se non ci sono urgenze ci sentiamo domani."
Mike chiuse la telefonata e guardò Jack sorridendo "Mi devi 100 dollari amico mio. Auggie Anderson è tornato alla base."
"Ma sono passati due anni." protestò Jack.
"Non importa, non avevamo stabilito un tempo. Mi devi 100 dollari."
"Spilorcio" ribattè Jack sorridendo.
"Non sai perdere, amico mio." rise Mike.
Avevano raggiunto Ethan e, insieme, si erano diretti a Nord dell'oasi. Fuori dell'oasi, a Taoudenni non c'era molto da vedere: le miniere di salgemma, i ruderi di una prigione abbandonata e poco altro. Cercarono di non farsi vedere mentre seguivano Mebruk e i suoi compagni.
Nel giro di pochi minuti arrivò un furgone scortato da due SUV. Mebruk e Yebraim aprirono subito il retro del furgone e controllarono le casse una ad una; contenevano armi.
"Mi sembra che ci sia tutto monsieur Garrett." disse Yebraim.
"Sono un uomo di parola." sorrise Garrett.
"Così sembra. Devo ancora capire, però, perché ci ha messo tanto a farci avere la merce. Avevi detto venti giorni, quando ci siamo incontrati a Timbuctu, ma ne sono passati il doppio. Questo non è essere di parola, mon amì."
"Far saltare una carovana per rubargli le armi non è cosa che passa inosservata signori miei. Sono morte delle persone in quell'agguato, alcune delle quali americane. Sono ancora ricercato, dovevo muovermi con estrema cautela."
I due fratelli annuirono. Fecero una breve telefonata e in pochi minuti arrivò un secondo furgone guidato da un giovane tuareg. Trasbordarono le armi, poi Mebruk e Yebraim salutarono Garrett e tornarono all'accampamento.
Ethan, Jack e Mike avevano sentito abbastanza. Ora i vari tasselli del puzzle si stavano incastrando. Erano riusciti anche a scattare delle foto a Garrett e ai due fratelli che inviarono immediatamente a Langley.
Era ormai il tramonto quando Mike ricevette una telefonata da Hollman. Si alzò, cominciò a camminare e prese la telefonata.
"Hey, Mike."
"Andrew. Ci sono novità?"
"Sì, dunque… le foto che ci hai mandato… siamo riusciti ad identificare i tre uomini: i due giovani sono degli attivisti tuareg; sono già segnalati alle forze dell'ordine maliane per il traffico d'armi e il sostegno ai guerriglieri jihadisti. Il terzo uomo è Dimitri Diachkov, alias Samuel Garrett, alias Lewis Ashton, alia Vincent Deveraux, ex attivista e spia del KGB"
"Dunque, conosciuto in mezzo mondo." disse Mike.
"Abbiamo già avvisato Calder Michaels della sua presenza a Taoudenni."
"Informazioni sulla donna?"
"Non ancora. Barber sta lavorando sull'immagine per renderla nitida e ripulirla dello sfondo. Ci aggiorniamo più tardi."
Mike si fermò e cominciò ad osservare il cielo. All'orizzonte, il sole era una sfera perlescente che tingeva le dune e l'aria di un rosso acceso. Il cielo via via sfumava nelle calde tinte del giallo-arancione fino ad arrivare al blu violaceo della notte. Le prime stelle cominciavano timidamente a brillare e diventavano sempre più luminose man mano che il sole scendeva oltre l'orizzonte e le tenebre prendevano il sopravvento.
Mentre a Taoudenni si faceva notte, a Washington era pieno giorno. Benché fosse ottobre inoltrato, era una giornata tiepida e soleggiata.
La mattina negli uffici di Langley era trascorsa piuttosto velocemente per Andrew Hollman ed Eric Barber che stavano lavorando alle intercettazioni provenienti dal Mali. Avevano ricevuto anche delle foto di persone da identificare. La squadra Bravo di Calder Michaels stava raccogliendo diverse informazioni utili, tra le quali aveva ricevuto tutta l'attenzione di Joan quella della vendita di armi da parte di Samuel Garrett a dei guerriglieri berberi. Per la pausa pranzo avevano un lavoro particolare: rendere una fotografia il più nitida possibile affinché si potesse fare l'identificazione attraverso il riconoscimento facciale. Mike Donovan aveva confessato ad Hollman che pensava fosse Annie Walker. Ora però, prima di parlarne ad Auggie, dovevano averne la certezza.
Eric aveva cominciato, pixel dopo pixel, a lavorare sulla foto, ripulendo il viso dallo sfondo e ridefinendone i contorni.
"Ehi, Barber! Non si pranza oggi?" domandò Auggie affacciandosi dal suo ufficio.
"Sì, tempo 10 minuti che sistemo due cose e andiamo."
"Sono ormai le 2,30." sottolineò Auggie.
"Già. Andiamo, il programma può lavorare da solo." Barber tolse l'audio al PC, prese la felpa, diede il braccio ad Auggie e uscirono. Eric non disse nulla all'amico, non voleva dargli delle false speranze.
Si sedettero ad un tavolo un po' isolato alla mensa dell'Agenzia, ordinarono e cercarono di parlare del più e del meno.
"Posso farti una domanda, capo?"
Auggie annuì.
"Hai più sentito Natasha?"
"No. Lei non chiama e io non chiamo. Non ci siamo lasciati in modo amichevole, forse abbiamo bisogno di tempo. Entrambi."
"Già…"
Il cellulare di Auggie squillò e lui rispose "Anderson."
"Sono Hollman. Barber è con te?"
"Sì, perché?"
"Abbiamo appena ricevuto un cablogramma con informazioni importanti. È meglio se rientrate in ufficio, Joan ha indetto una riunione."
Pagarono velocemente e velocemente tornarono ai piani superiori di Langley. Come entrarono negli uffici del DPD videro che Joan era già arrivata.
"In sala riunioni tra cinque minuti." disse la donna.
Barber si avvicinò a Hollman "Ho lasciato il mio PC acceso per pulire la foto." disse "Vado a vedere a che punto è e torno. Occupati di Auggie." Hollman annuì.
Auggie sentì Barber allontanarsi "Hollman, dove va Barber?" chiese.
"Va a prendere il suo portatile. Aveva lasciato il traduttore attivato e vuole controllare se ci sono novità." mentì Andrew.
Auggie annuì, prese il gomito dell'amico e si diressero all'area monitor.
"Bene, vedo che ci siamo tutti." cominciò Joan. "Stamattina abbiamo ricevuto alcune fotografie dalla squadra Bravo di Calder Michaels. Le foto che vedete sono di due fratelli berberi, Medruk e Yebraim Abu-Mokhammed. Sono due attivisti che trafficano armi a sostegno della guerriglia jihadista in Mali. Al momento si trovano a Taoudenni e hanno rilevato un carico di armi." Joan fece una pausa e guardò tutti gli uomini che aveva davanti. "Il terzo uomo è Dimitri Diachkov, ex attivista e spia del KGB, ora terrorista ricercato in Europa, Stati Uniti e Asia. Dimitri Diachkov, alias Samuel Garrett, alias Lewis Ashton, alias Vincent Deveraux, è stato visto oggi con Mebruk e Yebraim mentre forniva loro un carico di armi delle quali non sappiamo con certezza la provenienza. Gli uomini di Calder che sono a Taoudenni non possono muoversi troppo velocemente per non far saltare la loro copertura, ma sono riusciti a sapere che Diachkov ha rubato le armi ad una carovana tendendole un agguato. Domani Calder Michaels raggiungerà i suoi uomini e poi potremo pianificare il da farsi. Nel frattempo Hollman e Barber hanno lavorato con la McQuaid Security per riportare Ryan negli Stati Uniti. Le sue condizioni sono piuttosto critiche ma il dottor Justin Muller, un nostro operativo, è rimasto al campo di MSF per coordinare il suo rientro con l'ambasciata statunitense e per garantirgli tutta l'assistenza medica necessaria."
"Quando arriverà, Joan?" chiese Auggie.
"Tra un paio di giorni al massimo. Sarà trasportato d'urgenza al Memorial Hospital."
"Signora." la interruppe Hollman con voce sorpresa.
"Sì, Hollman?"
"La carta di credito di Annie Walker è appena stata usata a Rabat, in Marocco. Il circuito bancario ci ha avvisato ora."
"Rabat?" chiese Joan stupita " Cosa ci fa Annie in Marocco?"
"Abbiamo le riprese video del luogo dove ha usato la carta?" Chiese Auggie.
"Negativo. È un piccolo negozio di souvenir senza circuito di videosorveglianza."
"Nemmeno dalle telecamere di strada?"
"No Auggie, al momento niente."
Barber era entrato giusto in tempo per sentire le parole di Hollman.
"È impossibile." disse Eric "Annie è a Taoudenni. La foto di Mike parla chiaro."
"Barber ne sei sicuro?" chiese Joan. Eric non fece in tempo a rispondere che Auggie era già davanti al suo portatile.
"Dammi il file Eric." ordinò. Inserì la flash drive, aprì il software Colibrì e il responso fu inequivocabile: la voce metallica scandì "Anne Catherine Walker"
Ad Auggie cominciarono a tremare le mani e le lacrime gli salirono agli occhi.
Era lei, era Annie. Ed era viva. Null'altro importava in quel momento.
