Mi scuso per la prolungata assenza.
Non possiedo nessuno dei personaggi di Covert Affairs, tranne alcuni di minor rilievo che mi sono serviti per scrivere la mia storia. Spero che leggendo, possiate divertirvi. Mi piacerebbe sapere cosa pensate del mio racconto, i vostri riscontri sono uno stimolo a continuare.
Capitolo 23
Arthur entrò alla McQuaid Security, si fermò oltre l'enorme porta a vetri dell'ingresso, trasse un profondo respiro e si diresse nel suo ufficio.
Benché ormai fosse piuttosto impegnato in politica, Arthur aveva ancora il suo lavoro presso l'agenzia di Ryan, così per gli impiegati non era poi tanto strano vederlo da quelle parti. Certo, ci andava di rado ma il suo ufficio era sempre pronto e disponibile per lui.
Ricordò, come in un flash, quando aveva comunicato a Ryan la sua intenzione di partecipare alla campagna elettorale per diventare senatore.
"Bene Arthur" gli aveva detto Ryan "Sono sicuro che sarai un ottimo politico. Ma qui avrai sempre il tuo lavoro e il tuo ufficio, caso mai ti dovesse servire un posto tranquillo per riflettere o anche solo per lavorare senza troppe distrazioni esterne"
"Grazie Ryan, ma potrei anche non riuscire a diventare senatore."
"Allora, a maggior ragione, ti servirà questo posto di lavoro."
Durante la campagna elettorale, Arthur aveva cominciato a lavorare anche con altri esponenti politici e, di tanto in tanto, era tornato a fare qualche lavoro per la McQuaid Security. Gli mancava il lavoro di spia sul campo, gli mancava il lavoro di spia in generale. Sentire l'adrenalina scorrere nelle vene era qualcosa di cui ogni tanto sentiva il bisogno.
Ora era tornato: e non era per qualche lavoro "da scrivania", ma per dimostrare, più che altro a se stesso, che ancora poteva gestire una missione di spionaggio. Entrare in quell'edificio, ripercorrere i corridoi e le scalinate, sentire l'odore della moquette pulita di fresco del suo ufficio lo faceva sentire come a casa, in qualche modo. Certo, non era il suo ufficio alla CIA ma anche qui si trovava bene e poteva dimostrare quello che valeva ancora una volta.
"Bentornato, signor Campbell" disse una delle segretarie passando davanti al suo ufficio. "Gradisce un caffè?"
"Grazie, volentieri. Sto aspettando un collaboratore del mio staff. Potrebbe accompagnarlo qui nel mio ufficio quando arriva?"
"Certo, signore" disse la segretaria allontanandosi. La ragazza non fece domande riguardo la persona attesa da Arthur, sapeva che egli aveva un suo gruppo di collaboratori esterni all'agenzia, coi quali lavorava in campo politico. Dopo pochi minuti tornò con il caffè e il collaboratore atteso da Arthur.
"Signor Campbell" disse la ragazza "qui ci sono il suo caffè e il suo collaboratore. Le auguro una buona giornata"
"Grazie." rispose Arthur. Poi si rivolse all'uomo "Bene Hollman, sistemati pure dove credi meglio. Il mio ufficio è a tua disposizione."
Hollman si guardò intorno e notò che vicino alla parete a destra della porta c'era una piccola scrivania che poteva far al caso suo.
"Mi sistemerò lì" disse indicandola.
"Perfetto." rispose Arthur. "Se ti serve qualcosa... qualunque cosa..."
"Lo saprò tra pochi minuti. Il tempo di sistemare la mia attrezzatura."
L'operazione "Rete da pesca" stava iniziando. Ora che Hollman era all'interno della McQuaid sarebbe stato più facile trovare l'indirizzo IP dal quale partivano le comunicazioni con i terroristi jihadisti che agivano in Mali e Marocco. Grazie ai codici d'accesso di Arthur alla rete interna della McQuaid Security, in pochi minuti Andrew aveva creato una sorta di dogana informatica dalla quale sarebbero passate tutte le comunicazioni sia in entrata che in uscita, senza che, chi le spediva o le riceveva, si sarebbe accorto di nulla.
"Ci siamo signor Campbell. Ora avrò sotto controllo tutte le comunicazioni sia in entrata che in uscita da questo edificio. È come avere una dogana, ma senza pedaggio, cosicché nessuno si accorgerà di passarci attraverso."
"Andrew, questo non comprometterà la sicurezza della rete della McQuaid Security?"
"No signore. La rete fittizia che abbiamo creato io e Barber ha diverse schermature che la rendono invisibile, se non si sa cosa cercare. I nostri segnali sono molto simili a quelli usati da chi è dietro a tutta questa faccenda: i segnali rimbalzano su server dislocati in mezzo mondo e i nostri fanno lo stesso. Sono difficili da seguire e da rintracciare, in questo modo."
"Bene. Allora cominciamo. Ho detto che sei un collaboratore del mio staff per la campagna elettorale, quindi dovrai comportarti come tale."
"Ci ho già pensato. Ho scaricato tutto il materiale a riguardo e ho aperto un canale internet per seguire l'andamento dei sondaggi pre-elettorali nonché una linea privilegiata con il direttore del suo staff. Auggie ha creato un apposito sito di copertura per i protocolli d'azione, così potremo seguire entrambe le cose: la campagna elettorale e scovare la talpa."
Arthur era soddisfatto di quanto gli aveva detto Andrew. A giorni ci sarebbero state le elezioni per il Senato e lui voleva poter svolgere il proprio lavoro con la massima efficienza, sia in campo politico che in quello a difesa del suo paese.
La voce di Hollman interruppe il flusso dei pensieri di Arthur."Signore, abbiamo un Intel dal DPD. Ieri una serie di attacchi jihadisti ha causato la morte di 9 militari nigerini nella regione di Tilladeri, vicino al confine col Mali. I terroristi hanno attaccato alcuni obiettivi sensibili: il campo di rifugiati maliani di Mangaize, il checkpoint di Bani Bangou e la prigione di Ouallam, da dove sono evasi molti detenuti."
"I nostri uomini?" chiese Arthur
"Calder ha comunicato che si stanno organizzando per lasciare l'oasi di Taoudenni alla volta del Marocco. Da una delle ultime intercettazioni abbiamo saputo che Annie era diretta a Sigilmassa. Joan è riuscita a contattare alcune risorse in Marocco e sta organizzando le operazioni per la cattura di Dimitri Diachkov. È stata anche allertata la squadra d'estrazione presente sul territorio nord-africano, ma dubito che Calder Michaels lasci il paese senza aver completato la missione. I piani alti dell'Agenzia vogliono che Diachkov sia assicurato alla giustizia, costi quel che costi."
Pian piano il cerchio cominciava stringersi e, con un po' di fortuna, presto si sarebbe chiuso.
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Annie aveva passato due giorni legata e imbavagliata in una stanza di un capanno dell'oasi di Sigilmassa, sorvegliata a vista da Yebraim. Il Capitano e i suoi uomini avevano creduto alla storia che lei e Yebraim avevano concordato, ma questo aveva significato per lei una strettissima sorveglianza e una possibilità di muoversi ridotta al minimo indispensabile. Non era mai stata slegata, nemmeno per mangiare: Yebraim era stato incaricato di imboccarla e farla bere il meno possibile per indebolirla e ridurre i suoi bisogni fisiologici. I turni di guardia sulla prigioniera erano talmente serrati che non veniva mai lasciata sola. Gli uomini, a volte, parlavano delle missioni jihadiste ed Annie era riuscita a cogliere alcune frasi, delle parole, per farsi una vaga idea di quel che stava succedendo. Aveva seguito con apprensione quelle poche notizie che era riuscita ad avere riguardo gli attacchi jihadisti. Ma la sua preoccupazione era tutta per la tribù berbera che mesi prima l'aveva accolta e accudita. Da quando aveva lasciato Taoudenni non era più riuscita a sapere nulla di nessuno di loro, né di Lila e della sua famiglia. Annie vide anche nel volto di Yebraim la preoccupazione per la sorte della propria gente. Purtroppo le notizie che riuscivano ad avere erano molto vaghe e frammentarie. L'uomo che si faceva chiamare Il Capitano aveva ricevuto una chiamata via radio prima del tramonto e questo lo fece decidere di partire quanto prima.
Avevano lasciato l'oasi di Sigilmassa poco prima dell'alba. Il cielo del deserto, a quell'ora, riusciva sempre ad affascinare Annie. Mentre gli uomini caricavano i mezzi di trasporto, lei fissò il suo sguardo a Oriente. Era quel momento del giorno in cui il sole ancora non stava sorgendo, ma già si intravedeva la forza della sua luce poiché trasformava i colori del cielo, come se un intenso ed enorme arcobaleno si fosse adagiato all'orizzonte. Nella sua mente , come se fossero fotogrammi sbiaditi di un vecchio film, rivedeva due ragazzine stese in un prato a fissare il cielo trapunto di stelle, mentre una profonda voce maschile descriveva loro le costellazioni. Sentì una voce infantile chiamare "papà" e in quel preciso momento capì e ricordò che quelle ragazzine erano lei e Danielle, sua sorella. "Ho una sorella" pensò "una sorella di nome Danielle. Dove sarà ora?" Pian piano piccoli pezzetti del suo passato stavano tornando, ma erano ancora molto pochi e molto vaghi.
Annie sussultò quando Yebraim le toccò il braccio. "Dobbiamo andare" le disse "Il viaggio è piuttosto lungo."
"Dove siamo diretti?" chiese Annie sottovoce.
"Marrakech. Da lì nei prossimi giorni dovremmo raggiungere Rabat."
"Rabat?"
"Sì. Il Capitano ha la sua base operativa in quella città."
Annie fissò nella mente i nomi di queste due città. Doveva riuscire a comunicare il loro tragitto a Calder Michaels, in qualche modo.
"Devo parlare con Calder Michaels" disse Annie a Yebraim.
"L'americano con cui hai parlato a Taoudenni?" chiese il ragazzo, e Annie annuì.
"Non sarà facile. Se ci scoprono..."
"Dobbiamo tentare" affermò Annie.
Raggiunsero il resto del gruppo in partenza. Erano pronti tre Suv e un furgone, quello con cui Annie e Yebraim avevano raggiunto Sigilmassa.
"Una volta giunti a Rissani, raggiungeremo Marrakech per strade diverse." disse il Capitano. "Non dobbiamo dare nell'occhio. Ci vediamo alla casa sicura dopo il tramonto."
Salirono a bordo e partirono. Annie era stata fatta salire sul retro del furgone assieme a Yebraim, al quale era stato affidato l'incarico di sorvegliarla. Il Capitano e altri due uomini erano seduti sui sedili anteriori.
Durante il viaggio si scambiarono ben poche parole. Fecero un paio di soste in modo da permettere alla donna di usare il bagno di piccole stazioni di servizio, facendo ben attenzione ad evitare la videosorveglianza dei locali.
Prima del tramonto arrivarono a Marrakech. La casa sicura dove si fermarono era situata nel quartiere dei suq, pieno di bancarelle e di gente in un continuo via-vai.
Annie fu spinta attraverso vicoli e piazzette nelle quali si trovavano banchi ambulanti e negozi di artigiani con ogni genere di mercanzia. Cercando di non farsi notare, Annie osservò attentamente la strada che le fecero percorrere. Nella sua mente cominciò a riaffiorare un ricordo lontano. Le sembravano luoghi familiari, forse c'era già stata. Una vecchia missione? Non riusciva a ricordarlo con certezza, ma sapeva che in quella zona, da qualche parte, c'erano le telecamere di sorveglianza della città. Di sottecchi, le scorse. Come si furono avvicinati abbastanza, alzò lo sguardo e il viso, fissando direttamente l'obiettivo. Non sapeva esattamente il motivo del suo gesto, ma qualcosa in una parte recondita della sua mente le diceva che era la cosa giusta da fare. E lo fece.
A quasi quattromila miglia di distanza, in un altro continente, quel suo gesto non passò inosservato. Il suo viso, ripreso dalle videocamere di Marrakech, era comparso sul monitor di un computer a Washington DC.
