Capitolo 29
Sentiva delle voci, come se fossero molto lontane. Non riusciva ad aprire gli occhi, ogni parte del suo corpo era dolorante. Cercò di concentrarsi per ricordare cosa fosse successo.
"Annie...m senti?" Yebraim era accanto a lei che le tamponava la fronte con un telo bagnato. Annie Annuì. Mosse lentamente la testa, ogni movimento le procurava la nausea.
"Cos'è successo?" chiese la donna in un sussurro.
"Shh... Non parlare. Il Capitano è nell'altra stanza."
In quel momento egli entrò nella stanza dove Annie e Yebraim si trovavano.
"Bene, ragazzi miei. Torno con un giorno di anticipo e trovo un vero disastro. Volete raccontarmi come mai?" chiese il Capitano. Il suo tono di voce era perentorio e minaccioso. Non avrebbe ammesso menzogne.
"Monsieur, la ragazza si era liberata e ha cercato di scappare. I nostri compagni sono rimasti uccisi nella colluttazione nel tentativo di fermarla. Ho dovuto immobilizzarla, so che le serve viva." rispose il giovane.
"Sì, già... vedo." rispose l'uomo poco convinto. "Comunque avrai modo di ragguagliarmi meglio più tardi, mon ami. Assicurati che sia ben legata e seguimi."
I due uomini uscirono dalla stanza. Annie li sentì discutere oltre la porta. Aveva ancora la tempia dolorante, dove era stata colpita con il calcio della pistola. Il dolore pareva intensificarsi ad ogni piccolo movimento che accennava.
Cercò di pensare a quanto era successo. I suoi ricordi erano un po' sfocati. Ricordava di aver stretto la catena al collo di uno dei suoi aguzzini. Poi ricordò di aver sentito la voce di Yebraim urlare, poi di aver sentito uno sparo e poi più nulla.
Restò sdraiata sul fianco per molto tempo, sembrava l'unica posizione che non le causasse dolore. L'accento che aveva sentito nella voce del Capitano le sembrava qualcosa di conosciuto, dove lo aveva già sentito? Si accorse di essere in uno stato di semi-dormiveglia e, durante il sonno, aveva dei flashback. Era come se, davanti ai suoi occhi scorresse un film in bianco e nero un po' sbiadito, i cui fotogrammi ritraevano momenti della sua vita passata.
"Russo" pensò "Il Capitano è russo. Dunque conosco anche il russo..."
Altri flash sopraggiunsero nella sua mente.
Una prigione sotterranea russa di massima sicurezza e un uomo che la fece evadere.
"Eyal."
Un aeroporto. Ginevra, Svizzera. Aveva con sé una valigetta. Doveva essere una missione di basso profilo, ma si rivelò piuttosto pericolosa. E ancora lo stesso uomo.
"Ancora tu, Eyal."
Una piccola piazza, con tanti tavolini fuori dai locali. Era seduta ad uno di questi tavolini quando sentì la sua sedia venir spostata on forza. Si voltò e vide accanto a sé il ragazzo cieco. "Perchè sei seduta così lontano? Siamo sposati, dovrebbe essere una scena romantica. Dammi la mano." Lui si protese verso di lei, le baciò dolcemente il dorso della mano, le diede due leggeri colpetti e si riappoggiò allo schienale della sedia "Così va meglio" La sua voce, anche se era solo nei suoi ricordi, le scaldava il cuore.
"Auggie. Auggie Anderson" Come se fosse stato impresso a fuoco vivo, all'improvviso, quel nome le balzò alla mente. Stava cominciando a ricordare.
Forse il colpo ricevuto alla tempia. le lacrima cominciarono a salirle agli occhi. O forse, più semplicemente, i ricordi venivano mossi dalle emozioni forti, positive o negative che fossero.
Poi era ancora nella prigione russa. Un uomo la stava interrogando.
"Chi è Mingus? Il tuo contatto in America?" Lei era in silenzio, davanti a quest'uomo che ora le mostrava un foglio dove il nome Mingus era associato a quello di Auggie Anderson.
"Mingus. Il tuo nome in codice?" dentro di lei, pian piano, la nebbia che l'aveva avvolta sembrava che si stesse dissipando.
Quando si risvegliò, era ormai notte inoltrata. Yebraim era seduto su una sedia, di fianco al letto dove lei era sdraiata.
"Ti sei svegliata. Come ti senti?"
"Non lo so. Credo bene. Che ore sono?"
"Le 2 del mattino"
"Quanto tempo è passato da quando..."
"È successo ieri mattina. Riposati più che puoi. All'alba lasceremo la casa."
"Destinazione?"
"Non ne sono sicuro. Il Capitano deve effettuare una consegna e poi credo che voglia lasciare il paese."
"Devo avvisare i miei connazionali." Annie cercò di mettersi a sedere sul letto, ma il movimento le causò dei forti giramenti di testa.
"Non dovresti muoverti" le disse Yebraim. La sua voce le sembrava diversa, ferita.
Si accorse che la fissava con occhi diversi. La aiutò a mettersi a sedere.
"Va meglio?"
"Sì, grazie."
Rimasero in silenzio per diversi minuti, nel buio della stanza. Poi la domanda del giovane arrivò a bruciapelo.
"Stai cominciando a ricordare, vero?"
"Cosa..."
"Eyal e Mingus. Li hai nominati spesso mentre dormivi."
"Sì" ammise Annie, non poteva negare "ma le cose sono molto confuse, ancora."
Erano uno di fronte all'altra. Si fissarono per qualche minuto, poi l'uomo distolse lo sguardo.
"Yebraim..." cominciò Annie.
"Lascia stare Annie."
"Io... io VOGLIO ricordare, ne ho bisogno. È la mia vita." Il ragazzo la guardò. Sapeva che se lei ricordava il suo passato l'avrebbe persa per sempre. Una leggera fitta di gelosia attraversò la sua pelle.
"Se vuoi raggiungere gli Americani, dovremo agire in fretta."
Annie capì che egli aveva deciso di aiutarla. E così facendo, metteva a repentaglio la sua vita.
"Hai già un'idea su come muoverti?"
"Credo che dovremmo fare in modo di farci rintracciare." disse Annie.
"Videocamere di sorveglianza, giusto? Qua intorno non ce ne sono molte, ho controllatol'altro ieri, quando siamo usciti."
"Forse... se tu riuscissi a far avere loro un messaggio..." Annie fece una pausa. "Hai carta e penna?"
"Cos'hai in mente?"
"Scriverò un biglietto. Se tu ti facessi riprendere mentre lo lasci in un posto sicuro..." Annie lo guardò sorridendo. "Hai notizie particolari su dove avverrà la consegna del Capitano?"
"No, mi spiace."
"In quale parte della città ci troviamo?"
"Vicino alla Torre di Hassan."
Annie porse il biglietto a Yebraim. "Pensi di farcela?" Il giovane annuì.
"Tu, però, non fare sciocchezze. Per favore."
"Starò buona buona, lo prometto."
Yebraim uscì silenziosamente e tornò nel giro di mezz'ora. Entrò nella stanza di Annie e annuì. Ora non restava che aspettare.
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Nella casa sicura della Medina, gli uomini a turno cercavano di dormire.
"Yebraim Abu-Mokhammed identificato. Rue al Marinyine."
Eric e Calder guardarono attentamente il monitor, mentre aprivano la cartina di Rabat. Yebraim fissò la telecamera per qualche secondo, poi lentamente nascose il biglietto tra le pietre del marciapiede e, dopo aver fissato per un secondo ancora la videocamera, si allontanò.
Eric e Calder tracciarono velocemente il percorso dalla casa alla via in cui Yebraim era stato rilevato e inviarono una squadra. Nel giro di mezz'ora erano di ritorno. Nel frattempo Eric aveva svegliato Auggie.
"Il berbero ha lasciato questo tra le pietre. Era ben nascosto." disse uno degli uomini porgendo il biglietto a Calder.
Quando lo ebbe tra le mani Calder lesse Mingus sulla parte esterna. Un sorriso si aprì sul suo viso mentre rigirava tra le mani quel pezzo di carta.
"Credo sia per te, Auggie." disse all'amico porgendogli il foglio. "C'è scritto Mingus."
Auggie prese il biglietto tra le mani e lo aprì. Lo passò al suo scanner portatile e il messaggio venne decodificato dal software di lettura. "Muovi la torre. Consegna domani."
Quindi, se aveva intuito bene il significato del messaggio di Annie, dovevano agire in fretta. Il suo cellulare squillò.
"Chiamata da Joan Campbell"
"Joan."
"Hey, Auggie. Non stavi dormendo, vero?"
"No. Novità?"
"Direi di sì. Hollman è riuscito ad agganciare l'indirizzo IP interno alla McQuaid Security. Le comunicazioni partivano dal seminterrato, dove ci sono gli archivi dell'agenzia. Uno degli impiegati che lavorano lì, ha contatti tra gente poco raccomandabile che ha contatti con la mafia russa. Per farla breve, domani Diachkov dovrebbe consegnare ai guerriglieri jihadisti l'ultimo carico proveniente dai Balcani e poi toglierà le tende."
"Siete riusciti a sapere dove avverrà la consegna?"
""Ad Assoul, a circa 290 miglia da Rabat, in direzione Sud-Est. Ci vorranno circa 6 ore e mezza di macchina per arrivarci. Ho già mobilitato le risorse algerine, dovrebbero riuscire ad essere in loco in tempo per la consegna delle armi, sempre che Diachkov non abbia già lasciato Rabat. La cellula jihadista qua a Washington è già nelle mani di una nostra vecchia conoscenza dell'FBI, l'agente Rossabi."
"Bene. Ci muoviamo appena possibile. Due dei nostri uomini si dirigeranno sul luogo della consegna, noi e Calder cercheremo di liberare Annie prima che lascino Rabat."
"Avete individuato la loro base?"
"Se ho interpretato bene un messaggio di Annie... credo siano nella zona della Torre di Hassan, nella zona Nord-Est della città."
"Un messaggio di Annie?!" chiese Joan sorpresa.
"Sì" rispose Auggie sorridendo "Credo che stia riacquistando la memoria, se già non l'ha fatto. Mi ha fatto avere un messaggio tramite il berbero che l'ha rapita."
"Tipico di Annie. È sempre riuscita ad ottenere quello che voleva dalle persone. Empatia."
"Già."
"Bene, ne parleremo con calma quando tornerete a casa. Ci aggiorniamo domani."
Cominciarono ad imballare velocemente tutte le loro cose e si prepararono per uscire.
Calder aveva allertato le forze dell'ordine locali e alcuni ufficiali americani presenti al consolato. Attorno alla Torre di Hassan, presto ci sarebbe stato un buon dispiegamento di forze.
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"Dobbiamo muoverci. Le forze dell'ordine stanno per isolare il quartiere." disse il Capitano a Yebraim entrando nella stanza dove si trovava con Annie "La mia mascotte all'ambasciata americana mi ha avvisato che le loro agenzie governative hanno scoperto i nostri piani."
"Questa non ci voleva" pensò Annie.
"Muoviti" Fu trascinata di peso dal Capitano fuori dalla brandina, spintonata nei corridoi e fatta salire a forza nel bagagliaio della piccola utilitaria che usarono per lasciare Rabat. Alla guida c'era qualcuno che lei non conosceva. Quindi erano stati raggiunti da un terzo uomo.
Annie Non sapeva da quanto stessero viaggiando, forse all'incirca un'ora, quando si fermarono. La fecero uscire dal bagagliaio e la trascinarono fino ad un'altra auto. Erano in una stazione di servizio. Annie fece intendere che aveva bisogno del bagno.
"Non la perdere di vista" disse il Capitano all'uomo che era alla guida. "È scaltra e pericolosa."
Nel giro di pochi minuti erano nuovamente in viaggio.
