Capitolo 30

Erano fermi da ormai un'ora nei pressi dei giardini pubblici di fronte alla Torre di Hassan, senza che alcun movimento sospetto venisse rilevato.

"Annie Walker identificata. Stazione di servizio Afriquia, R401, Ain El Aouda"

Sul portatile di Auggie comparve immediatamente la localizzazione del rilevamento. La stazione di servizio era a quasi 50 minuti di strada da Rabat.

"Maledizione!" imprecò Auggie. "Sono già partiti! Come cazzo hanno fatto a sapere che..." lasciò cadere il discorso. Attorno a lui nessuno disse una parola, ma immediatamente l'operativo alla guida impostò il navigatore e partirono. Calder avvisò gli altri uomini della squadra e stava per comunicare i cambiamenti anche ai militari dell'ambasciata quando Auggie lo fermò.

"Calder aspetta. E se ci fosse una falla nelle comunicazioni? Magari addirittura una talpa che..." fece una pausa e poi riprese: "Chi sapeva che ci saremmo diretti nel quartiere della Torre di Hassan?"

"A parte Langley? Le forze dell'ordine locali e alcuni ufficiali dell'esercito americano presenti all'ambasciata."

"Parliamo con Joan e Hollman. Devono tracciare le comunicazioni tra noi e le forze dell'ordine locali e l'ambasciata."

Mentre Auggie parlava, Eric aveva già contattato Hollman avvisandolo di tenere sotto controllo le comunicazioni in entrata e in uscita dall'ambasciata e dalle stazioni di polizia locale.

Quando Joan e Hollman fecero sapere che tutto era monitorato, Calder comunicò il cambiamento delle operazioni. In pochi minuti ebbero la conferma dell'esistenza di una spia all'interno dell'ambasciata.

"Bene, chiamerò l'ambasciatore personalmente." disse Joan "Nel frattempo voi sospendete le comunicazioni fino a che non avremo individuato la talpa. Comunicate ogni eventuale cambiamento direttamente alla task-force algerina. Le risorse dell'ex ufficio di Lena Smith stanno collaborando per monitorare gli spostamenti di Dimitri e dei suoi uomini. Vi mando i loro contatti."

Quando giunsero alla stazione di servizio trovarono l'auto abbandonata dalla squadra di Diachkov, ma degli uomini e di Annie nessuna traccia.

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Quando arrivarono poco fuori Assoul, Dimitri Diachkov e i suoi uomini attesero l'arrivo del carico e gli uomini ai quali dovevano consegnarlo.

In pochi minuti, si avvicinò loro un Daily contenente merce proveniente dai Balcani. Diachkov controllò che le casse fossero intatte e che, soprattutto, ci fosse tutta la merce richiesta.

Attesero più di un'ora prima che i compratori arrivassero.

"Siete in ritardo." disse loro Diachkov.

"Sì, abbiamo avuto un problema con il nostro autista. Abbiamo dovuto trovarne un altro in fretta." rispose uno degli uomini appena arrivati.

"Problema di che genere?"

"Diciamo che lo abbiamo trovato alquanto morto."

Diachkov e il suo interlocutore si allontanarono dal resto del gruppo, si avvicinarono al Daily e controllarono la merce.

"Bene, sembra che ci sia tutto, G-n D'yachkov"

"Sì, certo. I miei soldi?"

"Nel mio SUV."

Si avviarono all'auto. L'uomo aprì la portiera anteriore e quello fu il segnale.

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I due SUV che trasportavano Calder, Auggie, Eric e gli altri operativi, giunsero ad Assoul quasi un'ora dopo Diachkov e i suoi.

"Signor Michaels, siamo pronti. " comunicò il capo della squadra algerina.

"Tra quanto il contatto con Diachkov?"

"Avrebbe dovuto incontrare il suo compratore più di mezz'ora fa, ma siamo riusciti a ritardare l'incontro. Il nostro agente sotto copertura lo incontrerà tra dieci minuti."

"Bene. I nostri uomini sono tutti in posizione. Aspetteremo il segnale convenuto per attaccare. Assicuratevi che l'ostaggio sia fuori tiro prima di agire."

Auggie ed Eric avevano tutti portatili accesi. Secondo il software per il rilevamento termico Annie doveva essere rinchiusa nel bagagliaio, quindi fuori tiro. E questo era un bene. Sempre che, nell'eventuale scontro a fuoco, non venisse colpita.

Attesero.

Calder osservava sul monitor l'incontro tra Diachkov e il compratore, l'agente sotto copertura. Egli aveva una micro-videocamera inserita in uno dei bottoni della camicia.

Calder ascoltò la loro breve e concisa conversazione: la merce era tutta nel Daily, i soldi erano in una valigetta nel SUV. Si trattava di aspettare che l'agente aprisse la portiera e...

Fu un attimo. La Task Force comparve dal nulla, gli uomini di Diachkov erano completamente circondati e in minoranza numerica. Cercarono comunque di difendersi, aprendo il fuoco.

Annie, nel bagagliaio, sentiva i colpi che venivano sparati. Ogni secondo che passava, le sembrava interminabile. Cominciò a concentrarsi sul proprio respiro, cerando di non muoversi e non provando ad uscire. Le orecchie le ronzavano, le parve anche che alcuni proiettili colpissero la carrozzeria dell'auto. Sentiva un gran caldo lungo la schiena e le gambe. Le mani erano intorpidite. Gli occhi le bruciavano. In quello spazio stretto e angusto, cominciava a mancarle l'aria. Dopo qualche minuto fu il silenzio.

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Come sentì i primi colpi d'arma da fuoco, Auggie strinse le mani attorno al suo bastone ripiegato. Annie era in mezzo a tutto. Egli sapeva come ci si poteva sentire in mezzo al fuoco. Era stato un soldato. Aveva provato il brivido e sentito l'adrenalina pura scorrere in ogni sua fibra. La paura può paralizzarti o darti la forza di combattere.

Auggie contava i secondi che diventavano minuti e parevano interminabili.

"Eric, dimmi cosa sta succedendo là fuori." implorò.

"L'auto di Diachkov è stata colpita, ma pare solo nella parte anteriore."

Ad un tratto i colpi d'arma da fuoco cessarono. Calder era sceso dal SUV e si era diretto sul luogo dello scontro a fuoco. Si avvicinò impugnando la sua pistola, per precauzione. Partecipò con la sua squadra all'assalto contro i contrabbandieri di armi. In breve tempo, Calder e l'agente sotto copertura avevano immobilizzato Diachkov a terra. Gli altri operativi stavano controllando se ci fossero sopravvissuti.

Nel giro di pochi minuti arrivarono le forze dell'ordine alle quali furono consegnati i jihadisti sopravvissuti e Diachkov.

Calder si avvicinò all'auto con la quale Diachkov e i suoi avevano raggiunto Assoul: il lato destro del veicolo era crivellato di colpi. Calder Aprì il bagagliaio, Annie era lì, legata e imbavagliata, rannicchiata su un fianco.

Le appoggiò una mano sulla spalla e lei si voltò di scatto, col terrore negli occhi. Come lo riconobbe, le lacrime cominciarono a rigarle il viso.

Calder la slegò con delicatezza, le tolse il fazzoletto che le chiudeva la bocca e l'aiutò ad uscire.

Come Annie fu in piedi davanti a lui, si guardò intorno e cominciò a tremare. Calder la sorresse, le accarezzò dolcemente il viso sorridendole, poi l'abbracciò.

"È tutto finito, Annie Walker." le sussurrò nell'orecchio. Lei contraccambiò l'abbraccio fraterno, poi si diressero al SUV.

"Come ti senti?" le chiese.

"Bene, credo."

"Andiamo. Ci sono un paio di persone che non vedono l'ora di salutarti."

Davanti a lei, Auggie e Barber. Annie li osservò in silenzio. Poi abbassò lo sguardo e scosse leggermente la testa.

"Mi dispiace... io... la mia memoria..."

"Non ti preoccupare, Annie. Vedrai, presto o tardi ricorderai." le disse Eric con un enorme e caldo sorriso. Le strinse delicatamente le mani e poi l'abbracciò.

Annie guardò a lungo Auggie, come se stesse cercando dentro di sè quel qualcosa che le permettesse di ricordarlo. C'era qualcosa in lui... qualcosa di familiare. Sapeva di conoscerlo, era una sensazione a pelle che le scendeva nel profondo. Il suo cuore batteva più velocemente. Gli fissò le mani appoggiate al suo bastone, grandi e forti. E, come se sentisse lo sguardo della ragazza sulle sue mani, Auggie gliele tese.

Annie non esitò. Gli si avvicinò e posò le mani nelle sue. Auggie gliele strinse delicatamente.

"Sono felice che tu stia bene." le disse, con la sua voce calda e profonda. Era la voce rassicurante che lei ricordava bene.

"La tua voce..." balbettò Annie con le lacrime che le pungevano gli occhi "La tua voce... è stata nei miei sogni, nei miei ricordi, da quando mi hanno ritrovato nel deserto." Annie fece una pausa, riprendendo fiato. Lo guardò intensamente, poi riprese: "Ho come dei flash-back nella mia mente... Tu sei Mingus, vero?"

Auggie non rispose. Si limitò ad annuire e a sorriderle dolcemente, poi si fece da parte perché lei potesse salire in auto.

Auggie sedette di fianco a lei, sul sedile posteriore. Sulla stessa auto presero posto Calder e l'uomo che aveva già guidato all'andata.

"Ci vorrà parecchio per arrivare a Rabat" disse Calder rivolto ad Annie "ma ci fermeremo tra poco, lungo la strada ci sono varie stazioni di servizio e piccoli ristoranti. Se hai bisogno di qualcosa, non hai che da chiedere."

"Grazie."

Arrivarono nel giro di un'ora a Agoudal, dove, lungo la strada, c'era un piccolo albergo-ristorante piuttosto caratteristico. Fecero un pranzo veloce e poi ripartirono.

Prima di arrivare a destinazione avrebbero dovuto viaggiare per altre cinque ore. Annie era piuttosto indolenzita, essere stata rinchiusa in un bagagliaio per più di sei ore aveva lasciato i suoi segni. Aveva anche delle leggere escoriazioni sulle braccia e sulle gambe, ma niente di grave.

Il viaggio stava procedendo piuttosto silenziosamente.

"Calder... sai nulla della famiglia che mi ha salvato a Timbuctu?" chiese Annie "So che c'è stato un attentato a Taoudenni, qualche settimana fa. Vorrei sapere se..."

"Stanno tutti bene Annie. Anche la famiglia del capo tribù è salva."

Annie trasse un profondo respiro di sollievo e si appoggiò al sedile. Chiuse gli occhi e si concentrò sul suo respiro per qualche secondo.

"Vorrei andare da loro, se è possibile. Vorrei ringraziarli e salutarli, prima di tornare negli Stati Uniti. Glielo devo. Hanno fatto molto per me."

"Vedremo cosa si può fare." la rassicurò Calder.

"Grazie."

Durante il pranzo, Auggie, più che altro, aveva parlato di lavoro sia con Calder che con gli altri uomini. Annie aveva notato che le aveva rivolto a malapena qualche parola, quasi avesse paura di disturbarla. Lei avrebbe voluto fargli mille domande, per cercare di ricordare. Voleva sapere come si erano conosciuti, per quanto tempo avevano lavorato insieme, di che tipo era il loro rapporto. Tante, tantissime domande le affioravano nella mente.

Il rumore e il rollio dell'auto cullarono Annie fino a farla addormentare. Pian piano, nel sonno, si rannicchiò contro il fianco di Auggie, appoggiò la testa sulla sua spalla e il suo respiro divenne più calmo e regolare. In un primo momento, Auggie rimase immobile per non svegliarla, poi le avvolse delicatamente il braccio attorno alle spalle e la tenne stretta a sé. Non gli importava cosa avrebbe potuto pensare Calder o chiunque altro vedendoli in quell'intimità. Lei era accanto a lui. Poteva sentire il suo corpo rilassarsi nel suo abbraccio. Posò delicatamente le labbra sulla sommità della testa di Annie.

Ad Auggie parve che il cuore potesse scoppiargli da un momento all'altro. Sentiva il respiro di Annie sulla sua pelle, attraverso la T-shirt. Chiuse gli occhi, si appoggiò allo schienale e si sistemò in modo che Annie potesse stendersi il più possibile senza smettere di abbracciarla. Ora il mondo poteva anche finire, non gli importava. Lei era lì, accanto a lui, tra le sue braccia. La sua mente si chiuse a tutto il resto e si concentrò solamente sulla donna che amava.