Capitolo 31
Naturalmente non possiedo nessuno dei personaggi di CovertAffairs.
In questo capitolo, tutto Walkerson, il linguaggio è un po' forte. Leggete e fatemi sapere cos ne pensate.
Erano tornati a Rabat da un paio di giorni, durante i quali avevano tutti trascorso ore interminabili all'ambasciata: Calder, Auggie ed Eric avevano lavorato per preparare i loro documenti per il ritorno negli Stati Uniti, Annie era stata tenuta sotto osservazione presso l'infermeria.
Calder aveva promesso ad Annie che avrebbe cercato di farle rivedere la famiglia che l'aveva salvata, così, con l'aiuto di Auggie, organizzò il loro viaggio fino a Tripoli, ultima tappa del viaggio della carovana berbera. Sarebbero partiti in un paio di giorni, tre al massimo. Il loro viaggio prevedeva un tragitto in auto fino a Casablanca e da lì, con l'aereo, sarebbero giunti a Tunisi e quindi a Tripoli. Avevano deciso di viaggiare come normali turisti, prendendosi tutto il tempo necessario per il loro viaggio. In fondo, Annie aveva bisogno di tranquillità.
Il giorno seguente, gli agenti operativi della squadra ed Eric Barber partirono per Washington con il loro prezioso prigioniero, Dimitri Diachkov, su un Jet privato dell'Agenzia. Calder e Auggie portarono Annie alla casa sicura alla Medina di Rabat.
Entrando, Annie osservò con attenzione tutto quello che la circondava. La porta d'ingresso si apriva su un lungo corridoio. A destra c'erano la cucina, la sala servita come centrale operativa, un salottino e un bagno. A sinistra c'erano quattro camere da letto. In fondo al corridoio c'era un secondo bagno, un po' più grande del primo.
L'intero appartamento era stato ripulito e sistemato: il frigorifero era stato riempito, i piatti lavati, i letti rifatti. Non si sarebbe detto che lì, per diversi giorni, avevano vissuto una mezza dozzina di uomini. Nella stanza che era servita come base operativa, non era rimasto quasi nulla di tutta la strumentazione utilizzata, tranne il portatile di Auggie e quello di Calder.
"Sistemati pure nella camera che preferisci." le disse Calder.
Passando davanti alle porte aperte, Annie vide che in due di esse c'erano ancora le loro valigie e alcuni vestiti appoggiati in ordine su delle sedie. L'ultima, vicino al bagno, era vuota.
"Avrei bisogno di un po' di cose..." disse timidamente Annie. "Qualche abito, sapone, shampoo..."
"Possiamo uscire più tardi a comprare tutto quello che ti occorre." le rispose Calder "Fai pure un elenco di quello che ritieni possa servirti. Dopo pranzo devo tornare all'ambasciata, posso lasciarti in un centro commerciale poco lontano. Te la senti di fare da sola?"
"Andrò io con lei." si offrì Auggie. "Posso aiutarla con qualche borsa, se è necessario."
"Annie?" chiese Calder.
"Per me va bene. Ma non voglio disturbare, se hai altro da fare posso prendere un taxi."
"Nessun disturbo, mi fa piacere. " ribatté Auggie con un leggero sorriso.
Come stabilito, Calder li accompagnò al centro commerciale e poi si diresse all'ambasciata.
Annie, istintivamente, toccò con il dorso della sua mano la mano di Auggie ed egli automaticamente le prese delicatamente il gomito, ma ne rimase sorpreso.
"Dunque, non l'hai dimenticato..."
"A cosa ti riferisci?"
"A questo." disse Auggie stringendole leggermente il gomito con la mano.
"Veramente... mi sembrava naturale..."
"Lo è sempre stato per te."
Annie lo guardò intensamente. La sua voce era così calda e avvolgente, la sua aria così indifesa che provò l'impulso di abbracciarlo. E lo fece. Gli diede un leggero bacio sulla guancia e questo gesto così innocente e così intimo al tempo stesso le diede i brividi lungo la schiena.
"Credo che dovremmo parlare. Io ho bisogno di sapere, di chiederti tante cose."
Auggie annuì.
"C'è un bar davanti a noi. Che ne dici di una chiacchierata davanti ad un caffè?" gli chiese.
"Mi piacerebbe davvero. Prima pensiamo agli acquisti e poi al caffè." Auggie estrasse il suo portafogli dalla sua borsa Messenger e diede ad Annie una carta di credito.
"Questa è la tua nuova carta. L'Agenzia ha bloccato quella che ti è stata rubata e ne ha fatta fare una nuova. Credo che ti servirà." le disse sorridendo.
"Quanto posso spendere?"
"Non saprei, non ho controllato il tuo conto corrente. Ma se pensi di averne bisogno, questa è la mia. Compra tutto quello che ti serve."
"Auggie..." lo canzonò Annie "È pericoloso dire queste parole ad una donna!"
"Correrò il rischio!"
"Ok, allora andiamo. Sei pronto signor Anderson?"
Si diressero all'interno del centro commerciale, ridendo e chiacchierando del più e del meno, come erano soliti fare prima che le cose tra loro diventassero complicate.
Annie aveva comprato di tutto: bagnoschiuma, shampoo, spazzolino e dentifricio, abiti, un paio di borsette, scarpe, biancheria intima e anche alcuni accessori per il make-up. Annie gli raccontava tutto quello che comprava, descrivendogli gli abiti nei minimi dettagli. Le borse cominciavano ad essere parecchie ed ingombranti.
"Direi che è ora di una pausa per il caffè." disse Annie col sorriso nella voce.
Al tavolino, occuparono almeno altre tre sedie con le borse, senza contare quelle appoggiate per terra.
Annie lesse il menù ad alta voce per Auggie. Ordinarono due sandwich, una caraffa di succo d'arancia e due caffè.
"Ti ringrazio per l'aiuto, Auggie."
"È stato un piacere. Mi spiace non averti potuto consigliare per gli abbinamenti degli abiti..." rispose ridendo e agitandosi una mano davanti agli occhi.
"Non importa. La commessa è stata davvero gentile."
Come arrivarono le loro ordinazioni, mangiarono con calma senza parlare.
Auggie pensava a quelle ore trascorse insieme a fare compere, era da tanto che non si sentiva così sereno e tranquillo. Annie sembrava la solita Annie, quella che aveva conosciuto prima che entrasse nell'ombra, prima che Henry Wilcox entrasse nelle loro vite, scombinandole per sempre.
"Da quanto ci conosciamo?" chiese Annie, all'improvviso.
"Circa sette anni. Abbiamo lavorato fianco a fianco per cinque anni. Poi alcuni avvenimenti ci hanno portato su strade diverse. Abbiamo lasciato entrambi la CIA. Io sono stato per quasi due anni in giro per il mondo. Tu hai lavorato per la McQuaid Security."
"Quali avvenimenti?"
"È una storia lunga e complicata."
"Abbiamo tempo."
"Non oggi, Annie. Sono avvenimenti che richiedono tempo e tranquillità, per essere raccontati. E Calder tra poco sarà qui."
Annie tacque per qualche minuto. Poi, la domanda che le premeva il cuore e che Auggie temeva arrivò.
"Cosa è successo tra noi?"
"Cosa intendi?"
"Quel pomeriggio sulla spiaggia... quando ero con Yebraim e tu eri con uno dei tuoi uomini... La tua voce..." Annie fece una pausa, giocherellando con la tazza del caffè, fece un profondo respiro e riprese: "Quando ti ho sentito parlare è stato come un fulmine a ciel sereno, come se una scarica elettrica mi entrasse nella testa e lacerasse il velo della mia mente. Da quando ho avuto quell'incidente che mi ha fatto perdere la memoria, l'unica cosa che ricordavo con assoluta certezza era la tua voce. Mi sembrava di sentire dentro di me delle conversazioni tra di noi... Pensavo che fossero solo frutto della mia immaginazione, davo la colpa all'incidente. Erano sogni che non mi facevano dormire la notte. Ho sognato così tante volte la tua voce... E poi altri piccoli fatti..." Annie si fermò e fece un profondo respiro.
Auggie non disse nulla, non voleva interromperla, sapeva che aveva bisogno di tempo per raccogliere le idee e che aveva bisogno di parlare, ma soprattutto di essere ascoltata.
"Ho sognato più di una volta due bambine, Chloe e Katy. Le conosci?"
"Sì, sono le tue nipoti, le figlie di tua sorella."
"Danielle..."
"Sì, Danielle. Lei e la famiglia vivono in California, ora."
" Ho sognato anche un'auto rossa..."
"Era la tua auto, una Wolkswagen Golf."
"E una Corvette..."
"Era la mia."
"Era?"
"Sì. L'ho regalata a te, per ovvi motivi." rispose Auggie passandosi la mano davanti agli occhi.
"Il tuo nome... Mingus... Perchè questo nome?"
"Perchè mi piace la sua musica. Era un jazzista. Ho alcuni suoi brani nel mio portatile, posso farteli ascoltare. Magari ti possono aiutare a ricordare qualcosa..."
"Forse..." fece una pausa poi chiese nuovamente: "Cos'è successo tra noi?"
"Annie..."
"Abbiamo avuto una relazione, vero?"
"Sì."
"Ed è finita..." constatò Annie. Auggie si limitò ad annuire. "Perchè?"
"Annie, la verità è complicata. Soprattutto, è una parte di quella lunga storia."
"Auggie... io devo sapere la verità. Non importa quanto possa essere dura, devo sapere. Voglio sapere. Voglio ricordare."
"La saprai Annie, non ho intenzione di nasconderti nulla. Non l'ho mai fatto e non intendo cominciare ora."
"Grazie Auggie."
"Non devi ringraziarmi. Gli amici servono a questo."
In quel momento il cellulare di Auggie squillò.
"Chiamata da Calder Michaels."
"Dobbiamo andare. Ti prometto che appena saremo nuovamente negli Stati Uniti, ci prenderemo tutto il tempo necessario per parlare. Puoi fidarti di me."
"Lo so, ti affiderei la mia vita."
Queste parole entrarono nel cuore e nella mente di Auggie dandogli una sensazione di intimità così profonda che ne fu quasi sopraffatto.
Una volta giunti a Tripoli affittarono un'auto e si recarono in un piccolo villaggio a circa 50 km a sud di Tripoli, dove la tribù berbera era accampata.
Al loro arrivo, Annie Calder e Auggie furono calorosamente accolti. Lila corse incontro ad Annie e la abbracciò così forte da toglierle quasi il fiato.
"Ho avuto tanta paura per te Jedjiga. Stai bene, vero?"
"Sì, Lila. È tutto a posto."
Annie rivide tutta la famiglia di Lila, stavano bene e questo era ciò che le importava. Trascorsero con loro l'intera giornata e Lila non li lasciò soli mai un attimo tanto era contenta di riavere Annie tutta per sè, anche se per poche ore.
Anche il capo tribù e sua moglie erano sani e salvi. Furono tutti loro ospiti per la cena.
Annie spiegò ad Auggie come venivano preparati i cibi che furono serviti loro, lo aiutò a servirsi dai vari piatti di portata e cercò di farlo sentire a proprio agio il più possibile. Dal canto suo, Auggie godeva di tutte queste attenzioni che Annie aveva per lui. Era come tornare indietro nel tempo. Lei era sempre riuscita a non fargli pesare la sua cecità, lei era la sua vista. Durante tutta la cena parlarono con i loro ospiti, rispondendo alle varie domande che venivano loro poste con estrema discrezione.
Dopo cena si spostarono all'esterno della casa, si sedettero nel patio e bevvero il tè che venne loro offerto. Abu-Mokhammed fece molte domande che riguardavano i suoi figli ed Annie gli raccontò quanto era successo con Yebraim e Mebruk.
Abu-Mokhammed si scusò con lei per il comportamento riprovevole dei figli, in particolare di Mebruk. Ma ormai era morto, ucciso dallo stesso fratello.
"So che a Yebraim è costato molto salvarmi." disse Annie a Dassin e Abu-Mokhammed.
"Ora dov'è Yebraim?" chiese l'uomo.
"È in custodia presso l'ambasciata americana a Rabat. Verrà giudicato secondo le vostre leggi. Ma credo che potrà avere qualche vantaggio dal fatto che mi abbia aiutata." rispose Annie.
Abu-Mokhammed annuì. "La nostra vita continua. Noi riprenderemo i nostri viaggi. A te auguro ogni bene, Jedjiga. Allah protegga il tuo ritorno in patria. Was-salam'alaykum."
" Wa Alykum As-slam" rispose Annie, accomiatandosi dai suoi ospiti.
Era felice che tutte le persone che amava e alle quali doveva la sua vita stessero bene.
Lasciarono il piccolo villaggio di Al Aziziyah e tornarono al loro albergo.
"Il mio volo partirà domattina presto." disse Calder una volta che entrarono nella hall "Devo tornare per qualche giorno in Colombia per l'Agenzia. Il jet della CIA che vi riporterà a Washington non sarà qui prima di due giorni. Usate questo tempo per riposarvi."
"Quindi ci salutiamo qui?" chiese Annie.
"Per ora. Ci rivedremo a Washington per il giorno del Ringraziamento."
Calder si diresse alla reception, prese le chiavi della sua camera e se ne andò. Annie guardò Auggie appoggiato al suo bastone di fianco a lei.
"Sono così frastornata che non riuscirei a dormire. Beviamo qualcosa?" gli chiese.
Auggie annuì, lei gli porse il braccio e si diressero al bar dell'hotel. Si sedettero ad un tavolo vicino alla parete più lontana dal bancone.
"Avanti, spara." le disse Auggie.
"Scusa?"
"Sono cieco, non sordo. Siamo seduti da dieci minuti e non sei stata ferma un attimo, giocherelli continuamente con il tuo bicchiere. Se hai delle domande, falle pure."
"Le domande sono infinite, Auggie. E non so da dove cominciare. Vorrei chiederti di me, di noi..."
"Cominciamo da te, allora."
"Come ci siamo conosciuti?"
"Alla CIA. Sei arrivata direttamente dalla Farm perché parli fluentemente sei lingue tra le quali il russo. Ci serviva un agente sotto copertura per contattare un informatore russo che ci avrebbe venduto delle informazioni. L'intera operazione si è rivelata un buco nell'acqua. Un cecchino ha ucciso il contatto che si è poi rivelato non essere l'uomo che diceva di essere e le informazioni non erano quelle che dovevano essere. Hai rischiato grosso. Ma sei stata caparbia e coraggiosa."
"Qual era il mio ruolo all'interno della CIA?"
"Agente operativo sul campo. Hai sempre affrontato con determinazione ogni missione che ti è stata assegnata."
"Chi è Eyal?"
"Un agente del Mossad, i servizi segreti d'Israele." rispose Auggie cercando di mantenere un tono neutro.
"C'è qualcosa che non va, con questo Eyal?"
"Perché lo chiedi?"
"Hai cambiato tono di voce, Auggie." disse Annie sorridendo.
"Era sempre presente quando hai avuto bisogno di aiuto in missioni all'estero, missioni che io non sempre riuscivo a gestire da Langley. Ho dovuto chiedere anche il suo aiuto, una volta, per farti uscire dalla Russia."
"Wow. Quindi diciamo che questo, ferisce il tuo orgoglio?" chiese Annie con una punta di ironia nella voce.
"Se vuoi, possiamo dire così." rispose Auggie.
"Mi hai detto che abbiamo lavorato insieme... cioè, eravamo solo colleghi all'interno della CIA o che altro?"
"Ero il tuo addestratore, il tuo contatto alla CIA nonché il tuo contatto di emergenza." Auggie le raccontò tutto quello che poteva, da quando si erano conosciuti; le raccontò di tutte le sue missioni, di Barcellona, di Zurigo, di Lena Smith e di Simon Fisher e del ruolo che avevano avuto nella sua vita; della missione ad Amsterdam per salvare Eyal, di Jay Wilcox, di Arthur e Joan. E le raccontò di Ryan McQuaid.
Auggie toccò l'orologio. Erano ormai le 4 del mattino. "Sarà meglio se andiamo a dormire. Abbiamo tutto il tempo per il resto della tua storia." disse con un lieve sorriso.
"Siamo stati innamorati, una volta." disse Annie, mentre salivano verso le loro stanze.
"Sì, lo siamo stati."
Annie si fece silenziosa. Poi, all'improvviso, guardando Auggie gli chiese a bruciapelo: "E ora? Non mi ami più?"
"Annie... non credo sia questo il momento per parlarne."
"La verità Auggie. Hai detto che non vuoi nascondermi nulla, ricordi?"
Auggie non parlava. Erano giunti davanti alle porte delle loro camere.
"Buona notte Annie."
"Non hai risposto alla mia domanda."
"Perché continui a chiedermelo?"
"Devo saperlo, Auggie. Ne ho bisogno."
Annie era appoggiata al muro e lui era in piedi di fronte a lei. Si appoggiò al suo bastone e chinò leggermente la testa di lato. Poteva sentire il suo respiro, il suo profumo di pulito e di fresco. Era inebriato da questa donna, dalla sua voce. Non poteva risponderle, aveva paura di non riuscire a controllare le sue emozioni.
Annie ripeté nuovamente la domanda e lui, questa volta non poté eluderla.
"Auggie... mi ami ancora?"
"Darei la mia vita per te." rispose lui in un bisbiglio.
Annie cominciò ad accarezzargli delicatamente il viso e i capelli. I sentimenti repressi di entrambi, presero pian piano forma. Auggie si appoggiò al muro con la mano libera, chinò la testa in avanti appoggiando la sua fronte contro quella di lei, poi affondò il viso nei suoi capelli aspirandone avidamente il profumo. Le baciò delicatamente la guancia, poi le sue labbra si spostarono al lobo dell'orecchio e poi nell'incavo del collo. Annie reclinò la testa indietro in modo invitante.
Le mani di Annie scorrevano sulla sua schiena procurandogli brividi caldi che gli arrivavano fino nell'intimo.
"Annie..." la sua voce si fece roca e piena di desiderio. La strinse a sé baciandole con trasporto le labbra. Pian piano il loro bacio si fece più profondo e intimo, le loro lingue si fecero più audaci. Auggie infilò le mani sotto la sua camicetta, risalendo ad accarezzarle la pelle fino ai seni che, sotto il suo tocco, si erano inturgiditi. Si rese conto di essere al limite, si staccò da lei con rammarico.
"Annie siamo in un corridoio d'albergo..."
"Lo so." lo prese per mano e lo condusse nella sua camera.
"Annie, aspetta... Non voglio che tu ti senta forzata in alcun modo. Sei ciò che più desidero al mondo, ma..."
Annie gli appoggiò un dito sulle labbra. "Una volta mi hai detto che il tempismo è tutto. Anche allora abbiamo avuto una conversazione simile, se non ricordo male" disse Annie in un sussurro posando le labbra sulle sue. Auggie rispose al suo bacio con trasporto. Quello che aveva tante volte immaginato e sognato ora era lì, tra le sue mani e le sue braccia, reale e vero. Annie si appoggiò con la schiena al muro aggrappandosi alle sue spalle forti; le mani di Auggie ripresero ad esplorarle ogni centimetro di pelle sotto la camicetta, risalendole fino alle spalle e sganciandole il reggiseno. Le prese i seni tra le mani toccandole delicatamente i capezzoli che, sotto le sue dita, diventavano sempre più turgidi.
Annie cominciò ad ansimare dal desiderio. Desiderava quell'uomo, desiderava sentire le sue mani su tutto il suo corpo, desiderava sentire la sua forza virile dentro di sè. Lo trascinò fino al letto, togliendogli la maglietta e baciandogli il petto muscoloso. Con le labbra e i denti cominciò a giocherellare con i suoi capezzoli procurandogli intensi brividi. Si spogliarono a vicenda con movimenti rapidi. Auggie fece sdraiare Annie poi si sdraiò di fianco a lei continuando a baciarla, avido e insaziabile, mentre le sue mani esploravano e accarezzavano ogni parte di lei. Cercava di prolungare il più possibile questi momenti così intensi e pieni.
"Auggie... ti prego... non resisto più..." Lui non aspettava altro. Si mise sopra di lei con infinita delicatezza, mentre Annie agganciò le caviglie dietro la sua schiena, pronta ad accoglierlo. Erano un tutt'uno, finalmente. I loro corpi si muovevano ritmicamente all'unisono, affondando uno nell'altro. I loro respiri si fecero sempre più veloci e intensi finchè entrambi non raggiunsero l'apice. Auggie si spostò lentamente di fianco a lei, accarezzandole i capelli e baciandole la fronte. Annie si girò sul fianco, appoggiando la schiena contro il suo petto; erano entrambi appagati e un senso di profonda felicità pervadeva il loro cuore.
"Ti amo Annie Walker." le bisbigliò nell'orecchio.
"Ti amo August Anderson." gli rispose bisbigliando.
