Capitolo 32

Quando Auggie si svegliò, la mattina seguente, si accorse di non aver sognato: accanto a lui, tra le sue braccia, c'era Annie, la sua Annie. Era ancora addormentata, ne sentiva il respiro regolare e tranquillo. Egli non si mosse, non voleva svegliarla. Inspirò profondamente tra i suoi capelli lunghi e morbidi, rendendosi conto che erano nella stessa posizione in cui si erano addormentati, uno di fianco all'altro. La pelle morbida della schiena di Annie, nel movimento regolare del suo respiro, sfregava delicatamente sul suo petto. Non sapeva che ora fosse, né, in realtà voleva saperlo. Tutto quello di cui aveva bisogno era accanto a lui. Sentire il profumo della sua pelle, sentire il suo corpo nudo e caldo contro il proprio, stava risvegliando nuovamente in lui il desiderio di averla intimamente e profondamente.

Annie si mosse lentamente, stirandosi e girandosi verso di lui.

"Auggie..." mormorò Annie sorridendo, con la voce ancora assonnata. Gli diede un leggero bacio, poi appoggiò la testa al suo petto.

"Buongiorno, Walker. Dormito bene?"

"Non saprei. Mi sono girata e rigirata nel letto."

"Interessante. L'ho fatto anch'io."

Annie lo guardò ridendo. "Ho come la sensazione di avere un deja-vù."

Auggie rise e cominciò ad accarezzarle le spalle, disegnando piccoli cerchi con l'indice.

"Hai ragione." le disse baciandole la testa.

Annie si strinse a lui. Cominciò a grattargli delicatamente il torace, scendendo lentamente verso i fianchi.

"Annie... se continui così potrei non rispondere delle mie azioni." le disse a voce bassa tra i capelli.

"Sì, me ne sono accorta." gli rispose con tono voluttuoso e facendo scendere le mani lungo le sue gambe.

Annie si alzò sui gomiti per poter arrivare alle sue labbra. Lo baciò delicatamente, poi sempre più intimamente, ricambiata con la stessa intensità. Cominciò a strofinare i suoi fianchi contro di lui, lentamente.

"Anne Catherine Walker... ti rendi conto di cosa mi stai facendo?" le chiese ansimando sulla sua spalla.

"Sì. Ti desidero così tanto, signor Anderson" gli rispose in un sussurro sulle labbra.

Sentiva il corpo dell'uomo fremere sotto il suo, e si rese conto che entrambi non avrebbero resistito ancora a lungo: si mise a cavalcioni sul bassoventre di Auggie, muovendo lentamente i propri fianchi affinché potesse accoglierlo completamente dentro di sé. Le mani di lui cominciarono ad accarezzarle la schiena e a risalire lungo i suoi fianchi, arrivando fino al petto. Auggie sentiva la pelle morbida e tesa dei suoi seni fremere sotto le sue mani, mentre i capezzoli diventavano sempre più turgidi. Sentiva la donna inarcarsi sempre di più su di sé, mentre si muoveva ritmicamente. Sentiva tutto il suo calore pervadere ogni sua fibra e avvolgerlo intimamente. La strinse più forte, attirandola a sé, baciandole ogni centimetro di pelle tra il collo e il seno. Non avrebbe resistito a lungo, il suo desiderio più profondo stava per esplodere.

Annie riusciva a percepire tutta la tensione dell'uomo dentro si sè, allora rallentò il ritmo del proprio corpo, fermandosi di tanto in tanto e riprendendo poi con più vigore. Auggie si muoveva con lei e sotto di lei, affondando sempre più i propri fianchi tra le sue gambe morbide e tornite. Annie sapeva che non avrebbe potuto aspettare ancora a lungo. Si sdraiò su di lui baciando e leccando delicatamente la sua bocca mentre riprendeva a muoversi su di lui accelerando il ritmo dei propri fianchi.

"Dio, Annie... non ti fermare... ti prego..." la voce di Auggie si fece profonda e densa di desiderio.

Lei non aspettava altro: cominciò a muoversi più velocemente per portare entrambi al culmine. Si aggrapparono l'uno all'altra, ansimando, finché, simultaneamente, i loro corpi furono scossi da un'ondata di piacere così intensa e profonda che li lasciò esausti ma totalmente appagati.

Restarono sdraiati fianco a fianco per un tempo che le parve infinito, le braccia di Auggie strette attorno alle sue spalle.

"Comincio ad avere fame." disse Annie, controllando l'orologio. "Sono quasi le due del pomeriggio."

"Cosa vuoi fare?"

"Innanzi tutto una doccia; poi vorrei uscire, cercare un ristorante e fare un giro per la città."

"Tutto quello che vuoi, signorina Walker."

Annie si alzò dal letto con un balzo e si diresse in bagno. Sotto la doccia, cominciò a canticchiare. Si sentiva bene come non le accadeva da qualche tempo. Era felice. Tutte le domande che le avevano attanagliato la mente nelle ultime settimane sembravano essersi dissipate, almeno per ora.

Quando tornò in camera Auggie aveva appena chiuso una telefonata.

"Questioni di lavoro o una fidanzata gelosa?" gli chiese maliziosa, abbracciandolo da dietro la schiena e appoggiando il mento sulle sue spalle.

"Questioni di lavoro. E non ho più una fidanzata da almeno tre mesi." le rispose girandosi verso di lei e abbracciandola per la vita. "E l'unica donna della quale mi importa è qua davanti a me."

"Dunque eri fidanzato tre mesi fa." chiese Annie con una punta di gelosia nella voce.

"Gelosa, Walker?"

"Non saprei, devo esserlo? Dimmelo tu. È una parte della tua vita di cui ancora non abbiamo parlato. Perché vi siete lasciati?"

"Semplicemente abbiamo capito che non eravamo fatti l'uno per l'altra."la voce dell'uomo divenne bassa e un po' velata.

"Auggie... perdonami... non volevo intristirti. L'amavi?"

"Credo di sì. L'ho amata per un po'. O forse amavo quello che lei rappresentava. Dopo Grozny..."

Annie gli posò l'indice sulle labbra. "Non devi dirmi nulla, se non vuoi. Lo farai quando ti sentirai pronto."

"Annie ti ho detto che voglio essere totalmente sincero con te."

"Lo so. Ma ogni cosa deve avere i suoi tempi, non credi?"

"Quando torneremo a Washington ci prenderemo tutto il tempo."

"A me per ora, basta sapere che sei qui per me."

"Ci sarò sempre per te, Walker."

Annie gli accarezzò i capelli e gli baciò delicatamente la fronte.

"Vai a farti una doccia, Auggie. Intanto io mi vesto e mi asciugo i capelli."

Auggie annuì, la sciolse dal suo abbraccio e si diresse verso il bagno. Quando uscì dalla doccia si avvolse un asciugamano sui fianchi e tornò verso il letto. I vestiti che si era tolto entrando nella camera di Annie durante la notte, erano appoggiati in ordine su una sedia. Si vestì velocemente, prese il suo bastone e la su borsa.

"Dovrei andare nella mia camera, i miei vestiti sono ancora là."

"Sì, certo." rispose Annie "Ci vediamo nella hall?"

Auggie uscì, mentre lei finiva di vestirsi e truccarsi. Davanti allo specchio del bagno si osservò per qualche minuto. La sua pelle era ancora abbronzata e i suoi capelli stavano tornando biondi, l'effetto della tintura all'hennè diminuiva ad ogni lavaggio donando però alla sua chioma intensi riflessi castani.

Si sentì soddisfatta della visione d'insieme che lo specchio le rimandava. Prese la borsetta, infilò un paio di comode scarpe da ginnastica e scese velocemente le scale. Auggie era già davanti al bancone della reception che l'aspettava. corse verso di lui e lo prese a braccetto.

"Eccomi qua." disse allegramente. "È molto che aspetti?"

"Un paio di minuti." le rispose porgendole un pacchetto. "Questo è per te."

"Cos'è? Non è il mio compleanno, vero?" chiese incuriosita.

"Aprilo."

Annie scartò velocemente la confezione.

"Un profumo?"

"Jo Malone Grapefruit. È sempre stato il tuo profumo."

"Auggie... grazie." Annie lo aprì e se ne spruzzò un po' dietro le orecchie e sui polsi. Questa fragranza risvegliò in Auggie tanti ricordi.

"Ora posso dire di riconoscerti completamente" scherzò l'uomo.

Annie gli porse il braccio, uscirono dall'hotel e si diressero verso la città.

Pranzarono in un bar con sandwich e caffè, girovagarono senza meta per la città e tornarono in albergo quando ormai era buio. Cenarono nel ristorante dell'albergo, poi si fermarono un po' nella veranda dell'hotel, che dava su una piazzetta tranquilla, chiacchierando tranquillamente.

"Chiamata da Joan Campbell."

"Hey, Joan"

"Uhmmm... sei davvero tu, signor Anderson?"

"Joan... cosa intendi?"

"La tua voce, Auggie. Mi sembra diversa..." notò Joan "Mi sembri felice."

"Lo sono, Joan."

"Deduco che state bene entrambi. O c'è di più?" chiese Joan maliziosamente.

"Perché hai chiamato, Joan?"

"Sei sempre un maestro nell'eludere le domande. Volevo solo dirti che il jet dell'Agenzia sarà pronto per voi all'aeroporto di Tripoli alle 11 di domani mattina, ora locale. Ci vorranno circa 12 ore di volo prima che arriviate a Washington. Manderò qualcuno a prendervi per farvi accompagnare a casa."

"Bene, grazie. Joan... novità su Ryan?"

"No, ancora nulla. È stabile; i valori vitali sono normali ma lo tengono ancora in coma farmacologico, finché l'ematoma cerebrale non sarà completamente riassorbito."

"Ok, grazie."

"In aereo troverete delle valigie con degli indumenti un po' pesanti. Qui il tempo è decisamente più freddo. Mandami un messaggio quando sarete atterrati. Non voglio sentirti né vederti fino a Lunedì."

"Ok, va bene. Grazie Joan. A Lunedì."

Auggie chiuse la telefonata e mise il suo cellulare nella borsa.

"Joan...?" chiese Annie.

"Joan Campbell, il mio capo. Che poi, è stata il nostro capo, finché abbiamo lavorato insieme alla CIA. Ora ha una Task Force di operativi che lavorano sotto massima sicurezza. È stata lei che ha organizzato le squadre e seguito da Washington tutte le operazioni per il tuo recupero. Come all'Agenzia hanno saputo dell'agguato al convoglio di McQuaid con il quale viaggiavi, Calder l'ha contattata e lei ha preso in mano il comando delle operazioni. Non si è mai data per vinta, Annie. Ti vuole bene."

"Sì, suppongo di sì. Hai chiesto di Ryan... come sta?"

"È ancora in coma farmacologico. L'ematoma cerebrale non si è ancora completamente riassorbito."

"Mi hai detto che lavoravo per lui... "

Auggie annuì. "Joan ti voleva nella sua squadra all'Agenzia, ma sei rimasta con Ryan."

"Perchè?"

"Se sono vivo lo devo a voi, a te e Ryan. Durante quella missione vi eravate avvicinati molto, emotivamente. Eri innamorata di lui, da quello che avevo capito. E lui ti aveva chiesto di sposarlo."

"Quindi... sono sposata con lui?" chiese Annie con voce tremante.

"Lo siete stati per un po'."

"E questo è successo dopo che tu hai lasciato la CIA, giusto? Mi hai detto che non ci siamo visti per quasi due anni da allora. Quindi, come fai a saperlo?"

"Sono una spia, ricordi? È il mio lavoro..."

"Auggie. La verità."

"La CIA ha un intero dossier sulla tua vita. Se vuoi puoi leggerlo."

"Posso davvero?" chiese Annie incredula.

"No, bhè... in realtà no, non potresti. Ma, tutto considerato, possiamo fare un'eccezione. C'è scritta tutta la tua vita, le scuole che hai frequentato, dove ti sei diplomata. Le persone con le quali hai avuto una relazione..."

"Quindi anche tu..."

"Sì. Il fascicolo della CIA, in realtà, non è completo. Mancano gli ultimi due anni, da quando hai lasciato l'Agenzia fino ad oggi."

"E dove posso trovare quella parte della mia vita?"

"Nel tuo file della McQuaid Security."

"Che tu, naturalmente, hai."

"Sì."

"Lo hai letto?"

"Sì." la sua voce aveva un velo di tristezza.

"E?" chiese Annie.

"Sarebbe meglio se tu lo leggessi da sola, con calma. Ci sono parti della tua vita che dovresti scoprire da sola, o comunque dovresti parlarne con Ryan."

"Questo fascicolo... ce l'hai qui?"

"Nel mio portatile."

"Andiamo, allora."

In ascensore, nessuno dei due disse nulla, semplicemente si tenevano per mano. Annie non vedeva l'ora di leggere il file sulla sua vita, ma al contempo ne era un po' spaventata e Auggie quasi si maledisse per avergliene parlato. Le informazioni che conteneva erano piuttosto importanti e aveva paura che potessero ferirla profondamente, come era successo a lui quando aveva letto quel documento.

Entrarono nella stanza di Auggie per prendere il portatile.

Annie prese il laptop che egli le porgeva con il file già aperto. Si sedette a terra, ai piedi del suo letto e cominciò a leggere silenziosamente. Auggie si sedette di fianco a lei e attese che finisse.

Leggere la sua vita era come vedere un film, le cui immagini scorrevano a velocità alternate, ora lente ora veloci. Erano immagini talvolta sbiadite, come fosse una vecchia pellicola, altre volte nitide e vivide. Si sentiva estremamente fragile e indifesa, in quel momento, le lacrime pian piano presero a sgorgare e a rigarle il viso. Rimase in silenzio, anche quando ebbe finito di leggere, semplicemente si appoggiò alla spalla di Auggie e lui l'abbracciò, cullandola leggermente. Annie pian piano smise di piangere, ma rimasero a lungo seduti a terra abbracciati. Il suo respiro divenne più calmo e regolare. Si sentiva così vicina a quest'uomo. Sapeva che avevano condiviso molto di più di quello che era scritto in quel file. Erano stati colleghi e migliori amici, poi amanti. Quel sentimento che era rimasto nel suo cuore, ancorato così in profondità, era quello che le stava riportando la sua vita, passo dopo passo. La voce di quest'uomo era il suo legame con il suo passato, era l'ancora di salvezza che l'aveva tenuta ferma nelle tempeste della mente, era il ponte di collegamento tra ciò che era e ciò che era stata. E lei non poteva ignorarlo.

Alzò lo sguardo verso di lui, accarezzandogli delicatamente i riccioli ribelli che gli ricadevano sulle orecchie. Lui le prese il viso tra le mani, le asciugò le lacrime e appoggiò la fronte contro la sua.

"Annie... io sono qui per te. Ci sarò sempre."

"Anche dopo quello che hai saputo di me?"

"Assolutamente sì. Io ti amo, Annie Walker."

"E io amo te, August Anderson. È la sola certezza che ho, ora. La tua voce è stata l'unica cosa che non ho mai dimenticato. Ogni giorno che ho trascorso nel deserto, avevo la tua voce nella mente e nel cuore."

"Mi dispiace per come sono andate le cose, Annie. Se non fossi partito con Natasha, forse..."

"Sshh... non è colpa tua. Abbiamo fatto delle scelte, Auggie, sia tu che io. Se fossi rimasta alla CIA, forse..." Annie lasciò il discorso in sospeso "Non possiamo sapere come sarebbero andate le cose. Probabilmente, in quel momento, le scelte che abbiamo fatto ci sembravano le più giuste per noi stessi. Non ci è dato di sapere cosa ci aspetta nel futuro, ma non possiamo lasciare che quanto è successo ce lo rovini."

"È vero, ma io so con certezza chi e cosa voglio nel mio futuro. Io voglio te, signorina Walker. Voglio stare insieme a te. Sempre e per sempre."

"Sempre e per sempre." ripeté Annie sottovoce mentre posava le labbra sulle sue.