Capitolo 34
Quando arrivarono al suo studio, Justin Muller li accolse calorosamente.
"Benvenuti, ragazzi."
"Buongiorno, Justin." gli disse Auggie, tendendogli la mano. Justin gliela strinse calorosamente, poi si rivolse a Annie.
"Così tu sei Annie. Sono felice di conoscerti, finalmente. Ho sentito molto parlare di te e devo dirti che ero molto curioso di incontrarti. Venite, accomodatevi. Posso offrirvi un caffè, un tè?"
Accettarono volentieri il caffè. Si accomodarono e cominciarono a parlare del più e del meno, come se si conoscessero da tempo. Auggie era seduto al fianco di Annie e le teneva saldamente la mano, disegnandole dei piccoli cerchi sul dorso col pollice. Annie, pian piano, si tranquillizzò e cominciò a sentirsi a suo agio. Justin se ne accorse e le sorrise.
"Vedo che sei più rilassata, Annie. Credo che ora possiamo cominciare. Voglio che tu sappia prima di tutto che non posso garantirti che la terapia ipnotica funzioni, è solo una possibilità. Forse più concreta e veloce di altre terapie, ma pur sempre una possibilità. Sai di cosa si tratta?"
"Non ne sono sicura. Si parla di stati di trance..."
"No, Annie, niente di tutto ciò." rispose Justin sorridendole. "L'ipnosi non è, come molti credono, frutto di arti magiche né uno stato di trance o di perdita totale della coscienza, ma al contrario è una condizione naturale che si avvicenda e si integra alla veglia. È uno stato mentale che può essere perfino autoindotto o prodursi spontaneamente. A volte, nei casi più estremi, il paziente può raggiungere anche lo stato di trance, ma non penso possa essere il tuo caso. Quello che dovremo fare è farti raggiungere uno stato di profondo rilassamento, per far sì che tu possa guardare dentro te stessa, nella tua mente, alla ricerca di ciò che già c'è. In alcuni casi sono necessarie più sedute, dipende dalla disposizione mentale del paziente."
"Non sembra particolarmente complesso." osservò Annie.
"No, non lo è. Ho bisogno di farti alcune domande, prima di iniziare. Poi valuteremo nello specifico il tuo caso. Va bene?"
"Va bene, dottore."
"Cominciamo col chiamarci per nome. È più familiare e aiuta a rilassarsi."
"Va bene... Justin."
"Cosa ricordi del tuo passato?"
"In realtà non lo so con certezza. Facevo dei sogni, quando ero con la tribù berbera nel deserto. Ne ho parlato con Auggie e mi ha detto che le persone che sognavo hanno fatto tutte parte della mia vita: le mie nipoti, mia sorella, Eyal, Calder e..." Annie fece una pausa e trasse un profondo respiro. "Ho sognato spesso la voce di Auggie. Era come se fosse parte di me. Un volta mi sono vista in un ufficio con tanti computer. Al mio fianco c'era una donna bionda. Sentivo la voce di Auggie parlare e poi ho visto il suo sorriso, prima di svegliarmi. Ricordo parti di conversazioni che abbiamo avuto, come se fossero incise nella mia testa. Ho sognato che mi avevano sparato. Ho fatto altri sogni, ma non sono sicura se sono solo sogni o parti del mio passato. È tutto molto confuso."
"Ricordi altro?"
"Il suo nome in codice, Mingus." rispose guardando e indicando Auggie. Egli le strinse un po' più forte la mano, voleva farle sapere che era al suo fianco, che era lì per lei. Il fatto che Annie ricordasse così tanto di lui, lo commosse. Se mai avesse avuto dubbi, ora sapeva con estrema certezza che il loro legame era così forte e profondo da superare ogni barriera, da andare oltre il tempo e lo spazio.
"C'è altro che pensi possa essere utile che io sappia?" le chiese.
"No, non credo. Forse..." Annie esitò qualche secondo. "Ho letto i files che la CIA e la McQuaid Security hanno su di me. Conosco la mia vita, ma è come se non fosse la mia."
"Bene. Direi che c'è abbastanza su cui lavorare. Se te la senti possiamo cominciare subito con una prima seduta, un colloquio molto semplice. Si tratta di una serie di domande su svariati argomenti."
"Per me va bene, tanto non avevamo programmi particolari."
Justin notò che Annie e Auggie continuavano a tenersi per mano, saldamente. Ne fu felice, per entrambi, ma la seduta doveva essere privata.
"Auggie, se non ti dispiace..." disse rivolgendosi a Auggie.
"Sì, certo. Aspetterò qui fuori."
Justin lo accompagnò nel salottino d'attesa. "Se vuoi dell'altro caffè o del tè..."
"Un caffè andrà benissimo, grazie."
Justin fece sedere Auggie sul divano di fronte alla porta, gli servì una tazza di caffè e gliela porse.
"Proprio davanti a te c'è un tavolino. La macchina per il caffè è lungo la parete a destra della porta, se ti venisse voglia di prenderne dell'altro. C'è anche un distributore di snacks nel pianerottolo dell'ascensore, in fondo al corridoio a destra. Posso farti avere qualcosa per impegnarti il tempo?"
"No, grazie Justin. Posso ascoltare un po' di buona musica." sorrise Auggie, mentre tirava fuori dalla sua Messenger l'I-Pod con le musiche di Mingus.
Justin rientrò nello studio e cominciò la sua prima seduta con Annie.
Quando Auggie toccò il suo orologio era ormai mezzogiorno. Annie era chiusa in quello studio da quasi un'ora e lui cominciava a dar segni di agitazione. Aveva tenuto il volume dell'I-Pod piuttosto basso e in più di un'occasione l'aveva addirittura spento, sperando di sentire Annie e Justin uscire dallo studio, ma ogni volta l'attesa era stata disillusa. La musica di Mingus lo aiutava a rilassarsi e portava con sé tanti ricordi. Aspettare era comunque snervante e la preoccupazione a volte prendeva il sopravvento. Aveva bevuto altre due tazze di caffè. Non si era mosso dalla sala d'attesa per paura di non essere presente qualora Annie fosse uscita. Cominciava ad innervosirsi. Aveva camminato avanti e indietro almeno una ventina di volte, si era seduto e rialzato altrettante volte. Si era fermato davanti alla finestra, appoggiando le mani sul vetro freddo: aveva la testa così piena di lei, che quasi faticava a ricordare la sua vita prima di conoscerla. Nella sua mente si accavallavano i ricordi degli anni che avevano condiviso come colleghi e amici, dei mesi in cui erano stati insieme, come una vera coppia. Ripensava a quanto aveva letto nel dossier della McQSecurity sulla vita di Annie, notizie che aveva precauzionalmente eliminato nella copia che le aveva dato per non causarle un ulteriore shock. Lei aveva sofferto molto in questi due anni che erano stati lontani. Non riusciva ad immaginare come si poteva umanamente sopportare un dolore così grande. E si era gettata a capo fitto nel lavoro. Auggie aveva letto di tutte le missioni alle quali Annie aveva partecipato, missioni davvero pericolose, durante le quali, in più di un'occasione aveva messo a repentaglio la propria vita. Sperava davvero che Justin potesse riuscire ad aiutarla, sia a recuperare la memoria che a superare il dolore nel momento in cui avrebbe veramente ricordato.
Attese ancora, per minuti che gli parvero interminabili, poi sentì la porta aprirsi e la risata di Annie lo colpì come un'onda di calore, di quel calore che scalda il cuore e l'anima. Se rideva era segno che stava andando bene, per il momento. Si sorprese a sorridere in direzione della sua voce, sentiva gli occhi di Annie su di lui.
"Grazie Justin. Ci vediamo domani mattina."
"A domani Annie."
Auggie si mosse verso di loro finchè sentì il dorso della mano di Annie colpire la sua e le prese il gomito. Non si dissero una parola, dirigendosi all'uscita.
Una volta fuori Annie si fermò, trasse un profondo respiro e lo prese a braccetto, appoggiando la testa sulla sua spalla. Auggie la baciò sulla testa accarezzandole i capelli.
"Tutto ok?" le chiese.
"Sì. Justin è una persona davvero meravigliosa: è gentile e capace, ti mette a tuo agio e ti sembra di conoscerlo da sempre. Un dottore con tutti i crismi."
"Uhmm.. devo essere geloso?" le chiese con un filo d'ironia nella voce.
Annie lo guardò sorpresa e scoppiò a ridere. "O mio Dio, no davvero!"
"Bhè, da come ne parli..."
"Non essere stupido!" lo rimproverò scherzosamente. "Ho un meraviglioso e sexy ragazzo cieco accanto a me, cosa potrei desiderare di più?"
"Sì, vero?" risero entrambi, di cuore. Auggie l'abbracciò, tenendola stretta a sè per qualche minuto. Poi la scostò da sè e le accarezzò con delicatezza il viso.
"È così bello sentirti ridere, Annie."
"Scoprire quale è stato il mio passato è una vera incognita che un po' mi preoccupa, ma mi sento abbastanza bene, Auggie."
"Dio, cosa darei per poterti vedere ridere in questo momento." le disse con la voce rotta dall'emozione.
"Auggie..." Annie non sapeva cosa dirgli. Si rendeva conto di quale peso egli avesse sul cuore. Prese tra le sue le mani di Auggie che ancora la stavano accarezzando. "Auggie... tu non puoi vedere con gli occhi, è vero. Ma il tuo cuore può vedere ben altro, molto più di quanto possa vedere io. Sei un uomo coraggioso e un eterno romantico, cerchi sempre il meglio nelle persone e questa è una delle cose che mi piace di te."
"Una volta mi hai detto che sono un po' naif."
"Davvero? Non me lo ricordo." gli rispose con il sorriso nella voce. Annie gli raccontò della seduta con il dottor Muller, della loro chiacchierata. Parlarono a lungo, camminando senza una meta precisa per le vie di Spring Valley. La giornata era nuvolosa e fredda, ma non ci fecero caso più di tanto. Passarono davanti ad una tavola calda e il profumo del cibo stimolò loro l'appetito.
"Andiamo a mangiare qualcosa, signor Anderson. Ho fame." disse Annie trascinandolo nel locale.
Si sedettero ad un tavolo in fondo alla sala, presero il menù e Annie lo lesse anche per lui. Quando arrivò la cameriera ordinarono entrambi del pollo fritto, insalata e una porzione abbondante di Pumpkin Pie.
"Com'è il tuo lavoro alla CIA? Cioè, di cosa ti occupi, se puoi dirmelo?" chiese Annie.
"Sono un operativo tecnico. Lavoro su sistemi informatici a vari livelli. Cerchiamo di prevenire attacchi informatici, di intercettare eventuali comunicazioni tra possibili cellule terroristiche e cose del genere."
"Sembra molto complesso..."
"Per chi non è del mestiere, lo è di sicuro."
"Non credo sia lavoro per me, questo. Non ricordo il mio passato, ma ho la sensazione di non essere mai stata quello che si definisce un mago dell'informatica."
"No, in effetti, no." le sorrise Auggie. "Ma sei sempre stata molto brava come agente operativo sul campo."
Annie rimase in silenzio per qualche minuto, sorseggiando con calma il suo caffè.
"Vorrei andare a trovare Ryan in ospedale. Forse vedendolo potrei ricordare qualcosa."
"O forse no."
"Comunque, credo che dovrei farlo. In fondo siamo stati sposati e io lavoravo per lui quando c'è stato l'attacco al convoglio con cui viaggiavamo."
"Non credo sia una buona idea, Annie. Non ora per lo meno."
Annie guardò Auggie che giocherellava nervosamente con la tazza del caffè.
"C'è qualcosa che non mi dici ma che dovrei sapere?" gli domandò.
"Perchè me lo chiedi?"
"Mi sembri sulla difensiva. Mi nascondi qualcosa?"
Auggie doveva aspettarsi questa domanda. Sapeva che Annie era molto intuitiva. Ma non poteva dirle la verità, non ancora. Doveva completare il suo percorso con il dottor Muller, prima. La verità sarebbe arrivata, forte e dirompente, fin troppo presto ed egli temeva quel momento come l'inferno. Vedere Ryan, per Annie, poteva significare accelerare i tempi con tutto quello che ne sarebbe derivato e lui desiderava solo che lei potesse star bene. Voleva proteggerla dal dolore che avrebbe provato sapendo la verità. Cercò una mediazione, una mezza verità.
"Quando eravate in viaggio da Timbuctu, stavate scortando una carovana che trasportava aiuti umanitari. Sembra però che questa fosse solo una copertura poiché nei mezzi pesanti della carovana erano nascoste anche molte armi che, pare, fossero destinate alle milizie francesi stanziate in Mali."
"Traffico d'armi?" chiese Annie sorpresa.
"Non ne abbiamo la certezza."
"Ma tu pensi che sia possibile?"
"Sinceramente non lo so. Per come conoscevo Ryan due anni fa, ti avrei detto che era impossibile, ma le persone possono cambiare Annie. La vita le cambia, a volte."
"Quindi è per questo, per le armi, che il nostro convoglio è stato attaccato?"
"Credo di sì."
Annie rimase in silenzio. Se tutto questo era vero, se veramente alla McQSecurity trafficavano armi, era possibile che lei non ne sapesse niente? Erano stati sposati, lavoravano insieme da due anni... come poteva non saperne niente? E se invece anche lei era coinvolta? Questo pensiero la turbò.
"Auggie... e se anch'io fossi stata coinvolta in questo? Nel traffico d'armi, intendo..." la sua voce tremava.
"Annie, non credo che tu..."
"Pensaci, è plausibile. Credi possibile che... che io non ne sapessi nulla?" ora la sua voce era preoccupata.
"Walker, non possiamo saperlo con certezza. Credo che tu debba essere paziente e parlarne con il dottor Muller. Lui può aiutarti a gestire tutti questi dubbi e timori."
"Potrei parlargliene domattina."
"Sì, credo possa essere una buona idea."
"A proposito... vorrebbe parlare anche con te. Puoi venire con me domani?"
"Assolutamente sì."
"Non devi lavorare?"
"Tu vieni prima del lavoro."
Queste parole fecero sentire meglio Annie, sapeva che lui le sarebbe stato accanto indipendentemente da quello che poteva aver fatto. Il passato era passato.
