Capitolo 35

Quel mattino, l'appuntamento in ospedale con il dottor Muller era programmato per le 10, ma Annie era sveglia già dalle 5. Aveva dato la colpa al jet-lag, ma sapeva benissimo che era per l'agitazione.

Il dottor Muller le aveva preso appuntamento per tutta una serie di accertamenti prima di procedere con l'ipnosi. La sua amnesia poteva dipendere da vari fattori, conseguenze dell'incidente subito, ma Justin voleva essere certo che non ci fossero possibili complicazioni inaspettate.

Si era alzata silenziosamente, cercando di non svegliare Auggie. Si sedette sul davanzale della finestra, sollevò le pesanti tende a pacchetto e fissò lo sguardo nel buio della strada, interrotto solo dalla fioca luce dei lampioni. Il quartiere dove si trovavano era piuttosto tranquillo e, a quell'ora del mattino, la via era deserta e silenziosa. Annie si avvolse in un plaid e rimase lì seduta, rannicchiata con le ginocchia sotto il mento. Appoggiò la testa al vetro freddo della finestra e cercò di non pensare, ma nella sua mente i pensieri erano in pieno fermento. Come se stesse sfogliando un album di fotografie, rivide Lila e la sua famiglia, il capo tribù berbero e la moglie, i caldi colori del deserto e le meravigliose albe, ognuna diversa dall'altra. Sentiva la mancanza di quella vita da nomade, libera da ogni restrizione e condizionamento. Le mancavano il caldo e l'azzurro terso del mattino, i colori vivi e accesi del tramonto e il buio intenso della notte, quando si poteva guardare il cielo e vederlo così pieno di stelle fluorescenti da perderci il conto.

Sapeva che aveva avuto un incidente quasi tre mesi prima, ma non ne aveva assolutamente memoria. L'incidente aveva cancellato dalla sua mente tutto il suo passato, era come se fosse nata il giorno in cui aveva cominciato a riprendere i sensi. Ora, con tutti gli accertamenti prescritti dal dottor Muller, avrebbe potuto sapere cosa causava questa sua amnesia e cercare di trovare un modo per riavere indietro i suoi ricordi, belli o brutti che fossero. Quello che aveva letto nel suo fascicolo le era sembrato molto generico in alcune parti, come se qualcosa mancasse. Ad esempio, perché lei e Ryan avevano divorziato? Forse semplicemente avevano capito di non amarsi come avrebbero dovuto, ma Annie aveva la sensazione che il motivo fosse un altro. Eppure lavoravano ancora insieme, almeno così era scritto nel suo file. La sua miocardite era un'altro passaggio che le sembrava poco chiaro. Aveva letto che ne soffriva già quando lavorava alla CIA e per questo l'avevano messa dietro una scrivania. Ma poi? Ryan sapeva del suo problema al cuore eppure le permetteva di lavorare sul campo. Perché?

Chiuse gli occhi e trasse un profondo respiro. Era così concentrata su tutte queste domande e su questi pensieri che scorrevano veloci nella sua testa che non si accorse che Auggie si era svegliato. Egli toccò il lato vuoto del letto e sentì le lenzuola fredde, segno che Annie si era alzata da tempo. Dal letto, egli sentì il suo respiro profondo e capì che era alla finestra. Si alzò e andò verso di lei, silenziosamente. Le posò una mano sulla spalla, poi risalì verso la guancia e le accarezzò i capelli e se li attorcigliò tra le dita. Annie non disse nulla, si appoggiò a lui e lui l'abbracciò. Auggie intuiva il suo tormento e la sua preoccupazione. Al momento non poteva far nulla per aiutarla se non farle sentire che le era vicino. La tenne stretta tra le braccia, cullandola dolcemente, per il tempo necessario a calmarla un po'.

"Che ne dici di un caffè?" le chiese.

"Sì, credo di averne bisogno."

"Bene, andiamo. Aiutami a prepararlo, così comincio a memorizzare dove sono i barattoli in cucina."

"O mio Dio, Auggie... non ci pensavo... " balbettò Annie "Sono stata così egoista a chiederti di restare con me in questa casa, dove per te è tutto sconosciuto. Io... io... davvero mi spiace, perdonami."

Auggie la strinse più forte a sé. "Non preoccuparti. Se mi insegni, possiamo farcela. Oppure..."

"Oppure?"

"Oppure possiamo trasferirci nel mio appartamento. È molto più piccolo di questo, ma lo abbiamo già fatto e ce la siamo cavata."

"Per te sarebbe più facile, vero?"

"Posso imparare a gestire anche questa casa, se vuoi restare qui. Per me va bene. Avrò solo bisogno di un po' di tempo."

"Mi dispiace, Auggie. Sono stata davvero..."

"Sshh." disse posandole un dito sulle labbra "Non importa. Casa è dove siamo insieme, giusto? Questa casa o un altro appartamento, sono solo un luogo, nient'altro. Siamo importanti tu ed io. Il luogo è solo un contorno."

Annie si strinse di più a lui, accoccolandosi tra le sue braccia. Si sentiva sicura e protetta, e aveva la sensazione di non sentirsi così bene da tanto, tanto tempo. Sapeva che tutti gli accertamenti che doveva fare erano necessari e non erano quelli, in fondo, a spaventarla quanto il sapere quello che veramente era stata la sua vita.

Annie e Auggie andarono in cucina. Annie guardò dentro i vari armadietti e cercò il barattolo del caffè. Poi raggiunse Auggie e lo aiutò a prepararlo. Ben presto l'aroma intenso della bevanda riempì la cucina e, in qualche modo, rasserenò un po' Annie.

"Pensi che ci vorrà molto tempo, oggi? Per far tutti quegli esami, intendo..." chiese Annie.

"Non saprei. Comunque sarò lì con te e aspetterò finché non hai finito. Coglierò l'occasione per parlare con Justin."

"Vado a farmi una doccia. Magari mi aiuta a rilassarmi un po'."

"Buona idea. Intanto telefono a Joan, così le dico che mi prendo l'intera giornata."

"Auggie, non voglio crearti problemi." disse Annie appoggiandogli una mano sul braccio. Auggie appoggiò la propria mano su quella di Annie e poi la strinse delicatamente.

"Nessun problema. Ti ho già detto che tu vieni prima del lavoro. Oggi facciamo ogni cosa con calma, va bene?"

"Grazie." rispose posandogli un bacio sulla guancia, poi uscì dalla cucina.

Auggie rimase appoggiato qualche secondo all'isola della cucina, poi prese le tazze e le posò nel lavandino. Il suo pensiero era colmo di lei. Era preoccupato per lei. Era pazzo di lei. Ogni volta che gli era vicina sentiva forte il desiderio di stringerla, di farle sentire quanto la amasse, quanto aveva bisogno di lei. Con lei non si sentiva meno di un uomo a causa della sua cecità, per Annie era solo un dato di fatto, come potevano esserlo il colore dei capelli o degli occhi. Vivere in questa casa, completamente sconosciuta, avrebbe richiesto cambiare tutti i suoi punti di riferimento. Ma per lei avrebbe fatto di tutto. Sciacquò velocemente le tazze e le asciugò, poi si diresse alla camera da letto e preparò i propri vestiti. Sentiva Annie canticchiare e questo lo tranquillizzò un po'. Chiamò Joan e le disse che non sarebbe andato in ufficio per almeno un paio di giorni.

"Io ho finito." disse Annie, arrivando silenziosamente alle sue spalle e abbracciandolo. Indossava un accappatoio e i capelli erano avvolti in un asciugamano.

"Hai un buon profumo." le disse girandosi verso di lei per abbracciarla a sua volta.

"Anche tu." gli rispose affondandogli il viso tra la spalla e il collo.

"Faresti meglio a vestirti, Walker." le disse piano, scostandosi un po' da lei. Averla tra le braccia così, praticamente vestita di niente, stava già risvegliando i suoi desideri profondi.

"Paura di far tardi?" gli chiese maliziosamente.

"Non provocarmi, donna." le rispose col sorriso nella voce.

Annie si strinse a lui ridendo. "Allora, mentre mi vesto, tu dovresti farti una doccia. Fredda, però!"

"Bene, signorina Walker." disse Auggie, divertito "Quando ti sarai vestita, chiama un taxi."

In meno di un'ora erano pronti per uscire. Non erano ancora le 9 e avevano tutto il tempo di fare le cose con calma.

Arrivarono al Memorial Hospital in circa mezz'ora. Auggie pagò il taxi e scesero dall'auto. Annie divenne stranamente silenziosa. Auggie era al suo fianco, aprì il suo bastone e le prese il gomito.

"Pronta Annie Walker?"

"Non lo so, Auggie. Credo che per certe cose non si sia mai pronti abbastanza."

"È vero, ma tu sei una ragazza piuttosto cazzuta."

"Perché ho la sensazione che tu mi abbia già detto queste cose?" gli chiese increspando le labbra in un lieve sorriso.

"Perché è la verità."

"È la verità che sono cazzuta o è la verità che mi hai già detto queste cose?" domandò Annie ridendo.

"Entrambe le cose." Auggie si meravigliò ancora una volta per come Annie ricordasse parole o parti di loro conversazioni passate senza riuscire a ricordare il resto del proprio passato.

"Andiamo, Annie."

"Insieme, giusto?"

"Sì. Insieme."

Una volta all'interno dell'ospedale, raggiunsero il piano dove il dottor Muller li stava aspettando.

"Buongiorno Justin." salutò Annie.

"Buongiorno Annie. Auggie. Siete in netto anticipo. Meglio così. Vieni Annie, ti accompagno in reparto per la TAC. Sarai ricoverata in day-hospital, così avremo il tempo di fare tutti gli accertamenti clinici per capire da cosa dipende la tua amnesia. Serviranno tutti i tuoi documenti e i dati della tua assicurazione."

"Posso pensarci io, ai suoi documenti." intervenne Auggie.

"Bene, allora. Venite."

Justin affidò Annie ad un'infermiera che la accompagnò in una camera.

"Si spogli e metta questo camice, signorina Walker.. Il medico del reparto sarà da lei in pochi minuti per completare la sua cartella clinica. Se ha bisogno di qualcosa, non esiti a chiamare."

"Vorrei che Auggie fosse qui con me. Io ho perso la memoria e non..."

"Stia tranquilla, il suo amico e il dottor Muller sono qua fuori, in attesa. quando sarà pronta, potranno entrare." le disse gentilmente l'infermiera, sorridendole.

"Grazie."

Annie si spogliò e si infilò il camice che le aveva dato l'infermiera, prese dalla sua borsa la vestaglia e le ciabatte, poi si affacciò alla porta della camera e vide Auggie e Justin che parlavano con un terzo uomo. Justin la notò e le sorrise. In pochi minuti i tre uomini entrarono nella stanza dov'era Annie.

"Annie, questo è il medico che si occuperà di te oggi, per tutti i tuoi accertamenti." le disse Justin.

"Grazie."

"Bene signorina Walker. Cominceremo con un elettroencefalogramma e una TAC, per vedere se ci sono eventuali ematomi che inibiscono i suoi centri nervosi della memoria. E poi tutta una serie di esami di routine. Il signor Anderson ci ha parlato della sua miocardite, per cui controlleremo anche il suo cuore con un elettrocardiogramma e un test da sforzo. La terremo in osservazione fino a domani, nel caso si rendano necessari ulteriori accertamenti."

"Fino a domani?" chiese sorpresa.

"Sì, certo. Vogliamo capire perché dopo quasi tre mesi dall'incidente ancora non ha recuperato la memoria."

Annie guardò Justin che le sorrise rassicurante. Prese la mano di Auggie, che era di fianco a lei, e la strinse forte. Auggie contraccambiò la stretta, cercando di rassicurarla.

"Non ero preparata a fermarmi per la notte. Non ho portato molto con me."

"Faremo una lista di quello che ti può servire e te lo vado a prendere prima di pranzo." le disse Auggie, senza lasciarle la mano.

"Grazie."

"Avrò bisogno di alcune informazioni che la riguardano, signorina Walker."

"Le darò tutte le informazioni che posso." gli rispose Auggie.

"Benissimo. Mentre noi compiliamo la cartella clinica, signor Anderson, credo che possiamo mandare Annie a fare la TAC. L'accompagni tu, Justin?"

"Sì certo."

Annie era grata di non dover essere da sola. Justin le piaceva. Era un uomo sulla quarantina, coi capelli brizzolati e folti, dal viso bonario nonostante i suoi lineamenti marcati. Aveva una voce profonda e rassicurante. Non era molto alto, ma il suo fisico era asciutto e atletico, segno che dedicava del tempo all'attività sportiva.

"Grazie per essere rimasto con me, Justin."

"Di nulla Annie. Voglio davvero aiutarti a riprendere in mano la tua vita. Te lo meriti."

"Davvero? A volte penso che sia meglio non ricordare. Forse se il mio cervello si ostina a rimanere al buio, una ragione ci deve essere."

"Se ci fosse anche una sola possibilità di aiutarti, voglio trovarla. Nessuno merita di non sapere Annie. E tu meriti di essere felice."

"Non saprei..."

"Sarò anche uno scapolo incallito, ma riconosco due anime gemelle. Tu e Auggie siete fatti l'uno per l'altra. Il fatto che, dopo due anni, lui sia tornato alla CIA senza esitazioni per te, la dice lunga. E, guarda caso, quello che ti ha legato alla vita è stato il ricordo della sua voce. Hai dimenticato tanto, praticamente tutto del tuo passato, ma non lui, non la sua voce. Sapendo quello che avete passato nella vostra vita, sono sempre più convinto che meritiate di essere felici."

"Sai qualcosa che io non so, dottor Muller?"

"Ho letto il tuo file, Annie. So quello che sai tu." si fermò davanti ad una porta. "Ci siamo. Sei pronta?"

"E se ti dicessi di no?" gli sorrise.

"Forza, signorina Walker."

"Bene, signor Anderson. Abbiamo quasi tutti i dati della signorina Walker. Mancano solo quelli relativi all'assicurazione. Lei sa per caso quale compagnia ha stipulato la polizza di Annie?"

"No, veramente no. Ma non è un problema, posso pagare io tutte le cure e gli accertamenti che le state facendo."

"Va bene. Avrò bisogno anche dei suoi documenti allora."

"Posso farglieli avere nel pomeriggio?"

"Sì, certo. Credo che fra pochi minuti la signorina Walker tornerà in camera, posso farla accompagnare, se vuole."

Auggie stava ancora parlando col medico quando arrivò Joan.

"Ciao Auggie."

"Joan." esclamò sorpreso. "Cosa ci fai qui? Scusa un attimo." si voltò verso il medico e disse: "Per ora grazie, dottore. Mi farò accompagnare da lei." Auggie indicò Joan.

"A presto signor Anderson." il medico lasciò i due da soli davanti al bancone della reception del reparto.

"Al telefono mi hai detto che ti saresti preso alcuni giorni per seguire Annie, ma la tua voce era alquanto preoccupata. Voglio sapere cosa sta succedendo." disse Joan.

"Le stanno facendo tutti gli accertamenti del caso, TAC, elettroencefalogramma, esami di routine, cardiogramma eccetera eccetera eccetera."

"Ok, e poi?"

"E poi cosa, Joan?"

"Lei come sta?"

"Fisicamente credo bene. Psicologicamente è un po' provata. Resterà in ospedale fino a domani perché la devono tenere sotto osservazione. "

"Posso fare qualcosa?"

"Veramente sì. Non sapevamo che avrebbe passato la notte qui e quindi avrebbe bisogno di alcune cose: spazzolino, dentifricio, un cambio di biancheria e forse qualcos'altro."

"Ci penso io."

"Grazie Joan."

"Tu come stai?"

"La verità? Sono preoccupato per lei, ma sto bene. Ora è a casa e pian piano sistemeremo ogni cosa." le rispose con un leggero sorriso.

"Ne sono felice, davvero. Mi sembra che..."

"È come se il tempo si fosse fermato a prima di Henry Wilcox, ma allo stesso tempo è tutto diverso." osservò Auggie a bassa voce.

Joan sentì un velo di malinconia nella voce dell'amico. Gli posò una mano sul braccio.

"Vedrai, andrà tutto bene Auggie, ne sono sicura."

"Lo spero davvero."

"Dobbiamo essere pazienti e forti allo stesso tempo, per lei. Tu hai letto il suo dossier, Auggie. Tu sai cosa le è successo."

"È questo che mi preoccupa, Joan. Quando ricorderà..."

"Quando succederà, ci saranno accanto a lei persone che la amano. E questo l'aiuterà a superare tutto."

Auggie annuì. "Grazie Joan."

"Sarò di ritorno appena possibile. Se dovesse servirti altro, chiamami."

Mentre Joan si allontanava, Annie e Justin stavano tornando verso la camera.

"Auggie. Chi è quella donna?" chiese Annie.

"È Joan. Voleva sapere come stai e si è offerta di procurarti quello che ti occorre per passare qui la notte."

"Potrò incontrarla, allora..."

"Come è andata Justin?" chiese Auggie al medico.

"Dobbiamo aspettare l'esito. Vado a parlare col medico e vi raggiungo."

Entrarono nella camera, Annie si sedette sul letto senza parlare e rimasero entrambi in silenzio per un po'.

Quando Justin tornò da loro, si fermò sulla porta della stanza ad osservarli silenziosamente. Annie ed Auggie erano seduti sul bordo del letto, uno di fianco all'altra; Auggie, accarezzandole delicatamente i capelli, abbracciava Annie che era rannicchiata contro di lui. Justin bussò allo stipite della porta ed entrò.

"Scusatemi..." si giustificò. "Tra poco verranno a prenderti per altri esami, Annie."

Annie si raddrizzò un po', senza lasciare il fianco di Auggie, e trasse un profondo sospiro.

"Arriveremo in fondo a tutto questo, Walker." le sussurrò Auggie.

Annie annuì, prendendogli le mani tra le sue. Sarebbe stata una lunga giornata, quella. Per entrambi.

Joan era tornata nel primo pomeriggio portando tutto il necessario per Annie. Arthur Campbell ed Eric Barber avevano telefonato per avere notizie. Anche Andrew Hollman e Calder Michaels avevano mandato dei messaggi per chiedere come stessero andando le cose. Auggie aveva riferito ad Annie di tutte le persone che avevano chiesto di lei, spiegandole, di volta in volta, chi fossero e quale ruolo avessero avuto nel suo passato, nonché nel suo ritrovamento e salvataggio in Africa. I vari check-up si susseguirono finché, a sera, Annie era ormai sfinita. Auggie aveva sempre atteso pazientemente che tornasse in camera, per farle sentire che le era vicino. Non aveva mai lasciato l'ospedale e cominciava a sentire la stanchezza. Aveva bisogno di una doccia, si sentiva addosso l'odore acre dell'ospedale. Aveva le spalle indolenzite, i muscoli della schiena erano rigidi e le gambe intorpidite. Aveva camminato avanti e indietro per i corridoi, cercando di sgranchirsi un po' e aveva bevuto litri di caffè per ingannare le attese. E ora cominciava anche ad avere un po' di appetito.

"Auggie, perché non vai a casa? Fatti una doccia, rilassati un po' e mangia qualcosa." gli disse Annie, notando sul suo volto tutta la stanchezza e la tensione di quella giornata.

"Sto bene, Walker."

"Lo so. Sei un uomo duro, giusto?"

"Annie..."

"È quello che mi hai detto una volta, vero? Sai, alla mia età la memoria comincia a vacillare..." scherzò Annie, in piedi di fronte a lui.

Auggie rise, se Annie non aveva perso lo spirito era buon segno. Evidentemente la tensione nervosa era un po' diminuita.

"Non voglio lasciarti qua da sola." le disse appoggiandole le mani sulle spalle.

"Non sono sola, ci sono un sacco di infermiere. E poi ci sarà Justin."

"Va bene, signorina Walker. Andrò a casa, ma tornerò appena possibile."

"Domani mattina andrà benissimo, signor Anderson."

"Sarò qui prima che tu ti svegli, promesso." La abbracciò, poi le posò un lieve bacio sulla testa.

"Ti amo." le sussurrò appoggiando la fronte contro la sua.

"E io amo te. Nel caos della mia testa, questa è l'unica certezza che ho."

"Terrò il cellulare acceso. Prometti di chiamarmi, se hai bisogno. Anche solo se vuoi fare due chiacchiere."

"Te lo prometto. Ora vai."

"Annie..."

"Vai. Starò bene."

Auggie esitò ancora qualche secondo. Annie lo baciò e, ridendo, lo spinse delicatamente fuori dalla camera.

Mentre usciva, chiamò un taxi e si fece portare al suo vecchio appartamento. La casa dove era stato con Annie negli ultimi due giorni era troppo grande e ancora sconosciuta, per lui. E poi aveva bisogno di un cambio di vestiti. Aveva bisogno di sentirsi nel suo ambiente.

Una volta a casa ripensò al colloquio avuto con Justin quella mattina, mentre Annie veniva sottoposta al test da sforzo.

"Annie ha ancora un piccolo ematoma cerebrale che potrebbe essere la causa della sua persistente amnesia." gli aveva detto Justin Muller. "Dovremo attendere qualche giorno per avere la certezza che si stia riassorbendo. In caso contrario potrebbe essere necessario un piccolo intervento chirurgico per rimuoverlo."

"Con quali rischi?"

"Un intervento al cervello, per quanto piccolo, comporta sempre dei rischi. Molto dipende dall'abilità del neurochirurgo."

"Se necessario, voglio il migliore per Annie."

"Lo avrà, te lo assicuro."

"Se mai dovesse essere operata..."

"Sarò in sala operatoria con lei, Auggie."

"Grazie, Justin. Ti devo più di un favore."

"Ho letto tutto il suo fascicolo. So cos'ha vissuto. Quando comincerà a ricordare avrà bisogno di tutto il supporto e la comprensione possibile."

"Lo ha già."

"Potrebbe essere molto spaventata da quello che le è successo. E potrebbe cercare di allontanare le persone che ama e che la amano."

"Lo terrò presente."

"Auggie, non sarà facile. Dovrai essere forte per entrambi."

"Lo farò."

"Lo so. Annie è fortunata ad averti."

"Grazie di tutto Justin."

Si fece una doccia e si infilò nel letto. Controllò il cellulare per vedere se erano arrivati messaggi, poi puntò la sveglia e si addormentò profondamente.