Capitolo 38

Era stata nervosa tutto il giorno, dopo la seduta col dottor Muller e non ne sapeva il motivo. Forse qualcosa, dentro la sua mente, cominciava a muoversi. Ma cosa? Forse il sogno della notte precedente, come le aveva suggerito Justin, era solo un riflesso inconscio. O forse no. Era comunque qualcosa che l'aveva profondamente scossa. Si fermò davanti alla finestra del salotto, lo sguardo perso verso un punto indefinito oltre la siepe del giardino, nel buio della sera. Dopo qualche secondo, quel sogno era lì, davanti ai suoi occhi, come un film. E lei si stava perdendo in esso.

Pioveva. Lei e Ryan erano in macchina, guidava Ryan. Lei si era assopita. Rientravano da una serata tra amici e Ryan aveva voluto guidare a tutti i costi, anche se aveva bevuto più del dovuto. Annie non voleva discutere oltre con lui, così gli consegnò le chiavi dell'auto. Lungo il tragitto avevano fatto una sosta presso l'abitazione di una ragazza. Annie si era svegliata quando l'auto si era fermata, aveva visto Ryan all'ingresso dell'abitazione che parlava con la giovane, poi si era sistemata meglio sul sedile e si era addormentata nuovamente. Nel dormiveglia aveva sentito Ryan aprire la portiera posteriore e richiuderla, poi salire al posto di guida, accendere il motore e ripartire. Si era svegliata di soprassalto quando ebbero l'incidente. Era riuscita a fatica ad uscire dall'auto che si era ribaltata sull'asfalto bagnato dalla pioggia. Ryan era riverso a terra accanto all'auto. Alcuni passanti si erano fermati e avevano chiamato immediatamente i soccorsi.
Annie si stava guardando intorno, come a cercare qualcosa o qualcuno, poi svenne. Si risvegliò dopo parecchi minuti, era sulla barella dell'ambulanza con la mascherina per l'ossigeno. Ryan era seduto di fianco a lei, in lacrime. Lei lo guardò, compassionevole. "Sto bene." gli disse "Non preoccuparti, sto bene." Ryan la guardò con gli occhi colmi di disperazione, cercava di dirle qualcosa ma lei non riusciva a sentire la sua voce. Aveva un terribile ronzio nelle orecchie che le impediva di sentire qualunque suono. Pian piano capì che avevano avuto un incidente. Ryan era seduto ancora di fianco a lei, pallido come un lenzuolo, dietro di lui c'era un infermiere, o era un medico?, dalle cui labbra Annie riuscì a capire la parola "morto". Dunque qualcuno era morto in quell'incidente. Ma chi?

Era a questo punto del sogno che Annie s'era svegliata, terrorizzata e disperata. Sentiva un dolore così profondo da farle male fisicamente nel petto. Distolse improvvisamente lo sguardo dal vuoto in cui si era persa. Si strinse ancora di più nel plaid che si era messa sulle spalle, andò in cucina per prepararsi una tazza di tè, poi si rannicchiò sul divano.

Anche durante la seduta con Justin non era riuscita ad andare oltre quel punto del sogno.

"Un riflesso inconscio..." pensò "Un riflesso inconscio...ma perché? E di che cosa?" Non sapeva darsi una risposta, e questo la innervosiva, decisamente.

Auggie aveva trascorso la mattinata con lei, poi nel pomeriggio era andato in ufficio per completare alcuni rapporti riguardanti la loro missione in Africa.

Quando tornò a casa, Annie stava guardando la TV seduta sul divano.

"Ciao!" lo salutò "Com'è andata in ufficio?"

"Tutto bene. Solo molte scartoffie da compilare, una vera noia. E tu, cos'hai fatto?"

"Niente di particolare. Ho guardato la TV, ho letto alcune pagine di un libro, ho fatto una passeggiata e ho dormito un po'. Questa zona di Washington è molto carina e tranquilla."

"Hai programmi per la cena?"

"Veramente no. Se vuoi posso provare a cucinare qualcosa, ma non garantisco che poi sopravviveremo!" disse Annie.

"Ti va di uscire? Oppure ordiniamo qualcosa e ce lo facciamo portare a casa."

"Se non sei troppo stanco, preferirei uscire."

"Una doccia e sarò come nuovo." rispose Auggie sorridendole. "Hai preferenze?"

"Veramente, non saprei..."

"Cucina italiana?"

"Cucina italiana sia. Spero non sia un posto troppo chic, quello dove andremo. Non ho nulla di particolarmente elegante da indossare."

"Qualunque cosa tu decida di metterti, andrà benissimo. Il posto è abbastanza informale."

Nel giro di mezz'ora erano entrambi pronti per uscire. Auggie aveva chiamato un taxi e dato l'indirizzo del ristorante al tassista.

Cenarono tranquillamente, non c'era molta gente a quell'ora. Annie non era stata particolarmente loquace ed Auggie ne conosceva il motivo. Cercò di non darlo a vedere, ma era comunque preoccupato per lei. Dopo cena fecero una passeggiata, poi chiamarono un taxi e rientrarono a casa.

Annie si cambiò velocemente, si infilò un caldo pigiama e si mise sul divano a guardare la televisione. Auggie aveva acceso il suo portatile, controllato la casella di posta elettronica e completato alcuni file sulla missione in Africa; era ancora in camera a cambiarsi quando sentì i suoi passi.

"Annie?"

"Domani è il giorno del Ringraziamento, giusto?"

"Sì, è domani."

"Cosa pensi di fare?"

"Cosa penso di fare?" ripeté Auggie sorpreso.

"Sì, per festeggiare. Di solito si festeggia in famiglia, giusto? Tu hai programmi per domani? Incontrerai qualcuno della tua famiglia?"

"No Annie. L'ultima volta che ho festeggiato il Ringraziamento con la mia famiglia è stato prima del mio incidente. Da allora ho solo contatti sporadici con loro. A volte incontro qualcuno dei miei fratelli quando passano da Washington, ma niente di più." fece una pausa, pensando che Annie volesse chiedere qualcosa di più sulla sua famiglia, ma lei taceva. "Hai in mente qualcosa di particolare, Walker?"

"No, veramente no. E tu?"

"Io ho molto per cui essere grato, in effetti."

"Oh... davvero?" gli chiese.

Auggie le si avvicinò, le appoggiò le mani sulle spalle poi le prese il viso appoggiando la fronte contro la sua.

"Sì, tesoro, davvero. Ti abbiamo riportato a casa sana e salva. E questa è una cosa per cui non sarò mai grato abbastanza."

"Salva di sicuro, ma sana..." scherzò Annie.

"Annie, si sistemerà tutto, vedrai." le disse dolcemente, abbracciandola.

"Sembri così sicuro di questo." gli rispose perdendosi nel suo abbraccio.

"Sì, lo sono. Andrà tutto bene."

"Grazie. Per tutto."

Auggie non rispose, semplicemente la tenne stretta. Sapeva che Annie stava attraversando un momento particolarmente delicato e voleva farle sapere che era lì per lei, indipendentemente da tutto e da tutti. Dopo qualche minuto Annie si staccò da lui e andò a sedersi sul letto, le gambe incrociate e la coperta avvolta sulle spalle.

"Farai meglio a vestirti, non vorrei che ti ammalassi per colpa mia." gli disse.

Auggie le sorrise, poi prese una tuta dall'armadio, si vestì e si sedette accanto a lei.

"Allora Walker, cos'hai in mente?"

"Nulla, perchè?"

"Ti conosco, ragazzina. I tuoi silenzi nascondono sempre qualcosa."

"Tu che vuoi fare domani?"

"Ti ho già detto che non ho programmi particolari."

"Ecco, stavo pensando..." fece una pausa, notando che Auggie stava sogghignando.

"C'è sempre sotto qualcosa quando pensi, Walker!"

"Potremmo invitare qualcuno per pranzo... Magari ordiniamo da un catering... Vorrei poter ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato a tornare a casa."

"Va bene, sono d'accordo. In effetti abbiamo molte persone da ringraziare. Entrambi."

"Allora è deciso?"

"È deciso. Chi vuoi invitare?"

"Justin, per cominciare. Poi pensavo Calder ed Eric. Mi hai parlato di Joan e Arthur, vorrei invitare anche loro, se già non hanno altri impegni. E poi chi altro ti ha aiutato?"

"Andrew Hollman."

"Invitiamo anche lui."

"Direi che prima di fare gli inviti ufficiali, dovremmo trovare un servizio catering che sia ancora disponibile. Mi metto al PC e cerco qualcosa."

La ricerca effettivamente si stava facendo difficile. Il preavviso era davvero minimo e molti servizi di catering erano già pieni di lavoro.

"Come sta andando la ricerca?" chiese Annie, dopo un po', mettendo le mani sulle sue spalle.

"Finora solo risposte negative, ma non dispero."

"So che ce la farai, sei il mio eroe!" lo canzonò dolcemente abbracciandolo.

Annie si appoggiò a lui. Auggie si sentì sopraffatto dall'emozione, ma non disse nulla. Continuò a cercare un catering, con Annie addosso, godendo di quel contatto così caldo e vivo. Sentiva il battito del suo cuore sulla propria schiena, attraverso il tessuto dei loro abiti; il battito di quel cuore, che più di una volta aveva rischiato di fermarsi per sempre e che pulsava con ritmo regolare contro di lui, lo stava ipnotizzando. Lo sentiva dentro di sé oltre che su di sé, ne era completamente immerso. Ebbe la sensazione che il suo cuore avesse cominciato a battere all'unisono con quello di Annie. Chiuse gli occhi per qualche istante, concentrandosi sul ritmo regolare di quel battito. Percepiva, in quel ritmo, la tranquillità emotiva e fisica di Annie. E questo permise anche a lui di tranquillizzarsi.

Annie sollevò la testa dalla sua spalla.

"Auggie..."

"Dimmi."

"Stai bene? Sei molto silenzioso e non stai nemmeno battendo sui tasti del PC..."

"Tutto ok, Walker. Stavo solo ascoltando un ritmo meraviglioso."

"Scusa?" domandò Annie, sorpresa.

"Il tuo cuore, Annie. Sento il tuo cuore che batte contro la mia schiena. È come ascoltare una melodia."

"Oh..." Annie fu sorpresa dalle sue parole.

Auggie si girò verso di lei, la prese per la vita e la fece sedere sulle proprie gambe.

"Sei terribilmente romantico, August Anderson."

"E tu sei incredibilmente bella, Annie Walker."

"Non puoi saperlo, Auggie."

"Certo che posso. Non vedo con gli occhi, è vero. Ma un paio di giorni fa mi hai detto che posso vedere col cuore, ricordi? E il mio cuore mi dice che tu sei bellissima."

"Sì, sei decisamente un inguaribile romantico."

"Se lo dici tu..." sorrise Auggie strizzando leggermente gli occhi.

"Allora, mago dell'informatica, come procede la prenotazione per il pranzo?"

"Ancora nulla, in effetti."

In quel momento il telefono di Auggie, sul comodino, squillò. Annie lo prese e glielo porse.

"È Joan." gli disse. "Ti lascio solo."

Auggie rispose alla chiamata mentre Annie, uscendo dalla stanza, andò in cucina e preparò il bollitore. Dopo qualche minuto tornò in camera.

"Ho fatto del tè, ne vuoi?"

"No, grazie."

"Tutto bene? Problemi di lavoro?" gli chiese Annie, alludendo alla telefonata di Joan.

"No, nessun problema. Direi che abbiamo risolto il problema del catering."

"Hai trovato qualcuno per domani?" disse Annie con voce speranzosa.

"No, in realtà no. Ma Joan ci ha invitati a casa sua per domani sera. Che ne pensi?"

"E tu che le hai detto?" la voce di Annie ora era leggermente emozionata.

"Che te ne avrei parlato prima di darle una risposta."

"Oh..."

Annie si fece silenziosa per qualche minuto. Auggie suppose che stesse pensando se accettare o meno l'invito.

"Annie, che ne pensi?"

"In effetti ci risolverebbe il problema del catering." gli rispose sorridendo. "Tu cosa vorresti fare?"

"Decidi tu, Walker. Per me va bene tutto, lo sai."

"Auggie, non mi sei di grande aiuto così!"

"Forse dovremmo accettare. Incontreresti tutti in un terreno neutrale."

"Ok, ma non possiamo recarci da loro a mani vuote. E io non conosco Joan, quindi non saprei cosa potremmo comprarle."

"Che ne dici di un mazzo di fiori?"

"Un mazzo di fiori? Non è un po' troppo banale e prevedibile?"

"Annie, domani è il Giorno del Ringraziamento, potremmo non trovare molti negozi aperti."

"Non ci avevo pensato..." si scusò Annie "Non sono più abituata alla vita di città."

"Joan apprezzerà anche un semplice mazzo di fiori, non preoccuparti."

Annie si alzò dalle sue gambe, tornò alle sue spalle e cominciò a massaggiargli il collo e le spalle.

"Devi essere molto stanco. Hai i muscoli completamente tesi."

"In effetti..."

"Bhè non so se lo sai, ma dal bagno dell'altra camera da letto si accede ad una piccola veranda del giardino, dove c'è una meravigliosa Jacuzzi e io muoio dalla voglia di provarla."

"Una Jacuzzi?"

"Sì. quando siamo arrivati quattro giorni fa, non ci ho fatto caso, sai era buio. Ma ieri, quando siamo tornati dall'ospedale e tu eri al telefono, ho curiosato un po' e..." "Allora perché non abbiamo scelto l'altra camera?" la voce di Auggie si fece più calda e, al contempo, profonda.

Annie era sempre più affascinata da come la sua voce cambiasse così velocemente intonazione e timbro, quando parlava con lei. Annie si rese conto che, semplicemente ascoltandolo, poteva capire lo stato d'animo dell'uomo. Auggie aveva una voce particolarmente espressiva ed intrigante. Annie si sentiva attratta da questa voce: ora calda e profonda, ora sorniona e canzonatoria, ora seria e determinata, ora avvolgente e ipnotica. Annie era totalmente assorta in questi pensieri che la riportarono a quei momenti nel deserto quando, dopo un brutto sogno, si svegliava di soprassalto e, nelle sue orecchie, ancora sentiva lui che le parlava. Non ricordava molto di ciò che le aveva detto, o comunque quasi mai ricordava l'intera conversazione del sogno, ma sempre, dopo aver sognato, quella voce suadente le riecheggiava nella mente e la tranquillizzava. Non poteva non amare quella voce e non poteva non amare quell'uomo. Come avevano fatto a lasciarsi? Perché lei lo aveva lasciato?

"Come ho potuto?" pensò "Come ho potuto credere di non amarti più? Come ho potuto chiederti di essere solo amici?"

La voce di Auggie la distolse dai suoi pensieri.

"Annie, tutto bene?"

"Sì, certo. Pensavo alla mia vita nel deserto." gli rispose, passandogli una mano tra i capelli per rassicurarlo. "Proviamo la Jacuzzi?"

Auggie notò una punta di infantile eccitazione nella sua voce e ne rise.

"Qualcosa mi dice che dovremo cambiare camera, dopo."

"Può darsi." disse Annie ridendo.

Annie guidò Auggie fino alla piccola veranda, descrivendogli il percorso. Quando accese le luci, l'effetto luminoso era strabiliante.

"Oh mio Dio, Auggie! È... è meraviglioso. L'avevo vista solo alla luce del giorno e l'effetto era piacevole, ma ora con le luci è... "

"Uhm... devo fidarmi sulla parola. Me lo descrivi?"

"La veranda è quadrata, sono circa 4 metri per 4. Forse un po' più grande. La Jacuzzi è rotonda ed è proprio nel centro. Per entrare nella vasca ci sono dei gradini di marmo che le girano tutto intorno, verso sinistra, e ci sono delle luci anche sui bordi dei gradini e della vasca stessa. È tutto rivestito da piccole mattonelle a mosaico di una varietà infinita di tonalità di azzurro e verde acqua. L'intera veranda è illuminata da una serie di faretti a luce calda soffusa. La parete di fronte a noi è in realtà un'enorme finestra che dà sul giardino. Lungo la parete alla nostra destra, a circa metà, ci sono un tavolino di vetro e due poltrone bianche in vimini con dei cuscini verde acqua, mentre lungo la parete a sinistra ci sono dei mobiletti bianchi, penso possano contenere asciugamani e accappatoi."

La voce di Annie era un misto di entusiasmo, curiosità, stupore. Auggie ne fu divertito.

"Che ne dici se proviamo questa meraviglia?" le chiese.

"Sì, riempio la vasca e prendo accappatoi e asciugamani."