Innanzi tutto devo ringraziare chi continua a leggere e mi lascia parole incoraggianti.
Questa storia sta diventando parte di me, scrivo per bisogno e per piacere. Non posso pensare a come si è concluso male questo spettacolo televisivo, senza sentire il bisogno di trovare una giusta fine per questi due personaggi. Non so ancora come potrò mai concludere il mio racconto, è come se, finendolo, chiudessi un capitolo al quale non voglio e non posso rinunciare. Quando ho cominciato a scrivere avevo ben chiaro nella mia testa cosa volevo raccontare, come volevo raccontare, ora non ne sono più così sicura.
Ovviamente non possiedo nessun diritto sui personaggi di Covert Affairs, tranne su quelli nati dalla mia fantasia.
Ancora grazie a voi e spero continuiate a seguirmi.
Capitolo 39
Annie era sveglia già da un po' quando Auggie aprì gli occhi. Lo fissò in silenzio, lo baciò sulla guancia e si alzò, salutandolo.
"Hey, dove stai andando?" mugugnò Auggie con la voce ancora assonnata.
"Ho bisogno di caffè. Credo che sia l'unica cosa che veramente mi mancasse, nel deserto. Anche se me ne sono resa conto solo dopo averti incontrato a Rabat."
Auggie la sentì dirigersi in cucina, canticchiando. Ben presto l'intenso profumo del caffè lo convinse ad alzarsi.
"La tua tazza è sull'isola, di fronte a te, a ore 12. Vuoi anche del pane tostato?"
"Una vera colazione, con caffè e pane tostato?" le chiese sorpreso.
"Posso anche farti due uova strapazzate se vuoi. Ho comprato anche del burro e marmellata di lamponi."
"Pane tostato, burro e marmellata andranno benissimo. Quindi, sai cucinare?" le chiese incuriosito.
"Cucinare è una parola grossa." scherzò Annie "Per cuocere due uova e tostare del pane non ci vuole poi molto. Khennuj è stata molto paziente con me e mi ha insegnato a preparare qualche piatto molto semplice."
Auggie sorseggiò il suo caffè seduto di fronte a Annie.
"Pane tostato in arrivo. Davanti a te a ore 10."
"Grazie."
"Non devi ringraziarmi. È il minimo che possa fare, dopo tutto quello che tu hai fatto per me."
"Rifarei ogni cosa, Walker, senza pensarci due volte."
"Sì, lo so." Anni fece una pausa, bevve il suo caffè e si alzò per prenderne dell'altro. "A che ora dobbiamo essere dai Campbell, stasera?"
"Per le 6. Abbiamo tutto il giorno per noi. Hai qualche programma particolare?"
"No, veramente no. Cosa facevamo quando stavamo insieme e non dovevamo lavorare?"
"Era davvero raro che non dovessimo lavorare, in realtà. Comunque, nel tempo libero ci allenavamo spesso. Un po' di tattiche di difesa nel corpo a corpo, qualche pugno al sacco da boxe, un po' di corsa sul tapis roulant.."
"Niente corsa all'aperto?"
"Qualche volta. Vogliamo riprovarci?"
"Sì, mi piacerebbe. Ma credo dovresti insegnarmi di nuovo a correre insieme."
"Non sarà un problema. È come andare in bicicletta. Una volta che hai imparato, non si scorda più."
Trascorsero la mattinata al parco correndo insieme, chiacchierando, camminando.
Quel mattino, benché fosse ormai quasi la fine di Novembre, il sole era tiepido e dava una luce quasi argentea al cielo autunnale, nel quale lievi nubi grigie correvano sospinte dalle correnti di quota.
Avevano trovato un fiorista aperto che faceva anche consegne domicilio, così ordinarono un mazzo di tulipani e calle nelle tonalità del bianco e del rosa per Joan.
Tornati a casa, dopo una doccia veloce, Annie preparò un pranzo veloce e leggero, del cous cous con le verdure. Poi sistemarono la cucina, lavando e asciugando i piatti, fianco a fianco.
"Auggie... vorrei andare da Ryan, nel pomeriggio. E non dirmi di no... ti prego."
"Ti accompagnerò, se vuoi."
"Grazie. Davvero."
Auggie annuì in direzione di Annie, con quel suo sorriso sulle labbra che lei ricordava bene. Quando Annie voleva fare qualcosa, non c'era modo di farle cambiare idea, e Auggie lo sapeva bene. In questo, lei non era davvero cambiata. Decise di assecondarla anche se la preoccupazione era in aumento. Egli non sapeva come avrebbe potuto reagire o cosa avrebbe potuto ricordare alla vista di Ryan. Lo avrebbe comunque scoperto presto.
Una volta giunti in ospedale, si recarono alla stanza di Ryan. Non c'era molta gente, in quel reparto dell'ospedale. In un primo momento, Annie pensò che fosse perché era il reparto di terapia intensiva. Poi, osservando con attenzione, capì che c'era qualcosa di strano. Si fermò davanti al distributore automatico di caffè e ne prese due, uno per sé e uno per Auggie. Era molto silenziosa, e Auggie lo notò subito.
"Annie... tutto bene?"
"Ci sono dei medici che non credo siano medici, Auggie. Ci stanno osservando con insistenza. Inoltre c'è una coppia di uomini seduti nella salettina d'attesa, che mi sembrano tutto tranne che visitatori."
Auggie sorrise. Annie non aveva perso l'istinto e l'intuito dell'essere una spia.
"È tutto sotto controllo, Annie. Alcuni di loro sono dei nostri agenti che sorvegliano Ryan."
"Sorvegliano Ryan? Perché?"
"Le cellule jihadiste presenti nella sua società sono state arrestate, ma ancora non sappiamo se ci sia qualche simpatizzante nascosto che voglia completare il lavoro di chi ha attaccato il vostro convoglio."
"È in pericolo?"
"Non ne siamo certi. Ma Arthur e Joan non vogliono correre rischi."
"Capisco."
Finirono il caffè e si diressero alla camera di Ryan. Un'infermiera li fermò.
"Non potete entrare senza autorizzazione, signori. Mi spiace. Solo i parenti più prossimi."
"Sono sua moglie." disse Annie. "La sua ex moglie." si corresse.
La sua voce, nel pronunciare queste parole, le suonò così stonata e distante. Quelle parole rimbombarono violentemente nella mente di Auggie ed ebbero l'effetto di una pugnalata nello stomaco. Eppure sapeva che erano vere. Annie era stata la moglie di Ryan. Sapeva esattamente cosa avevano condiviso. Il lavoro, il letto. Ora era la sua ex moglie, ma questo non cambiava lo stato di fatto delle cose. Le nocche delle sue mani divennero quasi bianche da quanto stringeva forte la sommità del suo bastone; doveva controllare il suo nervosismo e la sua preoccupazione. Il pensiero che Ryan avesse potuto avere Annie come l'aveva avuta lui nei giorni scorsi, lo sconvolse oltre quanto avrebbe potuto immaginare. Ne era geloso, mentalmente e fisicamente; profondamente geloso. Non ne aveva diritto in fondo; entrambi, lui con Tash, Annie con Ryan, avevano avuto la loro vita in questi due anni. Fece un profondo respiro sperando che Annie non se ne accorgesse. Difficile non accorgersene, in realtà, ma Annie fece finta di niente. Continuò a parlare con l'infermiera, ripromettendosi di chiarirsi con Auggie appena fosse stato possibile.
"So che non sono nella lista delle persone autorizzate ad avere informazioni sulla sua salute o a visitarlo, ma..."
"Dovrei chiedere al medico di guardia, signora McQuaid. Se vuole aspettare..."
"Sì certo, grazie."
Signora McQuaid... la voce dell'infermiera che pronunciava il suo nome da sposata le fece venire i brividi lungo la schiena. Si accorse che Auggie ancora stringeva con forza il bastone e, istintivamente, appoggiò la mano sulle sue, stringendogliele leggermente. Auggie alzò il viso verso di lei, quasi potesse vederla in faccia, e le sorrise dolcemente.
L'infermiera tornò da loro in quel momento.
"Signora McQuaid..." cominciò l'infermiera.
"Walker." la interruppe Annie "Il mio nome è Annie Walker. Io e il signor McQuaid siamo divorziati."
"Oh... mi scusi. Comunque, il medico di guardia ha dato il suo permesso perché lei possa vedere il signor McQuaid, ma il suo amico..."
"Possono entrare entrambi." una voce alle loro spalle li sorprese.
Si girarono e si trovarono davanti un uomo dai capelli brizzolati e gli occhi di un intenso azzurro. Era vestito in modo molto sobrio, una camicia azzurra, un pullover blu e un paio di jeans.
"Buongiorno Auggie. Come va?"
"Bene, grazie. Annie, vorrei presentarti..."
"Arthur Campbell, suppongo." concluse Annie.
"È un vero piacere rivederti, Annie." le disse Arthur tendendole la mano. "Spero davvero che voi sarete dei nostri, stasera per cena."
"Sì, grazie signor Campbell."
"Annie, chiamami Arthur. Lasciamo stare queste formalità." disse, passandosi una mano tra i capelli. Annie annuì. Guardò l'uomo davanti a lei, cercando di ricordarlo. Sicuramente lo conosceva, la voce, gli occhi e i suoi movimenti non le erano nuovi; era uno degli uomini che aveva notato nella saletta d'attesa poco prima. Poi si voltò verso Auggie, appoggiandogli una mano sul braccio.
"Andiamo?"
"Andiamo." le rispose Auggie prendendole il gomito.
Le sue dita potevano sentire la tensione della donna anche attraverso il pesante tessuto della giacca che indossava. Del resto, anche lui era piuttosto nervoso. In quella stanza poteva succedere che Annie non ricordasse nulla, ma anche che potesse ricordare qualcosa, o addirittura tutto, del suo passato. Nel qual caso... Come avrebbe potuto aiutarla a contenere la sua disperazione, la sua paura, la sua rabbia, il suo dolore?
Annie si accorse della stretta incerta di Auggie sul suo gomito. Percepiva chiaramente che qualcosa lo preoccupava. Prima di aprire la porta della stanza, si girò verso di lui e lo baciò delicatamente sulla guancia.
"Andrà tutto bene, Auggie. Stai tranquillo." gli sussurrò vicino all'orecchio.
"Sì, andrà tutto bene." le rispose, senza esserne troppo convinto. Si preparò mentalmente, per quanto potesse, ad ogni possibilità e, al fianco di Annie, entrò nella stanza di Ryan.
