Capitolo 40

La stanza dove Ryan era ricoverato, era piccola ma luminosa. Il suo letto, a ridosso di una parete, era circondato da vari monitor sui quali Annie poteva vedere l'andamento del suo battito cardiaco e il rilevamento dei segni vitali. Non era un medico, certo, ma quello che poteva capire era che Ryan non fosse in pericolo di vita. Si avvicinò cautamente al letto e osservò il volto dell'uomo. In quel momento entrò il medico di Ryan seguito da Justin Muller.

"Annie..."

"Justin, sei qui?"

"Sì, ho dato la mia totale disponibilità per seguire il decorso ospedaliero di McQuaid. L'ho preso in cura da Timbuctu e non mi piace lasciare le cose a metà." le rispose sorridendole.

"Come sta? Onestamente, Justin..."

"Al momento tutti i suoi segni vitali sono stabili. È ancora in coma farmacologico per evitare che soffra troppo per le numerose fratture."

"Non dovrebbero ormai essersi saldate? Sono passati tre mesi..."

"Annie, le fratture alla colonna vertebrale e al bacino erano davvero terribili. Ci sono state anche diverse lesioni agli organi interni. Se è fortunato, passerà la vita su una sedia a rotelle."

"E se non fosse fortunato?" chiese Annie con apprensione.

"Potrebbe diventare tetraplegico."

"Non credo che accetterebbe di vivere, in queste condizioni." osservò Annie.

"È quello che temiamo, Annie."

Annie si voltò verso Ryan. I suoi lineamenti erano abbastanza distesi, segno che, probabilmente, non stava provando dolore. I capelli biondi gli ricadevano sulla fronte solcata da rughe appena accennate. Le labbra sottili sembravano avere un lieve e impercettibile sorriso. Annie si sorprese a fissare la fossetta nel mento prominente dell'uomo steso nel letto. Non capiva perché, ma c'era qualcosa nel viso di quell'uomo che la ipnotizzava. Si sentiva così attratta dalle fattezze di Ryan, come se osservando intensamente i suoi lineamenti, potesse cominciare ricordare. E qualcosa, nella sua mente, effettivamente stava cambiando.

Annie fece un profondo respiro e si sedette sulla sedia posta accanto al letto di Ryan. Auggie fece per avvicinarsi a lei, ma Justin lo fermò.

"Non è il momento, Auggie." gli disse a bassa voce.

"Justin, e se..."

"Se dovesse succedere ciò che temi, noi siamo qui. Entrambi."

Annie era talmente concentrata su Ryan che non sentì una parola della loro conversazione. Senza accorgersene, regolò il proprio respiro su quello dell'uomo. I suoi occhi erano spalancati su di lui, ma non lo vedeva veramente. Nella sua memoria, brevi sequenze di momenti vissuti insieme cominciavano a riaffiorare alla rinfusa. Il loro primo incontro era uno di quelli: un elicottero, poche parole e una veloce stretta di mano.

E poi il loro divorzio.

Il momento in cui portarono Auggie fuori da Grozny.

Lo scambio degli anelli al loro matrimonio.

Il momento in cui ebbe la prima crisi cardiaca di fronte a lui.

Ancora il loro matrimonio, per alcune foto ricordo.

Il giorno in cui accettò di lavorare per lui alla McQuaid Security.

E, nuovamente, l'incidente del quale aveva già sognato. E questo era il ricordo più duro da affrontare. Come in un film alla moviola, ripercorse mentalmente tutto quello che ricordava del sogno fino ad arrivare al punto in cui si era poi svegliata. E, nuovamente, quel senso di dolore forte e opprimente al petto, e quelle parole che rimbombavano nella testa "mi spiace, signora McQuaid. È morto." Le lacrime cominciarono a sgorgare pian piano dagli occhi di Annie.

Auggie, sentendola singhiozzare le si avvicinò e questa volta Justin non lo fermò.

Le posò le mani sulle spalle e Annie reclinò la testa appoggiandosi al suo petto. Un profondo senso di impotenza lo pervase, davanti al dolore che Annie stava provando.

"Perché non riesco a ricordare, perché?" disse alzandosi per trovare rifugio tra le braccia di Auggie.

"Annie, sii fiduciosa. Si sistemerà tutto."

"Lo spero, Auggie."

Uscirono entrambi dalla stanza, seguiti da Justin. Si fermarono per qualche minuto nella sala d'attesa e si sedettero in silenzio.

"Annie, sei riuscita a ricordare qualcosa?" le chiese Justin. Annie annuì. "Vuoi raccontarmelo?" le chiese poi.

"Sono solo brevi flash, come se fossero solo poche fotografie sbiadite. Mi è venuto in mente il giorno che ci siamo visti per la prima volta, eravamo all'aeroporto. Poi il giorno del nostro matrimonio e il giorno del nostro divorzio. E anche quando abbiamo portato Auggie fuori da Grozny."

"Come ti senti?"

"La verità? Non lo so. È come se avessi un peso opprimente al petto. So che nell'incidente che abbiamo avuto io e Ryan, qualcuno è morto e questo mi fa davvero star male."

"Va bene, Annie. Ora cerca di non pensarci più, almeno fino a Lunedì. Cominceremo di nuovo le nostre sedute, credo che non si possa aspettare oltre. Per ora cerca di riposarti e di goderti questi giorni di festa."

"Va bene, ci proverò. Non sarà facile, ma ci proverò. Grazie di tutto, Justin."

Annie e Auggie lasciarono l'ospedale, chiamarono un taxi e tornarono a casa. Nessuno dei due parlò lungo il tragitto, ma Auggie le tenne continuamente la mano. Voleva che lei sapesse che era lì e che di qualunque cosa potesse aver bisogno, era disposto a dargliela.

Auggie aveva ricevuto un messaggio da Joan nel pomeriggio, nel quale gli comunicava che per la cena non era richiesto alcun abbigliamento particolarmente elegante e che avrebbe mandato un'auto a prenderli.

"Che ne pensi?" Auggie chiese ad Annie, dopo che si era vestito.

"Niente male, direi." gli rispose, sistemandogli il colletto della camicia e la cravatta. "Informale ed elegante allo stesso tempo."

Auggie aveva indossato una camicia grigio chiaro con la cravatta nera, un gilè nero e un paio di jeans scuri.

Annie aveva messo una camicia blu scuro con le maniche lunghe in tulle e una gonna a tubo, a vita alta, sempre blu scuro. Mentre Annie si dirigeva verso l'armadio per prendere i loro cappotti, Auggie sorrise sentendo il rumore dei suoi passi.

"Cosa c'è da sorridere?" gli chiese.

"Tacchi da gatta."

"Scusa?" chiese Annie sorpresa.

"I tuoi passi. Mi è sempre piaciuto il suono dei tuoi tacchi, fin dal primo giorno che ci siamo incontrati."

"Non me lo hai mai detto."

"Sono stati una delle prime cose che ho amato di te. Il suono dei tuoi tacchi e il fatto che tu conoscessi Mingus."

"Andiamo, ragazzo, o faremo tardi."

Verso le 18 l'auto mandata dai Campbell giunse alla loro abitazione per accompagnarli al luogo della cena. Una volta giunti all'ingresso dell'edificio, Joan si fece loro incontro, accogliendoli con un caloroso abbraccio.

Joan e Arthur Campbell avevano fatto preparare per l'occasione la sala delle riunioni a Langley. Joan diede il pass dei visitatori ad Annie e li accompagnò. Il loro ingresso nella sala fu accompagnato da un applauso. Annie ne rimase frastornata, non si sarebbe aspettata niente del genere. Alcuni visi erano conosciuti, riconobbe infatti Calder Michaels ed Eric Barber; altri volti erano sconosciuti. La sala era preparata per un buffet in piedi, in modo che ognuno avesse la possibilità di parlare con tutti gli altri semplicemente spostandosi di qualche passo. Annie apprezzò il fatto che tutto fosse così informale.

"Vieni Annie, vorrei presentarti agli ospiti e spero che tu ti senta a tuo agio." le disse Arthur, poi si rivolse ai suoi ospiti "Signore e signori. Oggi è il Giorno del Ringraziamento e tutti noi abbiamo davvero qualcosa per cui dobbiamo essere grati. Annie Walker è tornata nel suo paese, gli Stati Uniti, è tornata tra noi. E, se questo è stato possibile, è stato per il magnifico lavoro che tutti voi avete fatto. Io e mia moglie abbiamo pensato che non ci fosse modo migliore di festeggiare questo giorno particolare, se non con tutti voi. Grazie a tutti per il vostro grande impegno e per la vostra dedizione." Arthur fece una pausa, poi si rivolse nuovamente a Annie "So che all'inizio non sarà facile, ma qui sono tutti tuoi amici, Annie. Ognuno di loro ha lavorato perché tu potessi tornare a casa sana e salva."

"Sì, signor Campbell, lo so. E non so davvero come potervi ringraziare tutti."

Arthur le sorrise rassicurandola. Erano tutti molto ansiosi di poterla salutare. Arthur la tenne di fianco a sé mentre, uno alla volta, faceva le presentazioni. Annie si sentì un po' a disagio. Si guardò attorno cercando Auggie con lo sguardo e lo vide parlare con un ragazzo alto e con la barba, che riconobbe come Eric Barber. Sorrise fra sé e sé, ricordando come, a Rabat, Eric si era dato da fare per lei.

Annie venne presentata a Andrew Hollman e ad alcuni altri uomini che erano stati in Africa per cercarla. Gli invitati non erano tanti, forse una decina in tutto. Ed erano solo ed esclusivamente coloro che erano stati coinvolti nella sua ricerca e nel suo rientro. E, tra tutti loro, riconobbe anche Justin Muller.

Calder Michaels le si avvicinò poco dopo.

"Annie, sono felice di rivederti."

"Signor Michaels è un piacere anche per me rivederla."

"Ti prego Annie, chiamami Calder. Non siamo mai stati molto formali, tra di noi."

"Va bene, Calder. Com'è andata in Colombia?"

"Tutto bene, direi. Tu come stai?"

"Credo bene. Tornare a vivere in città dopo tre mesi nel deserto, non è facile. Mi sento un po' spaesata. Mi mancano alcune cose, in realtà."

"Vedrai, ti ambienterai molto presto."

Annie annuì. Sapeva che Calder aveva ragione. Ognuno degli ospiti le si avvicinò, a turno, per salutarla e darle il bentornato. Annie era contenta e allo stesso tempo si sentiva un po' imbarazzata. Sapeva che quasi tutti i presenti in quella sala erano persone che lei conosceva da tempo, ma non riconoscerli la faceva sentire un po' dispiaciuta e imbarazzata. Avrebbe voluto poterli trattare tutti come aveva sempre fatto, forse col tempo...

"Annie..."

"Joan. Grazie per questa serata. L'ho apprezzata veramente. E grazie anche per tutto quello che avete fatto per me, per riportarmi a casa."

"Annie, non devi ringraziarmi. Tu al mio posto avresti fatto esattamente lo stesso. Per me sei come una sorella." Joan abbracciò la giovane donna. Poi si staccò da lei, con gli occhi lucidi. "Siamo davvero contenti che tu stia bene e che sia di nuovo in mezzo a noi."

"Manca solo che ricordi il mio passato..."

"Non avere fretta, ogni cosa a suo tempo. Quando ricorderai, avrai bisogno di tutte le persone che ti vogliono bene. E per qualunque cosa, noi siamo qua."

Annie abbassò lo sguardo, commossa. "Grazie Joan."

"Credo che qualcuno ti stia cercando." le disse sorridendo e indicandole Auggie che si stava avvicinando accompagnato da Eric.

Come le fu a fianco, Auggie le cinse la vita con il braccio.

"Hey, Walker. Tutto bene?"

"Sì, grazie."

Joan prese sotto braccio Eric e si allontanarono, lasciando Annie e Auggie soli. Annie le sorrise in segno di ringraziamento. Aveva bisogno di un po' di tranquillità e Joan lo capiva.

"Come ti senti?" le sussurrò Auggie nell'orecchio.

"Un po' frastornata. Non riconosco nessuno ma sono stati tutti molto gentili."

"Vuoi fare due passi?"

"Sì, credo di aver bisogno di un po' di silenzio e di tranquillità."

"Un cieco ti porterà a spasso per la CIA." scherzò Auggie, mentre uscivano dalla sala.

"Sì, hanno senso dell'umorismo qui!" rispose Annie ridendo. "Me lo hai già detto una volta, quando ci siamo incontrati la prima volta."

Auggie si voltò verso di lei sollevando un sopracciglio, sorpreso.

"Cos'ho detto?" gli chiese Annie, notando la sua sorpresa.

"Come sai cosa ti ho detto il giorno che ci siamo incontrati?" la voce di Auggie era dolce e piena di premura.

"Non lo so, Auggie, davvero. È come se certe parole, certi gesti fossero dentro di me, come se facessero parte di me. E poi ci sono altre cose che mi sembra non mi appartengano. È complicato."

Annie appoggiò la testa sulla spalla di Auggie. Il suo profumo lo avvolse, inebriandolo. Provò l'impulso di abbracciarla per farla sentire sicura e protetta, ma si accontentò di sentire il suo braccio appoggiato al proprio.

I corridoi di Langley erano semideserti. La sicurezza del paese non conosceva giorni lavorativi o giorni di festa e qualcuno lavorava sempre, anche il giorno del Ringraziamento. Camminarono per un po', raggiungendo gli uffici del DPD. Annie si guardò intorno silenziosamente. L'ambiente aveva qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo le sembrava un luogo completamente sconosciuto. Questa sensazione la disorientava.

"Lavoravamo qui, vero?" chiese.

"Sì. Più avanti sulla destra c'è quello che era il mio ufficio e sulla sinistra, poco più avanti, ci dovrebbe essere ancora quella che era la tua scrivania."

"È strano essere qui."

"Lo è stato anche per me, quando sono tornato, due mesi fa."

"Lavori ancora qui?"

"Al settimo piano. Andiamo?"

Raggiunsero in pochi minuti gli uffici della Task Force di Joan. Entrarono nell'ufficio di Auggie e Annie osservò ogni cosa con curiosità. Le sembrava un luogo che conosceva, ma forse era dovuto al fatto che tutto, lì dentro, le parlava di lui. L'arredamento era essenziale ma fornito di ogni strumento tecnologico all'avanguardia. Alcuni CD di Mingus erano disposti su un ripiano. Si avvicinò alla scrivania, percorrendone i contorni col dorso della mano, un gesto che, le sembrava, aveva visto così spesso fare da Auggie; vide la tastiera Braille collegata al PC; poco lontano, su una seconda scrivania, c'era una stampante 3D.

"Anche il tuo ufficio al DPD era così vero?" gli chiese. Auggie annuì semplicemente.

Annie si sedette sulla sua sedia, appoggiò la testa all'alto schienale e chiuse gli occhi. Si concentrò sugli odori che sentiva e sul proprio respiro. Pian piano, nella sua mente, si ritrovò in quell'ufficio al DPD, con Auggie, in un'infinità di situazioni diverse. Si susseguivano immagini con una velocità impressionante. Sapeva che erano tutte reali, che erano frammenti di ricordi che tornavano. Una chiacchierata tra amici, una missione da preparare, un caffè da condividere, un abbraccio.

Le lacrime cominciarono a bruciarle gli occhi, prima di sgorgare silenziosamente. Aprì gli occhi e vide Auggie appoggiato alla scrivania, di fronte a lei. Annie si alzò e si rifugiò nel suo abbraccio sicuro e protettivo.

"Stai bene?"

"Credo di sì." rispose Annie annuendo contro la sua spalla "Mi sento solo un po' stanca e sopraffatta. Forse ho avuto un po' troppe emozioni per oggi."

Auggie la strinse, accarezzandole i capelli e la schiena. Sentiva il suo corpo rilassarsi pian piano, contro il suo petto. Sentiva il suo respiro sul collo, attraverso il tessuto della camicia. Sentiva il suo cuore battere contro il suo fianco. Abbassò il viso per baciarla lievemente sulla guancia. Annie si spostò leggermente e prese possesso della bocca dell'uomo, avidamente. Avevano bisogno l'uno dell'altra, come dell'aria che respiravano.

"Andiamo a casa, Auggie." gli sussurrò sulle labbra.