Chiedo scusa a chi mi segue, per la lunga assenza. Il mio lavoro, come ogni anno, mi tiene molto impegnata nei mesi di maggio e giugno. Sono i periodi più frenetici nel mondo della scuola. Prometto che d'ora in poi, almeno per l'estate, sarò più assidua nell'aggiornare la mia storia.
Ovviamente non possiedo nessun personaggio né tantomeno la storia di Covert Affairs, tranne quello che ho scritto.
Intanto buona lettura.
Capitolo 41
Avevano trascorso il fine settimana in totale tranquillità. Annie non aveva avuto altri sogni né incubi che avessero potuto turbarla ed Auggie fu estremamente grato di questo.
Il Lunedì mattina Annie aveva appuntamento con Justin. Era un po' in ansia per quello che avrebbe potuto ricordare durante la seduta, ma non disse nulla ad Auggie per non turbarlo. Si rendeva perfettamente conto che l'uomo era molto preoccupato per lei. Ma percepiva che c'era qualcosa di più. Era quasi certa che Auggie sapesse qualcosa del suo passato che non aveva voluto rivelarle, qualcosa che lo tormentava. Non ne era totalmente sicura, ma aveva la netta sensazione che il file che la riguardava fosse incompleto, o che, per lo meno, fosse incompleto quello che era stato dato a lei. Le persone attorno a lei erano estremamente attente nel parlarle, evitavano accuratamente qualunque riferimento alla sua vita dopo che aveva lasciato l'Agenzia, con la scusa che, lavorando per Ryan, si erano persi di vista.
L'appuntamento con Justin avrebbe potuto essere rivelatore. Annie voleva fortemente ricordare, ma al contempo, aveva quasi timore di sapere come e cosa poteva essere stata la sua vita in precedenza. Doveva aver fatto qualcosa, o doveva essere successo qualcosa, che avrebbe potuto fortemente turbarla, se chi sapeva non ne parlava. Si risolse di parlarne con Justin. Annie aveva la sensazione che anche lui sapesse, ma che, da medico e terapeuta, aspettasse solo il momento più opportuno per guidarla attraverso i suoi ricordi, belli o brutti che fossero. E questo lo capiva. Quello che però non riusciva a capire era perché Auggie, l'uomo che lei amava e che diceva di amarla, l'uomo che le aveva promesso di dirle sempre la verità, le tenesse nascosto qualcosa.
Quando giunse allo studio di Justin, egli la stava aspettando. La fece accomodare nello studio, poi accompagnò Auggie nella sala d'attesa fermandosi con lui qualche minuto.
"Justin, credo che Annie stia per ricordare. E io non so davvero come aiutarla."
"Devi solo starle vicino."
"Non credo che possa bastare. Credo che lei abbia il sospetto che le nascondo la verità e se lo venisse a sapere con certezza mi odierebbe."
"Non ti odierà. Forse sarà molto arrabbiata, ma poi capirà."
"Mi va bene qualunque cosa, purché lei stia bene. Accetterò anche il suo odio, se questo può aiutarla."
"Auggie, non potrà mai odiarti. Lei ti ama."
"Forse mi ama ora. Ma poi, quando ricorderà? Potrebbe tornare da Ryan e..."
"No, non credo. Ryan è stato importante per lei, ma quello che è successo la notte dell'incidente li ha irrimediabilmente separati. Nessuna donna può superare facilmente una tale perdita. Da quello che ho potuto capire dal file di Annie, dopo quella notte si è buttata a capofitto nel lavoro, facendone la sua unica ragione di vita e annientando se stessa come persona. L'incidente nel quale ha perso la memoria può essere considerato provvidenziale. Sta vivendo di nuovo, senza saperlo. Ha ricominciato ad amare, ad assaporare il gusto profondo della vita. E quando ricorderà, sarà davanti ad un bivio: o continuare vivere o annientarsi nuovamente, isolandosi da tutto e da tutti. Devi essere forte, Auggie. Per te e per lei. Dovrai lottare per entrambi, se vuoi tenerla con te. Pensi di farcela?"
Auggie annuì silenziosamente ma con determinazione. Aveva amato Annie fin dal primo giorno che era entrata nella sua vita, il giorno che l'aveva accompagnata per i corridoi di Langley, che l'aveva guidata nella sua prima missione, in quel normale giovedì all'Agenzia. Che poi di normale, per lei, non aveva avuto proprio niente: aveva visto morire un uomo per la prima volta, aveva mentito ad un agente federale, le avevano sparato... come le aveva detto Auggie, era un casino e poteva essere pericoloso, ma lei lo faceva davvero bene. L'aveva amata come amica e come confidente, prima. L'amicizia pian piano, silenziosamente, aveva lasciato il posto a quel bisogno profondo e intimo di averla accanto come donna, come compagna. Si era accorto di amarla profondamente solo quando la stava per perdere, dopo che Lena le aveva sparato. La voce di Justin lo riportò al presente.
"Devo tornare da lei, Auggie. Se hai bisogno di qualcosa, chiedi pure alle infermiere."
Auggie annuì e ringraziò Justin. Si preparò mentalmente ad affrontare qualunque possibilità, con Annie. Attese silenziosamente, seduto nel salottino. Forse non sarebbe successo nulla, o forse sarebbe potuto succedere il peggio di ciò che poteva aspettarsi.
Il protrarsi dell'attesa era snervante. Cominciò a camminare lungo i corridoi, avanti e indietro, mentre un senso sempre più profondo di impotenza lo assaliva. Controllò l'ora più e più volte, i minuti passavano inesorabili ma lenti. A volte aveva la sensazione che il tempo si fosse fermato solo per renderlo più nervoso e ansioso di quanto già non fosse.
Stava bevendo il terzo caffè quando sentì la porta dello studio aprirsi. Sentì i passi decisi di Annie andare verso di lui e provò un forte senso di nausea. Lo stomaco sembrava aggrovigliarsi, dentro di lui. Deglutì più volte cercando di inumidire la gola secca e si passò una mano tra i capelli. Come Annie gli fu vicina, l'odore del suo profumo gli inondò le narici facendolo sentire ancora più nervoso, se mai fosse stato possibile. Al contempo, la presenza della donna aveva il potere di calmarlo. Dentro di lui era il caos.
Annie non disse una parola. Gli porse il dorso della mano perché lui potesse prenderle il gomito agevolmente e uscirono dall'ospedale.
Quando raggiunsero il parcheggio dove li attendeva un taxi, Annie lo guidò fino alla portiera perché potesse salire, poi, aggirata l'auto, salì sedendosi accanto a lui.
Questo suo silenzio stava tormentando Auggie oltre ogni limite. Cominciava a sentirsi sempre più agitato e in ansia. Le prese la mano, se la portò alle labbra baciandole delicatamente il palmo. Annie non reagì, mantenendo ostinatamente il suo mutismo. Una volta giunti a casa, Annie lo guidò fino all'ingresso, poi si fermò.
"Auggie, tu sai qualcosa di me che io non ricordo, vero? E ti prego di non mentirmi, non potrei perdonartelo."
"Annie non ti sto mentendo. Se anche sapessi qualcosa, come tu pensi, non sta a me dirti come è stata la tua vita."
"Quindi tu sai." gli disse in tono crudo e accusatorio, entrando in casa. "Hai parlato con Justin di questo, mentre eravate nella sala d'attesa, vero?"
Auggie annuì. Non aveva più la volontà di tenerle nascoste le cose, né poteva averne ancora la forza. I segreti avevano logorato il loro rapporto già una volta, e non voleva correre lo stesso rischio.
"Io posso capire che Justin non mi dica le cose perché devo arrivarci gradualmente, ma tu Auggie... Tu perché mi tieni nascosta la verità?"
"Per lo stesso motivo per cui lo fa Justin. Mi ha proibito di parlartene. È qualcosa che riguarda te e te soltanto, Annie. O meglio, riguarda te e Ryan. Io non posso interferire con la tua vita, non in questo caso. Non posso e non voglio. È qualcosa di talmente delicato e personale, Annie... devi arrivarci pian piano. Devi trovare la tua strada per andare avanti."
Annie lo fissò intensamente. Erano seduti uno accanto all'altra sul divano. Auggie le teneva delicatamente le mani.
"Dunque, è qualcosa di così sconvolgente? La verità, Auggie..."
"Annie, hai superato così tante difficoltà nella tua vita. Saprai affrontare anche questa. Un passo dopo l'altro, con tanta calma e tanto coraggio. Io sarò con te, qualunque cosa accada. Sarò sempre al tuo fianco per sostenerti, per accompagnarti lungo la strada che dovrai intraprendere, qualunque essa sia."
"Lo so, Auggie. Ma temo che non sarà facile per nessuno di noi due. Non mi piace pensare che tu mi tenga nascoste le cose, è una sensazione sgradevole. Ma posso cercare di capirne il perché."
Auggie non disse nulla, si limitò ad abbracciarle le spalle e ad accarezzarle i capelli. Per il momento le cose stavano andando nella giusta direzione. Annie appoggiò la testa alla sua spalla, lasciandosi andare alla piacevole sensazione che le sue carezze le procuravano.
"Auggie, promettimi che parlerai sempre con me. Dobbiamo parlare per superare le nostre difficoltà, me lo hai insegnato tu."
"Te lo prometto, Annie." Auggie la strinse forte a sé. Non voleva deluderla. Voleva solo proteggerla. Voleva solo amarla. E si augurava dal profondo del cuore che lei volesse la stessa cosa.
I giorni che seguirono furono relativamente tranquilli. Auggie riprese a lavorare regolarmente, ogni mattina, mentre Annie cercava di rimettere insieme i pezzi della sua vita con l'aiuto di Justin. Le sedute col medico cominciavano a restituirle ciò che credeva irrimediabilmente perduto ma che, in realtà, era solo ben nascosto nei meandri della sua mente. Un pezzetto alla volta, come in un complicato puzzle, la sua mente stava ricostruendo il suo passato e questo la faceva sentire meglio.
C'era però, sempre una zona densamente nebulosa, un frammento di vita che restava in un doloroso oblìo.
