Capitolo 43
Pochi giorni, tre per l'esattezza, e sarebbe stato Natale.
Annie era in un fermento totale, sua sorella stava per arrivare con la famiglia. Voleva che ogni cosa fosse perfetta. Aveva ripulito freneticamente la casa almeno tre volte negli ultimi due giorni e, d'accordo con Justin, aveva saltato l'ultima seduta.
Auggie si sentiva decisamente di troppo in casa mentre lei puliva, così cercava di stare in disparte. Nell'ultimo periodo si era sempre portato il lavoro a casa, per non lasciarla sola, adducendo la scusa di aiutarla come poteva, nel caso che ne avesse avuto bisogno. Annie aveva intuito che era una scusa per starle vicino, ma non aveva detto nulla: apprezzava davvero tutto quello che Auggie stava facendo per lei, e un paio di braccia robuste per fare gli spostamenti che aveva in mente, le avrebbero sicuramente fatto comodo.
Aveva deciso di lasciare a Danielle e Michael la camera da letto più grande, quella che attualmente occupavano lei e Auggie. Le sarebbero mancate le rilassanti chiacchierate tra loro, sdraiati nella Jacuzzi, ma per sua sorella voleva il meglio, voleva dimostrarle che stava bene, che era in grado di farcela anche senza memoria.
Auggie l'aveva aiutata a spostare le loro cose nell'altra camera, quella che avevano condiviso la prima notte trascorsa in quell'appartamento, e tutto sommato non ne era dispiaciuto. In fondo, in quella camera, avevano cominciato a chiamare casa l'edificio in cui vivevano.
Nello studio avevano sistemato dei letti aggiuntivi per le nipoti di Annie, Chloe e Katya.
"Credo che ci sarà un po' da discutere per l'uso del bagno, nei prossimi giorni." affermò Auggie sorridendo.
"Dici? In effetti saremo quattro donne con due uomini..." rise Annie.
"Potremmo risolvere la questione lasciando questa casa a tua sorella e alla sua famiglia e noi potremmo trasferirci momentaneamente nel mio appartamento."
"Sì forse hai ragione, ma... Auggie, vorrei stare il più possibile con la mia famiglia."
"Lo so, tesoro. È solo un'idea. Vediamo come va e poi, se proprio ci rendiamo conto che le cose si complicano, ci trasferiamo per qualche giorno."
Annie annuì. Auggie era sempre pronto a trovare soluzioni alternative ad ogni problema, anche il più semplice come l'uso del bagno.
"Certo che se avessimo ancora la nostra casa a Georgetown...non ci sarebbero problemi di alcun tipo. Ognuno avrebbe avuto la sua stanza, noi la dependance..."
Auggie si voltò verso Annie sorpreso e lei si accorse dell'espressione interrogativa sul viso dell'uomo. "È una parte della mia vita che sto pian piano ricostruendo grazie all'aiuto di Justin. Prima erano ricordi confusi, come pezzi di puzzle sparsi su un tavolo. Sto cominciando a legare gli avvenimenti del mio passato, ad incastrarli l'uno con l'altro. Ci vuole pazienza, lo so. Ma mi sento fiduciosa."
Auggie le strinse le mani e poi l'abbracciò. Era contento di sapere che cominciava a mettere ordine nel suo passato.
"È cominciato tutto lì nella dependance, in una sera di pioggia." sussurrò Annie. "Stavo leggendo un dossier su Arthur che mi aveva dato Henry Wilcox quando sei arrivato."
"Annie..."
"Sì, Auggie. Lo ricordo. Non ancora completamente, ma lo ricordo. E ricordo anche le tue parole... non c'è niente di sicuro in quello che facciamo, non c'è niente di sicuro per persone come noi."
"In effetti, il nostro lavoro come agenti, come spie, era molto pericoloso..."
"E lo è ancora, Auggie. Se penso a quello che tu e la tua squadra avete rischiato per riportarmi a casa..."
"Ma ora sei qui. Il passato è passato."
"Quella sera mi hai detto che il tempismo è tutto... e poi..." Annie non riuscì a finire la frase, la bocca di Auggie era già sulla sua, avida e carica di desiderio. Le sue mani le tenevano il viso, con fermezza e delicatezza allo stesso tempo. Le sue labbra si schiusero su quelle morbide e carnose della donna, facendosi sempre più esigenti. Il bacio divenne più intimo e profondo, tanto da toglierle il fiato. Annie si strinse a lui, inarcando la schiena voluttuosamente e premendo il seno contro il suo torace. La sensazione del caldo contatto eccitò l'uomo, che si staccò da lei giusto il tempo di prendere fiato e sussurrare più e più volte il suo nome mentre riprendeva possesso della sua bocca. Annie non oppose alcuna resistenza, si aggrappò alle sue spalle forti e si lasciò trasportare nella camera da letto.
Un paio d'ore più tardi, Annie si guardò intorno soddisfatta: nel salotto, accanto al camino acceso, troneggiava un enorme albero di Natale che avrebbe addobbato con le nipoti, la casa era pulita e in ordine, il letto usato poc'anzi era stato cambiato e rifatto, il frigorifero e la dispensa erano stati ben riforniti, Auggie aveva pensato a scegliere e comprare vino e birre, non avevano scordato nulla, tutto sarebbe stato perfetto.
"Tutto, tranne la mia memoria." pensò Annie con una punta di rammarico, seduta sul tappeto davanti al camino.
Notando il suo silenzio, Auggie le si avvicinò, le si sedette accanto a le posò un braccio sulle spalle, protettivo.
"Annie, andrà tutto bene." le disse, quasi potesse sentire i suoi pensieri. Annie annuì appoggiandogli la testa sulla spalla, cosicché potesse sentire che stava annuendo.
"Lo so, Auggie, ma sono comunque nervosa. Potrei dire o fare qualcosa che..."
"Shh, non potresti mai fare né dire nulla di sbagliato. Danielle è tua sorella, conosce la tua situazione e capirà. Lei ti vuole davvero bene."
"Le hai parlato di recente?"
"Sì, Annie. Mi ha chiamato per sapere come doveva comportarsi con te, aveva le tue stesse paure. Le ho detto di essere semplicemente se stessa, di stare tranquilla. L'amore che avete l'una per l'altra vi aiuterà a non fare errori."
"Grazie Auggie."
Egli la strinse ancora più a sé e si accoccolarono l'uno all'altra, appoggiandosi al divano. Nel tardo pomeriggio sarebbe arrivata la famiglia di Annie, le loro vite si sarebbero riempite di voci e suoni e caos, e lui voleva godersi quel loro poco tempo di serena e tranquilla intimità.
L'aereo stava per atterrare, poco più di un quarto d'ora e sarebbero stati nuovamente a Washington. A Danielle passò davanti agli occhi quel periodo della sua vita in cui lei e la sua famiglia vivevano a Georgetown.
Lei e Michael. Avevano una bella casa, una vita tranquilla. Poi era arrivata Annie, la sua sorellina, fresca di laurea che non aveva un posto dove stare dopo essersene andata di casa. La loro dependance era vuota, così le permisero di restare chiedendole di tanto in tanto di fare da baby-sitter alle loro bambine piccole, bambine che Annie adorava.
Annie aveva cominciato a lavorare come interprete, parlava fluentemente 6 lingue, e per lavoro doveva viaggiare molto. A volte stava lontana da casa per mesi. Dopo uno dei suoi numerosi viaggi, Annie aveva deciso di iscriversi ad un corso di sopravvivenza, o almeno così aveva detto a Danielle. Il corso si svolgeva a New York, quindi avrebbe dovuto lasciare la città per un periodo più o meno lungo. Danielle non capiva perché proprio a New York (possibile che non ci fosse un corso simile in tutta Washington?) ma non disse mai nulla di queste sue perplessità alla sorella e la lasciò andare. Ormai, a 27 anni, era grande abbastanza per decidere della sua vita. Dopo qualche settimana era tornata a casa dicendo che aveva trovato lavoro allo Shmitsonian Museum. Danielle era molto contenta di questa nuova opportunità per sua sorella, avrebbe avuto una vita più tranquilla e regolare. In realtà si accorse ben presto che, da quel momento, la vita di Annie aveva ben poco di tranquillo e regolare; aveva orari di lavoro assurdi, quando non era in viaggio per conto del museo, ma Annie sembrava soddisfatta del suo nuovo lavoro e questo a Danielle bastava. Pian piano aveva scoperto la vera vita della sorella, una vita sempre a rischio come agente operativo della CIA, e questo spiegava molte cose, soprattutto a riguardo dei comportamenti a volte misteriosi della ragazza. Annie, nel suo lavoro, ne aveva passate tante, aveva addirittura finto di essere morta per salvare le persone alle quali più teneva, le persone che amava. Ma questo non l'aveva mai scoraggiata, anzi l'aveva resa più forte e determinata, se mai fosse stato possibile. Non aveva avuto troppa fortuna con gli uomini, da quel lato era sempre stata molto fragile. Poi aveva incontrato Ryan e sembrava davvero che anche la sua vita sentimentale cominciasse a prendere la giusta piega. Danielle era contenta di questo, perché così, dopo che lei e la sua famiglia si erano trasferiti in California, almeno Annie aveva qualcuno che si prendesse cura di lei. Si erano sentite molto poco da allora, Annie e Ryan continuavano a lavorare come agenti e quindi non avevano mai molto tempo per la famiglia. Danielle non aveva più saputo molto della vita della sorella, da allora, fino a quando, non ricevette una telefonata da Auggie, due settimane prima. Ebbero una lunga conversazione, Auggie le raccontò di tutta la vita di Annie, da quando aveva sposato Ryan fino a quando l'aveva riportata a Washington poco più di un mese fa.
"Annie ha perso la memoria, Danielle, ma sta bene."
"Cosa posso fare per lei, Auggie?"
"Al momento nulla. Dobbiamo aspettare il parere favorevole del medico, ma sono certo che Annie vorrà incontrarvi tutti il prima possibile. Ti chiamerò spesso per darti notizie e vedrai che presto si sistemerà tutto."
"Sii sincero, Auggie, ti prego. Come sta? Voglio dire, a parte aver perso la memoria... dopo l'incidente automobilistico con Ryan..."
"Non lo ricorda ancora, ma potrebbe accadere molto presto. Sia io che il suo medico saremo con lei in questo percorso, puoi starne certa Danielle."
"Lo so Auggie. Tu l'ami, lo sento dalla tua voce."
"Sì Dani. E se ricordasse quando voi sarete qui, sarebbe la cosa migliore. Io non so se riuscirei a gestire da solo l'onda di emozioni che potrebbe assalirla."
"Ce la farai, mio caro. Qualunque cosa accadrà, sarà il vostro amore a darvi la forza."
La mano di Katya la distolse dai suoi pensieri.
"Mamma tutto bene?"
"Sì tesoro mio. Stavo pensando alla zia Annie e tutto quello che ha dovuto passare."
"Stai tranquilla mamma, la zia è una tosta, se la caverà. Come sempre del resto." intervenne Chloe.
"Ma allora, la zia Annie e Auggie stanno di nuovo insieme, come fidanzati, intendo?" chiese Katya con curiosità.
"Pare proprio di sì."
"Bene, mi piace Auggie. È un gran bel ragazzo e poi sa un sacco di cose! Potrò chiamarlo ancora zio!" esclamò la ragazzina.
Danielle sorrise alle figlie, poi estrasse dalla sua borsa il cellulare e rilesse l'email che Auggie le aveva inviato la sera prima :
"Verrà a prendervi un autista dell'Agenzia che vi porterà prima nello studio del dottor Justin Muller, il medico che segue Annie, e poi vi accompagnerà a casa nostra. È bene che siate tutti informati dello stato di salute di Annie e del percorso che sta facendo per riacquistare la memoria.
Per ora non posso che dirvi grazie. A.A."
Come Auggie le aveva detto, all'aeroporto si fece loro incontro un uomo che si presentò come l'autista del signor August Anderson. Una volta caricati i bagagli, si diressero a Spring Valley, poco lontano dal Memorial Hospital, dove incontrarono il dottor Muller nel suo studio.
Justin parlò con tutta la famiglia Brooks, in modo chiaro ed esauriente, spiegando loro come comportarsi con Annie, in maniera da non forzarla a ricordare.
"Se insistessimo troppo perché ricordi determinati avvenimenti, potremmo farla soffrire inutilmente, soprattutto se dovesse ricordare qualcosa per cui ancora non è pronta a sopportarne il peso. E, dal suo fascicolo, ho potuto apprendere che molte cose che le sono accadute saranno enormi macigni per lei."
"Quindi, dottore, cosa dobbiamo fare noi ragazze? E se ci scappasse una parola di troppo?" chiese Chloe con aria preoccupata.
"Cara Chloe, so che vorreste aiutare vostra zia e questo è lodevole. Cercate di essere il più naturali possibile. Raccontatele della vostra vita in California, delle vostre amicizie...dei vostri fidanzatini." sorrise strizzando loro l''occhio. Sia Chloe che Katya avvamparono e Danielle e Michael risero di cuore.
"Ce la farete alla grande." aggiunse Justin "Io ho piena fiducia in voi, ragazze."
"Grazie di tutto dottor Muller." disse Danielle porgendogli la mano mentre la sua famiglia si stava dirigendo all'uscita. "Credo che abbia conquistato una nuova ammiratrice." aggiunse indicando la figlia più piccola che, di tanto in tanto si voltava verso il medico sorridendogli.
"È un'età particolare l'adolescenza. Facile agli innamoramenti e alle delusioni."
"Già. Grazie ancora di tutto, dottore. Spero di vederla nei prossimi giorni, assieme ad Annie."
"Sì, certo. A presto."
Una volta usciti dallo studio e risaliti in macchina, l'autista li portò alla casa di Annie e Auggie, a Howthorne. Nell'abitacolo, le ragazze erano in fibrillazione, chiacchieravano senza sosta. Fu il tragitto più lungo, per quanto breve in realtà, che Danielle fece mai. Era in subbuglio nel cuore e nella mente. Mille e mille pensieri si accavallavano nella sua testa. E domande su domande. Poi l'autista si fermò e si voltò verso di lei.
"Siamo arrivati, signora Brooks. La casa è quella." disse indicando l'abitazione di Annie e Auggie. "Vi aiuto a scaricare i vostri bagagli."
"Grazie." rispose Danielle.
La casa era una graziosa costruzione disposta su un unico piano, con grandi finestre. Dalla strada, si arrivava all'ingresso per mezzo di un vialetto a scale, costeggiato da piccoli cespugli. Lungo il lato destro del vialetto, tre alberi, probabilmente pioppi, troneggiavano imponenti ma spogli. Sotto l'ultimo di essi, quello più prossimo alla casa, c'erano due sedie di legno. Danielle si sorprese ad immaginare Annie e Auggie, in piena estate, tranquillamente seduti su quelle poltroncine con ai loro piedi un cane e un bambino che giocavano. L'immagine le fece salire le lacrime agli occhi. Se solo...
Scacciò il pensiero, salì le scale e suonò alla porta.
