Capitolo 44
Anni era ancora appoggiata al petto di Auggie, rannicchiata tra le sue braccia, entrambi seduti a terra davanti al camino acceso, quando sentirono il campanello di casa suonare. Annie si irrigidì e Auggie, accorgendosene, la strinse più forte a sé.
"Tranquilla." le sussurrò all'orecchio "Andrà tutto bene. Io sarò sempre al tuo fianco."
Annie annuì contro la sua spalla, poi si alzarono e Auggie andò ad aprire la porta.
"Ciao Auggie."
"Ciao Danielle, benvenuta. Vi stavamo aspettando."
Dal vialetto di casa giungeva il vociare allegro e frenetico delle ragazze e di Michael. L'autista aiutò la famiglia Brooks a portare i bagagli all'interno della casa, mentre Auggie condusse Danielle nel salotto, dove Annie aspettava nervosamente. Auggie le si avvicinò e le circondò la vita con fare rassicurante.
"Annie..." cominciò Danielle.
"Così tu sei Danielle." disse Annie osservando attentamente la donna di fronte a lei, il vuoto nella mente. Poi abbassò lo sguardo, mestamente. "Mi spiace... io... io non mi ricordo di te... cioè... ho solo una vaga immagine e..."
"Non ti preoccupare, Annie. Avremo tempo per imparare a conoscerci nuovamente." le sorrise rassicurante Danielle, avvicinandosi a lei e tendendole le mani. Annie le prese istintivamente tra le sue. In quel momento entrarono Chloe e Katya che si fecero loro incontro correndo.
"Zia Annie!" urlarono all'unisono abbracciandola con impeto. "ci sei mancata tanto zietta!"
Annie era disorientata, ma abbracciò le ragazze con affetto. Nella sua mente aveva l'immagine di due bambine, non certo di due teen-agers. Quanto aveva perso della vita di queste ragazze? Le guardò sorridendo, riconoscendo nei loro visi quelle immagini un po' sfocate della sua memoria. Le ragazze sembravano aver colto la sua perplessità.
"Io sono Katya, zia Annie. E lei è Chloe."
"Siamo un po' cresciute dall'ultima volta che ci siamo viste." scherzò Chloe. "Sono passati più di due anni e siamo molto cambiate da allora!"
"Sì. immagino di sì. Il ricordo che ho di voi è un po' vago. E nei miei ricordi siete ancora due bambine."
"Non ti preoccupare, Zia Annie. È l'effetto degli ormoni della crescita. Ci fanno cambiare rapidamente." spiegò solennemente la più giovane delle sue nipoti. Tutti gli adulti risero di cuore a questa affermazione.
Sentire Annie ridere, fu per Auggie un gran sollievo. Il ghiaccio era rotto; ora, dopo il primo imbarazzo, tutto sarebbe andato per il meglio. Danielle ebbe lo stesso pensiero. Osservò le sue figlie tenere ancora abbracciata la zia e fu contenta di averle con sé.
Nel giro di un'ora avevano sistemato i loro bagagli e si erano preparati per uscire a cena.
Tutto andò nel migliore dei modi. Al ristorante avevano conversato amabilmente: le ragazze avevano chiesto a Annie di raccontare loro la sua vita nel deserto, come si vestiva, cosa mangiava, avevano chiesto della famiglia che l'aveva ospitata. Annie aveva raccontato loro ogni cosa, avevano riso e scherzato, e non era stato fatto cenno alcuno alla sua memoria.
"Hai un bel colore di capelli, zia Annie." aveva osservato Katya.
"È l'effetto dell'henné che sta svanendo piano piano."
"Perché ti sei tinta i capelli, zia?"
"Dovevo passare per una donna berbera, Chloe. Nel deserto ci sono ancora molti predoni e le donne occidentali, a volte, vengono rapite per essere vendute."
"Ohh..." esclamò Katya. "Ma tu non sei stata rapita, vero?"
"In un certo senso... possiamo dire di sì."
"Ma poi è arrivato lo zio Auggie che ti ha salvato, giusto?" osservò Chloe. "Com'è romantico tutto questo!"
Questa frase sollevò l'ilarità generale.
"Che ho detto di male?" chiese col broncio la ragazzina.
"Nulla, mia cara. È l'idea che voi ragazze avete del romanticismo..." cercò di spiegarle il padre.
La cena proseguì tranquillamente tra le chiacchiere. In un certo senso, ad Annie sembrava di conoscere da sempre quella famiglia ma allo stesso tempo era una scoperta nuova ogni minuto.
Quando tornarono a casa le ragazze andarono subito a dormire, erano stanche per il viaggio e le emozioni della giornata, inoltre risentivano molto l'effetto del jet lag.
Le donne si diressero in cucina, mentre gli uomini si accomodarono nel salotto. Il fuoco nel camino era ancora acceso, bastò ravvivarlo con qualche pezzo di legno perché riprendesse a scaldare vivacemente l'ambiente.
Poco dopo anche Annie e Danielle li raggiunsero con delle tazze di caffè fumante.
"Dopo una giornata così lunga e fredda, del caffè bollente è quello che ci vuole." disse Danielle appoggiando le tazze sul tavolino davanti al divano. Annie porse la tazza a Auggie e poi prese la sua, sedendosi a terra davanti a lui.
"Ci vorrebbe anche qualcosa di forte." esclamò Auggie. "Avete preferenze?" chiese alzandosi e dirigendosi verso la vetrina adibita a bar.
"Se avete del whisky bourbon..." chiese Michael.
"Per me nulla, grazie." rispose Danielle.
"Whisky per Michael." disse Auggie porgendo il bicchiere all'uomo. "Per te Annie?" chiese poi.
"Quello che prendi tu andrà bene."
"Allora Patron, per noi." sorrise Auggie. Dopo quella giornata, così carica di tensione ed emozioni, qualcosa di forte era davvero ciò che ci voleva.
Rimasero ancora per poco davanti al tepore del fuoco nel camino, chiacchierando tranquillamente, prima che il sonno si facesse sentire.
Una volta nella loro camera, Annie si infilò sotto le coperte, si rannicchiò contro il fianco di Auggie e lo abbracciò. Egli la strinse a sé, le baciò la sommità della testa con fare protettivo e premuroso.
"Come ti senti, signorina Walker?" le chiese sottovoce.
"Non lo so. Ho la sensazione di aver diviso la serata con dei perfetti sconosciuti, coi quali, però, mi sono sentita perfettamente mio agio. Non so cosa pensare..."
"Ti capisco."
"Eri preoccupato?"
"Sì, abbastanza. Non sapevo come avresti reagito, cosa ti avrebbero chiesto le ragazze, non sapevo come avresti accolto tua sorella."
"Però è andato tutto bene, mi sembra."
"Sì, hai ragione. È andato tutto bene."
"Cerchiamo di dormire. Domani sarà una giornata piuttosto lunga. Io e Danielle avremo molte cose da fare per preparare ogni cosa per Natale."
"Buona notte zia Annie." scherzò Auggie.
"Buonanotte zio Auggie" lo scimmiottò lei, imitando la voce un po' stridula di una delle nipoti.
Auggie rise, affondando il viso nei suoi capelli e aspirandone il profumo. Le baciò la guancia, poi le labbra. Quello che doveva essere un semplice e casto bacio della buona notte, divenne ben presto un bacio caldo e profondo, avido e sensuale. Annie rispose con trasporto alla lingua dell'uomo che si insinuò tra le sue labbra lenta ed esigente. Le mani di Auggie risalirono decise fino alla nuca della donna per poi ridiscendere lungo i suoi fianchi, accarezzandole dolcemente prima la schiena e fermandosi poi a coppa sui seni. I suoi capezzoli, sotto la maglia, erano già turgidi ed eretti. Sentiva la pelle calda fremere sotto il suo tocco, e il corpo della donna inarcarsi sempre di più contro di lui. Auggie non aspettava altro. Annie gli mordicchiò il lobo dell'orecchio, il respiro sempre più rapido e caldo contro il collo dell'uomo.
"Ti voglio, Annie. Ho bisogno di te."
Non c'era altro da dire. Annie sentiva tutta la calda virilità dell'uomo contro la sua coscia. Sentiva il caldo crescerle dentro. Lo desiderava, più di ogni altra cosa. La voce dell'uomo si fece più roca e carica di desiderio, pronunciando il suo nome più e più volte.
"Prendimi." gli sussurrò, semplicemente. E furono un tutt'uno.
La mattina seguente, un avvolgente aroma di caffè e un fragrante odore di pane tostato e pancake pervadevano le stanze della casa.
Annie si alzò cercando di non svegliare Auggie, si mise una vestaglia e si diresse in cucina.
"Buongiorno, Annie. Ben alzata."
"Buongiorno a te, Danielle. Ma che ci fai già in piedi?"
"Il jet lag...Non sono riuscita a dormire molto, così tanto valeva alzarsi."
"Non sono ancora le 10 del mattino..."
"Sì, lo so. In California sarebbero quasi le 7 e di solito a quest'ora sono già in cucina a lavorare. Auggie è già andato in ufficio?"
"No, è da un po' che lavora da casa." rispose Annie, abbassando lo sguardo. "Ha paura che potrei ricordare parte del mio passato e non essere in grado di affrontare i ricordi da sola."
"Posso capirlo." rispose Danielle, porgendo un piatto con dei pancakes allo sciroppo d'acero alla sorella.
"Il profumo è delizioso, Danielle."
"Ti sono sempre piaciuti." Si sedettero entrambe al bancone della cucina, sorseggiando il loro caffè e addentando i pancakes.
"Allora, quali sono i tuoi programmi per oggi?"
"Non saprei, Danielle. Avevo pensato di invitare alcune persone per Natale, ma le mie doti culinarie lasciano molto a desiderare. E non vorrei approfittare di te per..."
"Benissimo!" la interruppe la sorella "Dovremo fare una lista degli invitati, un menù e poi organizzarci per la spesa. Avrò bisogno di controllare se ci sono sia i piatti che le tovaglie adatte e in numero sufficiente per tutti..."
"Già al lavoro, ragazze?" Auggie interruppe le chiacchiere delle due donne e si avvicinò al bancone. Annie gli prese la mano e lo guidò alla sedia.
"Sento un profumo paradisiaco di caffè. È opera tua, Danielle?"
"Sì, Auggie." sorrise la donna "Pancake o pane tostato? Ci sono anche uova al bacon e marmellata, se vuoi."
"Per ora mi basta il caffè, grazie. Allora, che programmi avete?"
"Oggi ci dedicheremo alle compere!" esclamò Danielle "Dobbiamo organizzarci per Natale. E voi uomini potreste essere solo d'intralcio!"
"Non è mia intenzione darvi fastidio, signore mie!" rise Auggie.
"Bene. Annie pensa a chi vuoi invitare e poi preparati. Abbiamo molte cose da fare oggi." rispose Danielle uscendo dalla cucina.
Annie e Auggie, rimasti soli, risero. "Se tu e Danielle avete già deciso cosa fare, potrei andare a Langley e terminare alcune pratiche prima che voi..."
"Auggie, smetti di preoccuparti. Starò bene. E se avrò bisogno di te, so dove trovarti."
"Sì, ma..."
Annie lo baciò dolcemente sulla guancia. "Ti chiamerò, lo prometto. Ora vuoi aiutarmi con la lista di chi potremmo invitare?"
"Non saprei davvero da dove cominciare, Walker."
"Direi da Eric e Andrew. E poi Calder. E ovviamente il dottor Muller. Credi che Joan e Arthur..."
Auggie scosse la testa. "Non credo che i Campbell verrebbero. Il Natale solitamente lo passano con le loro famiglie."
"Sì, hai ragione. Potresti telefonare a Justin, per favore? Se incontri Barber e Hollman in ufficio, gli chiederesti se vogliono passare il Natale con noi? E anche a Calder Michaels. E di' loro che possono portare anche qualcuno, se vogliono."
"Certo. Hai altri ordini, mia signora?" la canzonò.
"Ordini no. Avrei una domanda, in realtà." disse Annie abbassando timidamente la voce.
"Spara."
"La tua famiglia... "
Auggie contrasse la macella e si rabbuiò in viso, ma non rispose. Trasse un profondo respiro, poi, semplicemente, uscì dalla cucina e si diresse in camera da letto, prima che Annie potesse chiedere altro. Lei lo seguì fino alla porta della camera giusto in tempo per vederlo entrare nel bagno e sentire che chiudeva a chiave la porta, segno che voleva essere lasciato solo.
Si sedette sul letto, silenziosamente aspettò che uscisse e poi gli si fece incontro.
"Auggie..." iniziò.
"Devo andare al lavoro, Annie." la interruppe bruscamente e le posò le mani sulle spalle cercando di scansarla dolcemente. Era contrariato e Annie lo capì. Gli posò una mano sul petto con decisione, bloccandolo davanti a sé. Lui le afferrò il polso cercando di liberarsi il passaggio.
"Non puoi scappare per sempre, Auggie."
"Non sto scappando." rispose l'uomo con voce seccata.
"Ma nemmeno stai affrontando il problema."
"Annie, per favore..."
"No Auggie. Vorrei davvero conoscere la tua famiglia e..."
"A tempo debito, Walker. Ora non è proprio il momento."
"Perché non ora? Tra due giorni è Natale e..."
"Annie, smettila. Ho cose più importanti ora, per la testa." tagliò corto l'uomo.
"Davvero? Ad esempio?" chiese Annie con tono provocatorio.
"Tu, ad esempio."
La risposta lasciò Annie completamente spiazzata e ammutolita. Non si aspettava di essere messa davanti alla sua famiglia, nella lista delle sue priorità. Ne era contenta, ma al contempo sorpresa. Auggie capì il silenzio improvviso di Annie.
"Voglio che tu stia bene, prima di conoscere la mia famiglia. Sono tante persone, forse troppe, da gestire. E non voglio che ti subissino di domande alle quali potresti non poter rispondere. Non sopporterei se ti mettessero in condizione di sentirti in qualche modo in difetto o offesa o, peggio, giudicata."
"Auggie, perdonami. Non pensavo che..."
"Va tutto bene, Walker." disse accarezzandole dolcemente i capelli e la guancia. "Quando sarai pronta, li conoscerai tutti, gli Anderson, te lo prometto."
Le baciò delicatamente la fronte, si vestì velocemente, chiamò il servizio taxi e uscì di casa, con la testa piena di pensieri in tempesta.
La sua famiglia... non la vedeva da anni...
