Capitolo 47

Danielle aveva mandato un messaggio a Auggie scrivendogli che Annie era stata ricoverata e sedata da Justin. Aveva scritto il numero della camera e il piano in cui si trovava. Ora stava aspettando nella salettina d'attesa, mentre Justin e un paio di infermiere erano con la sorella nella camera.

"Danielle..."

"Auggie, sei qui." disse la donna gettandosi tra le braccia dell'uomo.

"Calmati, Dani. Cosa è successo?"

"Eravamo al bar del centro commerciale, le ragazze stavano facendo un po' di chiasso, sai come sono i teenagers. C'erano due donne al tavolino di fianco al nostro che si sono arrabbiate perchè il bambino che era nella carrozzina si era svegliato e piangeva. Ma, cielo, Auggie... Chloe e Katya sono due ragazzine, e poi al centro commerciale... in questi giorni... era così pieno di gente... io... io..." Danielle parlava tra i singhiozzi di pianto. Auggie l'abbracciò cercando di calmarla.

"Danielle... cosa è successo poi?"

"Non lo so con esattezza... Annie si è alzata per fare delle foto con le ragazze e poi è svenuta. Io ho cercato di sorreggerla, ma quando si è svegliata aveva gli occhi sbarrati e biascicava delle parole in una lingua incomprensibile..." continuò la donna singhiozzando.

"Ok, Danielle. E poi?"

"La cameriera del bar ha chiamato subito l'ambulanza. Annie continuava a tenere gli occhi sbarrati... Oddio, Auggie... non sapevo cosa fare, allora ho chiamato Justin... e te..."

"Hai fatto bene, Danielle. Ora cerca di stare tranquilla, qui Annie è al sicuro ed è in buone mani."

"Se le fosse successo qualcosa... io... io..."

"Stai tranquilla, andrà tutto bene." Auggie cercò di tranquillizzare la sorella di Annie, ma anche lui era molto in apprensione.

"Auggie..." lo chiamò Calder, posandogli una mano sulla spalla "Sta arrivando Justin."

"Siete qui, bene." disse il medico. "Potrebbe essere arrivato il momento, Auggie. Credo che Annie stia per ricordare. Deve esserci stato qualcosa che le ha richiamato alla memoria l'incidente." Justin guardò Danielle. "Dove eravate?"

"Al centro commerciale di Georgetown Park."

"Cos'è successo di particolare?"

"Non lo so. Stavamo prendendo un caffè, poi si è alzata per fare delle foto alle ragazze... le mie figlie... e all'improvviso è svenuta... io non capisco, davvero... siamo state attente a non parlare di Ryan o dell'incidente e..."

"Devo capire qual è stato l'elemento scatenante." osservò Justin. "Danielle, devi ripensare ad ogni più piccolo dettaglio. Anche la cosa che può sembrarti totalmente insignificante, potrebbe essermi utile."

Danielle annuì e si asciugò gli occhi.

"Auggie, ho bisogno di parlare con te." disse Justin "Prima che tu veda Annie."

"Va bene."

"Nel mio ufficio staremo tranquilli. Vieni." Gli porse il braccio per guidarlo e si allontanarono. Danielle rimase nella saletta con Calder Michaels e le infermiere nel loro andirivieni.

"Auggie, perdonami, non voglio sembrarti inopportuno. E, scusami, avrei dovuto chiedertelo tempo fa, ma..." Justin fece una pausa guardando Auggie, il viso serio e preoccupato. "So che vivete insieme e, quindi, suppongo che... Usate precauzioni durante i vostri rapporti?"

Auggie avvampò. "Sì, di solito sì."

"Di solito?"

"Quando eravamo in Marocco... non ero certo andato là con l'idea di... ma è successo... "

"Siete stati attenti?"

"No. Non pensavo che saremmo arrivati a quel punto, ma... quando è successo... nessuno di noi due ha pensato... e poi è successo un'altra volta o due... dopo il Ringraziamento..."

"Troppo amore represso, eh?" scherzò Justin. "Scusami Auggie, ma non hai pensato che Annie avrebbe potuto restare incinta?"

"Annie è... è...?" le parole gli morirono sulle labbra. Non sapeva più cosa pensare. E non sapeva cosa stesse provando. Confusione. Euforia. Gioia. Paura. Preoccupazione.

"Stiamo facendo le analisi di routine per esserne certi."

"E se fosse..."

"Non possiamo dirlo con certezza. Aspettiamo le analisi."

Se non fosse stato seduto, Auggie sarebbe di certo potuto cadere. Gli tremavano le gambe, oltre che la voce. Il cuore batteva all'impazzata, tanto che avrebbe potuto saltargli fuori dal petto.

"Hai notato niente a casa, Auggie? Vertigini, nausee..."

"Vomito?" chiese.

"Vomito." confermò il medico.

"Il mese scorso, è successo un paio di volte. Ma abbiamo dato la colpa al cibo."

"Altre cose?"

"Ad esempio?"

"Annie è regolare col ciclo?"

"Sì, lo è sempre stata."

"So che non dovrei fare a te questa domanda, ma ti ricordi quando ha avuto le ultime mestruazioni?"

"Due settimane...no... un mese...non lo so Justin. In questo momento ho la testa totalmente confusa..."

"Lo posso immaginare. Auggie, sarò sincero. Se Annie è incinta, potrebbe essere questo l'elemento scatenante. Anche se ancora non è consapevole di esserlo, il suo corpo si sta preparando. E questi cambiamenti potrebbero far ritornare a galla il passato."

Annie incinta. Se fosse stato vero... Auggie era felice e preoccupato e arrabbiato allo stesso tempo. Felice di pensare che ora erano legati per sempre, lei e lui, e che condividevano una nuova vita. Preoccupato per la salute della donna che amava più della sua stessa vita, perché sapeva cosa avrebbe significato un figlio per lei. Arrabbiato perché, anche se involontariamente, l'averla messa incinta significava essere la causa dei suoi ricordi più dolorosi e devastanti. Ma prima o poi, quei ricordi andavano affrontati. E forse, dopo tutto, sarebbe stato un bene affrontarli il prima possibile. Era tempo ormai.

Qualcuno bussò alla porta.

"Avanti." disse Justin. Entrò una giovane infermiera, dal passo rapido e con la voce sottile.

"Dottore, Annie Walker si è svegliata e chiede di voi. E qui ci sono le sue analisi." disse la ragazza porgendo una cartelletta al medico.

Bene, ora avrebbero saputo. Justin aprì la cartella medica e cominciò a leggere. Auggie era in silenzio, seduto ancora davanti al medico. Il tempo gli parve infinito, poi sentì l'uomo appoggiare il plico sulla scrivania e sospirare.

"Allora?" chiese impaziente.

"Andiamo a vedere se è sveglia."

Auggie lo bloccò per un braccio. "Justin... ti prego..."

"Ne parliamo con lei. Non credi che dovrebbe essere la prima a sapere se sta per avere un bambino?"

"Allora è così? Stiamo per avere un figlio?"

"O una figlia..."

"O una figlia..." ripetè Auggie. "Allora è davvero incinta..."

"Andiamo paparino. Mammina aspetta."

Era talmente sopraffatto dall'emozione che incespicò nel suo stesso bastone. Prese il gomito di Justin e si diressero alla camera di Annie.

Entrarono insieme. Annie era piuttosto pallida, ma sembrava stesse meglio.

"Justin... perchè sono qui?" chiese la giovane donna.

"Eri al centro commerciale con tua sorella e sei svenuta. Hanno chiamato l'ambulanza e ti hanno portata qui."

"Auggie, se tu fossi venuto a bere quel caffè, non sarebbe successo niente!" Annie lo canzonò.

Egli le si avvicinò, le prese la mano e se la portò alle labbra delicatamente.

"Hai ragione, dolcezza." le disse "Non succederà più che metto il lavoro davanti a te. Anche se ti so in buone mani, non ti lascerò più da sola."

"August Anderson, che ti prende? Stai bene? Guarda che non volevo rimproverarti. Stavo solo scherzando."

"Lo so. Ma hai ragione. Non dovevo rinunciare a quel caffè."

"Avremo altre occasioni." rise Annie. "Sei piuttosto strano, oggi."

"Annie. " intervenne Justin "Devo capire perché sei svenuta. Vuoi raccontarmi cos'è successo?"

"Non lo so. Al tavolino di fianco al nostro due donne stavano brontolando perché eravamo troppo chiassose e stavamo disturbando il bimbo nella carrozzina. Così mi sono alzata per fare delle foto alle ragazze e, con questa scusa, volevo allontanarle un po' dal bambino che stava dormendo."

"E poi?" chiese Justin.

"Nell'alzarmi ho provato un po' di vertigine, ma ho dato la colpa alla stanchezza. Stavo guardando il bimbo nella carrozzina quando sono svenuta."

"Non ricordi altro?"

Annie scosse la testa. "Non lo so Justin. Ho provato un po' di nausea."

"Altro?"

"Quel bambino..." Annie fece una pausa traendo un profondo respiro.

"Quel bambino, cosa?"

"Non lo so Justin... era come se lo conoscessi... Certo non è possibile, ma..."

"Va bene, Annie, non ti preoccupare. Come ti senti ora?"

"Strana." rispose portandosi una mano al ventre. "È come se ci fosse qualcosa di diverso in me, non riesco a capire..."

"Ti va di parlarne?"

Annie annuì. Auggie era seduto di fianco al letto e le teneva teneramente la mano.

"Bene, Annie. Dimmi tutto quello che ti passa per la testa pensando a quel bambino."

"Era bello. Aveva i capelli biondi. Le sue manine... Dio, com'erano piccole! Ho provato il desiderio di prenderlo in braccio e stringerlo."

"Ok, Annie. Che altro?"

Annie sospirò ed Auggie strinse leggermente la presa sulla sua mano. Lei contraccambiò la stretta. Guardò l'uomo accanto a lei con uno sguardo carico d'amore e di apprensione. Sapeva che era in ansia per lei, che era profondamente preoccupato. Ma nei suoi occhi vide anche una luce diversa.

"Auggie, stai bene?" gli domandò quasi in un sussurro. Egli annuì, con un leggero sorriso.

"Stai sorridendo, August Anderson?"

"Sì, Walker. Sono contento che tu stia meglio e sono fiducioso."

"Grazie." gli disse.

"Di nulla, tesoro." ammiccò lui.

Annie si voltò verso Justin, che li stava osservando attentamente.

"Sei pronta a continuare?"

"Justin... le vertigini... la nausea... significa che?...Sono forse...?"

"Incinta?" sottolineò Justin. "Sì, Annie. Sei incinta."

Annie si portò una mano alla bocca. "O mio Dio!" esclamò, poi cominciò a piangere.

Auggie si alzò dalla sedia e si sedette sul letto, stringendola a sé, le accarezzò i capelli e cominciò dolcemente a cullarla.

"Auggie... tu lo sapevi?"

"Justin ha avuto i risultati delle analisi mentre venivamo nella tua stanza." si giustificò.

Annie si accoccolò fra le sue braccia, rilassandosi. Chiuse gli occhi e nella su mente ricomparve l'immagine del bambino nella carrozzina al centro commerciale.

"Jason..." sussurrò contro il petto di Auggie.

Al suono della sua voce che pronunciava quel nome, alzò di scatto la testa e sbarrò gli occhi.

"Jason..." ripeté a voce un po' più alta.

Fu come se la nebbia che avvolgeva la sua mente venisse lacerata da un fulmine.

L'incidente avuto in auto con Ryan all'improvviso divenne più nitido. Ricordò. Con una velocità impressionante tutto il sogno fatto nelle settimane passate le passò davanti agli occhi, fino al momento in cui si risvegliò nell'ambulanza. A questo punto, era come se tutto fosse rallentato all'estremo. Ryan che piangeva di fianco a lei, il paramedico che le diceva che era morto...

Ora ricordava.

Dopo la cena si erano fermati a casa di una ragazza, Annie era in uno stato di dormiveglia. Aveva solamente sentito aprire e chiudere le portiere dell'auto. Poi più nulla fino all'incidente. Ricordava. Ricordava il dolore, la disperazione, lo strazio, la rabbia, l'odio, la frustrazione che si susseguirono in lei quella sera. Erano ancora lì, quei sentimenti, pronti ad esplodere nuovamente non appena avesse ricordato.

E ricordava.

Ryan era quasi ubriaco, ma aveva voluto guidare. Lei aveva cercato di convincerlo a far guidare lei, ma avrebbe finito col peggiorare le cose. Non poteva sapere che sarebbero andate peggio di come pensava. Pioveva a dirotto, quella sera. Quando lasciarono la casa di quella ragazza, Ryan partì così velocemente da farla sobbalzare. Finchè Ryan perse il controllo dell'auto.

"Mi spiace signora. Abbiamo tentato di rianimarlo, ma..."

Ricordava. Un urlo uscì dirompente dalla sua gola e dalle sue labbra. Il silenzio pesante di quei minuti venne spazzato via dal suo dolore e dalla sua disperazione.

Urlò, Annie. Urlò con tutto il fiato che aveva. Urlò il nome di Jason. Jason che era morto nell'incidente. Jason, suo figlio. Il loro figlio, suo e di Ryan di soli 10 mesi.

In quell'istante odiò Ryan e, ancora di più, odiò se stessa. Odiò Ryan perché aveva bevuto e perché non le aveva permesso di guidare. Odiò ancora di più se stessa per non aver avuto la fermezza di spirito di impedire a Ryan di guidare.

Si aggrappò a Auggie con disperazione. Le mancava il fiato. Non poteva respirare. Era come se stesse affogando nel suo stesso dolore.

Le parole del paramedico le rimbombavano nella mente.

"Mi spiace signora. È morto..."

Urlò ancora, Annie. Urlò e urlò e urlò.

Ricordava.

Auggie sentì la disperazione di quella donna fin nel profondo del suo essere. Avrebbe preso su di sé tutta quell'onda di dolore e di disperazione, se solo avesse potuto. Ma non poteva fare altro che abbracciarla e stringerla.

Justin iniettò un calmante nella flebo. Ci volle qualche minuto prima che facesse effetto, minuti che a Auggie parvero eterni. Poi pian piano Annie si rilassò. Auggie continuava a stringerla a sé e a cullarla.

Appoggiata a lui, Annie piangeva.

"Tu sapevi, vero?" gli chiese con tono accusatorio. Auggie non le rispose, si limitò a chiudere gli occhi e a stringerla più forte.

"Perché non mi hai detto niente?"

"Non potevo, Annie. Se avessi potuto..."

"Mi fidavo di te, August."

"Potrai sempre fidarti di me, Walker."

"Mi hai mentito."

"Non lo farei mai."

"L'hai fatto, eccome se l'hai fatto. Tu sapevi. E non mi hai detto niente." la voce di Annie era un sussurro.

"Non potevo, amore mio. Avrei voluto, ma non potevo."

"E ora sono incinta di tuo figlio..."

Auggie colse un lieve tono accusatorio nella voce della donna.

nostro figlio, Annie."

Annie si staccò da lui e lo guardò intensamente. Auggie percepiva il suo sguardo su di sè.

"Annie..."

"Vattene, Auggie. Voglio stare sola. Ho bisogno di stare sola."

"Annie..."

Justin gli posò una mano sul braccio e gli disse: "Vieni Auggie, usciamo."

Appena fuori dalla porta, sentirono Annie piangere. Poco a poco, sotto l'effetto del calmante, smise di piangere e si addormentò.

Auggie si appoggiò al muro, si portò una mano al viso e pianse. Era un pianto ferito ma liberatorio. Ora che Annie ricordava le cose sarebbero andate forse meglio.

Danielle, che era rimasta nella salettina d'attesa, gli si avvicinò.

"Auggie..."

"Annie ha ricordato, Danielle."

"Sì, ho sentito."

"Mi ha cacciato fuori dalla stanza."

"Ti ha cacciato dalla stanza, non dalla sua vita. Dalle tempo. Lei ha bisogno di te, come tu hai bisogno di lei." gli disse dolcemente Danielle. Vedere Auggie in quelle condizioni la intristiva profondamente.

"Ora più che mai avrete bisogno l'uno dell'altra." intervenne Justin. Danielle e Auggie annuirono.

"Danielle... Annie è incinta." le confidò Auggie in un sussurro. La donna lo guardò spalancando gli occhi, poi gli gettò le braccia al collo.

"O mio Dio, Auggie! Questo è il più bel regalo di Natale che io potessi ricevere!"

"Lo è anche per me. Non so però se Annie la vede allo stesso modo. È molto arrabbiata con me perché le ho tenuto nascosta la verità e..."

"Smettila, Auggie. Dovrà capire che l'hai fatto per il suo bene. E poi non potrà essere arrabbiata con tutta la famiglia, no?"

Calder arrivò poco dopo con delle tazze di caffè. Sedettero e attesero che Annie si svegliasse.

Auggie rientrò nella stanza di Annie e si sedette accanto al letto. Cercò la mano della donna e la strinse. Aveva già vissuto un momento come questo, quando, anni prima, aveva rischiato di perdere la donna che amava per colpa di Lena Smith. Ora Annie non era in pericolo di vita, ma comunque il cuore di Auggie era carico di apprensione. Non era sicuro di cosa le avrebbe detto quando si fosse svegliata, non era sicuro nemmeno che lei avrebbe voluto ascoltarlo. Ma sapeva che dovevano parlare, perchè, se lo erano ripromessi, "nelle questioni di cuore si deve parlare".