Intanto grazie a tutti coloro che ancora leggono o seguono la mia storia. Ormai sono alla fine, la storia così come l'avevo pensata all'inizio è cambiata almeno una decina di volte man mano che la scrivevo. Ora che Annie ha ricordato il suo passato, credo sia giunto il momento di dare una degna conclusione. So per certo che, dopo, mi mancherà ancora di più questo show.
Se vi piace quello che racconto, lasciatemi un commento. Ancora grazie a tutti voi.
Non possiedo i personaggi di questa serie televisiva,ovviamente.
Capitolo 48
Aveva controllato l'ora almeno una ventina di volte. Annie dormiva ancora e il suo respiro era profondo e regolare. Di tanto in tanto aveva emesso qualche lamento e Auggie si era prontamente alzato per accarezzarle i capelli nel tentativo di tranquillizzarla.
Le infermiere erano entrate spesso nella stanza per monitorare i parametri della giovane donna e Justin aveva fatto lo stesso. Non voleva che Auggie fosse stato solo nel caso in cui Annie, svegliandosi, avesse cominciato ad avere comportamenti molto irrequieti. Al momento tutto sembrava tranquillo.
Verso le 8 di sera una delle infermiere aveva portato qualcosa da mangiare all'uomo ancora seduto accanto a lei. Auggie assaggiò qualcosa, ma il suo stomaco era ancora chiuso e sottosopra per la preoccupazione.
Calder accompagnò Danielle a casa perché potesse stare con le ragazze e avvisare Michael, il marito, dell'accaduto.
Durante il tragitto, Danielle fu molto taciturna.
"Vedrà. signora Brooks. Annie starà bene molto presto." le disse Calder, cercando di rassicurarla.
"Oh, ne sono certa. Mi preoccupo solo un po' per le reazioni che sta avendo, ma il dottor Muller ci aveva preparato. Spero che Auggie..."
"Auggie è un uomo forte e determinato, soprattutto se si tratta di Annie." rispose Calder con tono sereno e rassicurante.
"Sì, lo so." sorrise Danielle. "Non potevo sperare niente di meglio per mia sorella. Dopo tutto quello che ha passato... prima fingersi morta, poi la rottura con Auggie, i suoi problemi di cuore, la morte di Jason, il divorzio... Non so se riuscirei ad avere la stessa forza di Annie, se dovessi passare tutto questo. Io già mi sentivo a pezzi quando il mio matrimonio è andato in crisi qualche anno fa... povera Annie."
Danielle sospirò chiudendo gli occhi e appoggiandosi allo schienale dell'auto. Arrivarono a casa dopo più di mezz'ora, la Western Avenue, la sera dell'antivigilia di Natale, era un vero caos.
"Signor Michaels, non so davvero come ringraziarla per tutto ciò che ha fatto e che sta facendo per mia sorella."
"Annie è una cara amica. Lei avrebbe fatto lo stesso per me."
"Ha ragione. Vuole fermarsi a cena? Non ho preparato nulla ma me la cavo anche improvvisando. Mi farebbe piacere se volesse unirsi a noi. Almeno, in qualche modo, potrò sdebitarmi un po'."
"Danielle, grazie, ma ho del lavoro da finire che non può aspettare. Ora che Auggie è ancora in ospedale dovrò tornare in ufficio per completare alcuni documenti."
"Non si preoccupi signor Michaels, so cosa comporta il vostro lavoro. Non avete orari fissi e quindi capisco. Ancora grazie."
Calder strinse vigorosamente la mano della donna e poi se ne andò.
Una volta entrata in casa, Danielle fu subissata di domande dalle figlie e dal marito.
"Ragazze lasciate respirare vostra madre." intervenne Michael.
"La zia Annie sta bene, ora è in ospedale e c'è Auggie con lei. Adesso prepariamoci a cenare, tanto non possiamo fare altro per il momento."
"Ordiniamo una pizza, mamma?"
"Vada per la pizza."
Chloe e Katya si diressero in cucina per apparecchiare la tavola, mentre Danielle e il marito si sedettero nel salottino.
"Come va Danielle?" le chiese premuroso.
"Ha ricordato tutto, Michael. Finalmente non dovremmo più tacere o mentire. Ma è stata dura e straziante. Se avessi sentito le sue urla, Michael..."
L'uomo abbracciò la moglie che pianse lacrime liberatorie.
"Come sta Auggie?" le chiese Michael.
"È a pezzi. Non dev'essere facile arginare la forza dirompente della disperazione. Io non oso pensare a cosa deve aver passato Annie. Se una delle mie figlie..." la frase le morì sulle labbra. Era scossa dal pianto. Ma ora, se non altro, pian piano avrebbero affrontato il passato, e il presente.
Auggie si era assopito appoggiato al letto di Annie, la testa sulle braccia incrociate.
Quando Annie si svegliò, lo vide lì, di fianco a lei. Avrebbe voluto svegliarlo e mandarlo via, era ancora piuttosto arrabbiata con lui, le aveva nascosto la verità e aveva eluso le sue domande. Ma capiva che egli aveva dovuto farlo. Il suo percorso, per arrivare a ricordare il suo passato, era stato lungo e faticoso, anche per l'uomo che era accanto a lei. Annie non riusciva a immaginare quanto doveva aver sofferto Auggie nel tenerle nascosta la verità dopo che si erano ripromessi di parlare e raccontarsi tutto. Le sue labbra si distesero in un sorriso lieve. Lo amava, il resto non contava. Provò l'impulso di accarezzargli i capelli, quella massa disordinata di riccioli scuri che lei adorava.
"Auggie..." Come lo sfiorò, Auggie si svegliò spaventato.
"Sono qui Walker."
"Lo so." sussurrò lei dolcemente.
"Come ti senti, Annie?"
"Un po' frastornata. Che ore sono?"
"Sono le 4 del mattino." le rispose toccando il suo orologio.
"Sei rimasto qui tutto questo tempo..."
"Il mio posto è accanto a te, Annie."
"Avresti dovuto andare casa e cercare di riposare."
"A casa non sarei riuscito a riposare comunque, lo sai."
"Ti conosco abbastanza bene da sapere che è vero, signor Anderson."
La voce di Annie era calda e tranquilla.
"Stai sorridendo, Walker?"
"Non ti illudere August Anderson, sono ancora arrabbiata con te per avermi tenuta nascosta la verità. Ma capisco perché l'hai fatto."
"Annie, mi dispiace..."
Annie gli posò una mano sulla guancia e con l'altra prese la mano dell'uomo e se l'appoggiò sul ventre.
"Attento a quello che fai, signor Anderson. D'ora in avanti ti terremo d'occhio in due!"
Auggie fu sopraffatto dall'emozione. Dentro quella donna, la sua donna, stava crescendo una nuova vita.
"Anne Catherine Walker, ti amo più della mia vita. E amerò questa creatura più di ogni altra cosa al mondo. Mi prenderò cura di voi al meglio che posso, te lo prometto."
"So che lo farai, tesoro mio. Lo hai sempre fatto. Non mi sono mai sentita abbandonata da te. Cosa che non puoi dire tu di me..." la voce di Annie si fece più grave e triste.
"Annie..."
"Non cercare scuse, Auggie. Ho ancora alcune zone in ombra nella mia mente, ma ricordo tutto ormai. Quando sono tornata dopo quattro mesi dalla mia missione a Hong Kong... Non ti ho dimostrato fiducia... ti ho nascosto la verità sulla mia salute... ti ho tradito, in un certo senso...ho tradito la tua fiducia... e mi dispiace, mi dispiace da morire."
"Il passato è passato, Annie. Ora dobbiamo guardare avanti. Abbiamo una missione importante da svolgere." le disse, accarezzandole dolcemente il ventre.
"Sì... una missione... non sotto copertura, però!" Annie rise di cuore, mettendo la sua mano su quella di Auggie.
"Annie... Dio solo sa quanto mi piace sentirti ridere!"
"Vorrei alzarmi un po'..."
"Chiamo le infermiere." Auggie si voltò per uscire ma Annie lo trattenne per un braccio.
"Auggie... ti amo."
"Ti amo anch'io, Annie." le disse posandole un lieve bacio sulla fronte.
"Tutto qui?" si lamentò Annie "Vorrei un bacio serio dal padre di mio figlio!"
"O figlia..." sottolineò Auggie baciandola sulle labbra.
"O figlia... una bambina..." ripeté Annie, mentre Auggie usciva.
Egli rientrò nella stanza qualche minuto dopo, seguito dall'infermiera e da Justin.
"Come ti senti, Annie?" le chiese il medico.
"Meglio. Stanca, ma meglio. Vorrei fare due passi."
"Vediamo come va la pressione, prima."
Annie si lasciò misurare la pressione, Auggie era sempre al suo fianco, mano nella mano.
"Ok, Annie. Non è perfetta, ma tenendo conto di tutto quello che hai passato e che ti abbiamo sedato..."
"Posso alzarmi, allora?"
"Sì, ma non allontanarti troppo dalla tua stanza. Non esagerare."
Annie si alzò con calma aiutata dall'infermiera. Auggie era accanto a lei.
"Chissà cosa penseranno le infermiere che ci vedranno camminare! Un cieco che accompagna una persona vedente..."
"Un po' come quando mi hai accompagnato per i corridoi di Langley fino all'ufficio di Joan, il giorno che ci siamo conosciuti."
Auggie sorrise. Ricordava bene quel giorno. Un normale giovedì all'Agenzia... Quanto tempo era passato, da allora...
Si sedettero un po' nella saletta d'attesa. Annie appoggiò la testa sulla spalla di Auggie e lui le passò un braccio attorno con fare protettivo.
"Auggie, come va in ufficio?" domandò Annie dopo un po'.
"Stiamo ancora lavorando su alcune intercettazioni. Abbiamo avuto dalla McQuaid Security una directory contenente alcune informazioni che stiamo finendo di decifrare."
"La Cape Canaveral?"
"Sì. Ne sai qualcosa?"
"Ne so abbastanza, in effetti. È una directory criptata col cifrario di Vigenère, un po' datato come metodo, ma piuttosto efficace. Il verme, la parola chiave, è la data di nascita di Jason espressa in lettere." la sua voce era bassa e triste. Ricordare il dolore per la morte del figlio l'aveva davvero svuotata di ogni energia.
"Devo avvisare Barber e Hollman. Dovrebbero essere in grado di applicare il logaritmo di Kasiski, per la decriptazione, nel caso che la sequenza alfabetica della parola chiave fosse stata sottoposta a codici di sicurezza aggiuntivi." Auggie mandò un messaggio con le informazioni appena avute.
"Siamo sempre un'ottima squadra, vero signor Anderson?"
"Vero, signorina Walker."
"Auggie..." Annie si alzò dalla sua spalla e lo guardò intensamente. "Stiamo per diventare genitori. Non sarà a breve scadenza, ma comunque stiamo per avere un bambino." stava prendendo coscienza di quello che stava avvenendo in lei.
"Sì, Annie. Per me è il regalo più bello che potessi desiderare."
"Già..." sospirò "Non so se mi sento abbastanza pronta ad affrontare tutto questo, Auggie. Ho paura. Ho cominciato a ricostruire la mia vita, a raccoglierne i cocci..."
"Annie non sei sola."
Annie, per tutta risposta lo abbracciò.
"Ce la faremo Walker. Insieme. Ora però torna a letto."
"Agli ordini paparino!" gli porse il dorso della mano e si avviarono alla camera. Una volta entrati, si sdraiò senza ribattere e si addormentò quasi subito.
Auggie sarebbe stato lì, senza allontanarsi, finché non si fosse risvegliata. Era molto presto, ma mandò comunque un messaggio a Danielle, avvisandola che Annie si era svegliata, che stava bene e che, soprattutto, non lo aveva allontanato nuovamente.
Seduto accanto al letto, cominciò a ripensare a questi ultimi mesi della sua vita, tre mesi carichi di cambiamenti. Era cominciato tutto con la telefonata di Joan, mentre lui era a Bali con Natasha. Sembravano passati anni da allora. Chissà cosa stava facendo ora, Natasha. Non l'aveva più sentita, non si erano più cercati da quel giorno. Si sorprese a chiedersi dove fosse e cosa stesse facendo. Se non lo avesse insultato, quella sera dopo la chiamata di Joan, dandogli del "cagnolino" e non avesse cercato lo scontro, probabilmente le cose sarebbero state diverse. O forse, molto più semplicemente e probabilmente, una volta ritrovata Annie, si sarebbe comunque accorto che lei occupava ancora un posto speciale nel suo cuore. Magari non lo avrebbe mai ammesso apertamente, ma era sicuro che, a prescindere da tutto, il rivedere, si fa per dire, Annie avrebbe risvegliato in lui il ricordo del tempo passato insieme e del loro amore. Ringraziò mentalmente Tash per averlo trattato male. Aveva reso tutto più rapido, anche se doloroso. Ricordava lo schiaffo che le aveva dato. Mai aveva colpito una donna, nemmeno nei momenti di rabbia più intensa. Non ne andava fiero, anzi. Tash era stata capace di tirar fuori il suo lato peggiore nel momento in cui aveva chiamato Annie puttanella bionda. Ora però, non gli importava più di nulla. Era accanto alla donna che amava, stavano per diventare genitori e avrebbero avuto una vita insieme. Aveva ancora delle cose da sistemare, una delle quali era la questione "Diachkov" ma avevano tutto il tempo necessario a disposizione.
Auggie pensò che avrebbero dovuto parlare con Ryan. Glielo doveva, in fondo, per tutta una serie di cose; non aveva dimenticato che Ryan e Annie gli avevano salvato la vita a Grozny, se lui fosse morto in quell'esplosione non avrebbe mai provato la gioia dell'attesa di diventare padre. Quando aveva parlato con lui, il giorno prima, Ryan gli aveva affidato Annie, benché ancora fosse innamorato di lei.
"Abbi cura di lei."
"Lo farò."
Ora più che mai lo avrebbe fatto, doveva prendersi cura di lei, di Annie, della donna che amava. Stava per renderlo padre, stava per diventare la madre dei suoi figli. E questa sensazione gli gonfiava il cuore. Stavano per diventare una vera famiglia.
Una famiglia... questo pensiero gli richiamò alla mente la conversazione avuta con Annie il giorno prima, quando gli aveva chiesto di invitare almeno i suoi genitori per Natale perché lei voleva conoscerli. Ora aveva la scusa buona per chiamarli.
Ogni volta che si erano sentiti, era stato penoso per Auggie. La madre lo avrebbe voluto un po' più presente in famiglia durante le feste e lui evitava accuratamente di trascorrere le feste con la famiglia per non sentirsi in imbarazzo. Ogni volta che si erano incontrati, aveva dovuto mentire loro circa il suo lavoro e la sua vita privata. Ora aveva delle cose belle da raccontare, qualcosa che poteva raccontare e che lo rendeva orgoglioso.
Controllò l'ora, le 7,15. A Glencoe erano le 6,15. Sua madre era sicuramente sveglia, si alzava sempre molto presto. A maggior ragione quel giorno che era la Vigilia di Natale. Compose il numero di casa sua e attese, il cuore che palpitava forte.
"Pronto?"
"Ciao mamma, come va?"
"August?" chiese la donna sorpresa. "Che succede? Stai bene, figlio mio?"
"Sì, tutto bene, non preoccuparti."
"Non preoccuparti? Auggie, tesoro mio, ti rendi conto di che ore sono? Non hai mai chiamato di mattina, tantomeno a quest'ora. E mi chiedi di non preoccuparmi?"
"Davvero, mamma, va tutto bene. Volevo solo sentirti. Domani è Natale e..."
"August Anderson, cosa sta succedendo?" domandò la donna con voce perplessa.
"Volevo solo chiedervi se... ecco... so che tu e papà sarete impegnati domani ma... Annie e io avremmo piacere di avervi con noi per il pranzo di Natale."
"August, ci stai invitando a pranzo?" chiese incredula la madre.
"Sì. Potete anche fermarvi qualche giorno, ci farebbe davvero piacere."
"Auggie, quanto è seria questa tua relazione con Annie? Non ci hai mai fatto conoscere nessuna ragazza con cui sei stato e..."
"È dannatamente seria, mamma."
"Quindi ne sei davvero innamorato..." alla donna tremava la voce dall'emozione.
"Sì, ne sono profondamente innamorato. È la persona che voglio accanto per il resto della mia vita e vorrei che voi la conosceste."
"E come faccio coi tuoi fratelli? Sai che a Natale siamo tutti qui..."
"Per una volta mamma, non puoi mandare al diavolo i miei fratelli e pensare solo a me?" ribatté Auggie con tono un po' amareggiato "Ti ho sempre diviso con tutta la famiglia, non ho mai chiesto niente. Ora: Annie non può viaggiare, è in ospedale al momento ma spero che in giornata la dimettano. A casa nostra c'è la famiglia di Annie, sua sorella col marito e le figlie. Avevamo già pianificato di invitare alcuni amici più stretti che ci sono stati vicini in questi mesi particolarmente difficili per noi. Annie ha espressamente chiesto di conoscervi, ieri, anche se sinceramente avrei voluto aspettare visto il cospicuo numero di componenti della famiglia Anderson. Ma viste le circostanze, ho pensato che almeno tu e papà..."
"Le circostanze? Cosa intendi?"
"Niente, mamma, lascia stare... ci sentiamo domani per i consueti auguri. Goditi la tua famiglia."
Auggie riattaccò il telefono, era nervoso e frustrato.
Sospirò profondamente; i gomiti sulle ginocchia, appoggiò pesantemente la testa sulle mani. Era stato uno sbaglio chiamare sua madre.
"Auggie..."
"Hey, Walker. Come ti senti?"
"Sto bene. Ma richiama tua madre e sii più gentile con lei."
"Hai sentito la telefonata?"
"Sì. Richiamala. Fallo per me... per noi." gli disse alludendo a sé e al bambino che portava nel grembo.
Auggie non fece in tempo a ricomporre il numero, che il suo telefono squillò.
"Chiamata da Glencoe"
"Rispondi o lo faccio io." lo minacciò gentilmente Annie. Auggie non si aspettava una risposta simile da Annie ma sapeva che ne sarebbe stata capace.
"Chiamata da Glencoe"
"Lo faccio solo per te, signorina Walker." protestò Auggie.
"Va bene, ti devo un favore." gli concesse Annie.
Auggie prese la chiamata.
"Pronto?"
"August Anderson!" lo rimproverò la madre "Si può sapere che ti prende?"
"Niente mamma, niente."
"Hai parlato di circostanze... cosa intendevi? Forse tu... o Annie... state male?"
"No Dotty, stiamo bene. Davvero."
Era una vita che non chiamava la madre con quel nomignolo.
"Da ragazzino mi chiamavi così quando avevi combinato qualcosa..."
"Credimi mamma è tutto a posto. Volevo solo che tu e papà conosceste Annie. Possiamo rimandare."
"No, non possiamo Auggie. Parlerò con tuo padre e cercheremo di essere da voi per domani a pranzo. Hai ragione. Ho sempre pensato a voi come famiglia e cercato di dividermi tra voi in parti uguali, ma mi rendo conto che ognuno di voi può aver avuto bisogno di me in modo diverso. Tu eri l'ultimo e ti vedevo più scaltro degli altri. Ho pensato che fossi anche più forte emotivamente. Perdonami."
"Ok. Fammi sapere se riuscirete a venire e come pensate di arrivare. Se necessario manderò qualcuno a prendervi all'aeroporto."
"A domani."
"Sì, a domani."
Auggie chiuse la telefonata, mano nella mano con Annie.
"Bene, signor Anderson. Non è stato così difficile."
"No, hai ragione. A proposito del favore che mi devi..." cominciò l'uomo.
"Acc... me la sono proprio giocata male, eh?" scherzò Annie.
"Sono serio, Walker, maledettamente serio." la sua voce era profonda e calda. Era la voce che l'aveva riportata alla sua vita, che l'aveva salvata nella disperazione del non ricordare. E lei amava profondamente e con tutto il cuore quella voce.
"Va bene. Cosa vuoi che faccia?"
"Sposami."
Annie rimase ammutolita. Non si aspettava una richiesta del genere, non se l'aspettava davvero.
"Ok, te lo chiedo formalmente, visto che non mi rispondi."
Auggie le prese la mano, gliela baciò, poi si mise in ginocchio davanti a lei.
"Anne Catherine Walker, vuoi sposarmi?"
