Capitolo 49

Nella mente di Annie riecheggiavano le parole di Auggie, lì davanti a lei in ginocchio.

"Va bene. Cosa vuoi che faccia?"

"Sposami."

Annie era ancora ammutolita. Non si sarebbe aspettata una richiesta del genere, non aveva parole.

"Ok, te lo chiedo formalmente, visto che non mi rispondi. Anne Catherine Walker, vuoi sposarmi?"

Ancora, come una lenta moviola, nella sua mente Auggie le prendeva la mano, gliela baciava, poi si metteva in ginocchio davanti a lei. E ancora e ancora, quell'immagine dell'uomo più importante della sua vita, dopo suo padre, che si inginocchiava davanti a lei.

Cosa doveva rispondere? La sua vita era un tale caos, in quel momento. Aveva ricordato il suo passato. Ogni pezzo della sua caotica vita era riapparso, improvvisamente, davanti a lei e dentro la sua testa. Era come se non avesse mai scordato nulla, ma allo stesso tempo era tutto diverso da come ricordava.

"Auggie... io... "

"Annie, va tutto bene, ti serve tempo, lo capisco." disse Auggie, "Tu intanto pensaci con calma, non abbiamo fretta. Saprò aspettare." poi, rialzandosi, senza però lasciarle la mano, aggiunse con tono scherzoso: "E poi non ho ancora comprato l'anello."

Annie si alzò d'impeto dal letto e si gettò tra le sue braccia, piangendo. Lui la strinse, contraccambiando l'abbraccio.

"Hey, Annie... "

Lei non disse nulla. Non aveva nulla da dire, non sapeva cosa dire.

"Grazie." gli disse semplicemente.

"Va tutto bene, Walker."

Annie si staccò leggermente da lui, gli prese il viso fra le mani e lo baciò.

"Bella distrazione..." le rispose, ammiccando.

"Ho bisogno di riorganizzare la mia vita un pezzo alla volta, Auggie."

"Lo so."

"Il fatto che io possa contare su di te mi è di grande aiuto."

"Quando vuoi, Walker." sussurrò l'uomo.

"Grazie Auggie. Ora però vorrei sapere se possiamo andarcene da qui. Abbiamo tante cose da fare per domani. E prometto che penserò seriamente al favore che ti devo."

"A breve dovrebbe arrivare il medico di turno. Aspettiamo di sentire il suo parere."

Annie si appoggiò nuovamente a Auggie, seduto ora di fianco a lei. Sapeva che poteva appoggiarsi a lui in ogni senso, egli era la sua ancora, la sua solida roccia. Era colui che l'aveva cercata e trovata sfidando la sua cecità, che l'aveva riportata alla sua vita. Era la persona che più di ogni altra si era fidata di lei e che l'aveva messa prima di ogni cosa. Era stato il suo gestore, il suo confidente, il suo migliore amico, il suo amante, il suo difensore; ora stava per diventare il padre di suo figlio. E presto, ora lo sapeva, sarebbe diventato il compagno della sua vita.

Danielle aveva ricevuto la chiamata di Auggie che l'avvisava che stavano tornando a casa. Aveva mandato il marito e le figlie a prendere dei fiori per la sorella e ora aspettava nervosamente camminando avanti e indietro lungo il corridoio di casa. Era nervosa, non sapeva cosa dire o come comportarsi. Annie aveva riacquistato la memoria e aspettava un bambino. Danielle si era immaginata il momento in cui avrebbe aperto la porta a Annie almeno un centinaio di volte nel giro di pochi minuti, ma sapeva che, per quanto cercasse di prepararsi all'incontro, il nervosismo non l'avrebbe lasciata. Aveva preparato il caffè e alcuni cupcakes al cioccolato, dei quali Annie era golosa. Aveva già cominciato a preparare alcune cose per il pranzo della Vigilia e alcuni antipasti per il giorno di Natale. Doveva tenersi impegnata.

A Danielle il tempo sembrava trascorrere incredibilmente lento, finché non sentì un'auto fermarsi davanti a casa. Si precipitò ad aprire e corse incontro alla sorella.

"Annie, bentornata. come ti senti?"

"Bene, Danielle. Grazie. Solo un po' frastornata." rispose Annie sorridendo affettuosamente alla sorella.

"Hai già fatto colazione? Ho preparato i cupcakes al cioccolato, i tuoi preferiti. C'è anche del caffè o del tè se preferisci. Ma forse vuoi mangiare qualcos'altro? Ti preparo quello che..." disse Danielle concitata.

"Danielle, calmati." la interruppe dolcemente Annie. "Ci siamo fermati in un bar lungo il tragitto. Ma una tazza di tè la prendo volentieri."

"Sì, hai ragione... scusami. Solo... sono così felice che tu stia bene, Annie. Mi sono così spaventata ieri."

"Sto bene, davvero. So che sei rimasta in ospedale fino a tardi, ieri sera. Grazie."

"Era il minimo che potessi fare per la mia sorellina." rispose Danielle sorridendole. "Avrei voluto fermarmi un po' di più, ma eri in buone mani." proseguì, indicando Auggie con un cenno della testa.

"Sì, è molto premuroso nei miei confronti. Forse troppo."

"Deve prendersi cura di te, tesoro mio. Stai per diventare mamma..." le parole le morirono sulle labbra quando si accorse che Annie la fissava sorpresa.

"Lo sai già?"

"Ecco... in effetti, sì... Quando ieri sera lo hai cacciato dalla tua stanza, Auggie è uscito che sembrava un cane bastonato, poveretto. Era a pezzi, Annie. Se tu l'avessi visto... Era così preoccupato per te... Me lo ha detto lui che sei incinta... Oh, Annie... non essere arrabbiata con lui..."

"No non lo sono." sussurrò Annie. "Solo avrei preferito dirtelo io."

"Ora dovrai riposarti, penserò io a tutto per il pranzo di domani."

"Assolutamente no. Sono incinta, non invalida. Voglio aiutarti."

"Annie, tesoro, possono aiutarmi Chloe e Katya. Sono grandi abbastanza per farlo."

"Davvero Danielle, posso farlo."

"Puoi fare cosa?" domandò Auggie raggiungendo le due donne sulla porta di casa.

"Danielle non vuole che l'aiuti per il pranzo di domani." protestò Annie.

"Auggie, ti prego. Convincila tu a stare buona. Con quello che ha passato non voglio che si stanchi troppo."

"Annie, Danielle ha ragione. Ti hanno dimesso purché tu stessi a riposo e ho intenzione di farti mantenere la parola, dovessi legarti al letto!" sentenziò Auggie.

"Sei un vero rompiscatole!" sbuffò Annie.

"A letto, futura signora Anderson!" ordinò prendendola in braccio. "Mi fai strada Danielle, per favore?"

"Sì, certo." rispose la donna sorpresa.

"Non può bastare il divano?" protestò Annie aggrappandosi al collo di lui.

"Vada per il divano." concesse Auggie "Purché tu stia a riposo."

"E comunque posso camminare." puntualizzò Annie "Per cui puoi mettermi giù."

"E perdermi il divertimento di farti arrabbiare? Non sia mai, signorina Walker." rispose l'uomo ridendo.

Danielle li osservava divertita. Erano buffi e teneri allo stesso tempo. "L'amore che provano l'uno per l'altra è talmente evidente che anche un bambino se ne accorgerebbe." pensò, mentre un lieve sorriso le increspava le labbra. Si diresse in cucina, pronta a mettersi al lavoro. Ora che Annie era a casa, si sentiva più tranquilla.

Qualche minuto più tardi sia Annie che Auggie la raggiunsero.

"Prenderei volentieri quella tazza di tè, ora."

"Bene. Anche per te Auggie?"

"No, preferirei del caffè, se non è un disturbo."

"Assolutamente. Mentre vi preparo tè e caffè, che ne dite di aiutarmi con l'elenco dei vostri invitati? Dovrei sapere quanti siamo per organizzarmi."

"Hai ragione Danielle." disse Auggie. "Ma col fatto che ieri Annie si è sentita male..."

"Possiamo mandare un messaggio per chiedere conferma." aggiunse Annie. "Credo che possiamo contare quasi sicuramente sulla presenza di Eric e Calder."

"Telefono a Barber. Intanto vi lascio alle vostre chiacchiere tra donne." scherzò Auggie, prendendo la sua tazza di caffè e uscendo dalla cucina.

"Stamattina Auggie ha telefonato ai suoi genitori." cominciò Annie, non appena Auggie fu lontano. "Li ha invitati per domani."

"Wow! Ci saranno anche loro?"

"Non è certo, ma credo che sua madre farà di tutto per essere presente, almeno dopo quello che le ha detto Auggie."

"Perché, che le ha detto?" domandò Danielle incuriosita.

"Praticamente le ha chiesto di mandare al diavolo i suoi fratelli per una volta."

"Auggie non finisce mai di sorprendermi."

"Nemmeno a me." fece una breve pausa, poi, quasi in un sussurro, aggiunse: "Mi ha chiesto di sposarlo."

"O mio Dio, Annie! Ma è meraviglioso!"

"Non lo so Danielle. Io sono ancora talmente frastornata e disorientata. Ho ricordato il mio passato, l'incidente in cui Jason..." si fermò, con le lacrime che le salivano agli occhi. "Bhè, lo sai...E ora sono nuovamente incinta... Sono molto confusa..."

"Annie, non puoi mettere in dubbio che Auggie ti ami. Né che tu ami lui. È talmente evidente, tesoro mio."

"Questo lo so. E so anche che lui è la persona con cui vorrei trascorrere la mia vita."

"Allora hai già deciso, mi sembra."

"E Ryan? Auggie mi ha detto che si è svegliato dal coma e che ha chiesto di me, ieri. Pensi che dovrei vederlo? Magari spiegargli..."

"Annie, sorellina. Ormai siete separati da quasi sette mesi. Avete avuto momenti belli, nella vostra vita insieme, ma avete anche dovuto affrontare un dolore tremendo. Io non so se sarei stata capace di reagire come hai fatto tu."

"Ho fatto l'unica cosa che sapevo fare bene, Danielle. Il mio lavoro, la spia. E questo mi ha aiutato a non pensare."

"Annie, ti è stata data una seconda possibilità con Auggie. In un certo senso è come essere rinata. Non sprecare questa occasione."

"Ho paura, Danielle. Paura di sbagliare."

"Non devi aver paura, sorellina. Afferra la felicità, ne hai tutto il diritto. Hai accanto a te un uomo meraviglioso, che ti ama e che ha attraversato mezzo mondo per te. Cosa vuoi di più?""

"Forse hai ragione."

"Certo che ho ragione. E ora, mettiamoci al lavoro. Abbiamo diverse cose da fare per domani."

La giornata trascorse tra mille preparativi, chiacchiere e risate. Annie si sentiva bene, Danielle era felice di vedere la sorella serena. Auggie, dalla camera da letto, da dove stava lavorando, sentiva le donne indaffarate e ciarliere proprio come le ricordava. Tutti suoi timori riguardo il recupero della memoria di Annie si stavano dissolvendo ed era grato di quello che stava vivendo. La madre, con un messaggio, gli fece sapere che lei e il marito sarebbero arrivati in serata.

Auggie uscì, dirigendosi al suo appartamento; chiamò il servizio di pulizie dello stabile e si fece aiutare a ripulire e riordinare perché i suoi genitori potessero avere un posto dove stare. Avrebbe voluto ospitarli nella casa che condivideva con Annie ma, per quanto spaziosa, non aveva un'altra stanza. In quel piccolo appartamento, se non altro si sarebbero sentiti più liberi e non d'intralcio.

All'ora stabilita per l'arrivo dei suoi genitori, si fece accompagnare all'aeroporto. Voleva incontrarli da solo prima che con Annie. Aveva bisogno di parlare con loro, di chiarire con loro alcune cose e non voleva mettere Annie in imbarazzo in alcun modo.

"Auggie!" chiamò sua madre, andandogli incontro.

"Ciao mamma." le rispose abbracciandola.

"Sono così felice di vederti, figlio mio!"

"Lo sono anch'io... si fa per dire!" scherzò agitandosi una mano davanti agli occhi.

"August..." lo salutò il padre, stringendogli vigorosamente la mano e poi abbracciandolo.

"Buona sera papà. Ben arrivati. Spero che il viaggio sia andato bene."

"Tutto bene, giovane Anderson." gli rispose la donna prendendolo a braccetto.

"L'autista ci accompagnerà al mio appartamento. Vi potrete sistemare lì per tutto il tempo che vorrete, così potrete sentirvi liberi. Avrete la macchina con l'autista a disposizione per tutto il tempo della vostra permanenza."

"Posso ancora guidare." sottolineò il padre.

"Lo so papà, ma voglio che vi godiate il soggiorno a Washington. Rilassatevi."

"Annie è con te?" chiese impaziente la madre.

"No mamma, lei è rimasta a casa con sua sorella; stanno preparando la cena e il pranzo di domani."

"Oh... va bene..."

Auggie notò la punta di delusione nella voce della madre.

"Mamma, prima che conosciate Annie, volevo parlare con voi. Da solo."

"Auggie, così mi preoccupi."

"Tranquilla mamma. Voglio solo spiegarvi alcune cose, Annie ne ha passate tante ultimamente e non voglio che si senta sopraffatta."

"August Anderson, mi stupisco di te! Pensi forse che..."

"Sì signora Anderson, lo penso." la interruppe. "Proprio perché ti conosco e so che sei un fiume un piena quando cominci a far domande, voglio che tu sappia alcune cose prima di mettere Annie in imbarazzo."

Theodore Anderson, ascoltando le parole del figlio, sogghignò.

"E con gli anni non è cambiata, figliolo. Anzi! Quando tuo fratello Benjamin ha portato a casa la sua fidanzata, l'ha subissata di domande e consigli. Povera Susan! Era così impacciata!"

"Thodore Anderson! Vergogna!" lo redarguì la moglie bonariamente.

Auggie, sentendo i suoi genitori battibeccare, scosse la testa divertito.

"Andiamo, signora e signor Anderson. Ci stanno aspettando."

Auggie non sapeva esattamente quanto i suoi genitori sapessero del suo lavoro. In famiglia solo Ashton, il fratello maggiore, sapeva che lavorava per la CIA. Pensò che fosse giunto il momento di parlarne anche con loro.

"Dunque, ragazzo mio. Dove hai conosciuto Annie?" domandò il padre.

"Siamo stati colleghi di lavoro per qualche anno. Mi è piaciuta subito, non mi ha fatto le solite domande riguardo la mia cecità. Mi ha fatto sentire normale, se capite cosa intendo."

"Credo di sì, Auggie" ammise la signora Anderson. "Cosa che non è successa con la tua famiglia, vero?"

"No, in effetti."

"Non ci hai mai parlato del tuo lavoro..." puntualizzò il padre.

Auggie trasse un profondo respiro.

"Prima di partire per l'Afganistan, lavoravo per un'agenzia governativa, la stessa agenzia per la quale ho ricominciato a lavorare dopo i mesi di riabilitazione seguiti al mio incidente a Tikrit. Avevo lasciato il mio lavoro due anni fa, quando ho incontrato nuovamente Natasha. Volevamo passare del tempo insieme, girare il mondo, fare le cose che non avevamo mai potuto fare."

"Quale agenzia governativa?" domandò il signor Anderson.

"La Central Intelligence Agency."

"La CIA?" esclamò sua madre sorpresa.

"Sì, la CIA" ammise Auggie.

"E Annie lavorava con te?"

"Sì. Era una giovane e promettente agente operativa e io il suo gestore. Lavorando in coppia, siamo diventati subito amici. È davvero facile essere amici di Annie."

"E poi?" incalzò la donna.

"Abbiamo svolto alcune missioni insieme, anche sul campo. Successivamente Annie è stata trasferita in un altro reparto e ci eravamo un po' persi di vista. È stato in quel periodo che mi sono accorto di essere innamorato di lei." Auggie fece una pausa, valutando attentamente quali informazioni sul loro passato potesse dare ai suoi genitori. "Era stata ferita e rischiava di morire. Quando si è ripresa, era diventata un'agente ancora più scaltra e determinata. Abbiamo continuato a lavorare insieme per un po' come semplici colleghi. Poi ci siamo accorti che c'era qualcosa di più tra di noi." l'uomo si fermò nuovamente. Non era facile parlare dei propri sentimenti per una donna coi propri genitori. Ma si fece forza. Forse, in questo modo, essi avrebbero capito quello che cercava dalle persone che amava: non pietà né compassione, ma sostegno e comprensione.

"In quel periodo abbiamo dovuto affrontare un nemico interno all'agenzia, un ex comandante del nostro reparto. Eravamo tutti presi di mira, nel nostro ufficio, e Annie è stata quella che più di tutti si è data da fare." proseguì "Ha dovuto nascondersi, fingersi morta e andare all'estero per poter portare a termine la sua missione. Quando è tornata, era molto cambiata e le cose tra noi non erano più le stesse, ma la capivo. Non per questo avevo smesso di volerle bene o di stimarla. Ma qualcosa si era incrinato in lei." Auggie si fermò nuovamente, come a raccogliere i pensieri. Nel frattempo erano arrivati al suo appartamento; i suoi genitori avevano cominciato a sistemare i loro bagagli, mentre lui preparava qualcosa da bere per tutti e tre. La madre gli si avvicinò, gli posò una mano sul braccio con fare rassicurante.

"Sono fiera di te, August. Sei un uomo in gamba e, soprattutto, autonomo. So che sono stata molto apprensiva e forse un po' opprimente, ma ero davvero preoccupata per te. Ora... ora ti vedo più sicuro di te. E questo mi riempie di orgoglio, figlio mio."

"Grazie, mamma." rispose con la voce carica di emozione. Avere l'approvazione della madre, per lui, e dimostrare che poteva farcela era davvero importante.

"Vieni, sediamoci e continua. Ho perso così tanto della tua vita che ora voglio sapere tutto di te. E anche di Annie."

"Dov'ero arrivato?" chiese scherzosamente Auggie.

"Dicevi che Annie non era più la stessa."

"Aveva alcuni problemi di salute. Questo non le ha impedito di salvarmi la vita. La mia unità, gli uomini che erano con me in Afganistan, erano stati presi di mira da un pericoloso terrorista per colpire me. È stato in quel periodo che ho incontrato nuovamente Natasha. Annie aveva conosciuto Ryan, il capo di un'agenzia che fornisce servizi di vario genere, tra cui scorte a personaggi importanti e spionaggio, insieme sono venuti a cercarmi fino a Grozny e mi hanno liberato mettendo a repentaglio la loro vita per salvare la mia. Al mio ritorno a Washington ho lasciato la CIA e ho cominciato a viaggiare con Tash."

"Sì, questo lo sappiamo." confermò Dorothy Anderson.

"A settembre di quest'anno, il mio ex-capo della CIA mi ha chiamato chiedendomi aiuto per risolvere alcuni problemi di decriptazione informatica in una missione di recupero di alcuni Americani in Africa. Quando Tash lo ha saputo, se l'è presa molto e abbiamo litigato. Ci siamo detti parole piuttosto pesanti, in quell'occasione, ma aveva ragione. Mi mancava lavorare per la CIA."

"Ma soprattutto ti mancava Annie." concluse la madre per lui.

"Già. Annie era uno degli Americani dispersi sul suolo africano, insieme a Ryan e ad altri uomini. Loro avevano rischiato tanto per salvarmi due anni fa, non potevo rifiutare la richiesta d'aiuto fattami da Joan."

"Così sei tornato in America."

"Abbiamo lavorato molti giorni per trovarli. Il loro convoglio era stato attaccato dai guerriglieri jihadisti. Ryan era ferito e incosciente. Si trovava in un accampamento di MSF. Alcuni dei nostri erano là in missione e lo hanno riportato a casa. Per Annie... bhè è stato più complicato. Era stata trovata da una tribù di Berberi e ha vissuto con loro per più di due mesi. Aveva perso la memoria e quindi è stato più difficile individuarla."

"Ma ora è a casa. Come sta, figliolo?" domandò Theodore con voce preoccupata. "Hai detto che era in ospedale..."

"Sta bene, papà. I medici l'hanno dimessa stamattina. Ha anche recuperato la memoria. Non è al massimo della forma, ma sta bene. Non chiedo altro, al momento."

"Sarà il caso che andiamo." disse sua madre. "Non vedo l'ora di conoscere la donna cheti ha rubato il cuore."

"Ancora una cosa, mamma." disse Auggie. Gli costava molto quello che stava per dire ma doveva avvisarli. Respirò profondamente un paio di volte, poi proseguì: "Annie e Ryan erano sposati fino a qualche mese fa. Avevano un figlio, Jason, che è morto in un incidente stradale. Non aveva ancora 10 mesi."

"Oh mio Dio, Auggie. Cosa deve aver passato, la poverina."

"Ti prego mamma, sii discreta. Non voglio che soffra. Non in questi giorni."

Dorothy, per tutta risposta, abbracciò il figlio con le lacrime agli occhi.

Uscirono dall'appartamento e si diressero al parcheggio dove l'autista li stava aspettando. Auggie mandò un messaggio a Annie che sarebbero arrivati a breve.