Capitolo 51

Si era svegliato all'improvviso, rendendosi conto che Annie non era più a letto di fianco a lui. Nel silenzio del mattino, sentiva dei rumori provenire dal bagno. Si alzò di scatto, pensando che Annie potesse aver bisogno d'aiuto. Aprì la porta e protese le mani in avanti alla ricerca della donna.

"Annie?"

"Sto bene, Auggie. Solo un po' di nausea."

"Stai vomitando..." notò Auggie con voce preoccupata.

"Sì, ma non tanto..." gli rispose.

"Cosa posso fare?"

"Nulla. Tra poco passerà. A volte succede in gravidanza." gli sorrise, per non farlo preoccupare oltre.

Auggie annuì e tornò in camera. Si sedette sul letto e aspettò pazientemente che anche Annie uscisse dal bagno. Toccò il suo orologio e, visto che ormai erano più delle 9, decise di andare a preparare la colazione. Sarebbe stata una lunga ed intensa giornata, tanto valeva cominciarla con un buon caffè.

In cucina, Danielle era già al lavoro.

"Buongiorno Auggie. Dormito bene?"

"Sì, grazie. Sei già alzata?"

"Avevo bisogno di caffè. Ne vuoi?"

"Grazie." annuì Auggie.

"Annie?"

"Credo arriverà tra poco. Nausee mattutine..."

Danielle rise vedendo il suo viso un po' preoccupato.

"Non ti devi preoccupare, è normale che succeda. Il tuo caffè." gli disse ponendogli la tazza nelle mani.

Annie arrivò in cucina col resto della famiglia. Fecero tutti colazione e poi cominciarono i preparativi per il pranzo di Natale. L'organizzazione prevista da Danielle aveva attribuito ad ogni membro della famiglia, uomini compresi, una serie di incombenze. Avevano tutti qualcosa da fare. Agli uomini era stato dato l'incarico di preparare i tavoli e le sedie necessarie nella sala da pranzo, mentre alle ragazze era stato affidato l'incarico di apparecchiare e allestire le decorazioni. Per tutta la mattinata, Danielle tenne Annie impegnata in cucina in modo tale da poter controllare se stesse bene. Stava procedendo tutto per il meglio.

L'ora stabilita per il pranzo arrivò in men che non si dica. Michael si offrì di accompagnare Auggie a prendere i suoi genitori al suo appartamento. Non c'era traffico, così arrivarono piuttosto in fretta. quando bussarono, il signor Anderson li accolse in maniche di camicia.

"Siete già arrivati." disse con voce un po' in affanno.

"Tutto bene papà?"

"August, conosci tua madre. Finché non è tutto come dice lei..." gli uomini risero di gusto.

"È un male comune a tutti noi, poveri uomini sposati a donne perfezioniste!" osservò Michael.

"Theodore! La cravatta!" sgridò scherzosamente Dorothy che si era avvicinata agli uomini nell'ingresso. Theodore, sorridendo, alzò gli occhi al cielo, rassegnato.

"E non alzare gli occhi al cielo!" lo rimproverò. Poi si girò verso il figlio: "August, scusa se te lo chiedo, ma...ecco... non vorrei sembrarti inopportuna..."

"Mamma, dimmi quello che mi devi dire senza tanti giri di parole, per favore."

"Che intenzioni hai con Annie? Voglio dire, aspetta un bambino e..."

"Le ho già chiesto di sposarmi, se è questo che vuoi sapere."

"Oh... bene. Allora, questo è il regalo giusto per te, figlio mio." rispose porgendogli una piccola scatoletta in delicato velluto rosso. Nel prendere l'oggetto, Auggie ricordò la custodia dell'anello di famiglia della madre. Le mani cominciarono a tremargli.

"Mamma..." la sua voce era incrinata dall'emozione.

"August... te lo ricordi, vero?" gli chiese vedendo i suoi occhi lucidi. "Quest'anello era della mia bisnonna. Lo abbiamo sempre tramandato da madre a figlia. Ma io ho avuto solo maschi. Cinque, per di più. Mi ero ripromessa, quando hai avuto l'incidente a Tikrit, che lo avrei tenuto per te, per la donna che avrebbe saputo accettarti indipendentemente da quello che sei, perché questo avrebbe significato che questa donna avrebbe saputo vedere oltre le apparenze e ti avrebbe amato per quello che hai dentro. Stavo perdendo la speranza di vederti felice come meriti, tesoro mio, ma con Annie..."

"Non so cosa dire, Dotty."

"Vedo come le tue cognate si comportano coi tuoi fratelli e ho osservato voi due tutto ieri sera, Auggie, e posso dire che Annie è diversa. Ogni suo sguardo, ogni suo gesto... Non credo di aver mai visto due persone più innamorate di voi. Sono convinta che sia la donna giusta per te."

"Grazie." rispose semplicemente Auggie. Non aveva altre parole. Ricordava bene quell'anello, lo aveva visto spesso al dito della madre, e ora avrebbe potuto darlo alla donna che amava. Da ragazzo pensava che fosse l'anello più bello che avesse mai visto e che una donna potesse desiderare. Era sicuramente l'anello giusto per una persona come Annie, semplice e raffinata allo stesso tempo.

"Donna, basta con tutte queste chiacchiere, direi che è ora di andare." sbottò scherzosamente in modo un po' burbero Theodore. "Annie e Danielle potrebbero aver bisogno di aiuto."

Giunsero a casa in pochi minuti. Gli altri ospiti erano già arrivati. Mentre i signori Anderson si diedero da fare come potevano per aiutare, Auggie si avvicinò a Annie.

"Posso parlarti?" le chiese.

"Ora? È così urgente?"

"In un certo senso..." la sua voce tradiva l'emozione.

"Auggie, va tutto bene?"

"Ti chiedo solo qualche minuto. Per favore."

Si allontanarono in silenzio e uscirono nella veranda sul retro della casa. Si sedettero uno accanto all'altra sul divanetto, poi Auggie le prese le mani, se le portò alla bocca, baciandole delicatamente entrambi i palmi.

"Annie, vuoi davvero sposarmi?"

"Auggie, ci stai ripensando? No perché aspetto un figlio... tuo figlio..." scherzò Annie.

"Annie, ti prego. Sii seria. Vuoi davvero sposarmi?"

Annie lo fissò. Aveva visto tante volte, in passato, l'espressione seria sul viso di Auggie, soprattutto sul lavoro. Ma in quel momento le pareva di una serietà profonda come non ricordava di averlo mai visto.

"Sì, Auggie."

Auggie annuì sorridendo. Lasciò le mani di Annie e trasse dalla tasca della giacca la scatolina che gli aveva dato la madre poco prima.

"Questo apparteneva a mia madre." disse aprendo la confezione. "Nella sua famiglia è stato donato da madre a figlia. Come sai non ho sorelle, quindi..."

"Hai delle cognate..." sottolineò Annie.

"È vero. Ma non so perché mia madre non lo abbia mai dato a nessuna di loro. Mi ha detto che, quando sono tornato cieco dall'Afganistan, ha deciso che lo avrebbe tenuto per colei che sarebbe diventata mia moglie. Evidentemente non ha mai perso la speranza di vedermi accasato." le spiegò sorridendo.

Annie era incantata. Era uno dei gioielli più belli che avesse mai visto, semplice, elegante e molto particolare allo stesso tempo.

"Auggie, è bellissimo."

"Sì, vero?. Mi è sempre piaciuto. Lo vedevo spesso al dito di mia madre, da ragazzo, e ricordo che in più di un occasione le mie prime due cognate le hanno fatto notare quanto fosse bello."

"Lo è davvero." Gli occhi di Annie si stavano riempiendo di lacrime. Auggie estrasse l'anello dalla sua custodia con delicatezza, prese la mano sinistra di Annie, cercò l'anulare e le infilò l'anello.

"Anne Catherine Walker, ora te lo chiedo ufficialmente. Vuoi sposarmi?"

Annie non riuscì a rispondere, le lacrime cominciarono a rigarle il viso. Gli gettò le braccia al collo e annuì contro la sua spalla. Auggie contraccambiò l'abbraccio, poi la baciò dolcemente.

"Bene, signorina-Walker-quasi-signora-Anderson. Sarà il caso che torniamo di là, qualcuno potrebbe chiedersi dove siamo andati."

Annie guardò quell'anello rigirando la mano più e più volte. Era formato da due fascette, una d'oro giallo e una d'oro rosso, incastonate di piccoli brillanti e che si intrecciavano sulla sommità con delle leggere volute a tenere legate tre perle di dimensioni diverse.

"Ti amo, August."

"Lo so." le rispose con una punta di presunzione nella voce. Lei non se la prese, ma lo baciò sulla guancia, poi si alzarono e tornarono in sala. Pareva che, indaffarati com'erano, nessuno avesse notato la loro assenza. Nessuno tranne Dorothy Hill Anderson alla quale non era sfuggito il luccichio alla mano sinistra di Annie né il luccichio che suo figlio e la donna avevano negli occhi. Era davvero grata. Grata che anche quel figlio così capace ma sfortunato, avesse finalmente trovato la sua strada per la felicità, certa che quella strada avesse il nome di Annie.


Era ormai sera quando anche l'ultimo ospite, ringraziando calorosamente per l'ospitalità, lasciò la loro casa. Erano tutti sfiniti, anche se soddisfatti. Erano tutti nel salotto, Annie si rannicchiò sul divano davanti al caminetto e Danielle si mise al suo fianco.

"Come stai sorellina?"

"Bene, sono solo un po' stanca."

"Immagino, mia cara. I primi mesi di gravidanza per me sono stati un po' pesanti." le disse prendendole la mano in segno di sostegno. Sotto le sue dita, Danielle sentì l'anello che Annie portava.

"Anne Catherine Walker!" esclamò guardando l'anello al dito della sorella. "E questo?"

"Regalo di Natale." rispose scambiando uno sguardo d'intesa con Dorothy, seduta di fronte a lei.

"E quando pensavi di dirmelo?"

"Domani?" azzardò Annie.

"Domani?" ribatté Danielle, poi si rivolse a Auggie. "E tu, Auggie, non potevi avvisarmi?"

"Danielle, non essere melodrammatica." la rimproverò dolcemente suo marito "Con tutto quello che avete avuto da fare oggi, come pensi che Annie potesse ricordarsi di dirti del suo regalo di Natale?"

"Questo non è un regalo, Michael, è IL regalo. Un anello di fidanzamento non è cosa da tutti i giorni!"

"Perdonami Danielle, ma davvero non ho avuto tempo di parlartene." si giustificò Annie.

"E quando pensate di sposarvi?" domandò poi Danielle.

Annie la guardò con aria supplichevole. Non era pronta per subire il terzo grado della sorella. Era stata una giornata lunga e faticosa, per quanto piacevole e carica di emozioni. Poi guardò il cognato.

"Andiamo, signora Brooks." disse Michael "Prendi il cappotto che usciamo a fare due passi."

"Adesso?" chiese la donna perplessa.

"Adesso." ordinò il marito.

Mentre i due uscirono dal salotto, Annie rivolse un silenzioso grazie all'uomo che le sorrise annuendo, in risposta.

"Sarà il caso che anche noi andiamo a casa. Sono davvero stanca." disse la madre di Auggie alzandosi dalla poltrona.

"Vi accompagnerei ma credo di aver bevuto un po' troppo. " scherzò il figlio. "Vi chiamo un taxi."

"Grazie, mio caro." gli disse, avvicinandosi ad Annie. "Mia cara Annie, grazie di tutto."

"Sono io che la ringrazio signora Anderson. Quest'anello... non credo di meritare tanto."

"Chiamami Dorothy, per favore. E, credimi, quest'anello non poteva trovare mano più degna. Per la prima volta dopo anni, vedo mio figlio nuovamente sereno, vivo. Abbi cura di lui." le sussurrò abbracciandola affettuosamente.

"Lo farò. Anche se in realtà è più lui a prendersi cura di me. Lo ha sempre fatto, da quando ci siamo conosciuti."

"E continuerò a farlo, Walker." disse Auggie avvicinandosi alle due donne e abbracciando per la vita, con fare protettivo, la madre di suo figlio.

Quando gli Anderson se ne furono andati, Annie andò in cucina e si preparò un tè. Era molto stanca ma era contenta di come era trascorsa la giornata, benché fosse stata piuttosto concitata e rumorosa. Si diresse silenziosa nel salotto e si rimise a sedere sul divano. Voleva godersi un po' di tranquillità e di silenzio. Auggie prese una bottiglia di birra e raggiunse Annie, sedendosi accanto a lei.

"Dovremo scegliere un nome." gli disse Annie appoggiandosi a lui.

"Abbiamo tempo."

"È vero, ma tu che nome vorresti per tuo figlio o tua figlia?"

"Non saprei davvero."

Rimasero sul divano ancora per un po', uno tra le braccia dell'altro, mentre il fuoco nel caminetto cominciava a spegnersi. Annie fissò sul viso di Auggie i riflessi mandati dalle fiamme che illuminavano i suoi lineamenti mascolini. Notò le piccole rughe attorno agli occhi dell'uomo che, benché ciechi, le erano sempre sembrati molto espressivi. Quegli occhi scuri e intensi, così come la sua voce calda e profonda, che non l'avevano mai lasciata nel periodo della sua amnesia. Amava quell'uomo, ogni suo sorriso, ogni sua ruga. Gli accarezzò il viso seguendo la linea decisa del mento, per risalire lungo gli zigomi. Posò entrambe le mani sulle sue guance, chiuse gli occhi e, con i pollici, seguì la linea delle sopracciglia, l'incavo degli occhi e il dorso del naso fino alle labbra, calde e morbide.

Auggie si rese conto che lo stava guardando, non come avrebbe fatto normalmente, ma come avrebbe fatto lui.

"Annie..." la chiamò dolcemente, a voce bassa.

"Vorrei capire come fai a vedere attraverso le tue mani. Voglio imparare, voglio conoscere il tuo mondo e farne parte."

"Tu sei già parte del mio mondo, Walker."

"Non completamente, Auggie. Non nel modo in cui vivi tu. Insegnami, ti prego."

"Non c'è molto da imparare, in un mondo buio." le disse mestamente.

"Tu leggi, scrivi. Sai muoverti anche in luoghi che non conosci. Sai fare delle cose molto meglio di persone che ci vedono. Sei venuto a prendermi in mezzo al deserto. Direi che ho molto da imparare. Lo voglio fare, Auggie. Per te e per me stessa. Ma anche per nostro figlio."

"Ok, Walker. Ti insegnerò."Auggie annuì commosso.

Non parlarono più, rimasero semplicemente abbracciati, nel silenzio tranquillo e suggestivo della casa, finché Annie non si addormentò addosso a lui. Non voleva svegliarla, avevano avuto una giornata piuttosto intensa. Cercò di sdraiarsi sul divano lentamente, in modo che Annie pian piano potesse stendersi accanto a lui, senza svegliarsi. Prese la coperta che Annie aveva sulle gambe, la stese addosso a entrambi, l'abbracciò perché non sentisse freddo e si addormentò anche lui, col sorriso sulle labbra e nel cuore, pensando alle parole di Annie.


Se ancora leggete, spero vi stiate godendo la storia e, se è così, per favore fatemi sapere cosa ne pensate. Ovviamente non possiedo nessun personaggio di Covert Affairs, tranne qualche personaggio secondario, usato per raccontare la mia storia.