"E' incinta."

Michelangelo ha tossito un boccone di colazione sul tavolo, Donatello si è subito drizzato dalla sua postura curva e stanca e Raffaello credeva di non aver capito bene.

"Scusa?"

"Karai è incinta."

Raffaello è balzato in piedi. "Ohh! Quella puttan-"

"Raph!"

"Ma Leo, lei ti…"

"E' mio."

Raffaello ha cercato con lo sguardo Mikey. Ma Mikey fissava Leonardo con la bocca spalancata.

"Non è possibile."

"Invece sì, Donnie."

"Leo, non possiamo riprodurci con gli umani. Lo sai. Non ci sono dubbi su questo."

Donatello aveva finalmente assunto un'espressione più partecipe, dopo tanti giorni. Ma il viso era sempre duro. Adesso si limitava a sommare il suo sguardo agli altri due che puntavano il fratello maggiore in attesa di spiegazioni a quella serie di informazioni che il cervello faticava ancora a decifrare.

Leonardo non ha guardato nessuno dei tre, preferendo seguire interessato il suo dito che girava sul bordo della tazza.

"Non è stata una cosa… naturale."

Perché era così difficile parlare, adesso?

Mikey. "Che vuoi dire?"

"Vuol dire che tuo fratello e sua moglie hanno fabbricato il loro mostriciattolo in provetta."

Adesso è stato Leo a balzare in piedi.

"Come ti permetti…" Il mormorio velenoso era inquietante, dalla sua voce solitamente calma e melodica. Ma gli occhi, i suoi gli occhi erano qualcosa di spaventoso. Due fredde fessure di ghiaccio blu che facevano tremare i nemici e che mai aveva puntato così su un fratello.

Michelangelo si è spaventato.

Raffaello ha trattenuto il respiro.

La goccia del rubinetto del lavandino che perdeva è caduta per tre volte.

Donatello ha sostenuto il suo sguardo. Le mani poggiate sul tavolo si sono strette a pugno. Non poteva crederci. Leonardo non potava essere stato così egoista. Non poteva aver volutamente creato un altro di loro. Un altro mostro.

"Come vi è venuto in mente di fare una cosa simile! Ma hai idea delle conseguenze di questa azione? Ma riesci ad immaginare che vita potresti dare a questo bambino?" Donatello ha alzato la voce, quasi gridava, mentre sentiva il calore della rabbia arrossargli le guance.

"Questa bambina." Leonardo, anche lui con le mani poggiate sul tavolo, ha abbassato un attimo lo sguardo, e quando l'ha rialzato era quasi tornato normale.

"Come scusa?"

"Bambina. E' una bambina."

Leonardo aveva immaginato tante volte questo discorso. Aveva aspettato eccitato, pregustandolo, il momento in cui avrebbe dovuto parlarne con i suoi fratelli, anche se da un lato ne era stranamente un po' spaventato. Mai avrebbe presagito, comunque, che sarebbe stato così. Sentiva una profonda amarezza, come se gli fosse stato portato via qualcosa di prezioso. I suoi fratelli erano ancora una parte importante della sua vita. Perché adesso succedeva questo? Perché non si sforzavano di capire quanto la decisione fosse stata lunga e sofferta, e quanto significasse tutto questo per lui?

Adesso lo attorniavano, quasi come in un'immaginaria ed opposta trincea, Raph e Mikey con quelle espressioni stupite ed indecifrabili, e Donnie con quello sguardo addirittura ostile.

"Da quanto?" Raffaello si è risieduto, e si è passato le mani sulla testa.

"Trentatrè settimane."

"Sette mesi…" Donatello ha rilassato lievemente la sua espressione, alzando gli occhi un po' stupito, mentre Mikey guardava a turno i fratelli ancora troppo confuso per dire niente.

"Sì. L'equipe di scienziati della Saki Corp ha detto che il tempo di gestazione è simile a quello di un feto umano, la gravidanza dovrebbe durare circa nove mesi."

Donatello ha chiuso gli occhi, e scosso un po' la testa. Tutta questo discorso gli sembrava così assurdo, irreale. Quando li ha riaperti, le due sfere nocciola erano nuovamente fiammeggianti.

"E ce lo dici solo adesso?"

Leonardo, sfumata la rabbia, ha cominciato a giustificarsi. Si sentiva stranamente in difficoltà davanti ai suoi fratelli.

"Io… noi, avremmo voluto dirvelo subito, ma quando abbiamo scoperto che… ehm… era andato a buon fine…"

"April si era già ammalata." La voce di Donatello era fredda. Forse per la prima volta menzionava la cosa come se fosse una notizia letta su un giornale, qualcosa che non lo riguardasse. E forse per la prima volta aveva nominato la moglie dopo la sua morte.

"Già." Leonardo ha chiuso un attimo gli occhi. April era come una sorella, ed anche per lui il dolore era ancora vivo, al ricordo. Poi ha ripreso: "Ragazzi, neanch'io volevo, all'inizio, nonostante lo volesse Karai… Ma il mondo non è più quello di quando eravamo ragazzini. Dopo l'affare Kraang la gente ha iniziato a conoscere l'esistenza dei mutanti. Magari tra qualche anno… E Karai aveva parlato con April…"

Al sussulto del fratello, Leonardo si è reso conto, troppo tardi, dell'immensa cazzata che aveva fatto. Aveva pronunciato una frase di troppo. Non era né il momento, né il luogo. Ma lo stress della situazione lo aveva portato a straparlare.

Adesso avrebbe voluto prendersi a schiaffi, mentre guardava gli occhi di Donatello allargarsi, la bocca prendere un respiro affannoso come se improvvisamente da quella maledetta cucina fosse stata risucchiata tutta l'aria.

Donatello ha sentito improvvisamente la stanza girare vorticosamente intorno a lui. Cosa aveva appena detto Leo? April, April aveva parlato con Karai di… April aveva pensato… Perché non glielo aveva detto? Forse lei, a differenza di Karai, non voleva un figlio da lui? Non voleva un piccolo mutante dentro di sé? Certo, l'avrebbe capita. Giusto. Ma perché non gliene aveva parlato?

Il caffè appena ingerito stava tornando alla gola amaro come bile. Improvvisamente, i suoi sensi si sono offuscati.

Suo fratello, Leo, il suo fratello maggiore, colui che aveva giurato di proteggerlo sempre, non gli aveva detto niente di tutto ciò?

Donatello è balzato su dalla sedia, con un ringhio furioso. I suoi occhi erano iniettati di sangue, mentre con le mani ha cercato di raggiungere la gola di suo fratello.

Leonardo con una spinta l'ha allontanato da sé.

Donatello si è sbilanciato, è caduto all'indietro, per terra, sbattendo la testa contro la sedia accanto al tavolo.

Dopo non si è più mosso.

Leonardo ha guardato giù, sbigottito. Per un secondo non ha capito cosa fosse successo. Com'era possibile che suo fratello fosse fermo ai suoi piedi? Gli aveva dato solo una piccola spinta e lui…

Poi si è sentito colpire da un pugno sul viso. Questo sì, forte.

"Che cazzo fai, stronzo?"

Mikey in piedi, accanto a lui, col pugno ancora alzato, lo ha guardato un attimo con una rabbia che raramente si era vista in quei luminosi occhi azzurri, e poi è corso ad inginocchiarsi accanto a Donatello.

Mentre sentiva un piccolo rivolo di sangue iniziare a scivolare giù dal lato della sua bocca, Leonardo ha visto la scena che si svolgeva intorno a lui come se fosse un viaggiatore stanco che guarda persone che non conosce dal vetro appannato di un autobus. Raph e Mikey inginocchiati a terra hanno girato Donnie sul guscio, Mikey ha poggiato due dita sul collo del fratello inconscio per controllare il battito, poi l'ha preso tra le sue braccia e l'ha tirato su come se si trattasse di una bambola di pezza, senza il minimo sforzo.

Leonardo li ha seguiti in infermeria, ancora confuso, scioccato. Cos'è successo? Cos'è successo alla sua famiglia? Perché si è arrivati a questo punto? Mikey l'aveva colpito? Il "piccolo" Mikey gli aveva appena dato un pugno? E soprattutto, lui aveva colpito Donnie? Aveva ferito Donnie? No, non era possibile, gli aveva solo dato una piccola spinta… Eppure Donnie non si muoveva…

Michelangelo ha poggiato Donatello sul lettino dell'infermeria. Gli ha alzato le gambe perché… perché non lo sapeva, forse non era neanche una mossa intelligente, lui non ne sapeva un cavolo di medicina, porco cane, ed adesso eccolo nuovamente in queste condizioni.

Ha guardato Leo, in piedi sulla porta dell'infermeria, e Raph, accanto al lettino, che fissavano lui. Cioè, doveva gestire lui la situazione? Da quando in qua era lui a decidere qualcosa? Beh, tecnicamente erano a casa sua e Raph non si era ancora ristabilito completamente, ma lui nel team era sempre stato l'ultima ruota del carro, no? Ed invece eccolo nuovamente alle prese con un problema medico, lui, emofobico ed inesperto. Per fortuna adesso almeno non c'era sangue, non come una settimana prima…

"Rispondi, cazzo! Rispondi!"

"…"

"MIKEY"

"RAPH! Donnie è irraggiungibile, ha il telefono spento!"

"MIKEY! Ahh! Porta il tuo culo qua!"

"Raph, che fai? No, NON TE LO TOCCARE!"

Michelangelo aveva sbattuto l'inutile telefono per terra. Era nel panico, Donatello non rispondeva. C'era sangue dappertutto. Sul viso di Raph. Sulle sue mani. Sul lettino dell'infermeria. Sangue, oddio…

"MIKEY!"

Le urla di Raph non aiutavano, no.

Ok, lui ha dolore, e probabilmente è in stato di shock, quindi perdoniamo le sue urla, va bene? Che fare? Che fare?

Si è avvicinato al lettino, ha spinto Raph giù, a sdraiarsi. Lui stranamente ha ubbidito subito.

Sangue.

Ha distolto lo sguardo.

Pensa, Mikey pensa. Resta calmo.

Chi poteva chiamare? Dei suoi amici, umani e non, quelli capaci di dare una mano o erano lontani, o erano morti. In entrambi i casi poco utili, in quel momento.

"Mikey!"

"Tutto a posto, Raph, respira. Stai calmo, ci sono qua io, ok? Ci sono qua io…"

Gli ha poggiato una mano sulla spalla. Ma la spalla era sporca di sangue. Adesso il sangue era anche sulla sua mano…

Ha ritirato la mano, ha fatto un passo indietro, ha iniziato ad ansimare forte.

No, no, che sto facendo? Mi devo calmare. Calmiamo il respiro, prima di iperventilare, ok? Ed adesso torniamo a quel fottuto lettino, prima che Raph si ficchi nuovamente la sua manaccia sporca sulla ferita.

Ha visto Raffaello iniziare a muoversi sul lettino come un ossesso, e poi rabbrividire forte. Stava andando in shock. Doveva intervenire lui, subito.

E' tornato a stringere forte le spalle del fratello.

"Raph, va tutto bene, adesso ti darò un po' di morfina e poi sistemeremo questa ferita, ok?"

Raffaello ha annuito, quasi fuori di sé,l'occhio sano dilatato nell'ansia, l'altra metà del viso un pasticcio di sangue e umori; Michelangelo è corso all'armadietto, non sapeva dove fosse la morfina, non sapeva dove fossero le siringhe, non sapeva quanto gliene dovesse dare… e se gliene avesse data troppa?

"AHH!" ha gridato, nel panico, gettando a terra i flaconcini sconosciuti; dov'era… com'era… eccola, l'ha trovata, ha trovato le siringhe, le mani tremanti hanno scartato la siringa, rotto il flaconcino di vetro, si è tagliato, ah perfetto altro sangue, ha aspirato il liquido, tolto l'aria dallo stantuffo, è corso nuovamente verso il lettino, ma vi era qualcosa di viscido a terra, è scivolato, ha rotto la siringa, maledizione maledizione maledizione , ne ha presa un'altra, altro flaconcino, aspirato di nuovo, è tornato da Raph che si teneva nuovamente le mani sul viso, Raph togli queste mani cazzo, tremava come una foglia mentre ha cercato la vena del fratello, va bene anche intramuscolare? forse sì, credo di sì.

Raffaello si è rilassato quasi subito. Lui invece no.

Sangue, sangue, sangue.

Gli girava la testa. E' corso al lavandino del laboratorio ed ha vomitato. Le gambe erano di gelatina.

Aggrappato al lavandino, ha girato la testa a guardare Raph sul lettino. Adesso era calmo, ma quella ferita non si sarebbe pulita e medicata da sola.

"Maledizione, Donnie, MALEDIZIONE! Mi servi qua! Se non sei morto ti uccido io, coglione!"

Michelangelo ha sbattuto forte un pugno sul bordo del lavandino, poi ha appoggiato la fronte al muro.

Ha fatto un profondo respiro.

C'era solo lui. Doveva aiutare lui Raph.

Di prendere un calmante, neanche a parlarne, l'avrebbe stordito.

Ce la posso fare. Ho trent'anni, non sono un bambino. E poi sono un ninja, no? Cosa mi aveva insegnato Sensei sul controllo delle emozioni? Io devo solo… io, io… io non ricordo un cazzo, va beh. Ma ce la posso fare.

Si è riavvicinato a quel lettino maledetto.

Raph si era addormentato. Gli ha controllato i battiti. Normali. Respirazione. Normale.

Ok, adesso diamo un'occhiata a questa faccia.

L'occhio era andato. L'aveva gridato subito Raph quando era entrato come una furia nella tana. E pensare che lui stava giocando così tranquillo col suo gioco degli anni dieci, magnifico, non come le cagate a realtà aumentata di adesso.

"MIKEY! Aiutami! Un figlio di puttana mi ha cacciato un occhio!" gli aveva gridato scavalcando i tornelli.

Niente occhio, quindi, adesso era sicuro. Sporcizia. Con che diavolo ha tamponato l'emorragia, con uno straccio da meccanico? Sangue. Parzialmente coagulato, in piccoli grumi scuri. Fresco, che scorreva molto lento in lievissimi riccioli lungo la parte centrale più profonda, inondava l'orbita vuota e scivolava giù come rossa lacrima. Liquido acquoso. Parte della cornea pendeva svuotata fuori dall'orbita.

A differenza di Raph, lui non era un tipo che cedeva facilmente alle imprecazioni, che si faceva tentare dal catartico turpiloquio o che scomodava divinità presenti e passate affibbiandogli epiteti più o meno fantasiosi. Ma mentre le sue mani tremavano a magnitudo dieci della scala Richter, il suo corpo era scassato dai brividi, il vomito si affacciava con insistenza alla gola, e lui puliva tagliava disinfettava incerottava e bendava, ebbene ha elencato tutte le bestemmie che conosceva in inglese ed in giapponese e ne ha inventate di nuove.

Ha dato una pulita alla meno peggio anche al corpo, con uno straccio umido. Se l'è caricato sulle spalle, muggendo come un bue per il peso. L'ha portato in camera e disteso sul letto, l'ha coperto. Gli ha dato una carezza sulla guancia sana, tanto lui dormiva e non se ne sarebbe accorto.

E poi finalmente è potuto svenire accanto al letto del fratello.