Non...non ho capito bene...
"Ehm...mi perdoni, potrebbe ripetere la domanda?" "Sì, certo...chi è questo Ron che hai appena nominato?" Ma che stanno dicendo? Vabbé, sorridiamo e annuiamo, probabilmente questo è solo uno nuovo. "Ma dai, Ron! Alto, biondo, grandi occhioni di cioccolata, orecchie così carine che ti vien voglia di usarle come manubrio..." Ma perché mi guardano come se mi fossero spuntati altri tre occhi? "È il mio partner, l'altra metà della squadra!" "Aspetta, stai parlando della tua spalla?" "Quello che perde sempre i pantaloni?" Ancora con questa storia? Non li perde più da quasi due anni, e non è la mia spalla, ma mi hanno sentito quando ho detto partner? Respiro profondo… "Sì, lui, ma guardate che..." "Non pensavo fosse un membro regolare." È uno scherzo vero? "Ma certo che lo è!" "Da quando?" No, non è uno scherzo, non è per niente divertente... "Da quando ho cominciato! È sempre stato al mio fianco, non sarei neanche qui se non fosse per lui...scusate, ma quando dico 'Team' Possible, con chi credete che faccia squadra?" "Rufus!" ...non so cosa mi irriti di più, se la risposta o il fatto che sia stata data in coro. Sapevo che quella talpa senza pelo era famosa, ma da lì a questo… "O quel tuo compagno informatico." "O quell'altro agente...Will Du?" "È successo una volta sola!" Ok, è solo un brutto sogno, ora mi sveglio… "Va bene, sentite: primo, Ron è il mio compagno da una vita, e non ne ho mai avuti altri; secondo, viene in giro con me da anni, ma chi credevate che fosse?" "...un ammiratore?" "Un mitomane?" "Un aspirante eroe che stavi allenando?" "Io credevo fosse solo quello che porta dentro Rufus e basta!" Altro che sogno, è un incubo! "Ma che state dicendo?" "Beh, devi ammettere che quella talpa era piuttosto carismatica, poteva benissimo essere lui il padrone." Ma che è successo, il mondo è impazzito tutto d'un tratto? "È il mio fidanzato, per amor del cielo!" "COSA?!" Giuro che se fanno ancora i cori qualcuno ingoia un microfono...aspetta, non lo sapevano? Oooh, ora basta! Calma Kim, calma...respira..."Ascoltatemi bene: io e Ron Stoppable siamo amici fin dall'asilo, siamo sempre stati uniti fino ad allora, nella scuola e nella vita, ci siamo messi insieme prima dell'ultimo anno di liceo, è lui che mi ha convinto a cominciare ad aiutare la gente, mi ha salvato la vita ho perso il conto di quante volte, non potrei mai fare un decimo di ciò che faccio senza di lui...come diavolo fate a non conoscerlo?!" Ok, ho dato in escandescenze, ma ne ho tutto il diritto, dopo che..."Beh...tu non ce lo hai mai detto!"
… … … … cosa?
Tutta la rabbia di Kim evaporò in un istante, e stava venendo rimpiazzata lentamente da qualcos'altro, come una brutta sensazione, ma non era sicura di cosa fosse...
Come, non gliel'ho mai detto? Ok, non amo sbandierare la mia vita privata ai quattro venti, ma mica è un segreto che sia fidanzata con lui! Insomma, intervistano cani e porci per avere tutti i dettagli su di me e tralasciano la persona più importante di tutte? "Ma...ma...saranno sei anni che salviamo il mondo assieme! In tutto questo tempo, non lo avete mai intervistato come fate sempre con me? Non gli avete mai chiesto niente su come stava, com'era andata, se è stata dura?" I reporter risposero scuotendo il capo in un silenzioso cenno di diniego. Non è possibile… "Mamamamama...anche lui rischia la vita!" "Ma se dici sempre che è stato 'niente di che'..." "Solo grazie al suo aiuto!" "Sembrava combinare più pasticci che altro..." "Sì, insomma, se questo fosse un cartone lui avrebbe giusto il ruolo di spalla comica..." "Lui...non è...una spalla..." replicò Kim a denti stretti, ma non sembravano averla sentita "...o di buffone di corte..." "RON NON È UN BUFFONE!" Kim non poté fare a meno di rendersi conto che la sua voce, più che arrabbiata o intimidatoria, sembrava strozzata, disperata...la sensazione stava prendendo piede, diventando una consapevolezza che non voleva, non doveva, non poteva accettare...Un giovane fotografo occhialuto dall'accento del Queens newyorkese, dopo un minuto di silenzio, si azzardò a domandarle: "Scusi, signorina Possible...potrebbe ripetermi il nome, per cortesia?" Kim rispose con quella poca voce che aveva: "Ron...Ron Stoppable! Di Middleton anche lui. Ron sta per Ronald." "...ah. Grazie. Ora capisco..." Oh, no, non dirmi che… "È che, vede miss, i nomi che ci erano arrivati erano..." Il fotografo tirò fuori un bigliettino. "Jon Storkable, Lon Tunapool, Don Trumpadoll...una volta pure Von Popsicle..." Gli occhi cominciavano a diventarle umidi: questo era troppo. Doveva andare. Con l'ultimo fiato rimasto, sussurrò "...scusatemi..." e corse via.
Via, più veloce che poteva, ed era parecchio, ma non le sembrava abbastanza.
Nel parcheggio trovò la sua macchina, ci si fiondò dentro e tirò fuori le chiavi. Le mani le tremavano tanto che ci mise una decina di secondi a trovare la chiave giusta, e dopo vari tentativi per inserirla, si ruppe dentro senza neanche accenderla. La frustrazione si impossessò finalmente di lei. "rrrrrRRRAAAAAARRRRGGGHHHH!" Si mise a schiaffeggiare il volante, il cruscotto, a sbattere i piedi sul pianale, e in quelle condizioni la trovò Wade, la cui faccia comparve sullo schermino al centro. "Kim, che succede?" "Wade, fa partire questa macchina, so che puoi farlo, FA PARTIRE QUESTA MACCHINA PRIMA CHE LA FACCIA A PEZZI CON LE MIE MANI!" Ormai l'eroina si stava strappando i capelli. Wade saggiamente non questionò, fece come le aveva detto e fece decollare l'auto. "Dove vuoi che mi diriga?" Furia, tradimento, disperazione, Kim Possible era ormai un vortice di emozioni che la divoravano con violenza. Il giovane hacker aspettò, o meglio sperò che le sue parole facessero effetto: ci vollero un paio di minuti, ma alla fine Kim si quietò; la rabbia l'aveva completamente svuotata di tutte le energie. La sua voce sembrava quella di chi aveva appena corso una maratona senza sosta lungo tutto l'Equatore. "Casa, Wade...portami a casa. Devo vedere i miei genitori. C'è...c'è una cosa che devo sapere!"
